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Full text of "Dizionario milanese italiano"

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DIZIONARIO 

MILANESE - ITALIANO 

COL KEPERTORIO ITALIANO-MILANESE 



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MANUALI HOEPLI 



DIZIONARIO 

MILANESE - ITALIANO 

COL REPERTORIO ITALIANO-MILANESE 

PREMIATO 
NEL CONCORSO GOVERNATIVO DEL 1S90-93 

PER 

ELETTO AKKK4H1 



Seconda editionc 




ULRICO HOEPLI 

EDITORE LIBRAIO DELLA RBAL CASA 
MILANO 



1896 



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AVVERTIMENTI 



Le prefazioni in Italia non si leggono. 

Io la tralascierò. 

Saranno avvertimenti, in stile telegrafico. 

Chi non leggesse neppur questi non si lamenti di poi 
se non capirà tatto bene e crederà di trovare assurdi , 
errori, dimenticanze, anche dove non ce ne fossero. 

.*» 

Questo dizionario deve servire a tre scopi : 

1* Additare ai Milanesi voci e modi di dire della lingua 
parlata a Firenze ed a Roma (1) corrispondenti a voci e 
modi di dire del dialetto parlato a Milano. 

2* Porgere, il mezzo agli Italiani fuori di Milano, di 
capire il significato di voci, modi di dire, proverbii del 
dialetto scritto da Carlo Porta o parlato in teatro dal Fer- 
ravilla. 

3* Porgere il mezzo agli Italiani qui dimoranti, di farsi 
capire dai Milanesi del popolo rozzo, che non intende la 
lingua colta (2). 



(1) In Firenze il fondo dell» parlata. Nella capitale la evoluzione 
e lo svolgimento della lingua specialmente politica e sociale. 

(2) A questo provvede il Repertorio. 



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ABBREVIAZIONI 
E SEGNI CONVENZIONALI 



Aff. — Affettato. — Voce o modo di dire, che si ode spesso in bocca 
della gente che parla in punta di forchetta. 

Add. — Addiettivo. 

Ant. — Antiquato. — Voce o modo di dire che si ode ancora in 
bocca di vecchi siano civili che volgari. 

Approu. — Approssimativo. — Alcuue frasi, modi e proverbi man- 
cano del riscontro preciso. In tal caso vien dato Yapprotsimativo. 

di. — Voce o modo di persona civile o colta. 

D. Gr. — Dal Greco. 

D. Fr. — Dal Francese. 

D. In. — Dall'Inglese. 

D. Sp. — Dallo Spagnuolo. 

D. T. — Dal Tedesco. 

Fig. — Figurato. 

Idem. — S'intende che, quando le parole ad una ad una o pressapoco 
siano tradotte in italiano, si ha la frase che ci vuole. 

Imil. — Voce imitativa di... 

Iron. — Ironico. 

M. d. d. — Modo di dire. 

jV. fr. — Nella frase o nelle frasi. 

Opp. — Oppure. 

P. E. — Per esempio. 

p. N. — Parola nuova, vale a dire tutte le voci che non si trovano 
nel Cherubini o nel Banfi, o che assunsero un significato novo nello 
frasi e ne' modi di dire, in questi ultimi cinquantanni. 

Pr. — Proverbio. 

P. U. — Poco usato. 

Pop. — Popolare. 

R. St. — Per riflesso storica. 

£ch. — Scherzevole. 

Spr. — Spregiativo. 



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Abbreviazioni Xl 



Str. — Strambotto - e s'intendono quelle specie di cantilene tra il 

proverbio e In filastrocca, che i nostri nonni prediligevano 
7". eecL — Termine ecclesiastico. 
T. di g. — Termine di gioco. 
^"- °P' — Termine operaio. 
T. seoL — Termine scolastico. 
TrasL — Traslato. 

r !Ì £*' " ^f*° v "»wWT» f e vuol dire che tutti gli altri che 

non hanno questa abbr. sono altrimenti. 
V. éi g. — Voce di gergo. 
v - /■»• — Voce fanciullesca. 
v <*9- — Volgare. 
VoL id. - Volgare idiota. 

8EGNI CONVENZIONALI. 
Le» lineetta - indica ripetiiione della parola intestata. 
ZZ£% ^ *?% V"™ dà al primo U suono stretto e al se- 
^nttt^T f*"*^»™- *•* Repertorio ho tralasciato spesso 

JrsMiS^r. 1 ^ a 8uono **• deu '* te= " 

^ttST^i^r ^ VOC ° U WrVe * formare U ^^ «ome in Ita- 

mAS: istt di 8,gnific,ito delu p "* mi,auc8e - 



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A, A (Segno del dativo). Dall' u 
a la zetta: Dall'a alla zeta. Andò 
a Monza: Andare a Monza. (Prep.) 
A bon r ó*'a. Di buon'ora. « A gentili 
/ir... » : « A sentirlo lui... » A poeeh a 
poeeh: Poco a poco. (Ed altri in- 
finiti modi a loro posto). 

Abaa (Voce fattasi oggidì un po' 
incerti*). L'abaa Pariti: L'abate 
Panni. (Professore, scienziato di- 
ceste o non dicente messa) Aba- 
te. Viva nei modi di dire : El par 
el pader ahaa: Pare un padre aDa- 
te. Abaa desbadaa: Prete spretato, 
Uno che ha gabbato san Pietro. 

— Abadin, Abatino, (Spr.) Càc- 
cola di San Pietro. 

— Abaghlcc (Spr.), Abatucolo. 
Chiericuzzo. 

— Abadon, Abatone. 

— Abadlnusc, Abatonzolo, Aba- 
tacciaccio. 

Abachln, Abbaco. Savi, natica 
Vabaehin : Non sapere neanche 
1* abbaco, Non connettere. 

Abain (P.N.). Abbaino. (Dal po- 
polo è detto Uscii). Vedi Uscii. 

Anagnmtrla , A bagnomaria. 
Vedi Bagn. 

Abandon , Abbandono. Lassa 
la casa in abandon: Lasciare la 
casa in abbandono. 

— Abandon*, Abbandonare. A- 
bandonà Videa: Abbandonar l'i- 
dea. (Sch.) « Te me abandonetf» 
«Te ne vai?» 

Abaarlòr (D. Fr.) (Cappello del 
lume). Vèntola. 

Abaai e Abasso. (In teatro)* A- 
bammo » : « Abbasso ». •Abasseì cap- 



pell » : « Giù il cappello ». | « Ona 
volta Vera in roga, adess l'è andaa 
a bass » : « Tempo fa era in voga, 
ora è giù, giù». 

Anastasia, Abbastanza. Ave- 
ghen abastanza: Averne abbastan- 
za. (Pr.) Ona robba se Va de vess 
almstanza Va de cress (Appross.): 
L'assai basta, il troppo guasta o 
Il troppo stroppia, Passai basta. 

Abatt-ttuu, Abbattere. Jmssoss 
abati di dispia se: Lasciarsi abbat- 
tere. Vess abattun come: Esser 
molto abbattuto, Esser giù, giù. 

— Abattiment, Abbattimento. 
« Oo provaa ón tal abattiment 
che... » : « Provai un tal abbatti- 
mento da... » 

Abdica, Abdicare. Abdica a la 
galanteria : Rinunziare alla galan- 
teria. 

Abecee, Abbici. « L'è a Vabecee 
del riv del mond » : « È all'abbici 
della pratica di mondo ». 

— Abecedari, Abbecedario. Ogni 
semester campar ón abecedari 
ncruv : Ogni semestre compare un 
nuovo abbecedario. 

Àbel (Volg.). Vedi Abil. 

Abelli -alft-elllM, Abbellire. 
« Bisogna vede come Vìi fan abellì 
la sóa villa » : « Bisogna vedere co- 
me ha fatto abbellire la sua villa ». 
« La ghe someia, ma el pittor ci 
Va abellida » : « È lei, ma abbelli- 
ta». 

Àbet (Volg.). Vedi Abit. 

Abezedari (Ant.). Vedi Abece- 
dari. 

Ablglià-gliaa-gliasi , Abbigliar- 



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ABI 



-2- 



ABO 



si. « La sdora l'è adree a abigliass »: 
« La padrona sta abbigliandosi o 
vestendosi ». 

— Ablgliament, Abbigliamento. 
« Sul leti gh'cra tutt ti $ò abiglia- 
ment distes » : « Sul letto stava scio- 
rinato l'abbiglia mento ». 

Abil, Abile. Tegnì abil a soldaa : 
Dichiarare—, « L'han fatto bono ». 

— Abili taa, Abilità. Oh omm 
pien de abilitaci: Un uomo pieno 
di o che ha di molta abilità. « Con 
$ti abilitaci te stétt a Milani » : « Con 
questa abilità te ne stai a Milano ? » 
« El g'à avuu l'abili taa de neaamel 
tutta faccia » : « Ebbe V abilità di 
negarmelo sul muso ». « Bella abi- 
litaaf » : « Bella abilità ! » 

Ablsa, Abisso. (Nel sign. proprio 
vedi Precipizi). (Fig.) Vess in sii 
l'orlo d'ón abiss: Essere sull'or- 
lo dell'abisso. « Tra ti e lù gh'è ón 
abiss » (Civ.) : « Tra te e lui c'è un 
abisso ». 

Ablt, Abito. Compra ón tài de 
abil (Aff.) (1) : Comperar un taglio 
di abito. I (Segno di devozione 
verso la Madonna) Abit dela Ma- 
donna: Abitino della Madonna. 

Ablt&nt, Abitante. Milan adess 
el fa ouattercent mila abitane Mi- 
lano fa quattrocentomila abitanti. 

— Abita , Abitare. « De solit Ih 
l'abita in Romina » : « Di solito a- 
bita Roma». (Di cibi nello «toma- 
co) Vedi Tegnì già. 

Abitudin. Abitudine (D. Fr.). 
« El g'à Vabitudin de andà in leti 
a l'ora di gainn » : « Ha l'abitudine 
di andar a letto aitando i polli ». 

— Abituata, Abituarsi, Avvez- 
zarsi. « Bisogna abituass ai so ma- 
ner de ci Ila) i » : « È forza abituarsi 
a' suoi modi villani ». 

Aboccaa. Vedi Vin. 

Abominà-mlnaa-mlnaas, Abbo- 
minare. Abomina el giceuyh: Ab- 
bomi tiare il gioco. 

— Abominazlóu, Idem. 

— Abominavól, Abboininevole. 
(Non com.)« Sta tratta de Negri Ve 
óna vera abominazion o óna robba 
abominevol » : « Codesta tratta di 
Negri, ecc., idem ». 

Abonà-onaa-onaat, Abbonnre. 



(1) Voce in uso, ma di chi parlando vuol 
far il lezioto. Dalla gente che non parla 
affettato il dice ón tài <U restii. 



« Me séni abonaa a la Scala » : 
« Mi sono abbonato o appaltato al- 
la Scala ». (Metter come pagato un 
credito) Bonificare. Abonaa in 
del perucchee: Abbonato col par. 

— Abon&ment, Abbonamento, 
Appalto o Abbono. Scade l'abona- 
ment al giornal: Scadere l'abbono 
al giornale. 

Abondansa, Abbondanza. Ann 
de abondanza: Anno di abbondan- 
za. In abbondanza: Idem. 

— Abondanzlós (Pop.), Abbon- 
dante. Vedi anche Bondanzios. 

Abonora. Vedi Ora. 

Abordà-ordaa-ordaM (D. Fr.). 
Abbordare. « L' oo abordaa sul 
canton de... e gke n'oo diti qual- 
ter » : « Lo abbordai sul canto de'... 
e gliene ho dette o dissi quattro ». 

Aborri-orrli, Abbonire. « Mi a- 
borrissi el fredd » : « Io aborro il 
freddo ». « Te finiree col fatt abor- 
rì de tutti » : « Finirai col farri a- 
borrire da tutti ». 

Abort, Aborto. « La g'à avuu ón 
abort » : « Ebbe un aborto ». (Fig.) 
« Quella commedia l'è ón vero a- 
bort » : « Quella commedia è un ve- 
ro aborto». 

— Abortt-rtU, Abortire. (Fig.) 
Quell'affare l'è abortii: La faccen- 
da è andata a monte. « Povera don- 
na , V à abortii »:« Poverina , ha 
abortito ! » 

Aboss , Abbozzo. « Uà faa de 
passada ón abozz de la situazion » : 
« Fece all'ingrosso un abbozzo del- 
la situazione ». 

Abreiglè (D. Fr.), Abrégé. N. 
Ir.: In abresgiè: In compendio. 
« Dimm in abresgiè cos'è success » : 
« Dimmi in due parole quello che 
accadde ». 

Abrevladura, Abbreviatura. In 
abreviadura: In abbreviatura. 

Abaenzl . Assenzio. CióccK de 
absenzi: Ubbriaco di assenzio. 

AbttBO, Abuso. « L'è ón abuso bel- 
l'e bón » : « Oli è un abuso belle 
buono ». 

— Abutà-usaa-usaas, Abusare. 
« Ti te abusel o t'ee abusaa de la 
mia bontaa » : « Tu abusi o hai a- 
busato della mia bontà o condi- 
scendenza o pazienza ». 

— Abualv, Abusivo. On passagg 
abusiv: Idem. 

— Abualvament, Abusivamente. 
«El se fa dama Coni abusiva- 



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ACA 



metti » : « Si fi» chiamar conte abu- 
sivamente ». 

Aea (Alfabeto), Acca. N6 vari 
ón acca: Non valer un'acca. So 
sarènn ón acca: Non ne sapere 
un'acca. 

AcadamlA, Accademia. L'aca- 
demia de la Crusca, di J>Hlodra- 
muUieh : — Idem. (Trattenimento 
per lo più musicale) « L'à daa ón'a- 
eudemia de Haut per beneficenza » : 
« Diede un concerto di flauto per 
beneficenza ». 

— Acmdemlcament, Accademi- 
camente. « Parlemm acaaemica- 
ment, senza scaldate la pissa»: 
« Parliamo accademicamente Ben- 
sa riscaldarci ». « L'oo diti acade- 
tmeament » : « L'ho detto, ma Ren- 
za dargli importanza». 

Aoampament (P. N.), Accam- 
pamento. 

Afta agio, Acagiù. Mobil d'—: Mo- 
bile d'— . 

Aeelerà (P. N.), Accelerare. 

Aeent, Accento. « Sii auell'o ghe 
rò ón aeeent » : « A quell'o va po- 
sto un accento». 

— Acentà-entaa , Accentare. 
« Gk' e de quii che accento anca i pa- 
rali d'otta sillaba sólla e senza peri- 
eoi de cquivoch » : « Taluni accenta- 
no anche le parole d'una sillaba so- 
la e senza pericolo di equivoci ». 

— Acentuà (Civ.), Accentuare. 
« Quella comica V accenUia ben » : 
« Quella artista drammatica ac- 
centua bene ». 

Aoentrament(P. N.) (Il fatto di 
accrescere autorità, ingerenze, at- 
tribuzioni ad un governo centrale). 
Accentramento. 

Acer (Albero alpino, e il legno 
che se ne cava), Acero. 

Aoea, Acceso. «Teste aces in fac- 
cia » : « Sei acceso in viso ». 

Acèw (Apertura che dalla stra- 
da pubblica mette a luogo privato), 
Accesso. « Quel rcstell il ci dà ac- 
cess al me giardin » : « Quel can- 
cello dà accesso al mio giardino ». 
(T. di med.) On aeeess de fecer: 
Un accesso di febbre. (T. di ing.) 
Acesmià: Dare accesso. 

▲oeèastt (P. N.), Accessit. 

Accessori, Accessorio. Vess ón 
accessori inconcludent : Essere un 
accessorio inconcludente. Iacces- 
mori in d'ón quader: Oli accesso- 
ri! in un quadro. 



- 3 - ACE 

Acetosa (Bevanda con aceto o 
sciroppo), Acetosa. 

Aoettà-ettaa-ettazs, Accettare. 
Acettà ón regali, ón'creditaa, óna 
cambiai, óna scommessa, óna sfi- 
da, ecc.: Accettare un regalo, un'e- 
redità, una cambiale, una scom- 
messa, una sfida. « Accettato! » : 
« Sta bene! o Accettato! » Acct- 
tass a vicenda: Idem. 

— Aocettazlón , Accettazione. 
(T. cornili.) Aceettant: Accettante 
(di una cambiale). 

Adacch, Acciacco. (Nel solo sen- 
so di effetto di malattie o colpi 
materiali) « L' è tutt pien de a- 
ciaceh » : « E pieno di acciacchi ». 
Neil' altro senso vedi Cólp, Dis- 
piase, Dolor, ecc. 

Acid, Acido. (Sost.) Acido. (Ag- 
gett.) Agro. Sto pò min come Ve 
acid: Questa mela come è agra! 
(F. sch.J Garantito ali* acido: A 
prova dì bomba. 

— Acldltaa, Acidità. 

Acldent, Accidente. (Caso im- 
preveduto) « L'oo trovaa per acei- 
dent » : « L' ho trovato per coso o 
accidente ». (Colpo apoplettico) 
« L'è mort de acmdent » : « È mor- 
to di un accidente, Lo prese uu 
Gocciolone ». (Di persona o bestia 
violenta, intrattabile) «L'è ón ac- 
cident dòn omm o d óna donna o 
d'ón fiatu » : « È un accidente d'uo- 
mo, di donna, di ragazzo ». « On 
accident d'ón muli tutt pien de vi- 
zi»:* Un accidente di mulo pieno 
di vizi ». « El va come ón accident » : 
« Va come un accidente o come 
ima saetta ». « Che te vegniss ón 
accident ! »:«Ti venisse un acci- 
dente o (Volg.) il verino cane ». 

— Accldenton, Accidente rifatto 
co' porri. 

— Addenta*. Accidentato. Ac- 
cidental : Accidentale. 

— Addentalltaa, Accidentalità. 

— Acidentalment, Accidental- 
mente. 

Addia, Accidia. Ycss l'accidia 
in personna : Essere l'accidia per- 
sonificata. Fa veynì Vacidia : 1- 
doui. 

Aclimatà (P. N.), Acclimatare. 

Acluza (P. N.), Acclusa. « GÀ'e- 
m nclusa óna lettera » : « Idem ». 

AcogUenza (P. N.), Accoglienza. 
« M'han firn óna bonìssima — » : 
« Idem ». 



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ACO 



— 4 



ACQ 



Acolà (P. N.) v Accolare. 

Acolet (Volg.). Vedi Acolit. 

Aeollt (T. ucci.), Accolito. 

Acollà (P. N.), Accollare. 

Acomandltta (P. N.), Aooinàn- 
dita. 

AcomodamentfP. N.), Aeconio- 
dameuto. « An faa ón acomoda- 
mcnt » : « Hanno fatto un accomo- 
damento ». 

AcompaniAmept (P. N.), Idem. 
(Musica) Idem. 

Aconlt (P. N.). Aconito. 

Acontentl (P. N.), Idem. 

Acord, Accordo. On aecord in 
fu diesis : Un accordo in fa diesiti. 
(Unità di pareri fra persone) Re- 
sta, mettes, tess d'acord in del prez- 
zi: Rimanere, metterai, andar d'ac- 
cordo nel prezzo. D'amor e d' 'ae- 
cord: D'amore e d'accordo. Andà 
d'ttccord golteia: Intendersela sot- 
to. (Assentimento ma a condi- 
zione) « D'accnrd ! Ma però... » : 
« D'accordo ! Ma però... » (In con- 
tratto) « El tn'à daa aneli che s'e- 
rem d'accord » : « Mi uiede il con- 
venuto ». « tyuand se tratta depac- 
cià in tutti d'accord » ( Hass. ) : 
« Quando si tratti di pacchiare sou 
tutti d'accordo». 

Acorges (P. N.), Accorgersi. 

Acqua, Acqua. Ciara f pura, tór- 
bida, piovanna, corrcnta, sorgiva, 
ecc.: Acqua limpida, pura o schiet- 
ta, torba, piovana, corrente, di 
polla. Acqua tcnyiuda: Vinello. 
Cava l'acqua: Attingerla. Acqua 
ingiazz: Acqua diaccia. Acqua de 
seltz e de Sedliz: Acqun di seltz e 
di Sedliz. Dà l'acqua ai prua: Dar 
l'acqua ai prati, l'ernia d'acqua: 
Polla. Andà in acqua: Dighiac- 
ciare. Acqua potabi! : Acqua pota- 
bile . L'acqua di pialt: La rigover- 
natura. Giaengh d'acqua : Giochi 
d'acqua. Omm che cu sott acqua : 
Palombaro. Marinar d'acqua dol- 
za: Marinaio di acqua dolce. (In 
senso tig.J Acqua per i gonzi: Pol- 
vere ue<jli orchi. Acqua morta: 
Acqua cheta. Xegà in d'ón cugiaa 
d'acqua: Affogare in uu bicchier 
d'acqua. Andà contr' acqua : An- 
dare contr'acuua. Cor l acqua in 
bocca: Venir 1 acquolino in nocca. 
Tegnt pu ne rin ne acqua: Non 
poter stare ne' panni. Fàónbccncc 
j/i l'acqua: Far uu buco nell'acqua. 
Arcyh l'acqua a la góla: Avere 



l'acqua alla gola. Giochi come l'ac- 
qua: Giovanetto di primo pelo. 
Lavora sott'acqua: Lavorar sot- 
t'acqua. Pesta l'acqua in del mór- 
tee: Pestare l'acqua nel morta jo. 
Sta desoravia de l'acqua: Stare a 
galla. Vcss come dò gótt d'acqua: 
Somigliarsi come due gocciole di 
acqua. Tira V acqua ai so inolili : 
Tirar l'acqua al suo mulino. Vc- 
gnx a l'acqua ciara: Venir in chia- 
ro d'una cosa. « A sti ór focura de 
l'acqua t » : « O che fai a quest'ora 
in girot » Lassa andà l'acqua dote 
la va : Lasciar andare l'acqua alla 
china. Trass a l'acqua: Mettersi 
a sbaraglio. Vess come ón pèss 
f a?nra de l'acqua: Essere come un 
pesce fuori dell'acqua. 

(Pr.) El sangu Ve minga ae- 

?tta: Il sangue non è acqua. Chi 
staa scottaa da l'acqua calda se 
guarda dalla fredda: Chi fu scot- 
tato dall'acqua calda ha paura del- 
la fredda oppure Cui serpe morde 
lucertola teme o anche A can scot- 
tato l'acqua fredda par bollente. 
L'acqua la fa marscì i fondamene 
L'acqua fa marcire i pali, in altro 
senso Le acque chete rovinano i 
ponti. L'oli el sta de soravia de 
l'acqua: La verità viene spesso a 
galla. Acaua torba nò fa speco: 
Acqua torba non fa specchio. Ac- 
qua e prua el speziee l'è beli e faa : 
Col pozzo e colle erbe di prato lo 
speziale ingrassa. | (Come pioggia) 
La prima acqua, che ven, el le ba- 
gna: Ogni piccola acqua lo bagna. 
A l'acqua che nò me bagna nóghe 
badi: A ciò che non mi tocca non 
lo caso. La campagna la vosur 
ón poo d'acqua del ciel: La cam- 

Sa^ua vuol un poco di pioggia. 
'ta sii l'acqua: Spiovere. Acqua 
a segg: Acqua a catinelle. Balco, 
l'acqua: Smetter di piovere. (Pr.) 
Acqua de rilan che la passa et ga- 
ban : Acqua ime che gabba il vil- 
lano. Ciel ross o vent o acqua: A- 
ria rossa o piscia o soffia. La prim- 
ula acqua d'agóst la porta via ón 
sacch de purcs e ón sacch de mosch : 
Alla prima acqua d'agosto cadono 
le mosche e quella che riinane 
morde come cane. Acqua d'agosto 
infresca il bosco Opp. Quando 
piove d'agosto piove miele e pio- 
ve mosto Opp. La prima acqua 
d' agosto pover omo ti cono- 



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ACQ 



- 5 — ACQ 



>*eo (1). Quand el so el se volta in- 
dree la tnattinna l'acqua ai ptt: 
Cerchio lontano acqua vicina o 
Piove e c'è sole, il diavolo fa al- 
t'amore. L'acqua dopo san Barto- 
lo mee l'è bonna de lava i pee (Ap- 
pross.): Pioggia o forestiero tre 
giorni e poi annoi». Cava l'acqua : 
Cavar o attingere acqua (al pozzo). 
| (Come orina) And a a fàoa tra 
ria ón póo d'acqua: A spander o 
a fare un poco d* acqua. I (Pro- 
dotti chimici, distillazioni, bevan- 
de) Aequa de Cològn, de ros, de 
malba. ecc. : Acqua di Colonia, di 
rose, di malva. Acqua imperiai: — 
imperiale. — rasa : Essenza di tre- 
mentina. — matrical: — matricale. 
— /orla : — arzente. Panada: — 
panata. Acqua dolza o sporca: ac- 
qua concia. — de mareun, de li- 
mon. d'orz: — di marasche, di li- 
mone, orzata, ecc. | (Limpidezza 
nelle pietre preziose) Sto rubin 
V e de bellissima acqua: Questo 
rubino ha una bellissima acqua. 

| (Esci, e M. d. d.)« Acqua 
de belegott! »: « Cucuzze! » < Ac- 
qua pader ch'el convent el bru- 
ita / » : « Accnia padre che il con- 
vento brucia ! » vess battezzato con 
r acqua di spinazz: Esser battez- 
zato in domenica. 

— Acquetta, Aquerugiola. Ae- 

nlta erbetta : Pioggerella aderbr 
, rato. | (Specie di veleno) « G'an 
daa ón aquetta » : « Gli àn date 
Facquetta ». 

— Acqueri e Acquatta, Acquo z- 
zone. 

— Acquasela, Acouaccia. « Ber 
minga tanta acquasela » : « Non be- 
re tanta acquacela». 

— Acquiniia. « Ninin bev'ón poo 
de acquinna*:«*Sino mio, bevi 
questa po' di acquina». 

— Acquasanta, Acqua santa. 

— Acqua ss n tln, Pilettina. 

— Acquattali, Acquatico. 

— Acquedott, Acquedotto. 
Acquarella, Acquerello. Pittura 

a V acquarella: Dipingere di acque- 
rello, «e Oo compraa ón acquarella 
del C... » : « Ho comperato un ac- 
quarello del C... » 
—Acquarella, Acquarellare. Ac- 



(I) Ih contrapposto all'altro : Moglie mia 
rion ti ccmowco. 



guarellista: Acquarci! ista. (Pittore 
■••ll'acquerello) L'è pussee diffidi 
vess ón bón acquarellista che ón 
bón piti ór a oli: È più facile di- 
pingere a olio che all'acquerello. 

Acquare», Flemma (1), Spur- 
go, f Oh'c vegnuu su ón acquarozz 
con del sangu » : «e Ebbe uno spur- 
go sanguigno». 

Acquavltta, Acquavite. CióccK 
de acquavi Ito: Briaco di acquavite. 
(Sinonimi) Baccaglia, Rabbiosa, 
TantaciaralX olg.). 

— Acqua vìtee, Liquorista e Ac- 
quavitaio (2). L'acquavitce di sdo- 
ri: La bottega de'rinfreschi. (Si- 
uon.) Raccanatt (Volg.) : Frequen- 
tatore di liquoristi. 

Acquirau, Acquajo. Vedi La- 
vandin (3). 

Acquisii (P. N.), Acquisito. On 
diritt acquisii: Idem. 

Acquisi, Acquisto. Roblm de bón 
o de mal acquist: Roba di buono 
o di m;:l acquisto. (Irou.) Che bèli 
acquisi/ Che bel chiappo (Volg.). 

— Acqulrent, Acquirente. « Ohe 
saria Vaquirent » : « Ci sarebbe In- 
quirente ». 

Acrimonia, Acrimonia. « FA g'à 
V acrimonia in del sangu » : « ria 
l'acrimonia nel sangue ». Parìa 
cont acrimonia : Parlare con acri- 
monia. 

Acredltà (P. N.), Accreditare. 

Acrobatici! (P. N.). Aerobatieo. 

Acumulà (P. N.), Aecumulare. 

Acunt, Accouto. « O'oo daa ón 
bon accunt » : « Gli diedi un buon 
acconto ». On basin in acunt: Un 
bacio in — . 

Acusà-usaa-usass , Accusare. 
<L'è slaa accusaa de bigamia » : 
« Fu accusato di bigamia ». || (T. 
di g.j Accusare. Accusa la nùvola 
de ptech : Accusare la napoletane, 
di picche. Accusassfwura: Dichia- 
rarsi vincitore. Acusà di dolor al 
ecrur: Accusare dei dolori ni cuore. 



(1) Flemma è definito nel \ocab. tose: 
Uno degli umori del corpo umano; ma 
non fi capisce so sia della lingua parlnta 
o della scientifica. 

(2) In fior, s'intende solo di chi va in 
giro a vender acquavite. 

(3) La differenza fra Acquircru e La- 
canditi è, che il primo indica solo la pila 
dove si getta la rigovernatura, l'altro ma- 
gari anche lo stanzino. 



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ACU 



— 



ADI 



Acusatlv (P. N.), Accusativo. 

Adaoauatori-atri* , Irrigatorio 
o Irrigabile. Terren adacquatoti : 
Terreno irrigabile. Canal adacqua- 
tovi: Canale irrigatorio. 

— Adacqua (i praa): Irrigar i 
prati. JEl saeul: Idem. 

Adamm, Adamo. Vesti de la eo- 
sta d'Adamm : Esser della costola 
d'Adamo o dei favoriti. JEl pomm 
d'Adamm: Il pomo d'Adamo. Da 
Adamm in ehi s'è semper fan così 
o insci: Da Adamo in poi s'è sem- 

fre usato così. HI vestii de Adamm : 
1 vestito di Adamo (la nudità). 

Adasi, Adagio. Andò odasi a- 
dasi : Andar adagino. « Adasi ón 
]>oo / » : « Adagio Biagio ! » « Adasi 
in di voltad » : « Adagio o piano a' 
ma' passi ». Parla adasi : Parlar 
sotto voce o piano (meglio che a- 
dagio). 

Adattà-attaa-attass, Adattare. 
« Ohe V oo adattaa al so corp » : 
«L'ho adattato al (suo) corpo (di 
lei) ». « L'è minga ón svós aaatUtu 
per quella popola » : « Non è uno 
sposo adatto a quella fanciulla». 
« Cos'emm de f aghi Bisogna adat- 
tassi»'. «Che l'arci? Conviene a- 
dattarsi ! » 

— Adattatoli, Adattabile. « Sto 
vestii Ve perfettament adattabil » : 
« Quest'abito è adattabilissimo ». 

Adequaa, Adeguato (1), Prezzo 
medio. L f adequaa di galett: Il 
prezzo medio dei bozzoli. L'ade- 
quaa del vin l'è staa trenta lir al- 
l' etloliter: Il prezzo medio, ecc. 

Aderenza, Aderenza. Avegh tan- 
ti aderenza Bomma: Avere mol- 
te aderenze o accosti a Roma. 

— Aderent, Aderente. Tutt i so 
aderent: Tutti i suoi aderenti. 

Adèss, Adesso (P. U.), Ora. « A- 
eless come adess me occor nient o 
nagott » : « Ora, come ora, non mi 
occorre nulla ». (Iron.) « Sì! Adess! 
L'è li ch'el coca ! » : « Sì, appunto, 
è lì covato ! » « A dess te consci m ì 
come ra » : « Ora ti concio io per 
le feste ». « L'era chi adess » : « Era 
(lui adesso ». « Dess ade** » : « A- 
nesso adesso ». « Tel disi fin de a- 
dess » : « Te lo dico fin d'ora ». 



(i) La parola uguale toscana non ronde 
il Benso milanese- Significa piuttosto prez- 
zo dove ri sia convenienza, gluV.o, pro- 
porzionato. 



AdiO, Addio. « Adio beli temp! » : 
« Addio bel cesto! » « A dio patria! »: 
« Addio patria ». Dà ón caro adio: 
Abbandonare. «'Se vegniss a pioeuv 
adio gitla » : « Se venisse a piovere, 
addio gita ». « Adio per semper » : 
« Addio per sempre ». 

Adorà-oraa, Adorare. « Mi quell 
fioeu V adori »:« Quel ragazzo io 
l'adoro ». La donna odor oda: La 
donna adorata. J (Idiotismo per 
Indora). Vedi Indora. 

Adoss, Addosso. Dagh adoss a 
vun: Dar addosso a uno. Andà 
adoss a vun: Scagliarsi contro une . 
Fattitela adoss per la fiffa: Farsela 
addosso per la paura. Dass adoss 
lórde per lór: Tagliarsi le gambe 
da sé. Tajà i pagn adoss a vun : 
Tagliare i panni addosso a uno. 
Mangiagh adoss a vun: Campar 
alle spalle di alcuno. Fa V omm 
aioss : Idem. « Sont semper adoss a 
quell ine lavora » : « Sto sempre ac- 
canito sul mio lavoro ». Pissass a- 
doss del rid: Pisciarsi addosso o 
scompisciarsi dftlle risa. Meli adoss 
el sogn, la malinconia, la féver: 
Far entrar addosso il sonno, la 
malinconia, la febbre. Mèttes adoss 
(itti quell che se guadagna: Met- 
tersi addosso tutto quello che si 
guadagna. Mètt i man adoss: Met- 
ter le mani addosso. « Tutt i sbali 
mi mctten adoss a mi » : « E cari- 
ca ! » « Adoss ! » : « Dagli, dagli ». 
« Con quella miseria ch'el gà adoss 
el pretend... » : « Con la miseria che 
si rimpasta e' pretende... » 

Adottà-ossaa, Addossare e me- 
glio Adottare. Adottò ónfimu: A- 
dottare un fanciullo. (Metter in 
pratica) « Mi oo adotlaa el sistema 
dt... » : « Io ho adottato il sistema 
di... » 

— Adozlón (P. N.), Adozione. On 
fiam deadozion: Un figliolo d ? — . 

— AdottiV, Adottivo. Fiorii adot- 
tiv: Figlio adottivi. 

Adree, Addietro (1). Andà adree 
colle frasi dipendenti. Vedi Andà. 
« A sii raccól mi ghe dormi adree » : 
« Di queste inezie non mi curo». 
Fass guardò adree o fass dì a- 



(i) La parola vernacola non potrebbe 
essere tradotta altrimenti. Eppur© non 
c\ caso ebe addietro corrisponda a adree- 
Addietro invece corrisponde in bona parte 
a ifidree. 



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ADR -7 - 

àree: Far o dar a dire di sé. Fa 
aèree quell che va faa : Far intor- 
no a una cosa o ad una persona 
ciò che gli va fatto. Cinquant'ann 
o fi aèree: Cinquantanni o giù di 
IL Bidegh adree a vun: Ridersi 
di alcuno. Morigh adree a runna : 
Spasimare per una donna o Mo- 
rirei eopra. Tegnigh adree a vun: 
Tener dietro a uno. Ve** adree a 
fa... a al...: Esser dietro a fare e 
dire o star facendo, dicendo. 
« Tee finii t » « Sont adree » : « Hai 
finito! » « Sto facendo ». « Te gh'itt 
adree tutt quell ehe fa bisogni»: 
« Hai con te tutto l'occorrente? » 
Cria adree.' Sgridare. El età ehi 
adree: Sta costi presso. IA adree 
a la piazza del Domm : Nei pressi 
di piazza del Duomo. El di adree : 
Il giorno dopo. « Quell vestii come 
el gke ra adree ben / » : « Quel ve- 
stito come le sta dipinto ! » « Molle! 
minga, stagh adree» : «Non per- 
derlo di vista , stagli dietro ». Vir 
adree a vun : Campar alle spalle di 
alcuno. Tra adree la robba : Ven- 
der per un pezzo di pane o Ven- 
der la roba a perdita. Vun adree 
a f alter: Uno dietro l'altro. (Gri- 
do di ragazzi che giocano a bara) 
« Adree » : « Dalli ». (Che stan die- 
tro a un ubbriaco) Fagh la berla 
adree; Far l'abbaiata. 

Adrèaa (D. Fr.), Indirizzo. Vedi 
Rieapit. 

Adxlttura, Addirittura. (Senza 
dubbio)* In robb, adrittura, de fa 
jnang » : « Le son cose addirittura 
da cavar le lagrime». (Francamen- 
te e Immediatamente) « Ma dighel 
adrittura, senza sta li tant a cin- 
quanta » : « Diglielo addirittura 
senza star tanto a cincischiare ». 
« Alter, ehe ón poo cattivi L'è a- 
drittura ón demoni ! » : « Altro che 
cattivello ; è addirittura un demo- 
nio». 

Adulatór, Adulatore. / adu 



ADU 



tri ce. 

— Adulazlon, Adulazione. « Mi 
rui minga de adulazUm » : « Io non 
soffro adulazioni». 

Adultera*, Artiftziato. « Sto vin 
o sto latt f l'è adulteraa » : « Questo 
vino o questo latte è artefatto, fat- 
turato». 



Adunanza (P. N.), Adunanza. 

Advent, Avvento. (Pr. in di- 
suso) Chi se spòsa in advent fin' a 
la mort se ne risent (Appross.): 
Chi di lontano si va a maritare 
o è ingannato o vuol ingannare. 
(Pregiud.) Né di Venere né di 
Marte non si sposa né si parte. 

ACabil, Affabile. Vèss affabil 
eont i so impiegaa : Essere affa- 
bile co' suoi impiegati. 

— Affabilità* (P.N.). Affabilità. 
Pien de afabilitaa : Affabilissimo. 

Aiace (Volg.). Vedi Affatt. 

Afasia*, Affamato (1). « Sont ri- 
taa su straeeh e affamaa » : « Son 
arrivato lassù stanco e con una 
fame da leone ». Vedi Borlazion. 

Afann, Affanno. Vedi Tirafiaa. 

Afare, Affare. (Di cosa già in- 
tesa ) « E quell' affare , pctu t » : 
«e Dimmi, e quell'affare ? » (Di cosa 
che dia pensiero) «L'èón affare 
seri»: «Vuol essere un affar se- 
rio o un affaraccio ». A fare de 
Slat: Affare di Stato. Omm de 
a fari: Uomo d'affari. On omm 
pum de affari : Che ha gli affari 
a gola. « Uè minga affare per mi » : 
« Non è affare ». Li è minga ón 
eattiv affare: Non è cattiva ci- 
vaja. (Volg.) Affare balord o 
straeeh : Affare spallato. Affare fi- 
nii: Affar finito, un afare aepocch: 
Un affare sbrigativo. -— de pen- 
saghen pù: Bell'c ito. L'è ón af- 
fare d'on quard' oretta: Gli è un 
affare d'un quarto d'ora. (Iron. 
di cosa che sorprenda) « Uhm! 
On affare de n«oòM /»:« Corbez- 
zoli! Un affare di nulla! » On ne- 
gozi ehe fa di gran affari: Una 
bottega che fa di grandi affari. 
« Ohe va mal i so affari » : « I suoi 
affari gli van male ». 

— Aiarón. « Sur Togn eh' el 
compra quella casa; V è ón affa- 
ron» : « Sor Antonio, la comperi 
quella casa è un — , negozione». 

— Afarett. On affarett che ra 
ben: Un affaretto per bene o che 
ini garba. « Ah te ghe diset affarett 
ti a sta pinola? » : « Tu lo chiami un 
affaretto codesto lavoraccio? » 



(1) In fior, questa voce ha una sfuma- 
tura, che manca al dialetto. Diretti di per- 
sona povera molto, che pur non vorrebbe 
Sarer tale, ed è voce di scherno. Corrlspon- 
e al nostro Borlacatt. 



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AFA 



-8- 



AGE 



ón affarista: A Montecitorio è co- 
nosciuto come affarista. 

Afettaa, Affettato (2). Come l'è 
affettada quella popola : Che sman- 
cerie quella signorina! Che lezio- 
sa! 

Afèttaxión, Affettazione. Parla 
con troppa affettazion : Parlare con 
troppe smancerìe. 

Afezlón, Affezione. Prezzi d'affe- 
zioni Prezzo d'affezione. « Per mi 
el g'à se m per avuu óna gran affe- 
zion » : « Per me egli ebbe sempre 
una grande affezione ». (Di bestie) 
« N*ól gà afezion che al so pa- 
dron » : « Non sente amore ohe per 
il suo padrone». 

Aflatau-ataa (P. N.), Affiatarsi. 
« Quii comich, V è ón mes che in 
ingemma e dn nanmò de affiato** » : 
« Que' comici stanno assieme da 
un mese e non sono ancora af- 
flatati ». (Di cavalli in pariglia) 
« In minga n'anmò afiataa » : « Non 
si sono ancora affiatati». 

Ann. Vedi Fin. 

AflUanu (Affitto di poderi), Af- 
fitto. « La mia affittanza la scad a 
San Martin »:« L'affitto del po- 
dere mi scade a San Martino ». 

AnttuarL Pigionale. 

Afónd ( Volg.). Vedi Fond. 

A foniorl (Civ.). Vedi Forziori. 

Africa, Africa. L'Africa Ve di- 
ventada de moda: L'Africa s'è ri- 
fatta alla modn. Animai de VAfri- 
ca(Volg.): Ammalacelo! Bestione. 

— Afrlcan. La questión af rican- 
na: La questione africana. (Pasta 
dolce con cioccolata) Affricana. 

Afront, Affronto. « El m'àfaa ón 
affront che gh'el perdonaroo mai 
pu » : « Mi fece un affronto che non 
glielo perdonerò, doveswi campare 
mill'anni ». 

Àgata (Pietra preziosa), Àgata. 
(Nome proprio) Agata. 

A^ent, Agente. — de casa..., d'af- 
fari, de campagna, lenirai, eletto- 
ral, di tasti, de cambi, diplomatich: 
Agente di ca*n... d'affari, di cam- 



(1) Nel voc. tose, non è registrata, ma 
è viva. 

(2) Parola ambigua. I Fiorentini la usa- 
no più volentieri per fatto a fétte. 



{>agna, teatrale, elettorale, del- 
e tasse, di cambio, diplomatico. 

— Agenzia, Agenzia. — d'affari, 
teatro!, telegrafica: Agenzia d'af- 
fari, teatrale, telegrafica. 

Agevolezza, Agevolezza. « Se el 
ne compra tanti podaroo usagh 
ón f agevolezza » : « Se ne compera 
parecchi le potrò usare un'age- 
volezza ». 

— - Agevola, Agevolare. « El m'à 
agevolati la strada » : « Mi agevolò 
la strada ». 

Aggio, Aggio. L'aggio sull'or: 
L'aggio sull'oro. | (Onportunitàl 
Agio. « El g'à daa aggio de podè 
scappa » : « Gli diede agio o campo 
a ruggire». (Comodo) Con tuttit- 
gio: Con tutto l'agio. 

Agglónt (Impiegato incerte ani- 
min.), Aggiunto. 

Agher, Aghero. Agher come ón 
limon: Agro come un limone. | 
(Legno da impiallacciatori) Agri- 
foglio. | Alla vecchia bevanda 
Agher de zeder fu sostituita la Li- 
monada : Limonata. -1 vegh de Va- 
gher con vun : Aver dell'agro con 
uno. 

Aghi (Ordigno per assaggio del- 
l'oro nelle zecche), Saggiatori. (Dei 
chimici) Aghi. 

Agita-itaa-itass , Agitare. « El 
«'è tutt agitaa a sentì quella brut- 
ta notizia » : « A sentir quella brut- 
ta nuova s'è molto agitato ». (Di 
mare o lago) « Oh' era el mar ón 
poo agitaa » : « C'era maretta ». 

— Agltazlón, Agitazione. « Eren 
tutti in agitazión » : « Eran tutti in 
agitazione». Tegnì in agitazión: 
Tener in agitazione. 

Aglustament , Aggiustamento. 
« Emm faa ón agi listarne nt » : « Ab- 
biamo latto un accordo ». 

Agnaa (Parente), Agnato. 

Agnoli, Agnello. Quiett come ón 
agiteli: Mansueto come un agnello. 
Agiteli pasqual : Agnello pasquale. 

— Agnellin, Agnellino. Andà a- 
dree come ón — : Idem. 

Agnesa, Agnese. (Pr.) A sant'A- 
gnesa cor la inserta per la scesa: 
sant'Agnese il freddo è per le 
chiese Opp. (Appross.) Per *an- 
t' Agata la terra rifiata e la me- 
renda è ritrovata. 

Agnus (Amuleto da devoti), A- 
gnus Dei. 

Agón (Pesce dei bghi dell'Alta 



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AGO 



9- 



AGR 



Italia), Agone (1). Coti conte ón a- 
gón: In un in orato fradicio. Fa la 
mori di agón: Fare li morte del 
pesce. 

AgonlJL, Adonia (2). Brutta come 
ón mcorpión in agonia : Vedi Scor- 
pión. Sona ón' agonia: Suonar a 
agoni». 

Affórd (Volg.) (Che oltrepassa 
misura o peso giusti), Ingordo (3), 
Spanto. Pt* agórd: Buon peso. 
Negozi agórd: Negozione, Buoua 
derrata. Aliare grasso. « Ptrfà sto 
restii ghe taiur de* métti' agórd » : 
• Per fare quest' abito occorrono 
sei metri amiti ». « Le staa taiaa 
agórd»: « Uscì vantaggiato ». 

▲gòst, Agosto. (Pr.) Agóst, pre- 
para la tinna per el most : D'a- 
gosto l'uva fa il mosto. Laprimma 
acqua d r agóst, ecc.: Vedi Acqua. 

— Agostana (Specie d'uva), Ago- 
stina. 

Agószin (Chi ha per costume di 
maltrattare i dipendenti), Aguz- 
zino. 

▲graff (D. Fr.), Fermaglio. 
U agraffi de la pellizza: Il fer- 
maglio. 

AgTaman ( T. di passamant. ). 
(Per cortesia) Vedi Agreman. 

A«ra.T&-avu.-avas8, Aggrava- 
re. « Sianoti Vera molto aggra- 
caa»: « Stanotte l'infermo era molto 
aggravato». Aggraraa de famiglia: 
Con tutti la famiglia addosso. 

— Agrarant, Aggravante. Cir- 
mstanza agravant: Idem. 

Aeravi, Aggravio (4). Imposta. 
/ agrari che pesa sul Comun: 
CJli addebiti del Comune. « Tra la 
pornaspera, la tempèsta e i ag- 
gravi se eiappa ph nient » : « Pe- 
ronospera. gragnuola e imposti* 
portano via tutto». Vess già di 
aggravi (in disumo): Esser inva- 
lido. « G nn faa l'aggravi de tesa 
eattotich • : « Gli han fatto l'aggra- 
vio d'essere cattolico». 



(i> Anche 1 Fiorent. sa parlano di que- 
sto p«see «ooo costretti a dir oooti". Ma in 
toscano etgone non significa altro che ago 
crosso, e nella Magro, colta: campo di 
Mite • siochi olimpici. 

<J) A Firenze è sopranome di persona 
aura, pallila, rifinita. 

(3* 11 snono «'avvicina, ma non esprime 
fi senso. Vedi esempi. 

14) A Firenze nota anche peso Indebito 
e di danno. 



Agreman, Cortesia. 

Agressión, Agressiouc. « Anfaa 
ón agressión mi stradai de Parta» : 
«Hanno fatta un'aggressione sulla 
strada di Pavia ». 

Ah (Secco, disprezzo dell'altrui 
opinione). « Ah ! Ti te see matt /»: 
« Che. Sei matto!» ( Risoluzione > 
« Ah! finititela » : « Ah Uniamola ». 
( Prolungato , rammentarsi im- 
provviso). « Ah, sì te gh'ce resón » : 
«Ah sì, tu hai razione ». (Soddisfa- 
zione) « Ah ! Ad es9 che sont pien 
me senti mèi » : « Ah ! Ora , ecc. , 
idem». (Dolore) «Ahi tnagara fuss 
mori allora!» : « Ah foss' io morto 
allora!» (Iraprecaz./ « Oh becco e 
tecco ! » : « On figlio d' un cane ! » 
(Volg.). 

AMa, Ahi. « El mal V e che gh' e 
minga de ghèi ». « Ahia, allora ! »: 
« Il male e che non ci son quat- 
trini ». « Ahi ! » 

Ann (Consenso dopo negazione). 
«Ahn! Adess te parici polid»: « Ah! 
Così va bene ! Ora tu dici bene ». 

Anóff (Inter, di chi e stufo). Uff! 

Alrón, Airone, Sgarza (Specie 
d'uccello da paludi). 

Ai, Aglio. Voronna d'ai: Resta 
o figlia d'agli. Mangia o fa man- 
gia ài: Mangiare o far mangiar 
l'aglio. (Pr.) Tutt % rohh vegnen a 
tài finna i óng de pela l'ai: Ogni 
pruno fa siepe. « Vati afa impienì 
el cuu d'ai» (Bass.) : «Va in ma- 
lora». 

— Alada, Agliata. 

— Aican, Aglietto. 

Aiuta -utaa-uta*8, Aiutare. / 
Ebrei tra de lór se aiutai: Gli 
Ebrei fra di loro si reggono. Aiu- 
tass cónt i man e cónt i pè: Aiu- 
tarsi colle mani e coi piedi. (Pr.) 
Aiutet che te aiutaroo: Aiutati ch'io 
t'aiuterò. A andà in giù tutt i 
sant aiuten: All' in gì il tutti i santi 
aiutano. A sto mond bisogna sarè 
fa a aiutane: A questo mondo bi- 
sogna saper fare a h intarsi Opp. 
Bisogna aiutarsi, e chi non sa suo 
danno. Geni allegra IHo le aiuta: 
Gente allegra Dio l'aiuta. 

— Aiutant, Aiutante, —de camp, 
de filanda, de cusinna: — di campo, 
di filanda, di cucina. (Militari) 
— maggior: Aiutante maggiore. 

Aiuti, Ajuto. Viamà aiult come 
ón danuaa o come mn che nega: 
Strillar a misericordia. Aiuti de 



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ALA 



-10- 



ALA 



t 



costa: Ajuto di costa. Aiutt aiutt 
eh'el mal l'è bruti: Domine aju- 
tami ! | (Serviziale) Lavativo. « Kl 
"K l staa de molto aiuti»: «Oli 

a giovato assai». 

Ala, Ala. Cascia i al: Metterle 
ali. Sbassa, slarga, sbatt. taià o 
smoccia i aì: Abbassare, allargare, 
battere, tarpare le ali. (Trasl.) Al- 
za i al : Alzare la cresta. « Oh' e 
toccaa de sbassa i al » : « Gli toccò di 
piegar il capo »?*« El comincia adess 
a slarga tal»: «fi appena uscito di 
pupillo, ed anche Comincia ora a 
poter spendere un poco più ». |(Sui 
lati di chi passa via) Fa ala: Fare 
ala. | (Parte del fegato e del pol T 
mone) Ala de coradella: Ala di 
polmone. « La tossforta la g'àfaa 
tira sii 6n mezz volinoti » : « La tos- 
se gli fece sputare un* ala di pol- 
mone ». I I al de la sella : Le co- 
perte. Ala del barettin : La visiera. 
— del cappcll:Tem. I (Finimento 
delle tasche) I al della saccoccia : 
Finte. Ala de mur: Alia, e an- 
che Cortina. 

— Alasela, Alaccia. 

— Aletta, Aletta. | (Organi del 
moto ne' pesci) Aliotte. | (Appen- 
dici a berretta) Ali e Orecchinoli. 
I (Appendici delle canne maggiori 
dell'organo) Alie. | (Della sèlla) 
Copertine. | (Stipiti negli interco- 
lonni) Alette. 

— Alettlnna, Piccolissima ala. 

Alabarda (Arma antica). Ala- 
barda. « In la mia sala d'armi 
g f oo di bei alabard»: «Nella mia 
«ila d'armi tengo parecchie belle 
alabarde ». 

Alabaster, Alabastro. 

— Alabastro*. Alabastraio. 
Alabellemèl. Vedi Bella. 
Alabras. Vedi Labro*. 
Alacòntra. Vedi Contra. 
Alari, All'aria. Avegh alari ci 

eoo: Aver la testa per aria o in 
campagna o a grilli. Vess alari 
come ori muli: Scorrere la caval- 
lina. Butta tuttcoss alari: Mandar 
tutto all'aria o a monte. « El tro- 
var à la casa alari perchè semm 
adree a fa sanmichec » : « Troverà 
la casa all'aria perchè stiamo tra- 
mutando ». 

Alarme, Allarme. « Oh'è staa ón 
poo de alarme in cittaa»: « Ci fu 
un poco di allarme in città». 

— AlarmaBS-armaa, Allarmarsi. 



« El se alar ma per nagott » : « E' si 
mette in apprensione per delle i- 
uczie ». 

— Alarmiata, Allarmista. 

Aibarell (Vasetto da unguenti 
o medicinali), Alberello. 

Albas, Albagio (1). (Di mattone)' 
Malcotto. 

Albera (Pioppo tremulo), Albe- 
rella. | (Anitra selvatica) Cana- 
piglia. 

Alber, Albero (2). On parch con 
tanti alber: Un parco con molti 
alberi. | (Nelle barche) Albero. 
« In la regatta a velia me s'è s'eep- 
paa V alber in sul pù beli»: « Nella 
regata a vela mi si spezzò l'albero 
sul più bello». | (In meccanica] 
L 'alber del torni: L'alberello del 
tornio. — del telar de fa calzett : — 
del telaio da calze. | Alber aene- 
alogich: — genealogico. | L r alber 
de Notai: L'albero natalizio. 

Albln (Con capelli bianchi e oc- 
chi rossi dalla nascita), Albino. 

Albioeu, Trogolo. (Degli uccelli) 
Cassetta. 

Album (Fogli rilegati con cura 
su cui stanno dediche, poesie, me- 
morie). Albo. 

— Albnmm, Albume. 
Alchermes (Liquore a base di 

cannella), Alchermes. 

Alchimista, Alchimista. Nella 
fr. in disuso Fa i guadagn de 
l'alchimista: Far il guadagno del 
Cazzotta, Opp. Far ì guadagni di 
San Bernardino (Siena). 

Alción (Uccello di mare), Alcio- 
ne. « El scirocchfort Va sbattuti fi- 
na chi ón alcion in la riséra»: 
«Nella risaja ho veduto un al- 
cione, che certo fu portato fin qui 
dallo scirocco». 

Alcova o Arcova , Alcova. 
« Scondet lì in l'alcova » : « Na- 
sconditi nell'alcova». 

Alamar (D. Sp.) (Bottoni in for- 
ma di ulivette con riscontri da al- 
lacciare), Alamari. 

— Alamarltt, Alamanni. 
Aleatlch( Vino toscano), Aleatico. 
Aleatori (P. N.), Aleatorio. On 



(I) Voce già usata a Firenze per una 
specie di panno chiaro. 

(*) Per antonomasia i Fior, chiamano 
albero 11 pioppo. Fra noi si chiama per 
ant. alber il castagno. 

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ALE 



eontraU aleatori: Un contratto a- 
leatorio. 

Alrtant (Voi. id.). Vedi Elefant. 
(In tose. Fid. è) Allifante. 

Alaga-e^ma (Unire documenti 
air atto principale), Allegare. « Chi 
Bianca ón aUgaa » : « Qui manca 
mi allegato ». 

Alegher, Allegro. Fa sta alegher: 
Far etare allegri. « Stamattinna el 
rid, el scherza, l'è alegher » : « Ride 
e celia; stamane è allegro». (Per 
galante) « Ai so temp l'è stada óna 
donnetta alegra » : « A' suoi tempi 
è stata una donnetta allegra o di 
sboeeio». | (Briaco in primo grado) 
« Oo beruu ón poo tropp e sont ale- 
gher » : « Ho bevuto un po' troppo 
o alzato il gomito e ora sono alle- 
gro». | Andà giò alegher: Allargar 
la mano Opp. Spender allegra- 
mente. Fa sta alegher con pocch: 
Far le nozze co'funghi. Oh' è poech 
de età alegher: C'è poco da godere 
o da star allegro. « Tocca sii bru- 
mista , alegher » : « Tocca su coc- 
chiere,8vefto o lesto ».(Iron.) « Ciao, 
alegher » : « Vatti con Dio ». On beli 
foghett alegher: Una bella fìain- 
matina! 

— Alegrla, Allegria. Vedi anche 
Legria. 

— Alegrament, Allegramente. 
Passa óna giomada'allegramcnt: 
Passar una giornata allegm mente. 

Alegrexs. N. fr. : T sett alcgrczz: 
Le sette allegrezze della Vergine 
Santa. 

Alerón (D. Pr.) (L'estremità d'u- 
n'ala). 

Aleat (Volg.). Vedi Lesi. 

Alev, Allievo. (Scuole) Alunno. 
(Be#tie| Allievo. • La vacca la g'à 
soft Valer » : « La mucca ha l'allie- 
vo ». ( Di piante) Salva. 

Alfabèti, Alfabeto. Andà per al- 
fabèti : Seguire l'ordine alfabetico. 

— Alfabeticn, Alfabetico. In 
ordin alfabetic : In ordine alfa- 
betico. 

Allftlfl X. fr. : Peraliam ria ni : 
Andar giù di strada. 

Allògg, Alloggio. Sta d'allogg 
in... : Star a casa in... Opp. Star 
d'alloggio in locanda. On maghe r 
aìogg : Un magro alloggio. Vitto, 
alogg e nelt de biancheria : Vitto, 
alloggio, lavato e stirato. 

— Alloggia , Alloggiare. « Copie 
foo mi a aloggià tutta sta gentt » : 



- 11 - ALL 

« Come io a alloggiare tutta que- 
sta gente?» 

AHón (D. Fr.). Alò. « Allon, font- 
rade chi»:* Alò. uscite di qua ». 

Allóra, Allora. | (Nel passato) 
« Allora V è minga adess » : « Non 
sono più que'tempi ». | (In tal ca- 
so) « Se la robba tè proni così, al- 
lora q'oo tort mi » : « Se la cosa sta 
eosì no torto io ». I (Rassegnazio- 
ne.) « Allora s'ciao ? » : « Oh allora, 
felice notte ! » | « L'era aniaa via 
allora allora » : « Era partito allo- 
ra allora o in quel punto ». « Al- 
lora come allora podeva; adess po- 
di pù » : « Allora come allora po- 
tevo; ora non posso più, Opp. 
Allora potevo, ora no». 

Alluma (Dar l'allume ai panni), 
Allumare (1). 

— Allumili, Allume. Allumm de 
rocca: Allume di rocca. 

Almanacch, Almanacco. 

— v Almanacca , Almanaccare. 
« L'è inatti che te staghet lì a alma- 
nacca su quell che dee succed»: 
« E inutile ohe tu stia tanto a al- 
manaccare su quel che dovrà ac- 
cadere ». 

Almanch o Almanca (Volg.). Ve- 
di Almcn, Almanco, Almeno. « Sont 
uovcr, ma g'avess almanc/i la sa- 
lut ! » : « Sono povero ma avessi al- 
meno la salute ». Almanch, al- 
manch: Almeno, almeno., 

Aloe(P. N.), (Pianta da paesi cal- 
di, ed erba amarissima), Aloe. 

Alon. Vedi Allon. 

Alp (Pascoli estivi delle mandre), 
Alpe. In settember i bergaminn 
rcgnen giò de l'alp : In settembre 
le mandre scendono dall'alpe. 

— Alpee o Alpador, Mandriano 
e Alpigiano e Pastore. 

— Alpinismo o Alpinista (P. N.), 
Alpinismo. Alpinista. 

— Alpin (Specie di truppa) (P. N.), 
Alpino. Bersaglier e Alpin in dò 
specialitaa di Italian: Bersaglieri 
e Alpini sono due istituzioni mi- 
litari speciali a noi Italiani. 

Alt, Alto. El mont Blanch V è 
pusse alt del Rosa : Il monte Bian- 
co sovrasta al Rosa. || (Per lungo) 
SV ann el carnet al V è molto alt : 
Quest'anno il carnevale e molto 



(1) Net dizionari della Ungua Allumare 
vale: Illuminare, Accendere. Vi manca 
il dar l'allume. 



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ALT 



12 - 



ALT 



alto. I (Per largo) Tila alta ón 
meter: Tela d'un inetro. g M. il. d.: 
« Alt i bócch! » : « Alto là ». Calza 
alt: Farla alta. / alt e boss de la 
fortunna o (Mia Borsa: Gli alti e 
basai della fortuna o della Borea. 
Fa alt e boss: Fare alto e basso, 

anche man bassa. Tratta o 
guarda de alt in boss : Trattare o 
guardare da alto in basso, Opp. 
in sussiego. In alto mar: In alto 
mare. (Al cane)* Alto! » : « Giù. Fi- 
niscila ». (T. mil.) «Alt!»:* Alto ». 

1 L'alta Cort de giustizia: L'alta 
Corte di giustizia. 

Altalenila (Tavola o trave sopra 
perno per gioco di ragazzi), Alta- 
lena (1). \ (Ordigno per attinger 
acqua nei campi) Mazzacaval- 
lo (2). (Fig.) Uè, dna continóa al- 
talenila de minister: È una conti- 
nua altalena di ministri. 

Altapaga, Soprapaga. 

Aitar, Altare. Aitar maggior: 
Aitar maggiore. Fa de eontro-al- 
tar: Far ilcontr'altare. Uè come 
a roball d'in su l'aitar: E come 
levar una cosa di su l'altare. (Pr.) 
Quell che è so se va a tornii ma- 
gara in sii V aitar (Ap prosa.): 
Essere come levar una cosa di su 
l'altare. 

— Altarin ( Fatto da ragazzi in 
casa), Altarino. Sonata i alturitt: 
Scoprir gli altarini. 

Alter, Altro. Vun e l'alter: Uno 
e 1' altro. « E d'alter cos' el desi- 
dera?»: «E altro % Opp. Desidera 
altro ?» « Nient' alter » : « Nul- 
l'altro ». « L' e guarii ì » « Oh al- 
ter! »: « È guarita lei ? » « Altro ! » 
« A Iter che andà pù a trovalla ! Uè 
là tutt el di » : « Altro che non an- 
darci pia ! È la tutto il gior- 
no». Se non alter: Se non altro! 
Senz'alter: Senz'altro. « Damen ón 
poo d'alter » : « Dammene un al- 
tro poco ». « Damen de V alter » : 
« Dammeue dell' nitro ». « On'al- 
tra , adess ! » : « Eccone un' al- 
tra nuova ! » « Alterchi ! » : «Altro 
che». Alter tant : Altrettanto. 
Tarn rnn per ón alter: Scam- 
biare da uno all'altro. « Adess V è 



(1) A Ffrenz© è chiamata cosi anche la 
nontra Scòcca. Vedi Scòcca. 

(2) Da non confonderli col Bindolo che 
e invece la nostra R(ruci« a tega- 



ón tutt ultr'omm»: «Ora egli ò 
un altro ». 

Alterà-eraa-era&s, Alterare. Ai- 
terà: Alterare le cifre. | « A sentì 
quella notizia el se subit alterna » : 
« A sentir quella notizia si è su- 
bito alterato». 

— Alteratoli, Alterazione. Al- 
teratimi de eifer: Alterazione di 
cifre. 

Alterch, Alterco. « Gh'è staa ón 
altere h (Atf.) tra lor duu » : « Ci 
fu fra loro due un alterco ». 

Altèrla (Voi. id.). Vedi Arteria. 

Altezza, Altezza. « FA ballon l'è 
(tutina sii a óna gran altezza*: 
« Il pallone si elevo a grande al- 
tezza». | Soa altezza: Sua altezza. 
| On Icnzceu de tre altezz: Un len- 
zuolo di tre altezze o teli. (Fig.) 
El vestii de quatter altezz: La bara 
o cassa da morto. Vess a l'altezza 
disòtemp (Civ.): Essere all'altez- 
za dei tempi. 

Altronde(P.N.).i>'oZ/roiufe:D'al- 
tronde. « D' altronde pensi pan 
che » : « D'altronde poi penso cne ». 

Ali (Lingua di cuojo tra l'orma 
e tomaio ) , Alzo. ( De' tipograti ) 
Sopporto. 

Alzà-lzaa-lzaM, Alzare. Alza su: 
Sollevare. Alza el eoo, % pee, la 
vós, i corni: Alzar il capo, ì piedi, 
la voce, le corna. | (T. di g.) Al- 
za icart: Vedi Lcvà..l (Ber vino) 
« Uà alzaa ón poo tropp » : « Alzò 
troppo il gomito». I (Per aizzare) 
Vedi Mett sii. | (Aft.) «El s'è al- 
zaa adess adess » (dal letto) : « S'è 
levato adesso adesso ». | (Inalzare) 
Alza ón mur: Alzar un muro. 

— Alzada, Alzata. Vota per al- 
zada e scénda: Votar per alzata e 
seduta. Alzada d'ingegn: Alzata 
di ingegno. Dagh V alzada a vun: 
Cavar i calcetti a uno (Ant.), Far 
cantare. j| Alzada di basèi: L'al- 
zata degli scalini. — de cart: — di 
carte. 

Alzamantes (Congegno nell'or- 
gano), Alzamantici. 

Alzapè (Serratura di usci e fi- 
nestre), Saliscendi. 

Alletta. Vedi Sambrueca. 

Ama, Amare. (Cose inanimate) 
/ eameli amen l'ombra : Le came- 
lie amano l'ombra. | (Pr.) Chi 
sprezza ama: Chi disnrezza vuol 
comprare. Chi ama Dio ama i so 
sant: Chi accarezza il cane vuol 



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AMA 



bene al padrone Opp. anche Do- 
mandalo all'amico mio ti dira quel- 
lo che dico io. Vedi Ben. 

Amabil (P. X.), Amabile. Vin 
amabil: Idem. 

A malati-nini. Ammalarsi e Am- 
malare. « A furia de cascia** ci *'è 
amalaa »: « A furia di accorarsi 
ammalò ». Tra** amalaa : Fingersi 
© Battersi malato. Andò gio — ; 
Cader malato. Ve** amalaa molto 
sul seri; Stare a pollo pesto. « G'oo 
tutt i me ridar amalaa^*: «I miei 
vitigni eon tutti ammalati ». (Pr.) 
Quand ttranuda V amalaa casciell 
ria de Vo*pedaa: Quando l'amma- 
lato stranuta segno è ch'egli e 
guarito. San, ran V atnalaa va a 
trova el *an (Manca il oorr. Ap- 
proda.) : Il cinesino fa l'elemosina 
al Duomo. 

àmalaatant (Volg. ant.). Vedi 
Anténna. 

Amar. Amaro. Amar come el 
tossieÀs Amaro come il veleno. (Sen- 
so morale) «L'è però amara*: «L' è 
amara!» Pari amara óna robba: 
Parer amaro. 

— Amareggia (Civ. aff,), Ama- 
reggiare. « Quel ficeu el me ama- 
reggia la ritta» : « Quel figliuolo mi 
amareggia la esistenza». 

— Amarètt (Dolce con man- 
dorle amare), Amarino. (Dim. di 
amaro) « Sto caffè l'è ón poo ama- 
rètt » : « Codesto o questo caffè è a- 
marino». Amarógnolo. 

— Amarena» Amarezza (1). « Sto 
ehinin l'è d' ón amarezza *propo- 
sitada » : « Questo chinino è amaro 
accidentato ». 

Amareni (P. N.), Amaranto. 

Alflftf*. Ammasso. « Gh'è li ón 
tal ama** de robba che *e pò minga 
passa » : « C'è lì un tal ammasso di 
robe, che non si può passare ». « L'a 
diti su ón ama** de botti » : « Disse 
un sacco di bugie». 

Affiatiate (Pietra preziosa), A- 
matiata. 

Amatór, Amatore. « L' è minga 
dama ón dilettante, l'è ón vero 
mmaior»: « Non è solo dilettante, è 
un vero amatore ». L'è minga doma 
amtator de caccia ; V è pa**iona- 



13 - AMB 

listini»: «Non è Koltimlo amatore, 
è veramente appassionato per la 
caccia ». 

Ambà-mbaa (Delle persiti ne a 
fessolino), Accostare. 

Ambasdator (P. N.), Amba- 
sciatore. « Te par et Vambasciator 
del fregg » : « Sembri l'ambascia- 
tore del freddo ». (Pr.) Ambascia- 
tor no porta penna : Àmbnsciator 
non porta pena. 

Ambi (Due numeri al lotto o 
sulla tombola), Ambo. 

— Amblett. « Hoo ciappaa ón am- 
ine (t de vint ghèi » : « Ho preso un 
ambuccio di venti centesimi». 

Ambient (P. N.), Ambiente. « Se 
pò minga tir in quell ambient»: 
« In queir ambiente è impossibile 
viverci ». 

Ambiatoli, Ambizione (1). «L'èóìi 
omm pien de ambizione : « È un uo- 



(t) In fior, si tua anche in «anso di 
mfJHxion* e di riaentimento. A Milano non 
lo ai va* •* non dn ehi pirla con affetta- 



vedere in carrozza ». 

— Ambialo», Ambizioso. Ambi- 
bizioson: Ambiziosaccio. 

Amblè (D') (D. Fr.), Di primo 
acchito. « La vengiuu d'amblé»: 
« Vinse di primo acchito». 

Ambra, Ambra. On bocchin 
d'ambra per el sighcr: Un boc- 
chino di ambra per il sigaro. On 
rin ch'el par ówambra :\ ino che 
pare ambra. 

Ambroroa, Ambrogio. On omm 
ancamò de quii de *anV Ambrmu* : 
Un uomo dello stampo antico. 

— Ambroalan, Ambrosiano. Rito 
roman e rito ambrorian: Rito ro- 
mano e rito ambrosiano. « L' è ón 
bon ambrosian » : « Gli è un buon 
milanese o un buon pastricciano ». 

Ambulanza, Ambulanza. Ade** 
gh'è i ambulanz civil e i ambulane 
militar: Ora vi sono le ambulan- 
ze civili e le ambulanze militari. 

Amed (Volg. P. N.). Vedi Amid. 

Amen, Amen, Così sia. « Tepodet 
no? Amen» : « Non puoi? Pazien- 
za!» 

America, America. « El par che 
l'abbia scopert l'America » : « Pare 
che abbia scoperta l'America o il 



fi) Il renio nobile della parola: desi- 
derio cioè di gloria e meritati onori, dal 
volgo milanese è poco capito nella parola 
ambizion. 



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AMT 



-14- 



AMO 



nuovo inondo». America/ (Esci.) 
Scialo ! 

Amlant (Sostanza minerale a 
prova di fuoco), Aminuto. 

Am ^ Hn, Amicizia. Fa o romp 
amicizia: Stringere o sciogliere n- 
micizia. Amicizia de sparli coi per- 
fidi : Amicizia, a prova di bomba. 
Avegh ón' amicizia: Vedi Kelazion. 
(Pr.) Patti chiari amicizia lónga: 
Patti chiari amicizia lunga. Dance 
e amicizia o mestizia, rompen ci 
coli a la giustizia: Quattrini e a- 
raicizia rompono il collo alla giu- 
stizia. 

Amld, Salda. Dà l'amido* collett: 
Dare la salda ai solini da eolio. 

— Amldeè, Venditore di amido. 
Amia. Amico. Ami» vece, giù- 

raa, del Leila, de cappell, de ta- 
vola, de casa, politich : Amico vec- 
chio, fedelissimo, da starnuti, da 
eappello Opp. da saluto, da tavola, 
di casa , politico. Amis de amis: 
Amico dell'amico. On parer de u- 
mis: Un consiglio da amico. Servi 
de amis: Servire dall'amico. L'a- 
mis sciresa : L' amico cigliegin. 
(Pr.) Mèi ón amis chedés parent: 
Gli amici si scelgono, i parenti si 
tengono come s' hanno. In d'ón bi- 
sogn ie conoss Vamis: In un bisogno 
si pesa l'amico. A Vamis o amxgh 
pelegh el figh,pela el persigh al ne- 
mis: Chi vuol far un piacere al- 
l'amico : spicchio di petto, culaccio 
e bellico ; chi vuol far dispetto al 
nemico: ciocia di vacca e legno 
di fico. 

— AmlBÓn, Amicone. 

Amisi (D. T.) (Specie di pellic- 
cia), Marmotta. 

Amolllent, Emolliente. 

Anun, Amo. 

Amolin, Ampolle.X'amoWn d e Vo- 
li e dell'asce: L'ampolla dell'olio ec. 

Amor, Amore. I (Asc.) Per amor 
di cinqu piaga: Per quelle cinque 
piaghe o_per amore di Gesù cro- 
cifisso! Per Vamór di Dio: Per 
l'amor di Dio. | (Terreno) Fa a 
Vamór: Far aU'amore. Yess in a- 
mór: Essere in amore. Fila clpcr- 
feU—: Idem. Tatuss d'amor: Spo- 
sarsi per amore. Fùxude Vamór: 
Figlio dell'amore. Per amor o per 
forza: Per amore o per forza. On 
vece che sta ancamo rò Vamór: 
Un vecchio-zenzero. Fa perd Va- 
mór aóna robba: Levar l'amore a... 



| (In senso fig.) Bócca che fa Va- 
mór cont i oregu: Bocca che ar- 
riva allo orecchie. « Quella tosettu 
Ve ón amor » : « Quella bimba è un 
amore ». « Car el me V... d'amor » : 
« Caro amor mio ». (Pr.) Chi se spo- 
sa d'amor creppa de rabbia : Chi si 
piglia per amore si tiene poi per 
rabbia. L'amor el ven de Vamór 
minga di schei (Appross.): Amoni 
fa amore, crudeltà fa sdegno. -4- 
mór de fradell amor de cor teli: 
Pan di fratelli pan di coltelli. / 
giuraìnent d'amor duren de di fin 
sira: Giuramenti d'amore, giura- 
ramenti da marinaro. Nò gtVe sa- 
bet senza sol, nò gh'e donna senza 
amor: Non c'è sabato senza sole, 
non c'è donna senza amore. L'a- 
mor el passa el guant: L'amore 
passa il guanto. L'amor Ve orb: 
L'amore e cieco. Amor, famm e 
tóss in tre robb che se fa conóss: 
Amore né tosse non si può celare. 
Amor propi: Amor proprio. (Spe- 
cie di rosolio) Perfett amor: Per- 
fetto amore. 

— Amoredei. Vedi Gratis. 

— Amorevol, Amorevole. On 
ficeu — come: Un ragazzo amore- 
volone. 

Amorott (Uccello verde), Calen- 
zuolo. 

Amorttnà (P. N.), Ammortizza- 
re. — ón debtt: — un debito. 

— Amortiixaiion, Ammortizza- 
zione. 

Ampi, Ampio (1), Impeto. Onatn- 
pi de gattàr: Un ìmpeto di catarro. 
On ampi de vomxt: Uno sforzo 
di vomito Opp. Urto di stomaco. 
On ampi de rabbia : Un impeto 
d'ira. 

Amplament, Ampiamente. « Tel 
disi amplament; così o insci se ra 
minga inanz » : « Te lo dico chiaro 
e tondo; così non si cammina». 

An (Sinc.) di Anca (Vedi). 

AnV' 1 », Annata. On annoda de 
soldo: Un'annata di stipendio. 

Analisi, Analisi. (T. scoi.) Fa 
l'analisi: Fare l'analisi. (Conclu- 
sione) In ultima analisi: In ultima 
analisi. (Voi. id.) « Mi parli ana- 
lisi de Ih » : « Io parlo analogamen- 
te o conforme a lei». 



(il Ugnili le toc!, non U senio. In fio- 
rentino ampio lignifica grande o diffuso. 

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ANA 



— 15 — 



AND 



Analliià, Analizzare. 



logia (P. N. Civ.) (delazione 
di somiglianza fra cose differenti), 
Analogia. Vessegh nissuna analo- 
gia „- Non esserci analogia (fra que- 
sti due termini). 

Ananas, Ananasso. 

Anarchlch (P. N.), Anarchico. 

Anben (Sinc. di Aneaben). Vedi 
Aneaben. 

Anc (T. di musica), Ancia. Vane 
de l'oboi: L'ancia dell'oboe. 

Anca, Anche. « Viti vegnì anca 
mi con rialter » : « Voglio venir an- 
ch'io con voi altri ». « Tee tolt su el 
fazzoletti » « Sì ». « E el por taf ami? » 
« Anca qttell»: «Hai con te la 
pezzuola o il fazzoletto ?» « Sì ». 
« E il portafogli f » « Anche ». An- 
easii: Oltracciò. P. E. : « E l'ha ciap- 
paa di bott, ancasì » : « E le toccò 
per giunta o per ristoro ». Aneas- 
see .-Di molto. P. E. : « L'è aneassee 
che se ne sia rieordaa » : « Gli è di 
molto che se ne sia ricordato». 
Aneaben: Ancorché. P. E. : « L'An 
sralisaa, aneaben ch'el g'avcgg el 
resolver » : « Lo svaligiarono an- 
corché o quantunque avesse la ri- 
voltella». Aneamò: Ancora. P. E. : 
« Te tee aneamò chi / » : « Sei an- 
cora qui I » «e Damen aneamò » : 
« Dammene dell' altro ». « Vanzi 
aneamò de» lira » : « Avanzo an- 
cora dieci lire». (Iron.) « On poo 
aneamò ! » P. E. : « Hai la fronte 
di negarlo I » «Mi 06 mangiaa 
poeeh ». « On póo aneamò ! » : 
« Ho mangiato poco ». « Va via ». 

?! (Tra fianco e coscia) Anca. 
Civ.) Anchctta, Coseetto. Onan- 
e betta de polngtcr: Un coscino di 
pollo. 
Ancnén (Volg.). Vedi Nanchfn. 
* ------ sìodi 



l (Custodia di imagini sa- 
cre), Tabernacolo. 

Ancora, Àncora. 

Andà -ndaa. Andare (1). | (Cam- 
minare) Ando, adree, adagi, im- 
presta, attorna, de pass, de trott, 
de galop j>, a gamba levada, lon- 
tan, vestn, su, già di scoi, innanz, 
indree, in strusa, a spass, Hrón 
Krdn, via: Andar dietro, adagio, 
in fretta, in volta, di passo, di 
trotto, di galoppo, a gambe, lon- 



(I) IsatraiereToli sarebbero 1 casi In mi 
«atra questo xerbo. Diano 1 più in uso. 



tano, yicinOj su e giù delle scale, 
innanzi, indietro, a zonzo o girel- 
loni, a spasso, via. « Podi minga 
andà » : « Non posso camminare ». 
Atidà innanz come i gamber: An- 
dar avanti come un gambero. — a 
pollee o a sloffen : — a pollaio o a 
dormire. — a tavola : — a tavola. 

— a tavola a san de campanin: 

— a tavola apparecchiata. — a 
eonfessass : — in chiesa. — eh' el 
diavol el le porta: Correre in- 
diavolatamente o Come se avesse i 
birri dietro. A longh andà: A lun- 
go andare. 

Andà in...: Andare in... P. E. : 
« In montagna, di volt, a andà in 
giò se fa pussee fadiga che a mon- 
ta*: « In montagna a discendere 
ai fa talvolta maggior fatica che a 
montare ». « Te vett in giò o te vett 
in sùf* : «Vai verso il dazio o verso 
il centro?» Andà in fumm dna 
robba : Andar in fumo. — in brazud 
de bislicchin: Vedi Bislicehin. An- 
dà in ton o in chicchera: Vedi 
Chicchera. Andà tutt in d'ón'ac- 
qtta: Esser in .un lago di sudore. 
Andà in acqua: Dimoiare. 

Andà ingemma: Andar in- 
sieme o assieme (1). P. E. : « Ghe 
andaremm ingemma» : « Ci an- 
dremo assieme ». « SU duu color 
van ben ingemma » : « Questi due 
colori s'accordano ». | « El me Cec- 
chin el comincia a andà lù de per 
Ih » : « Il mio Cecchino comincia 
a reggersi da so ». (j « Van minga 
ben ingemma » : « Stornino opp. Uno 
stride sulFaltro ». « El latt Te an- 
daa ingemma» : « Il latte impazzo». 
Andà ingemma la vista: Appan- 
narsi o confondersi la vista. « Me 
va ingemma i paroll»: « Non leggo 
più corrente ». A ndà intorno a batt 
la frttgta (Di ragazze girellone): 
Andare a mostra. 

Andà là. « Come vola t » « Voo 
là »: « Come va? » « Me la campo ». 
| « Sto vestii el pò andà là aneamò 
ón poo de temp » : « Quest'abito può 
servire ancora un po' di tempo ». 

!(In un luogo inteso) « Te see gtaa 
à ? » : « Sei stato laggiù? » | « Epa- 
tapónfeta, l'è a ndaa Ut come ón 
fass àe gquell» (Volg.) : « E tonfeto 
andò a gamb'alì'aria o cadde boc- 



(1) Voce bollata. 

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AND 



- 10- 



AND 



coni». | Andannfmura conpocch: 
Cavarsela con poca spesa o ca- 
varla pulita. 

Andàper: Andare per. P. E.: 
«e Voo a Romina per vede... » : 
« Vado a Roma per vedere... » 
Aiidà per fong: Andare a cercar 
funghi. Andàper aliarti riam (1): 
Andarsene pei buco dell'acquaio. 
— per cunt de...: Andare per conto 
di. P. E. : « Adess la fabrica la va 
per cunt del Comun » : Idem. 

Andasti. Andar su. P. E.: «e Va 
su dalla 8ura e digh, ecc. » : « Va 
su dalla signora e dille , ecc ». 
Andà su bella: Avere tre pani 
per coppia o Andare di rondone 
(P. U.j. — sii i interess: Accu- 
mularsi degli interessi. Va sit 
adess la predica: Il predicatore 
sale ora sul pulpito o monta in 
pulpito. Ando, sii de prezzi: Rin- 
carare. Andà su per sii : Perder- 
si, «e Quel me, pover credit l'è andaa 
sii per sii*:* Quel mio povero cre- 
dito è andato in fumo ». A sto mónd 
chi va su e chi va giò: Il mondo 
è fatto a scale, chi le scende e chi 
le sale. Aveghela sii con vun: A- 
vere il tarlo con alcuno. 

Andà via: Andar via ? Partire. 
Andà via col eoo: Farneticare. Fa 
andà via i macc: Cavare o levar 
le macchie. Vore andà via el noe 
del fregg: Sentirsi mozzar il naso. 
(In gioco di carte) Voo via: Pas- 
so o Vado via. M. d. d. : L'è ón 
omm andaa: È un omo andato. 
Per mal che la vaga: Per mal o 
male mal che la vada. L'è staa ón 
eontinóv andà e vegni: Fu un con- 
tinuo andar e venire. Lassass an- 
dà: Lasciare andare. Vess ón omin 
andaa: Esser un uomo finito. An- 
dà sul sicur: Andar sul sicuro. — 
in fila, in personna: — in fila, in 
persona. — fina infond a óna rob- 
ha: — fino in fondo a una cosa. — 
a taston : — a tentoni o a tastoni. 
« Ona robba che me pò minga an- 
dà <yt*ò» : « Una cosa che non mi 
vuol andar giù». Andà de so pe: 
Correre co' suoi piedi. Andà cci 
fiocch: Andar benone. Andà deso- 



li) Può avere una grande quantità di 
«ottinte«ì! e nareohidi impossibile trad ti- 
rlonc, Scantonare. Andar a far i suoi bi- 
sogni, Anrlar a trovar l'amorosa, ecc. «co. 
Vedi Aliam viam. 



ravia : Traboccare. « La me va 
no*: « La mastico male ». « Ch'el 
torna e andaremm intes » : « La 
torni domani e non ci sarà che 
ridire ». | (Convenire) « Andar ar, 
che mi avess dìtt attesi » : « Sarebbe 
a provarsi o bisognerebbe, che 
io avessi detto questo ». | « Ohe 
va tant ì » : « Ci vuol tanto 1 » « La 
va in ton » : « Veste alla moda ». 
Vedi anche in Va. 

(Pr.) Chi vanir vaga chi no 
vceur manda: Chi vuole vada e 
chi non vuole mandi. Dove ghe 
n'è gKcn va: Ricchezza fa ricchez- 
za, ecc. Mangia, bev e caga e las- 
sa che la vaga: Né di tempo né eli 
signoria non ti dar malinconia o 
Lascia andar l'acqua alla china. 
Dimm con ehi te vee (1) e te diroo 
chi te see: Dimmi con chi vai e ti 
dirò chi sei. 

(Fig.) Andà a Romma senza 
vede el pappa: Andar a Roma e 
non veder il papa. — a cà dei 
diavol calzaa e vestii: — a casa 
del diavolo calzato e vestito. -— a 
barilott: — in malora o sottoso- 
pra» -— a fass benedì: — a farsi 
benedire. — dent e f acura cai di- 
scors: Saltar di palo in frasca. 
Andà intorno la vós: — attorno 
la voce. Andà del corp: — di cor- 

?>o. Andà a Bagg a sona Vorghen 
Appros.j : — a farsi benedire. 

Anda adree. — adree a ón 
mort: Accompagnare o seguire un 
funerale. — faeura : — in campa- 
gna. — faiura de casa : Uscir di 
casa. •— adree a la moda : Andar 
dietro la moda o seguirla. « El va 
adree a parla mal de mi » : « Spar- 
la continuamente di me ». « Vegnem 
adree » : « Tieniti i dietro ».«J£l va 
adree ai so maner, al so parla » : 
«Imita le maniere, la parlata di lui». 
Andà adree cont i bei maner: Star 
intorno colle belle. 

Andà faiura: Andar in cam- 
pagna. — 'f acura de cà: Uscir di 
casa. (Fig!)« Te vettfaenra de cà, 
el me car fiaeu »:« Torna a casa 
figliolo, non sei in argomento ». An- 
dà faiura de post: Spostarsi. — de. 
la grazia de Dio o del birlo : Uscir 
de' gangheri. Fa andà vun faeura 



fi) Invece di vee sarebbe vètt (vai), ma 
per amor della rima li mantiene il vm- 



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AND 



17- 



AND 



di pee: Levarsi uno d'attorno o 
farlo ambulare. Andà facura % 
dcnl : Cadere i denti. « Jr è andaa 
fccnra ón vince de danee»: «Ho 
dovuto cacciar o cavar fuori un 
mucchio © un subbisso di quat- 
trini ». 

Andà giò. Andà già di Beai: 
Scender le scale. Andà giò de eor- 
da : Perdere V incordatura. — de 
strada: Uscire di strada. — giò 
d'óna strada ; Pigliare per la tal 
via. (Del sole) Andà gio: Andar 
sotto. — giò el cnu d' ón eavagn : 
Dar giù il fondo d'un corbello. 
— gio la rós: Affiochire. — el co- 
lar: Smontare di colore. 

Andà in. Andare in. Andà in 
barra : Andar in barca. Andà in 
acqua (della neve) Dimoiare. (Del 
ghiaccio) Liquefarsi. Andà in a- 
mor, in d'ón sudor sóli, in bestia o 
in furia, o in Crist, in bissa, andà 
per i o tn di einqti, o ses, o seti 
ann, in malora, tn nagott ; andà 
in fast, in polver de boeeaa, in 
strusa, in sii l'ossa: Sciogliersi, 
andar in amore, stillar dal caldo, 
dar nelle stoviglie o dar ne* lumi, 
entrar in bestia, a spinapesce, en- 
trar ne' cinque o sei o sette an- 
ni, andar m malora, sconchiu- 
dere o sfumare o andar a monte, 
andar a fascio, andar a babbori- 
veggoli, andar gironzando, andar 
«nlu& bara. A ndà in pas : Andar 
in pace. Andà in fuga : Vedi Fuga. 
A ndà in sfritta : Y edi Strusa. 

Andà intlrce. «e Vaindreeadigh 
che... »: « Torua da lui e digli che... » 
St'ann in ecce de andà innans l'è 
andaa indrec : Lo scolaro, invece 
di progredire ha dato addietro. 
cacali Ve andaa indrec: Il ca- 



El 

vallo ha dato addietro, 

— Andada, Andata. La vocerà 
stira Rosa Ve andada affare (Pop.) : 
La povera sora Rosa ò proprio u- 
no sfasciume. 

— Andant. Ve ón omm andant, 
sema boria: È un uomo andante, 
f*euza boria. (Mediocre) Bobfta an- 
danta: Roba grossolana. | (Tn mu- 
sica) Andante. A tidantin: Andan- 
tino. 

Andada, Andata. Andada de 
c«*rp: -Andata o tìunso di corpo. 
Sarttdnrn d'ón'andada o maiulada 
stélla: Toppa ad una sola manda- 
ta. AìtdiùUi e ritorno: — u ritorno. 



Andadóra, Andito, Corridoio. 
Gh'h ón" andadóra che disimpegna 
i stane: C'è un andito che lascia 
tutte le stanze libere. 

Andeghètt, Anditino. 

Andadura, Andatura. A l'an- 
dadura la me p(tr lee: All'anda- 
tura mi par lei. 

Andamónt, Andamento. Van- 
dament d'ón negozi, d'óna question, 
d'óna eaósa: L'andamento d'un 
negozio, d'ima questione, d'una 
causa. 

Andanna (Per Andadura). Vedi 
Andadura. (Abitudine) Va ciap- 
paa su V andanna de fa... : Pigliò 
il vezzo di fare. (Tratto dove il 
funajo torce il canapo) Andana. 

Andeghee (Uomo all'antica, o 
anche alla carlona), Anticaccio. 
Tm contrada di Andeghee : La via 
degli Andegari. De andeghee: Al- 
rnnticacoia 

Aneda, Anatra. — domestica, 
salvàdcga, ecc. : — domestica, sel- 
vatica. (Di donna sciatta che cam- 
mina male) La par ón'óneda: E' 
pare un'anatra. 

— Anedascla, Anatracela. 

— Anedin e Anedòtt, Anatrina 
o Anitroccolo. 

Anedòtt (Id. per Aneddoto), Ve- 
di Anéddót. 

Anèddót (D. Gr.) (P. N.) (Fat- 
terello curioso), Aneddoto. 

Aneli, Anello (da dito). Aneli de 
spós: Anello nuziale. Dà l'aneli: 
Dare l'anello. Aneli con brillant: 
— brillantato. (Cerchietti di ferro 
o d'altro su cui si montano le ten- 
de) Campanelle. (Della porta per 
picchiare \ Campanella. / anhi 
d'óna cadenna: Le anella d'una 
catena. 

— Anelitt, Magliette. / anelitt 
in di orècc : Le campanelle. 

— Anellón, Anellone e Cninpa- 
ncllone. 

Anema (Vole.). Y T edi Anima. 
N. ir. : Anema lonua: Spilungone. 

Ànes, Anice. Èenitntt d'anes: 
Confettini con anice. 

— Anesón de Bressa, Anicetta 
di Hrcscia. 

Anèss, Annesso. AnnenH(\) C con- 



fi) Quando si trovi un.i variante (con 
raddoppio di consonarne) corno in questo 
cnsn, s' Intendo <-hfi ormai la e;<»ntc civile 
pronuncia, «quella parola col raddoppio. 



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ANF 



-18- 



ANI 



ness: Annesso e connesso. El co- 
gin Vt annèss alpalan: La Casina 
è annessa al palazzo. 

Anfibi JP. N.), Anfibio. «J7è ón 
esser anfibi » : « Ei non è carne né 
pesce». 

Anfiteàter (P. N.), Anfiteatro. 
L* anfiteàter dell'Arenila: L'anfi- 
teatro dell'Arena. 

Angalètt (Con*, da angol reit). 
Taià ón'assa a angalett: Augnare 
una tavola. 

Angaria (P. N.). Angheria (1). 
« El seguita a famm milla anga- 
rii » : « E continua a farmi mille 
angherie o anche l'uomo addosso ». 

— Angaria (P. N.), Angariare. 
(Poco usato). 

Anger (Volg. ant.). Vedi Angiol. 

— Angerottèll e Anglolln, An- 
giolino. « Dopo che m'è mort el me 
poter angerottèll soni stada pù mi »: 
« Da che mi è morto il mio pove- 
ro angioletto non sono stata più 
io». 

Anglnna (P. N.), Angina. « Ut in 
lètt coìti oV anginna » : « È a letto 
eoll'angina. 

Angiol, Angelo. L'angiolcustod: 
L'angelo custode. (Pig.) / angiol 
custod (Basa.): I questurini. Andà 
d' angiol: Andare d' incanto. « Sto 
vestii ci te va d' 'angiol » : « Quest'a- 
bito ti va a pennello o ti sta di- 
pinto ». Bella come ón angiol: Bella 
come un angelo o Un occhio di 
sole. Canta, balla , pittura , sona, 
scriv, lavora, coinè ón angiol: Can- 
tare, ballare, dipingere, suonare, 
scrivere, lavorare come un angelo. 
Angiol sgraffignón: Angelo colle 
corna o angiolino da fogna. Quièti 
come un angiol: Tranquillo come? 
un agnellino. Insognai de vestiss 
d' angiol: Imaginarsi cose propizie, 
che non esistono. 

— Anglolln, Angioletto. Angio- 
lott, Bamboccio. (Nome proiirio) 
Angiolina, Angiolaeu: Angiolina. 

Angélich (P. N.), Angelico. «El 
g'à ón caratter angélich » : « Idem ». 

AngolÓB (P. N.), Angoloso. Ca- 
ratter angolós: Carattere angoloso. 

Angonia (Volg.). Vedi Agonia. 

Angùria. Vedi Inqìtria. 

Angustlà-stlaa-Btiass , Angu- 



(1) la Fiorentino è rer&mente sopruso; 
fra noi 4 piuttosto uuiatenxa prepotente. 



stiare. « Ch'el stoga minga li a an- 
gustiass » : « Non la stia a angu- 
stiarsi ». 

Aulenta (P. N. Aff.). Vedi Fre- 
giti, Nagott, Meni e Ùistriig. An- 
nientare. 

Ànim, Animo. « Fattanim »(Aff.j: 
«Fatti animo o coraggio». « Ani- 
mo ! » : « Suvvia ! » « Pèrdes d' a- 
nim » : « Perdersi d'animo o Smar- 
rirsi. 

Ànima Anima. Dà l'anima a 
Dio o al diavol: Render l'anima 
al Creatore. Duu corp e ón' anima 
sólla: Due anime in un nòcciolo. 
Voress ón ben all'anima: Volersi 
un bene dell'anima. Avègh o ntèt- 
tegh de l'anima: Avere o metterci 
dell' anima. Mangiass V anima : 
Mangiarsi l'anima. Anim del pur- 
gatori : Anime del purgatorio. Vo- 
sà come ón' anima dannada: Ur- 
lare come un'anima dannata. In 
corp e in anima: In corpo ed a- 
nima. / donn g'an seti anim e ón 
animiti (Appross.): Le donne han- 
no un punto più del diavolo. « Mia 
zia bon' anima » : « Mia zia buon a- 
nima ». Cura d'ani/n: Cura d'ani- 
ine. (Fig.) iVò gh'è anima viva: 
Non c'ò anima nata. Tra su l'a- 
nima: Recere l'anima. (Di uomo 
grandissimo) Anima lónga: Ani- 
ma lunga, (hscl.j « Anima sacchet- 
ta/ »:« Per l'anima mia o Anima 
buscherona ! » jj (Il centro del le- 
gno) Midollo, f (Dei bottoni) Ani- 
ma. | (Ferro arroventato da sti- 
ratola) Anima. 

— Anlmètta, Animetta. 

— Animiti Animina.Vedi Anima. 

— Anlmà-imaa-imass, Animare. 
« Sta s e è mia chi bisogna ammalia 
pussec » : « Codesta scena andreb- 
be più animata ». « Bisogna vede 
ci me cavali come ci se anima a 
sentì i trombett » : « Bisogna vedere 
il mio cavallo come si anima o si 
sbizzarrisce a sentire le trombe. » 
La conversazión l'è animada: La 
conversazione è animata. 

Animai (P. N.), Animale. Ani- 
mal de l'Africa o del preseppi: A- 
nimalaccio o Buaccio. « Te scc ón 
beli animai/ » : « Sei un bel porco. » 
« Incoia èmm mazzaa ón' ani mal » : 
«cO^gi abbiamo ammazzato un 
majale» (pizzicagnolo che parla). 

Animósitaa (P. N.). Auimavver- 
sione. « El g'à con mi de Vanimo- 



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ANM 



- 19 — 



ANO 



situa e mi soo nò el perchè » : « Ha 
dell'astio con mo e non ne so la 
cagione ». 

Anmò , Ancora. Vedi Anca. 
« Vanzi anmò des tira de ti » : « Mi 
devi ancora dieci lire ». « G'oo H 
mnmò ei tò liber » : « Tengo ancora 
Il quel tuo libro ». « Per quella mi- 
seria font anmò mi»: «Per una 
miseria a quel modo sono sempre 
lo stesso ». « Se anmò anmò Vate** 
faa o diti... pazienza » : « Se anco- 
ra ancora avesse fatto o detto... 
pazienza ». « Se ghe sarèmm an- 
mò » : « Se ci saremo ancora. « Pic- 
eken anmò » : « Han ripicchiato 
Opv. Picchiano daccapo ». 

Ann, Anno. / ann ae la discre- 
zione Gli anni della discrezione. 
/ ann de Matusatcmm : — di Ma- 
tusalemme. Andà in di trii, in di 
qnattr* ann : Entrar nei tre , nei 
quattro anni. A fida per i trii, i 
quattr'ann, che: Andar i tre, i 
quattr'anni dacché. Ave passaa i 
seU'ann: Non esser più un ra- 
gazzo. Ann climaterich: Anno cli- 
materico. L'ann cheven: L'anno 
venturo o di poi. L'ann del duu. 
ei mes del mai : Alle calende gre- 
che- Capp d f ann : Capo d' anno. 
On ann con Valter: Un anno per 
l'altro. Vess matt tredes mes a 
rann : Esser matto tredici mesi 
dell'anno. « Uè anni annòrum che 
no se tedem » : « Sono anni ed an- 
ni che non ci vediamo. » Porta ben 
i so ann: Portar bene gli anni. 
Yess molto innans coni i ann. Es- 
ser molto in là cogli anni. (Pr.) 
Chi fa a so mcrnd scampa des 
ann de pù: Chi fa a suo modo 
non gli dole il capo. Ogni ann 
en pana rnn: Idem. 

— Annett, Annetto. La g'à i so 
bèi annitl: Ha i suoi annetti. 

— Annxl a , Annata. Annoda bon- 
na : Buona annata. On annoda de 
fitt: Un annata di pigione. 

— Anniversàri , Anniversario. 
Ineotn Ve Vanni ter sari della batta- 
taglia de San Martin: Oggi e Tan- 
ni versano della battaglia di San 
Martino. 

— Allunai. Annuo e Annuale. 

— Annualità* (P. N.), D'ogni an- 
no. « 3C an pogaa la mia annua- 
liiaa » : « Mi diedero la somma con- 
venuta d'ogni anno». 

Uga, periti, persich de 



sant'Anna: Uva, pere, pesche 
che maturano a sant'Anna. 

Anòdln, Anodin. Vedi Liquor e 
Inguent. 

Anònima (P. N.). Lettera ano- 
nima: Lettera cicca. U e rcstaa 
anonim : Non se ne sa l' autore. 
| (Di società) U Anonima: L'Ano- 
nima degli omnibus. 

Ansa, Ansa, Destro. « EI g'à 
daa ansa de rispondegh mala- 
ment » : « Gli ha dato l'ansa o l'ap- 
piglio di rispondergli male. » Lassa 
ansa de scappa: Lasciar campo 
a fuggire. 

Anaietaa, Ansietà. Viv in, sta 
in, spetta con — : Vivere e stare 
in ansietà. Aspettare con ansietà. 

— Anslói, Ansioso. 

Anta, Anta, Imposta. Anta sno- 
dada : Imposta snodata. J Riva a 
Vanta (ai 40 anni): Arrivar agli 
anta. 

— Antin. (Per chiudere la fine- 
stra lasciando entrar la luce), In- 
vetriata. (Con carta) Impannata. 

— AnUnna, Sportellctto. Anton : 
Sportellone. (Nei canali naviga- 
bili) Sostegno. Vedi Conca, 

Antan a (Sorta di- rete per uc- 
cellare), Ragna. 

Anteàtt (P. N.) (T. forese), An- 
teatto. « Sta carta la va unxda ai 
anteatt » : « Questa carta va unita 
agli atti precedenti ». 

Antecedènt (P. N.) (Che va a- 
vanti), Antecedente. 

Antecessòr (P. N.), Antecessore. 
« L e staa ci me antecessòr in uf- 
fizi » : « È stato il mio antecessore 
in ufficio ». 

AntoccBur (Malattia de Va valli), 
Anticuore. I « Te see ón gran an- 
tecoeur » (Volg.) :« Sei pur seccan- 
te». 

Antecrist (P. N.) , |Antecristo. 
Vedi Cristón (Modo basso). 

Anténna, Antenna o Abetellajo 
Ritto. « An aia piantaa i antcnn 
per la fabbrico » : « Hanno già pian- 
tate le antenne per lavfabbnca. » 
| (A cui sta attaccata la vela nei 
canotti) Antenna. 

Antepart (Ciò che nei contratti 
di mezzadria si leva pel padrone), 
Antiparto (P. U.). 

Anteponn (P. N.) (Mettere avan- 
ti), Anteporre (P. U). 

Anteriòr (P. N.). Anteriore. 

Antaiin (Pesciolino del Lario), 



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ANT 



— 20 — 



ANT 



Agoncello. Antesitl saltaa : Agon- 
celli fritti. 

Anticàmera, Anticamera. Fa o 
fa fa anticamera: Fare o far fare 
anticamera. « Per Ih gh' è minga 
de anticamera » : « Per lui o per lei 
non c'è — o portiera ». « ift /'a spel- 
taa in anticamera »: « Lo aspettò 
in — o sull'entratura ». 

— Anticamerètta (P. N.), Anti- 
cameretta. 

Antlch, Antico. Mobil antiche 
Mobile antico: «Antich come el 
caga a hrasc » (Triv.) : « Antico più 
del brodetto o meglio Più. antico 
del brodetto ». 

— Antichità*, Antichità. * El 
g'à in casa tanti antichitaa » : « Ha 
in casa di molte anticaglie ». « Oheu 
l'è pam minga de sta gran anti- 
chitaa » : « Non e poi l'antichità di 
Brescia ! » 

— Antighòtta. « L'è minga mal, 
ma la g r à el fa de antigheita » : 
« Non ò brutta, ma ha il vec- 
chino» (1). 

— Antigott, Attempatoti. 

— Antlcament, Anticamente. 

Anticlpà-ipaa (P. N.), 'Antici- 
pare. « A ntlcipem la mesada»: 
« Anticipami la mesata ». « St'ann 
oo antìctpaa la vacanza » : « Que- 
st anno no anticipata la vacan- 
za». 

' — Anticlpazión (P. N.), Antici- 
pazione. « Oo ricevuu ón' antici- 
pazion » : « Ricevetti un' auticipa- 
zioue ». 

— Antlclpazlonòtta, Anticipa- 
zioneella. 

Antidata (P. N.) (Data anteriore 
alla vera in scrittura), Antidata. 

Antifona (Oiv.), Antifona. « L'è 
chi Ih con la solita antìfona»: 
«Ripete sempre la stessa anti- 
fona». (Per dar a capire) « Tee 
sentii l'antìfona? Bisogna pa- 
gali»: «Hai seutito l'antifona? 
Bisogna pensare a pagarlo ». 

Antigrass (P. N.). (N. ir.) Lu- 
nedì, martedì, ecc., antigrass: Il 
lunedì o martedì della settimana 
che precede quella grassa. 



(1) X'.-ipprossuna. ma non rondo preci- 
«n mento la frase milanese. 11 vecchino è 
relativo all'età e al portamento inniemo 
(un po' palatina). El fa de antighetta è 
n-lativo alla mossa delle vesti, all'aria, 
all'andatura anche di giovino donna. 



Antimòni (Metallo), Antimonio. 

Antlpast, Antipasto (1), Priu- 
oipii. « Oh' era ón antipast de sar- 
dinn caciai e oliv » : « I principi i 
erano di sardine, caviale e olive ». 
(Il popolo li chiama scherz. anche 
Cominci, all'antica). 

Antipategh (P. N. Volp.), Vedi 
Antipatich sotto Antipatia. 

Antipatia (D. Gr.), Antipatia. 
« Mi g oo dna gran antipatia per 
el gimugh » : « Io ho una grande — 
o avversione per il gioco». «El 
patiss i antipatii » : « Soffre di an- 
tipatie ». 

— Antipatich (P. N.), Antipati- 
co. — come el dolor deventer: — 
come il dolor di pancia (Volg.). 

Antlport, Antiporto (2), Uscio. 
« El par ón antiport de scióri » : 
«È secco come un uscio». 

— Antiportin (Piccola imposta), 
Usciolo. 

Antiquari, Antiquario.* Ind'óna 
ecdrinna de antiquari oo vist... » : 
« In una vetrina di antiquario ho 
veduto. » | (Per uomo all'antica). 
Vedi AmUghee. 

Antivigilia, Antivigilia. L'anti- 
vigilia de Pasqua: — di Pasqua. 

Antiboin (P. N., lì. St.) (Solda- 
to d'una legione in difesa del po- 
tere temporale), Antiboino. 

Antdcà (D. Pr.) (Ombrello per il 
sole e per la pioggia), Entou- 
cas. 

Antresoll (D. Fr.) (Che sta fra 
pian terreno e piano nobile), Mez- 
zanino. 

Anualltaa (Tributo annuo), An- 
nualità. 

Anvelopp (P. N., D. Fr.), Busta 
(da lettere). 

Anzanna (Di strada), Alzaia (3). 

Anzian, Anziano. Ansessor an- 
zian : Assessore anziano. (Addetto 
ai funerali) L' Anzian , e volgar. 
El lanziun: Funerario. 

Aòff! Uff Opp. Ohibò! 

Apait (P. N.), Appalto. « L'à loti 



(!) Pietanza a Pir. che vien in tavola dopo 
la minestra nei desinari di famiglia. 

(2) Antiporto è la prima porta d'una for- 
tezza, e anche andito fra porta o porta 
d'una città. 

(3) L'alzaia è veramente la fune attac- 
cata alle barche tirate da cavalli con- 
ti-' acqua, sulla strada che costeggia il 
fiume o il canale. 



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APA 



- 21 _ 



APO 



i m appalt la polizia di strad » : « Pre- 
se in appalto la pulizia delle 
strade». 

— Apalta-paltaa (P. N.), Ap- 
paltare. 

— Apaltadór (P. N.) f Appal- 
tatore. yi 

▲pareat (P. N.), Apparente. 
L e pussee aparent che real ; È 
spolvero ! 

Aparixión (P. N.), Apparizione. 

Apartament, Appartamento. On 
appartament de volt stans: Un ap- 
partamento di otto stanze. 

— Apartaa (P. N.J. Appartato. 

— Apaxtamentin (P. NT), Quar- 
tieri no. 

Apatia (P. N.), Apatia: « Èsv- 
beniraa V apatia politica » : « Su- 
bentrò l'apatia politica ». 

Apèn, Appello. Andà in appell: 
Andare in appello. | (Milizia) Ap- 
pello. I ess present a V appell : Tro- 
vami all' — , o alla chiama (Pop.). 

— Appellasi (P. N.), Appellarci. 
« El #' è appellaa e Va vint la 



▲penula (P. N.), Appennino. 

Apertola, Apertura (1), Ernia. 
Per % apertur ghe Tarar el cinto 
(Civ.) el hraghee (Volg.) : Per le 
ernie occorro il cinto o il bra- 
chiere. 

Apertament (P. N.). Apertamen- 
te. « G oo parlaa molto — » : « I- 
dom ». 

Apeti-etli (P. X.) Appetì™. 
« Qui ostrieh i oo appetti i ni me usa- 
rne nt » : « Quelle ostriche le ho 
guatate assaissimo ». 

— ApetfW, Appetito. Ouzzà Vap- 
J»*i i: . buzzicar 1' — . (Sch.) La 
fabbrtea de Vappetitt: Lo sto- 
maco. (Pr.) L'appetta Ve la mina 
pò ftonna che ghe aia: Tutto e 
bono colla salsa di 8. Bernardo 



Opp. Appetito non vuol salsa. 

« Bon apetitt » : « Buon appetito ! » 

:. di meli " 

» npiuola. 

Vedi Pian, 



r...» - . ^ muuh api__._ 
- ** , (Affi?, di mela). Pomm 
api ; Mela npiuola. 



Api» (Id.). Vedi Lapis. 

Aplica-icaa-icas. Applicare. « AY 
rè applicati al disegna: «Si ap- 
plicò al disegno ». | « L' è andua 
a Vasta el g'a applicaa anca lu »: 

fi) Nel parlar cWfle il om in tatti i 
•enti dell» lingua: Apertura di $còl; — 
dell* mole. — d'ona strada (krrada, eoe. 



« Andò all' usta e ci ha «indi- 
cato ». * L 

ApocaUsg (P. N.). Apocalisse. 
±*l cavali de VApocaliss: Idem. 

Apòcrif (P. Nj, Apocrifo. 

ApogJC, Appoggio. Cerca ón ap- 
poffg: Cercare appoggio. 

Ipòline (In) (K tf!j. Sta in «- 
polline; Star in apolline. «Mm'a 
semi in apolline » : « M'ha servito 
m apolline o nel coscietto ». 

Apónt, Appunto. « Oh, apóni; 
de pia che te vedi » : « Oh, appunto: 
giacché ti trovo ». 

Apóntament, Appuntamento. 
Vedi Randevó. | « Cosso te gh'ee 
al mes de appóntament? » : « Quan- 
to ricevi di onorario al mese ? » 

ApÓB, Dietro. (Ai bambini) El 
via el sta após a Vuss: L'erba vo- 

Sho non cresce nemmeno in Bo- 
oli. « Ma V è minga chi após a 
l usa, per toa regola » : « Ma non 
è la via dell'orto, sai ! » 

Aposltament, Apposta. «L'oo 
faa apositament » : «L'ho fatto ap- 
posta ». 

ApòjtOl (P. N.), Apostolo. Certi 
anarchichj adess se aiehiaren apò- 
stoi : Certi anarchici ora si dichia- 
rano apostoli. 

Apostrofa (P. N.), Apostrofare. 

Aparensa. Apparenza.- (Prov.) 
L aparensa V inganna ; L* appa- 
renza inganna. 

Appènna, Appena. « Se appee- 
na appennn Valsa la vós tee la 
trèmma come óna ferula » : « So 
nulla nulla egli nlza la voce essa 
trema come una foglia». 
j Apprendista (P.N.), Appren- 
dista. 

Apprenslón (P. N. Aff.), Ap- 
prensione. Meli o sta in apprcn- 
sion ; Mettere o stare in appren- 
sione. 

Aprèse , Appresso. A press a 
pocch: Presso a poco. « Ven chi 
pussce aprcss » : « Accostati a me 
o ratti in qua». 

Apprètt (I). Fr.), Apparecchio (1). 
Ja l aprètt: Dar il cartono a' pan- 
nilani. (Come pasta d'amido) Salda. 

Aprii, Aprile. (Pr.) Aprii natica 
on fil : Quando il giuggiolo si ve- 
ste e tu ti spoglia. Aprii ghe irà 

(l) L'apparecchio è 11 Uscio che si «la 
alle tele e ai panni, ma è in disuso. Om 



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APR 



-22 - 



ARA 



trenta e se piovèss trentun fa mal 
a nissun : Acqua d' aprile ogni 
goccia mille lire o Apnl piovoso 
anno fruttoso. Aprii dolce dor- 
mir : Aprile dolce il dormire. 

Aprceuv (Volg. Ant.), Appresso. 
Vedi Aprèss. 

Aprofltta (P. N.), Approfftttare. 
« Emm aproffittaa de sta conqión- 
tura » : « Ci siamo approfnttati 
dell'occasione ». 

AproBslmativ (P. N.), Appros- 
simativo. 

— Aproaslmativament, Appros- 
simativamente. 

Aprova-provaa-provasa , Ap- 
provare. Él Parlament Va appro- 
vaa: 11 Parlamento approvò. 

Aqua. Vedi Acqua. 

Aquila (P. N.), Aquila. Sgarì 
come ón' aquila : Strillare come 
un'anima dannata. « L'è minga ó- 
n' aquila, ma V è ón bravo fimi » : 
« Non ò un'aquila, ma è un bravo 
figliolo ». (Pr.) Cauteli, aquila e león 
in arma per tutti i eantón (Ap- 
pross. ): In araldica di castelli, 
di aquile e di leoni non v'ha 
penuria. 

— Aquilin (P. N.), Aquilino. 
JWi# aauilin : Naso — . 

Ara (l), (Nome proprio). Ara bel- 
l'Ara dmeesa Cornara, de V or e 
del fin, ecc. (Appronto : Pan uno, 
pan due, ecc., pan sette, pan otto, 
casca in terra e fa un botto, ecc. 
(Lucca). | (Ordigno da maniscal- 
chi) Travaglio. 

Arà-araa, Arare. Ara ón praa 
mai staa toccaa: Dissodare un 
prato. | (Fig.). Ara drizz : Arar di- 
ritto e più comune Rigar dritto. 
(Prov.l Se i bceu veeùren minga 
ara te bèli pari a zi fola: Se il bue 
non vuol bere è inutile il fischiare. 

— Araa, Aratro. 

— Aratori, Aratorio. 
Arabesca (P. N.), Arabeschi. I 

arabesch del plafon: Gli arabe- 
schi del nnlco. 

— Arablch, Arabico. Gomma 
arabica : Idem. 

— Arabo, Idem. On cavali ara- 
bo: Idem. 

Aragosta, Aragosta. 
Aranclada (P. N.), Aranciata. 
Aralda (Erba medie), Digitale. 



Aràldica (P. N.), Idem. L'aral- 
dica la torna de moda : L'araldica 
torna in onore. 

Ara» (Volg.). Vedi Boa. 

Arasi (P. N.), Arazzo. I famosi 
arazz de casa Arch...: I famosi 
arazzi di casa... 

Arblcòoch. (Albero) Albicocco. 
(Frutto) Albicocca. 

Arblon (Legume), Pisello. 

Arbltrass-traa, Arbitrarsi (1). 
El sé arbitraa de fa de sóa testa 
quella spesa : Si arbitrò o si prese 
la liberta di fare di suo capo 
quella spesa. 

— Arbitri. On capp d' arbitri : 
Un originale. 

— Arbitrari, Idem. On att arbi- 
trari: Un atto arbitrario. 

Arborella (Pesciolino de' nostri 
laghi), Alborella (da albo e sìgni- 
gnifìca pesce argentino). 

Arborinn. Vedi Erborinn. 

Arca, Arca. Pari l'arca de Noè : 
Parer l'arca di Noè. L'è l'arca di 
mineión : È l'arca degli imbecilli. 
On'arca de sapienza: — di sa- 
pienza o di scienza. L' arca de 
sant Peder mar tir in sant Eu- 
storg: Il sepolcro di san Pietro 
nella chiesa di sant'Eustorgio.. 

Arcanglol , Arcangiolo. L'ar- 
cargiol Gabrieli : L'arcangelo Ga- 
briele. 

Arcano (P. N. Civ.), Arcano. 
«e El m'à svelaa el grande arcano » 
(Sch.): «Mi svelò il grande ar- 
cano». Vedi Misteri. 

Arch, Arco. A sest acutt: A se- 
sto acuto. L'arch o Varco del Sem- 
pion: L'arco del Sempione. | 
L'arch di zii : L'arco delle ciglia. 

L L'amor clpitturen con l'arch e 
faretra (Civ.): Si dipinge l'a- 
more coll'arco e la faretra. 
Arcada. Arcata. 

— Archètt. (Del violino), Archet- 
to. (Per pigliar uccelli) Archetto. 
(Del trapano) Archetto. Architi 
(Delle carrozze): Traversine. 

Architòtt, Architetto. Ingegnce 
architett: Ingegnere architetto. 

— Architetta (P. N.), Architet- 
tare. 

— Architettura, Idem. 

— Archltray, Architrave. 
Archivi, Archivio. Archivi de 



fi) In Italiano come si sa è tutt' altro. (1) Voce bollata !n letteratura, Vedi so- 
Qneito nome in Toscana non si dà. stltuto: prendersi le libertà. 



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ABC 



-2S- 



AEE 



Stai: Archivio di Stato. * In del 
mi archivi de casa » : « Nel mio — 
domestico ». 

— Archivista, Archivista. 

— Archivia (P. N.h Archiviare. 
Arddiacon, Arcidiacono. 
Arddncca, Arciduca. Al temp 

de l'arciduca Massimilian: Idem. 

Ardpret, Arciprete. 

ArcUbróffón, Baccalare. Arci- 
fanfano (non comune). « Él vozur 
predica sii tutt, quelV arcisbrof- 
fon • : « Queir arcifanfano vuol 
sempre dire la sua». 

Arcivèacov (Dign. eccl.), Arci- 
vescovo. 

— Ardveeoovaa, Arcivescovado. 
Aroobalènno (Volg.), Vedi Ar- 
cobaleno. 

Arcobaleno, Arcobaleno. 

Arcòn (T. da fornai), Casea- 
madia. 

ArcoTa, Alcova. 

Ardent, Ardente. (Di cavallo) 
Focoao. | La cappella ardent : La 
eappella ardente. Question — : 
Questione ardente. 

— Ardentèll, Ardentello. 

— Ardenza, Ardenza. Vèss in- 
ardenza: Essere in ardenza. 

Ardi-rdìi. « Uà ardii defamm 
la eòa dichiarazion d'amor » : « Si 
è fatto lecito di farmi la sua di- 
chiarazione d'amore ». « Come V e 
eccito e ardii él tò Gigio » : « Co- 
me è lesto e ardito il tuo Gigi ». 

— Ardlment (P. U.), Ardire o Ar- 
dimento. « El a'à anni ón beli ar- 
di meni » : « Ebbe un boli' ardire ». 

— Ardimento*, Ardimentoso. 
« Quel fictu Ve tropp ardimentós » : 
« Quel ragazzo è troppo o avven- 
tato. » 

Ardión, Ardiglione. « Me s'è roti 
Vardión de la fibbia » : « Mi si 
spezzò lo spilletto della fìbbia». 
Mette* in ardion: Mettersi in ar- 
nese o in gala. 

Arèd, Arredo. Arcd de giesa: 
Arredi sacri. 

Arem (P. N.), Harem. 

Arenila (Volg.). Vedi Arena. De- 
dree de V A rènna : Fuor di mano. 

Arent (Volg.). Vedi Apress. N. 
fr.: Tira arent : Accumulare. 
« Fati arent »: « Fatti più in qua ». 
« Tira arent Fuse » : « Accosta l'u- 
scio ». Fa arent i dance per ci fili : 
Metter da parte poco a poco i 
quattrini per la pigione. 



Arèst, Arresto. Mandaa d' ar- 
resi : Mandato di cattura. (Milit.) 
Arrest in casa: Arresto in casa. 
— in fortezza : Idem. 

— Arestà. Arrestare. « An arre- 
staa el tal che Vera in lètt » : « Han- 
no catturato il tale, che era a let- 
to ». « An arrestaci el tal che scap- 
pava » : « Hanno arrestato il tale 
che fuggiva». 

Aretraa, Arretrato. Debit are- 
traa de vott. nceuv ann : Debito — 
o vecchio di otto nove anni. Vèss 
in aretraa de notiti: Essere ad- 
dietro o in ritardo di notizie. 

Argàn JD. Fr., P. U.) (Lucerna 
con riverbero), Argan. (Dei teatri) 
Nicchi (in dis.j. 

Argen (Volg.). Vedi Argin. 

Argent, Argento. A rgent plachè : 
Argento placche. Argent filaa: 
Canutiglia. Argen vir : Argento 
vivo o Mercurio. Avegh adoss Var- 

Scnt viv : Avere l'argento vivo ad- 
OS80. Moneda d' argent: Moneta 
d'argento. 

— Argentari, Argenteria. 

— Argentln, Argentino. Vós ar- 
gcntinna: Voce argentina. 

Àrghen, Argano. Arghcn oriz- 
zontai: Bùrbera o Omomorto. 
« Ghe vocur i arghcn per carati 
focura óna paratia ? » : « Ci vuol gli 
argani per cavarti una parola ? » 

— Arghenón, Grondo argano. 
(Per la pasta) Arganello. 

Argln, Argine. Argin macstcr : 
Argine maestro. (Fig.j* Final meni 
g'an miss ón argin ai spes » : «Fi- 
nalmente ci han messo un argine 
alle spese ». 

— Argina, Arginare. «< A Rom- 
ma in adree a argina el Terere» : 
« A Roma stanno arginando il Te- 
vere ». 

— Arginatura, Arginatura. 
Argoment, Argomento. « FI a' à 

certi argoment che ri persuaa » : 
« Ha eerti argomenti o certe ra- 

Sioni che persuadono». (Soggetto 
i commedia, di romanzo) Argo- 
mento. 

Arguì, Arguire. « Oo arguii dal 
so discór8 t che ci g' areca di gran 
fastidi » : « Ho arguito dal suo di- 
scorso ch'egli avesse di molti so- 
praccapi ». 

Aria o Ari, Aria. Aria pura, co- 
lada , balsamica , grossa , umida , 
remondinna, ecc. : Aria pura, co- 



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ARS 



-26 



ART 



V 'arsenal»: La soffitta egli la 
chiama l'arsenale ». 

Arsenegh (Volg.).Vedi Arsenich. 

Arsenich , Arsenico. « Oo com- 
praa in del droghee ón poo de ar- 
senich per fa mori i rati » : « Ho 
comperato dal droghiere un po' 
d'arsenico per uccidere i topi ». 

ArsgSan (D. Fr.), Denaro. I/ar- 
sgian fé té : I quattrini fanno an- 
dar l'acqua all' insù. Arsgian pla- 
ehé. Vedi Argent. 

Arsón (D. Fr.) (Ordigno da cap- 
pellai), Arco. 

— Aroonà, Sfìoccare,Batterc col- 
rarchetto. 

Arsura, Arsura e Arsione. « Sto 
ann in campagna grand'arsura » : 
« Quest'anno in campagna grande 
arsura ». «Qh'oo óna gran arsura 
in gola » : « Sento in gola una 
grande arsione ». 

Artefaa, Artefatto. 

Arteria (P.N.), Arteria. 

Artesan (Volg. ant.). Vedi Ope- 
rare. 

Artesiàn, Artesiano. Pózz arte- 
sian : Pozzo artesiano o trivellato. 

Articiòcch, Carciofo, — fiorón: 
— madornale. A rticiòcch de stim- 
ma: — vettajolo. (T. di sprez- 
zo) « Te see propi ón articiòcch » : 
« Sei un vero carciofonc ». 

— Articioccón, Carciofonc. 

— Artlciocchln, Careiofuccio. 

— Articiocchèra, Carciofaia. 
Artlcol, Articolo. Articol de fond 

(nei giornali) : Articolo di fondo. | 
(Commercio) « Quest l'è ón articol 
cha g'à semper ón gran smercio » : 
« Codesto articolo ha sempre molto 
spaccio ». I « Articol musica l'è ón 
cafit » : « Quanto a musica egli è 
maestro ». 

— Articolista ( P. N. ) , Artico- 
lista, Redattore. 

Artificiai, Artificiale. I foeugh 
artificiai: I fuochi artificiali. A7 
giazz artificiai: Il ghiaccio artifi 
ciale. 

— Artlflclalment, Artificiai 
mente. 

— Artifixi (P. N.) f Artificio. « Uè 
staa ón artifizi del Giovann per 
famm andà debass » : « Fu un'astu- 
zia del Ciiovanni per farmi scen- 
dere giù ». Foeugh de artifizi: Vedi 
Artificiai. 

Artigliarla (Volg.). Vedi Arti- 
glieria. 



Artiglieria. Artiglieria. Parch, 
scola, soldaa de artiglieria : Pareo, 
scuola, soldato di artiglieria. 

Artista , Artista. « I artista se 
ustnen pocch coi letterati » : « Gli 
artisti se la dicono poco coi let- 
terati ». Artista de cartèll: Can- 
tante di cartello. | (Di donne molto 
esperte in amore) « L'è ón' artista 
in del gèner » : « È un' artista nel 
suo genere ». 

ArtrlUde (P. N.), Artrite. 

Arzadegh (Anatra salvatica), 
Arsa vola. 

Ariella , Arzella , Conchiglia . 
« Certi scatol còni i colere de ar- 
zell in rohha de povera gent » : 
«t Certe scatole fatte a conchiglie 
son roba da povera gente ». 

Asa (Annodamento che si scio- 
glie tirando uno dei capi), Cappio, 
Galano, Fiocco « Colla stringa l'à 
faa sn ón asa » : « Coll'aghetto fe- 
ce un cappio ». « Col bindell ón a- 
sa » : « Col nastro un fiocco o un 
galano ». 

— Asetta. A setta e rampin: Gan- 
ghero e gangherella. 

Asca (ciuasì in dis.). Oltre. P. E. : 
« Asca et rèsi » : « Senza contare 
il resto». 

Ascendent, Ascendente. Ciappà 
ón gran — : Pigliare un prana'— . 

Ascia, Matassa. On a seta de rèff: 
Una matassina di refe. Cattagh 
l'ascia : Trovarci il bandolo. Com- 
pì Fascia: Colmar il sacco. P. E. : 
« E Ih per compì l'ascia el s'è maz- 
zaa » : « E lui, per compir l'opera, 
si è ucciso». 

Ascoltant (In dis.), Ascoltante. 
« L' era ascoltant in tribunal sott 
ai Todhseh » : « Era ascoltante in 
Tribunale al tempo dei Tedeschi ». 

Asse, Aceto. — de so pè x di quat- 
ter ladcr, rabbiaa, svanii, aroma- 
tich: Aceto radicale, dei quattro 
ladri, potente, aromatico. Mètt già 
in l'asce: Mettere sotto aceto. Ai. 
d. d. : Mètt i penser sul bari de 
l'asce: Attaccar i pensieri alla cam- 
panella dell'uscio. Rend asce per 
vin (in dis.): Rendere pan per fo- 
caccia. 

Asen, Asino, Ciuco. Fa Vasen: 
Dar di bruscolo. P. E. : (Un ma- 
rito a sua moglie) « Me sont accort 
che el Manuell el te fa V asen » : 
« Mi sono accorto che l'Emanuele 
ti da di bruscolo ». Lava la testa 



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ASN 



-27 - ASQ 



a r — .* Idem. In mancanza de ta- 
tui se fa trotta i asen: In man- 
canza di eavalli, trottano i ciuchi. 
Ligà V — dort vceur ti padrón: 
Idem. « Gke n't insci eie a*tn the 
9t svmèia / » : « Non c'è altri asini 
in mercato f» 

— Atmarta, Asinata, Asinaggine, 
Asineria, Ciucata. « L'à faa ranna- 
ta de garantì o de fa l'avalla: 
« Fece l'asineria di mettere l'aval- 
lo » : « Dì minga sii di asnad ! » : 
«Non dire sciocchezze». 

— Asti In, Ciuehino, Asinelio. 

— Anilina, Ciucherella, Ciu- 
chetta , Asinella. Toss' asninna : 
Tosse cavallina. 

— Aanòn, Un grand'asino. 

— Aanonon, Il Re degli asini. 
Aslalt (P. N.), Asfalto. Paviinent 

de asfalt: Pavimento di asfalto. 

▲■UO (P. N.) f Idem. « / mandi 
alT asilo e almen podi fiadà ón 
pooM, Mamma): «Li mando all'asilo 
e intanto posso rifiatare». 

A «ma, Asma. « Con quella sóa 
maneru de parla ti fa regni l'a- 
sma » : « Quel suo modo di parlare 
fa venir l'asma ». 

— Anmatlch, Asmatico. On ge- 
mer de serie asmatica : Maniera di 
scrivere asmatica. 

Aspa, Aspo. Aspa de filanda: 
Naspo. 

— Aspada, Aspata. 

— Aapin, Naspino. 

Aspart, In disparte. « Wdn las- 
saa aspart » : « Ili lasciarono in 
disparte ». « Aspart de aneli the 
guadagni foeura via » : « Non com- 
preso ciò che guadagno di stra- 
foro ». 

Aspèrges, Aspersorio. « In robb 
de bettedì con l'asperge* » : « Le son 
cose da non farci caso ». 

Aspèrt (Volg.). Vedi Esntrt. 

Aspètt, Aspetto. « A prxmm a- 
spett la par bellissima, ma pan...»: 
« A primo aspetto — avventa, ma 
poi... 9.* Ah se Ve insci, la robba 
la cambia de aspttt » : « Se è così 
la eoaa muta aspetto ». I Sala d'a- 
spett: Sala d'aspetto. (Musica) On 
qnari d'aspett: Un quarto d'a- 
spetto. 

Aspira» Aspettativa, Aspirare. 
« Aspiri al post de... » : « Aspiro al 
posto di...» | « / Fiortntin aspiren 
el e » : « I Fiorentini aspirano U t ». 

— Asplrant, Aspirante. — de 



marina : — di marina. | Tromba 
aspirant t prtment : Tromba aspi- 
rante e premente. 

Asquas (Volg.). Vedi Quasi. 

Ass, Asso. Sbris come l'ass de 
pitch : Sbricio ( Pist. ) come un 
miserabile. I duu ass menen a 
spass (detto nel gioco di primiera) : 
Due assi fanno perdere. J L'ass de 
ftr : L'ascia o asce, diversa dal- 
l'accetta. 

Assa, Asse. Ogni mestet a* à la 
sóa assa special: Ogni industria 
ha la sua asse o tavola speciale. 

— de imballadór : Assicelle, o me- 
glio Assieme (1) da imballatori. — 
della carne: tagliere. — de la co- 
moda: Sederino. — del tictolatt: 

— della cioccolata. — del pan: — 
del pane. — de soprtssà: tavola 
da stirare. Assa d% formagitt. N. 
fr. : Guarda sull'ossa di formag- 
gitt: Essere o guardare guercio. 
Andà in sull'ossa : Morire o es- 
ser fra quattro asse o nella bara. 

Vtss a rossa: Esser al verde. (Pr.) 
Chiné rèstga nò fa ass. Vedi Ho- 
stga. 

— Assettinna, Assiema. 

— Aisa brutta, Exabrupto. 

— Assada, Assito. « Iassad di fab- 
bri eh del dì d'ineoeu in lutt pienti 
dt cartel dt rcclamm » : « Gli as- 
siti delle fabbriche d'oggigiorno 
sono tutti coperti da cartelli di 
richiamo ». 

Assaggi Assaggio. Cantinnade 
assagg : Cantina di assaggio. (In 
zecca) Assagg de l'or: Assaggio 
dell'oro. 

— Assagglador, Saggiatore. 
Assalili (Ferro che rinfoiza la 

sala dei carri se questa è di legno), 
Fùsolo. 

Assalt (P. N.), Assalto. — de 
scherma: — di scherma. | Vtss 
ciappaa d' assalt: Esser preso d'as- 
salto o improvvisamente. 

— Assaltà-taa. Vedi Agrtdì. 

— Assai tament. Vedi Agrtssión. 
Assassln, Assassino. « A la tórt 

di Stisgtr (volg.) incoeti dn con- 
dannaa a vttta on assassin » : « Alla 
corte d'Assise oggi hanno condan- 
nato a vita un assassino ». ( Im- 



(1) AtticCn*., per distinguerle dalle «w- 
ctlle osate dagli scolari per rinchiudervi 
1 libri. 



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A8S 



28 — 



ASS 



}>rop., anche immeritato) « <Juel- 
'attsassin, dopo de ave vietiti ses 
mes ai me spali, ti ma pientaa» : 
« Quell'assassino, dopo aver cam- 
pata nei mesi alle mie «palle , mi 
piantò ». 

Assedia -sedia* (Esser sempre 
attorno a qualcuno per ottenere 
qualcosa), Assediare. « Mia mite 
la me assedia per avègh la pel- 
lizza*'. «Mia moglie mi assedia 
per avere o perchè le comperi 
una pelliccia». 

— Assedi , Assedio. « El vai a 
tiamamm dante fina in l'ora del 
disnà ; Ve ón vero assedi » : « Viene 
a chiedermi danaro fin nclF ora 
del pranzo; è un vero assedio». | 
SUit d'assedi : Stato d'assedio. 

Assee, Assai, Abbastanza. « Ohe 
n'oo assee » : « Ne ho abbastanza». 
(Di busse) « Ghe n'à daa tant che 
sia ossee » : « Gliene diede tante 
che bastino ». Avèghen mai assee: 
Essere incontentabile. 

Assegn, Assegno. (T. finanz.) As- 
segn bancari: Assegno bancario. 
| (Somma fissata) « Kl me passa 
ón assegn de dusent lir al mes » : 
« Mi passa un assegnamento di du- 
gento lire al mese ». (Speranza 
calcolata) « Ghe f aseva séra molto 
assegn » : « Ci calcolavo assai ». 

Assegnà-egnaa, Assegnare, As- 
segnato. 

Assembr&mènt (P. N.), Assem- 
bramento. « E lì s'è formaa sn- 
bit ón gran assembràment » : « I- 
dem. » 

Assensia, Ascensione. (Pr.) Se 
pia?uv el dì de l'Assetisia per qua- 
ranta dì nò sèmm senza : Terzo 
di aprilante quaranta di durante. 

Assentà-entaa (Ancnnaro una 
cosa di cui altri dubiti), Asseve- 
rare. Dà per assentali : Dare per 
sicuro. 

Assentass, Assentarsi. Assen- 
tass senza permèxs : Assentarsi 
senza perni esso. 

— Assent, Assente. « L'è ón pèzz 
the soni assent » : « Sono assente 
da un pezzo». 

Assessór ( Carica municipale ) 
Aswssore. 

A88ètt( Ducetecene che i monelli 
scuotono tra le dita), Nacchere. 

Assicura (P. N), Assicurare. 

— A88icurazión (P. N.),. Assi- 
curazione. 



Assidóv, Assiduo. Vess ossidar 
a la stola: Essere assiduo alla 
scuola o alle lezioni. 

Assiètt (D. Fr.) (Parte dell' o- 
riolo), Ciambella. 

Assist-sistll-sistes ( Assistere. 
Assist i amalaa : Assisterò gli in- 
fermi. Bisogna assistes ónpoo vun 
con l'alter: Bisogna aiutarsi Pun 
l'altro. Assist ai esamm: Assi- 
stere agli esami. 

— Assl8tent (Nelle fabbriche 
dopo il capomastro), Assistente. 

— Assistenza, Assistenza. « La 
g'à faa adree ón' assistenza tal, che 
se pò dì che l'è óna santa » : « Ha 
fatto a quel pover omo un' assi- 
stenza tale, che merita di esser 
tenuta per santa». 

A880clà-ociaa-ocias8, Associa- 
re. « Me soni associaa al giornal » : 
« Mi sono associato al giornale ». 
« El C... el g' à dts mila associaa » : 
« Il C... ha diecimila abbonati ». 

— Assoolasión , Associazione. 
— de mal/attor: — di malfattori. 

Assolutamene Assolutamente. 
(A ragazzo) «t Vui minga assolu- 
ta ment che te vaghet gtò in stra- 
da»: « Non voglio assolutamente 
che tu scenda in strada. 

— Assolutlssimament, Assolu- 
tissimamente. 

Assolv-ssolt, Assolvere. « Per sta 
volta ego te absolvo » :#« Per questa 
volta ti assolvo io ». « / giurati 
l'an assoli » : « I giurati lo hanno 
— , mandnto libero ». (Sciogliere 
da un dovere) « Incotti va minga 
a scola; in cas te assolvi mi Opp. 
te doo mi Vassoluzion » : « Oggi sa- 
la la scuola ; in caso ti assolvo io 
o sto contro io. » 

— Assoluzion, Assoluzione. 
Assònt (P. N.), Assunto. «Mepar 

che te se abbiet ciappaa ón assoni 
diflìcilissim » : « Panni che tu ti sia 
messo in un'impegno difficilissimo, 
e anche che tu ti sia messo a un 
assunto difficilissimo». 

A880rti-ortii (Cernere e mettere 
diverse qualità colle simili), Assor- 
tire. | (Provvisto) Ona bottega mol- 
to ben assortidft: Una bottega as- 
sai bene assortita. 

— Assortimene Assortimento. 
Assossenne Sossenn (Volg.). Ve- 
di Molto. 

Assuefa-uefka-uefess, Assuefa- 
re. Assuefa el eorp a httt i stee: 



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ARS 



— 29 



ATT 



Avvezzare il corpo ad ogni even- 
ti». * Ghe soni assnefua denl » : « Ci 
ho fatto il cullo o ci sono avvez- 
zo ». Vedi anche Sueffà. 

Auumm-ssònt, Assumerai. « Me 
a**Hnti mi stri inearich » : « Mi as- 
sumo io codesto incarico ». 

Assurti (P. N.), Assurdo. < Qucst 
l'è oh assurti Iteli e bón»i« Quest'ò 
un vero assurdo». 

Asta. Asta. (Decli scolaretti) I 
ast: I fuseellini. ■ (Merce all'in- 
cauto) Anta. Venti a Vania: Ven- 
der all'asta. 1 (Parte della stade- 
ra) Braccio. (Del morso) I ritti. | 
On* bell'afta d'omm o de donna: 
Un» Iwll'asta d'uomo odi donna. 

— Astlnna o Stanghetta. (De- 
gli occhiali) Tempiale. 

Astanteria, Astanteria. Mcdich 
ottani: Aitante. 

Asteffnlss-egnnn , Astenersi. 
(Civ.) « La Sinistra la s'è astegnu- 
da » : « La Sinistra si astenne dal 
votare ». 

— Astinenza (P. N.), Idem. 
Alteriseli, Asterisco. 

Asti, Astio. Acègh de Vanti con 
run : Astiare uno. — tra de lór: 
Astiarsi. Pien de asti: Astiosaccio. 

Astracan (Pelliccia che in ori- 
gine venne dalla città omonima), 
Astracan. 

Astratt, Astratto. Vèss semper 
astrati: Essere sempre astratto o 
distratto. 

— Astrazlón, Astrazione. « Fèmm 
astnizinn de... » : «e Facciamo astra- 
zione da... » 

Astrlngent, Astringente. 

Astuzia, Astuzia. « L'à trovaa 
ón'amlnz'ui per caratisela » : « Trovò 
un'astuzia per cavarsela ». On 
omm pien de astuzia: Uomo pie- 
no di astutezza. 

Atem. Vedi Attim. 

Atom, Atomo. 

Atra (Dà) (P. y.).«Oumm atra 
a »ni » : « Dà retta a me ». 

Att, Atto. « El p ri mvi alt de la 
eo tnedia Ve attui el pussee beli»: 
« Il primo atto fu il migliore ». fl 
/ att de cuósa : (vii atti della cau- 
sa. | « Bisogna fa ón att de fed » : 
« Bisogna fare arto di fede ». 

Attaeeh . Attacco. « Sta min at- 
Uteeh * : « Staiinn i acconto ». J On 
attiteek de peti : Un attacco di pet- 
to. | ". Kl dee acègh ón quai attaeeh 
de quii puri » : « Deve avere un 



qualche tira tira per quelle parti ». 
(Militari) Andà a Vattaech: Anda- 
re all'attacco, fl « (Jfnest el me pò 
serti ile attaeeh , con quell che è 
success » : « Questo mi può servire 
di addentellato a quel eh' è suc- 
cesso ». 

Àttempaa, Attempato. « Ut at- 
tempaci, ma Ve in gamba » : « È at- 
tempatolo, ina in gambe ». 

Attent, Attento. «2/ è ón scolar 
attent » : « È uno scolaro attento ». 
« Sta attent a mi o chi » : « Bada a 
me o qui». 

— Attenzión, Attenzione. Mèt- 
teyh ón poo de attenzión : Prestare 
uu po' di attenzione. | « El m' à 
usaa fior de attenzión » : « Mi usò 
fior di attenzioni o di riguardi o 
di garbatezze». 

— Attentamene Attentamente. 
Attennant (P. N.), Attenuante. 

« G'an concess i attennant (al con- 
dannato) » : « Gli hanno concesso 
le attenuanti ». 

Attergà-gaa (Non pop.), Atter- 
gare. (T. burocr.) Atterga ónape- 
tizìón: Attergare una petizione. 

Attestà-e8taa, Attestare (1). (As- 
sicurare che una cosa è vera) At- 
testati de bonna condotta : Attesta- 
to di — . 

Attlm (P. N.), Attimo. In W ón 
attim: In uu attimo. 

Attlv, Attivo. Verb attie: Ver- 
bo attivo. | « Uè ón omm molto 
attic » : « È un uomo molto — o 
pieno di attività ». 

Attiva - lvaa - ivass , Atti vare. 
«An attivati la linearli traumi e- 
lettrich ? » : « Hanno attivato la li- 
nea del tran Vai elettrico? »« La sta 
per attivass » : « Sta per funziona- 

— Attlvitaa, Attività. « Tn quel- 
la sostanza gh'è ancora di attivi- 
taa » : « In quella sostanza ci sono 
ancora delle attività ». 

Attor e Attrice, Attore e Attri- 
ce. « Modena V è staa el re di at- 
tor » : « Modena fu il re degli at- 
tori ». | (Legale) Fass attor: Far- 
si attore in una causa. 

Attòrna-orno , Attorno. A ndà 
attorno. Vedi Andà. Manda at- 
torno : Mandar in giro. Fass por- 



(1) Attcstare in tose, significa anche : 
accozzine l'una tosta coll'altra di coso ma- 
ttinali. 



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ATT — 90 — 

là attorno: Farsi portar in piazza. 
«Else ten i dance eh' ci tratuva at- 
torno o in co*«»:« K'hì tiene le mo- 
nete ohe raccapezza in casa ». Al- 
terno, attorno: Tutt'all'ingiro. 

— Attórnia-niaa-niasa (P. N.). 
« San staa attorniati dai nemis » : 
« Fui attorniato da' nemici ». « Kì 
se attornia de gent malfidada » : 
« Idem ». 

Àttraent (P. N.j, Attraente. 

Attrasaaa (Ant.). Vedi Aretraa. 

Attrazión (P. N.), Attrazione. 
Txt forza de attrazton: La forza 
d'attrazione. 

Attròzz , Attrezzo. I attrezz de 
bottega: Oli attrezzi di bottega. 

— Attrezzista (T. da teatri), At- 

Attritò (P. N.), Attrito.* Oh' e 
Htaa ón gran — tra lór duu » : 
« C'è Htato dell'attrito fra loro due ». 

Auge, Auge. Ve88 in auge: Es- 
sere in auge. 

Aula (P: N.), Aula. 

Aulica (R. St.j. « Me ricordi del 
Contili aulieh de Vienna » : « Mi 
ricordo del Consiglio aulico di 
Vienna ». 

Aument (P. N.), Aumento. 

Aumenta (P. N.), Aumentare. 

Aurora, Aurora. Aurora boreal: 
Aurora boreale. (Pr.). L'aurora 
V indora : L' aurora ha V oro in 
bocca. 

Aut-aut, Aut-aut (1). Aut-aut o 
piffer o flaut : Usciamone o risol- 
viti una" volta. 

AutentiCh (P. N.), Autentico. 

Autograf (P. N.), Autografo. 

Autor, Autore. / diritt d'au- 
tor : I diritti d'autore. On qunder 
d'autor: Un quadro di autore. 

— Autorón, Autorone (può es- 
sere ironico e sul serio), Autore coi 
fiocchi. 

Autorità*, Autorità. / autori- 
taa : Le autorità. Arcgh sossenn 
autoritaa : Avere molta — . 

Autorlzzà-lzzaa , Autorizzare. 
« Chi l'è mai che Va autorizzaa a 
parla in nomm me ?» ; « Chi mai ti 
autorizzò a parlar in mio nome ? » 

— Autorlzzazlón , Autorizza- 
zione. 

Autunn, Autunno. « Sta au- 



AVA 



(I) In fior. * anteposto ad un'alterna- (1) In dliuio; dato eolo perché corri- 
tha; in milanese vale dent o farura. [sponde. 



tunn oo passaa la vacanza a Va- 
re*»: « Quest' autunno V ho pas- 
sato a Varese.». 

A vali, Avallo. « El g'à miss l'o- 
vali a la camliial»: « Mise l'avallo 
alla cambiale». 

Avalla (P. N.), Avallare. 

Avampost (P. N.), Avamposto. 
« Da Vavampost vedete in % To- 
dèsch » : « Dall' avamposto vede- 
vamo gli Austriaci». 

Avanguardia (P. N.), Idem. 

A vanna, Avana. Tabacch d' A- 
vanna»: Tabacco di Avana. 

A vanta (\ r a perdendosi), Avania. 
« Oo soffert ón avania » : « Ho sof- 
ferto un sopruso». 

Avantagg (T. di stamp.), A- 
vantaggio. La balestra de l'avan- 
tagg. La balestra del vantaggio. 
li (Alla francese) Vèsseghen d' a- 
vantagg : Essercene d'avanzo. 

Avanti, Avanti. (A chi ha pic- 
chiato all'uscio) « Avanti ! ». Vedi 
Tnnans per tutti gli altri modi. 

Avanz, Avanzo. (Denaro) Fa di 
avana: Far degli avanzi. Fa Va- 
vanz ile Carlin matt (si sente di 
raro): Far il guadagno del Tin- 
ca (1). (Proposte lusinghiere) (Di 
béceri parlando di ragazze) «Ai 
pelaa nun ghe dèmm i noster a- 
vanz»: «Ai paini noi lasciamo i 
nostri avanzugli». I avanz de 
Troja: I rilievi della mensa Vès- 
seghen d'avanz: Essercene d'a- 
vanzo. On avanz de galera: Un 
avanzo di galera. 

Avanzamene (P. N.) ; Avanza- 
mento. « L'à ottegnuu on avanza- 
mene Adèss l'è capitanni»: «l- 
dem ». 

Avar, Avaro. Diventa avar: 
Farsi avaro. « Adess i avar in pù 
come óna tolta » : « Oggidì gli a- 
vari non sono più corno quelli di 
una volta». 

— Avaràac, Avaraccio o Avaro 
sordido. 

— Avarizia, Avarizia o Gran- 
chio. (Volg.) «E erèppa l'avari- 
zia ! » : « Muoia l'avarizia ! » 

Avaria, Avaria (P. N.). «El ba- 
sti ment V à soffert ón' avaria » : 
« La nave ha sofferto avaria ». 
(Anche di merce viaggiante sulla 



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AVE 



-31 — 



AVE 



ferrovia) « JTè rivaa el caffè con 
dell'avaria*: «Idem». 

Ave. Avo. « On pater e ón ave, 
weeónd el solU » : « Sempre la stessa 
antifona ». 

ATè-avnu, Avere. Avègh sogn, 
famntyfrrdd, ecc. : Avere sonno, 
fame, freddo. Avegh ben, resoti, 
tori: Aver bene, ragione, torto. 
Arrak giudizi: Aver giudizio. (Col 
sottinteso indosso) « Ter tira la 
marchesa la g' aveva di splendidi 
briltant » : « Ieri sera la marchesa 
aveva degli splendidi brillanti ». 
A regh geni (in stanza) : Aver gente. 
« 6 oo de ave aneamò vottanta lir 
del tal » : « Ho da avere ancora 
ottanta lire dal tale ». M. d. d. : 
(hi gke n*à avuu ghe n'à avuu: 
Chi ha avuto ha avuto. « Cassa 
te gk' ee per fa qui smorfif» : 
« Perchè fai le boccaccief Che 
hai?» 

Avègh del moti: Pizzicar di 
matto o di pazzo. Avegh ón poo 
del tal: Arieggiare un tale, iw- 
ghen tanti: Avere di molti quat- 
trini. Aveghen fin desoravia di occ: 
Averne ftn sopra i capelli. Avegh 
quaieoss al sul : Aver qualcosa al 
sole. Avegh di ràntegk con vun: 
Aver che dire con uno. « Avegh la 
bocca cattiva o amara: Aver la 
bocca amara. 

M. pr. : Quel che né podi ave va 
che teì donni: Farsi onore del sol 
di luglio. 

▲▼acni ( Volg. ). Vedi Avvenire. 

▲Tttlenà (P. N.). Avvelenare. «In 
sia numera chi la me ave lena la 
ritta » : « In questo modo olla mi 
avvelena la vita ». 

Avemaria, Avemmaria. Recita 
ón' ave maria: Recitare un'avema- 
rìa. | (Pallottolina del rosario) A- 
y emiliana. Yess óìi' avemaria in- 
filzada: Essere una monachina 
infilzata. | (Tempo) Da ón'avema- 
ria a V altra: Da una all'altra avem- 
maria. « In d' ón' avemaria voo e 
tórni » : « In men che si dica un'a- 
ve sarò di ritorno ». 

Avenlment JP. N.), Avvenimen- 
to. « In casa Ve staa ón vero ave- 
nimtent » : « Fu in casa un vero av- 
venimento ». 

Aventòr (Di chi va a comperar 
o consumare in una data bottega), 
Avventore. Vedi Posta. 

Arenari, Avversario. (In gioco) 



Avversario. (Sul terreno in duello) 
Avversario. 

Averslón ( P. N. ) , Avversione. 
« Nò, podi nò, senti óna vera av- 
version » : « No, noi potrei ; provo 
una vera avversione por lui ». 

Avert ( Partic. di nervi ). « An 
avert el tcstament » : « Hanno aper- 
to il testamento ». A brazz o a 
coeur acert : A braccia o a cuore 
aperto. | On sit avert : All'aperto. 
I Cera averta: Cera spianata. (Di 
tino intendim. ) Svegliato. | « El 
aarofol el se avert»:* Il garofano 
e sbocciato». Gamb avert: Gam- 
be a ronoole. Tegnì avert ón ne- 
gozi: Tenere aperta una bottega. 
M. d. à.:«L'uss l'è avert se ghe 
comoda » : « Quello è l'uscio Opp. 
La scala è quella ». 

AvrertL-ertll-ertUs, Avvertire. 
« Se te vee via de Milan avvertem r 
o famm avvertii » : « So parti, av- 
vertimi ». 

AV68, Alveo (1). ( Il punto sot- 
terra dove l'acqua rampolla dalla 
ghiaia), Polla. Riva a Vaves: Ar- 
rivar a l'acqua. Alzasi i aves: Cre- 
scer l'acqua sotterranea. (Fig.) 
Prendere baldanza o Rimpanuc- 
ciarsi. 

Avi, Ape. (Pr.) L' e minga sem- 
per san ruga in di avi : Non stuz- 
zicare i vespai. 

— Avòn, Pecchione. 

Avld, Avido. Avid del dance: 
Avido di guadagni. 

— Avidità*, Avidità. Mangia 
coni aviditaa : Mangiare con — . 

Avili-ilil-iliBB , Avvilire. Vèss 
avilii: Essere avvilito. Aviti la 
robba: Buttar giù la roba. Ariliss 
per nagott: Avvilirai por nulla. 

— AvUiment, Avvilimento. « L'è 
pur ón gran aviliment quell de...»: 
«Gli è pur un gran avvilimento 
quello di dover... » 

Aris, Avviso. / mur tutt tapez- 
zaa de avis: I muri tapezzati di 
avvisi. L' omm che tacca feeura i 
avis : L' omo degli affìssi. | Sta 
su Vavis: Stare sulP — , intesa. 
« Ohe n'hoo avuu ossee dell'avi* »: 
« Ne ebbi abbastanza dell'avviso ». 

— Avlsón, Grande avviso o af- 
fisso. 



(1) Ha 11 tuono quasi uguale, non 11 
senso. 



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AVI 



-32- 



AZE 



— Avisadór (T. teatr.), Avvisa- 
tore. 

— Avlflà-Baa-sasB , Avvisare. 
« Te (trini che Ve tard. Mmuvet » : 
« Ti avviso che e tardi. Spicciati ». 
(Pr.) Omm, avuta a V è viczz sal- 
tati : Uomo avvisato è mezzo sal- 
vato o salvo. 

Avocato, Avvocato. Fa V avo- 
cati : Far l'avvocato. Avocati di 
caos pers: Avvocato delle cause 
perse. 

— Avócatta, Par il saccente. 

— Avócattón, Avvocatone (di 
grido]. (Per celia ad avvocato 
grande c grosso) « Car el me avo- 
catoli » : « C'aro il mio avvoca- 
tone ». 

— Avócatura, Avvocatura. E- 
screità V avócatura : Esercitare 
l'avvocatura. 

Avòlt (Volg.). Vedi Alt. 

AvoltOÌO (1) (P. N.j, Avoltoio. 

Avóltra (Volg.). vedi Fuori. 
(A un oggetto smarrito) « Vói li 
ven avóltra » (Volg.) : « Mostrati se 
Jiai un po' di core ». 

Azard, Azzardo. Per azzard: 
Per caso. Gimugh de azzard: Gio- 
co di azzardo. Mèltes a ón azzard: 
Mettersi a rischio. 

— Azardà-ardaa-ardass, Arri- 
schiare. « El s'e fianca azardaa de 
parla » : « Non arrischiò neppure 
di aprir bocca ». 

— Axardó8, Azzardoso. Vess 
tropp azurdós : Essere troppo av- 



ventato. On' impresa azardóia : 
Un'impresa azzardosa (1). 

Acero, Acerbo. On pemegh ozerò 
a uranio : Una pesca ancora acer- 
ba. (Fig.) « El giovinetto Ve anea- 
mò ón poo tropp azerb, per fagh 
la córt ai domi » : « Il giovincello 
è ancora un po' acerbo per far la 
corte alle signore ». 

Azienda, Azienda. Vèss quill che 
fa andà tutta l'azienda: Esser 
•inolio che fa andar innanzi tutta 
l'azienda. Azienda sballada: A- 
zienda spallata. 

Azlón, Azione. Dà cunt di so 
azion: Uar conto delle proprie 
azioni. | (Maltrattato) «El tn ha 
faa ón* azion che ghe la perdona- 
roo mai »ù»: «Mi fece un 'azio- 
nacela cne non gliela perdonerò 
mai ». | (Società bancarie) Azione. 
« Oo compraa cent azion de la... » : 
«Ho comperate cento azioni 
della... ». 

— Azionista, Azionista. L'as- 
semblea di azionisti: L'assemblea 
de«jli azionisti. 

Azur, Azzurro. Dà Vaszur a la 
biancheria. 

Azzai, Acciaio. Adess i basti- 
ment de guerra in tutt corazzaa de 
azzai: Oggidì le navi da guerra 
sono tutte corazzate. 

— Azzalà-alaa, Aeciajare. 

— Azzalin, Acciarino. IazzalUt: 
Gli acciaioliiii. Vcss ón azzalinbres- 
san: Essere uno zolfino (famigl.). 



33 



B (si pron. bée), B (si pron. hi). 

Babào ( a bambini ) , Babao. 
« (ritarda, IVin, che foo regni ci ba- 
bao » : « Bada, Nino, che viene il 
babao ». « Brutt babao ! » : « Ma- 
schera da fogna». 

Babbi, Babbo (2), Babbio (Volg.). 



fi) Tutto le volte, anche in lontano pas- 
sato, eh* un Milanese vede\a un avoltoio, 
manr-tndocli la parola vernacola usava di 
quello drlla lingua, senza i>ur credere di 
parlar italiano. 

I2t Ba'-'jo tonano poro ha in dialetto il 
suo corrispondente in Papà alla francese. 
K l'iiful si dico pure a Fircnzo invece di 
BnObo. 



Anna al Itabbi: Andar a babbori- 
veggioli. | « Te see ón gran babbi » 
(farà.): «Sei un gran babbeo o 
babbano ». « Ohe ra?ur alter bftIM 
che el tò » : « Ci vuol altro muso 
del tuo». 

Babèli (Volg.). Vedi Babilonia. 
X. fr.: Fari la tór de Babeli: I- 
dem. 

Babilònia , Babilonia. « Quella 
societaa de, anarchich l'è óna vera 
bai» Ionia »:« Quella società di a- 



(I) Voce bollata. Si dovrebbe diro ari-i' 
ichiuta. 



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BAB —9 

narchici è una vera babilonia ». 
« Quii donn faseven. già in córt, 6- 
m babilonia de né dì » : « Quelle 
donne giù nel cortile: un vero pas- 
seraio ». I (Bottega dove si vende 
d'ogni erba fascio) Babilonia. Ve- 
di anche Quarantanovc. 

Babòin, Babbuino. Faccia de ba- 
boin: Faccia o viso di babbuino. 

Baccalà, Baccalà (1). Polenta e 
baccalà: Polenda e ■—, merluzzo. 

Baccan, Baccano. « T e sentii sta- 
no4t che baeean faseven % ciócch in 
strada / » : « Hai sentito stanotte 
che baccano facevano giù nella 
strada gli ubbriaohi 1 » 

— Baocanerl (Più sguaiato), Bo- 
sco a baccano. 

— Baccanà, Far baccano. 
Bacch ( Volg.]. Vedi Bacco. 
Bacchétta, Bacchetta. Quatter 

bacehett: Quattro fuscelli. (De'pa- 
nierai) Stecche. (Per batter i pan- 
ni) Vetta. (Per batter lana) Carna- 
to. (Di tamburo) Bacchetta. (Di 
ferro per misurar liquidi al dazio) 
Staza. (Pel fucile) Bacchetta. (Di 
arcolajo o di gabbie) Gretola. (Per 
pigliar uccelli) Bacchetta de rcsch: 
Verga. | « El g'à i gamb che parcn 
dò bacche tt » : « Ha le gambe che 
paion fuscelli ». « FI g'à i brasz che 
parcn bacchett » : «t Ha le braccia 
che paion bacchette da tamburo ». 

L Bacchetta magica: Bacchettili» 
tata. Comanda a bacchetta: Co- 
mandare a bacchetta. I Ona bac- 
chetta de zoccór: Una filza di zoc- 
coli. 

— Bacchettada, Bacchettata. 

— Bacchetttnna, Bacchettili» o 
Mazzetta. 

Bacchettili, Fuscellino. 
Bacchettón (P. N.), Bacchetto- 
ne, Baciapile. 
Badacela (Volg.). Vedi Cónca. 
«Cól (Volg.). Vedi Brelòcch. 



a (Volg.). Vedi Vacilla. 
N. fr. volg. :« iTa ti te bacillet»: 
« Ma tu farnetichi o dai in ciam- 
panelle ». 

Ba ciócch, Bamboccio, Baciocco 
(Mont. Pistoiesi), «e Car el me bac- 
ciocch ! » : « Bambino mio ! » « Che 
beli bacciocch! » : « Che bel bam- 
boccio!» 



(i) 



Barrala dal popolo fior, lo «1 dice 
irreligioso, eh* se ne tiene 



- BAC 

— Badoccon, Bacioccone (Pist.). 
«Guarda la mia cara baccioccona»: 
« Guarda la mi 'cara pacchierona». 
On baccioccón de vun: Un sempli- 
cione. 

Bacol, Baccellone. 

Baoncca. Vedi Veggio. 

Badà-adaa, Badare, (1), Accosta- 
re. « Bada qui gelosii che ven tropp 
sòl » : «Accosta quelle persiane cne 
e* è troppo sole ». Tegnì badaa 
l'uss » : « Tener l' uscio socchiuso 
o a fessolino ». 

— Bada. N. fr. : Vèss in bada : 
Essere socchiuso. 

Badaluoch, Badalucco (2), Bada- 
nai, Tafferuglio. « F allora e suc- 
cess un gran badalucchi : «E allora 
accadde un gran badanai o taffe- 
ruglio ». | « Bobba a badulucch » : 
«t Kobba a bizzeffe ». 

Badan, Bonaccio. « Poter ba- 
dati ! » : « Povero bamboccio ! ». 
« L'è ón ben badan»: « È un buon 
pastricciano ». 

Badee, Baggeo. « Te see ón gran 
badee!» : « Sci pure un gran bag- 
geo o bacocco ! ». « L' è ón badee 
che capiss nagott » : «È un cre- 
tino che non intende nulla ». 

Badessa, Badessa. Pari óna ma- 
der badessa: Parer o essere una 
madre badessa. Stare a badessa. 

% Badia! , Badiale. Vess badial e 
loffi (Ant. e volg.): Esser badiale. 

Badila (Strumento per lavori di 
terra). Badile, Pala. 

— •fiadllant, Manovale da pala. 

— Bai. Badile. 

Badinà (D. Fr.), Celiare, Mot- 
teggiare. 

Badlroula (In), A fessolino. Occ 
tn badiroeula: Occhi socchiusi. 

Baffi , Baffi. « Sto vin el g' à i 
baffi » : « Questo vino è coi Datti». 
Vedi Barbis. Ona donna cónt i 
baffi: Una donna coi baffi. 

Bafflón, Baffone. 

Bagagg, Bagaglio. Fa su el ba- 
gagg: Far fagotto. (Militare) Con 
arma e bagagg: Con armi e ba- 
gaglio. 

Bagaggeri, Bagagliume. 

Bagal, Bagaglio (3), Ragazzo. 

li) Eguale nel suono, differente nel «1- 
gnlncato. Al Badare ooniiponde Guarda. 

(?) Voce antiquata, ohe il dà per la 
nota ragione. 

(3). S'è veduto più sopra che bagaglio 



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-34- 



BAO 



« Te see ón omm o ón bapai ? » : 
« Sei un uomo o un bambino ? ». 

— Bagain, Bambino. 

— Bagaión, Fanciullone. 

— Bagaiott, Ragazzotto. 

— Bagaiada, Ragazzata. 
Bagarón (P. N.) (Monete di ra- 
me), Bagherone. 

Bagatèlla, Bagattella. « Piccola 
bagattella/» : * Una bagattella ! ». 
« Él farà la bagattella d*. vint'ann 
che nò se vederti » : « Sarà la — o la 
bellezza di vent'anni che non ci 
vediamo ». I (T. di tipog.) Bottello. 

Bagatt, Bagatto (1), Ciabattino, 
Papino. « Va già ehi dal bagatt e 
fa risola sti papózz » (Volg.) : « Por-; 
t» al ciabattino questi stivaletti 
da risolare ». | (Il primo de'taroc- 
cbi) Papino. M. d. d. : Scarta ba- 
gatt: Tirarsi in disparte o Votare 
il sacco o anche Abbassar visiera 
Opp. Dar nelle sentate. 

Bagher (D. T.) (Specie di vei- 
colo), Baghero. « Innanz col ba- 
gher o con sti bovitt / » : « E faccia- 
mo bella festa I o Innanzi col ba- 
ghero ». 

Baglan, Bagiano. « U e ón ba 
gian ! » : «< È un semplicione ». 

Baglanada, Baggianata. « D) 
minga su de bagianad » : « Non 
dire sciocchezze». 

Bagn, Bagno. — a vapor, de 
mar, ai pc, medicaa, ecc. : Bagno 
a vapore, di mare, ai piedi o pe- 
diluvio, medicato. Stamliment d* 
bagn : Stabilimento di bagni. (Re- 
cipiente per far il bagno ) Ti- 
nozza. I A bagn maria: A bagno 
maina. P. E. : « Quell baloss el m'à 
rorinaa a bagn maria » : « Quel 
briccone mi ha rovinato senza che 
io me ne accorgessi ». | (Liquido 
per tingere) Tinta. 
s Bagna o Bagniffa, Intinto. « A 
lù no ghe pia* che i pitanz con la 
bagna »: « A lui non piacciono che 
le pietanze eoll'intinto ». 

Bagnà-agnaa-agnass, Bagnare. 
Bagna el hècch: Mollare il becco 
o metter il becco in molle. Bagna 
el nas a vun: Superarlo. — el 



BAG 



cnrr'spcnde invece a bogagg^ mentre il 
nostro bugai \uol dire ragazzo. 

(i) Bugallo non è voce comune a Fi- 
renze-, M~a \n ogni modo significa tutt'altra 
cosa. È una sorta d'albero chiamato anche 
Bagolaro. , 



rosi: Pillottare, ungere l'arrosto. 
— ipagn : — . spruzzare o inumidire' 
la biancheria. — la znnpa: Ba- 
gnare la zuppa. — la calcina: Ba- 
gnare la calcina. — la venna in 
del carimaa: Intingere la penna 
nell'inchiostro. Bagna dò camis 
de sudar: Sudare due camicie. — 
i vassèi o i tinn: Bagnare i tini. 
Bagnass de capp a% pè: Inzup- 
parsi d'acqua dal capo alle piante. 

— Bagnada, Bagnata. « G' oo 
daa óna bagnada ai fior » : « Ho 
inaffiato i fiori». 

— Bagnadinna. « Emm ciappaa 
óna bagnadinna » :« Abbiam presa 
una scosserella di pioggia». 

— Bagnarceli, Bagnatolo. 

— BagnuBcla-uflclaa-uflclaaB, 
Bagnucchiare (non com.). « Per- 
chè Vee bagnusciaa giò in sta ma- 
nera f » : « Perchè hai fatto tanto 
guazzo costì?» 

" — Bagnuscerl, Fracidume, Fra- 
diciume. Fa ón bagnusceri — : Far 
guazzo. 

Bagol. (Sterco di pecore e capre), 
Il pecorino e Cacherelli. I (Fon- 
duccio di tabacco in pipa) Bago: 
Morchia. | (Frottole) « Semmstaa 
A a cascia quatter bagol » : « Siamo 
stati lì a strottolare un poco ». 

Bagolà-olaa, Strottolare. « El 
8' et fermaa a bagola giò de la por- 
tinara » : « Si fermò giù in porti- 
neria a ciaramellare». (Più inten- 
sivo ) « Ven minga chi a bagola , 
come el tò solit » : « Non venirmi a 
piantar carote com'è tuo vezzo ». 
I (Per tremare). Vedi Barbellà. 

— Bagolón, Ciaccione. Bagolon 
del luster: Gran ciaccione. Bago- 
lino (Pistoia] (per omo da nulla). 

Bagórdi, Bagordo (1). Fa bagor- 
di (Volg.): Straviziare. (Meno for- 
te) Far gozzoviglia (non pop.) 

Bagòttola ( Enfiateli? prodotto 
da morso di zanzara o simili), Coc- 
ciòla. « Soni levaa sii pien de ba- 
gottol » : « Mi son levato pieno di 
cocciòle ». 

Bah! (D. Fr.) (P. N.), (Inter, di 
sorpresa di chi alletta modi alla 
francese), Gu& ! « Bah ! chi vedi! » : 
« Gua, cni vedo ». 



(i) Bagordo in fior, è più propriamente 
tonto : il ritrovo di crapuloni, quanto la 
crapula «tetta. 

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BAI 



-95- 



BAL 



Bài ( Mantello equino ) , Baio. 
dar, scur, doraa, orusaa, rabi- 
ean: Baio, chiaro, oscuro, dorato, 
bruciato, rabicano. 

Baia (Cosa da ridere). Baia. Dà 
la baia : Dar la baia. ZH de baia : 
Dire per celia. Fa de baia: Pare 
da burla. Giugo de baia: Giocar 
di noccioli o da nulla. 

Baia - alaa - alass , Abbaiare. 
« Tutta noti s'è senth a baia i ean 
de la eassinna » : « Tutta notte si li- 
di un grande abbaio nella Casci- 
na ». « Baia la Lilla, baia la mar- 
chesa » : « Latra la Lilla , grida la 
marchesa ». (Di persona) « In casa 
Ih n'ól fa che batà*: « In casa non 
fa che abbaiare Opp- E' grida e 
butta foco tutto il giorno ». « Nò 
Ve bón de baia, che sott'a la cap- 
pa del camiti » : « Non è buono di 
abbaiare che da lontano, come un 
can da pagliaio ». | (Invece di riu- 
scire)* Se nò baia vun, baia Val- 
ter » : « L*uno o l'altro ci azzecca ». 
(Pr.) Can che baia nò tnord : Cane 
che abbaia non morde. 

Baiada, Gridata o Sgridata. Ba- 
iati de lira : Rabbuiti dell'ottanta. 

— Baladlnna, Sgridatina. 

— Baiafià-iaffaa, Sbaiaftare (A- 
rezzn ) . Sbraitare. « IAi quand ci 
pò sbaiajfà o di su di asnad Ve 
tutt eòee o Ve tutt a post o Ve tutt ci 
so » : « Se può sbraitare e dir scioc- 
chezze è nel suo centro o nella 
sua beva». 

— Balaustra, Balaustrato. 
Baio (Pesce), Barbio. 
Baicà, Desistere. Baleà de 

pur uv : Restar di piovere o spio- 
vere. « L'acqua Ve baleada da ón 
pezz, ma i strad in anmò bagnaa » : 
« Sono molte ore che è restato, ma 
le strade sono fracide ancora». 
Balta et veni : Calmarsi il vento. 
Baleà el dolor: Scemar il dolore. 
Baleà o meglio dà già la rabbia : 
Deporre V ira, Cominciar a rab- 
bonirsi. « A teater primma se fa- 
sera di gran pienn, ma adess e 
baleaa la gent » : «... ma ora è un 
po' sfuriato ». 

Baldòria, Baldoria. Fa baldoria : 
Fare baldoria : « In cà soa gh* e 
semper baldoria : « In casa sua e 
tutt uno spasso da mattina a sera». 

Baldncchln, Baldacchino. I (Del 
letto) Parato. (A sopracielo) Pa- 
diglione. 



Balee o Balista, Carotaio. « Te 
see puranca ón gran balee » : « Sei 
pure un gran sballone ! » 

Balenila, Balena. La pesca di 
balenn: La pesca delle balene. 
Bacehctt o stecch de oss de balenna: 
Assicciolc o stecche di ossi di ba- 
lena. | (Fig.) Vcss o andà in cà 
balenna : Essere o divenir ub- 
briaco. 

Balestra (strumento da tipo- 
grati}, Balestra. 

Balestrerà (In dis.) (Finestra 
inferriata), Balestriera. 

Balla, Balia. Bàlia sutta : Balia 
secca o anche Bambinaia. Dà via 
a bàlia: Dare a balia. « De che 
Voo dna a balia Voo pù rist»: « Da 
poi che l'ho dato a nalia non l'ho 
più riveduto ». Tira a cà de baila »: 
Levar da balia. « La par óna bai- 
la* in Pare una balia ». Avcgh i 
ann de la baila e poeu i Stalin del 
Domm: Aver gli anni proprii e 
quelli della balia o della culla. (Far 
aspettare) Tcgnì a baila: Tenera 
balia. (In strada) Tener a piolo. 

— Balletta, — piccola e giovine. 

— Ballasela e Ballonna, Ba- 
liaccia e Bnliona. 

— Bailidura (Prezzo dell'alatta- 
mento), Baliatico. (Istituz. di ben.) 
Baliatico. 

— Ballott (Il marito). Balio. 
Ballatich, Baliatico (1). « In tutt 

ci temp eh' e duraa ci balia tich » : 
« Idem ». 

Baionétta, Baionetta. Mett la 
baionetta in canna : Armar la baio- 
netta o baionetta in canna. P. E.: 
« In rcgnuu a l'incontra de nun 
a baionetta in canna » : « Ci ven- 
nero incontro a baionetta spia- 
nata » jj (Fame) « G'oo sott i baio- 
netta :«Ho una fame che la vedo 
Opp. Patisco la baionetta ». 

— Baionettata, Baionettata. 
Balablott (T. spr. applicabile 

a molti casi ) , Disperato. « El ghe 
toeur dfi la tosa a quel halabioti t »: 
« Vorrebbe maritar la figlia a quel- 
lo spiantato?» « Oh brutto hala- 
biott, el g'à avuu clfidcgh de damiti 
a mi de la veggia stria/ » : « Brutto 



(i) A Firenze si dire Fare un baliatico 
quando per mercede la balia piglia ad 
allattare bambini altrui. A Milano ba li- 
gnificato dalla mercede e di una istitu- 
itone di beneficenza. 



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BAL 



-36- 



BAL 



mascalzone ; ebbe il coraggio «li 
chiamarmi vecchia strega ». « Mi 
vili minga avegh a che fa cont i 
balabiotì / » : « Non voglio aver a 
fare coi disperati». «Giteli kalabiott 
del so avocalt...» : « Quel cavaloc- 
chi del suo avvocato ». 

Balabóntemp (Chi getta il suo 
tempo a non far nulla). Michelac- 
cio, Fannullone. Girellone. 

Balandra (Uomo senza carat- 
tere), Maneator di parola o Ban- 
deruola e Ventarola. « Tee de fi- 
datt de quella balandra?* : « E tu 
ti sei fidato di quella fraschetta?» 

Balansé (D. Fr.) (Tcrm. di bal- 
lo), Balancez. «Balansé vò damm»: 
«Balancez vos dames». 

Balania, Bilancia. Mett, sia, 
tegnì in halanza : Porre, stare, te- 
nere in bilancia. | Mett rulla ba- 
iatila: Metter nella bilancia. |(Tra- 
.... jj.. 



versa per attaccar cavalli) Bilan- 
* i (Rete) Bilancia. 
Balanzln, Bilancimi. 



eia. i (Rete) Bilancia. 

— Balanzln, Bilaucina. | (De* 
carrozzai , più piccola della balan- 



£«), Bilancino, Bilancette. M. d. 
d. : Vun a sfanga e l'alter a ba- 
lanzin: Essere ' macchiato d'una 
pece o Uno ruba le pere, l'altro 
tiene il sacco. 

— Balanzón, Staderone. 

— Balanzinee, Staderaio (che 
fabbrica e vende). | Staderante 
(che sta al banco alla stadera).' 

Balausta , Balaustro. ( Fig. ) 
Rómp % batauster: Rompere le 
scatole. 

Ball, Ballo. « A la Scala dan 
opera e ball » : « Alla Scala si dà 
opera e ballo ». Festa de ball: Fe- 
sta di ballo. Ball mosche: Veglia 
con maschere. (Fig.) Fa cibali del 
ritorno: Far il ballo del ritorno. 
I)à el ball del pianton: Piantare 
una ragazza o far il ballo del pian- 
tone. Pianta in ball: Piantare ne- 
gli impicci. (Pr.) Qnand s'è in ball 
bisogna balla : Quando s'è in bal- 
lo convien ballare. 

— Ballà-allaa, Ballare. — el val- 
zer: — il valzer. Balla sulla cor- 
da : Ballar sulla fune. ( Di balle- 
rina bella che balla male) Balla o 
canta beli: Bella ma cagna. Toeu 
sii a balla: Prender a ballare. P. 
E.:« M'à tolt su nissun a balla »: 
« Nessuno mi ha presa ». J Balla 
la vista: Ballnre gli occhi. « Sto 
tavol chi el balla » : « Questa tavo- 



la traballa ». Balla i dent in bóc- 
ca: Ballar i denti in bocca. | (In 
certi giochi di carte) « Me tocca de 
balla » : « Mi tocca di passar la 
mano ». | La balla lì sui cinqu lir 
e cinqu e des: La batte fra le cin- 
que lire e le cinque e dieci e. Ghe 
nò balla den ter i ratt: Ci possono 
oallare i topi. « Ma saront proni 
semper mi quell che balla?» : « Ma 
che abbia a toccar seniore a me? » 
(Pr.) Via la gatta Inula i ratt: 
Quando la gatta non e in paese i 
topi ballano. 

— Ballatela, Ballonzare (1) e 
Ballonzolare. « Ma che manera de 
ballasela/ » : « Che brutto modo di 
ballare ! Opp. Che ballar senza 
garbo ! » 

— Ballabil, Ballabile. « Adess el 
pubblich. in di oper, el rceur i bal- 
labil » : « Ora il pubblico nelle ope- 
re in musica vuol vedere i balla- 
bili ». 

— Ballarln-rlnna , Ballerino. 
« El ballarin di pass a dna el va 
giò de scagn » : « Il ballerino dei 
passi a due è passato di moda ». 
« Te me paret ón Imllarin » : « Tu 
mi sembri un bel girandolino ». 
Ballarin de corda: Funambulo. 

Balla, Balla e Palla. Vèss de 
balla con vun : Esser di pnlla o di 
balla con uno. | (Involto di mer- 
ce) Balla dt seaa, de lanna : Balla 
di seta, di lana, g (Ubbriacatura) 
Ciappà la balla : Prender la — o 
la sbornia. | (Al bigliardo) Vèss in 
balla: Essere in palla. | (Da armi 
da fuoco) Ball de canon , de 
s'eiopp » Palle di canone, di fu- 
cile. « L'è andaa via come óna 
balla de s'eiopp » : « Andò* via co- 
me una palla di schioppo ». | (Nel- 
le ballottazioni) Balla nera o bal- 
la bianca : Palla nera o palla bian- 
ca. | (Diceria non vera) Carota. P. 
F. : « Balle romane ! » : « Le sono 
carote ». | « Rompem o secchem 
minga i ball » (Volg.) .• « Non mi 
rompere gli stivali, le scatole, la 
devozione, le tasche, i santissimi 
cordoni, i sonagli e perfino i ze- 
bedei ». « Sèmm staa ti a cascia ball 



(1) Ballonzare non è in toscano 11 vero 
spregiati \o del ballare; ma piuttosto 11 
ballar tra pochi alla buona, o svogliata- 
mente. Piuttosto il ballonzolare corrispon- 
de al balìascià. 



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BAL 



-37 — 



BAL 



tutta sira » : « Siamo stati lì a sbal- 
larle tutta sera ». Rimétte* in bal- 
la : Rimetterai in palla. Dà la 
balia : Dar la soia quadra. Balle 
romane ! Fole ! Sballonate ! Chi 
no gh'è terra de fa ball » : « Questo 
non è terreuo da pòrci vigna». 

— Balletta,. / ballett del loto: 
Le palline della lotteria. Fast su in 
ballett: Appallarsi. P. E. : « Quel- 
la lana l assoda là in quella ma- 
nera la, s'è /oda su tutta in ballett » : 
« Quella lana trascurata a quel 
mudo la si è tutta appallata». 

— BaUin-Utt, Pallino. | (Bi- 
e li ardo) Baili n de trii o de quat- 
ter : Pallino da tre o da quattro 
punti. Balliti de s'eiopp : Pallini. 
| BaUin de presonee : Poltriccio o 
saccone da carcerati. On lèti come 
on ha II in : Un canile. (Fig.) Tacca 
balli n : Avviare un discorso lungo. 

Bailettón, Goccioloni. « L'era 
carie k a tresìa o a balletton t » : 
« Ci aveva messo pallini o goccio- 
loni ? » 

Baloar (D. Fr.), Passacordone 
(T. di cappellai). (Come idiot.) Bó- 
lóar, Ramino e Botilo ir. 

Balòcch, Balocco (1), Balogio. 
Robba a balòcch : Roba a bizzeffe. 
| Balogio. «Sont balòcch»;* Oggi 
son balogio ! » 

Balon, Pallone (Areostato). Pal- 
lone volante. (Fig.) Andà in del 
balon: Andar in malora o al bu- 
licame.( Per giocare) Pallone. « Oiu- 
gà al balón: Fare al pallone. (Fig.) 
« M 'è eapilaa ci balon in sul braz- 
zal » : « Mi venne la palla al bal- 
zo ». (Di tico nodo) « Bufici via, l'è 
ón balon » : « Gettalo via, è acer- 
bo o al latte ». ( Da luminaria ) Ri- 
fieolone. (Malattia allo scroto) « El 
va intorno eh' ci par ch'cl n'abbia 
già el balon » : « E' cammina che 
sembra imbracato ». 

— BalonlB (In tutti i sensi), Pal- 
loncino. Fichino acerbo. 

— Balonlsta (In disuso). Vedi 
Areonauta. | Invece di Balee, Ca- 
rotaio. 

— Baione©, Pallonaio. 
Balord, Balordo. « El vecur vèss 



li) Balocco uguale nel tuono dire, tut- 
t'altra cosa. Balocco e giocattolo sono si- 
no* irai. Soltanto che il balocco è gingillo 
di minor mole e minor spesa. Corrisponde 
* oclee non a balòcch. 



ón camovaa balord » : « Vuol esse- 
re un carnevale balordo ». (Intro- 
nato) « Stamattinna sont balord » : 
« Stamattina son balogio Opp. 
mezzo grullo ». Tra balord : In- 
tontire altrui o fare balordo. « Pa- 
der soni balord » : « Io sto coi fra- 
ti ». 

— Balordón, Capacciaia. | (Ma- 
lattia degli equini) Capogatto. 

— Baiordaggln o Balordiala 
(Volg.), Balordaggine. 

Baloss. Birbante. On baloss faa 
e finii: Un furfante matricolato 
o di tre cotte. « El m' à faa ón 
tir de baloss » : « Mi fece un tiro 
da birbone ». « Che frèdd baloss ! »: 
« Che freddo birbone o cane ! » 
«Qucll l'è baloss/»: « Quello è fur- 
bacchione ! » Spazza de o avèyh 
del baloss: Puzzar di birbone. 

— BalOBBètt, Bricconcello. | [1 
balossitt : Nervetti di vitella. 

— Balouón, Furfante. 

— Balosaada, Bricconata e Tiro 
da birbone. 

Balòtta N. fr.: Véce balòtta : 
Vecchio barbogio o cascatoio. | 
( Castagna lessata colla buccia ). 
Ballotto. 

Balottà-ottaa, Ballottare « L'an 
bolottaa e ci g'a avuu scs ball ne- 
gher » : « L' hanno ballottato e si 
ebbe sei paliti nere ». 

— Ballottazlón , Ballottaggio. 

— Ballotterà , Bussolo o Urna. 
Balottln (Quasi in disuso anche 

nel volgo), Farabutto, Bindolo. 

Balaam in. Erba san Giovanni. 

Bals em , Balsamo. « Sto vin V è 
ón vero balsem » : « Quento vino e 
un vero balsamo! » Balsem de 
copai: Balsamo di Copahi. (Fig.) 
« I so paroll in staa per mi on 
vero balsem»: « Le parole di lui mi 
furono come balsamo ». 

Baltramm (Di chi va vestito al- 
l'anticaccia, o si mostra asnai im- 
pacciato). « Te see ón vero Bal- 
tramm » : « Tu se' un vero Bertol- 
do ». « L'è (incantò in del gippón 
de Baltramm » : « Non è diroz- 
zato ancora». El gip pan de Bal- 
tramm (In din.): La prigione. 

Baltresca, Bertesca (1), Bel ve- 



ci) Certo il Baltresca mil. deriva dal- 
l'antica Bertesca, che era una specie di 
riparo da guerra, che si luceva sullo torri, 
oomo una cateratta da pò toni alzare ed 



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BAL 



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BAN 



dere. | (Dove i conciatori «ten- 
dono le pelli) Stenditoio. Vedi an- 
che Glorietta. 

Baltrocca. Baldrucca. CPv.)Marz 
fioen d'óna baltrocca, o ch'elpioeuv 
o eh' ci tira vent o eh' ci fiocca : 
Marzo figlio d'uno ébirro. (Siena) 
Marzo marzeggi». 

Balza, Balza, Pastoia. 

Balzali, Balzano, (in cercèll — : 
Idem. | (Di cavallo) Balzan de trii: 
Balzano da tre. 

Balzanna, Balza. La balzanna 
del vestii: La balza del vestito. 

Balzetta (Pezzetto di panno che 
hì cuce intorno ad uua gamba dei 
polli vaganti per riconoscerli), Bal- 
za o mrfflio Calza. 

Bambanà (Perderai in discorsi 
inutili ) , Strottolare. « Lù n' 61 fa 
che bambanà » : « È un ciancione 
e null'altro». 

— Bambanna, Frottola. « Ch'el 
regna minga chi a canta sii di 
bamltann » : « Non mi venire a con- 
tar delle Trottole o a piantar ca- 
rote ». 

Bambln, Bambino. Gesù bam- 
bin! Gesù bambino ! (Irmi.) « Crtr 
el me bambin ! » : « Bambino mio ! » 
limititi n dellóff: Addio biondino! 
Opp. Cecino bello ! Q « De quell 
avarón à nammò de eroda on bam- 
bin » : « Da quella lésina non e an- 
cora cascato un quattrino ». |J 
(Donna) * L'è ón bamlrin» : « È una 
hambolina». Cacci, pei fin, restii a 
la bamhinna: (.'apolli, pettine, a- 
bito alla bambina. 

— Bambocc, Bamboccio. « U e 
ón bambocc / » : « È un bamboc- 
cio ». 

— Bambinottell, Bamberottolo. 
Bambó, Bambù. On bambó cól 

ponun d'argenti Uu bambù col 
pomo d'argento. 

Bamborln, Bellico. El bamhorin 
del center (Idiot.) : L'umbélico. 

Banana, Banano (Frutto eso- 
tico. 

Banca, Banca. Lai Banca nazio- 
nal, italiana, agricola, ecc. : La 
Banca nazionale, italiana, agri- 
cola, ecc. (Tavola per sedere) Pan- 
ca. / bnneh de la scola : Le pan- 
che della bcuola. P. E. : Sta a 



n»»hn<»«nro secondo \\ bisogno de' combat- 
tenti. Ma oggidì lierleica'a fuori d'uso a 
•implicare : liallresca. 



scalda i baneh : Esser uno scalda- 
panche. (In certi commerci all'a- 
perto) « El g'à giò banca de frutta 
o de pèss in Verzee » : « Tiene ban- 
co o bottega a vento di frutta o 
di pesce in Mercato». 

— Bancari. Bancario. 

— Banch (Di banchieri privati e 
cambiavalute), Banco. 

Banchòr, Banchiere. Bancher de 
caffè, de negozi : Che sta a banco. 

Banchetta, Banchetta. 

Banchett (Da ciabattini), Bi- 
schetto. 

« Banco !» (Di giuoco), « Banco ! » 

— Banchln, Muricciuolo. 

— Bancarotta, Bancarotta. — 
fraudolenta : — Idem. 

— Bancaa (Travi su cui si sca- 
ricano rotolandole certe merci), 
Panconi da scarico, Palancola. \l 
Milanesi villeggianti sul Vernano, 
alla tavola che s' addentra nel 
lago per pescare ^li agoni) Palàn- 
cola per gli agoni. 

— fcancaraós (l>. T.) (In dis. K. 
St.), Fuori la panca. (Punizione 
con colpi di verga). 

Banda, Banda. La banda mu- 
nicipal: La banda municipale. (ina 
banda de Uuler^ de mal f attor : Ban- 
da di malfattori. Yess in la bandu : 
Esser povero in canna. 

Bandista, Bandista. 

Bandòra, Bandiera. (Pr.) Ban- 
dera strasrutda onor de capitani: 
Bandiera lacera fa onore al capi- 
tano. | (Al Bersaglio) Fa bande- 
ra: Coglier nel mezzo. H (Di par- 
titi) Volta bandera : Voltar ban- 
diera o casacca. 

— Banderai, Alfiere. 

— Bandiroeula, Bauderola. « Te 
me paret óna cera bandi ne ala»; 
« Tu mi sembri una vera bande- 
ruola ». 

Bandita (P. N.). N. fr. : Corte 
bandita: Corte bandita. 

Bando (D. Fr.) (Fazzoletto che 
si inette la notte in capo), Faz- 
zoletto. 

Bandoliera, Bandoliera (1) (Col- 
po di sciabola da una spalla al 
fianco opposto). Q .4 bandoliera: 
Ad armacollo. 

Bandonà, (Volg.). Vedi Aban- 
donà. 



(I) Lo st uaa anche nello salo di scher- 
ma fiorentine. 



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BAN 



39- 



BAR 



Banfa-anlma (Rifiatar forte, do- 
p* fatica), Ansimare. «L'è ritaa 
rk eh* ci tanfata »: « Arrivò su col 
fiatone ». 

— FfiTi'fr**. Fiatacciun. (Non 

"fir (P. N.) (D. In.) (Dove si 
bevono liquori in piedi), Bar. « El 
bar amerxcan de la Ville » : « Il 
bar americano dell'Albergo della 
Ville ». 

Bara* Bara (1). (Grande carro a 
due ruote tirato da più cavalli in 
fila) Carrettone. | (Di grosso tao- 
chino portato in tavola) « El par 
ón caroli de bara! »: « E il pa- 
triarca dei tacchini». | (Gioco fan- 
ciullesco). « Oiugà a bara »: « Gio- 
car a toccaferro o a toccapoma ». 

— Barce o Baxlson, Conduttore 
o Carrettiere. 

— Bara (Nel gioco della bara), 
Toccare. | (In altri giochi) Barare. 
« L'à bantu al macao e Ve staa 
cascina via » : « Barò al macao e tu 
espulso dalla mila ». 

— Baradór, Baro. 
Barabba, (Giovi uè della plebe 

cinico e insolente), Bécero.* I ba- 
rabba (fona volta adèss i ciamen 
lócch »: « I beceri d'un tempo ora 
son chiamati locchi ». 

— Barabba « A lù né ghe pia* 
che de andà intorno a barabba » : 
« A lui non piace che andar in 
volta a far il becero». 

— Barabbaia, Ciurmaglia, Be- 
cerume. 

— Barabbltt, I Discoli. 

Baracca, Baracca. « Se el mo- 
ri** lù va giò tutta la baracca » : 
« Se mancasse lui andrebbe giù 
tutta la baracca ». La baracca di 
magatici: Il castello dei burattini. 
| (Spasso in compagnia) Andà a 
fa baracca o dna baraccada: Far 
gozzoviglia, conia (Pop.). | (Di 
uomo senza fede) Vedi Malandrà. 

Baracca (Andare per le bettole 
o solo a far baldoria), Stare alla 
conia. 

— Baraccada, Gozzoviglia, Co- 
nia (2). 

— Baraccón (Acer, di baracca), 



(I; la Tote, coni* si u, tool dira tut- 
t*altro del bara milanese. 

(t) Conia in Toscana. Tale anche burla : 
Reggere alla conia : Sia al tcherx. 



Baraccone. (D'uomo) Compagno- 
ne (Pop.). Uomo di conia (Pop.). 

Baracchili (Ant.), Gamella. (Do- 
ve i soldati mettouo il rancio) Ga- 
mella. | (Dove gli osti pongono le 
posate da ripulire) C azzarda. 

Baraonda, Baraonda.* Quell'a m- 
mini*trazión l'è óna vera baraon- 
da» : « Queir amministrazione è 
una vera baraonda». 

Baratt, Baratto. (Tra ragazzi a 
a scuola) Barattuccio. 

— Baratta, Idem. 

— Barattamestee, Barattame- 
stieri. Vedi Lavandéra. 

Baravài (Volg.), Cianciafruscole, 
Carabattole. Bazzecole. « L'à mi** 
in d'ón bauli i so baravài e VI an- 
dada » : « Fé una cartocciata delle 
sue masseriziole e se ne andò». 
« La g 1 aver a al coli certi baravài 
giò de moda » : « Teneva al collo 
dei cosi, giù di moda ». « Tutt *ti 
baravài edaci sul soree » : « Codeste 
cianciafruscole mettile in soffitta ». 

Barba, Barba. Fa** o de* fa** la 
barba: Pare la barba o raderla. 
(Fig.) « Nò gh' è Inirba d' omm, 
che... » : « Non e' è barba d'uomo, 
che... » Ona robba con tanto de 
de barba : Una notizia che ha 
tanto di barba Opp. L'è vecchia ! 
Fàghela in barba a vun: Far- 
la in barba ad uno. Servì de 
barba e de perucca : Far il pelo e 
il contrappelo. Ingavona vnn per 
fagh la barlm : Piaggiare uno per 
ingannarlo. [Ai soGui sfilacciati) 
Fagh, la barba ai orli: Faro la 
baroa ai solini insaldati. 

— Barbascia, Barbaccia. Barba 
de fil de fer : Ispidissima. 

Barbabicch, Siissetrica. 

Barbagian (Uccello notturno), 
Barbagianni. 

Barbaglove (In dia.). « Se Bar- 
bagiove el me aiutta nò r magher ! 
«Se Barbagiove non mi aiuta la 
vuol andar male ! ». 

Barbaiada (Bevanda di latte e 
cioccolata), Bavarese (1). 

Barbari taa, Barbarità. (Isola 
d' Elba) Barbarie. « L' è óna vera 
barbaritaa » : « È una vera bar- 
barie ». 

Barbe*, Barbiere. Bottega de 



(1) La voco toscana a Milano ingenera 
equivoco. Vedi Bavaresa. 



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BAR 



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BAR 



barhee: Bottega da—; Barbieria. 
(Modo pr.) Pian barhee che Vae- 
gua la scotta : Piano barbiere che 
il ranno ò caldo. 

Barbèll (I) (Due listclle di seta 
da avvocati e magistrati), Fac- 
ciole. I (Carne rossa sotto il becco 
de' galli) Bargigli. (Sotto il mento 
delle capre) Téttole. 

Barbellà (Tremar di freddo), 
Abbrezzare (1), Rabbrividire. | 
(Della trottola quando va a salti 
e ineguale) Barberare. 

— Barbellament, Brividio. 

— Barbellato. Barbassoro. 
Bàrber (Cavallo che corre il pa- 
lio), Barbero. 

Barbèra (Vino di Piemonte), 
Barbera. 

Barbitt (Plur.) (Malattia nella 
bocca dei cavalli), Barboni. 

Barbio. (Specie di cane), Barbi- 
no (2), Barbone. 

— Barbinoli, Birboncello. 

— Barbinoli, Grosso barbone. 
Barbis, Barbigi (3), Baffi. Tira 

sii i barbi*: Alzar la cresta (>pp. 
Alzar la mira. Hid soft i barbi* : 
Ridere sotto i baffi. Lassa cress i 
barbis : Farsi crescere i baffi. « RI 
dova ria leccass i barbis » : «e Do- 
vrebbe leccarsene i baffi ». « Ico- 
mich domrien mai porta barba, 
ne barbi* » : « Gli artisti dramma- 
tici non dovrebbero portar barba 
né baffi ». (Anche in milanese Baf- 
fi} « Quest l'è ón rinelt coi baffi ! » : 
«Questo è un vino coi baffi!» O- 
na donna con t i baffi: Una donna 
co' baffi. Vedi anche Baffi. « Te 
gh'étt ón barbis de negher sulla 
faccia » : « Bada che hai un baffo 
di nero sul viso». 

— Barblson, Baffone. 
Barbolà. Vedi Far foia, Barbu- 
gliare. 

Barbottà, Barbottare, Borbot- 
tare, Taroccare. «< N'ólfà che bar- 
botta tutl'el d) » : « Non Va che — o 
taroccare tutto il giorno. Barbot- 
tà di busecch: Borbottio degli in- 
testini. 



(1) Bolla parola, ina in disuso. 

f'2i Suono iiL'Uiilf, significato differen- 
tissimo Barbino in toscano dicesi di ciò 
che p frxtto alla pe^io o di cosa dura a 
sopportarsi : l'è barbina ' 

(3) In ischerzo per basette- 



— Barbottada o Barbottament, 

Borbottio. 

Barbotton, Lamentone. 

Barbosi. Barbozzo e (dell'elmo 
raedioevale ) Barbozza (1), Mento. 
Avegh duu barltozz: Avere la pap- 
pagorgia. «Lagà ón bèli bus m del 
barbozz » : « Ha la fossetta al men- 
to o in mezzo al mento ». On pugn 
sott al barbozz: Un sergozzone. 

— Barbozzal, Barbazzale. 
Barca, Barca. Andò in barca: 

Montare in barca. (Fig.) Aiuttala 
barca: Aiutai" la barca o Mandar 
avanti la barca. Sfare mena sbar- 
ca: Saperla barcneggiare. Tira t 
remm In barca : L-e^istere da un 
affare pericoloso. Tira miwnz la 
barca: Sbarcare il lunario (P. U.) 
Opp. Far andare la barca. 

— Baroada, Barcata. Ona bar- 
coda de gent : — di gente. 

— Barcarolla, Barcarola. 

— Barcheggia, Barcheggiare. 
Savè barcheggia: Sapere barca- 
menare. A _, _ 

— Barchètt, Barchetto. FI bar- 
chett de Boffalòra: La corriera di 
Boffalora. Vedi Boffalòra.*. FA par 
che vaghen al barchètt » : « Pare che 
abbiano i birri dietro». 

— Barchirceu, Barcaiolo. 

— Barcón, Barcone (2). 

— Barchin o Sandolin (per cac- 
cia in acqua), Barchino. 

Barch (Dove stanno le vacche 
e i buoi «restat-e nei cascinali del- 
l'Alta Italia), Tettoia. 

Bardà-ardaa-ardass , Bardare. 
« / cavai del càr funebre ercn 
tutt bardaa in ner»:« I cavalli del 
carro funebre erano bardati a bru- 
no ». 

— Bardadura, Bardatura. 

Bardassa (A ragazzo troppo vi- 
vace), Bardassa. « Te see ón gran 
bardassa ! » : « Sbarazzino che 
sei ! » 

— Bardassada, Ragazzata. 

— Bardassarla, Ragazzaglia. 

— Bardasson , Mariolo. ( Sch. a 
ragazzo) Bardassa. 

Barella (Per trasportar a brac- 
cia mattoni, calce, ecc.), Barella. 

Il) Non si usano più. 11 primo è di R. 
St. Il secondo è del cavallo. 

(2) Burroni In toscano vuol anche dir* 
grandi nuvoloni oscuri che viaggiano in 
ciclo staccati Tun dall'altro. 



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BAR 



— 41 — 



BAR 



« Uàn portaa a V ospedaa sulla 
— » : « Lo portarono a barella al- 
l'ospedale ». 

Barèsg (D. Fr.) (Stoffa fine di 
«età e lana). Barrage. 

Baretta, Berretta. — a la ma- 
rinara - — alla levantina. Daretta 
de noti: Berretta da notte. (Dei 
Cardinali) Baretta rossa: Berretta 
roana. (Copertura del capo con te- 
sa) Berretto. 

— Baxett&da (Quanto sta in un 
berretto). Una berretta piena. | 
(Saluto) Sberrettata. 

— Barettlnee, Barrettaio. 

— Barattoli , Berrettone. — de 
giudea, de soldoa: — di giudice, 
di soldato. 

— Baretttn de pret, Berrettina. 
Bargnlff. Vedi Margniff coi de- 
li rati. 

Bari, Barile (1), Botte. On bari 
de polder: Un Darile di polvere. 
Bari de ineiod: Bariglione di ac- 
ciughe. M. d. d. pr. : Mett i pen- 
ser vul bari de rosee. Vedi Asce. 

Baiilott, Barilotto. Andò tutt 
eoss a bariloU : Andar tutto a soq- 
quadro. 

— Barllètt, Bariletto, Barletta e 
Barlozso. 

Barìea-lcaa-lcaas, Barricare (P. 
N.) (R. St.). « In del 48 de per- 
tutt se s'in barrieaa f a MUan, co- 
me a Palermo » : « Nel 48 dovun- 
que in Italia sorsero barricate ». 

— Ba rt cada (P. N.) t Barricata. 
Barlafns (Cose di poco valore in 

casa), Carabattole. « Uà tolt sii i 
so barla/us e Ve andaa » : « Pigliò 
le sue carabattole e se n'ò ito ». 

Baiiaaatna (Paese lombardo fa- 
moso po' suoi ciuchi ). Dottor de 
Barlassinna (In dis.): Dottoruc- 
ciaecio. 

Barllcch ( Nome che si dà al 
diavolo), Berlicche. 

Barlogglà e deriv. Vedi Sbar- 
loggià. 

— Barlcsuggla o Barloggión 
(Mezzo cieco), Barlocchio (2), 
Bircio. 

Baxlumm, Barlume. Aveghen ón 
barlumm : Averne un barlume. 
« G'oo anmo ón — de speranza » : 



(1) Barile eon-itponde piuttosto al no- 
stro vataell ehe al bari. 

(t) Suono aguale. Ora è parola disusata 
a Firenze. 



« Ho ancora un barlume di spe- 
ranza ». 

Barlusent, Luccicante. (I primi 
albori) A barluzzo (Massa mari t.). 
El ramni de eusina barlusent: I 
rami delle cucine luccicanti. 

— Barlusi, Luccicare. « I elmi di 
soldoa de. cavalleria barlusissen al 
«ó7 » : « Gli elmi dei soldati di caval- 
leria luccicano al sole ». 

Barnasc o Bernazi (Volg.). Vedi 
Barnazz. 

Barnazz (Ferro da focolare), 
Paletta. Mmuia e bernazz: Molle 
e paletta. 

— Barnazzada, Palettata. 

— Barnazzln, Palettina (1). Pic- 
cola pala. On barnazzin de la pi- 
gotta: La paletta di Petuzzo. 

Baroccada e Barocchismo, Ba- 
rocchismo. « Quella facciada V è 
d' ón barocchismo insultante: 
«Quella facciata è d'un baroc- 
chismo indecente». 

— Barocca, Barocco. SUI ba- 
rocchi (archi tt.) : Stile barocco « El 
g'à certi idèi così bar oc e k » : « Ha 
certe fisime, così barocche». 

Barometer e Baròmetro, Ba- 
rometro. 

Baromòtta, Merciadro ambu- 
lante. 

Barón (Arald.), Barone. I (In- 
giuria) « Baron fot.... » : « Barone 
coll'effc ». 

— Baronada, Baronata. « Mi sti 
baronad i soffri minga » : « Co- 
deste baronate io non le voglio 
o non le soffro». 

Bartavella (Sorta di rete), Ber- 
tuello. 

Bartolamee, Bartolaiueo. « In- 
nanz indree, bartolamee » : « In- 
nanzi e indietro Opp. Un continuo 
viavai ». (Pr.) U acqua dopo san 
Bartolamee l'è bonna de lava i 
pee: Se piove per S. Lorenzo la 
viene a tempo, se piove per la 
Madonna l'è ancora Dona, se per 
san Bartolomeo soffiale di dreo. 

Battolasela. Vedi Fever. 

Baruffa, Baruffa. «È success 
óna — » : « Si sono abbaruffati ». 

Baruffà-fasB, Abbaruffarsi. 

— Baruffamene Abbaruffio. 
Barzegà (Pop.), Bazzicare. « El 

fi) Palettina però a Firenze significa 
piuttosto il ferro che si adopera a sbrac- 
ciar il veggio. 



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BAR 



— 42 — 



RAS 



harzega de ani part » : « Bazzica da 
quelle parti». 

Barzelletta, Barzelletta. « L'è 
oh omm pien de barzellett » : « È 
un uomo pieno di barzellette ». 

— Barzellétta, Barzellettare. 
Ba&à-asaa-a&a&S. Baciare, liasà 

la man: Baciar la mano. « Kl 
pò basass el dit » : Vedi Lcccass. 
« Kl dorarla basa la terra dove 
metti i pee » : « Dovrebbe baciar 
la terra che io cai pento ». Basass 
su: Baciami. 

— Basotta, Baciucchiare. « / 
mamm dovarien minga basotlà 
continuarne ni i so tioìitt » : « Le 
mamme non dovrebbero sbaciuc- 
chiare continuamente i loro bam- 
bini ». 

— Basln, Bacio e Bacino. Basin 
a la francese: — alla francese. 
— 9 f eia88er : — sodo o collo schioc- 
co. — de Giuda: — di Giuda. 
Schiscià di basitt : Divorare coi ba- 
ci. Mangia vunna de basitt o in 
di—: Mangiarsi una di o dai baci. 
| (Ammaccatura dei pani grossi, 
segno di averne toccato un altro 
nel forno) Bacio. 

— Basinogli, Baoiuzzo. 

— Basinott, Baciozzo. 

— Basinoli, Bacione. 
Basà-ass , Basare. « L'è ZI dorè 

mi me basi» (11 pop. dice : Dove 
mi me pondi): «E 11 dove io mi 
baso». 

— Basament, Basamento. 
Bascià(P. N.), Pascià. « Kl vwur 

fa el bastia » : « Vuol far il prepo- 
tente ». 

BasaliBCh (Volg.). Vedi Basi- 
lisco 

Basciamell ( Volg. ). Vedi Be- 
sciamcll. 

Basali, Gradino, Scalino. Fa i 
basèi d'onsaU: Ruzzolar le scale. 
(Fig.) Andà su ón basell (negli 
impieghi) : Salire d' un gradino. 
Falla el primm basell o el primm 
botton : Sbagliare il primo occhiel- 
lo, Dar male i primi passi. Fa el 
primm basell : Rompere il ghiac- 
cio. (Pr.) Kl piissee dificil l'è el 
primm basell: 11 peggìor passo è 
quello dell'uscio. 

— Basellin ( Della carrozza). Pre- 
dellino o Montatoio. (Naturale nel 
masso) Scaglionciuo. 

Basèn (I). Fr.), Basino. Ona ve- 
sta de basèn: Una veste di basino. 



Basgianna, Bagiana (Arezzo), 
Fava, liis e basgtann: Riso o fa- 
ve. Torta de hasgiann: Fa vetta o 
Faverella. 1 ( Pelle d' agnello per 
coprir sedie) Bazzana. 

— Basgianoenra, Fa vetta. 
Basgier ( Bastone leggermente 

curvo per portar secchi hi spalla, 
Bilico (Lucca). 

Baailegh (Volg.). Vedi Basilich. 

BaBllich, Basilico. 

Baslliscn, Basilisco. « La g'à duu 
oce de basiliseh » : « Ha gli occhi di 
basilisco ». Salta su come ón — : 
Rivoltarsi come un galletto mar- 
zuolo. 

Basla (Vaso di legno molto spa- 
so), Catino. « Guarda che basta 
de minestra/*: « Guarda che cio- 
tolona di minestra ! » 

— Baalètta (Vassoio di legno per 
mondare riso o legumi), Tafferia. 
Salamm de basletta (Rifiuti di sa- 
lumi ammonticchiati nulla tafferia 
nelle botteghe de' pizzicaglieli ). 
« «Slctò des ghhi de basletta » (Volg.) : 
« La mi dia due palanche di repub- 
blicani)». Pagàelfitt su la baslet- 
ta (Usanza in certe case di pove- 
ri dove i sotto aftìttatori si reca- 
no al sabbato colla tafferia a ri- 
scuotere acconti di pigione): Pa- 
gar la pigione a spilluzzico. | (Per 
mento che sporge in fuori), Bazza. 

— Baalettón, Bazzone. 

— Baslettinna, Bazziua. 

— Baalettada, Una tafferia pi<>- 
na di... Opp. Un colpo dato eolla 
tafferia. 

— Baslòtt (Meno grande della 
basla), Catino (Per tenervi dena- 
ri) Ciòtola. Dà óna scopola al ba- 
slòtt (rubare^: Fare una buca. 

Basoffia (Vivande e minestre di 
nessun pregio), Basoffia. 

— Basoffia, Mangiare. 

Bass, Basso. Tratta o guarda 
d'alt in bass: Trattare o guarda- 
re d'alto in basso. / alt e bass de 
la f or tanna: I capricci della for- 
tuna o anche Gli alti e bassi del- 
la fortuna. Vèss bass de vista: Es- 
sere bircio. Dormì bass de eoo: 
Posar il capo sul guanciale basso. 
Vegnì al bass: Cader in basno o 
basso. | ( Breve )« «SV ann el cur- 



ii) A Firenze come a Milano questa pa- 
rola torve nel popolo a significare confu- 
sione e arrulHo. 



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RAS 



nera* rè molto boss » : « Quest'an- 
no il carnevale è molto oasso». | 
On tener ; ón bariton, ón boss : Un 
tenore, un baritono, un basso. | 
(Parte della Lombardia) La Boe- 
mi: I^% haa*a o la piana (1), il pia- 
no. Vun de la, Basita: Un piani- 
giano. | (Ceto) La bassa geni: La 
eente ba****a Opp. La genterella o 
Bobina e Robueola. Vin boss: Vi- 
no ba*ao. Messa bassa : Messa 
piana. 

— Basaà-ssaa-ssass, Abbassare. 
Bassa el eoo: Chinar il capo. « £7 
ered rU bassass » : « Crede di av- 
vilirsi ». Bassass giò: Ch marni. 
« Ghe s'è bassaa el eervell » (in dis- 
qm)):< É diventato scemo». 

Bassacassa (T. di stamp.) : Cas- 
sa di «otto. 

Bassaculla (P. N.) (D. Pr.), Bas- 
culla, Barculla, Peso piano. 

ftasncitta (Gioco d'azzardo in dis- 
umo). Bassotta. 

Baillff 1 "" 1 "* Vedi Cà. 

Basslnètt ( D. Fr. ) ( Parte del- 
l'acciarino delle armi da fuoco del 
passato), Scodellino. 

Basalra (Voi?.). Vedi Basala. 

Bassrilev ( Sorta di scultura di 
fregio). Bassorilievo. 

Bast, Basto. Mètt el basi all'a- 
snin : Imbantare il ciucherello'. 
{Vi*. ) Arègh poca paia in basi: 
Xou avere borra o aver poca bor- 
ra Opp. Eiisere male in gamba. 
Porta el bast: Portare il basto. 

Basta , Bastare. « Basta insci » : 
< Basta così ». Bastàgh i so einqu 
txdd: Non lameiarai schiacciar le 
noci in capo. Tant che basta: Tan- 
to che ba*ta. « Basta che, el sia 
per... » : « Basta che si tratti di 
Opp. Pur di ». P. E. : «e Basta do- 
ma che poda finì » : « Pur di fini- 

— Bastant (Àffctt.), Bastante. Il 
popolo dice sempre Assee. 

Bastard, Bastardo. ( Pr. ) I ba- 
starti infortunaa (manca): La for- 
tuna non viene a caso. | {Carat- 
tere tipograf. ) Bastardo. (Archi- 
tett.} Ordin bastarti: Ordine ba- 
stardo. 

— Bastarda (Vaso da cucina), 
Bastarda. 



— 43 — BAS 

— Bastardass-ardaa, Imbastar- 
dire. « Se s'in bastardaa » : «e Sono 
imbastarditi o imbastardite ». 

Bastlón, Bastiono (1), Le mura. 
« Oo faa el gir di baslion » : « Ho 
fatto il giro delle mura». 

Bastón, Bastone. Boston de pas- 
seg : Mazza. — de cassia, de cocco- 
lati: Bastono o Bocciuolo di cassia, 
di cioccolato. Boston di tend: As- 
se delle tende. | (Pasta dolce j Ba- 
stone o Bastoncello. | (Di gioco) 
El re de boston: Il re ai bastoni. 

— Bastonili, Bastonaceli, Ba- 
stoncino, Bastoncello. 

— Bastonala, Bastonata. Jìa- 
stonad de orb: Bastonate da cie- 
chi. Bastonad de lira: Bastonate 
da libbre (udito a Firenze). 

— Bastonà-naa-nass, Betona- 
re. « El par che m' abbirn basto- 
nane : « E' si direbbe che m' ab- 
biano bastonato». Vèss beceh e 
bastonaa o aecah el mal e i bèff: 
Esser becco e bastonato. (Pr.j La 
primma se verdolina, la seconda se 
bastonila : U na la si passa, ma 
due le si scontano, Alla seconda 
si perdona alla terza si bastona. 

Bastrozx, Bai-atto, Baratti na. 
Famoso a fa di baslrozz : Egli 
è maestro di barattina. 

— Bastrozzà, Barattare. 

— Bastrozzò, Barattiere (2), Ba- 
rattatore. 

Batista, Battista. Avegh la vista 
che fa Batista: Avere la vista 
torba. 

Batizza, Batista. Faszólètt de 
Batizza: Fazzoletti di batista. 

— Batizaa, Batistato. 
Batosta, Batosta (3), Scossa. 

Tarn su óna gran batosta: Toc- 
care, avere una bella scossa. 

Batt-tuu-ttes, Battere. Batt el 
tormentala lanna: Batter il grano, 
la lana. Batt i pagri: Batter ì 
panni. (Pr.) A batt i pagn salta 
f eeura la stria : Persona rammen- 
tata, per via, va Opp. Il lupo ò 



(i) La piana, che risponderebbe meglio 
alla Batta dice tutt*altro. E piuttosto una 
•pianata o tutta! più una piccola pianura. 



(!) A Firenze la parola bastione non ri- 
chiama altra idea che quella di un riparo 
contro 1 nemici fatto con terra. 

(2) Barattiere* dice più ; giacché ri- 
sponde a truffatore. 

(3) Batosta. I diz. fiorent. la definiscono 
Il batterti a vicenda e Incontro pericoloso. 
In milanese Batosta significa grave danno 
nella salute o negli interessi. 



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BAT 



— 44 — 



BAT 



nella favola. Batt i man, el tam- 
hór, el fèr: Batter le mani, il 
tamburro, il ferro. (Pr.] Bisogna 
batt el fèr intanta che l'ecald: Bi- 
sogna battere il ferro intanto che 
e caldo. Ball la frusta : Sgonnel- 
lare (1), Fare la orindaccola. Ball 
a la porta: — alla porta. Bove 

he batt el sòl : Dove dà il sole. | 
Di ciò che batte automatic.) Batt 
l ór: Battono le ore. — el eceur, 
i pois : — il cuore, i polsi. | (Scon- 
figgere) Batt el nemts: Battere il 
nemico. I (Insistere) A furia de 
batt el ghrè riussii : Batti e ribatti 
c'è riuscito. | Batt cassa o baitela 
Opp. Batt la cattolica: Frecciare (2), 
Chiedere denaro, Andar all'accat- 
tolioa. | La batt de poceh o de lì 
adree: La batte giù di lì Opp. 
poco più poco meno. Segone dove 
la bah : Secondo dove la batte. 
(Pr.) La leìigua la batt dove dceur 
el dent: La lingua batte dove il 
dente duole. Chi nò pò batt el ca- 
vali el batt la sèlla (In Fior, non 
è pr. ) : Battere la scila per non 
poter batter il cavallo. I Bàtte- 
ghela (M. bass.) : Pregar d'amore. 
1 Bàttutela, Battersela o Far tela. 
P. E. : L'è mèi che me la batta e 
che i lassa destrigass de per lòr : 
È meglio che me la colga e lasci 
strigarla un po' fra loro. | Battes: 
Battersi (in duello o in battaglia). 

Battapg (Entro la campana), 
Battaglio. (Sulla porta) Picchio. 

— BattaggtÉL, Scampanare.* Cos- 
se l'è stamattinna che i pret ségui- 
ttn a sbattaggià / » : « Cos'è stamat- 
tina che i preti non fanno che 
scampanare?» 

— Battuda, Battuta (3) (T. di 
caccia). Battute | (Teatro). Ona 
gran battuda de man: Una sma- 
nacciata. 

Battaglia, Battaglia. — de Sot- 



ti) Sgonnellare però in fior, non ha 
sempre il sengo tristo del milanese batt 
la frusta, significa anche andare per le 
chiese da parte di donne. 

(2; Frecciare © bellissima parola fioren- 
tina, ma dice più che batt cassa. Ci vuole 
la intenzione di non restituire per frec- 
ciare veramente. 

(3) Battuta in Fior, ha un senio che 
manca al d aletto : <• la parte interna della 
mattonella del bigliardo, e specialmente 
delle due minori: lati di -battuta, e lati 
di fianco. 



ferin: Battaglia di Solferino. | 
« Incava a la Camera gh'è staa la 
gran battaglia al ministeri » :« Og- 
gi alla Camera fu data la gran 
battaglia al ministero ». | Ona bel- 
la battaglia de Salvator Rosa: 
Una bella battaglia di Salvator 
Rosa. | « // è el so cavali de bat- 
taglia » : « È il suo cavai di bat- 
taglia ». 

Battala , Battagliare. « An se- 
guitaa a Imitata tutta sira » : « Non 
smisero di battagliare tutta la se- 
rata ». 

Battaión Battaglione. 

Battaròll, (Bastoncelli usati ne' 
paretai), Randello. 

Battarèlla. Vedi Stoccadór. 
(Teatri) / duu colp de la battarèl- 
la: I due colpi della battarclla. 

Battarla (Volg.). Vedi Batteria. 

Battali, Battello. Baiteli a va- 
por: Battello a vapore. 

— Battèlla, Battella (barca lun- 
ga per contrabbando e guardie). 

— Battellin, Battellinó. « In la 
Darsena de Porta Ticùies se pò 
avègh ón battellin a noli » : « Nel- 
la darsena di Porta Ticinese si 
può avere un battei letto a nolo ». 

Battelmatt (Specie di cacio sviz- 
zero), Batelmat. 

Battent, Battente. El batte nt de 
la finestra: Il battente dell'im- 
posta. 

Bàtter, Battere. In d'on bàtter 
d'occ: In un batter d'occhio. 

Batteria, Batteria (Artiglieria). 
« S' in miss in batteria » : « Si son 
posti in batteria ». | (Meccanismo 
di orologio) Soneria. | Batteria de 
cusinna : Batteria di cucina. B « / 
fmugh dn finii coni òna gran bat- 
teria » : « I fuochi di artificio ter- 
minarono con una gran batteria ». 
| Batteria elettrica: Batteria elet- 
trica. 

Battetesi (Volg.). Vedi Battesim. 

Batteslm , Battesimo. Ttgnì a 
battesim: Tener a — Opp. Levar 
al sacro fonte (Aff.). l\omm, fed 
de — .* Nome, fede di battesimo. 
« L' è vera come che g'oo el batte- 
sim » : « Vero come è vero che son 
Cristiano battezzato» (pop.). 

— Battezzà-ezzaa (1), Battezza- 



ci) In milanese c'è sbattezzasi e non c'è 
batUtzoM. 



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BAT 



-46- 



BAU 



re. Battezza ón basti me ni : Battez- 
zare un bastimento. — t campanti: 
Battezzare le campane. Battesse 
el vin: Battezzare il Tino, l'èst 
battezsaa con V acqua di spinassi 
Essere stato battezzato in dome- 
nica o mancargli un venerdì. Bat- 
tezza per minción: Canonizzare 
per minchione. 



__ Jlbul, BolU bolli (1), Taffe- 
ruglio. « E B è success ón poo de 
battitnU » : « E lì accadde un litigio 
od anche un putiferio ». 

Battlcoeur (Palpitazione di cuore 
prodotto da emozione), Batticuore. 

Batttdór (Nel gioco del pallone), 
Battitore. 

BattUor, Battiloro. 

Battlmau, Battimano. «Lapri- 
wm danna la g'à avuu di gran 
battiman » : « Idem ». 

Bmtttn (T. di caccia). Battitore. 

BattlrcBU (Pezzo di legno liscio 
per pareggiar la forma tipografica 
in macchina), Battitoia. | (Arnese 
da tintori) Battitoia. | (Per il latte 
nella zàngola) Pestone. | (Nel mu- 
lino) Bàttola. | (Per bussare sul- 
rhnpoeta delle porte) Martello. 
' (Per dirompere la canape e il 

no) Battitoio. 

— BatttrtBUla, Battitoia. — de 
eusinna per i cotelètt: Battitoia 
per le eoetolette. 

Batttròu, Rovescio. «A messa 
strada semm staa ciappaa da ón 
battiron d'acqua » : « A mezza stra- 
da ci colse un rovescione o acquaz- 
zone». 
(■Battistrada, Battistrada. 

Battòcc (Della campana), Bat- 
taglio. I Arlecchin battòcc : Arlec- 
chino ene picchia. 

Battuda (La parte dell'imposta 
che uatte nello stipite), Battente. 
I (T. music.) Andò in battuda: 
ntare o suonare in tempo. Bat- 
' d 1 aspetti Battuta d'aspetto, 



Hn< 



(In certi giochi) Battuta e (al pal- 
me) Mandata. | (In guerra) « Quii 
mover Frances an ciappaa su dna 
mattuda terribil » : « Que' poveri 
Francesi hanno pigliato o avuto 
una terribile sconfitta». 

Bau-bau (Per far paura ai bam- 
bini), Bau. 



(«) n 



tritala fi milanese, fi nuo 
BoEtboUiè' " •' 



polo poUtSOUDMltt partendo. 



tumulto di po- 



Baull, Baule. | (Per prepararci 
a partire) Fa su i baui : Par 
bauli. Andà in d'ón bauli e torna 
in dona valis: Viaggiare come i 
bauli. | (Per culo) (Triv.) 8edere, 
Bel di Roma. 

— Baulettin. Bauli n. 

Bauscla (Di vecchi e di bam- 
bini). Bava. «L'era tant eontent 
eh' et perdeva Anna la bauseia » : 
« Era così contento che la cami- 
cia non gli toccava il culo ». 

— Bansclà-usciaa-usclass, Im- 
bavare. « FI fimu V à bauseiaa la 
vestinna » : « Il bambino ha imba- 
vato il vestitino». 

— Bausclent, Bavoso. Vice bau- 
scent: Vecchio bavoso. 

— Bauaolnna o Onestlnna (De' 
ragazzi), Bavaglio. 

Bautta (Cappuccio a uso di ma- 
scherarsi). Bautta. 

Bava, Bava. Bava de can rab- 
biaa: Bava di cane idrofobo. Ye- 
gnì la bava a la bocca : Far la ba- 
va. | (Di metallo fuori della for- 
ma) Bava. I (Do' bozzoli) Bavella. 

Bàvaxa (In disuso), Tallero, Scu- 
do. 

Bavarese, Bavarese (1) Una taz- 
za di crema calda. 

Bayer, Bavero. Baver de velò: 

— di velluto. 

Bazar, Bazzarre. Vedi Galleria. 

Bassa. Bazza. Avegh dna gran 
bassa: Avere buona bazza. «Ut 
pam minga tutta sta bassa che se 
credeva »:« Non è poi tutta la baz- 
za ohe si credeva». 

Bassega, Bazzica. — gilerada: 

— gigliata. | (A chi plebeiaraente 
rutta) Bassega/ (Volg.): Buon prò. 

— Bassegnln. « Fèmm ón basze- 
ghin per passa el temp f » : « Fac- 
ciamo un poco di bazzica per am- 
mazzare il tempo?» 

Basslla , Bacile. « Ohe sarà la 
bastila a la porta del teater » : « Ci 
sarà il vassoio alla porta dal tea- 
tro». | (Ecclesiastico) Bacile. 

Bassott, Bazzotto. CEuvbassott: 
Uovo bazzotto. 

Bebé (D. Fr.), Bebé (2), Bam- 
bino. 

Beatt-atta, Beato. « L'è óna bea- 



ti) J.a batate* a Firenze è la nostra 
barberiada. 

(tt Bebé In Tom. è rooe Infantile e •»- 
guide* le peoore. 



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BEA 



— 46- 



BEll 



tu che la va a confessa** óna volia 
alla settimanna » : « È unti san toc- 
chia che va a confessarsi tutte le 
settimane ». | Fa vitla beatta : Fa- 
re una vita beata. | « Beato chi lo 
pò vedere » : « Benvenuto lei ». 
« Beatta la faccia del... tal/ » : 
« Viva la faccia del tale ! » « Beato 
/>orca »:« Beato porco». 

— Beatocch-a, Santocchio, rin- 
toccherà, Baciapile. 

— Beata, Far la pinzochera. « La 
va semper in gicsa a beata » : « Va 
sempre in chiesa a battersi il pet- 

BebèU. Vedi Belee. 

Beccà-ocaa-ccau, Beccare. «El 
papagall el m' à beccaa ón dit » : 
«Il papagallo mi beccò un dito». 
« Lù et se becca i 80 sesmilla lir a 
Vanti a fa nagott » : « Egli si -bec- 
ca le sue seimila lire l'anno a non 
far nulla». 

— Beccàda, Beccata. 

— Beccadlnna, Beccatina. 
Beccaflgh, Beccafico. 
Beccaria ( In dis. ) , Beccheria. 

(Pr.) Nò vanza mai carna in bec- 
caria : Non resta mai carne in 
beccheria . per triste oh' ella sia. 
I ( Strage ) « L* è stada dna vera 
beccarvi » : « Fu un vero macello ». 

— Becche© (Volg.). Vedi Ma- 
cellar. 

Beccaxza. Vedi Gallinazza. 

Bèoch, Becco. Bagna el becch: 
Metter il becco in molle. M. d. d. : 
« G'oo natica el becch d'ón quat- 
trini : «Non .ho il becco a' un 
quattrino ». « Ecco fatto il becco a 
Tocca » : « Ecco fatto il becco a 
l'oca e le corna al Podestà ». I 
(Marito di adultera) Becco. Becch 
e strabecch: Becco cornuto. Becch 
content e becch e bastonaa : — con- 
tento,— bastonato Opp. Pappataci. 
« Ah becco e tècco ! » : « Becco col- 
l'ett'e ! » I (Ordigni in forma di 
becco) Becch de gas: Becco di 
gasse. Becch de V archett del vio- 
rin : Nasello o Naso dell' arco. 
Becch de la molla d f ón cadenaz- 
za>u: Nasello del saliscendi. | 
(Pialla di falegname) Becch de 
sciguetta : Becco di civetta. | (Sor- 
ta di fringuello) Becth in eros: 
Crociere. 

— Becchili e Beochifnau, Bec- 
cuccio. 

Bèè, Pecora e Agnello. Quièti 



come ón bee : Tranquillo come un 
agnellino. Vegnì adree come ón 
bee : Venir dietro come un — , ca- 
gnolino. | (Onomaton.). « Bee ! » : 
« Bè ». | (Andar al Monte di Pie- 
tà) Fa ón bee: Mandare allo zio 
(Non coni.), Portar in pegno. 

— Berin, Agnellino. 

— Berinee, Agnellaio. 

— Bèèh! (Esci, di disgusto), Poh! 
« Beèh che porcaria ! » : « Beh che 
porcheria ! » 

Bepgla (Strumento per lisciare), 
Lisciatoio. 

Beghlnarla, Bacchettoneria. 

Bòi N. ir. : / oh bèi oh bèi ! 
(Balocchi e cianfrusaglie che si 
vendono all'aperto nelle fiere per 
Natale). 

Bèlomen e Bèldonn (Fiori), Be- 
gliomini e Belledonne. 

Belee, Balocco e Giocattolo. « L'h 
compraa ón belee de pocch per el 
ftoeu minor e vun pussee de spesa 
per el maggior » : « Comperò un 
oalocco per il bambino e ungio- 
cattolo per il ragazzo ». | « Va là 
che te seti ón beli belee » : « Va pur 
li\ che sei un buon arnese ». Belee 
de tacu sii con la mceuia : Coset- 
taccio da pigliare colle molle. | 
« Damm inaree el me belee ! » (Det- 
to quasi per ischerno a chi si pento 
ingiustamente d'avere concesso) 
(Appross.) (Pr.): Pensare avanti e 
non pentirsi poi. 

Belegott (Castagne secche), Vec- 
chioni. Una filza de helegott : Una 
corona di vecchioni. | (Esci, pop.) 
« Acqua de belegott ! » : « Nespole ! 
o Cucuzza ! o Accipreti ! » 

Beleratt , Baloccaio. Faccia de 
belerai t: Viso di solletico. 

Beliètt (Volg.). Vedi Bigliett. 

Belltaa (Volg.). Vedi Abilitaa. 

Bèli, Bello. Bell profil, bei occ f 
beli cavali : Bel profilo, occhi, ca- 
vallo. El beli sesso : Il bel sesso. 
Bell caratter, beli liber f bella mu- 
sica : Bel carattere, bel libro, bel- 
la musica. ( Pr. ) Chi vtrur pari 
bella bisogna soffrì : Per bella pa- 
rere bisogna patire. Bell in fossa 
bruti' in piazza: Bello in fascie 
brutto in piazza. L'è minga beli 
auell che è beli, maqucll chepias: 
Non è bello quel che è bello, ma 
quel che piace. On giatuqh ver 
vess beli el dev dura pocch: Un Del 
gioco dura poco. On legn el fa 



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BEL 



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BEL 



minga fteugh , duu en fan por eh, 
tri* ón fogarell, e quatter ón fteugh 
beli : Cn pezzo non fa foco , due 
ne fan poco , tre pezzi un foche- 
rello. quattro pezzi un fuoco bel- 
lo. M. d. «1. : Andà su bella! An- 
dar a seconda • di bene in me- 
glio e ( c*>n frase disusata ) andar 
di rondone. « La ven a la pù bel- 
la * : • Piovo a catinelle ». « Cosse 
te me euntet de belli » : « Cosa mi 
conti di bello ? » «t G' oo ditt beli e 
ben. quell che ghe andava » : « Gli 
parlai molto chiaramente ». « El 
fa beli lù a dì » : « A lei torna fa- 
cile il dire... » Avègh ón beli dì : 
Aver un bel dire. Bell beli: Bel 
bello. Adagino. « Ma te sétt che te 
tee beli f Te vorariet che mi...? » : 
« Sei pur curioso, sai. Vorresti che 
io...? » Sul pk beli: Sul più bello. 
Fass beli de bocca : Farsi bello di 
una cosa. « Questa V è bella / » : 
« Questa h bella ! » A In beli' e mèi : 
Alla meglio. Avegh el so beli defà : 
Avere il daffare fin sopra i cape- 
gli. Tiragh beli : Essere per quel- 
lastrada. P. E. : « Se pò minga dì 
eh"el sia arar ma elphe tira beli » : 
« Non si può proprio dire che sia 
avaro ma ci tira ». < In tutt bei pa- 
roll , ma... » : « Belle parole ma i 
fatti ?» « Chi ven el beli ! » : « Ora 
ne viene il bello ! » « C'ossa se fa 
de beli t » : « Che si fa di bello ? » 
La bèlla (al gioco) : La partita del- 
l'onore. La Dèlia. | Mett in bella: 
Metter al pulito. | « El ghe fa el 
bello a la Teresa » : « Fa il bello 
alla Teresa». 

— Belila. Fa el beli beUin: Far 
fl bello bellino. 

— Bellezza, Bellezza. Onagran 
bellezza: Un occhio di sole. M. a. d.: 

• L'è la bellezza de vint'ann che né 
se eedem » : « È la bellezza di ven- 
t' anni che non ci vediamo ». 

• L'emtn miss Zi per bellezza » : « Ci 
sta per bellezza Opp. È spolvero ». 
P. E. : « Qui fior in staa miss lì 
per bellezza ma jp<ru san de na- 
gott » : « Son fiori di belluria ma 
non sanno di nulla ». Ber i bellezz 
de vunna: Bere alle bellezze di 
una. « Ciao bellezza » : « Addio bel- 
lezza ! » (Pr.) A donna bianca bel- 
letta nò ghe manca: A donna di 
carnagione bianca poco manca. 
« Che Tè óna belletta /»:«... ohe 
è una bellezza ». P. E. : « I protest 



fioechen che l'è óna bellezza » : « Le 
proteste fioccano eh' è una bel- 
lezza ». 

— Bellexxina ( Di giovinetta ) , 
Bellezzina. 

— Bell'umor, Bell'umore. « Con 
mi gh' è minga tant de fa el bel- 
l'umor » : « Con me non c'è da far 
il bell'umore». 

Béllora (Animaletto fra topo e 
scoiattolo), Bellora (Lucca), Don- 
nola. 

Bemoll ( Accidente musicale ), 
Bemolle. 

Ben, Bene. (Sost.) « Che te podet 
avègh ben » : « Che tu possa aver 
bene ». In tutti i robb gh'è el so 
ben e el so mal: In tutte le cose 
c'è bene e male. Savè minga che 
ben fa: Non sapere che acqua 
bere. (Atti di devozione) Dì del 
ben per i pover mort: Dir del 
bene per i morti. (Giovamento) 
Vessegh minga de fu ben: Non 
esser terreno da piantarci vigna. 
Ben con ben: Dio con bene. Fa 
ben al stomegh , ai occ , alla sa- 
lut, al co3tir: Far bene allo sto- 
maco, agli occhi, alla salute, al 
cuore. (Abbondanza di cose o di 
averi) Avègh del gran ben di Dio: 
Avere del nen di Dio. (Invece di 
eppure) « Emm faa tutt quell che 
dn voruu lór ; ben, in minga staa 
content l'istess » : « Abbiamo fatto 
tutto ciò che ci hanno chiesto; 
eppure non furono contenti lo 
stesso ». (Assentimento e soddisfa- 
zione dopo premessa) « Se faran 
così, ben, sede nò... » : « Se faranno 
così bene, se no... ». (Affetto, amo- 
re) « Ohe rìii ón ben a l'anima » : 
« Gli voglio un bene dell'anima ». 
Fass vorè ben: Farsi — .amare. 
(Cossa fatta ammodo) « El canta 
ben » : « Canta bene ». (Molto) Ben 
presta ben poch : Ben presto, ben 
poco. M. d. d. : «Bene quidem»: 
« Bene quidem ». « Stasira elgimugh 
el me d%s ben » : « Stasera il gioco 
mi dice bene ». « Ben detto ! » : 
« Ben detto ! » Fèssela ben : Far- 
sela bene. Fàssela sii ben: Fascia- 
la bene quella bambina. Sentisti 
ben: Sentirsi bene. Sta ben con 
tutti : Star bene con tutti. Sta ben 
in gamba: Star bène in gamba. 
Trattass ben : Trattarsi bene. Vc- 
gnì su ben : Venir su bene. Ben 
fada de eorp: Ben fatta. 



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BEN 



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BEN 



— Benón, Benone. « La va be- 
non » : « La va di rondone » (poco 
uà.) o benone. 

— Benonòn, Arcibcnissimo. 

— Benissini. « Bravo, bruissi m » : 
« Benissimo fatto ». 

Benedettili (Frate), Benedettino. 

Benedètt, Benedetto. Seguì la 
règola de san Benedètt : Far l'uo- 
mo della castimonia. (Aggett. da 
benedì, antifr.) « IZ e ón Itene- 
dett'omm ! » : « È un bcnedett'uo- 
mo !» : « Quella benedetta fever el 
le lassa mai ón minutt » : « Quella 
benedetta febbre non lo lascia 
mai un minuto ». (Sul serio) « Be- 
nedètt el giorno e V ora che V oo 
veduu ! » : « Benedetti il giorno e 
l'ora che t'ho veduta ! » 

— Benedì-nedli, Benedire. «El 
Va faa benedì in giesa » : « Lo fece 
benedir in chiosa ». (Antifr.) « Oh 
va ón poo a fati benedì » : « Va a 
farti benedire». Andà a fass be- 
nedì : Battere il tuffo. « tAi el ved 
sta eossa e... vatt a fa benedì»: 
« Egli vede questa scena e apriti 
cielo ». (Bastonare) Benedì eoi ma- 
negh de la seoa : Benedire col ma- 
nico della —, granata o con una 
pertica verde. « Tosunn sii tanti 
de benedì ón vescov » : « Pigliarne 
tante qnante ne può benedir un 
vescovo o da caricar un mulo». 
Bobb de benedì con V acqua santa : 
Cose da non prendersene briea. 

— Benedlzlòn , Benedizione. 
(Rinuncia) Dagh la benedizion a 
óna robba: Dar la benedizione a 
una cosa Opp. Non volercene sa- 
per altro. (Non volerne saper al- 
tro) « Per mi ohe doo la mia be- 
nedision » : « Per me gli dò la be- 
nedizione ». 

Beneficlada, Beneficiata. (Tea- 
tro) « La beneficiada di eomich a- 
dess la ciamen serada d' ónór » : 
« La beneficiata de' comici ora la 
chiamano serata di onore ». (Fig.) 
« L 1 è stadu la sóa beneficiada » : 
« E stata la sua beneficiata ». 

Benefizi, Benefìcio. (T. di legge) 
Col benefizi de l'inventari : Col be- 
neficio dell' inventario. ( T. eccl. ) 
Benefizi sempliz: Benefizio sem- 
plice. (Fig.) Sinecura. (Vantaggio) 
« Per mi l è s'taa ón vero benefi- 
zi»:* Per me fu un vero benefi- 
cio ». (Funzione del ventre) Bene- 
^zi de corp : Benefizio del corpo. 



Benestant (Chi ha da vivere a- 
giato). Benestante. 

Beni (Poderi), Beni. « El g'à tutt 
i so beni in Brianza » : « Ha tut- 
ti i suoi — t poderi in Brianza». 
Beni mobili e beni immobili: I- 
dem. 

Beniamln . Beniamino. Vèss el 
beniamin: Essere il beniamino. 
Vedi CartKu. 

Benlfl, Confetti. I beni* de svo* : 
I confetti da sposi. ( Coriandoli ) 
Andà a tra via i benis: Andare 
a gettar coriandoli. ( Pr. ) Nò se 
pretend benis d'ón asen che fa spós 
(in dis.) : La botte dà del vino che 

— Benisitt, Confettili!. 

— Beniflón, Confetto parlante. 
Benpientaa , Benpiantato (1) , 

Tarchiato. « Ouell l'è ón omm ben- 
pientaa » : « Quell' è un omo robu- 
sto e tarchiato». 

Benservli, Benservito. Dà el 
benservii : — , licenziare. 

Benvorè (Fase), Farsi benvolere. 

Benzina ( Sostanza liquida per 
smacchiar panni), Benzina. 

Bèola ( Pietra gneis che ci vien 
dalle cave omonime ) , Lastra di 
Beola. 

Beqnader (Accid. music), Be- 
quadro. 

Bergamasca (Regione a levante 
di Milano). « L'è andaa sulla ber- 
gamasca » : « Andò dalle parti di 
Bergamo ». 

Bergamln (Conduttore di raan- 
dre non a cavallo), Bùttero. 

— Bergaminna, Bergami n a (2), 
Vaccareccia. / bergaminn in mdg 
van sii a Valp; in settember vegnen 
già: Le mandre del milanese di 
maggio vanno alle alpi, di settem- 
bre ne scendono. 

Bergamotti. 

Bertoni, Bergamo. (Di due per- 
sone discordi ) Vun a Bergom e 
Valter a Barlassina : Uno a levan- 
te l'altro a ponente. 

Berlchln, Birichino. Berichin de 
piazza : Birichino di strada o piaz- 



(1) La voce fior, non corrisponde perfet- 
tamente alili milanese, giacché benpianta- 
to vuol dire solo chi ha 1 piedi molto lar- 
ghi e lunghi. 

(t) Bergamino a Lucca è quel cartoccio 
con cui si ferma 11 pennecchio sulla co- 
nocchia o ròcca. Non ha nulla a che Aire. 



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BER 



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BER 



zaiuolo. (Per vezzo) « Ah berieehi- 
na ! » : « Ah birichina ! » 

— Berlchlnada, Birichinata. « El 
«t'à faa óna beriechinada » : « Mi 
fece un'azione da monello». 

Berla. N. fr. : Fa óna berla : Far 
una figuraccia. 

Berlinghiti e Berlingatter ( in 
dia. ) (Ornamenti donneschi ridi- 
coli). Frónzoli. « La se mètt intór- 
no certi berlinghiti the la se fa rid 
adree » : « Si mette addosso certi 
fronzoli che fa ridere il prossimo 
alle sue spalle ». La stira Cecca 
di berlinghiti : La sora Rosetta de' 
burattini. 

Berllnna (Castigo di malfattori 
in ilio tempore). Berlina (1). Meli 
in berHnna quaidun : Metter uno 
alla berlina. 1 (Gioco fanciullesco) 
Berlina. | ( Carrozza da viaggio ) 
Berlina. 

Berlocca (2) (Cassa che si batte 
per chiamare i famèi all'alba nel- 
le tenute del Basso Milanese). 

Berlnmm(Volg.).Vedi2?aWumm. 

Bernaac ( Volg. ). Vedi Barnazz 
e derivati. 

Beraal (Volg.). Vedi Bersali. 

— Bersali, Bersaglio. 

— Berealler, Bersagliere. / ber- 
saglier in staa istituii dal Lamar- 
miora: I bersaglieri furono isti- 
tuiti da Lamnrmora. 

Bere*, (D. Fr.), Bersò, Pergola (3), 
Cupolino. In già r din gh'è ón ber- 
sò tutt eovert de rampicant: In 
giardino c'è un bersò o pergoletta 
tutta coperta di piante rampicanti. 

Bèrta, Berta. L'è pu el lemp che 
Berta filava : Non è più il tempo 
che Berta filava. Meli la berla m 
sen : Mett rsi la berta in seno (non 
comune ), Mettersi la coda fra le 
gambe (4). J (Specie di gazza) Ber- 
ta o Cecca. | (Beffa) Dà la berta 
(Beffare) : Dare la berta (ma non è 
comune). 

Bertagnln ( Volg. ), Merluzzo. 
Odor de berlagnin : Onore di bac- 
calà (5). 



(I) Abolito lo strumento restò la parola. 

(lì Parola che ti sente sui mercati di 
rìso e di grano. 

fSt BertA e parola da schivarsi ; ma Per- 
fola e piuttosto la nostra Toppia. 

(4) E fors« un poco forte. Meglio è : W- 
maner mezzo grullo, o anche rimetterti. 

U<, Non va confuso col puzzar di bac- 
rala^ per puzzar di irreligioso. 



BertavèU (Specie di rete), Ber- 
tabello. 

Bertona, Zucconare. « El s'è 
faa bertona » : « S'è fatto zucco- 
nare ». 

Besasc (D. Fr.), Bosso (fuori 
d'uso). « Te sttt ón vero besasc » : 
«Sei un buono a nulla, un dap- 
poco» (non pop.). «Besasc d' ón 
avvocatt»:* Cavalocchio, Bindolo ». 
On besasc d f ón vestii: Un cencio 
di vestito. 

— Besasdada, Scempiaggine. 
« Quella commedia la me par óna 
vera besasdada » : « Quella com- 
media m'è parsa una vera scem- 
piaggine ». 

— Besaadarla, Chiappola (A- 
rezzo), Bagattella. « El g'à in bot- 
teqa doma de la besasciaria » : 
«Non ha che bagattelle». 

BesbUll (Volg.). Vedi BisbillL 

— Bisbilli, Bisbiglio. 
Beschlxxlass-zlaa , Imbuzzirsi. 

« El póleder, beschizwa, V à voruu 
pò, andà avanti » : « Il puledro ri- 
creile o sdegnato cominciò a far 
il restio». 

— Beschiziós, Schizzinoso. (Tra 
il permaloso e lo scontroso) « Quel- 
la popola l' e tropp beschiziosa » : 
« Quella signorina è troppo facile 
a entrar in valigia ». 

Bescott (Volg.). Vedi Biscott e 
derivati. 

Betel (L'arma di zanzare e ve- 
spe), Pungiglione. (Fig.) Cascia 
fotura el besH: Farsi risentire. 
« L'è ón besèi d' óna donna doma 
impastada de invidia e de rab- 
bia » : « E una scomunica di donna 
impastata di invidia e di livore, 
Un gastigo di Dio ! » (L'effetto del 
pungiglione sulla pelle) Cocciola 
(che vale anche Beteiadura). 

— B68ÌÓ8, Pungente. On fa be- 
sios: Un fare pungente. « Come 
te sétt besios stamatttnna ! » : « Co- 
me sei velenoso stamattina». Occ 
besiós : Occhi in cagnesco. 

— Beala, Pungere. « El m'à vo- 
ruu hesià » : « Mancò poco che non 
mi mordesse ». 

Beatali (Aspetto del viso). Gon- 
fio. «L'è così grass che l'è finna 
besinfi » : « Gli è rosi grasso che 
sembra perfino gonfio ». 

Be80gn (Volg.). Vedi Bisoqn. 

Besónc (Volg.). Vedi Jlisont. 

Bestemmi (Volg.), Vedi fìe- 



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BES 



— 50- 



BET 



stemmià. (Fiorent. pop.) Smocoo- 
colare. 

Bestemmia, Bestemmiare, Tirar 
moccoli. — come ón ean : Bestem- 
miare come un turco o come un 
vetturino. « Bisogna sentili quell 
mcucalzon a — » : « Bisogna sen- 
tirlo a schiacciar saracchi)». 

— Bestemmia, Bestemmia. (Pr.) 
La bestemmia la torna sempei' a 
cà soa : La bestemmia gira gira 
torna addosso a chi la tira, fl 
(Prezzo) « L'à ditt óna bestem- 
mia » : « Ma lei dice una bestem- 
mia o uno sproposito». 

— Bestemmladór , Bestemmia- 
tore. 

Bestia, Bestia. Bestia feroce: 
Bestia feroce. (Per anton.) a I me 
besti » : « Le mie bestie ». ( T. di 
epr.) « Te see óna bestia » : « Sei u- 
na bestia ». « Bestia bólgironna » : 
« Bestia buscherona ». Andà in be- 
stia: Entrare o montar in bestia. 
Cognóss V umor de la bestia : Co- 
noscere Tumore della bestia. La- 
torà come óna bestia: Lavorare 
come una — o come un asino. | 
(Specie di gioco) Bestia. 

— Bestiascla, Bestiaccia. 

— Bestiali Bestiale. « Uè ón omm 
bestiai » : « È un uomo — , intrat- 
tabile ». 

— Bestialitaa , Bestialità. « El 
dis su doma di bestialitau o di a- 
snad » : « E' noo dice che delle —, 
stolidezze ». 

— Bestiamm, Bestiame. — gross 

menuder : — grosso o minuto. 

— Bestlolinna, Bestiola. 
Bestirà. N. ir.: Tira e bestira: 

Tira, tira. « Tira bestira Va finii 
a lassamel per vini /ranch » : « Ti- 
ra, tini, a furia di stiracchiare fi- 
nì iì lasciarmelo per venti lire ». 

Bettegà , Balbettare (1) , Tarta- 
gliare. « El betlèga maledettament »: 
« Tartaglia a tutto andare ». 

— Bettegól, Tartaglione. I bet- 
tegoi a Lacca i ciamen chechellari: 

1 tartaglioni a Lucca li chiama n 
checchellari e bacciucconi. 

Béttola, Bettola. « Questi in di- 
scors de bettola , e minga d' ón tò 
nari » : « Codesti sono discorsi da 
bettola non da pari tuo». 



(1) Balbettare può anche enere indipen- fi) Non registrata la parola nei dizlo- 
dente da balbuzie. nari toscani ma viva nella frase. 



— Bettolln, Bettoluccia. 

— Bettolinatt, Bettolante» 
Bettònega (Volg.). Vedi Beto- 
nica. 

Bettònica, Bettonioa (1). Conos- 
suu come la bettònica: Esser co- 
nosciuto più della bettònica. 

Bev-evuu, Bere. Bev el caffè, el 
thè: Prendere il caffè, il thè. Bev 
come ón Turch: Bere come un 
Turco. Bev a canneti : Bere al boc- 
cale Opp- Attaccar la bocca al fia- 
sco. Bev a canna : Bere a garga- 
nella. Fa a chi paga de bev : Gio- 
care al fiasco. « Ti te pagaree de 
bev » : « Tu ci metterai il vino ». 
Béveghen adree ón biccer: Bever- 
ci sopra un bicchierino. « X'ól bev 
che acqua » : « Non beve che ac- 
qua ». I (Ascoltare con grande 
curiosità) « El sta lì a bev sii i no* 
ster paroll » : « Stfi lì a succiare le 
nostre parole ». | (Credere troppo 
facilmente) « L'à bevuda sii » : « W 
l'ha bevuta ». | (Versare in un bic- 
chiere del vino)* Vota grò de bev*: 
« Mesci ». M. d. d. volgari : « Mi el 
beri de vott e stoo a cdssett » : « Io 
mangio di magro e donno da pie- 
di^ e cioè non me ne impiccio ». 
Pù che mangia e bev nò se pò fa: 
Più che mangiar e bere non si 
pole. (Pr.) Chi pii bev men el be- 
varà: Chi più beve manco beve 
o poco vive e manco sparecchia. 
y óccor zi fola se el cavali n' 61 
vceur bev : Vedi Cavali. | « Me par 
eh' ci sia ón poo bevuti » : « Mi sem- 
bra un pochino cionco ». D (Ingol- 
lar dell' acqua nuotando ) Bere o 
far un beverone. P. E. : « Vegni 
al bagn de Diana iìisèmma, ma ri~ 
cordet defamm minga bev » : « Ven- 
go a bagnarmi con te ma non mi 
dar beveroni!» 

— Bevuda, Bevuta. | (Sgridata). 
Vedi Strapazzala. 

— Bevasela, Sbevazzare. «-L'è 
staa intorno tutta nott a becascià»: 
« È stato tutto notte in giro per 
le bettole a sbevazzare». 

— Bevasción, Beone. 

— Bevanda, Bevanda. Tassa sui 
berand : Tassa sulle bevande. Cioc- 
colati in bevanda: Cioccolata in 
bevanda. 



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BEV 



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BIA 



— Bereragg (Mancia a' vettu- 
rini). Beveraggio. 

— Bererón (Intruglio per le be- 
stie). Beverone. 

— BeviblL Bevibile. « L'à bevuu 
elbcribil»:m Ha bevuto il bevibile ». 

— Bevirceu (Vasetto per uccelli), 
Beverino e Bicchierino. £1 bevy- 
roeu di piti : lì beverino della stia 
e anche Beveratoio. 

Bezxa (1), Bèzzera (Senese), Pe- 
cora. 

Biacca, Biacca. Da sii la biacca : 
Dar la biacca o imbiaccare. « La 
g'à la faccia tutta impiastrada de 
biacca e de beliti » : « Ha il viso 
tutto impiastricciato di biacca e 
di belletto». 

gffl^ft. Biada. « Dagh la biada 
al cacali » : « Dà la biada al ca- 
vallo». (Pr.) La minestra V è la 
biada de Vomm (manca). 

— Bladlrau, Biadaiuolo (non 
coni.). 

Bladegh (Volg.). Vedi AbiaHch. 

Bianca. Bianca! (Sost.) La stira 
bianca : La neve. (A^gett.) Carta 
bianca: Vedi Carta. Arma bianca: 
Vedi Arma. Minestra bianca: Mi- 
nestra tezza tezza. (Pistoia). M. 
id.:« AtcUa bianca de pes » : 
« Averla bianca ». 

mancarla o Biancheria, Bian- 
cheria. Biancheria de tavola, de 
lett, de mudass: Biancheria da 
tavola, da letto, da dosso. N'ett de 
biancheria: Imbiancato e lavato. 
(Pr.) Bisogna lava la biancheria 
sporca in famiglia : I panni su- 
diei vanno lavati in casa. (I ba- 
gnaiuoli agli avventori) « Bian- 
cheria t » : « Vuol la biancheria Y » 

Blanch, Bianco. El bianch de 
V oec , de V ceuv : Il bianco del- 
i-occhio, dell' ovo o albume. Bev, 
cusì , lassa, firma in bianch : Be- 
re , cucire , lasciare , firmare in 
bianco. Fa vede negher o ner per 
bianch: Far vedere il nero pel 
bianco. Mett el negher sul bianch : 
Mettere il nero sul bianco. Casus 
in bianch : Cuocere in bianco o 
Lessare. Bianch come ón pann 
laraa : Bianco come panno lavato. 
Bianch e ross come ùria rosa : Bian- 



co e rosso come una rosa. De 
pont in bianch: Di punto in 
bianco. 

— Blanchett (Gesso da sarti). 

— Bianchetta (Giubbetto sotto le 
vesti). Camiciola. 

— Blanconna, (Specie di uva). 
Biancone (Isola d'Elba). 

Blas (P. N.), Biagio. A S. Bios: 
A San Biagio. 

Blassà-saa^ Biasciare. Andàa- 
dree a Massa: Andar biascican- 
do. Ona balla de pan biassaa : U n 
biasciotto. Foresetta o forbis che 
Massa: Forbici che cuciono Opp. 
Forbice che biascia e trincia. 
Biassà i paroll: Biasciar le pa- 
role. Biàssà paternoster: — pa- 
ternostri Opp. Seoronciare. 

— Blassada, Bia sciata. 

— Blassagiornai, Biascia gior- 
nali. 

— Biassapater e Blassarosari, 
Biasciarosarii. 

Biassonn (Nome di paese), Bian- 
sono. Andà a Biassonn ( Lucrar*' 
illecitamente): Pigliare lo sbruffo. 

Biava (Volg.). Vedi Bifida. 

Bibbia, Bibbia. I protestant di- 
strUntissen i bibbi gratis » : « I me- 
todisti (1) distribuiscono gratis li- 
bibbie ». 

Bibita, Bibita e Beuta (Volg.). 
L'Igea l'è óna bibita noe uva: 
L'Igea è una nuova bibita. 

Biblioteca, Biblioteca. La bi- 
blioteca de Brera. La biblioteca 
di Brera. 

Bice (Tronc. di Biceer). Vedi 
Biccer. 

Blccer, Bicchiere. Biccier de ve- 
der, de cristall: Bicchiere di ve- 
tro, di cristallo. — de caccia : Ve- 
di Bare/ietta. On bón biccer de 
vin: Un bicchiere di quel bono. 
El Mccer de la staffa : U bicchier»» 
della staila. Q (Brillante falso) 
Cuu de Mccer: Culo di bicchiere. 

— Blccerin, Bicchierino, Bic- 
chieretto (2). 



(i) Bezzo, è voce che ti ode In Piaeza 
Fontana, dorè stanno a mercato anche i 
contadini brianzoli, e significa Pecora. Mes- 
so per rifleaso del Bèzzera senese. 



(i) Non è . che a Firenze non *i dica 
i protestanti. È solo che a Milano in questo 
caso protestant vuol dire metodista. A 
Firenze tale distinzione è In uso, a Mi- 
lano no. 

(2) S'Intende a Firenze quasi vezzeggi» - 
tivo di bicchiere: +Come righe pias el 
vin al Peder »:« Come ci sta Pietro al 
bicchieretlo ». 



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BIC — 52 



BIF 



— Biccerada (Partita al bigliar- 
do in molti), Sbicchierata (lj. 

Bicciolan (Pasta dolce), Ciam- 
belle tta. | (Uomo lungo e Boro) 
Bietolone. | (Sorta di uva) Biccio- 
lanna: Uva galletta. 

Bicicletta (P. N.), Bicicletta. 

— BlclclettlBta, Idem. 
Bicocca, Bicocca (2), Arcolaio. 

Con la bicocca se fa gió ti reff e 
con l'aspa ci se fa sh: Coli' arco- 
laio si dipana e colFaspo si am- 
matassa Mèli Vascia sulla bicoc- 
ca : Agguindolar la matassa. 

— Bicocca, Barellare. « Vói, me 
ì>ar che te bicocche/ ón tantiro- 
ìin » : « Gus\, mi paro ohe tu ba- 
relli un tanti no ». (Pi il forte) « El 
bicocca a quel biondo » : «. E bar- 
colla ». 

— Blcoecada , Barcollamento. 
« Porer vegg ; di volt el ghe dà di 
bieoccad » : « Povero vecchio ; di 
quando in quando e' barcolla». 

— Bicocchin (Gioco fanciullesco), 
Giri tondo. Fa el Mcocchin: Far 
biudolo (Lucca), Far il girotondo. 

Bidè (D. Fr.) (Recipiente per la- 
var i piedi), Bidè. 

Bidèll, Bidello. 

Biedrava , Barbabietola. Ross 
come dna biedrava: Rosso come 
una biètola. 

Biella (Nome di città). « L'è ón 
Ingles de Biella » : « È un Inglese 
di Perétola ». R (Vaso di terra) Te- 
game. «< 77 à mangiaa óna biella 
pienna de cocumer e V e mort de 
colera » : « Mangiò una tegamata 
di eitrioli, e crepò di colera». 

— Biellada, Tegamata. 

— Blellascla, Biellin, Blellott, 
Tegamaccio, Tegamino, Tegame 
fondo. 

— Blellatt, Fabbricatore di te- 
gami. 

Biflch (P. N.), Arduo. « Quest Ve 
el vónto bifich » : « Quest' e il bu- 
silli o il punto scabroso (3) ». 

Blftècch (D. In.), Bistecca. Vil- 



li) Vuol anche dire a Firenze partita in 
campagna per bere. 

(?/ In Toscano si sa cosa vuol dir bi- 
cocca tutta diversa da arcolaio. Bicocca 
«igrurtea in fior, piccolo castello su un'al- 
iura. 

(3; Abbiamo dato la doppia frase tosca- 
na, perrh.- il busilli c'è anche in Milanese. 
Vedi Busillis. 



tori Emanuell n' 61 vivrà che de 
zuppa e biftecch: Vittorio Ema- 
nuele mangiava sempre zuppa e 
bistecca. 

Biffa (Segnale del traguardo da 
ingegneri) JP. N.)» Biffa. 

Biga, Biga. La corsa di bigh: 
La corsa delle bighe. M. d. d. : 
« Mòlla la biga ! » : « Via a gambe ! » 

Bigatt, Bigatto (1), Baco da se- 
ta. Semenza de bigatt : Seme di ba- 
chi. Manda i bigatt o % cavaler al 
bosch: Infrascare i bachi. 

— Bigattee, Bigattiere e Bacajo. 

— Bigattera, Bigattaja e Bigat- 
tiera (come stanza e come donna 
che accudisce). 

Bigia capelleo (in disuso), Pinco. 

Bigia, Marinare e Salare. Bigiù 
la semula, la messa : Salare la le- 
zione, la messa. (Sottrarsi a ca- 
stigo) « Stavolta te la bigiet minga » : 
« Questa volta non la scampi ». 

— Biglada (Mancanza alla lo- 
zione, alla messa, ecc.). 

— Bigiadór, Che inanca spesso. 
Bigin (Libretto su cui si trova 

da copiare i doveri di scuola) (P. 
N.). 

Biglia (D. Fr.}, Biglia (2), Palla 
del bigliardo. Vess in biglia : Es- 
ser in palla. 

— Bigllard, Bigliardo. Oiugà al 
bigliard: Giocare al bigliardo. 

— Bigliardee. Pallaio. 
Bigliett (P. N.), Biglietto. — de 

visita: Idem. — postai: Idem. 
— de teatcr f — de Pasqua: Po- 
lizzi no. 

Bignè (D. Fr.) (Specie di frit- 
tella), Bignè (riprov.), Frittella. 
Tortei biqnc: Frittelle coll'ovo. 

Bignonia ( Pianta americana 
comune anche fra noi), Bignonia. 

Bigolin (Ad uso di far ricciuti i 
capelli delle donne), Diav olino. 
«Za m'è comparsa in bigolitt»: 
«M'è comparsa davanti coi — , 
lucignoletti sulla fronte». 

Blgolott, Merciaiuolo di libri, 
ambulante. « / bigolott rovinen la 
libreria seria » : « I venditori di 
libri ambulanti rovinano la li- 
breria seria». 

Bigott, Bigotto. «El g' à ón fa 



(1) In qualche luogo di Toscana, ma non 
a Firenze dove pur si dice bigattiera- 

(2) I n fior, le bilie sono Invece le buche 
del bigliardo. 



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BIG 



58 — 



BIO 



higott eh'el consoUa » : « Ha un fare 
da bigotto o fare bigotto che con- 
sola Opp. che innamora». 

— Bigotton, Bacchettone. 

— Bigottismo, Bigotteria. 
B1U (Volg.). Vedi Bile. 

Bile, Bile. «Q'oo óna tal bile 
contro quell masealzon che el moz- 
zarla » : « Ci ho una tal bile con 
quel mascalzone che me lo man- 
gerei ». 

— Bilóa, Bilioso. 



: (P. N.), Bilanciere. 

BUbochè (D. Fr.) (P. N.j (Gioco 
di destrezza di mano), Bilboquet. 

Blmostor (P. N.), Bimestre. Pa- 
gaa ogni dimetter : Pagato a ogni 
fin di bimestre. 

— Blmestr&l, Bimestrale. Bi- 
lame bimestral: Bilancio bime- 
strale. 

Bin (Tronco di basin parlando a 
bambini) (P. N.K Bacino. « Famm 
ón beli bin » : « Dammi un bel ba- 
cino». 

Bina, Accoppiare. Bina la seda: 
Addoppiare fa seta. 

— Bin adora. Addoppiatolo (che 
è l'arnese), Addoppiatone (la per- 
sona). 

Binari (P. N.), Biuario) « L'àn 
trovaa sul binari stritolati dal tre- 
no»: «U bau trovato sul binario 
stritolato dal treno». 

Binaseli (Paese di Lombardia). 
N. fr. : Vèss a Binasch: Essere 
a metà strada. 

Binda, Binda (1), Benda « El g'à 
la binda davanti ai oec » : « Ha una 
benda sugli occhi ». La binda di 
».- La fascia o fasciola pei 
ai. | (Brandello) «Elva tuU a 
bind » : « Va a sbrendoli ». 

— Bindoli, Bindella (Ant.), Na- 
stro. (Grido di mereiaiuoli ambu- 
lanti) « Stringh e bindci/»:«A- 
ghetti e nastri ! » (Agitar rapida- 
mente un tizzone, sì che pala un 
nastro di foco) Fa bindell: Far il 
nastro rosso. 

— Bindelli n, Nastrino. « El ghe 
Un a avègh ón bindellin de eava- 
Uer » : «. vorrebbe anche lui un 
po' di nastracelo ». On bindellin 
appenna nastuu: Un nastrettino. 



(1) Binda in fior, è invece strumento 
per alar pesi: quella per eeemplo da la- 
var la carroue, aliandole da lato. 



Blot (Esci. fam. in luogo di Dio). 
« Corpo de bio, bacco, baccón, bac- 
chetta » : « Corpo di mille diavoli ! » 

Blólch (Contadino alle cura de' 
buoi nel basso milanese), Bifolco, 
Boaro. 

Biolla (Albero), Betulla. 

Biónd-onda, Biondo. Tira al 
biond : Biondeggiare. Ona bella 
bionda: Una bella bionda. M. d. 
d. : A quell biondo : A tutto garbo 
o In barba di micio o Avanza! o 
A guel Dio o Perfettamente! | (Ub- 
briacatura) « L'à ciappaa la bion- 
da»: Vedi Stóppa. 

— Blondin, Biondino. « Vói Mon- 
din te me rughet » : « Biondino fat- 
ti in là». 

— Blondón, Biondone. Ona bion- 
donna antipatica: Una biondona 
antipatica. 

Biott, Biotto (1), Nudo o Ignu- 
do. Biott biottent o come ón ver- 
men : Nudo nudello o ignudo na- 
to. Vestii de biott: Mezzo nudo. 
Andà a cavali 'a s'eenna biotta: 
Montar a cavallo a dorso nudo. 

Blra, Birra. Bira de marz : Bir- 
ra di marzo. M. d. d. : Lassata an- 
dà de la bira : Lasciarsi andare. 

— Blrón de Clavenna, Birra di 
Chiavenna. 

— Blree, Birraio. 

— Blrarla, Birreria (2). 
Blraga (P. N.). N. fr.: La matta 

Biraga: Matta come la Fiorina, 
ohe suonava il cembalo ai grilli. 
Birba, Birba (3), Birbone. Batt 
la birba: Fare il briccone. (A ra- 
gazzo in senso bono) « Te aélt óna 
nella birba ! » : « Sei una birba fo- 
derona! » M. d. d.: « Birba ehi man- 
ca/ » : « Badi di non mancare ». 

— Blrbada, Birbonata. 

— Blrbonón, Birbonaccio o Bir- 
baccione. 

— Blrbonscell, Blrbott, Birbon- 
cello, Birboncione. 

Blrgom (Volg. Sch.). Vedi Ber- 
gom. 
Blribara (Gioco intricato giù di 



(1) Biotto il usava anche in Toscana ma 
solo in tento di metchinello. 

(2) Sarebbe ormai tempo che anche a 
Milano ti utasse il Birreria e non il ridi- 
colo Birraria. 

(3) In fior, ha senso meno prave. Appli, 
cato a giovinetto esprime il milanese Scor- 
iamo. 



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BIR 



moda). Come el gioeugh del biri- 
bara, che pussee el se ved manco 
ri se impara: Come al gioco del 
biribara dove chi più vede man- 
co impara. 
BiriDlra. Vedi Ciribira. 
BlricMn. Vedi Berichin. 
Blrlà-lrlaa, Ruzzolare. « La pa- 
lanca V è birlada *ott al tavol » : 
« La palanca ruzzolò sotto la ta- 
vola ». « Guarda insolent che te foo 
birlà giò de la scala » : « Guarda 
insoleute che ti faccio rotolar le 
ficaie » 

Blrlinghltt. Vedi Berlinghiti e 
Cécca. 

Birlo, Trottola e Frullino. Gira 
rome ón bivio: Girar come un frul- 
lino. M. d. d. : Andà, futura del 
birlo: Cascar di collo. 

Blrocc, Barroccio (1). Vedi Ti- 
monella. 

— Blroccin, Barroccino. La cor- 
sa di biroccitt : La corsa de' se- 
dioli. 

Biroeu, Pirolo (hi disuso), Ca- 
vicchio. « El g'à miss ón biroeu»: 
« Ci ha messo una pezza ». Tira 
sii ón biroeu: Mettere più alto il 
prezzo a una cosa. (In certi lavori 
in legno) Cavigli:*. (Di istrumenti 
da corda) Bischero, Pirone, fl (Pa- 
lafreniere) (Spr.) Leccatagliela. 

Bis (Aggiunto ad occhi). Occ bis: 
Occhi appannati. 

Blsa (Imbiancatura che si dà 
alle tele da teatro già dipinte per 
servirsene a nuovo), Velatura. Dà 
su la bisa: Imbiancare. 

Blsabòsa, Guazzabuglio. Quel- 
V apparta ment Ve óna bisabòsa de 
staìiz pocch godibil » : « Quell' ap- 
partamento è un guazzabuglio di 
ntanze punto comodo ». « Otta bi- 
sabòsa d'ón romanz » : « Che bob- 
bia quel romanzo ! » 
Blsacca. Vedi Bissaeea. 
Bisbètegh. (Volg.). Vedi Bisbe- 
tich. 

Bisbètica (Di persona lunatica), 
Bisbetico. 

Blsbllià (P. N.), Bisbigliare. « Se 
bisbillia intorno che » : « Si buz- 
zica o se ne bisbiglia». 
Blsc (Dai capelli crespi), Cre- 



-54- BI8 

sputo. ( Sopranome ) El Bisc : Il 
Ricciolino. 

— Blsclceu, Ricci utello. 
Bisca (Avere stizza e non la 

poter sfogare), Rodersi. « Guarda 
come el bisca o come el cicca » : 
« Guarda, come si rode o come si 
mangia il fegato». w . 

Blscla-lsciaa-isclasB, Arriccia- 
re. « El s'è faa biscia i cavei » : « S'è 
fatto arricciare i capelli ». 

Biscott, Biscottino. Biscott de 
Novara, d'anes, ecc.: Biscottini 
Novara, con anaci, ecc. (Agg.) Pan 
biscott: Pane biscotto. (Fig.) Loft 
e biscott (d'amore): Cotto e bi- 
scotto. 

— Biscottili, Biscottino. Idamm 
del biscottin (in dis.) (Signore, Da- 
me che visitavano ammalati nel- 
l'ospedale) : Visitatrici di amma- 
lati. (Iron.). « Elprovarà che razza 
d'ón biscottin » : « Proverà che zuc- 
cherino ! » 

— Biscotta, Biscottare. 

— Biscottarla (in disuso), Bi- 
scotteria. 

— Biscotti (P. N.) (Castagne cot- 
te nel forno), Biscotti. 

Biagio (D. Fr.), Bigiù (Luc- 
ca), Gioiello. « V era tutta carica 
o pienna de bisgió» :«Era tutta 

gioiellata ». « Quel so gabineltin l e 
n vero bisgió»: «Quel suo spo- 
gliatoio e un vero nido ». (Cattivo 
soggetto) « Che Iteli bisgió che l e 
quel tò fiorii ! » : « Che gioiello quel 
tuo figliolo !» .._•„. 

— Blsglottarla, Bigiotteria, Mi- 
nuterie e Dorerie. 

— Blsglottèr, Gioielliere. 

Bislacca, Bislacco (1), Ciondo- 
lone, Omo a casaccio. Omm, cer- 
vell. fa bislacca: Omo, cervello, 
modi bislacchi. « U e semper te- 
sta de bislacch o a la bislacca » : 
« Veste sempre da bislacco ». 

— Bislacco!!, Bislacoone. « In- 
fesciet nò con quell bislactón»: 
« Non ti confondere con quel bi- 
slaccone». 

Blalicchln (P. N.). Nelle Ir.: 
Andà in bro3ud de bislieehin : An- 
dar in broda di giuggiole. 

Blslóngh, Bislungo. Tavol, stan- 
za — : Tavola, stanza — . 



(1) C « il «nono upuale non 11 eenio. 
Barroccio in Fior, è una oarretta per tras- 
portar roba. 



(i) A Firante lo usano anche in aenao 
di bUbettoo- 



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BI8 



-56 



BI8 



— Blslon*on (P. N.), Nottolone, 
Spilungone. « Guarda quella bis- 
loryonna magra e smorta » : 
« Guarda quella quaresima ». 

BUmarcn (P. N). (Sorta di pa- 
letot, Bisniark, Prussiana. 

Bismuti o Bismótt (Specie di 
metallo), Bismuto. 

Bisnonno (Padre del nonno), Bis- 
nonno. 

BIwbu. Vedi Rose. 

Bisogn, Bisogno. A ón bisogn: 
A un — o Bisognando Opp. Al- 
l' occorrenza. Bobb che fa de bi- 
sogn : Cose che ci vanno. Vèss in 
gran bisogn : Essere in gran bi- 
sogno. M. d. d. : « Che bisogn 
gk'era de scaldassi»:*. Che biso- 
gno c'era di scaldarsi f » « La rin- 
grazii tant ». « Ma fa bisogn 1 » : 
« La ringrazio tanto ». « Ma che 
dice mai ! » « Bisognava vede che 
festa /» : « Idem ». « Guai a ave de 
bisogn » : « Guai a ehi ha bisogno ». 
Chi g'à bisogn se sbassa: Chi ha 
bisogno s'abbassa o anche s' ar- 
renale. El bisogn el fa fa di gran 
robb : Il bisognino fa trottar la 
vecchia. I (Funzione naturale del 
corpo) « I/e andaa a fa el so bi- 
sogn » : « È andato a far i suoi bi- 
sogni ». 

— Bisogna, Bisognare. « Biso- 
gna di che.... » : «Bisogna dire 
che... » « Bisogna vede che... » : 
« Bisogna vedere che... » « Biso- 

?ma minga fa così » : « Non si deve 
ar così ». « Bisognare pur dighel » : 
« Bisognare pure che glielo di- 
ciamo ». 

— Blaognós, Bisognoso. 
Bisónt, Bisunto. Ont e bisónt : 

Unto e bisunto. 

Biss-a, Biscia. « È salina f epura 
del bus ón biss o óna bissa lónga 
ón brazza » : « Sbucò una serpe 
lunga un braecio ». (Pr.) La bissa 
Va morduu el ciarlatan : La biscia 
beccò o morse il ciarlatano. M. 
d. d. : Mette* óna bissa in sen: 
Scaldarsi la serpe in seno. Ogni 
bissa g'à el so velén; Ogni serpe 
ha il suo veleno. Frècc come ón 
biss: Freddo come un marmo. « El 
m'e saltaa adrce pesg dòn biss»'. 
« Mi rispose o mi investi con e- 
strema arroganza». I Biss de te- 
sta : Pidocchio. | (Inter, per chie- 
dere una replica in teatro) « An 
ciamaa el btss » : « Hanno chiesto 



il bis ». I Bissa scudellera : Tar- 
taruga (T. di sprezzo a vecchio). 

— Bissa. Bissare. 

— Bissetta, Ciecolina marinata. 

— Bissón (Stemma ducale de'Vi- 
sconti) t Biscione. « Oo veduu ón 
bissón in Verbo » : « Ho veduto una 
grossa biscia fra l'erbe». 

Bissacca, Bisaccia. « El g' ave- 
va óna bissacca con denter ón poo 
de pan » : « Aveva una bisaccia in 
cui teneva o che vi teneva un po' 
di pane». 

Elster (Colore di acquarellisti), 
Bistro. 

Bitumm (P. N.) (Mater. che si 
cava dall' asfalto), Bitume. Bi- 
tumm giudaich : Bitume giudaico. 

Blumm (Volg). Vedi Albumm. 

Bivacca, Bivaccare. « Quanti 
voli èmm bivaccaa sotta V acqua! » : 
« Quante volte non ci tocco di bi- 
vaccare sotto la pioggia ! » 

— Bivacch. Bivacco. 
Bivoltin (P. N.) (Di baco da 

eeta), Specie che fa il bozzolo due 
volte nell'anno. 

Blzzar, Bizzarro. On omm, ón 
cavali bizzar: Un uomo, un ca- 
vallo bizzarro. (Erba e fiore) (Pian- 
ta fra il grano) Fioraliso. 

Blaf a (D. Fr. (P. N.) (Difetto di 
chi millanta). Vanteria. « Ut ón 
ficeu pien de Maga » : « È un ragaz- 
zo millantatore o meglio è un fan- 
farone ». 

— Blagà (P. N.), Vantarsi, Spa- 
rare, Schiantar grandezzze. 

Blandura((iv.K Blandizie. « Bi- 
sogna veile che blandura ! » : « Bi- 
sogna vedere come s'è fatta dol- 
ce ». 

Blanmansglé (Manicaretto), 
Biancomangiare. 

Blasón (Civ.) (P. N.), Blasone. 
« El g'à forsi paura de sporca el 
blason ? » : « Teme forse di insudi- 
ciare il blasone ? » 

Bleu (D. Fr.), Blu, Turchino. 
Bleu sièll: Cilestrino. 

Blicter (Può essere raggiratore ? 
o solo volubile, o bécero), Blittri 
(Arezzo), Giaccherò. « I/e ón vero 
blicter » : « È uu mascalzone ». 
« El me 8' è mostraa pusttee blicter 
del solit » : « Mi si mostrò più bu- 
rattino del consueto ». 

Blocca-caa, Bloccare. I/oo hloc- 
caa lì sul canton de... » : « L' ho 
affrontato 11 sul canto de'... ». 



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BLO 



— 56 - BOC 



— Blooch, Blocco. In bloeeh: 
In blocco. (Ai bigliardo) Fa bloeeh: 
Far blocco o biglia (buca) di Blan- 
do. (Contratto a occhio e croce) 
Fa ón bloeeh: Far un cionco (Pi- 
stoia), Comprare o vendere in 
blocco. 

Blonda (Trina di seta che tira 
al giallo), Blonda. 

Bios (D. Fr.J, Blusa (riprovato), 
Camiciotto (1). 

BÒ (Volg. e Ant.). Vedi Ba-u. 
N. fr. : Vèss come a strappagh ón 
pel a ón bò: Esser come strap- 
par un pelo a un bue. (Pr.) Spic- 
cia bò che erba cressa: Mentre 
l'erba nasce muore il cavallo. 

Bó bó (Onom. dell'abbaiar del 
cane), Bau, bau. 

Boa, Boa. El serpent boa: Il ser- 
pente boa. | ( Al collo delle don- 
ne freddolose} Boa. 

Boara (in dis.). N. fr. :«J5l g'à 
boara » ( Al gioco ) : « Ha le mani 
piene ». 

Boasda (Sterco di vaccina), Bui- 
na. (Per disprezzo a un piatto di 
spinacei ) « Èl par óna boaseia » : 
«Sembra buina». 

Bóbb-bóbb (Voce imitativa del- 
l'abbaiare), Bau bau. 

Bóbaa (T. fanciull.), Male.«<?uWJ 
eattivòn el t'à fan bobaaì » : « Quel 
cattivo ti fece male ì » « Uè ón reec 
pien de bobaa » : « È un vecchio 
pieno di malanni o di acciacchi ». 

Bobba , Bobba (2), ( Cattiva mi- 
nestra) Bobbia e Bozzima. 

Bóbó (V. fanciull.). Bombo. « Ohe 
pias tanto a fa bóbó » : « Gli piace 
assai il bombo ». | M. d. d. : Scia- 
scìa bóbó: Magari o Tiòntine. 

Bócca, Bocca. De bornia bócca 
(Cui tutto piace): Di bona bocca 
o Abboccato. Fa bócca de rid : Far 
bocca ridente. Bócca d' inferno : 
Bocca d ? inferno. Bócca sfogona- 
da : Bocca sferrata ( Colle di V. 
d'Elsa). Parla a mezza bócca : Dir 
le cose a mezza bocca Opp. A den- 
ti stretti. « El parla perche el g' a 
la bócca » : « Parla senza sapere 



(1) Ma il camiciotto in caso non vale che 
per le bluse degli operai, de' facchini, ecc. 
E le bluse de" ramarri ? 

(2) Bobba. \orc aretina, significa piut- 
t<*to intruglio ili cose medicinali e Boz- 
•>>.ut< di minestra, anche bona, ma trop- 
po densa. 



quel che si dice o Idem ». Saràgh 
su la bóeea a vun (Far tacere con 
ragioni ) : Turar la bocca a uio. 
Resta a bóeea sutta: Rimaner a 
bocca asciutta. Cava de bócca ón 
segreti : Cavar di bocca altrui un 
segreto. Bócca che tacca Ut eónt 
i o eòi oreec : Bocca che arma a- 

§li orecchi. Refignà su la bieca : 
'are la bocca acerba. Con la bóe- 
ea bonna: A bocca dolce. Avegh 
la bóeea cattiva : Aver la bocca a- 
mara. Cuti la bócca : Cucir la boc- 
ca. P. E.:«M'àn cusii la bócca e 
oodovuu tó«è»:«M'han cucitala 
bocca e ho dovuto smettere ». Po- 
di nettass la bócca : Sputar la vo- 
glia. Avegh la panseia in bócca 
(di donna gravida) : Avere il ven- 
tre agli occhi. Fass bèli de bócca 
o fass de bèlla bócca: Vantarsi del 
sole di luglio. Parla per bócca del 
tal: Parlare per bocca del tale. 
Ricordass minga dal nas a la bóc- 
ca : Non ricordarsi dalla bocca al 
naso. Tant de bagna la bócca: 
Tanto da spruzzare la bocca. Ro- 
ba laparolla f atura de bócca : Ca- 
vare la parola in bocca a uno. Po- 
dè nettass la bócta : Potersene net- 
tar la — . Scitr come in bócca al 
loft: Buio come in bocca al lupo. 
Tccuss el pan /mura de bócca : Le- 
varsi il pane di bocca. Vèss la 
bócca de fa veritaa : Essere la boc- 
ca della verità. Di sii quell che 
ten in bócca : Dir quello che vie- 
ne sulla lingua. (Pr.) Chi g'à lin- 
gua in bócca va finnaa Romma: 
Chi ha bona lingua ha bone spal- 
le. In bócca ci usa nò entra mosca: 
In bocca chiusa non entran mo- 
sche. A cacali regalaa nò se guar- 
da in bócca : A cavallo donato non 
si guarda in bocca. In del feree 
nò tócca, in del spezi e e nò tnett in 
bócca: Al fabbro non toccare, ai 
maniscalco non t' accostare , allo 
speziale non assaggiare. (Fig.) La 
bócca del stomegh: La bocca dello 
stomaco. — del camin, del sacch, 
del canon , del forno : La bocca 
del caminetto, del sacco, del can- 
none, del forno, eco. La bócca del 
s'eiopp : La bocca del fucile. « Alt 
i bócch ! » : « Alto là». (Specie di 
dolce) Bócca de damma: Bocca di 
dama. 

— Boccada, Boccata, fioccada 
d'aria : Idem. P. E. : Andà a ciap- 



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BOC 



-57 — 



BOC 



pà óna boeeada d'aria: Andar a 
prendere una boccata d'aria. 

— Bocchln. On bèli bocehin : Un 
bel bocchino. 

— Bocchirorala (Pustoletta sul- 
r angolo della bocca), Bolla. 

— Bòcca-occaa, Abboccare. « El 
teiattÓH rà bóceaa subit » : « Quel- 
la golaccia abboccò senza neanche 
rifiatare ». (Del pesce alla lenza) 
Abboccare. 

— Boccalà, Cioncare. 

— Boccarada. Trincata. 

— BocchèU e Bocchln, Bocciolo. 
El boechèil de la pipa : Il bocchi- 
no della pipa. Boechèil del lumin 
denoti: Luminello. — deldaequa- 
dór : La mela o la cipolla dell'an- 
naffiatoio. El boeehtn del sigher: 
D bocchino per il sigaro. 

— BoocheUn, Bocciolino. 
—Bocchetta, Boochetta,(Guarni- 

tura sul buco delle chiavi dei cas- 
settoni) Bocchetta. Bocchétta del 
forno: Chiusino del forno. 

Bócca* (Misura di liquidi in dis- 
uso). Boccale. Viva nelle frasi: 
Anaa in pólver de boeeaa : Andar 
a babbonveggoli o a rincalzar i 
cavoli. 

Boccadeleon (Fiore), Bocca di 
leone, Lino dei muri (Volg.j. 

Boccadora (Tralci attorcigliati 
insieme), Tralciaia. 

Boccaressa (Vaso per donne af- 
fette da incontinenza di orina), 
Storta. 

Boché (D. Fr.), Mazzo di fiori. 

Bòcda-occlaa (Non passar uno 
studente agli esami) (P. N.), Boc- 
ciare (1), Schiacciare. « U àn boe- 
eiaa in matematica » : « Restò 
schiacciato in matematica». 

Bòccola, Buccola (Siena), Orec- 
chino. « La g' 'arerà tn di orèag dò 
bóeeol de brìi la ut grossìssim » : 
« Portava due orecchini di bril- 
lanti di gran valore ». (Due cilie- 
gie appese alle orecchie) Fa i bóe- 
eol: Far le buccole. 

Boccoli, Boccone. On boeeón de 
pitoech : Boccon santo. Mangia ón 
boeeón ( Far un piccolo pasto iu 
fretta) : Mangiar un boccone. Far 
un pasterello. (Fig.) Cuntà » boe- 
eón in bócca a vun : Contar i boo- 



ti) Bocciare, che ntl tuono è conforme 
a Boccia * corrisponde invece ai nostro 
Boggià. 



coni in bocca a uno. Manda giù 
di boeeón amar : Ingollar de' boc- 
coni amari. El boeeón de la ver- 
gogna (quello che resta sul piat- 
to j: Il boccone della vergogna o 
del complimento. « L' è minga ón 
boeeón per ti » : « Non è boccone 
pe'tuoi denti». Tira sii i boeeón: 
Tirar su a minuzzoli di pane. | 

1 Pezzo di roba staccato) Braudel- 
o. P. E. : Tra tutt a pezz e boeeón: 
Sbrandellare. | (Pallottola con ve- 
leno) Polpetta. « G'dn daa el boe- 
eón e V è mort » : « Gli diedero la 
polpetta ed è morto , poverino ». 
1 (Ingoffo)* L'à ciuppaa el boeeón »: 
«Pigliò il boccone». 

— Bocconi (Mangiare svoglia- 
to), Sbocconcellare. | (Lasciarsi 
corrompere) Pigliar il boccone. 

— Bocconada, Boccata. In d'óna 
boeeonada sólla : Farne tutt' un 
boccone. (Per mangeria) « Ghe 
fan denter de quii boceonad, che 
Dio sóli le sa/ » : « Vi fanno 
di quelle mangerie che Dio solo 
lo sa. 

— Bocconln, Bocconcino. L'è 
ón boceonin de tósa, maa... » : « E 
un bocconcino di ragazza, ma... ! » 

Bodln (D. Fr.) (Vivanda cotta in 
forma), Budino. (La forma stessa) 
Budiniera. 

Boàrie, Bodriere (Aut.). Cintura 
della spada. « El tenór et g' aveva 
ón bèi bodrié pien de turche» » : 
«Il tenore aveva una cintura di 
cuoio ornata di turchese». (Per 
deret.) (Triv.) Il bel di Roma. 

Boèmm (D. Fr.) (P. N.) Bohème 
(Classe sociale sregolata), Scapi- 
gliatura (non com.). « Tra ipittór, 
scultór, e letterati gh'è a Mtlan de 
la bornia boèmm » : « Tra scultori, 
pittori e letterati oggidì a Milano 
ci sono de' bei cajn ameni ». « L'è 
vun che ha «e m per faa la vittaa 
de boèmm » : « Ha sempre fatta vi- 
ta scapigliata». 

Boètta (Parallellogrammo di ta- 
bacco in foglia di stagno), Buetta. 
Ona boètta de rapè: Una buetta 
di rapè. 

— Boettaxión, La fattura de' 
pacchetti. 

Boeu, Bue. Mett el edr denanz 
di batu: Mettere il carro innanzi 
a' buoi. « Alto là con quii bau ma- 
gher ! » ( volg.) : « Alto là ! » ( Modo 
pr.) Seappaà i baia sarà la stalla : 



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BCEU 



-58- 



BOF 



Serrare la stalla quando sono «cap- 
pati i buoi. | (Di persona stolida 
o pinguissima) Bue. On bctu d'or 
(Ricco e ignorante): Bue d'oro. 

BffiUCC, Buco. Fa ón bozucc e ón 
scarpa n : Far un errore e un dan- 
no, Far uno sdruscio e uno sciupo 
o una buca e uno sdruscio. Fa ón 
bwucc e anche ón bus in l'acqua : 
Far un buco nell' acqua. Avegh 
pussee grand Vctucc eh' el baeucc: 
Avere più larghi gli occhi della 
gola o anche più grossi gli occhi 
che la pancia. Podc minga trova 
de fa bceucc : Non poter trovare 
da far colpo. Trovagh el boeucc : 
Trovarci u verso, cogliere la con- 

Siuntura. (Sch. a bambini) « Guar- 
a che te mandi a dormì con sètt 
bmucc in del eòo » : « Bada che ti 
mando a letto scalzo». || Vadre- 
ghin de bceucc : Seggettina. | (O- 
steria per lo più sotterranea) Bet- 
tola, Buca (l[. 

— Boseuggia, Buca. La villa l'è 
bella, pecetta che la resta già in 
d'óna baeuggia » : « La villa e bel- 
la; peccato che rimane in una 
buca ». 

Bottiglia (Volg.). Vedi Bisogna 
in Bisogna, liigna (Volg.). 

BoBUsma (Intriso da tenitori), 
Bozzima. Cava la boeusma: Sboz- 
ziuare. 

Bóff, Buffo (2), (Colpo di vento 
impetuoso e improvviso) Soffio. In 
d'oìi boff: In un soffio. « Oh' e nan- 
ea ón twff de rent » : « Non e' è 
manche un alito di vento ». La 
ritta Ve ón boff: La vita è un sof- 
fio. « M' è passaa i a un rome ón 
hoff » : « Mi passaron gli anni co- 
me un soffio ». « Dagh ón boff in 
del dar » : « Spegni il lume ». 

— Bóffà, Buffare, Soffiare. «Las- 
sem boffà » : « Lasciami rifiatare ». 
Lassa boffà i cavai : Lasciar ri- 
posare i eavalli Opp. Dar fiato a' 
eavalli. « Sto sigher chi el boffa de 
tuli i purt » : « Questo sigaro sfiata 
per tinti i versi ». « Guarda come 
el boffa quel prefetti » : « Guarda 
come sbuffa o come va tronfio 



(1) A Fir. son luoghi sotterranei dette 
Buche, ma tono oratori!. 

(2) In toscano significa Uomo che fa ri- 
dere e in teatro chi sostiene le parti buf- 
fe. Nondimeno al diminutivo Buffétto tie- 
ne del nostro Bóff. 



quel sor prefetto ». « 6'ent come la 
boffa sta finestra »:« Senti come 
sputa questa finestra Opp. Senti 
che spiffero. (Per morire) Boffà 
in la lumm: Spegnere la lucerna. 
Boffà di parali in Vorèggia : Sof- 
fiar negli orecchia qualcuno.* Bof- 
fem dédree »(Triv.): Soffiami die- 
tro o in tasca. (Nel gioco della 
dama) Boffà óna pedi mia : Soffia- 
re o buffare un pezzo. 

— BÓffada, Soffiata. Ona boffada 
de rent: Una folata di vcnto.«2>à<7A 
óna buffada su ani legn » : « Dagli 
una bona soffiatina sul foco ». 

Bóffallbrón (P. N.) (Uomo vano 
che si crede assai), Barbassoro, 
Farfanicchio (1). 

Bóffalòra (Nome di paese). El 
barchètt de Biugrass o de Pavia o 
de Boffalora: La barca di Vec- 
chiano. Pari el barchètt de Boffa- 
lora: Essere una tombolotta 

Bóffett , Buffardello ( Arezzo ) , 
Soffietto. Boffett per i vit : Soffiet- 
to da inzolfar viti. Fa fa pari del 
boffett: Soffiar nel fuoco, aizzare. 
« Sara sii quel finestraeu ; vai via 
ón boffett che se pò nò sta chi » : 
«Chiudi il finestrino; viene uno 
spiffero che non si può star qui ». 
(Esci.) « Cribbi e boffitt ! » (volg.) : 
« Aceipreti! » H (Copritoio nelle car- 
rozze) Soffietto. « Tira giò el bof- 
fett che el piaeuv pù » : « Abbassa 
il — , mantice, che spiove. (Coper- 
toio nelle culle) Arcuccio. Q Mic- 
co, boffetta: Pane bòffice. 

Bollette©, Soffiettaio. 

Bófflott ( Volg.) (Chi ha mascelle 
carnose e floscie), Bofficione. 

Bògfia, Boccia (2), Palla. Gusz 
come ona boagia : Più tondo dell'o 
di Giotto. Giugà ai noce: Giocar 
alle boccie o far alle palle. El sit 
dove se giuga ai boce : Il pallotto- 
laio. 

Bogfflà-Oggiaa, Bocciare e Co- 
lombellare. « Boggia la sóa sott 
man e cerca de sta attacch a ba- 
lin » : « A colombella costà, e ri- 



ti) Farfanicchio esprime si lo smargùu- 
tone, ma é d' uomo piccolo e di ragazzo , 
che vuol fare l'uomo, mentre il boffulibron 
deve esser uomo grosso e panciuto, con 
quel difetto morale. 

(2) Boccia e Boccino e Boccioni corri- 
spondono a bottiglia, bottiglietta, botti- 
pitone. 



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BOG 



— 50 



BOI 



mani se puoi accosto al pallino ». 
| Boggià a induvinà : Fare ad 
apponi. « Bravo ! Sta volta t f ee 
boggiaa giust / » : « Bravo ! Sta- 
volta ci hai colto ! » Nò bogiann 
runna: Non azzecarne una. 

— Soggetta, Boccetta. 

— Boglada, Bocciata. 

— Boggettin, Boccettina. Boget- 
tin d'acqua d'odor: Una boccet- 
tìna di essenza. 

Bóglanèn. (Quasi in disuso per 
indicare un Piemontese) (P. N.), 
Buzzurro. 

Bòga, Boga (Ant.), Ceppi. Cent 
i bogh ai pe : Co' ceppi a' piedi. 

Bogber, (Volg.) fiocco. « Te see 
òn vero bògher, ear el me ficeu » : 
«Tu se' pure un bocco, ragazzo 
mio caro. ». 

Boglgln, (Manicaretto in umido 
apprestato con diligenza), Borbot- 
tino. 

Bòia, Boia. Mestee o faccia de 
boia: Mestiere o faccia di boia. 
Fa de boia e de impiccaa : Far da 
boia e da becchino. « Che boia de 
run ! » : « Che boia ! » « Paga el 
boia perchè el ne frusta » : « Pa- 
gare il boia perone ci frusti». 
Boia malpratiche Medico o chi- 
rurgo da ciuchi. | (Dei tagliale- 
gne). Ciocco. 

Boia o Baia, Abbaiare. Bòia a 
la lunna: Abbaiare alla luna. Fass 
baia adrec: Farsi far l'abbaiata. 
(Pr.) Can che bòia nò mord: Cane 
che abbaia non morde. 

Boiacca, Sbroscia. (Di calcina) 
« Dagh òtta man de boiacca al 
mur» :« Dagli un rinzaffo al mu- 
ro». 

— Boiaccada, Acciabattatura. 
Oo mai leggimi òna boiaccada 
pesg » : « Non ho mai letto una 
peggiore porcheria». 

Bolocch (Una specie di rapa, ma 
quando è cotta). Rapa lunga. Vess 
batteszaa con l'acqua di boiocch 
(Esser dolce di sale) : Esser bat- 
tezzato in domenica. 

Boia (Venditore di vivande, car- 
ni cotte, ecc.). Rosticciere. | (T. di 
spr.) « ÌJ è òn bois faa e finii » : 
« Gli è un vero barullo (1) o im- 
piastratore. 



(!) A Pistola tornilo signlfioa «cfocco, 
minchione. 



— Boisada, Intruglio, Impia- 
strata (in dis.). 

Bólch. Vedi Biòlch. 

Bòlgia (Civ.) (P. N.), Andemm 
faiura de sta bolgia, che me senti 
a ouprimm » : « Usciamo da questa 
bolgia che mi sento mancare». 
| (Borsa di pelle da fabbri e ma- 
niscalchi) Bolgetta (1). 

Bolgiètta, Bolgetta (1) (Di frut- 
ta guaste internamente) Mezzo. 
On per bolgètt : Una pera mezza. 
fl (Palla di neve) Fa sott a bol- 
gictt : Far alle palle o alle pallate 
colla neve. 

— Bolgettada, Pallata di neve. 
Bolgiòtt, (Danaro ammassato 

poco a poco), Gruzzolo. « Ini in- 
tani Va faa sii el bolgiòtt » : « Egli 
intanto ha fatto borsone». «El 
g'à depart òn beli bolgiòtt » : « Ha 
in serbo un bel gruzzolo ». « I 
ered dn trovaa in casa òn bel bol- 
giòtt sconduu » : « Gli eredi gli 
trovarono in casa il morto». 

Bòlgir (Oggetto piccino indeter- 
minato), Coso. « Cossa t'en féttde 
sto bòlgir chi?» : « Cosa ne fai di 
codesto coso?». 

Bólgira, Buggera (2), Stizza. «M'e 
saltaa la bòlgxra e oo daa faura 
tropp » : « Mi saltò la buschera e 
sono trasceso ». « Se me salta la 
bolgira voo là e ghe doo òn fracch 
de legnad»: «Se la mi gira vado 
là e li bastono. « Avégh nanca per 
la bolgira: Avere ben altro pel 
capo, avere per la contracassa. 
« 1/c nicnt ! » « Nient ? » « Nient la 
bolgira ! » : « Non è nulla ! » « Nul- 
la f» « Un corno ! ». « Chi, a' à de 
vess sott òna bolgira » : « Qui gatta 
ci cova ». « El g'à doma di bòlgir 
per el eoo»:* Egli è pieno di 
grilli». «Lù n'ol dis su che di 
bòlgir » : « E' non dice che delle 
corbellerie ». « Oh che bòlgir ! » : 
« Buscherato ! ». 

— Bolglrà-lraa-lrass, Buschera- 
re (3), Buscherare, Rovinare. Andò 
tutt a fass bolgira : Andar tutto 



(1) A Fir. bolgétta lignifica quella borea 
dove stanno denari e scritture, che si 
chiude a chiave per portarle da luogo a 
luogo — quella dei procacci. ' 

(z) L'infimo volgo pronuncia questa pa- 
rola. La gente civile la muta nella vicina 
nell'esempio. 

(3) Coti dicasi di buggerare. 



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BOL 



- 60 



BOL 



a rotoli o a farsi buscherare. « Ma 
cosse te bolgiret f » : « Ma che dia- 
mine faif o Ma che annaspi tu 
così f » « Per mi el m'à bolgirà de 
poceh » : « Quanto a me m'ha bu- 
scurato di poco o a poco ». 

— Bolglrada, Buccicata. « Nò me 
ne importa óna bolgirada » : « Non 
me ne preme una buocicata ». 

— Bolglronna (Di mal affare), 
Buldrigona (Val di Chiana). « G'oo 
ona set bolgxronna » : « Ho una se- 
te buscherami». 

Boll (Serra argillosa da indora- 
tori). Bolo. El boli isterica Bolo. 

Bolln, Bulino. Lavora a bidin: 
Lavorar di bulino. On lavora a 
bolin: Un lavoro a buliuo. 

Boll, Bollo. Uoffizi del boli: 
L'ufficio -del bollo. Boll del pan 
aro»»: Bollo di fornaio. | (Pro- 
tuberanza specialmente in fronte 
per effetto di colpo o caduta). Cor- 
no. (Se come ammaccatura non 
convessa) Fitta. 

— Bollin, (da lettere), Franco- 
bollo. | Sassa (In dis.). 

— Bolladnra, Bollatura. 

— Bóllà-llaa, Bollare. Manda la 
carta a fa bolla: Mandar la carta 
del giornale all'ufficio del bollo. 

— Bòlladór (Impiegato all' uffi- 
cio del bollo), BoUatore. 

Bolletta, Bulletta, Polizza, —de 

riqament : Polizza di pagamento. 
(Il lembo della carnicina de' ra- 
gazzi uscente dallo sparato de- 
retano de' calzoncini) Bulletta (1). 
« El g*à ancamó f atura la bolletta 
eel vanir fwnà » : « Tutti gli stron- 
zi fumano e però piove o anche 
Le capre passano e i cacherelli 
fumano. | (La mancanza di de- 
naro) Vess in bolletta : Essere al 
verde. « Come soni in bolletta sta- 
mattinna ! » : « Come son nàchero 
stamane. Opp. Che arsura sta- 
mane ! » Cosse ghe n' impò el po- 
ver venter se mi sónt in bolletta e 
disoccupaci / » : « Che colpa ne ha 
la pancia se io sono stangato e 
disoccupato ? » (Pr.) Gh'e ntent de 
pesg che la bolletta : La stanga o 
la stoia o la miorania è il peggior 
de' mali. La bolletta la guzzaelta- 
lent: Il bisognino fa trottar la 
vecchia. 



(l) Il popolo a Pi rome diee a bambini : 
ha la bulletta alla camicia 



— Bollettari, Bollettario. 

— Bolletta, Bollettino. El lx>l- 
leUin dinotisi de la guerra: Il 
bullettino sulla guerra. 

— Bollettlnee, Bullettinaio (T. 
teatrale). 

Bolletta-ttaa, Bullettaio (1). 
Far padella. « L'à tiraa duu colp 
alla legar e el là bollettadn dò 
volt » : « Tirò un doppietto alla le- 
pre e fece due padelle » | (T. di 
uffici) Spiccar bullette. 

Bologna, Bologna. Or de Bolo- 
gna ch/el diventa róse de la ver- 
gogna: Oro di Bologna che di- 
venta rosso dalla vergogna. 

— Bologna, Appioppare e Ap- 
piccicare. « El g a bolognaa la ne- 
voda » : « Qli appioppò in moglie 
la nipote ». 

— Bolognln (Specie di cane), 
Pòmero. 

Bolór, Bollore. Vedi sotto Bùi. 

Boia (Di cavallo o anche d'uo- 
mo ammalato di polmoni), Bolso. 

Bolzon (Ferro del chiavistello), 
Boncinello. | (Bastone nel pare- 
taio) Stagna. 

Bomba (Palla di ferro piena di 
polvere), Bomba. | Bómb de ri»: 
Bombe di riso. 

— Bombardare, Bombardare. 

— Bómbardament, Bombarda- 
mento. 

— Bómbardón, (Strumento da 
fiato) (P. N.), Bombardone. 

Bombai, Bambagia. Cotone. 
Vèss in del bomba» : Esser nella 
bambagia. Dormì in del bomba» : 
Dormire fra due guadali, « El g'à 
el bomba» in di oregg » : « Tiene il 
cotone negli orecchi». 

— Bòmbaalnna, Bambagina. 
Bómbaaón, Bambagione. « El 

vó»a ch'el par ón or», ma patti, in 
fonà\ Ve on bombasón » : « E' gri- 
da che pare un orso, ma in fondo 
è un bambagione o un buon pa- 
stricciano ». 

Bómbe, (Che ha superficie op- 
posta al concavo), Convesso. 

Bómbolòtt e Bombola, Bombo- 
la (2), (Persona piccola, tozza, fat- 
ticcia), Tombolotto-otta. 



(1) Una Tolta lo il osata par ornare di 
bolletta Intorno Intorno. 

(2) Bombola in fior, è rato per metter 
aoqna in freaoo. 



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BOM 



61 — 



BON 



Bombon. Bombone (1). (Nome 
generico <r ogni sorta ai dolci ) 
Chicca. ( A radazzo) « Se te /aree 
minga el eattiv te eompraroo el 
bombon » : « Se sarai bono ti com- 
prerò le chicche ». ( Iroii. ) « Oh' è 
capitati aneli bombon tra capp e 
eoli * : « Lo colse... quella nespola 
tra capo e collo». (Acconciatura) 
« L'era mista eome ón bombon » : 
« Era messa come un amore o Era 
un gioiello ». « tytell liber V è ón 
bombon » : » È un pezzo di para- 
diso». 

— Bómbonera, Confettiera. (Ga- 
binetto elegantissimo) Nido. « L'è 
óna bómbonera » : « E un amore ». 

— Bómbonatt( Confetturiero am- 
bulante), Confortinaio (in qualche 
luogo di Toscana ancora usato). 

Bómbórtn (Volg.). Vedi Bambó- 
rin. 

Bómm ! (Esclam. irrisoria a' mil- 
lantatori). Bum! Aprite le finestre! 

Bómpress (P. N.), Bompresso. 
« In la regatta a reta glie s'è rott 
el boni press » : « Nella regata a ve- 
la gli si spezzò l'albero di bom- 
presso ». 

Bón , Bono. Ben eome el pan : 
Bono come il pane. Bón dò volt : 
Minchione. On bón diavol : Un 
buon diavolaccio. ( Alla trattoria 
« Cosse gKè de bón inceeul » : « Che 
c'è di bòno oggi? » (Idoneo)* Bón 
de mètt dorè passa nissun » : «e Un 
buono a nulla ». « Quèst l'è bón de 
fa foeura di filaper » : « Codesto 
pannolino e buono da farne filac- 
cie ». I (Capace) « Mi sónt bón de 
dngh duii sgiaff» : « Sono buono 
di dargli due cenoni ». « L'è gitist 
el bón » : « Tu l'hai trovato ». Ave 
troraa el bón : Aver dato nel suo. 
« A rèss bón ! » : « Se fossi buono ! » 
| ( Vero) « Te diset de bón? » : « Por- 
li da senno ì » | (Sodo o serio) Par- 
lò, giugo, lavora de bón: Parlare, 
giocare , lavorar di bono. In sul 
pù bón : Nel miglior punto o Nel 
più bello. Yèss al bón : Esser al 
bono. « Te gh' ee de bón che... » : 
« Fortuna per te che... » Bón fa 
bón : Il bene fa bene. « Gh'è voruu 
del beli e del bón » : « Ci volle del 
bello e del buono ». « A dighela in 



(1) Tutt'altra cosa. Bombone in Fior, é 
di colui ebe le dice groese:* Che bomboni 
codesti giornali ! » : « 9paron ! » 



bón milanes » : « A dirgliela in bòn 
milanese ». « Adèss ven el bón » : 
« Ora ne vien il bono ».«Bónsègn!»: 
« Bon segno! » Tegniss de bón: Te- 
nersi bòno. p (Affabile) Cónt i bonn 
se ottén tutt coss : Colle bone tutto 
si ottiene. Foghi tutt bonn a vun: 
Menur bòno ogni cosa. Tegniss 
bón : Tenersi bono. Torna in bon- 
na : Tornare in bona. « Se el tratti- 
vi in bonna ghe parli » : « Un tratto 
ch'io lo trovi in bona gli narlo ». 
(Semplice) On omm a la bonna: 
Un uomo alla bona. Andò, vestiss 
a la bonna: Andare, vestirsi alla 
bona. Viv a bón mercaa: Vivere 
a buon costo. (Iron.)« Te gh' cede 
fa cont el bón ! » : « Hai a lare con 
un certo tomo ! » « U è ón bón la- 
vó » : « E una buona lana ». « Quel- 
la, vói , la s' è taccada al bón ! » : 
« Quella ve s'è attaccata al bono ». 
« Bono per Dio ! » : « Buono per 
Dio! » (Qualcosa più della metà) 
Ona bonna metaa : Una buona me- 
ta. I (Che non da giù in bucato) 
Color bón : Color bono. (Pr.) A sto 
mond patis8 el bón per el cattiv : 
Patisce il giusto per il peceatore. 
Cont certa geni nò ghe vceur che 
i bonn: Certa gente non voi es- 
sere presa che colle buone (1). 

— Bonament o Bonariament , 
Bonariamente. 

— Bonasc, Bonaccio, Buon dia- 
volo. 

Bonaman, Bouamano. La bona- 
man : La buona mano al vettu- 
rino o al bruni ist». 

Bonagrazia, Bonagrazia. « Cosse 
te ven ì » « La soa bonagrazia » : 
« Quanto ti devo ?» « La Hua bo- 
nagrazia ». Avègh de bonagrazia de 
podè... : Aver ili grazia di potere. 

Bonalanna (P. N.), Bonalana. 
« Va là che te see ón bonalanna » : 
Va là che tu se' un bonalana ». 

Boti ani ma, Buonanima. « Me zio 
bona ni ma » : « Mio zio bonanima ». 

Bonariament , Bonariamente. 
« Lù bonariament el g' à miss la 
firma » : « Egli firmò bonaria- 
mente ». 

Bondant e Bondanziós (Volg.), 
Abbondante , Vantaggiato. Duu 
etti bondant : Due ettogrammi bo- 
ni. 



(1) I rompo» ti di Bon si cerchino el loro 
poeto alfabetico. 



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BON - é 

Bondanza. Vedi Abondanza. (Co- 
me soprnuonic di «pregio) Disuti- 
laceio. « Ciao Bondanza » : « Ad- 
dio bel tomo ». 

Bondiceula (Specie di salame), 
Bònzora (Lucca), Bondaiola, Bon- 
diola. 

Bondón (Foro della botte e il 
tappo che 16 chiude), Cocchiu- 
me, Tappo. 

Bonètt (D. Pr.) (Specie di co- 
pricapo), Berretto. | (Da budini) 
Forma. 

Bonglangh (Richiesta di certe 
licenze, in gioco) Bongioco. fl Op- 
portunità) « El gà daa bongioeugh 
a quell' alter per rewtsì » : « Gli 
diede bongioco per riuscire ». 

Bongust, Bonguato. « U è dna 
donnetta piemia de bon gust » : « È 
una donnetta piena di buon gu- 
sto». 

— Bongustaio (Civ. P. N.) Buon- 
gustaio. 

Bònmercaa, Bonmercato. Yend 
a bònmercaa: Vendere a buon 
mercato. || (Uscirne senza grave 
danno) « L' à passada ancamò a 
bón'mercaa » : « L'ha avuta a buon 
mercato ». (Pr.) El bònmercaa el 
stroscia el borsin : Il buonmercato 
tira a far spendere. 

Bonn, (D. Fr. P. N.j, Gover- 
nante. La bònn di popòl : La go- 
vernante delle signorine. 

BonnamlBura (Vantaggino dato 
dà mercanti sul taglio), Bonanii- 
sura. 

Bonnasooa. Nella fr. : Miche- 
langiol Bonascoa: Il pittor Gra- 
nata. 

Bonnfest (Augurio alle vigilie), 
Buone feste ! fl (Ungalo) Dà i bon- 
fest: Dar la strenna. 

Bonoeur, (D. Fr.), Avègh el bo- 
nmur de: Avere la fortuna di. 
A la bonoeur de Dio: Alla car- 
lana. A la bonoeur: Alla buon' ora. 

Bonnóra. Nella fr. ; Leva sii 
tropp a bonnora : Fare una leva- 
taccia. 

— Bonorlv , Mattiniero e anche 
Sollecito (1): « El me padrón l'è 
bofwriv come » : « Il mio padrone 
s'alza sempre all'alba ». 



(i) Trovo nel F anfani : Omo solitalo 
non fu mai poveretto. A cui un poltrone 
rispose : Ma io* che son minchion vo' stare 
a letto. 



ì- BON 

Bonomia (d. Fr.), Benignità di 
carattere, Bonomia. 

Bón prò (in dia.), Bon prò. 

Bónsdor (Voi id.) Vedi Mon- 
scior. 

Bóntaa, Bontà. On fioeu pini 
de bontaa : Un figliolo buonissimo. 
H (Cortesia). « De già che el g' à 
aruu la bontaa de damm atra...*: 
« Giacché ella ebbe la bontà di 
darmi retta... ». 1 « Bontaa sóa »: 
« Bontà sua Opp. Son favori ». 
H M. d. d. : « La sarà la bontaa de 
i5 ann che... » : « Sarà la bellezza 
di 15 anni che... ». (Le bucce odo- 
rifere nell'insalata) Mescolanza. 

Bòntemp, Bon tempo. « Uè vun 
che g'à bon temp » : « Uno che si 
dà bontempo ». (Per torre giù da 
qualche pretesa ) « Te a' hee bon 
temp!»: « Tu sogni a occhi aperti». 

— Bontempon (Civ. P. N.), Bon- 
tempoue. 

Bòntón (d. Fr.), Tono, moda. 
Andà adree al bon ton : Seguire 
la moda. Vestida de bon ton : In 
galanteria. 

— Bontonlrta (in disuso). Vedi 
Se ice h. 

Bónvivan (d. fr.), (Di buona pa- 
sta e che non s'intriga, Buon dia- 
volaccio, Gaudente. 

Bónza ( Per mainare, o meglio, 
adacquar le strade) , Botte. || (Per 
vino), Botte. || (A persona piccola 
e grassa : El par otui bonza : « E' 
pare una botte ». 

Bón(triv.), Borro (1) Soldo. «ITól 
g'à ón Ixir » : « Non ha un soldo in 
tasca, oppure anche Brucia come 
l'esca». 

Borra, Borra. «Inauri liber g'hè 
de la gran bòra » : « C'è molta bor- 
ra ». « El bast el perd la borra » : 
« Il basato perde la borra ». 

Bòra ( tronco d' albero senza 
corteccia, per zattere). Pedale. 

Boradór (D. Sp.), (Il primo fo- 
glio che si stampa per prova) Boz- 
zaccia. 

Boragln (Erba dai fiori turchini) 
Borrana. 

Boragginna (De' cacciatori per 
la polvere), Fiaschetta. 

Bora* (Mtro fossile), Borace. 

Borasoa, Burrasca. « Oo passaa 
la Manica col mar in gran bora- 



(1) Corrosione fatta dall'acqua In valle 
o in campo. 



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BOR 



-63- 



BOR 



sea » : « Ho attraversata la Manica 
col mare in gran burrasca. Q (In- 
fortunio grave nella salute o negli 
interessi) Burrasca. P. E. : a Passa 
óna — : Idem. | (Riguardo a per- 
sona accigliata)* Oo capii che ghiera 
homsea e me la soni cavada : «Vi- 
di il mare in burrasca e me la 
battei, g (Di sedute pubbliche) 
« Incoeu al Consili comunal ghe 
tara borasea : « Oggi al Consiglio 
prevedo burrasca ». 

Boni, ( Lista di contorno a ve- 
sti, arazzi ecc.), Orlo. 

— Bordili, filetto. 

— Bordinoti, Franzett». 

— Bordà-rdaa, (nel senso di or- 
lare) Filettare. (Nel senso volg.) 
Vedi Abordà. 

Bordoga-degaa-dogau (Volg.J 
Vedi Sporca. (N. fr.) Vére fa, ài 
e bordegà : « Voler fare, dire e ba- 
stonare. 

Bòricch (Volg.) (D. Sp.), Ciuco. 
« Te tee un boricch » : « 8ei un 
asino. | (Ventre) (in disuso), Con 
pien el boricch: A buzzo pieno. 

Borida, (L'atto dello scovar sel r 
vatici), Leva. Can de borida: Cane 
da penna o da fermo. 

Boridón, Infinocchiatura. « L' à 
tentaa là de piantamm ón bori- 
don, ma me sont accori del tiri* : 
e Tentò lui di tendermi il tranello, 
ma io mi avvidi della ra^ia ». 

Boridòr (Bastoni che si gettano 
per spaventar gli uccelli nel pa- 
retaio, Randello, Rameta (1). 

Borln, Capezzolo. Tetta senza 
barin : Mammella cieca. 

Borlà-rlaa, Rotolare. Boria già : 
Cadere o Dare un tuffo. Boria giò 
di scoi: Ruzzolar le scale. Boria 
feeura a dì: Cader a dire o Scap- 
par detto. | (D'amore) Borlagh 
dent : Dare nella pania. Borlagh 
dent: Cascarci. | (Molta fame). On 
omm che boria : Uno che casca di 
fame. (Se lo stato è abituale) On 
omm che boria $emper: Un mor- 
to di fame o che non accozza la 
cena col desinare. M. d. d. : Vess 
pussee de boria che de cor : Essere 
un o una tombolotta. Lassa boria 
in terra: Far orecchio da mer- 
cante o lasciar cadere un discorso, 
una questione. « Voreva boria gio 



(1) Ce qualche variante per la diffe- 
renza degli osi de 1 paretai di Toscana. 



el teater di gran battimari » : «Ve- 
niva giù il teatro per gli ap- 
plausi ». 

— Borlaoatt (P. N.), Affamato. 
Certi borlacatt del 59 adess in o- 
men de gran importanza : Certi — t 
disperati del 59 ora sono uomini 
di grande importanza. 

— Bòrlaslón, Lupa, Fame gran- 
dissima. Vedi anche Sgaiósa e 
Ghia. 

Boriandoti, (Volg.) (Guardia di 
finanza), Gabellotto. 

Borlin, (Frutto dell'alloro). Bac- 
ca. (Checchessia di rotondo) Pal- 
lottolina. | (Vezzegg. a donnina 
grassoccia ma ben latta) Tombo- 
lala il). Vedi Triquattrtn. 

— Boriinoli (P. N.), Una cara 
tombolina. 

Borlón, Tombolo. (Cuscini cilin- 
drici di canapè) Tómbolo. (Da ri- 
camare) Tombolo. (Arnese da spia- 
nar zolle) Rullo. (Crivello nel frul- 
lone) Buratto. (Cercine intorno al 
pasturale de' cavalli che si fi- 
gliano) Stivaletto. M. d. d. : « Per 
i dolor la se f aseva su in d'ón bor- 
lón » : « Pei dolori si raggomito- 
lava ». 

Bordeggia (P. N.), Bordeggiare. 
« Sul lagh se bordeggia de spèss » : 
« Sul lago si bordeggia spesso ». 

Bordeleri e Bordell, Bordello j2). 
Chiasso , Bailamme. « Perchè fan 
tutt sto bordeleri in corti » : « Per- 
chè questo patassio giù nel cor- 
tile ! » | «< È andaa tutt a bordell » : 
« Andò tutto in malora o anche a 
monte ». « Ch'era ón bordeleri de 
geìU » : « C'era un fracasso di gen- 
te ». Tira min a bordell : Tirar u- 
no a perdizione. | « De galletta o 
de uga, in st'ann, n'dnfaa ón bor- 
dell » : « Di bozzoli o di uva sfan- 
no se ne fece a bigoncio». 

Borderò, Borderò. 

Bordlcllón. Vedi Bordión. 

Bordlon, Filo di metallo. Bor- 
dión de lottón : Filo d'ottone. 

Bórdo. N. fr. : On sciór de alto 
bordo: Un signore di alto bordo. 
| (Di bastimento) Andà a bordo: 
Andar a bordo. 



(1) 11 Cherubini sbaglia di groseo di- 
cendo che Berlin vuol dire donna magra: 
* tutto il contrario. 

(2) Bordello in fior, significa soltanto 
postribolo. 



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BOR 



— 64- 



BOR 



Bordò (P. N.), Bordò. Ona bot- 
tiglia de bordò: Una bottiglia di 
Bordò. 

Bordòcch, Piattoln« Ghiera i mur 
tutt pien de bordoech » : « Sui muri 
e' erano le piattole a eentinaia ». 

{(Crisalide di Imeni) Bacherozzo- 
o. | (Per disprezzo aprete) Corvo. 

Bordoeu. > . ir. : Fa bordatu seti 
(per gioco a' bambini): Far bau 
sette. 

Bordón. N. fr.: Tegnì a bordon: 
Tenere il sacco. 

Bordura (D. Fr.) (Che ricinge 
lavori di stoffa), Orlatura, Bor- 
dura. 

Borella (Osso sovrapposto al- 
l'articolazione del ginocchio), Ro- 
tella. 

Bórgh, Borgo (in senno di bor- 
gata), (Civ.) Borgata, (Parte d'u- 
na citta extramuros) Sobborgo. / 
borgh de Milan cren ciamaa Corp 
Sani: I sobborghi di Milano era- 
no chiamati Corpi Santi. 

— Borghés, Borghese. Al dì de 
intani ducca, cont e marche* varen 
tant come i borqhes : Al giorno 
d'oggi duca, conti e marchesi sono 
al pnri de' borghesi. (In contrap- 
posto a' militari) Ufficiai in bor- 
ghesi Ufficiale in borghese. 

— Borghesia , Borghesia. L' o- 
diada Itorghesia ( Frase di anar- 
chici): L'odiata borghesia. 

Bori (Volg.). Vedi Aborrì. (Ter- 
mine di caccia) Borì la legor: Le- 
var la lepre. 

Bòria, Bòria. On omm pien de 
boria: Omo pieno di boria. « El 
g' à la Iwria de vèss creduu qucll 
che g* à i punse? bèi cavai de Mi- 
lan » : « Ha la vanita o ( volg. ) la 
voglia d'esser creduto quello che 
tiene i più bei cavalli di Milano ». 
« El m à faa vede óna tal boria 
che soni scappau » : « Mi spiegò li- 
na tale alterigia che ne son l'ug- 
gito >». 

Borian. X. fr. : Can e boriati : 
Marmaglia, Razzamaglia. « fxi sóa 
biblioteca così rara V e alidada in 
man de can e borian » : « La sua 
biblioteca coni rara finì in mano 
di cani o di gente ignota ». 

Borlonà, Rullare. Borione per 
el lètti Rotolar sul letto. 

Borlott, Tappo da botte. « Chi 
le aneli boriati?»:* Chi e quel tom- 
bototto o quel tappo da botte?» 



| (Specie di fagioli), Fagioli ro- 
tondi. 

Borni-rnii. Vedi Imbottii. 

Bornia (Cenere con molte faville 
di fuoco), Cinigia. Castegn, pomm 
coti in la borni*: Castagne, mele 
cotte nella cinigia. Dovrà la sciam- 
pa del aatt per. ecc. vedi Gatt. 

Borno(d. Arabo). (Specie di man- 
tello con cappuccio), Burnii. 

Boromètta (Volg.). Vedi Baro- 
metta. 

Borsa, Borsa. Castiga in la bor- 
sa: Toccare nella borsa. Andà a 
compra con dò bors. Dire d'aver 
pagato meno di quel che sia co- 
stato un oggetto. Fallì con la bor- 
sa in la se henna : Fallire a borsa 
piena o col sacchetto. G tónta gh 
de borsa : Rimetterci di tasca. «A 
mi men ten nagott in borsa V i- 
stess » : « Io non ci ho interesse al- 
cuno ». | (Pr.) Chi giuga de ea- 
prizsi paga de borsa : Chi fa di 
testa paga di borsa. El bon mer- 
caa el stroscia la borsa : Il buon 
prezzo rovina la borsa. | (Dove 
si fauno affari su valori ) , Borsa. 
« L* à perduti tutt a la Borsa » : 
« Ha perduto tutto alla Borsa ». 
( Da elemosine nelle chiese ) Sac- 
chetta. | ( Custodia delle panie ) 
Paniaccio. 

— Borsln, Borsellino. 

— Borsòn, Borsone (1), Riccone. 

— Borslnee (in disuso), Borsaio. 

— Bonaria ( Industrie delle 
borse). Lavora in bor saria : Lavo- 
rare in borse. 

Borsgloà (d. fr.). Vedi Borghes. 

Borslroeu, Borsaiolo, Taglia- 
borse. ( Iron. a uomo ai Borsa ) 
Borsaiuolo. 

Bosard, Bugiardo. Tra bosard. 
Fare bugiardo uno o sbugiardarlo: 
P. E : « Se nói f oo tramm bosard » : 
« Tienmi bugiardo se non lo fo»(2). 
Compaa bosard: Bugiardo ad 
una. Bosard come Giuda : Bugiar- 
daccio. (Pr.) Chi e bosard è laden 
Chi è bugiardo è ladro. L'è pussee 



fi) In toscano non if dice però borsone 
nel senso milanese, ma c'è la frase fami- 
gliare far borsone per guadagnare assai. 

(2) Eppure nessuna delle frasi milanesi 
esprime appuntino lo sbugiardare fior, che 
e Tatto di rispondere 11 per 11 al mentitore 
e di confonderlo. C'è bisogno d'una cir- 
conlocuzione : Dà del busard sulla faccia. 



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BOS 



fatti a catta ótt botarti che ón 
xopp : Le bugie hanno le gambe 
corte. | ( Bisticcio sul francese ) 
La cadenti di ho&ard : L'academie 
dee beaux art». 

— Boaaxdarìa, Bugiarderia. Ve- 
di Bornia. 

— Boaaxdón, Bugiandone e bu- 
giard accio. 

Booch, Bosco. In Lombardia 
ah' è quasi pù de bosch : In Lom- 
bardia non c'è quasi più boschi. 
(Riparo, covo di malandrini) El 
bosch de la merlada: Covo di la- 
dri. P. E. : « Ma guest l'è el botch 
de la Merlada ! » (al giuoco ) : Ma 
qui si ruba allegramente ! » | (Pei 
bachi da seta ) Frasca. ( Pr. ) Mei 
vèss usell de bosch che de gabbia : 
Meglio essere uccel di bosco che di 
gabbia. L'è mei andò foeura del 
boscA a fa Ugna : A far cose proi- 
bite conviene uscir di casa. ( M. 
«L d. ) : « T ' en varct ón boech / » : 
« Tu non vali i tuoi peccati! » 
Sciansaia de boech ( Il bastone ) : 
Sugo di bosco. 

Boacà (i cavaler), Mandare i 
bachi alla frasca. 

— IfrElrtl 1 *!"*, Macchia, Bosca- 
glia. 

— Boscòn* Frasconaia. 

— Boachiroeu, Boscaiuolo. 

— Boschlv. Tcrrcn boschi* : Ter- 
reno boschivo. 

frfr+frl?* ( triviali***. ) , Andar di 
corpo, Tortire. 

Boccili o Bua&n, Bucello (Gio- 
venco da latte) , vitellino. (M. d. 
d. pr.) : Compra la vacca col bó- 
scin : Comprare la vacca col vi- 
tello (parlando di sposa incinta e 
non per colpa di chi compera). 

Bòadón (d. fr.). Turacciolo. / 
bósción : I sugheri. Vedi Busción. 

— Bofldonà, Vedi Imboscionà. 
Bòaia, Bugia. Catta in bosìa: 

Cogliere in bugia. « Ohe se ved la 
bosta in di occ » : « La bugia gli 
corre su per il naso ». (Pr.) I bo- 
sii g'an curi i gambi Le bugie 
hanno le gambe corte. | (Cancel- 
liere basso con manico} Bugia e 
stoppiniera. I Macchiolina bianca 
sull'unghia (Bugìa). | — de legna- 
mee : Trucioli. 

— Boaletta, Bugiola. 

Bòaln (Contadino dell'alto mila- 
nese). Parla bosin : Parlare brian- 
zuolo o giù di U. 



- 65 — BOS 

— Boalnada ( Poesia rozza in 
vernacolo). Strambotto. Quell di 
Bosinad : Lo storiano. 

Bòtt, Botto. In d'on bòtt, Tut- 
V a ón bott : In uu botto o d' im- 

Srovviso. E bott li : E basta o E 
uon anno. | (Conti-atto) Fa ón 
bott: Fare un taccio o un bara- 
gozzo. | ( Ora ) « È sonaa el bòtt:* 
« È sonato il tocco ». Al bòtt di 
ostinaa : Allo sgocciolo. | (Lavoro 
a orezzo fermo) Cottimo. 

Èótt, Botte. Ona bótt de cacao, 
de sugher t ecc. : Una botte di ca- 
cao , di sughero , ecc. Vèss come 
in d'óna bott de fér : Essere in una 
botte di ferro. 

Bottai ( lunga ovale ) , Bottale 
(Arezzo). 

Bòtta, Botta. Dà via bòtt de la 
madonna : Zompare busse da co- 
munione. Dà óna bòtta al sere e 
l'alter al vassell : Dar un colpo al 
cerchio e l'altro alla botte. De bòt- 
ta salda : Botta botta (non coni.) 
D'improvviso o A colpo sicuro. 
A bòtta calda : A botta calda. H 
(Busse) Catta sii di bòtt : Avere le 
ousse. El matarazs di bòtt : Il ber- 
saglio delle busse. | (Discorrendo) 
« La bòtta la me ven forsi a 
mi f : « La cenciata o la bottata o 
il bottone è forse per me ? » Bòtta 
e risposta : Botta e risposta. (Im- 
prec.) « Creppa, s'eioppa e fa óna 
bella bòtta : « Crepa, schiatta e fa 
lo scoppio ». (M. a. d.) Sta a bòtta: 
Star al pigio. Sta sald alla bòtta: 
Star sono al macchione. Bestà in 
bòtta : Restar di stucco o Restar 
morto stecchito. (Bernoccolo)* Te 
gh'ett óna bòtta su la front » : « Hai 
un corno sulla fronte. » 

— Bottaveggia (Malattia de' ca- 
valli), Soprappoata. 

Bottagglo (Vivanda in guazzet- 
to), Cibreo, (d. Fr. Potage). 

— Bottaggln, Piccolo cibreo. 
Bottaranna (Larva delle rane). 

Girino. 

Bottarda (Uova di pesce seccate 
e salate). 

Bottasc (Sor. di ventre), Botac- 
elo. Val di Chiana u. fr. triv. : Dar 
l'aire al bottaccio, per partorire. 
(Persona con grosso ventre) Pe- 
der bottasc : Pancione. Impienì el 
bottase : Empir la pancia o il buz- 
zo o l'epa. (Cant.) El sur Peder, 
gamba de veder, gamba de atrasc, 



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BOT 



— ee — 



BOT 



Peder bottate: Bene io bilencio, col- 
le scarpe di cencio, cogli occhi di 
lana, gli puzza la sottana. 

— Bottasolón, Buzzone, Pan- 
ciuto. 

Bottéga, Bottega. Berti bottegai 
Aprir bottega. Fa andà la botte- 
ga : Mandar avanti la bottega. 
Gioviti de bottega : Giovine o mi- 
nistro di bottega. Mett vuna bot- 
tega : Metter uno a bottega. « Do- 
ve el g'à la bottegai » : « Dove sta 
di bottega? » Fér de bottega : Ferri 
di bottega. | (Fig. a chi ha sbotto- 
nata la toppa dei calzoni) « Sara 
gii la bottega » : « Abbotonati la 
bottega ». (Modo di chiamar i gio- 
vani di caffè, in disuso) «Bottega!»: 
« Bottega ! ». (Pr.) In botteqa né 
ghe voeur scaldabanchi La ootte- 
ga non vuole alloggio. 

— Bottegar. Bottegaio (1), Bot- 
tegante o Paaron di bottega. « El 
gà ónfà de bottegar che consola » : 
« Ha un fare da bottegante che 
consola ». 

— Bottegonna, Bottegona. 

— Bottegón, Bottegone. 

— Botteghln, Botteghino (2).« Fa 
botteqhin a' dna robba » : « Far bot- 
teghino d'una cosa». 

Botteglia jvolg.) Vedi Bottiglia. 

BottìgglA (fiaschetta per liquori), 
Borraccia. | ( Per vino ) Barlette. 

Bottiglia, Bottiglia. Mett el vin 
in bottiglia : Vedi Imbottiglia. Verd 
bottiglia : Verde bottiglia ». « FI 
teiampaan el costa finna 24 f ranch 
la bottiglia » : « Lo sciampagna co- 
sta lino a 24 lire la bottìglia ». El 
cavagn di bottili : Il Portabottiglie. 

— Bottiglie*, Caffettiere e Bot- 
tigliere. 

— Bottlgliarla, Bottiglieria. 

— Bottiglietta, Boccetta. 
Bottina, Far bottino. « Sta nott 

i lader dn hot lina a in la bottega 
de Voreves » : « Stanotte i ladri han- 
no fatto repulisti nella bottega 
dell'orefice ». 

Bottinila (D. Fr.), Stivaletto. 

Botton, Bottone. L'anima del 
botton : L'anima del bottone. Fal- 
la el primm botton: Vedi BasèU. 



(1) Il Bottegaio fior, ha anche i) sento 
pretto del nostro Poitee. Vedi Poitee* e 
quello di Avventar. Vedi pure. 

(2) A Firenze per antonomasia quello del 
otto. 



Botton de patate: Rape novelle. 
Botton de rosa : Bottoncino di ro- 
sa. Botton de fatua h : Bottoni di 
fuoco. I (Specie dì fiore) Botton 
d'or: Margheritine. | Botton dop- 
pi: Vedi Sgiumell. 

— Bottónà-onaa-onau, Abbot- 
tonare. Bottonass el paltò: Abbot- 
tonarsi il soprabito, I (Colpire col- 
la punta del fioretto) « L'à segui- 
taa a bottonall de tutt i part » : « I- 
dem». | (Di persona chiusa e se- 
greta ) « 1/ e hottonaa come ón di- 
plomatieh » : « È abbottonato al 
par d'un diplomatico ». 

— Bottonera, Bottoniera. Vèss 
lóngh de bottotiera: Avere gran 
ventraia, Non essere mai sazio. 

Bottòruu, Convesso. Occ botto- 
ruu: Occhi fuori dell'orbita. 

Bottrlsa (Pesce), Chiozzo. 

Bottumm, Cocci, Rottami di 
muro. 

Bovasda, Sterco bovino. 

Bévateli , Bovatello ( Arezzo ) , 
Giovenco. (A fanciullo sciocco e 
torpido) Buacciolo. 

Bona (P. N.), (Prova di stampa), 
Bozza. | (Vaso da orefici) Storta. 

Bozxà-ozxaa, Dar sotto. « Lù Va 
bozzaa con mi, ma el gh'e minga 
reussii » : « Egli tentò di infinoc- 
chiarmi, ma non gli riuscì». 

— Bonadinna, Colpetto di pro- 
va. 

— Bouadór, Gareggioso. 
Bossara, Buggerare. « Vàafatt 

bozzarà » : « Va a farti buggerare ». 
« Quell lader d'ón mercant el m'a 
bozzaraa in del prezzi » : « Quel la- 
dro di venditore mi ha buggera- 
to». 

Bouarament, Buggeramene. 

Botiarada, Buggerata. 

Bozxarón (Triv.) (P. N.), Busche- 
rone (Triv.j Avegh óna famm boz- 
zaronna: Aver una fame che si 
vede. 

Bracch (Cane da caccia), Brac- 
co. (Guardia di polizia) Bracco. 

Bradil (Specie di marmo), Bar- 
diglio. 

Braga (Ciò ohe serve a rinfor- 
zare checchessia), Braca (1). Bra- 
ga de fèr : Spranga. La braga del 
flniment del cavali: La imbraca. 
— de la sciguetta: Braga o Geto. 



li) Braca a Flr. lignifica anche minuta 
nottata lui fatti altrui. Vedi Céctota. 



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BRA 



-67 



BRA 



La braga ai ratud de la carrozza : 
La acarpa. | (Per calzoni) « Guar- 
da che tevàgiò i bragh » : « Guar- 
da che ti cascano le brache ». Las- 
sa già i bragh : Calar le brache 
(perdersi d'animo). 

— Braffas&ón, Bracalone. 

Braghe* (Volg.), Brachiere. Ve- 
di Cinto. (A persona )« Te $ee ón 
braghee » : «e Sèi un bono a nulla ». 

— Bragnerista, Braohieraio. 

— Bragherada, Bracheria (1). 
Fa óna bragherada: Commettere 
uno sproposito. 

— Braghetta , Brachetta. Pec- 
caa de braghetta : Peccato carnale. 

Banca < Volg.) (P. N.), / fratelli 
branca: I Questurini. 

Branca - caa - casa , Branoare. 
Braneà o branca»* per el coli: 
Pigliar o Pigliarsi per il collo. 
• L f à brancaa el cortell e el V à 
coppaa » : « Agguantò un coltello 
e io ammazzò ». I (Capire) «Teme 
branehet / » : « M'intendi I ». 

— Brancada (Quanto sta nella 
mano), Brancata. Ona brancada 
de fen: Una manata di fieno. 
Ona — de palane h: Una brancata 
di soldi. 

Branda, Branda. Dormì sulla 
branda: Idem. (Per acquavite ve- 
di AcquatiUa). 

Brandlnaa (Arnesi del camino), 
Alari, Capifuoco (Arezzo) (2). 

Brandlnell (P. N.), Bravaccio. 
Sgargiante. N. fr. : « Con mi gh'è 
minga tantdefà el — » : « Con me 
ti avviso non c'è da far il prepo- 
tente ». « L'è andaa sul Corsa fa 
el brandirgli » : « Andò sul Corso 
a fare lo sgargiante ». 

Branxln (Pesce di mare), Bran- 
zino. 

Brasa, Bragia. Boss come óna 
brasa : Rosso come una bragia. 

Brasa, Abragiare. Brasaa: A- 
bragiato. 

Braso (Volg.), Vedi Brazz. N. 
fr. volg.: Caga a brasc (basso): 
Cacare al fresco o all'aria aperta. 
Porta in brasc: Portare a brac- 
cia. Predica o recita a brasc: Im- 
provvisare la predica o la parte, 
Predicare a braccia o forse me- 
glio a braccio. Ouadagnass ci pan 



(1) Bracheria è in dinoto. 
(tj n capifuoco sarebbe piuttosto II no- 
stro euttin. 



cont i so brasc: Campare dello 
braccia. Spetta a brasc averi : A- 
spettar a braccia aperte. 

— Brasclada. Abbracciata. « Se 
s'tn daa óna bella brasciada e tanti 
basiti » : « Si diedero una bona ab- 
bracciata e tanti baci ». | (Quanto 
può stare nelle braccia) Ona bra- 
sciada de legna o de paia: Una 
bracciata di legna o di paglia. 

— Braftdn (Di uomo monco di 
un braccio), Monchino o Monche- 
rino. Brascitt: Braccini o brac- 
cinc. (Di bimbo) «Cont i so bei 
brascitt » : « Co suoi cari monchini ». 

— BrasoiCBU (Ogni oggetto che 
abbia forma o ufficio di braccio), 
Bracciolo quindi: Sedia a brae- 
ciuoli. I (Ordigni a muro per can- 
dele) Viticci, fi (Una piccola brac- 
ciata) On brascioeu de fassinna: 
Una hracciatella di sarmenti. 

— Brasclora (Il troppo frequento 
recarsi in braccio i bambini), Ab- 
bracciuochiare. 

Brasca. Vedi Brasa. 
Braserà, Braciere. Bagolón de 
braserà: Cicalone. 

— Braseretta, Bracierino. 

— Brasi, Polvere di carbone. 

Brasll (Specie di tabacco), Bra- 
sile. (Specie di legno rosso), Bra- 
sile. 

Brasatila (Costoletta cotta sulla 
gratella), Braciola. 

Bravada, Bravata e Gradassata. 

Bratell, (al plur.) Bratel, Le 
bretelle o Gli straccali. « Per tegnì 
sii i calzon g' oo bisogn i bratèi » : 
« Per sostener le brache mi ci 
vogliono gli straccali ». (Del fini- 
mento di cavalli) Reggipetto, 
Straccale. 

Bravament, Bravamente. « L'à 
faa bravament i so esamm » : «Fece 
bravamente i suoi esami ». 

Bravo , Bravo. « L'è ón bravo 
fioeu » : « E un bravo ragazzo ». 
« Se te ghe riesset te see bravo » : 
« Se ci riesci sei bravo ». « L' era 
lì a spettali col so bravo boston in 
man » : « Era ad attenderlo colla 
sua brava mazza in mano ». « El 
g'à risposi ón bravo no» : « Idem ». 
« El voeur fa el bravo ma el g' à 
paura » : « Vuol fare il gradasso, 
ma ha paura ». ( Esclam. in lode 
di artista) « Brava/» : « Brava ! ». 
(Ironia) « Ma bravo &.'»:« Bravo 
lei ! ». 



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BRA 



68- 



BRE 



— Bravura , Bravura. Aria de 
bramirà. Vedi A ria. 

Brazz (Vedi anche Brasc), Brac- 
cio. Dà el brazz : Dar il braccio o 
ili braccio. Ciappà in brazz : Re- 
carsi in braccio. Vetta el brazz 
dritt de quaichedun : Esser il brac- 
cio destro o dritto di alcuno. «Sen- 
za de... me pareva de vèss senza 
ón brazz » : « Idem ». A ndà giò i 
brazz : Cascar le bracci». Soft 
brazz : A braccetto. A brazza de 
pann : A braccia quadre. Fa i robb 
ón tant al brazz : Far le cose un 
tanto la calata. (Pr.) Brazz al eoli 
t gamba in leti : Braccio al collo 
o gamba a letto. / omtn se misu- 
ren minga a brazz : Gli uomini non 
si misurano a canne. A dagh la 
libertari per ón did ti ciappa tutt 
ri brazz : A dargli un dito prende 
la mano. 

— Brazza, Abbracciare. Brazza 
su: Abbracciar stretto. 

— Brazzadura, Brocciatura. 

— Brazzal ( Arnese per giocare 
al pallone), Bracciale. 

— Brazzalett ( Ornamento fem- 
minile), Braccialetto. 

— Brazzer, Braciere. « Ch'el me 
faga de brazzer » : « La mi dia il 
braccio ». 

— Brazzett, Braccietto. A braz- 
zett: A braccetto. 

Breccia, Breccia. La breccia de 
Porta Pia : La breccia di Porta 
Pia. H (Sorta di marmo) Macigno. 
H (Fig.) «2/à fan breccia *ul so 
coeur » : « Fece breccia sul suo 
animo ». 

Brellin (Ordigno da lavandaie), 
Predellina. 

Brelocch, Ciondolo. 

Brenta (Recipiente di legno da 
portarsi a spalla), Brenta (1), Bi- 
goncia. ( Pr. ) Chi troppo studia 
matto divento e chi nò studia por- 
ta la brenta (anpross.) : Chi lavora 
fa la roba e eni si sta la perde. 

— Brentinna, Brentina. Ona 
brentinna de vin : — di vino. 

— Brenta (Versare vino nella 



(1) I dizion. toscani non danno quelita 
voce. Ma o^pidt e viva, per Importazione, 
anche a Firenze. I,a bigoncia è pure un 
\nso di lej;no a dophe, ma non è la brenta. 
Il bigoncio poi corrisponde al nostro ma- 
stello». Vedi Mastellòii. Lo si chiama an- 
che Mastello. 



brenta per trasportarlo), Empir la 
bigoncia o la brenta. 

— Brentaa. « Sta tinna Ve del 
hrentaa de cent » : « Questo tino 
contiene cento litri di vino ». 

— Brentadòr , Garzone del vi- 
naio. 

— Brentón. N. ir. : A ndà giò 
coni el brenton : Non star a guar- 
dare per la minuta. 

Bressa (Citta), Brescia. N. fr.: Fa 
come i lader de Bressa : Far come 
i ladri di Pisa. 

— Bresaan, Bresciano. Vèss co- 
me ón azzalin bressan : Essere un 
zolfanello. 

Bressanèlla (Specie di paretaio), 
Boschetto. 

Breva (Vento che spira sul La- 
rio), Scirocco o Levante. 

Brevòtt (Rescritto che conferi- 
sce gradi), Brevetto. 

— Breve ttà-ettaa , Brevettare, 
Dar la patente. 

Breviari (11 libro dei preti), Bre- 
viario. 

Brla (Il complesso che veste la 
testa di cavalli e simili) , Briglia. 
« Mèttcgh la bria al morell » : « Im- 
briglia il morello ». Mola lu bria : 
Dar la mano dolce o Allentar le 
redini. Tra la bria sul eoli a vun : 
Lasciar la briglia sul collo a uno. 
I brìi: Le redini. | (I correggioli 
d'un trapano), Briglie. 

Bricch, Bricco (1), Dirupo. Andà 
sii per i bricch : Arrampicarsi su 
pei dirupi o per le balze. 

Briccolla, Collo. Contrabbandei' 
cont i briccoll: Contrabbandieri 
coi colli , col carico. ( Bigliardo ) 
Oiugà (le briccolla: Fare matto- 
nella. (Fig.) Sarè óna robba de 
bricolla : Sapere una cosa per cer- 
bottana o di rimbalzo. (Pr.) 
« Guardtt de quii che agiss de bric- 
colla : Guardati dalle acque chete 
o dagli ipocriti. 

Brlcchett(D.Fr«;, Zolfino. Brie- 
chett de cera : Cenno. 

Bridón (Specie di filetto per ad- 
destrar cavalli) , Briglione. 

Briga (Civ.), Briga. «Ch'el se 
tamia minga sta brt'ga » : « Non la 
si pigli codesta briga ». 

— Brlgà-gaa (Affannarsi per ot- 



(i) Bricco* in fior., ha tutt' altro aieni- 
lleato. E* precisamente la Cógoma. Vedi 
Cògoma. 



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BRI 



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BRI 



tenere). Brigare. « L'à briga tant 
ch'el gh'è reussii » : « Tanto brigò 
che ottenne ». Briga che te briga: 
Pigia e pigia. 

Brlgada, Brigata. « Oh che bella 
brigada! » : « On che bella —, com- 
pagnia ». ( Due reggimenti ) Ona 
brtgada de cavalleria : Una brigata 
di cavalleria. 

— Brlgader, Brigadiere. 
Brlgant, Brigante. « El general 

Pianeti l'è staa óna scóa di bri- 
gami » : « Il general Pianell fu un 
grande distrattore di briganti ». 
« Te tee ón brigarti » : « Sei un bri- 
gante ». 

Brighella, Brighella (Maschera 
in disuso). « Te §ee propi ón. bri- 
ghetta, car el me fletti » : « Tu se' 
uno zanni figlio mio». 

— Brlghallada, Azione da Bri- 
ghella. 

— Brlghellln (a ragazzo), Nac- 
cherino. 

Brilant , Brillante. On collie de 
brilant: Una collana di brillanti. 
(In drammatica) Brilant in come- 
dia: Brillante in commedia. 

— Brllanta-antaa, Sfaccettare. 
« Guarda come Ve ben brilantaa » : 
« Guarda com'è bene affaccettato ». 

Brffl (P. N. Aff.) (Mezzo preso 
dal vino), Brillo. 

Brilla, Brillare (1) , Spiccare. 
BriUà et rie : Idem. « La popola 
rà briUaa tutta tira » : « La signo- 
rina fu regina della serata ». Bril- 
la per la eòa assenza : Idem. 

Brio (P. N.), Brio. « La canta con 
brio » : « Canta con brio ». On iti! 
pien de brio: Uno stile briosissimo. 

Bri» (D. Sp.), Brezza. « Gh'è su 
óna brisa insci gelada che la 'tata 
la faceta » : « Tira un brezzone da 
mozzar il fiato ». (Sul lago) Comin- 
cia la brisa: Il lago s'increspa. | 
Saiaa come la brisa: Amaro di 
sale. « Sta coteletta la par óna bri- 
sa » : « Una braciola arrabbiata ». 

— Brlaetta, Brezzolina. 
Briaca (Specie di carrozza), Ba- 
gattelle 

Briscola (Specie di gioco con 
carte), Briscola. Briscola parlada 
e briscola multa ; — chiacchierina 
e muta. 



(t) Brillare In fior, ha un tento bello , 
ignoto al dialetto. Di ceti del volatile quan- 
do ti regge fermo tulle ali. 



Brldn e Brlstnln, Pochino. « Dà- 
men ón brisin aneamò » : « Dam- 
mene un altro pochino». 

Brivld (P. N. Aff.), Brivido. Bri- 
vid de fever: I brividi della feb- 
bre. « Sta tóa descrizión la fa re- 
gni i brwid » : « Codesta tua de- 
scrizione fa rabbrividire ». Vedi 
Sgrìsor. 

Bróbró, Mozzorecchi, Imbroglio- 
ne. « L' è ón famoso bróbró » : « È 
un famoso —, cavalocchio ». « El 
s'è lassaa mena per ci nas da ón 
bróbró » : « S'è lasciato abbindolare 
da un chiappaminchioni ». « Elp'à 
la caósa in man d' ón bróbró» : 
« Ha la sua lite in mano d'un moz- 
zorecchi ». 

— Bróbrórada, Baratteria. « N*ol 
fa che di brobrorad » : « Non fa che 
imbrogli ». 

Bròcca, Brocca (1), Mesciroba. 
El cadin con denter la sóa brocca 
de porcellanna : La catinella col 
mesciroba di porcellana. | (Rama) 
« / brocch comincien a diventa 
vert » : « Gli alberi cominciano a 
inverdire ». (Fig.)«Z'è ón nobiluzz, 
quell li, che gh'en sta cent sii óna 
brocca » : « È un nobiluccio da doz- 
zina o intarlato o inverniciato di 
fresco ». Andà sii per i brocch : 
Andar in fumo. « L'è in su la broc- 
ca/» : «Ora lo tengo». Latt in broc- 
ca (2) ( Grido de' caprai in disuso ) 
Latte da spremere o da mungere. 
| (Specie dì chiodo) Bulletta. 

— Brocchetta, Ramoscello o Vir- 
gulto, Ciocca. P. E. : Ona broc- 
chetta de laór : Un ramoscello di 
alloro. Ona brocchetta de rosmarin, 
de erba savia : Ona ciocca di ros- 
marino, di erba savia. 

— Brocca*, Broccato. Broceaa 
con ricamm d'or: Broccato tes- 
suto in oro o d'oro. 

— Broccadell , Broccatello. 
Broecal (Strumento per allargar 

fori), Brocoaglio. 

Bróccól, Broccolo, Cavolfiore. 
El broccol rositi l'è indigest: Il 
broccolo fritto è indigesto. 



(1) La brocca a Pir. è anche vaso di ter- 
ra bliluneo. Se di rame e detta Mezzina. 

(?) 11 Cherubini non ha rapito la bella 
flgurra rettorlca , che sta nella frase latt 
in brocca di que' montanari : latte non an- 
cor spiccato dalla sua rama , perche ita 
nelle mammelle della capra. 



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BRO 



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BRO 



Brodala, Brodaocia. « Ah che 
brodaio V è staa quel diseors ! » : 
« Ah ohe tiritera o ohe stampita 
quel discorso ! ». 

— Brodo. N. Fr.: Brodo lungo. 
Brou, Frutteto. 

Brcrad, Brodo. Brceud ristrett: 
Brodo ristretto. Minestra in brand: 
Minestra sul brodo. (Cattivo caffè) 
Broeud de scisger : Brodo di ceci , 
Buglione. M. d. d. : « Lètssél in del 
so brceud» : « Lascialo ouooere nel 
suo brodo ». Vèss tutt in del so 
broeud: Essere nella sua beva. 
Andà in braeud de scisger: Andare 
in broda di succiole. Tutt coss fa 
braeud : Tutto fa brodo. Pussee 
spesa del brceud di gnocch : Denso 
come la broda dei maccheroni. 
« Ma ti te credei ch'el sia come a 
bev su ón brceud t » : « Tu t* imma- 
gini che sia come sorbire un ovo? » 
(Pr.J Gainna reggia fa bon brceud : 
Gallina vecchia fa buon brodo. 

— Branda, Broda. Andà in 
brosuda : Andare in broda di suc- 
ciole. | Vegnìgiò la brosuda del nas: 
Far sangue di naso, Mostarda. 
( Volg. ) Jnocent come la bracttda 
ai fasoBu : Puro come la broda 
dei fagioli. 

Broiazz, Brogliazzo o Straccia- 
rgli. 

Brómm e Brumm (P. N.), 
Brainm (1), Brumme. 

— Brumlsta, Fiaccheraio (in dis.), 
Cocchiere. 

Bronci (Volg.). Vedi Branca. 

Brontola, Brontolare, Ragliare. 
« Nó'l fa che brontola tutt ci santo 
dì » : « Non fa che brontolare tutto 
il santo giorno ». « Me brontola ci 
Steven » : « Il buzzo mi brontola ». 
(Pop.) opp. Mi ruglia il corpo. 

Brónz, Bronzo. Fónd in bronz : 
Fondere in bronzo. Statóri de 
bronz; Statua di bronzo. Avcgh 
ón temperament o óna memoria de 
bronz: Avere un temperamento o 
una memoria di bronzo. El bronz 
o bronzin de cusinna : Il mortaio 
di bronzo. 

— Bronza, Bronza (2), (In piazza 

(1) Brumm in fior, è piuttosto imitativo 
di molti fucili che si scarichino insieme. 
P. E. ; Arrivarono I soldati e brumm; del 
popolo ne mori una ventina. 

(2) Questa voce bronza è viva nelle mon- 
tagne pistoiesi e significa: calore troppo 
intenso del forno: ha preso la bronza. 



Fontana ) , Bronza della vacca . 
Campanaocio. I (Faccia tosta) 
« Che bronza eh' et g'à qucW im- 
postar ! » : « Che facciaccia o fac- 
cia tosta ha quell'impostore!» 

— Brónzà-onzaa, Abbronzare, 
Abbronzato. 

— Brónzin. Vedi Bronz. | El 
bronzin de la stadera. Il romano. 
Faccia bronzina: Vedi Bronza. 

Bròsc (D. Fr.), Broscia (1), Me- 
daglioncino. Ona brose con bru- 
lant : Un fermaglio con brillanti. 

Brosdùr (D. Fr.). Brosciura, 
Brochure. Ón Rber ligaa in bro- 
sciur: Un libro legato alla ru- 
stica. „ 

Brósza (D. Fr.), Spazzola. Bros- 
sa dura: Brustia. 

Broscaìera o Bròssola, Bollicina 
e Bollo. « El g'à la faccia tutta a 
hrossaimu » : « E tutto pieno di 
bolle in viso Opp. Ha la faccia 
bollosa ». « Fa d y óna bròssola ón 
bugnon » : « Idem ». 

Brovà (Ripulir la seta dai broc- 
chi, dopo la trattura), Sbroccare 
la seta. 

— Brovadór, Sbroccatore. 

Brovett (Volg.). Vedi Brolett. 

Brace, Ciuco. JPr.) In man- 
canza de cavai se fa trottai bruce: 
In mancanza di cavalli gli asini 
trottano. (Di cavallo altrui) « El 
g' aveva soft ón bruce, ch'el pa- 
reva quell de l'Apocaliss » : « Ave- 
va attaccato un ronzino che pa- 
reva il cavallo dell' Apocalisse ». 
(Di cavallo proprio ; per mode- 
stia) « Col mèorucc sontbón de an- 
dà a Monza in trii quart d'ora) » : 
« Il mio cavalluccio è capace di 
portarmi a Monza in tre quarti 
d'ora ». 

Brugh (Pianta di terra sterile), 
Scopa. 

— Brughera, Sodaglia. Pari óna 
brughera : Parer una grillaia. « El 
me laeugh ci confinila cónt óna 
brughera de fires » : « Il mio cam- 
po confina con una sodaglia di 
Felci ». Scarpa su óna brughera: 
Dissodare un felceto. « Te podet 
andà su la brughera de Galla- 
raa» (Imprecazione simile a pa- 
recchie altre come : A Bagg a 



(1) Brotcìa o Sbroscia in Fior, é tutt'al- 
tro. È broda lunga : Brodaja- Nel brosc 
francese c'è l'idea dello apillo o fermaglio. 



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BRU 



— 71 - 



BRU 



sona Vorghen, ecc.): « Ti puoi an- 
fore a riporre o Vatt' a riporre ». 
BrafUL Prugna e Prugno. « La 
hrugna che g'oo in giaratn la me 
fk sessanta chili de rénn clód»: 
« n prugno del mio giardino mi 
preauce sessanta chilogrammi di 
reme Claude*. Andò t brugn in 
erbión : Imbozzacchire. « Va a 
compra mm du etti de brugn » : « Va 
a comperarmi due ettogrammi di 
sunne». Avègh óna brugna al 
emù: Avere la camicia sudicia 
© anche i birri dietro Opp. Un 
porro dietro via. | (Sala dei ca- 
daveri all'ospedale) Camposanto. 
farcia de brugna: Viso cadave- 
rico o da camposanto. Spuzsà de 
brugna : Puzzare o saper di mor- 
ticino. 

— Brugnau, Pruno. 

Brugnoccola (Protuberanza sul- 
la superficie di checchessia , ma 
specialmente del capo), Bernocco- 
lo (1), Corno. 

Brugnón (Dispregiativo dei ven- 
ditori di vino), Buzzurro (2). (In 
senso innocente) « Che mestee ci 
fàt* « El brugnon » : « Che me- 
stiere fa f » « Il vinaio ». 

Brulé (D. Fr.). Vin brulé: Vino 
caldo. Caffé brulé : Caffè al sci- 
roppo. 

Brulla (Voce che il Cher. di- 
chiara moderna a' suoi tempi e 
che s'è già perduta fra noi), Giun- 
co da sioie. 

Brùn (Id.). Vedi Brumm. 

Bruna (V. di gergo buona), Bru- 
na. « Trovèmes in sulla bruna*: 
« Troviamoci verso l'ora bruna o 
dopo il tramonto o a sotto sole ». 

Brunèll (In dis.) (Stoffa per sti- 
valetti da donna), Brunello. 

— Brunengh, Bruno. Aria e óra 
brunenga: Aria e ora bruna. Verd 
brunengh: Verde bruno. 

Bruì, Brucio jnon com.) Invece 
di Bruciore. Odor de brus: Brucia- 
ticcio. Satè de brus: Sapere di 
arsiccio. (Fig.) « L' à ciappaa ón 
brus terribil per quella tetterà » : 



(I) Bernòccolo in toscano ha nn signi- 
ficato importante che brugnoccola non ha. 
Vedi Bòt*. 

(i) Buzzurro ha «igni Acato più largo a 
Firenze e a Roma. Chi, net primi tempi 
della eapUale fiorentina, andava a Firenze 
per altari era chiamato buzzurro. 



«Pigliò una cotta terribile per 
quella sgualdrinella ». « Adess gh'è 
vegnuu el brus di quader antick » : 
« Ora gli venne il baco de' qua- 
dri antichi». (Malattia del riso) 
Alidore, Ruggine. 

Bruma (Linea tirata sul lastri- 
co in certi giochi da ragazzi), Ri- 
go. {Fig.) «Sont staa in brusa de 
sposaUa » : « Fui in procinto di 
sposarla». Pientà vun in brusa 
al giatugh : Piantar in perdita l'av- 
versario. 

Brusà-uiaa-usasB, Bruciare. La 
cà brusada: La casa bruciata. 
Scntiss a brusà i occ, el stomegh: 
Aver bruciore agli occhi, allo sto- 
maco. « Me brusa i occ » : « Gli 
occhi mi bruciano». Robba che 
fa brusà el stomegh : Roba che fa 
io stomaco acetoso. Brusà el 
paión : Bruciare pagliaccio. « In- 
caeu el sòl el brusa » : « Oggi il sole 
abbrucia». Brusà de la set: 
Bruciar di sete. — de la vergogna : 
Morir dalla vergogna. « A bón cunt 
sont andaa a famm brusà » : « A 
buon conto sono andato a farmi 
cauterizzare o bruciare la ferita o 
la morsicatura o il morso. « Quel- 
la parolla la me brusa » : « Quel- 
la parola mi brucia » : « Me bru- 
sen via quell'articól che l'è ón pie- 
«è » : « Quell'articolo mi va a ruba 
che è un desio ». « St'ann el ris 
l'è brusaa tutt » : « Quest' anno il 
riso è tutto bruciacchiato ». « Bru- 
si dcjpode vede la mamma » : « Ar- 
do di poter vedere la mamma». 
« La mia sopressadóra la me bru- 
sa o la me arèmma la bianche- 
ria » : « La mia stiratora mi bru- 
cia o la mi abbronza la bianche- 
ria». Ona brasatila minga cotta 
ma brusada : Una braciola arrab- 
biata; non cotta ma bruciata. « Chi 
Ve che brusa chi t » (Sentendo bru- 
ciaticcio) : «Chi è che abbrucia 
costì?» Ora brusada: Ora bru- 
ciata. Anca el ael el brusa: An- 
che il gelo abbrucia le piante. 
(Pr.) La cà la brusa f dèmegh el 
faRugh , scaldémes anca nun » : 
« Quando la casa brucia tutti si 
scaldano ed anche Quando brucia 
il vicinato porta 1' acqua a casa 
tua Opp. Quando l'albero è in 
terra tutti corrono a farci legirn. 

— Brusabocca, Erba pepe. 

— Bmaaoantón (Che la minac- 



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BRU 



— 72 — 



BRU 



eie Rrnzn valore), Bravaccio, Gra- 
dasso. 

— Brusacoa (Ferro da maniscal- 
chi), Bmeiacoda. 

— Brusadura, Bruciatura. « Gh'è 
restaci el sega de la brusadura » : 
« (ìli e rimasto il segno della bru- 
ciatura ». 

— Brusapaión , Bruciapagliac- 
cio. «Zù ci mantrn mai i so pro- 
mès8 que Ih rusava /'»»*»:« Egli man- 
ca sempre quel bruciapagliaccio. 

— Brusaplgnatt (Spregiativo di 
cuciniere), Cuoco ile miei stivali o 
Sguattero. 

— Brusattà-attaa-attas, Bru- 
ciacchiare. Brusattà el polaster 
alla fiamma: Abbruccincchiare o 
Abbrustinre il pollo alla fiamma 
o Fiammarlo. « L'à lassaa bru- 
sattà la frittada » : « Lasciò bru- 
ciacchiare la frittata ». « Ifètt de 
pan in brusaa tropp » : « I crostini 
sono troppo abbrustoliti ». « Sta 
minga lì a hrusattatt al sòl » : « Non 
startene così al sole che t' ab- 
brucia ». 

Brusca (I>. Fr.) (Trattar bru- 
scamente)- « El m' à bruseaa su 
quel parer gioviti, eh' el sa reta pù 
trota rtf#jr»:«Fc una tato par- 
rucca a quel povero figliolo, che 
non sapeva più da che parte u- 
scire ». 

Brusch, Brusco. Vin brusch: 
Vino brusco. Paroll, cera, aria 
brusca: Idem, idem. Cónt i brusch : 
Colle brusche. Som eia brusch : Pa- 
rer agro. Tra el lósch e »l brusch : 
Fra il luseo e il brusco. (Società 
segreta) (li. St.) La Compagnia 
brusca : La Compagnia brusca. 

— Bruscoli, I Fortori. « Stanott 
g'óo avuti i bruscoli perchè oo be- 
vuti del vin cattiv » : « Questa notte 
ebbi i fortori , perchè ho bevuto 
del vino guasto ». 

Brusècc, Bruciore, Arsura, Ali- 
dore. In campagna gh'è brusècc: 
In campagna c'è arsura. (Pochis- 
sima pioggia in agosto , che pro- 
duce più guasti che vantaggi ) , 
Spruzzi» glia. 

Bruseghin, Bruciore. «G'ooscm- 
per ci bruseghin per quelVinfam- 
ma » : « Il bruciore per colei non 
mi vuol lasciare ». 

BrU8Òn. Vedi Rrus. 

Bru8Ór, Bruciore. Brusór de go- 
la : Bruciore alla gola. Brusór 



d'occ, d'orinìia : Frizzìo degli oc- 
chi, di orina. | ( Fig. ) •< Soni pù 
inamorati, ma m' è restau el bnt- 
sór » : « Innamorato non più , uà 
ni' è restato il cociore ». 

— Brusorent, Brucente. « Se te 
sentissel sto rigollò come V è bru- 
sorent » : « Se tu sentissi questo 
rigollot come è brucente o come 
mordica o morde ». 

Bni8tia , Brusca. — de oretta : 
Setola. — per i cacai: Brusca. — 
di pagn : Spazzola. — per inumidì 
i pagn (Seti.) : Asperges. 

— Bru8tlada, Bussola ta. « Dagli 
óna brustiada al cavali » : « Dai 
una bussolata al cavallo ». 

— Brustlln, Spazzolino, Bru- 
schino. 

Brustoli-olii-oli&B, Abbrustolire, 
Abbronzire. « Famin brustoli di 
fèti de pan per el caffè e panerà » : 
« Fammi abbronzare (1) o arrostire 
delle fette di pane pel mio cane e 
panna ». Vedi Brusattà per il re- 
sto. Faccia brustolida dal sòl : 
Viso abbronzito dal sole. 

— Bnifltolidura , Abbrustoli- 
meuto. « Dagh óna brustoliti ura 
alla scelta » : « Dagli un'abbrusto- 
lita in frutta ». 

Brutt, Brutto. Bruti comeelpec- 
caa mortai: Più brutto del pec- 
cato. Brutt d€ caeur: Brutto dav- 
vero. Brutt mal: Brutto male. 
« L'è patii minga sto brutt/ » : «Non 
è poi il diavolo ! » Brutta cera , 
usa usa, moda, storia : Brutta ceri», 
usanza , moda , storia. — temp : 
— tempo. Mèttela giù brutta : r ar 
rimanere brutto. Vedclla brutta : 
Vederla brutta. Vegnì ai brutt: 
Venir alle brutte. Fànn de quii 
bruti : Farne delle nere. / T à brutt 
sentì: Far brutto sentire. « El g'à 
faa ón brutt scherz o compliment »: 
« Gli fece un brutto scherzo o com- 
plimento ». li està bruti : Rimaner 
nrutto. Cónt i bonn o cónt i brutt: 
Colle buone o colle brutte. « Chi 
ven el brutt ! » : « Ora ne viene il 
brutto ! » Brutt ma che pias: Brut- 
to piacente , bono. Coni i brutt 
maner se otten nagotta : Colle bru- 



(1) In toscano, tutt'al contrario che in 
milanese, arrostire, trattandoti di pane, «* 
meno di abbrustolire. Abbronzare e an orr\ 
meno. Ma abbronzare e meglio tenerlo dì 
riicontro al nostro Oremà. 



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bri: 



73 



BUF 



nche non si ottiene nulla. | (Scolari) 
f*rit»a in brutta e petit in bèlla : 
Prima in minuta poi al pulito. 
Brutta copia: Brutta copia. Vra- 
segh ón gntn bruti andò. Esservi 
un brutto camminare con questo 
tempaccio. | (Di pera) Brutt e bón: 
Brutto bono. ( Pr. ) Bèli in fossa 
brutt in piazza : Hello in fasce 
brutto in piazza. Brutta robba a 
naz* poverett : Brutta cosa nascer 

}M>Vt vi. 

— Bruttón, Bruttone. La bèlla 
bruttati : La bella bruttina. 

— Bruttura, Bruttura (1), Epi- 
lessia. (Dei bambini) Male del Be- 
nedetto. Fa regni la bruttura : Far 
svegliare i vermini (Pisa), Metter 
addotto una gran paura. « Chìgh'è 
bruttura ! » : «e Qui c'è pericolo ! » 

Bruttisi (A la) (In disuso), Ca- 
pelli tagliati corti. 

Bubòn, Bubbone. 

Bucòlega (Volg.). Vedi Bucolica. 

Bucòlica, Buccolica. « Quand ite 
traila de la bucòlica son semper a 
Vordin » (Volg.): « Quando si tratta 
di bucolica sono sempre lesto ». 

Budòll o Buèll, Budello. Vomita 
anca i budei : Recere le budella. 
« FI g f aveva foeura i budH » ( Da 
larga ferita al ventre) : « Seminava 
le budella. (Fig.) Avègh el buèll 
ineèrs (Volg.) : Aver il duco a ro- 
vescio. Vèss scisger e buèll: Aver 
le budella legate insieme. 

Budget (D. In.). Budget. (Bilan- 
cio di rendite e di spese) « El me 
budget el oorta minga sta spesa » : 
« 11 mio nilancio non comporta 
codesta spesa». 

Buff, Butto. « Ma te see che te me 
paret ón poo buffi » : « Ma sai tu 
che sci butto !? ». « Questa paeu l'è 
buffa davvero ! » : « Ah questa è 
buffa davvero! o è marchiana». 
| Optra buffa: Idem. « Anfischiaa 
ci buff in T operetta » : « Hanno fi- 
schiato il buffo dell'operetta». 

Buffe (D. Fr.), Buffe, Creden- 
riera. (Stanza del rinfresco) «Alla 
festa de casa V... ah' era ón ma- 
gnifica buffe » : « Alla festa di casa 



(I) la flor. la parola bruttura ha parec- 
chi significati che ia Milanese non ci sono; 
mentre non ha quello di malattia: far brut- 
tura in un luogo o tempi, far bruttura per 
far ana meschina figura In società, in un 
posto. 



V... si fece uu sontuoso apparec- 
chio ». 

Buffon, Buffone. « Ona volta i rè 
g'areven in Còri el buffon » : « l T na 
volta i re tenevano in Corte il 
buffone». « Tedisi che l'è ón buf- 
fon, minga ón otnm seri » : «Ti «li- 
co clic è un buffone, non un tuuo 
serio». 

— Buffonada, Buffonata. iti' di 
buffonad: Dire delle buffonate. 

— BuffonscèU , Buffoncello. 
« Quella (osèlla l'è ónci carasabet- 
tceura , rizzolinna , bìtffonscèlla » : 
« Quella bimba è una cara cicali na 
rieeiutina, proprio unagiullarina ». 

BùfOl, Bufalo. Corno de bufol : 
Corno di bufalo. Formava de lati 
de bùfala: Cacio di bufala. T bu- 
fol g'an ón aneli in del iuts : I bu- 
fali hanno un anello nel naso. 

Bugada, Bucato. Fa la Imyada: 
Far il bucato. Fa hugada : Far 
bucato in famiglia. Robba de dà. 
in hugada: 1 panni sudici. Fa la 
bugada ai vassèi: Far la pampa- 
nata alle botti. (Fig.) « M'era mai 
capitaa óna pég bugada/ » : « Non 
m'era mai capitato di peggio ». La 
lista della bugada: La nota del 
bucato. Odor de bugada : Odor di 
bucato. Cttmisa : tovaia , soltanin. 
de bugada: Camicia, tovaglia, sot- 
toveste di bucato. 

Bugna, Bugna. / torrión del Ca- 
stèllde Milan g'àn i biign a pónta 
de diamant : 1 torrioni del castello 
di Milano son coperte da bugne 
a diamante. 

— Bugnaa, Bugnato. Mur bu- 
gnaa: Muro a bozze. 

Bugnón, Pignolo. El bugnón el 
ven a eoo: Il tignolo fa capo. El 
bugnón el ven a suppurazión: Il 
tignolo viene a suppurazione. Fa 
s' ci oppa ón bugnón: Far scoppiare 
un Agnolo. M. d. d.: Fa d'óna hròs- 
sola ón bugnón : Vedi Br ossola. 

Bui, Bollire. Comincia a bui od 
anche a bùi : Cominciar a grillet- 
tare. Bui a la disnerada : Bollire 
a scroscio. El caldar el bùi : La 
pentola bolle. ( Fig. ) « Me bùi el 
sangù » : « Il sangue ini ribolle ». 
« ifè ón pezz che la bui! » : « E un 
pezzo che la bolle ! » « Jjàssela 
bùi ! » : « Non ci far caso o non ti 
confondere Opp. Lascia andar 
l'acqua alla china Opp. Non ti vo- 
ler accorgere che la pentola bolle. 



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BUI 



— 74 — 



BUL 



« La ghe bùi » : « La gli bollo ». 
« X'è ón cald che se Ina » : « È un 
caldo che si bolle vivi ». « Oul rfa- 
?w?r in saccoccia te biiien eh r » : « In 
tasca quei quattrini ti scottano ?! » 
El fen el bili: Il fieno ribolle. (Nel 
crogiuolo di zecche e orefici ) El 
pèzz el bùi: Il pezzo luccica. (Pr.) 
Xesmtn sa mai polid quell che bili 
in la pignatta ai alter : Non si sa 
mai quel che bolle nella pentola 
altrui. Liti la terra la bili : In lu- 
glio la terra si infiamma. 

— Balda, Bollitura, Bollita. Dà 
óna buida: Sbroglientare o Dar 
uua bollita. 

— Bùi, Bollore, Fa tra ón bùi: 
Sboglientare. Tra ón bùi : Levar il 
bollore. P. E. : « Quand V à traa 
ón bùi el se còla e el se sprèmni » : 
« Dato che sia un bollore si cola 
e si spreme ». (Fig.) Tra ón bùi : 
Dar volta al cervello (Del vino) 
Ribollire o Volgersi. In trii bili 
l'è cotta : Ai primi bollori è cotta. 
(Fig.) « Se dirla che Va traa ón bùi 
el Peder » : « Si direbbe che Piero 
ha spigionato il pian di sopra». 

— Buient, Bollente. 

— Bulment, Bollimento e Ribol- 
limento. 

Bólór (P. N.), Bollore. In del 
hólór de la gioventù : Nel bollore 
di giovinezza. 

Buia, Pula (1), Lòlla. (Guscio del 
grano ) Lolla. ( Quella del riso ) 
Loppa. 

Bulada o Baiarla (In dis.), Bra- 
vata. « Adéss de bulad in pubbli eh 
s' en fa pù » : « Al giorno d' oggi 
le bravazzate pubbliche son diven- 
tate rare». 

— Bolo, Bravo, Smargiasso. « O- 
na volta ah' era i buli del Versee»: 
« Una volta c'erano i bravazzi del 
Verziere ». / buli de la compagnia 
de la Teppa: Gli sbarazzini o i 
beceri della compagnia della Tep- 
pa. 

— Bulazz, Bravaccio. 

— Bolla (In dis.) (Non valgono 
né Chiella ne Spocchia date dal 
Cherubini). Mena bulla ( In dis.) : 
Far del chiasso. 

(I) Pula ohe pur nel suo suono corri- 
sponde a Buia e invece la segatura del 
If-tino, detta da noi Rcsegusc (Lucca). A 
Siena pero il nettar il grano dalla tua 
«porrà ai dice spulare. A Firenze la nostra 
bt*la è lolla. 



— Bolardee, Buglione, Putiferio. 
« Va minga in quel bulardee » : 
« Non entrare in quel buglione o 
in quel putiferio ». 

Bulgher, Bulghcro (1), Bulgaro. 
Strinai de bulgher per caccia : Sti- 
vali di bulgaro, per caccia. 

Buratt e Burattón, Buratto (2), 
Frullone. « S' è ròtt el buratt e s'è 
stragiaa la farinna » : « Si ruppe 
il buratto e s'è sparsa la farina». 

— Buratta, Abburattare. Burat- 
ta la farinna : Abburattar la fa- 
rina. | « FA Vàburattaasù quel 
pover fiozu » : « Lo picchiò mala- 
mente quel povero ragazzo». « Bai- 
la, buratta minga tant la tosètta » : 
« Balia non abburattare così la 
bambina ». 

Burattinada, Burattinata. «L'è 
sta da óna vera burattinada » : « La 
fu una vera burattinata ». 

— Burattili (Civ.) , Burattino. 
La baracca di burattin o di ma- 
gatèi (pop.): La baracca dei bu- 
rattini. « Guarda che mi viti min- 
ga vèss el tò burattin » : « Bada che 
io non vo' essere il tuo burattino ». 
Fagh fa el burattin a vun : Far 
fare il burattino a uno. 

Bore (Di pera). Vedi Per. 

Boria (Civ.), Burla. Fa óna bur- 
la : Far una burla. « El dis de bur- 
la o sul seri ?» : « Parla da burla 
o da senno ? » 

— Burla ( Civ. ) , Burlare. « Soo 
ben eh' el me burla»: « Ella mi fa 
celia ». « Se la va la va , se de nò 
burlava»: « Se va, va, se no fa con- 
to che abbia burlato». 

— Burlétta, Burletta. « N'an faa 
óna burletta » : « Ne fecero una bur- 
letta ». Tra tutt coss in burlétta : 
Metter tutto in burletta. (Livorno) 
in canzonella. Vhts la burlétta di 
compagn : Servire di zimbello alla 
compagnia.* Fin) mela de fa la bur- 
létta » : « Lasciamo una bona volta 
la burletta». 

Burò (D. Fr.), Scrittoio. « L'era 
al so burò a fa di cunt » : « Stava 
seduto dinanzi al suo scrittoio a 
far conti». 



(1) Bulghero in varii paesi di toscana 
equivale a Burbera macchina da levar pesi. 

(?) Buratto dioesi dal volgo fior, per il 
$eden. Vale poi nella frase: Avegh tanti 
ann in sul gotub ^ buratt. Vedi Gaeubb. 
Chiamasi buratto poi uno che brontoli 
sempre. 



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BUR 



— 75- 



BU8 



— Burocratesi (Volg.). Vedi 
BurocraHeh. 

— BurocraUch , Burocratico. 
Stil — : Stile burocratico, Stile di 
ufficio. 

— Burocrazia (P. N.), Burocra- 
zia. « I riform tratuven ostacol, di- 
sen, in la burocrazia » : « Le rifor- 
me trovano ostacoli, si dice, nel- 
l'alta magistratura ». 

Boa, Buco. El bus di erb (Volg.) : 
L'ano. Cerea per tutt i bus: Cer- 
care in ogni dove o in ogni luogo. 
« ZHmm anca bus negher che mi 
w*e ne strafatti » (Volg.) : « Dammi 
anche del ladro che io me ne stra- 
fotto». Fa bus: Par breccia. Fa 
ón bus in V acqua : Fare un buoo 
nell'acqua. Fa vede óna robba per 
el bus de la gratirceula: Far ve- 
dere qualche cosa dal buoo della 
chiave. Passa e guarda per el bus 
de la dav: Passare o star a ve- 
dere dal buco della chiave. Tosu 
el bus del cuuper óna piaga (Volg.): 
Veder lucciole per lanterne. Trova 
el bus de dove ven fatura el rati : 
Scoprire la verità o dipanar la 
mataasa. Vegnì i ragner sul bus 
del euu: Non aver mangiato da 
molte ore. Stoppa ón bus: Turare 
una buca. Vess tuli a bus : Essere 
tutto foracchiato. | (Stanzino) « El 
viv in d'ón bus, che «quatti el leti 
el ghe sta minga tutt » : « Egli vive 
in un buco, che anche u letto 
quasi non ci sta intero ». | (Agget- 
tivo) « La m' è andada busa » : 
« Mi andò a vuoto ». Avegh i man 
bus: Aver le mani bucate. Oss 
bus: Vitella in umido sull'osso. 
Zucca busa: Zucca vota. Nós busa: 
Noce vuota. 

Busa, Buca. « L* è bórlaa dent 
in d' óna busa » : « Cadde in una 
buca». Vedi Fòppa. La busa di 
lètter: La buca delle lettere della 
poeta. La busa del rud : La buca 
delle spazzature. (Al bigliardo) 
Andà in busa o fa busa: Fare bi- 
glia. \« La m' e andada busa » : 
« M'è fallito il colpo o Mi andò a 
vuoto. Vedi Bus. 

Busca, Busca (1). Bruscolo. Ona 
busca de paia: Un bruscolo di 
paglia. Andà in busca: Andare 



(1) Busca in fior, è tuti'altra oosa ; è 
uebe gabbia da otto (Pania»!). 



in busca. (Di uccelli) Porta busca : 
Far il nido. Avegh i busch in di 
occ : Avere le traveggole. Tra di 
busch in di occ: Gettare polvere 
negli occhi. Dà a tutt i busch: 
Picchiare e anche Adulare. Ogni 
busca per lù V e ón cdr de fen» : 
« Et fa d'ogni mosca un elefante 
o D' ogni fuscello e' fa una trave. 
Vess fasura di busch: Esser usci- 
to di pupillo. « Pocca busca ! » : 
« Sorbe ! ». 

Buscà-scaa-scass, Buscare. « Ti 
ce buscaa t Ghe n'oo piesè » : « Le 
hai buscate ? ' Ne ho piacere ! » 
(Guadagnar a stento) Busca quii 
pocch: Buscarsi quei pochi. Andà 
a Buscaa (1) : Toccarle. Buscarle. 
Andar a Buschete 

Buscai. Truccioli e Lasagne. On 
gerlo de buscai : Una gerla di tru- 
cioli. (Fig.) Dà a tutt i buscai Opp. 
Dà a tutt i busch: Bere di ogni 
acqua o Tirare a tutti i bacheroz- 
zoli. 

— Buschètt, Brachette (2). Tira 
sii i buschètt : Fare alle bruschetto 
(Siena) t Fare agli sbirri (Pistoia), 
Fare ai fuscellini (Firenze). 

— Buschetta, Bruscolino, Fu- 
scellino. 

Buscin. Vedi Bóscin. 

— Busdnna, Vitella di latte. 
Busción, Turacciolo. « Sto vin el 

sa de busción » : « Questo vino sa 
di turacciolo o ha preso l'odor di 
turacciolo. » 

Busecca, Busecchia, Trippa. Bu- 
secca de cordatila : Picchiante. — 
rizza: Riccia, (Lucca) Busecchia. 
| (Scherz. per Musica) Musicaccia. 

— Busecch (I), Le budella. (A 
bimbo) « Se se n' accorg i busecch 
pover ti » : « Bada che uon se ne 
avvedano le budella». Tira la car- 
rozza cont i busecch : Guidar i ca- 
valli colle budella. 

— Busècchlna ( Dim. di busec- 
ca). Busecchina (Dim. di morta- 
della). 

— Buaècchln, Biroldo (Pistoia) 
e Mal legato ( Livorno ) e Busec- 
chio. (Budello pieno di sangue di 
maiale , panna e droghe ) Buristo 
in costola, Sanguinaccio. 



(i) Buteaa è un paesello lombardo. 
(2) Voce data dalla Crusca in disuso; 
sarrogata da brtueheUe e fu*ceUitii. 



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BUS 



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BUS 



— Busècoòn. Bnsecchione (1), 
Trippone. « L'è ón vero buscccon 
de Porta Garibaldi » : « Egli è un 
vero ambrosianaccio di Porta, Ga- 
ribaldi ». 

— Busecche*. Trippaio. 
Busegàtter, Bugigattolo. In del 

busegàtter del porlinar: Nello sga- 
buzzino del portinaio. 

Busillès, Busillis. « L'è chi el bu- 
sillis/ » : « Qui sta il busilli! Qui 
giace Nocco » ( Aut. ). « El busillis 
Tè che... » : « L'osso duro ò che... » 

Busiraula. N. fr.: Avcgh i occ. 
in busirmula: Avergli occhi soc- 
chiusi o tra peli. Tegnì V uss o i" 
gelosii in busirwula: Tenere l'u- 
scio o le persiane a fessoliuo o a 
bocca di cane. I (Buco per gatti 
e polli ) Gattaiola. f ( De' confes- 
sionali). Vedi Gratiropula. 

Busserà, Busnola (Palamento a- 
gli usci). | (Nelle chiese per rice- 
ver elemosine) Cassetta. (In cu- 
ci nn) Jja busserà del sai: La cas- 
setta del sale. Alberello. La bus- 
sera del fen: La tromba per il fie- 
no o Abbattifieno. La busserà de 
la posta ( in dis. ) : Cassetta della 
posta o Buca delle lettere. 

— Busseree, Scaccino. « / busse- 
ree de Milftn in restii de róss » : 
« Gli scaccini milanesi sono vestiti 
in rosso ». 

— Bu88eròtt (Cerchio che ripa- 
ra il mozzo delle ruote), Piatto. 

Busseròll , Bocciolo. Insedi a 
busserell: Innestare a cannello. 

Busserin (Vasetto di latta de' 
mendicanti), Bossolo. Anima bus- 
serinna o sacchetta ! : Anima bu- 
scherona ! 

— Busseròtt (Voee che esprime 
varii oggetti diversi attinenti a in- 
dustrie), Bossolo, Bocciolo, Piat- 
to, ecc. 

Bùssola, Bussola. « L'è ón omm 
che à perduu la bussola affati af- 
fai t » : « È un uomo che na per- 
duto del tutto la bussola o la tra- 
montana ». 

Bussolótt, Bussolotto. Giugà 
ai buxsolótt » : « Giocar de' busso- 



(2) Buwcehion* ó accrescitivo di bu*ec- 
chio : budello o salsiccia. 

(3j Satiguin>'crio ha due significati ; ri- 
spondo al nostro buwcchin ma significa an- 
che Roventino vaio a dire una specie di 
Migliaccio o Torlin. 



lotti. I (Riparo a finestre di pri- 
gioni e convinti) Tramoggia, j] 
(Innesto} Inzed a bussolótt : Vedi 
Busserell. 

Bust, Busto. Un busi de Gari- 
baldi, de Vittori Enuinuell: Un 
busto di Garibaldi, di Vittorio 
Emanuele). (Nome di paese) Vèss 
de Bust : Esser nato in domenica. 
| El buM l'è óna ràbba e la fos- 
sétta ón'altra : Il bust ò busto e la 
fossetta è fasci etta. 

— Bustlnna, Bustina, Fasciet- 
tina. 

Busta, Busta. La busta di po- 
sad: Busta o astuccio di posate. 
Busta da lettere: Vedi Antelopp. 
Busta de cartón per i curi : Cu- 
stodia di cartone da scritture. 

Butt, Buttata, Germoglio, Gem- 
me, Occhio. « El persica ci co- 
mincia a tra faiura i 6«//»:«Il 
rsco incoiniucia a germogliare ». 
Da*s de butt : Mette rsi di buzzo 
bono , o semplicem., Adoperarsi , 
Darsi attorno. 

— Buttà-uttaa-uttas, Buttare. 
Butta via i benis: Gettare i co- 
riandoli. « Bntlem chi o giò ón 
fazzoletti ón pomm, ecc. » : « But- 
tami qua o giù una pezzuola, una 
mela, ecc. On buttna là. Vedi But- 
taa là. Buttò là ónaparolla : Lan- 
ciar o anche Buttar la una paro- 
lina. Buttass giò svll lèti : Sdraiar- 
si sul letto. « Va a buttatt giò ón 
poo » : « Va a coricarti un poco ». 
Buttass aia de la finestra: But- 
tarsi dalla finestra. Se semm but- 
taagiò sull'erba » : « Ci siamo ada- 
giati sull'erba ». « Bùtttla su óna 
colta sta gran resonajtcia » : « Met- 
tila fori una volta questa tua ra- 
gionacela. Buttass ria: Buttarsi 
via. Buttass a picene: Dar nel pio- 
vere. 

Buttada, Buttata (1). Gettata. 
La va a buttad : Va a sbalzi. Ona 
buttada de senatór f tfe eavalier: 
Un'infornata di senatori, di ca- 
valieri. | ( Alberi da frutta ) Ona 
bella Intttada : Bella fioritura. Ona 
gran buttada de dórd al ròecól : 
Una folata di tordi al paretaio. 

— Buttafcaura, Buttafuori. « E 
compars al prosceni el biUtafaeura 



(i) BtUtata in fior, è tutt'altro. E il luogo 
dove si buttano volontari gli uccelli e dove 
i cacciatori sanno di trovarli. 



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BUT 



-77- 



BUT 



a di che » : « Comparvo al prosce- 
nio il buttafori ad annunciare 
che... ». 

— Buttaalà, Sciamannato. « L'è 
ón buttatila de vini » : « È uno scia- 
mannone ». Fa i robb de buttalà : 
Far le cose a casaccio o a van- 
vera. « El me par ón poo ón but- 
talà » : « E' mi pare un ragazzo 
sventato » : « (hi scrittor bottaalà : 
Vn abborraccione. 

Butta vàn (D. Fr.) (Ferro per 
intagli), Cacciabotte. 

Batter, Butirro. Jìutter naturai, 
arte faa, gittaa : Burro naturale, 
artiìiziato, gittate Pan de butter : 
Vn pane di burro. Grami come ón 
batter: Fatticcione. Xodà o arègh 
el cuh sul butter o sul relù : Ballare 
sul velluto, Nuotare ncll' abbon- 
danza. On per che el par ón but- 



ter: Una pera che sembra un 
burro. Jìutter de cacao: Burro di 
cacRO. Pan de — : Pane fatto col 
burro. 

— Buttlrós, Buttiroso, Burrone 
Stracchin buttilo»: Cacio burroso. 

Buttind088 (Specie di veste da 
camera), Saltainindosso (1), Vesta- 
glia, Cutecu^na (in di».). 

Buttón, Spintone. In del dass di 
bulton se s'in faa mal » : « Facen- 
do agli spintoni si sono fatti ma- 
le ». « L' e la viort, che ghe dà i 
button » : « È la morte che lo chia- 
ma ». « A furia de fmtton me sónt 
faa largh » : « A furia di gomi- 
tate o di spintoni mi son fatto 
largo ». 

— Buttonà, Far agli urtoni. In 
la folla afass bullona: Nella folla 
a tarsi sballottare. 



C (Alf.), C (si pronuncia Ce), C 
(»i pronuncia Ci). Chi e con la co- 
vetta : Une colla cediglia. Fa ón 
e su la sabbia : Far un e sulla re- 
na. 

Cà e Casa, Cà (1) e Casa. I cà 
de Milan in pussee de nctuvmilla 
al dì d'inca>u : Le case di Milano, 
al giorno d'oggi, passano le no- 
vemila. Cà de campagna: Casa 
di campagna o villa. — de indu- 
stria, de eorrezión, di matt : Casa 
dì industria, di correzione, de' 
pazzi o manicomio. Cà de Berliech: 
Casa di Berlicche o del diavolo. 
La cà del Signor o la cà di Dio : 
La chiesa. Ca granda : L'ospedale. 
Cà pientada : Casa avviata. Cà de 
cotnercio : — di commercio. Cà de 
risinaia : Casa o casone con mol- 
ti inquilini. Cà de gran carada: 
Casa che rende assai. Cà de ses 
pian : Casa di, a sei piani. Cà di 
skit vent : Dove sta di casa il ven- 
to o Badia a spazza vento. Cà de 
PUatt : In gran disordine. La cà 
paterna : La casa paterna. Cà 
return o disaffiUada : Casa spigio- 
nai*. « La par lacàdel mancatutt »: 



(1) Vite nel contado toscano. Dante e 
Boccaccio l'usarono- 



« Pare la bolgia della miseria ». La 
cà di pitt (Volg.) : Il bel di Roma. 
Cà de cartón : Casa di cartapesta. 
I (Casati milanesi) Cà Litta, Bei- 
gioiosa, Ann onva f ecc. : Casa Lit- 
ta, Belgioioso, Annoni, ecc. Cà 
Busca. li. fr. : Andà a cà Busca 
o in cà Legnanna: Essere pic- 
chiato, Andar a Busseto. Cà Tra- 
versa: I Carabinieri. Fa cor cà 
Gambaranna : Farsi scarrozzare 
in vettura da nolo. « L'è de cà Bas- 
signana»; « È un piccinaeo». Dor- 
mi in cà Painna : Dormire sulla 
paglia. Arègh a che fa in cà Té- 
glia : Aver a fare con de' spilorci. 
« Cosse V e sto lusso f Cà Litta in 
Borgh ì » (in disuso) : « Perchè tan- 
to scialo? Siamo milionarii?» 

M. d. d.: A cà. N. fr.: A- 
vègh o tegnì el eoo a cà : Aver o 
metter il capo a partito. Tegnì i 
man o la lingua a cà: Tenere le 
mani o la lingua a casa. « A cà 
mia se usa cast » : « A casa mia si 



(I) SaltamindOMO non è certo molto u- 
sato nella parlata rìorentina e non « il 
buttindoss. 1/ ho messo li per mostrare 
l'analogia dei termini. Saltamindouo vor- 
rebbe dire piuttosto vestito misero, strin- 
gato, stretto nelle spalle e nei fianchi. 



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CA 



— 78 — 



CAB 



usa così ». Aiidà a cà del diavól 
calsaa e vestii: Andar a casa il 
diavolo calzato e vestito. Sta a 
casa del diavól (lontano dal cen- 
tro) : Star a casa del diavolo. An- 
dò a tatù saa e porta a cà pever : 
Far come i pittori di montagna. 
Tràgh adree a vun la eàtei teec : 
Metter a uno la casa in corpo. 
Avèqh in no min torna a cà: Que- 
sto libro ha nome : ^ Torna. Tira 
a eà il fati so o qtièll che s'è per- 
duti: Riacquistar il fatto suo o 
Rifarsi in gioco. Manda a cà de 
Steven (in ais.) : Mandar all' altro 
mondo. Freddare. 

De cà. N. fr.: Fitt de cà : 
La pigione. « U è ón fitt de cà»: 
« È un aggravio, una spesa rile- 
vante e continua». I face de cà: 
Le faccende di casa. Andà a sta 
de cà farnra del dazi: Andare 
ad abitare fuori di porta. Vfas 
foeura de cà : Essere fuori di casa. 
P. E.: « IAt V è fmura de cà af- 
faci » : « Ella ora sragiona. Ella è 
fuori di casa o di strada o di 
scherma». Donna de cà: Donna 
che bada a casa. Vun deca: Per- 
sona di casa. Vèss tuttdecà: Es- 
sere intimo. Vèss sciar de càsóa: 
Esser ricco da se. « Ohe de cà o 
de la cà de legn ì » : « Ohe di ca- 
sa ! » Padroii de cà: Padron di 
casa o della casa. Pè de cà: Pie- 
de di casa. On ròse de cà: Un 
ceppo di case. Fa sta lì vun de 
cà : Par stare al filatoio. Dà na&u- 
va de cà : Dar notizia de' suoi o 
anche Chiarire la partita Opp. Stu- 
rare gli orecchi a uno. Savè nanca 
dove sta de cà: Non saper dove 
una cosa stia di casa. 

In cà. Nella fr. : Sta sern- 
per in cà: Non uscire, Star sem- 
pre in casa. Fa andà óna posses- 
sion in cà: Amministrare un po- 
dere in economia, Fare a sua ma- 
no. Fa el pan in cà : Far il pane 
in casa. « In cu mia foo queu che 
vui mi»:« In casa mia faccio quel 
che mi accomoda ». Vèss in eàoa- 
lenna : Balenare (non com.j, Es- 
sere briaco. Tirass anmò in cà: 
Tornare al pentolino. 

Per cà. N. fr.: « Vui min- 
ga de sta gcnt per cà » : « Non 
voglio codesta gente tra piedi». 
La painna che va per cà, ecc. : 
Vedi Proverbi. 



Altri modi. Pari la cà di 
matt: Parer una casa di matti. 
Dervì cà: Aprir casa o negozio. 
Nò avegh ne cà ne teec : Non aver 
oasa nò tetto. Fa tult óna cà : Far 
tutt'una casa o una famiglia. Fa 
cà de per lór: Far casa da sé. 
Cà sóa e pceu pù: Casa mia, casa 
mia, per piooina che tu sia tu mi 
sembri un' abadia. « Me n'à diti 
sii óna cà » : « Me ne disse un sac- 
co ». Mètt o rimett sii cà: Metter 
su casa o Rifar la casa. A la cà 
di can (in dia.) : Alla peggio. Avegh 
la cà in eoo : Portarsi dietro la 
casa. Strappa la cà : Disfar la ca- 
sa. « Guai! Andaria giù la cu eel 
fece » : « Guai ! C'è da averne il 
subbisso in casa». La cade la pi- 
gotta: La casa di Petuzzo. 

(Pr.) Ognun è padrone in cà 
sóa: Ognuno ò padrone in casa 
sua. Una donna la pò vèss la for- 
tunna o la rovinna d' óna cà: 
Donna savia rifa la casa, matta 
la disfà. Cà casca e cens cessa; 
teren ten: Chi ha casa e podere 
può tremar ma non cadere. Chi è 
minción stoga a cà sóa: Chi ò 
minchione suo danno. La gainna 
che va per cà V empiss el goss che 
nissun le sa : Vedi Gainna. L'in- 
gann el va semper a cà de V in- 
gannadór: Vedi Inyann. Ne sa 
pussee ón matt a cà sóa che ón 
savi a cà di alter: Ne sa più un 
pazzo a casa sua che un pazzo in 
casa d'altri. Dò nós in d'ón sacch 
e dò donn in d'óna cà fan ón gran 
frecass: Una noce in un sacco non 
fa rumore o Tre donne fanno un 
mercato e quattro una fiera o Don- 
na parlatora manda l' uomo di 
casa fuora. La cà la brusa de- 
megh el fozugh: Dove ò ita la 
nave vada anche il navicello. Chi 
nò sa fa fmugh nò sa fa cà: 
Chi vuol vedere una donna da 
poco la metta ad accendere il foco. 
Chi sbianca la eà le veeur vend o 
le vaeur fitta: Chi imbianca la 
casa la vuol vendere o la vuol ap- 
pigionare. FI pan de cà el ven a 
noia: Il pan di oasa stucca. Chi 
sta tropp f atura de eà pò minga 
cura la cà: Chi bada agli inte- 
ressi di fuori non può badar a 
casa. 

Cabaletta (Pezzo musicale ) (P. 
N.), Cabaletta. « La cabaletta la va 



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CAB 



- 79 - 



CAC 



aio de moda in di óper » : « La ca- 
baletta dismoda». 

Cabarè (D. Fi\), Vassoio (1). Ca- 
barè de toalett : Guantiera. Cabarè 
de porta óna tazza d'acqua: Sot- 
tocoppa, «e Gh'è el cabarè o la boa- 
stia 'alla porta del teater » : « C'è il 
bacile alla porta del teatro». 

— Cabarerada, Pieno un vas- 
soio. 

— Cabarerón, Bacino. 

— Cabarertn, Vassoino, Sotto- 
coppa. 

cabbl, Cappio. Fagh ón bel grópp 
minga doma el cabbi » : « Fagli un 
nodo, non soltanto il cappio scor- 
soio ». 

— Cabbià, Accappiare. Cabbià i 
pagri del lavandee : Acoapp iettare 
1 panni per le cocche. 

Cabina (P. N.), « Dalla mia ca- 
bina sul Verbano, vedeva passa via 
la riva » : « Dalla mia cabina sul 
piroscafo vedevo come scorrere la 
«piaggia. 

Cabriolè (D. Fr.), Cesta, (Nel 
secolo scorso) Sterzo. 

Cabroasol (Arbusto comune sui 
colli), Ligustro. 

Cacao, Cól cacao e cónt el zuc- 
eher se fa el ciccolatt : Col cacao 
e collo zucchero si fa la ciocco- 
lata. Buitir de cacao: Burro di 
cacao. 

Cacc. Vedi Caga. (Per minuzie) 
Nota tutt i cacc : Segnar altrui le 
cacce. 

Cacca, Cacca. (Abambinok£eA/ 
L'è cacca!»'. « Non toccare bimbo. 
È cacca». Faccia de cacca: Fac- 
cia di camorro. On omm pien de 
eaeea : Un uomo pieno di cacca. 
(Alterigia) « Uè ón viUan refaa e 
rè pien de cacca » : « E un pidoc- 
chio riunto ed è pieno di cacca ». 

— Cachlnna, (A bambino )« Fa 
la eachinna, tesor » : « Lesto, fa la 
cacca, tesoro». 

Caccia, Caccia. Caccia a restèll : 
Caccia a serraglio. Caccia riser- 
vada : Bandita ( Ant. ), Caccia ri- 
servata. « Quella sciorinila lì, Tè 
caccia riservada del coni tal»: 



fi) I Dlzioa. toscani non danno onesta 
parola francese, che é pur vivissima a 
Fir. • hanno ragione essendovi, come ti 
«ade, quattro bone parole Italiane, a espri- 
mere le diverte forme e gli nel direni di 
eneo cabari. 



« Quella signora è caccia riservata 
dei conte tale». Dà la caccia ai 
ladcr : Dare la caccia ai ladri. Vèss 
mail per la caccia : Andar pazzo 
per la caccia. «. Tèe faa bonna cac- 
ciai»:* Hai fatta bona —, presa ? » 
| (Pezzo musicale) Caccia. | (Gio- 
co) Caccia Beai : Caccia reale. Q 
Nota tutt i cacc a vun (in dis. ): 
Segnare le caccio a uno. 

— Cacciadór, Cacciatore. Adèss 
in pussee i cacciadór che i salva- 
degh: Oggidì sono più i caccia- 
tori che la selvaggina. A la cac- 
ciadora: Alla cacciatora. 

— Cacdadóra (Giacchetta con 
tasca per selvaggina) (P. N.), Cac- 
ciatora. Colazión, méssa, polaster 
a la cacciadora: Desco, messa, 
pollo alla cacciatora. L'omm Ve 
cacciadór (in fatto di donne) : L'uo- 
mo è cacciatore. (Milizia) In Fran- 
cia g' dn i cacciadór a pè e a ca- 
vali : In Francia hanno cacciatori 
a piedi e a cavallo. 

— CaccladorèU, Cacciatore mal- 
pratico o giovinetto. 

Càccola, Caccola (1) (P. N.).« Te 
gh f ee bèli pari à rileva tutt i càc- 
col » : « Tu hai bel fare a star su 
tutte le caccole ». On omm che sta 
su tutt i caccol: Un omo che sta 
su tutte le brache. « El g'à el vizi 
de tirass già i caccol del nas » : « Ha 
il difetto di levarsi le caocole dai 
buchi del naso ». 

Cachèttica, Cachettico (2). «Dio 
come l'è mai cachettich quell'omm/»: 
«Dio, come è sofìstico o noioso 
quell'omo ! » 

Cadarter, Catasto. 

Cadàver, Cadavere. « An trovaa 
el cadaver in del rè de foss » : « Han 
pescato il cadavere nel gran ca- 
nale ». Smart o frèdd come ón ca- 
daver: Pallido o freddo come un 
cadavere. (Bisticcio insulso) « In 
quella strada ghe passi nò, perchè 
gh' è ón cadavèr » ( uno che na da 
avere) : « In quella via non ci pos- 
so passare perchè c'è un mio cre- 
ditore». 



(1) Vedi Abagiceh. 

(*) |n toscano la voce conserta 11 ino 
▼ero seneo di persona malaticcia per fe- 
gato guasto. In Milanese , tranne ohe fra 
persone colte, no, come si vede nell'esem- 
pio. 



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CAD 



SO — 



CAD 



— Cadaverici^ Cadaverico. Ce- 
rti cadarerien : idem. 

Cadèmia( Volg.). XistMAcatlcmia, 

Cadenaa, Incatenato, Sbarnito. 
El me rioloncèll l'è cadenaa ma- 
qntyniment » : « Il mio violoncello 
e sbarrato ansai per bene ». 

Cadenal (Il ferro che sostiene 
la catena «lei focolare), Spranga. 

Cadenazz, Catenaccio. — a ból- 
zón, seni pi, a la genovesa : Cate- 
naccio a boncinello, chiavistello, 
paletto. Da sii tanto de cadenazz : 
Mettere tanto «li chiavistello o 
di catenaccio. (Fig.) Ong i ca- 
denazz : Ungere le carrucole. 
(Di cattivo fucile) « U è ón cade- 
nazz » : « È un canchero, una sfer- 
ravecchia». 

— CadenaxzcBU, Paletto, Cato- 
naccetto. 

— Cadenazzòn, Grosso cate- 
naccio. 

Cadènna, Catena. Vèss tigna 
come can a lacadenna: Esser le- 
gato come cane a la catena. La 
cadauna del camin : La catena del 

E aiolo. La cadentui de Vorolog : 
,a catenella dell'orologio. Me ten 
nancu i cadenti: Non mi tratten- 
gono neanche le catene. (Fig.) Te- 
gnx vini a la cotenna : Tener uno 
in gran suggezione. Manqià ca- 
denn : Rodere la catena o il chia- 
vistello o il freno. | (Fortezzatura) 
Sbarra. Vedi Cadenaa. 

— Cadanoli, Catenona, (Grossa 
catena). 

— Cadenella. Catenella. 
Cadent, Cadente «L'è ón vice 

cadent » : « È un vecchio cadente ». 

— Cadenza (Civ.). « Quella fra» 
del duètt la g'aveva óna bellissima 
cadenza » : « Quella frase del duet- 
to finiva in una bellissima ca- 
denza ». 

— Cadenxaa (P. N.), On pass 
cadenzasi: Passo cadenzato. 

Cadètt, Cadetto. (Nel militare in 
Italia è voce morta) (R. StJ Quand 
gh' era i cadètt sott ai Todèsch: 
Quando e' erano i cadetti sotto agli 
Austriaci. (Aristocraz.) Cadetto, 
Fratello minore. 

Cadln, Catino (1), Catinella. « L'à 
rott el cadin in cent toceh » ; « Man- 
dò la catinella in cocci ». « S* e 



(1) 11 catino toscano è di terra cotta e 
serve a rigovernare le stoviglie. 



crepita el cadin»: «\ ai catinella 
s'è incrinata». El cadin delnoslcr 
corp : 11 bacino. 

— Cadinett , Piccola catinella , 
Ca ti netto. 

— Cadinón, Grande catinella. 
Cado jl). Fr.), Recalo, Presente. 

« L'I m ' à fua ón bel cado per ci 
me onomastica » : « Pel mio ono- 
mastico mi fece un bel regalo o 
dono o presente ». « Mia mire la 
tn'à faa ci cado de duu fiaeu in d'ó- 
na volta solla » : « Mia moglie mi 
spifferò due figlioli ad un parto o 
due gemelli. 

Cardéga (Volg.). Vedi Cadrega. 

Cadrega, Seggiola. On Vctt, ón 
comoditi e dò cadregh desbirolaa : 
Un letto, un cassettoncino e due 
seggiole sgangherate o spennate. 
Da via i cadregh in giesu: Disi>en- 
sare le seggiole alle di vote. Ca- 
drega armada : Sedia a bracciuoli. 
Cadrega de camera : Seggetta. 
(Fig.) Mett el cuu in cadrega .'Mon- 
tare in scanno. Vèss in cadrega : 
Esser in auge. 

— Cadreghee, Seggiolaio. Vèssón 
cadreghee : Esser un uomo all'an- 
tica. Figura o vós de cadreghee : 
Figura ridicola e voce da lupinaio 
(in dis.). El cadreghee de la alesa: 
Chi dispensa le seggiole in chiesa. 

— Cadreghln, Seggiolina. El ca- 
dreghin de boeucc: La seggiolina. 
Maestra de cadreghin de ba>ucc : 
La bambinaia. (Fig.) Mètt giù ca- 
dreghin : Sedere a scranna o sem- 
plic. Fermarsi a ciambolare. 

— Cadregón, Seggiolone. « L'era 
là distes in del so caaregon » : « Sta- 
va là sdraiato nel suo seggiolone ». 

Caduch, Caduco. Malcaduch: 
Mal caduco (pop.). Epilessia. 

Caie, Caffé. On fard de cafè 
mocca: Un fardo di caffè di Mo- 
ca. Ona granna de cafè : Un chic- 
co di — . Cafè de zucoria : Caffo 
di cicoria. On cafè esprèss: Un'ap- 
posta. Cafè ner : Caffè puro. Ca- 
fè e latt o panerà o ciccotatt : Caf- 
fè e latte, con panna. La nera. (A 
tavola) « Serem al caffè (bevanda, 
a pranzo) quand » : « Eravamo al 
caffè, quando ». I « L'è tutt el dì 
sul cafè » (bottega) : « Sta tutto il 
giorno al caffè ». Cafè stiantati : 
Caffè cantante (1), Con musica. | 



(1) Anche a Firenxe s'è accettato questo 



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CAF 



-81 - 



CAG 



(Rabbuffo) « El g'à daa ón caffè 
ma nutner vun » : « Gli diede una 
lavata di capo o eli ha fatto una 
parrucca coi fiocchi ». 

— Càferin (Dimin. di bevanda 
e di bottega), Caffeine 

— Caferuac, Caffeuccio. 

— Calette* , Caffettiere. « L' à 
desmiss anca de fa ti cafetlee » : 
« Ha lasciato anche di far il — ». 

— Caletterà, Caffettiera e Bric- 
co. | « Gh'c là in bottega óna bella 
eaffetlera » : « La caffettiera è una 
bella donnina». 

— Cafelsta (P. N.), Caffeista (fre- 
quentatore e bevitore). « L'è ón 
caf cista per la peli » : « Egli è un 
gran caffeista». 

— Cafeaòe (D. T.), Chiosco, Caf- 
feaus, Padiglione. Dopo disnaa 
semm andaa in del cafeaos sulla 
montagnetta del giardin » : « Dopo 
pranzo si andò nel padiglione, 
sulla montagnetta del giardino». 

CafufPop.), Caffo (1), Dodda 
(Pistoia), Asso. *A Porta Tenaia 
Ve lù ci cafu » : « A Porta Tena- 

{:lia è lui che spadroneggia o E 
> aaso». Abbondone. 

Cagà-agaa-agass (Volg.). Vedi 
Andà del corp in Andà. Caga a 
brame: Cacare all'aperto. Caga in 
leti : — a letto. Caga in del seg- 
gión : Esser in prigione. Cagate 
adoss: Cacarsi addosso o sotto. 
Lassa** caga adòss : Lasciarsi ca- 
care in capo. « Te caghi adoss 
guarda » : « Io ti ho in quel ser- 
vizio ». Caga de menuder : Sten- 
tar a spendere. « V a cagaa già 
tuttcos* » : « E* averto tutto ». Caga 
già fiasu, soneU, libriti : Spiffera- 
re. Ifó mangia per nò caga : Non 
mangiare per non cacare. Vèss 
&n caga in l'olla (in die): Es- 
aere un cacasodo. «El Va ca- 
gaa ti diavol quand ci a' aveva i 
dolor de venterà (in dis.): «Ce 
l'& portato il diavolo. » (Pr.) Chi 
vie sperand el nxcsur eagand : Chi 
vive sperando muore cacando. 
Mangia* bev f caga e lassa che la 
vaga: Né di tempo né di signo- 
ria non ti dar malinconia. A Jagh 



orribile franchiamo, ohe fa cantante un 
calli e danzante mia veglia 

(I) La parola a Plr. non è più nell'aio 
la questo seneo. E però viva in terno di 
dispari : Pori e caffb. 



del ben ai vilan se trai uva cagaa 
in man : Chi lava il capo all' asi- 
no spreca il ranno ed il sapone. 
Caga pussee ón bozu che cent ron- 
din : Val più un colpo di maestro 
che due di manovale. Chi ha man- 
ffiaa i candii caga i stoppin: Chi 
imbratta, spazzi. Manata de be- 
nedett el porta el caga de maladètt 
(Appross.) : Grassa cucina, magro 
testamento. 

— Cagablccer (Di donna trop- 
po alta e magra). Spilungona. 

Cagadór (Volg.). Cacatoio. Yèss 
alt de cagadór: Essere uno spi- 
lungone. 

— Cacadubbi, Cacadubbj. 

— Cagàda, Cacata, Meta. « El 
var nanca óna cagada » : « Non 
vale una patacca, un frullo ». 

— Cagaratt. N. fr. : Andà al ca- 
garatt: Sballare, Andar al Crea- 
tore. 

— Cagnetta o Gagarellà, Diar- 
rea. «El gà la caghetta » : « Fu 
preso dalla cacaiola » : « Che te 
podess vegnì la cagareUa ! » : « Ti 
potesse venire il malanno o un ac- 
cidente ! 

— Cagalibritt (P. N.), Sbotrali- 
bretti. El dottor cagalibritt : Il dot- 
tor Sbotralibretti. 

— Cagaieechln ( P. N. ) , Caca- 
zecohini. L'asnin cagazecchin: Il 
calchino oaoazecchini. 

— Cagón, Cacone. « L'è ón cagon 
d' ón tiosu, die scappa se m per » : 
« Quel ragazzo é un cacone, che 
scappa sempre». 

Cagg. Caglio. Cagg in pan: Fel- 
cello (Arezzo), Presame. 

— Cagfflà-agglaa-agglais, Ca- 
gliare. « Me s'è caggiaa o scaggiaa 
el sang'u in di vhin » : « Mi si ac- 
cagliò il sangue nelle vene ». Cag- 
giass el lati in di tètt ai donn : Ac- 
cagliarsi il latte nel seno delle 
donne. 

— Cagfiàda (Latte infortito), 
Ricotta, Giuncata (non com.), Ra- 
veggiolo. Bianca come la caggia- 
da: Bianco come il raveggielo. 

— Gagglòtt, Grumo. Andà in 
caggiott: Raggrumarsi, Accaglia- 
re. « Al sit di sanguètt ci g f aveva 
i cagiott de sang'u » : « Dov'erano 
state le sanguisughe si vedevan 
dei grumi». 

Gag ber, Caccaro (Lucca), Caca- 
relle Cagher de rati, de bee t de 

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CAG 



-82- 



CAL 



contili, ecc. : Caccheri di topo , di 
pecora, di coniglio. Cagher de ca- 
vra : Caprino. Cagher de mósch : 
Cacchioni. P. E. : « Su la carna el 
moscón Va lassaa i cagher »: « Sul- 
la carne la mosca ha deposto i 
cacchioni ». 

CaglonèTOl (P. N.), Cagionevo- 
le. Cagionevol de salut : Cagione- 
vole, Di debole complessione. 

Cain, Caino. Faccia de Cain: 
Viso di terrore. 

Cain cain, Caino. «Elcan élfà 
eain cain* : «Il cane fa caino». 

Cairceu, Tarlo. Andà tutt in 
cairceu: Intarlare completamente. 
Pólver de cairceu: Tarlatura. Fòr- 
magg còni el cairam: Cacio coi 
bachi. 

— Calrolaa, Intarlato. «El pà 
la faccia cairolada » : « Ha il viso 
butterato ». 

Cala, Calare (1), Scemare. La 
Ma a mèttela a maini la coki : La 
tela alla cura rientra. « È calaa 
pocch che nò me coppa» » : « Poco 
mancò che non mi accoppassi». 
Cala el pii : Manca il principale. 
Cala i ari: Abbassar le ali o la 
cresta. Cala la terra soft ai pee : 
Mancar la terra di sotto. Lassass 
cala nagott: Non lasciarsi man- 
car cosa alcuna. « El vent V é ca- 
laa » : « Il vento si calmò ». In del 
cala della lunna: A luna scema. 
« Sto marengh chi el cala o V è 
calant » : « Questo marengo e scar- 
so di peso » : « El forment V e ca- 
laa óna lira » : « li grano è 'calato 
di una lira. 1 calaa di calzett : I 
cali delle calze. Cala la vòs : Ca- 
lar la voce. « Cala già ón moment 
se te podet» : « Scendi se puoi. » 
« Han calaa già la statoa de... » : 
« Han calato giù la statua di... ». 
« Sul pu bón quelVomm el m'è ca- 
laa in man » : « Sul più bello... gli 
cascò l'asino o mi mancò sotto». 
« Guarda che cala V oli in la lu- 
cerna » : « Bada che manca 1' olio 
nella lucerna ». 

Calabragh e Calabresella, Ca- 
labresella. Vedi Giacugh. 

Calàda (Il passo che si fa nella 
neve), Spalata (Lucca). Fa la ca- 
làda a la gent : Aprire la via. A 



la calada del sòl: Al tramonto. 
« Che calada in sta bottiglia f » : 
« Come è scemo questo nasco ! ». 

Càlam (Erba). Calamo. 

Calambdr(P.N.), Bisticcio. « La 
moda di calambór Ve segn de deca- 
denza » : « La moda de' bisticci è 
segnale di decadenza». 

Calamita-ltaa , Calamitare. 
« Gh f e di corp che se poden nò 
calamità » : « V'hanno sostanze che 
non si possono calamitare. 

— Calamltta, Calamita. | (Sca- 
tola coll'ago) Bussola. Vess la ca- 
lamuia di disarazi: Essere la ca- 
lamita delle disgrazie. « Elpar la 
ralamitla di imbroioni » : E* pare 
la calamita degli imbroglioni». 

Calancà, (Volg.) (Da una stoffa 
in disuso Calanca è passata a di- 
notare la veste e la persona). « La 
g'aveva sii òn calancà ónc e bi- 
sònc : » : « Aveva indosso una giu- 
bettina tutta sudicia ». « Povera 
donna Ve divenlada propi òn ca- 
lancà » : « Povera donna, è diven- 
tata una vera ciabatta ! ». 

Calandra (Uccello fra le allodo- 
le), Calandra (1), Allodola cappel- 
luta. 

Calàster (I cavalietti su cui po- 
sano le botti in cantina), Sedili. 
R Mett in calàster ón preion : Met- 
tere a giacere una lastra di pie- 
tra, Calettare. 

— Calastritt, Sediletti. 
Calca, Calca. « Ohe piàs nò a 

andà, in la calca » : « A lui non pia- 
ce essere pigiato nella folla». 

Calcà-lcaa-lcass, Calcare. «Cal- 
ca polid » : « Calca per bene ». Cal- 
ca la penna : Pigiar la penna. 
« Ghe Va calcada «« polid ! » : « Gli 
piantò una gran carota ». « L f è 
calcaa V omo! in «L'amico è vec- 
chiotto ». « La g f à i sa gnnitt 
calcaa e la par giovino ! » : « È una 
gallina mugelle.8e ». 

— Calcada. « Bisogna dàgh óna 
calcada a qui pagn se deven stagh 
in del bauli » : « Bisogna che tu pi- 
gi bene quegli abiti se Hanno a 
starci tutti». 

— Calcadlnna. Ona calcadinna 
de penna: Una pigiatina colla pen- 
na. 

Calcàgn, Calcagno. Andà aUór- 



(1) In Fior, significa sopratutto abbassar 
o far discendere un peso regolarmente in 
modo che non cada. 



(1) La Calandra toscana è invece il no- 
stro Lodcrón. 



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CAL 



CAL 



no cent i ealeagn: Camminare 
sulle calcagna. Andò Vamor fìnna 
in fónd di ealeagn o anche la vmu- 
ia o el mangia » : « Non aver più 
un briciolo di amore o di voglia ». 
Setta** in tu i calcagn : Accocco- 
larsi. Searp con gtò i ealeagn: 
Scarpe scalcagnate. Tira sii elfiaa 
di ealeagn: Aver il nato grosso. 

— Calcagnili, Calcagnino (in dis- 
uso). No* ealeagnin : Naso rincal- 
cagnato. / calcagniti alt di donn 
fan mal a V ùtero: Gli stivaletti 
col tacco alto fanno male all'u- 
tero. 

Caloatràppola (Antica macchina 
di guerra), Calcatreppola. (Per im- 
pieci di casa). Vedi Barlafùs. 

Calcedònla (Pietra da mosaici), 
Calcedoni». 

Calehlra (Voce brianzola, ma 
che si ode anche a Milano e che 
è di buon conio, come quella che 
deriva dal latino Calcarla), For- 
nace da calce. 

Calcinila, Calcina, Calce. Cava 
de ealdnna : Cava di calce. Fa la 
calcinna o la molta: Fare la cal- 
cina. Foppa de la calcinna: Cal- 
cinaio. 

— Calcinasi e Oaldnarceu (Cal- 
cinello è rottame di calce secca 
con frantumi di mattone). Sul mur 
dà fctura i calcinarozu: Le sbul- 
lettature. | (Malattia di certi uc- 
celli) Calcinaccio. (Dei denti) Tar- 
taro. 

— Caloettrùiz (P. N.), Calci- 
struzzo (1). (E calcina mescolata 
con mattone pesto e ghiaia per i 

Svina enti). Calce* truzz idraulica : 
Jcistruzzo idraulico. 

Calcili, (Malattia dei bachi), Cal- 
cino. « / me bigatt in mort lutti 
del calciti » ; « I miei bachi sono 
tutti ingessiti». 

Calcol, Calcolo. « L'à faa el cai- 
eoi che ghe conven minga » : « Ha 
fatto il calcolo che non gli torna 
conto » : « Te podet fa calcol sii de 
mi » : « Puoi calcolare su di me ». 
« Tegnaroo a calcol » : « Terrò a 
calcolo o presente». | (Nella ve- 
scica) Calcoli. (Nelle rem) Renella. 
| (Del telaio) Calcole. 

— Calcolà-olaa-olaM, Calcolare, 



(li la Tal di Chiana caleidrusxo slgnl- 
gnlfica indigestione. 



« Se lù el calcola** quell che ghe 
vceur, el vedaria che... » : « Se lei 
calcolasse la spesa, vedrebbe che ». 
« Que*t el calcoli vint lira » : « Co- 
desto lo stimo venti lire ». « Quell 
stupid là el calcoli per fér rott » : 
«Quello stupido là lo considero 
come zero ». Calcola** ben pocch: 
Calcolarsi da poco. 

— Calooladór (Che non si lascia 
guidar dal sentimento), Calcola- 
tore (1), Astuto o anche Gretto. 

Calcoli (Borra pei fucili non a 
retrocarica, Stoppaccio, g Calcón 
di teqaae (per vino) : Ammostatoio. 

Cald, Caldo. «Fa «ita»: «Fa 
caldo». Cala el cald: Scemar il 
caldo. ( Aggett.) Cald come ón rati : 
Caldo, caldo. A sang'u cald: A 
sangue caldo. Testa calda : Testa 
calda. «L'è óna rohha che me fa 
né fredd ne cald » : « Non la mi fa 
né freddo nò caldo ». Ciapàssela 
minga calda: Pigliarsela conso- 
lata o a un soldo o a un quattrin 
la calata o Non pigliarsela calda 
Opp. più che tanto. (Pr.) Bisogna 
batt ci fer intant che l'è cald: 
Bisogna batter il ferro intanto che 
è caldo. 

— Caldùsc (P. N.), Calduccio. 
« Ier f aseva caldusc anmò » : « Ieri 
faceva ancora calduccio ». 

— Caldin, Calduccino. « Ah che 
caldin delisvós ch'elfà in sto lèti » : 
« Oh che calduccino delizioso sot- 
to queste coltri». 

— Caldànna, Caldana. « Wè ve- 
gnuula caldànna in faccia, a sen- 
tì oui... » : « A sentir quelle cose 
m'e venuta la caldana al viso ». | 
(Sul suolo a riparo di umidità) 
Smalto. 

— Caldeggia (P. N.), Caldeg- 

Sare. « Sotit staa mi a caldeggia 
sóa candidatura » : « Io fui a 
caldeggiare la sua candidatura». 
Caldàr, Caldaio (2), Pentola, Pa- 
iolo. Tene come el caldar: Ne- 
ro come il paiolo. Tacca su el cal- 
dar: Metter la pentola o il paiolo 



(1) In Toscana ha senso proprio affine 
al nostro Ragionati. 

(2) Caldaio e paiolo assai più grande, 
che però non risponderebbe neanche pre- 
cisamente alla nostra caldera. Vedi Pen- 
tolo. Pentola è di terra; pure vi si cuoce 
anche la minestra, ciò che di rado avviene 
a Milano. 



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CAL 



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CAL 



ni fuoco. On caldar de minestra: 
Una paiolata di minestra. 

— Caldarin, Paiolino. Calde- 
rotto. 

— Caldarinna, Stagnata. La 
caldariniut del lati: La stagnata 
del latte. 

— Caldèra, Caldaia e Caldaiona. 
La caldera de la bugadu: Cal- 
daiona e Caldaione del bucato. La 
caldera d'óna macchina a vapor: 
La caldaia (ed è più grande!) 
d'una macchina a vapore. « Sèmm 
in dódes; ti caldar el basta nò; 
ciappa la caldera » : « Siamo in do- 
dioi; il paiolo non basta, ci vuol 
la caldaia». 

— Caldarón, Caldaione. (Fig.) 
«Lii t* e meli tutt in d'ón calda- 
rón » : « Lui li mette tutti alla rin- 
fusa o fa un combrugliume » (Arez- 
zo) Egli fa d'ogni erba fascio. 

Calendàri, Calendario. Calen- 
dari scolastica: Calendario scola- 
stico. « L'è minpa tant sul me ca- 
lendari queW individóv » : « Non 
l'ho sul mio calendario ». « Incava 
vegnarà chi quel calendari d' ón 
sur Tògn » : « Oggi verrà qui quel 
lumacone o quel noioso d f un sor 
Antonio ». Cosse le ice chi, li drizz 
come ón calendari f » : « O che fai 
costì impalato come un cero ? » 

— Calatide (P. N.), Calende.« L'è 
óna robba, vedi m), che la va a le 
colende greche ». « È una faccenda 
codesta, se ho da dire, che andrà 
alle calende greche ». 

Calepìn (Il primo dizionario la- 
tino a sei lingue), Calepino. 

Calete, Calesce. «La marchesa 
Vera al córs in calesc a volt moli*: 
« La marchesa era al Corso nella 
sua calesce a otto molle ». | Cales- 
se. « Nò, minga ci brumm; ciaj>- 
pèmm puttost ón calesc » : « Non in 
carrozza chiusa; prendiamo un ca- 
lesse ». 

— Caleasaacia, Calessaccio. 

— Calesaada, Calessata. « Fèmm 
óna calessada sèlla » ; « Si fa una 
calessata sola». 

Caliber (Diametro di canna d'ar- 
mi da foco), Calibro. 

Calicò (D. Fr.) (Stoffa di cotone 
in disuso), Calicò. 

Callcutt, Calicutte. «Oh va ón 
poo in calicutt ! » : « Va a casa del 
diavolo ». « L'è andaa flnna a Ca- 
licutt » : « È andato in Calicutte 



Opp. lontano, lontano; chi sa do- 
vef» 

Calid, Calido, Riscaldante. 

Caligo (P. N.) (Vole.J, Caliggi- 
ne (1), Nebbia e Freddo intenso. 
«Seni che caligo stamatlinna » : 
« Senti che freddo birbone ! »« Ghie- 
ra ón caligo che ghe se vedeva vii 
a andà intorno » : « C'era un neb- 
bione, che non ci si vedeva a cam- 
minare ». 

Caliaeóàr (D. Fr.) (Strumento 
per allargar fori), Allargatolo. 

CaliMón, Calioione (2). N. f r. : 
« Poveretta ! L'è ón calissón » : 
«Poverina; sembra scheletrita o 
improsciuttita ». 

Calli, Calice. « FI pret primma 
de alza el calte... » : «11 prete pri- 
ma di levar in alto il calice» : 
Biecier a caliz per el vin sani : 
Bicchiere a calice pel vino santo ». 
El caliz di fior : Il calice dei fiori. 

— Callzón, Calicione (per gran 
calice) 

Cali,' Calo e CaUo. «El cali de 
l'or » : « Il calo dell'oro ». | (Escre- 
scenza sul piede e sulla mano) « In 
quella folla gh'era de fass pesta 
discretament i cài » : « In quel pi- 
gìo c'era da farsi pestare discre- 
tamente i calli. » Ccròtt per i cài : 
Cerotto da calli. (Pig.) Fagh den- 
ter el cali in d' óna robba : Far il 
callo sulla coscienza o semplie. 
Farci il callo. 

— Calloiitaa (P. N.), Callosità. 
— siti man : — sulle mani. 

— CallUta (P. N.), Callista. 
Calligrafia (P. N.), Calligrafia. 

Avègh una beila o una brutta cal- 
ligrafia : Avere una bella o una 
brutta calligrafia (3), una bella o 
una brutta mano. | (Sch. Per com- 
plesso di calli) « Ghe fa inai la 
calligrafia » : « Oli dolgono i cai- 
lettini a camminare». 



(1) CaUggtne a Lucca vale carisna che a 
Fir. è fuliggine Caliggine a Fir. é nebbia 
folta è 11 fumo della artiglieria e offusca- 
mento della vieta. 

(*) Calicione non è altro in fior, ohe 
gran calice- Vedi Calixón. Il nostro calii- 
ton deriva forte da Calisto aorta di panno 
ordinario, che assai presto si logorava (in 
disuso). 

(3) Rlprovatisstmo per l'assurdo del 
brutta bella ; ma pure in uso a Firenze 
come a Milano. 



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CAL 



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CAL 



(P. N.) t Calma. On lagh 
in perfetta ealma: Un lago in per- 
fetta ealma. In di disgrati biso- 
gna avègh calma: Bisogna soppor- 
tar in ealma le sventure. 

— Galmà-lmaa-lmasa (P. N.), 
Calmare. « I dolor adèss ghe »' in 
ón poo ealmaa » : « I dolori gli si 
sono un poco calmati » : « Calme t, 
calmet » : « Calmati, calmati, non 
sarà nulla». 

— Calmànt (P. N.), Calmante. 
G'an daa ón caimani e gh'è pas- 
saa » : Oli han dato un calmante 
e il dolore cessò ». 

— Calmo (P.N.),Idem. Vedi Quièti. 

Calmee (In dis.) t Calcolo. Fa 
i so calmee: Far 1 suoi calcoli. 
| Tariffa. 

Calomelan (Sost. medie. P. N.) 
Calomelano. 

Caler, Calore. « Quell'avvocati el 
parla con tropp color » : « Quel- 
l'avvocato parla con troppo ca- 
lore ». In del color de la aiscus- 
sión : Nel calore della disputa. « Te 
gh'ee i colori t » : « Hai 1 calori l » 
El g'à fatura sulla faccia el co- 
lor » : « Ha del calore sul viso ». 

— Calorlfer (P. N.), Calorifero. 

— Calorot, Caloroso. 
Calòtta, Callotta (1) e Papalina. 

La calotta deWorolog : La callotta 
dell'oriolo. La calotta la ghe scónd 
la cerega » : « La papalina gli co- 
pre la chierica ». 

Oaloae, Caloscie (D. Fr. P. N.), 
Soprascarpe. I cotosc de gutta- 
perca : Le caloscie di guttaperca. 

Calò**, Calocero. San Caloss: 
Chiesa di San Calocero. 

Calpesta (P. N.) , Calpestare. 
« Quest Ve come vorè calpesta luti 
i so dover » : « Questo gli è come 
un mettersi sotto i piedi tutti i 
suoi doveri». 

Calnnla, Calunnia. « In tuli ca- 
lunni di me nemis » : « Le son tut- 
te — , ciarle de' miei nemici ». La 
calunnia è un venticello/ Idem. 

— Calunnlà-nlaa-nlass, Calun- 
niare. « Adess me par che te se ca- 
tunniel ón poo » ( Sch. ) : « Ora mi 
sembra che tu non ti voglia adu- 
lare». 

Calvari, Calvario. « Con quella 
donna oo provaa ón calvari »: « Con 



fi) CmUotta pittore, <U cui lo figure del 
Callo tu. 



Snella donna ho saputo che cosa 
ia l'espiazione ». fi « Ormai Ve pu 
ón omm. Ve ón calvari » : « Ormai 
non è più persona è una conca 
fessa ». « Lassel andà quell calva- 
ri*:* Lascia che se ne vada quel 
camorro ». 

Calvinista (P. N.), Calvinista. 
(Soh. per calvo) « Mi m'è toccaa de 
mhtt la sgrazza, perche sont ón poo 
calvinista » : « A me tocca di usa- 
re il parrucchino, perchè sono un 
calvinista ». 

Calià-saa-iàas , Calzare. Vès* 
ón asen calzao e vestii: Essere un 
asino calzato e vestito. Calza alt: 
Imporne. Oncalzolar che ealza ben: 
Un calzolaio che ha un bel calzo. 

— Calsant, Calzante. Ona ri- 
sposta calzant: Una risposta cal- 
zante. 

— Caliadór, Il calzolaio che cal- 
za. 

— Calsolàr, Calzolaio. On cal- 
solar che serviss mal: Un calzolaio 
che non ha un bel calzo. 

— Calxolaria, Calzoleria. 

— Gallétta , Calza. Calzetta a 
macchina : Calza a macchina. — 
a man : — co' ferri. — colla solét- 
ta: — o, colla staffa. On pónt de 
— ; Una maglia. El principi della 
calzetta: L'avviatura. El póntin- 
vèrs de la —: Il rovescino. Cala 
in del fa la — .* Fare le strette, I 
staff: Il calcagno. Andà in calzett: 
Camminar in peduli. M. d. d. : Co- 
scienza fada a calzetta: Coscienza 
a maglia. Tira i calzett: Tirar il 
calzino, le calze o le cuoia, Allun- 
gar i piedi. 

— Galxettee, Calzettaio (Ant. 
Calzatolo). 

— Galton, Calzoni. Falla in di 
calzon ( Volg.): Farsela sotto o Em- 
pirsi i calzoni dalla paura. Con 
già i calzon: Bracaloni. (Di donna, 
virago] Avègh su i calzon : Porta- 
re i calzoni. Andà a cavali... de la 
cusidura di calzon: Viaggiare col 
cavai di 8. Francesco. Quand se 
tirava su i calzon con la ruzzella : 
Quando tiravan su le calze colla 
carrucola. Pissaes in di calzon del 
rid: Scompisciarsi dalle risa. 

Calxonltt, Calzoncini. 

— Galionasc. Calzoncioni. 
Camaln, (Volg.). Vedi Carneo. 
Camamlllae Camamella(Volg.), 

Camomilla. 



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CAM 



86 — 



CAM 



Camarada, Camerata (Stanzo- 
ne). « In eamerada bisogna fa si- 
lenzi » : « In camerata bisogna far 
silenzio». La eamerada dx grand 



(Compagnia e classe de' maggiori 
in nn collegio convitto) : La ca- 
merata de' grandi. I Oh bón ea- 
marada: Allegro. Don camerata. 

Camarer(Volg.). Vedi Camerer. 

Camatta. Casamatta, Stamber- 
ga. « El sta in d' dna camatta » .* 
«Abita in una stanzaccia senza 
mobilio ». 

Cambi, Cambio (In Borsa). « El 
eambi V e cressuu » : « Il cambio 
aumentò. » Agent de eambi: Agente 
di cambio, g (Baratto] «L'afaa 
eambi » : « Ha fatto cambio. » | (Sba- 
glio). « T'oo tolt in eambi del Lui- 
sa&u » : « T'ho pigliato in scambio 
del Luigino». | (Nel militare) «G'an 
miss el eambi » : « Gli hanno messo 
il cambio». M. d. d. : Avègh la 
segónda de eambi : Aver la secon- 
da di cambio o per ristoro. La 
strada V e stretta, se pò minga fa 
el eambi : La strada è stretta, non 
c'è baratto. « Mi f aria minga cam- 
bi eert » : « Io non scambierei di 
certo». 

— Cambla-blaa-blaae, Cambia- 
re. Cambia color, vèlia, eondizión, 
paes, vita : Cambiare colore, con- 
dotta, pensiero, condizione, paese, 
vita. / gust cambien : I gusti —, 
mutano o Mutano i gusti. I (Di 
moneta) « Oo eambiaa aaèss adess » ; 
« Ho cambiato or ora ». « G'oo nò 
de cambia el eavorin » : « Non ho 
da cambiarle il due franchi ». 
« M'an eambiaa Vombrèlla natuva 
e me n'an lassaa vunna inservi- 
bil » : « M'han barattato l'ombrel- 
lo nuovo in uno tutto logoro». 
Cambia % eart in man: Cambiar 
le carte in mano. Cambia d'aspett 
óna robba : Cambiar d' aspetto. 
Cambia o muda la camisa : Cam- 
biare la camicia. Cambia i pènn 
(Uccelli) : Cambiar le penne. 

— Cambiai, Cambiate. Tra, ac- 
cetta, gira óna cambiai: Trarre, 
accettare, girare una cambiale. 
Cambiai protestada: Cambiale in 
protesto. 

— Cambialètta , Cambialina. 
Ch'el me faga óna eambialetta per 
sii pocch, e sèmm pace» : «e La mi 
faccia una cambialina per questi 
pochi e siamo pari». 



— Oamblament, Cambiamento. 
Quell'omm V à faa ón gran eam- 
biament » : « Queir omo .fece un 

rn cambiamento». «E success 
cambiament in la politica»: 
« E successo nn rivoltone ». Cam- 
biament de seènna : Cambiamento 
di scena. — de temo: — di tempo. 
— de governo: «■- di governo. 

— Cambiavalùt o Cambista, 
Cambiamonete ». « Adess gh' e la 
vigna di cambiavalùt » : « Oggidì 
c'è la bazza de' cambiamonete ». 

Cambra (Ferro per ritegno e sal- 
dezza nei lavori), Chiavarda. 

— Cambretta, Staffa. 
Cambra. N. fr.: Cambra ón osuv: 

Volgere un uovo al foco. 

Cambrì (Tela di cotone). Cambrì. 

Camèll, Cammello. El eamèll 
el g'à dò gceubb, el dromedari vunr- 
na: U cammello ha due gobbe t il 
dromedario una sola. « Quella teiè- 
ra, la par un eamell » : « Quella si- 
gnora pare un cammello ». 

Camèlia, Camelia. Bella la ca- 
melia, ma senza odor: La came- 
lia è un bel fiore, ma non ha fra- 
granza. 

Camelòtt (Stoffa in dis.), Cam- 
mellotto. 

Carneo, Cammeo. «Lag'àla fac- 
cia de carneo » : « Ha il viso da fi- 
gurina di cammeo». 

Càmer (Volg.), Cacatoio. Latri- 
na, Cesso. (A persona bruttissima) 
« L'è ón eamer»: « È un camorro ». 

Càmera (Stanza dove c'è il let- 
to), Camera. La càmera di spòs: 
La camera degli sposi o nuziale. 
Vésta de càmera: Veste da ca- 
mera. Cadréga de càmera: Seg- 
?;etta. | Camera de commercio: 
dem. — di deputaa : Camera dei 
deputati. Musica de camera : Mu- 
sica da camera. Cantant de came- 
ra: Cantante di camera. | Catnera 
oscura : Idem. — ottica : — ottica. 

— Camerèr , Cameriere. El ca- 
merer del duca: Il cameriere del 
duca. — de caffè: — di caffè. 

Camera!, Camerale. L'ann ea- 
merai: L'anno camerale. 

Camerln , Camerino. El camerin 
de la primma donna : Il camerino 
della prima donna. — de Vimpre- 
sari dove se vend i palch : — del- 
l' impresario dove si vendono le 
chiavi de' palchi (Ne' collegi) El 
camerin di eastigk: La cella. 



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CAM 



-87- 



CAM 



— Camerista, Camerista. La 
camerista de la principessa: Idem. 

— Camerlaceal (D. T.) (In dia- 
na©). « Guarda là quell camerlac- 
cai » : « Guarda il camarlingo » (Pi- 
stoia). 

— Camerétta, Cameretta. Fa 
cameretta: Tener consiglio o se- 
duta. 

Càrnea (Indumento di prete ce- 
lebrante), Camice. 

Camin , Camino o Cammino. 
« Vói ti, pizza ci camiti in sala »: 
« Accendi il caminetto della sala ». 
El camin del aabinctt de toalctt 
ci fa fumm: Il caminetto dello 
spogliatoio manda fumo. M. d. d.: 
Ségker come la cappa del camin: 
Nero come la cappa del cammino. 
Bòbb de di sotl a la cappa del ca- 
min : Le sono cose da a irsi a ve- 
glia. Vèss ben de baia sott a la 
cappa del camin: Essere un can 
da pagliaio. Mètt in òpera ón ca- 
min : Murare un camino. 

— Camlnètt, Caminetto. 

— Camlnón, Gran camino. 

— Camlnéra, Caminiera o Spe- 
ra da camino o Camminiera. « In 
del spièce de la camincra foo vist 
a regni dent » : « Nella specchiera 
ti vidi a entrare». 

Camlnà , Camminare (1). « L' è 
tutt el dì che camini per nagott » : 
« Ho camminato tutto il giorno per 
nulla». | « Se ghe pò andò in mez- 
z' ora , ma bisogna cantina » : « Ci 
si va in mezz'ora ma bisogna sgam- 
bettare ». « Camino donca t bagài » : 
« Lesto dunque, ragazzo , cammi- 
na.»*^ par ón mori che camino»: 
« Par un morto che cammina ». 

— Camin ari a, Camminata. « Per 
mazut ci sang'u oo faa óna gran 
caminada » : « Per muover il san- 
gue ho fatta una camminatacela ». 

— Caminadór , Camminatore. 
Vèss ón gran caminadór : Essere 
un gran camminatore. 

Camita, Camicia. Mcttes in ca- 
mita: Spogliarsi in camicia. In 
mànega de camisa : In maniche di 
camicia. Tràss in mànega de ca- 
mita : Mettersi in maniche di ca- 



ri) U Cher. avverte che camino In mi- 
lanese non si usa che nel senso di allet- 
tar U patio. Oggidì però la voce »i é ac- 
contata al senso italiano, come si vedrà 
nel primo e nell'ultimo esemplo. 



micia o scamiciato. Avegh la ca- 
misa de tòrc: Fare una camiciata. 
Avegh nanca la camisa adoss: Non 
aver camicia addosso. Ona cami- 
sa adoss e l'altra al foss : Una ca- 
micia addosso e l'altra al fosso. 
Donna che fa camis : Camiciaia. 
Bottón de camisa : Bottoni da ca- 
micia. (Fig.) Avegh la camisa spòr- 
ca : Averla camicia sudicia. vèss 
come cuu e camisa con vun: Es- 
ser con uno come culo e camicia 
o come pane e cacio. « Coni i bonn 
teghe cavet anca la camisa, ma... » : 
« Colle bone tu gli cavi anche la 
camicia, ma... ». « La camisa la ghe 
toccava nanca el cuu » (pop.) : « La 
camicia non gli toccava il culo ». 
« Oh' è restaa nanca la camisa » : 
« È rimasto in camicia © non gli 
restarono che gli occhi per pian- 
gere ». Leva sii con la camisa in- 
versa : Levarsi colle lune a rove- 
scio. « Avess anca de gióntaah la 
camisa , vùi reussigh » : « Voglio 
riuscire a qualunque costo ». « El 
daria via anca la camisa » : « Da- 
rebbe via la camicia ». Sciór mez- 
za camisa (in dis.) : Signor di mag- 
gio. (Euv in — : Ova affocate. 
(Pr.) Chi lavora g'à óna camisa e 
chi fa festa ghe n'à dò : Chi fila 
ha una camicia e chi non fila ne 
ha due. Nò gh'c sàbet senza sòl. 
nò ghe donna senza amor, nò gh'e 
praa senz'erba, nò gh f e camisa sen- 
za merda: Vedi Amor. | Soprac- 
carta, Camicia. « Bisognar à fagh 
la sóa camisa a quii alt de caosa » : 
« Bisogna far le sopraccarte a que- 
gli atti di causa ». | Camisa de 
forza: Camicia di forza. 

— CamlsoBU, Carnicina. « La Bi- 
ce Va sporcaci tutt el camisanu » : 
« La Bice ha lordata la sua ca- 
rnicina ». 

— Camlsòtta e anche Scìmìset- 
ta (Da donna, coprente spalle e 
petto e uscente dal collo), Carni- 
cino. 

— CamlBOBura, Camiciola (1), Ca- 
rnicina. (Pr. ) Bèli in f ossatura, 
bruti in camisctura o bèli infossa, 
brutt in piazza: Bello in fascia, 
brutto in piazza. Con la quggia e 
la pezzatura se ten in pè la cami- 



(1) Camiciola in toteano è il nostro gip- 
ponin. 



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CAM — 8 

satura (Appross. ): Campare col- 
Pago o sull'ago. 

— Camlsorìn, Carnicina. Vedi 
CamÌ8(Bu. 

— Camlaòtt, Camiciotto (1), Ca- 
micia da scuderia con lo sparato 
da tergo, o da operaio colio spa- 
rato davanti. 

Oammagter e Cappmafter (Ca- 

ej de' muratori), Capomastro o 
apomaestro, Direttor dei lavori 
d'una fabbrica. 

Càmola. Camola (2), Tarma, Ti- 
gnuola. Frutt con la càmola : Frut- 
to bacato. « El me paltò l'è andaa 
tutt'a eamol » : « Il mio soprabito 
è tutto intignato ». « El g*à denter 
la càmola in la barba » : « Egli è 
intignato ». « Te ghc daa la camo- 
la al rossignaiut » : « Hai dato il 
bacherozzo o la tignola all'usigno- 
lo? » « Mazza quella camola che vé- 
la»:* Piglia quel farfallino ». 

— Camola*, Bacato, Intignato, 
Butterato. « Él gà el nas tutt ca- 
molaa » : « Ha il naso bucherella- 
to ». On pann tutt camolaai Un 
panno tutto intignato. 

Camòiz, Camoscio. « El Re V e 
andaa a caccia del catnozz » : « Il 
re andò a caccia di camosci». 

— Camosdaa, Scamosciato. Ve- 
di PtU. 

Camp, Campo. On camp de bia- 
da : Un campo di biada. — de ca~ 
nov : Canapaie. | El camp di ma- 
nover: Il campo delle manovre. 
— de battaglia : Il campo di batta- 
glia. El camp sant : Il campo san- 
to o Cimitero. Camp trasandaa : 
Campo fugato dalle lodole (in Col- 
le di Val d'Elsa). M. d. d. : Vèss 
al camp di cinq f u pertich : Essere 
al punto oscuro. « E così g'an daa 
tutt el campo de scappa » : « E così 
gli han dato campo a fuggire ». | 
On òrghen a cxnq'u camp de 
cann : Un organo a cinque filari 
di canne. 

— Campada, Campo. « Tra ón 
paraeàr e Valter gh'è una campada 
de se* meter » : « Tra un piolo e 
l'altro corre uno spazio di sei me- 
tri ». « / campàd de la tolta in del 



(1) Non è prestamente 11 nostro cenni' 
$òtt. E piuttosto la blós. 

t?) Camola In ogni modo sarebbe la tar- 
me delle viti, non quella della lana. 



CAM 



Luin » : « I dipinti nei campi della 
volta sono del Luino ». « / cam- 
pàd del pónt in minga largh ossee 
per la piènna » : « Lio arcate del 
ponte non sono larghe a sufficienza 
da lasciar sfogo al nume ». 

Campà-mpaa, Campare. « Come 
tesela campet ( AfF.) Opp. passet t » : 
« Come te la campi ? » Campaa per 
aria: Campato in aria. 

— Campagna, Campagna. Andà 
in campagna: Andar in campagna 
e in villa. Torna da la — : Svil- 
leggiare. La geni de campagna: 
La gente di campagna. La cam- 
pagna la se presenta ben : La cam- 
pagna promette un buon ricolto, g 
(Veterani) « El g'à ses campaqn » : 
« Ha fatto sei campagne ». Ave faa 
i so campagn (Avventure della 
vita) : Aver tatto le sue campagne. 
(Se di donna ha senso disonesto.) 
Casin de — : Villino. 

— Campagnetta. N. fr. Oo faa 
óna campagnetta de vòlt dì » : « Mi 
sono preso una vacanzina di otto 
giorni Opp. Stetti otto giorni in 
villa. Là in la sóa campaanetta 
lù l'è felice » : « Là, nel suo villino, 
egli e felice». | (Militare) «L'i 
stada óna campagnetta curta cur- 
ia ; ma però se semm battuti tre 
volt » : «La fu una campagna assai 
breve, ma pure ci siamo battuti 
tre volte ». 

— Campagnada, Scampagnata. 
Fa óna campagnada a mangia 
ruga: Far una scampagnata a 
mangiar l'uva o far una vignata 
(Roma). 

— Campai (P. N.), Campale. 
Battaglia campai: Battaglia cam- 
pale. 

Campanaa, Campana. Sona i 
campann doppi o a campann dop- 
pi o a campana e morteti : Suonar 
le campane a doppio o a martello. 
Tira già a campann doppi (di 
composizione): Tirar giù a cam- 
pane doppie. « Sonee campann ! » : 
« Sonate campane ». Cohen faa 
a campanna : Calzoni a campana. 
« Bisogna sentì tutt e dò i cam- 
pann » : « Bisogna sentir le due 
campane ». « Oo sentuu óna certa 
campana/ » : « Mi fu suonata una 
certa — ». Sta in campanna (Volg.) : 
Stare in filo. « E dai con sta cam- 
panna / » : « E dalli con la solita 
canzone Opp. La canzone dell'uc- 



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CAM — 89 — 

cullino ! ». La ramponila de In lu- 
cerna : La campana della lucerna. 
Campanella, Campanella. Sona 
la campanella del dtsnà : Dare lo 
xquillo del pranzo. | (Ornato ne' la- 
vori d'intaglio) Gócciola. 

— Campanili, Campanello. « An 
sonaa el campanin » : « Hanno so- 
nato ». El eordón del — : Il tira- 
campanello. Andàa tavola a són de 
campanin: Andar a tavola a suono 
di campanello. | (Torre delle chie- 
se) Campanile. | Specie di fiore) 
Giacinto. 

— Campanili Érta . Scampanel- 
lata. 

— Campanltt. X. fr. : Sentì i cam- 
panitt in di orèce: Sentirei fischia- 
re gli orecchi. Campania elettrica: 
Campanelli elettrici. | (Orchestra) 
/ eampanitt e % piati: Campanelli 
e piatti turchi. 

Camparla (Ciò che è diritto del 
Campee). Vedi Campee. 

Campee e Camperà (femm.), 
Campaio (1). Guardia campestre. 
Campee de ruga : Chi sta a bada- 
tura. Campee di acq'u: Chiavi- 
caute. Campee di bosch: Guarda- 
boschi. M. d. d. : Bon de fa el 
campee dote pana nissun : Esser 
un bono a nulla. M. d. d.:«Ah ti 
te eia mei pagn al campee t » (Pre- 
venir domande o negare anticipa- 
tamente) :« Ah tu suoni compieta 
avanti nonaf Opp. Ah tu metti 
in narrai le mani pernon cadere? » 
| (Scherzo volgare) Stronzo. 

Gamplón, Campione. — de caffi, 
de 9in f de teda, de caràtter de 
stampa: Campioni di caffè, sag- 

Siolo, di vino, di seta, di caratteri 
ipografici. Campùm de zecca : Sag- 
Eo. | (Per difensore di causa corn- 
etto ta) « Ve staa el me campùm » : 
« Fu il mio campione ». 

— Campionàri, Campionario. 
« SI va per i boUegh col ed cam- 
pionari $oU al brazz » : « Se ne va 
pei negozi col suo campionario 
sotto il braccio». 

Campaant, Camposanto (2), Ci- 
mitero. El mureu del campsant 
de...: Il murello del camposanto 



CAM 



(1) Camp ai o e la dleofo^ma lo ti osava 
•ationroeate per guardia campestre. 

(ZI I toeeant naaao dire Computante an- 
che per lignificare la nostra Bruona. 



o del cimitero di... Vedi per gli 
altri modi Foppón. 

Campucc ( Legno colorante ) , 
Campeggio. 

Camuff, Camuffo (1), Scudato. 
« Quand l'à sentii la notizia l'è re- 
ztaa ti camuff, camuff» : « Quando 
sentì la nuova, rimase scaciato o 
con un palmo ai naso. » Vedi No». 

Camusdón, Carbonaia. « L' an 
miss in camuscion » : « Te l' han 
ficcato in carbonaia». 

Can ( Cafna, Cane, Cagna. Can 
barbin, bolognin, bracch, bóldocch, 
dance, de paiee, de tòr, inales, le- 
vrier, saus, de trifól, tantn, ecc.: 
Cane barbone, toffolino, bracco, 
buldocche (senza il cane), danese, 
da pagliaio, da toro, inglese, vel- 
tro, segugio, da tartufi, bassotto. 
M. d. d. : Fortunaa come ón can, 
in giesa : Fortunato come un ca- 
ne o come i cani in chiesa. Sem- 
per sóli come ón can : Sempre so- 
lo come un cane. Amie come can 
e gatt: Amici come cani e gatti. 
A la cà di can: Vedi Cà. fitta, 
fadigh , famm , set , ecc. , de can : 
Vita, fatiche, fame, sete da cani 
o da lupo o del diavolo. Faccia 
de cuu de can de caccia: Faccia 
di camorro. Tratta come ón can : 
Trattar come un cane. « Come va- 
ia t » « La va de can » : « Come te 
la passi? » « Da cane ». Can e bó- 
rian: Gente ignota e triviale. P. 
E. : Andà a fini in man de can e 
bórian: Andar in bocca ai cani. 
« QueU, vói, Ve ón can de Dio ! » : 
« Quello, vedi, è un can grosso ». 
« Tas R can ! » : « Taci cane ! » Vo- 
re drizza i gamb ai can : Voler di- 
rizzare le gambe a' cani o il bec- 
co allo sparviero. Vèss ligaa coinè 
ón can a la eadenna : Stare come 
un cane alla catena. « Incanì me 
senti de can » : « Oggi mi sento da 
cane ». « Senza natica di : vói ciao, 
can » : « Senza dire né addio né al 
diavolo ». Inrabiss come ón can : 
Darsi a cani o anche alle bertuc- 
ce. QueU che fa balla i can : Quel 
che fa ballare i cani. Pissà de can 
novell: Avere il latte sui denti o 
Dire cose ingenue. Pari el lece di 
can: Parer un canile o un letto 



(1) Questa e voce antiquata ora In d li- 
mo a Plrense, e lignificava: ladroncello. 



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CAG 



— 90 — 



CAN 



di cane. Cagna calda: Cagna in 
caldo. (Fig.) « Uè óna cagna d'óna 
mader che. »:« È una cagna quel- 
la madre ». « La canta come óna 
cagna » : « Canta come una cagna ». 
(Pr.) Can e vilan gh'è minga pe- 
ricól che sarcn sii i uss : Cani e 
villani non chiudono mai 1* uscio 
colle mani. Can che bòia nò mord : 
Can che abbaia non morde. Chi 
vanir coppa ti tò can traruva la 
scusa: Chi il tuo can vuol ammaz- 
zare qualche scusa sa pigliare. 
Disgrazia del can fortunna del 
lóff: La morte dei "lupi è la sa- 
lute delle pecore. Can foreste* 
scascia ci can de paiee: Viene a- 
siuo di monte , caccia cavai di 
corte. / bòli ghe dispiasen anca ai 
can : Le legnate non garbano nep- 
pur ai cani. Bisogna lussa sta i 
can che dorma: Non svegliare il 
can che dorme. Quand la légora 
l'è in pee lutt i can ghe córen a- 
dree : Quando un cane abbaia, ab- 
baian tutti. Tutt i can menen la 
ewa e tutt i minción vaeuren dì la 
soa: Tutti vogliono dire la sua 
( non la loro, secondo l' uso ). Can 
nò mangia can : Cane non mangia 
cane Opp. Chi è dell'arte è so- 
spetto. | Bachi. In del stracchin 
gh'è dentcr i can: Nel cacio ci so- 
no i bachi. Andà tutt a can : Ba- 
care. | (Strumenti varii di indu- 
strie) Cane, Tanaglia, Grilletto. 
P. E. : « Ciappa la cagna se te vaeu 
incastra el sercion » : «e Piglia il ca- 
ne se vuoi incastrar il cerchio ». 
(De sellai) Tavola a morsa. 

— Cagnara, Gagnolo, Cagnolino. 
Nò axègh né fi a 'u né cagnatu: Es- 
sere scapolo. I (Il ferro dove en- 
tra il saliscendi dell'uscio) Mona- 
chetto. 

— Cagnada o Cagnaria, Bagat- 
tella.* El m'è costaa óna caàna- 
da » :« Mi costò una bagattella ». 

— Cagna, Addentare. Vedi Can. 

— Cagnltaa ( Volg.), Canita. « La 
cagnitaa de quclVomm Ve incre- 
dibil » : « La canita di queir uomo 
non è da crederai ». « Èl g'à avuu 
la cagnitaa de... » : « Ebbe la ca- 
nita... di...» 

— Cagnésca (P. N.), Cagnesco. 
Guarda vun in cagnesch : Guar- 
dar uno in cagnesco. 

— Cagnòtta, Cagnetta. 
Canaia, Canaglia. « L'è andaa a 



tatù cà là già in mezz a la cana- 
ia» : «È andato ad accasarsi la 
giù, in mezzo alla — o al beceru- 
me o al canagliume ». fl ( Persona 
disonesta) « U è òn fior d' óna ca- 
naia » : « E una birba sconsacrata ». 
(In senso bono, invece di boia) 
« Te see óna gran canàia!» : « Sei 
una birbacciola ». « Oh che canaia 
d' ón temj> ! El torna a piamv » : 
« Tempo infame. Torna a piove- 
re!» 

— Canalón, Birba ccione. 

— Canalàda, Canagliata (1), Ri- 
balderia. « El m'à faa óna cana- 
iada o ón'azion insci brutta, che 
ghe la perdonaroo mai pii » : « E' 
mi fece un tiro o un' azionacela 
così indegna, che non gliela per- 
donerò mai ». Ona vera canaiada: 
Una vera canagliata. 

Canài , Canale. El canal de la 

? fronda: Il doccione. El canal de 
a minestra: La canna dello sto- 
maco. — de la pissa : Uretra. El 
canal de Vorghen : Portavento. M. 
d. d. : Savè de bòn canal: Sapere 
una cosa di buon luogo. Trova el 
canal guest (per ottenere) : Trova- 
re il buon canale. 

— Canalòtt, Canaletto. 

— Canalin, Canalino. 
Canarln (Passero delle Canarie), 

Canarino. Canarin de montagna: 
Ciuco, Miccio. Mangia come òn 
canarin : Mangiare quant' un ca- 
narino. 

Canapè (Specie di divano), Ca- 
napè. Lettin a canapè: Letto a 
canapè, Lettuccio. 

— Canaperln, Canapeino. 

— Canaperùsc, Canapeuccio. 
Canarnn, Gorgozzule. Avègh el 

canaruzz fodraa de (òlla : Avere la 
gola lastricata. I (Parte del bue ma- 
cellato) Cannellone. 

Cancelleria, L'è andada in can- 
celleria » : « Andò nella stanza del- 
la cancelleria ». Articol de can- 
celleria.* Idem. 

— Cancellar (P. N.), Cancelliere. 

— Cancellerin (Sch.) (P. N.). 
Gran cancelliere. « Ah te see chi 
car el me cancelleron ! » : « Ben ve- 
nuto il mio gran cancelliere ! » 

Cànchen, Canchero (2), Ganghe- 



fi) Canapìiata in fior, significa anche 
rabbuffò villavo- 
(2) Canchero in fior, tignine* molte co- 



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CAN — 91 

ro, Arpione. Tra già de canehen: 
Sgangherare. « Incctu me senti giò 
de eanehen » : « Oggi non mi sento 
bene». 

— Oancanln, Arpioncino. | (Pie- 
cola pina di gesso) Pipina. (Soh.) 
Pipino il breve. 

Cancrenila, Cancrena. Andò in 
eancrenna: Far cancrena. (Civ. 
Fig.) La canerenna social: La can- 
crena sociale. 

Candid, Candido. Candid come 
ón Hri: Candido come giglio. Zuc- 
eker candid : Zucchero candito. 

— Candldamant, Candidamen- 
te. « Lù eandidameni Va eonfessaa 
tutt eat*»:« Egli candidamente con- 
fessò tutto». 

— Candlda-dldaa-ndll, Candire. 
Fruii candii: Frutto confettato. 
| Candidato. « Ut candidaa in del 
eolleg elettoral de... » : « È candi- 
dato nel collegio elettorale di... » 

Candlla e Candirà (Volg.), Can- 
dela. Candita de set, de stearica, 
de cera : Candela di sego (1) . di 
stearica, di cera. M. d. d. : Dislen- 
guà come óna candita : Struggerai 
come candela. Falla vede in can- 
déla : Farla vedere in candela. Fa 
sta in candita : Far ballare sur 
un quattrino. Pizza óna candita 
ai sani e vunna al diavol: Idem. 
( Pr. ) Morta óna candita se pizza 
óna tòrcia Jappross.): Morto un 
papa se ne ta un altro. NI dònn 
né tila al dar de la candita: Nò 
donne né tela al lume di candela. 
Chi à mangiaa i candel caga i 
sioppin ( Pop. ) : Chi ha mangiate 
le noci spazzi i gusci. Tutt t sant 
vazuren ta sóa candita : Ogni san- 
to vuol la sua candela. 

— Candllòtt. Candelotto. Can- 
ditoti de fanal de carrozza : Can- 
delotto per lampioni. Canditoti de 
giazz : Candelotto (Lucca), Ghiac- 
cinolo. « Netta et nas t porscellin, 
che te vcn già ón canditoti » : « Sof- 
fia il naso, porcellino, che ti esce 
fori il moccio. 

— Candito*. Candelliere. Sta li 
come ón cananee: Star impalato 
come un cero. Porta et eandilee o 



— che non «tanno col canehen. Malattia, 
persona noiosa o cattiva , oom disadatta , 
ioni! fette. 

(1) A Siena et dice candela a quelle di 
•ego e cai deta a quella di cera. 



CAN 

el ciar : Reggere il candelliere. 
Monta in eandilee o vèss sul ean- 
dilee : Montar in pregio ed esser 
sul candeliere. (Pr.) Chi g'à dance 
fa dance e chi no g' à dance fa 
scusa et cuu per eandilee (Pop.) : 
Chi ha quattrini ha tutto. 

— Oandlleron, Gran candelliere 
e Candelabro. Candileron de set- 
timana santa: Saettia. 

Ganòff, Pietanza di polpe di 
pesce. 

Cantila, Cannella (1). Sul latte- 
mél ohe va la cantila in pólver : 
Sul lattemiele o panna montata ci 
si mette cannella in polvere. Co- 
lor canella: Color cannella. | La 
concita ver mena la polenta: Il 
matterello. (Per la pasta) Matte- 
rello, Ranzagnolo. Spianatoio. (Per 
levar il colino dallo staio) Ra- 
scira. 

Canelón, Cannellone (2), Ricci 
Ona pcrrucca cónt i canelón : Una 
parrucca a ricci. 

Canemel o Canlmel, Pasticca, 
Caramella. 

Canetta, Cannetta. Plafón de 
cannett: Palco sto iato. La canetta 
per la guggia de calzctt : Il fatto- 
rino. 

Canev e Canov, Canapa. ìiett in 
mascra el canov: M etter a macerare 
la canapa. Tila de canov : Tela di 
canapa. 

— uanevaxi, Canovaccio Rica- 
ma sìd canevazz: Ricamare sul — . 
(Fig.) Fa el canevazz de la come- 
dia: Buttar giù lo schema della 
commedia. 

Canevln, (Chi assetta la cana- 
pa), Canapino. 

— Canevnsc (Il fusto della ca- 
nape dirotto) Canapule. 

— Canevee (Campo coltivato a 
canapa), Canapaio. 

— Canevósa, Seme di canapa. 
Canevetta, Cantimplora. 
Canòster o Cavagnoeu, Canestro. 

Vedi Cavagnatu. 

Cànfora, Canfora. La canfora 
Ve óna specie de gomma : La can- 
fora è una specie di gomma. 



(1) In fior. : Mettere una cannetta (Pop.) 
significa: mettere una mala usanza. 

(t) Cannelloni a Fir. nono paste che ti 
mangiano condite con burro e cacio ; spe- 
cie di maccheroni. 



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CAN 



-92- 



CAN 



— Canfora*, Canforato. Spirit 
eanforaa: Spirito canforato. 

Canglant, Cangiante. Color can- 
giane: Color cangio. 

Canlppa, Nasorre, Nappa. 
« Guarda che canippa la gà quel- 
la sciora / » : « Guarda che pò pò 
di nappa ha quella signora ! Opp. 
Guarda che naso si rimpasta quel- 
la signora ! » 

Canina, Canizza (1). (Cappellai) 
Tavola per batter il pelo. 

Canna, Canna. Canna d'India: 
Idem. La §óa canna: La sua 
mazza. Canna de lavatiti: Canna 
di serviziale. — di strivai : Trom- 
ba o Gambale. — dell' orghen: 
Canna dell'organo. — del lavandin, 
del camer, de la fontana: La doc- 
cia dell' acquaio, del cesso, della 
fontana, g (Pescare) Pesca colla 
canna: Pescare a canna. H Cassia 
in canna: Cassia in canna. Icann 
del nas : Le narici. Canna del 
s'eiòpp: Canna del fucile. Canna 
rigaaa : Canna rigata. Ber a can- 
na o a bocchell :" Bere a garga- 
nella. 

— Pannati a (colpo con canna), 
Cannata. 

— Canetta, Cannetta. Plafón 
de canett: Soffitto. (Da far calze) 
Bacchetta. (Per la penna d' ac- 
ciaio) Portapenna o Pennaiolo. 
Canetta de cera de Spagna : Can- 
nello di ceralacca. Canetta del la- 
vaUv : Cannello del serviziale. Ca- 
netta d'apis: Toccalapis. Cannetta 
d'India: Mazzetta o Cannella. 

— Canettà-nettaa, Pieghettare. 
« O'oo daa ci matiné a la sopres- 
sadóra de canettagh i voian » : 
« Ho dato alla stiratora il matinée 
da piegolinare sulle balze ». Can- 
netta on càmes: Arroccettare un 
camice. 

— Canin, Portasigari Canin de 
schumma: Bocchino di spuma. (Per 
tagliar castagne) Castrino. | (Colo- 
re) Guant canin: Guanti canarini. 

— Canon, Cannone. Contro i ca- 
non se pò minga andà : Contro i 
cannoni non ci si va. | M canon 



(I) Canizza In milanese è tra quelle pa- 
role di tecnica e dt mestieri che avrei do- 
vuto lasciar nella penna, per »tar In re- 
gola, te non avesse una corrispondente 
precita In Fior, che però vuol aire tut- 
t'altra cosa. 



de Ut stua : Il cannone della stufa 
o II condotto del fumo. / canon 
del gas: I condotti per il gas. 
(Stiratora) Cucchiara. | (Pasta 
dolce con crema) Cannouciotto. | 
(Cartoccio di ostia abbronzata pel 
lettemiele) Cialdone, fl (Bottai ) 
Sgorbia. (Del ventaglio) Stecche. 
(Cartiere) Doccione. 

— Canonin-nitt. Ona scuffietta 
tutta a canonitt : Una berretta da 
signora a cannoncini. 

— Canonà-nonaa-nonaM, Can- 
noneggiare. «An scguitaa tuW el 
d\ a cannonass a vicenda» : « Han- 
no continuato tutto il giorno a 
cannoneggiarsi a vicenda ». « Se 
sentiva ón gran canonà di pari de 
Magenta » : « S'udiva un gran can- 
noneggiamento verso il Ticino». 

— CfJionada, Cannonata. 

— Canoner, Artigliere. 
Canoccial, Cannocchiale. 
Canònega (Volg.), Canonica. 
Canònica (Abitaz. dei canonici 

o d'un canonico), Canonica. 

— Canonich, Canonico. « El sur 
canonica l'è in coro a canta » : « Il 
83r canonico e in coro a can- 
tare ». I « Quell, vói, che cano- 
nich ! » (Pop.) : « Quello che buona 
lana! » 

Canott, Canotto. — a vèlia la- 
tina : — a vela latina. «In la re- 
gatta è rivaa primm el canott 
de... » : « Nella 'regata arrivò pel 
primo il canotto di... » 

CànOT. Vedi Canev. 

Canta-ntaa, Cantare. Canta de 
tenór, de haritón, de boss: Cantare 
in tenore, in baritono, in basso. 
Canta a orèggia : Cantare a orec- 
chio. Canta bèli (Di cantante bel- 
la e non brava): Cantar bello. 
— a prima vista: All'improvvi- 
so. — a la distesa: — a tutta vo- 
ce. | Canta vittoria : Cantar vit- 
toria. Cantalla darà a vun : Can- 
tarla a uno. « Ma lassel canta » : 
« Ma lascialo cantare ». Canta già 
tuttcoss: Sgocciolare, Svesciare il 
barlette Fa canta vun : Far can- 
tare uno, Opp. Cavargli i calcetti 
(in dis.). « Seni sto pan come el me 
canta sòtt ai dent » : « (Questo or-; 
liccio, come mi crocchia sotto i 
denti ! » Canta miseria : Piangere 
miserie. Fa canta in gallesch : Far 
strillare uno. Méssa cantada : Mes- 
sa cantata. (Pr.) La primma gal- 



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CAN 



— 93 



CAN 



Una che canta V à faa V ceuv : La 
gallina che canta ha fatto l'ovo. 
Se pò minga canta e porla la ero*: 
Non si può cantare e portar la 
croce. Carta eanta e vitlan dor- 
ma : Carta canta e villan dorme, 
ffontflqrtft, Cantacchiare.« E con 
stì po'* varuren cantasela » : « E con 
codeste vociacele vogliono can- 
tacchiare ». 

— Canta sott vós o Cantasela, 
Canticchiare, canterellare. « Te 
preghi, lassa sta de cantuscià con- 
tinóament, che te me sccehet » : « Ti 

Sreeo, tralascia o emetti di can- 
lecniare continuamente, perchè 
mi secchi o mi disturbi ». 

— Cantada, Cantata. 

— Cantadinna, Cantatina. 

— Cantant, Cantante. Ditta can- 
tanta : La ragione cantante. 

— Cantadór in Uscii cantador, 
Cantaiuolo. 

— Cantarlnna (Cantante di nes- 
sun valore) Canterina. 

— Cantastòrie Vendistorie), Can- 
tastorie. 

— Cantllènna, Cantilena. La 
solita cantilenna : La solita canti- 
lena. Opp : La canzone dell' uc- 
cellino. 

Cantoria (Loggia sull' organo), 
Cantoria. 

Cantarà (In dis.), Canterano, 
Cassettone. 

Cantaranna, Fogna. Sprezza co- 
me una cantaranna: Puzzar co- 
me un avello. 

Cantarèl (Grumi di sangue), Se- 
nici (in dis.JL Gonghe. 

Cantari (T. eccl.), Doppieri. 

Cantégora (In die.), Frizione. 
« L'an miss in cantégora » : « L'han 
ficcato in prigione». 

Cantili, Cantino. « M'è saltaa ci 
cantin del viórin » : « Mi si spezzò 
il cantino ». (Pig.) Tocca ón brutt 
cantin: Toccare un brutto tasto. 

Cantinèlla (Stanghe con becchi 
di luce per scena), Cantinella. 

nttTìtiTmft Cantina. La caulinna 
di bottèlli e di v ossei : Canova. La 
eantinna de la legna: Legnaia. 
(Fig. ) Andà la vós in eantinna: 
Affiochire. Ytsscgk sott eantinna : 
Gatta ci cova. Brevis Orazio seen- 
dit in eantinna (Macch.): Brevis 
oratio. 

— Oantinaa. Stanz cantina* : 
Stanze sulla volta. 



— Cantine*, Cantiniere. Pàder 
cantinee: Il cantiniere del con- 
vento. (Pr.) Catngh francés e can- 
tinee todèsch: Cuoco francese e 
cantiniere tedesco. 

— Cantlnèra. Vedi Vivandér. 

— Cantlnln, Cantinina. 

— Cantlnonna o Cantlnón, Gran- 
de cantina o Canova. 

Cantir (Travicelli del tetto, che 
reggono le mezzane), Correnti. Ciod 
de cantir: Chiodo per correnti. 
Cantir de fabbrica : Abetella. 

Cantòn, Cantone. De canton: 
Sul canto. Fa canton: Fare can- 
tonata. Volta ci — : Svoltarlo. L'è 
tntl canton : Lì alla voltata di stra- 
da o sul canto. J&7 canton de la 
pissa: Pisciatoio. Canton delfctuqh: 
Canto del focolare. M. d. d.: Ti- 
rass in d' ón canton: Rincantuc- 
ciarsi. (Fig.) « Signra! L'è giust 
chi appèniw voltaci ci canton/*: 
« Sicuro. E qui svolto ». Lassa sem- 
pcr vun in del canton del ruff: La- 
sciare uno nel dimenticatoio, g (Nei 
panni ripiegati) Cocca. P. E.:« Tcn 
sto fazzolètt per i quattcr canton » : 
« Tieni questa pezzuola per le coc- 
che». I (Dipartimenti svizzeri) Can- 
toni. P. E. : El Cantmt Tcsin: Il 
Canton Ticino. | (Ordigno di me- 
tallo per fortezzar angoli) Canto- 
nata. Cappèll de trii canton : Nic- 
chio. 

— Cantonada, Cantonata (1), 
Canto. « IÀ sulla cantonada (de 
Bagutta)»:«hì sul canto (dei Nel- 
li)». 

— CantonscèlL Cantuccio. 

— Cantonin, Piccolo cantuccio. 

— Cantonàl (Mobile triangola- 
re), Cantonale, (Lucca) Cantoniera. 

Canutiglia (P. N.), Vedi Sgé 
(In Fr. Jais). 

Canzòn, Canzone. La Canaan 
lombarda (Istituz. milanese a so- 
miglianza della Napoletana): La 
Canzone lombarda. « Te scc chi rt, 
con la tóa sòlita canzon ?» : « Ec- 
coti colla solita canzone o la can- 
zone dell'uccellino». | (Randelli 
del vericello per stringer funi sul 
carico) Bilie. 



(1) In fior, c'è una frase specialissima, 
che è : prendere una cantonata, la quale 
non ha un preciso ed unico oorriiponden- 
te In dialetto. Vedi Oamber* Storta* Im- 
pontigliassj, Sbaglia* eco 



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CAN 



— »4 — 



CAP 



— Canzonétta, Canzonetta e 
Canzoncina. 

— Canzonatela, Canzonacela. 

— Canzona, Canzonare. Fass 
canzona : Farsi canzonare. « Te 
eanzonet o te disct de bón tote fee 
a V amor t » : Canzoni o dici da 
senno ?» « Quell V è ón omm che 
eansonna minga » : « E un uomo 
ohe non canzona ». El vizi de can- 
zona su tutt : Il difetto di mandar 
tutto in canzonella, o beffarsi di 
tutto. 

— Canzonadór, Canzonatore. 
« L' e ón famoso canzonadór » : 
«È uno scorbellato» (Pop.). 

Caos. Caos. « El g'a la stanza 
che Veón vero caos » : « La sua 
camera è un vero caos». 

Capa (In dis.) Usato da chi ri- 
pete la frase del Porta). La capa 
de tutt i bólgirònn : La più gran 
ribalda che sia. 

Capirà, Caparra. Dà la capara : 
Dare caparra. «Ahi! Cativa ca- 
para !» : « Ahimè ! Brutto segno ! » 

Caparbi (P. N.), Caparbio. Vedi 
Ostinaa. Caparbi come ón muli: 
Ostinato come un mulo. 

Capàzz t (Voi 2. in disuso) (Nella 
parlata civile ni sostituito dal ca- 
pace italiano). «Sont minga ca- 
pazz de fa óna robba simil » : « Non 
sono capace di fare una cosa si- 
mile ». « Saria anca cavazz, guar- 
da, de sposalla ! » : « Sarei anche 
capace, guarda, di pigliarla in 
moglie ». 

Capali, Cappello. Cappell de 
omm, de dontia: Cappello da uo- 
mo, cappellino da donna. — de 
fèlter, de paia, a trii cantón, ecc. : 
— di feltro, di paglia, nicchio, lu- 
cerna a tre punte. — a cilinder : 
tuba. — mòti: a cencio. — a gi- 
bus : — a gibus. Col cappell stort : 
Col cappello sullo ventitré. Cavass 
ci capelì : Levarsi il cappello. Coni 
el capell su V orèggia : Col cap- 
pello sulle ventiquattro. Amis de 
capell : Vedi A mts. Robba de fagh 
tanto de capell : Cosa da farci tan- 
to di cappello o da darle del lei. 
Tacca su el capell (sposando una 
ricca dn povero) : Attaccare il cap- 
pello (1). legni el capell focura di 



(i) La frase milanese dice più che non 
dica la fiorentina. Tacca su et cappell \ èia 
proprio fra noi vendersi come marito di 



oec: Poter tenere la testa alta, 
Poter mostrare la faccia, fl (De gior- 
nalisti) Cappello. P. E. : « A sta lèt- 
tera de Cavour bisognarà fagh ón 
capell » : « A questa inedita ai Ca- 
vour sarà bene farle un cappello ». 
| (Aversene a male) Ciappà ca- 
pell: Prendere il cappello o incap- 
pellare o incocciare. Scàtola del 
cappell: Cappelliera. Per lassa 
già el capell in anticamera: Cap- 
pellinaio. 

— Capellera (Custodia), Cap- 

eslliera. (Moglie del cappellaio) 
appellai a. 

— Capellee, Cappellaio. « Elle sa 
anca ci Bigia capelle » : « Sta scrit- 
to sul boccali ai Montelupo » (in 
dis.). 

Capellada , Cappellata. « El fa 
dance a capellad » : « Fa quattrini 
a cappellate». 

— CapelllBta (Uno che prende il 
cappello per poco), Permaloso.*!/^ 
ón famoso capellista, che guai a 
strusagh dent»:« E un famoso cap- 

Fellaio, che £uai a toccarlo neì- 
amor proprio». 

— CapeUtt, Capelletti (Sorta di 
pasta per minestra), 

— Capellón ( Guardia urbana ) , 
Cappellone, Teglione. I (Chi spen- 
de per un amante che lo inganna) 
Becco. 

— Capellin, Cappellino. I ca- 
pellitt adèss se s'in riscattaa de la 
moda : I cappellini oggidì non se- 
guono più la moda. 

CapeUaac, Cappellaccio. 



ma la musica V e ancamò quella : 
È cambiato il maestro di cappella 
ma la musica è ancora quella. I 
(Di funghi e chiodi) Cappella, j 
( Cappello di donna a larga tesa) 
Cappello. | ( Triste figura) « U à 
faa óna gran capello » : « Fece u- 
na figuraccia, una figura del Cal- 
lotta e anche Fece uno sbaglio 
grosso ». 
— Capellètta, Cappelletta (1), 



donna vecchia o brutta, ma ricca. In fio- 
rentino significa anche provvedersi tanto 
per poter rampare ; avere un Impiego. 

(1) Già 11 Manzoni ci insegnò che cap- 
pelletto in fior, (diminut. di cappella) non 
risponde alla nostra cappelletta- 



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CAP 



-95 



CAP 



Tabernacolo. A la capelletla dove 
gk* è i duu Mentre che se distacca : 
Al tabernacolo dove c'è il bivio. 

Caper ( Pianta che dà frutto e- 
dile), Cappero. | (Escremento del 
naso ) Càccola. « Quel porchètt , el 
o~*à semper i dit in sul nas, a tira 
già i caper » : « Quel porcellino ha 
sempre le dita nel naso a far càc- 
cole ». ( Pallottoline escrementizie 
umane appiccate a peli dell'ano) 
/ caper dei 48! (Basso): Cose stra- 
vecchie ! Memorie da lasciar da 
parte. 

Capètt , Capetto. « U e ón certo 
capett, che te la doo a praruva » : 
« E un capetto quella ragazza, che 
te ne accorgerai ». | (Piccola sgor- 
bia de' torniai) Càntera. 

— Capettln, Capettino, Capet- 
taceio, Capettucciaccio. 

Capezza! (Voce brianzola al tem- 

ry del Oherub. Oggidì civ. aff.), 
apezzale. « L'è stada al so capez- 
za! tutt el temp de la malattia » : 
• Stette al suo capezzale quanto 
durò la malattia » ( Il popolo di- 
rebbe : al so lètt). 

Capì-apil-pies , Capire (1), In- 
tendere. « Oo beli 9 e capii ! » : « Ho 
beli* e- capito! Ho capito, via! » 
« IS à come voruu damm de capì, 
che » : « Ha come voluto darmi a 
intendere che ». Capì a volo, a la 
mèi, nagott, ón acctdent, óna ma- 
ladetta, óna sverza : Capir le cose 
per aria, alla meglio, nulla, un ac- 
cidente, un cavolo. P. E. : « Uè ón 
/iatu che capiss nagotta de quèll 
che se ghe dis » : « È un ragazzo 
che ha l' ottavo dono ». Nò capì 
né, Ica né/ed: Non capire né le^- 
ge, ne fede. Robba che el le captss 
ogni fedel minción: Cose che le 
capisce ogni fedel minchione. Chi 
rceur capi capissa : A buon inten- 
ditor poche parole. Capì Romma 
pertomma: Capir Roma per To- 
ma. Cavi el latin: Capire il lati- 
no. « T* ee capii quant in i ór ì » : 
Vedi Ora.«Lù, ch f el g'àcosur, el 
capirà cosse provava mi » : « Lei , 
che ha cuore, comprenderà quel- 
lo che io soffrivo ! » « El se lassaa 



(1) Capire in italiano ha un altro senio 
poco osato però che è quello di contenere. 
Nell'uso capire anche a Firenze lignifica 



capì, eÀe... »:«S'è lasciato inten- 
dere, che». 

— Capitola* , Capitolato. Capi- 
tolaa dell'asta : Capitolato dell'in- 
canto. 

— Capitolazión , Capitolazione. 
I vati de la capitolazión: I patti 
della capitolazione. 

Capltoxnbol (Civ. Aff.), Capitom- 
bolo. « L' à faa ón capitombol de 
nò cred » : « Fece un capitombolo 
da non credere ». Il popolo dice 
tòmma. 

Capxnaster. Vedi Cammaster. 

Capnegher( Uccellino notissimo), 
Capinera. 

Capo d'opera, Capo d'opera e 
Capolavoro. 

— Capp d'arbitri (P. N.), Ca- 
petto, Pane di lusso. Originale. 

Capón, Cappone. Èl capon el sta 
a la gallina come el barn a la vac- 
ca : Il cappone sta alla gallina co- 
me il bue alla mucca. — ben ca- 
ponaa: Cappone diritto. — mal 
caponaa : — mal capponato o gal- 
lione. Yegnì su la peli de capon : 
Venir la pelle d'oca o accaponar- 
tisi la pelle. | « Quèll Ve capon ! » : 
« Queir è un mariolo ! » ( Pr. ) Mèi 
màghcr capon inc<eu, che gainna 
grassa dotnan : Meglio un frin- 
guello in mano che un tordo in 
frasca. 

— Caponà-naa, Capponare. « Mi 
te me caponet minga » : « Me non 
mi cogli ». Caponàsscla : Batter- 

— Caponèra, Capponaia (1), Stia. 
La galleria Viti. Em. l'è la capo- 
nera di Meneghitt : La galleria 
Vitt. E man. è il continuo richia- 
mo de'milanesi. | « L' dn miss in 
caponèra » : « L' hanno ficcato in 
prigione, nella stia». J (Di donna 
attempata ) « U è óna caponèra » 
(basso) : « È una gallina vecchia ». 
« Guarda guarda quanta caponè- 
ra » (Volg.T: « Guaraa quante gon- 
nelle! »« Va in la stanza di piti e 
tira faeura ón polaster da la ca- 
ponèra » : « Va in capponaia e le- 
va un pollo dalla stia». 

Caporal, Caporale. Caporal de 
setHmanna: Caporale di settima- 
na. | Caporal de cusinna : Lava 



(1) Capponaia <> più propriamente la 
stanza dove li tengono 1 capponi , anche 
non chiosi nelle itìe. 



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CAP 



— 9fi 



GAP 



scodelle, fi (Di donna ardita) « L'è 
ón vaporai! » : « È un caporalaccio 
(non coni.) Opp. È un granatiere 
o È un falcacelo ». 

— Caporalett, Caporalctto. « La 
fa ci caporalett » : « Fa il gallo ». 

— Caporalln (IL St.). « Xapoleón 
nun de allora ci ci amare m ci ca- 
poralin»:* Noi veterani di Napo- 
leone lo chiamavamo il caporali- 
no ». 

Caporiòn (D. liomano), Capo- 
rione. « //è Ih el caponón di sciò- 
peri >» : « È lui il caporione degli 
scioperi.» Capopopolo. El caporiòn 
di bordi' i : Il caporione del chias- 

HO. 

Capott, Cappotto. « Mètt sii el 
capolt, che piorur»:* Mettiti il cap- 
potto che piove ». | (Gioco) Tatù 
su capott: Pigliar cappotto. 

— Cappottón( Acer. nei due sensi). 

Capla (Volg.). Vedi Gabbia. 

Caplón, Gabbione. Capion di 
quai : Gabbia delle quaglie. 

Capletta, G abbietti». 

Capiler (D. Fr.), Capelvenere. 
Oh capiler corretto: Ln capiler 
con catfe. 

Capigliatura (P. N.J, Cappella- 
tura, Capigliatura. « jai y a óna 
bella capi a Ha tura » : « Ha una bel- 
la capigliatura ». 

Capltà-ltaa, Capitare. Dopo è 
capitaa che... » : «< Avvenne poi, 
che ». « El pò sta pocch a capita » : 
« Non può star molto a venire ». 
« Se et capita chi gh' el diroo » : 
« Se capita glielo dirò ». « M'c ca- 
pitaa tanti volt de dovè.... » : « Mi 
capitò spesso di dovere... ». « De 
pésg non capita » : « Peggio non 
capita ». Capita in bònn man (iro- 
nia) : Capitare o cadere in buone 
mani. « Sónt capitaa forse in d'ón 
moment minga yiust f incomodi »: 
« Sono forse venuto in un mo- 
mento incomodo ?» « Ohe rie an- 
mò de capita f » : « S'ha a veder di 
peggio ? » Mal capitaa e pesg im- 
hattuu • Male imbattuto. 

Capital, Capitale. La capital d'I- 
talia : La capitale d' Italia. | Ca- 
pital mori, a frutt: Capitale in- 
fruttifero, fruttifero, Fa capital 
d'óna robba : Far capitale, asse- 
nnimeli to 8Ù checchessia. 3 « Quèll 
'è ón bon e apital / » : « Quello è 
un buon capitale ! » « Che gran ca- 
pital / » : * Che capitale ! » 



f: 



— Capltalètt, Capitaluecio. 

— Capi tal on, Capitatone. 

— Capitalista, Capitalista. « Lh 
el g' à miss Videa e l' òpera e mi 
sónt el capitalista » : « Egli ci ba 
messa l' idea e io sono il capita- 
lista ». 

Capitani, Capitano. « Ai capi- 
tani de l'esercii voreven toeugh el 
cacali*: «Ai capitani del nostro 
esercito si voleva levar il caval- 
lo». ( 'api tati i diform igh . Ved i Tòt/ n . 

Capiteli, Capitello. — doridi, co- 
rinzi : Capitello dorico, corinzio. 
| (Legatore di libri) Capitello. Cu- 
pitell di liber de giesa : Coreg- 
gutolo. 

Capìtól, Capitolo. El capitol de 
de la catedral: Il capitolo della 
cattedrale. Acègh pocca vós in ca- 
pitol: Avere, poca voce in capi- 
tolo, (j / capitai d'ón romunz : I 
capitoli d'un romanzo. « Adèss ghe 
xwur i penser a capitol» (Civ.): 
« Ora bisogna chiamar i pensieri 
a raccolta ». 

Cappottinna, Cappottala. Ona 
cappottinna de velh de seda: Una 
cappottina di velluto in seta. 

Capp, Capo. Capp de cà: Capo 
di casa e Capoccia. Capp de bot- 
tega: Maestro. Capp de lader: Ve- 
di Jjader. Capp di locc : Vedi Lòcc. 
I « Quest V e on beli capp » : « Co- 
desto e un bel capo ». Capp d'ann: 
Capo d' anno. In capp ae tavola : 
A capo o in capo di tavola. Tor- 
na de capp: Rifarsi da capo. An- 
dà a capp: Far capoverso. « Capp 
primm mi riti che » : « Innanzi tut- 
to io voglio che ». De capp e pè : 
Da capo a' piedi. Tra capp e coli: 
Idem. Capp per capp: Oggetto per 
oggetto, Capo per capo. Capp rar 
o Capp d'arbitri : Bella gioia e Ca- 
po ameno. 

— Cappbanda , Cappcaocia , 
Cappciel, Cappcomich, Cappcu- 
■tod, Capppoet, C&pporchestra, 
Cappsoteró, Capptaat, Cappstor- 
na, Capomusica, Capocaccia, So- 
praccielo, Capocomico, Capo cu- 
stode. Capoposto, Direttore d'or- 
chestra. Capo de' becchini, Capo- 
tasto, Capostorno. 

Cappa, Cappa. Perón póni Mar- 
tin rà pers la cappa : Per un pun- 
to Martin perse la cappa, fl Jxi 
cappa del camin: Cappa dei ca- 
mino. | (Naso grosso) Naaorre. 



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CAP 



— 97 



CAR 



— Cappamagna, Cappamagna. 
L'arcivèscov in cappamagna: I- 
dem. 

— Cappabautta (Da maschera), 
Bautta. 

— Cappanera ( Cameriere di 
grandi caso), Cappanem. 

Caprini, Capriccio. « Gh'esaltaa 
el caprizzi de andà a mònega » : 
« Le venne il ghiribizzo di farsi 
monaca ». Caprizzi de matt : Ca- 
pricciaccio. Caprizzi de fiasu : Ca- 
pestrerie, Grilli. « Ah te tee i ca- 
prizzi t Spetta a mi ! » : « Tu hai i 
grilli? Ora vengo io». Amor de 
caprizzi : Capriccetto. On caprizzi 
terribil: Gina. Faccia de caprizzi: 
Vedi Faccia. Scoeudes i caprizzi : 
Levarsi i capricci. (Pr.) Chi giuga 
de caprizzi paga de borsa: Vedi 
Borsa. 

— Caprialitt (De* bambini), I 
capriccetti, Capestrerie e Capre- 
sterie. 

— Caprlzlòs, Capriccioso. On 
fiorii molto caprizios : Un ragazzo 
molto capriccioso. 

— Capzizlosòn, Capricciosaccio. 
Cappaant. Vedi Campioni in 

Camp. 

Cappsold (P. N.), Caposoldo. 

Cappaquadra (P. N.), Caposqua- 
dra. 

Capatorno, Capogiro. 

Càpsula (Per fucili), Cappellotto. 
| (Di speziali) Capsula. 

Capuccln , Cappuccino. Quell 
ch f era el convént di Cappuccin del 
Manzón adess l'è el Cataarón: Il 
convento de' Cappuccini del Man- 
zoni ora e chiamato: Caldaione. 

— Capucc, Cappuccio. Tira sii 
el camice: Mettersi il cappuccio. 

— Capucclnna, Copritoio. 
Cax, Carro. Car de lavandee: 

Carro del biigandaio. Car per el 
Sanmichee (Grandi carri imbot- 
titi nell'interno): Carri da sgom- 
bero. I car del carnevalati : 1 car- 
ri di sabato grasso. La quinta 
rotuda del car: La quinta ruota 
del — . M ètt el car denanz ai bava : 
Metter il carro innanzi a' buoi. 
Ciappà la légór cónt el car: Pi- 
gliar la lepre col — . Yess lontan 
ón car de reff da dna robba : Es- 
ser più lontano che il gennaio dal- 
le more. « V è ón car roti » : « È 
un coccio ». P. E. : « Poter omm 
rè ón car roti » : « Pover omo è un 



coccio fesso ». (Pr.) Tira là pus se e 
ón car rott che ne ón san: Conca 
fessa dura talvolta più che non 
intera. | Car : Caro. « Car ci me 
Peder » : « Caro il mio Pietro ». 
« Caro ti! » : « Caro te ». Ave de 
car: Aver a caro. Costà car: Co- 
star caro. Ave de cara grazia : A- 
vere di grazia o dicatti. (Iron. ) 
« Oh cara carascia ! » : « Che festa ! 
Che tripudio! » 

— Carétta, Carretta. La caretta 
del moiétta: La carriola dell'ar- 
rotino. (Da una sola ruota da- 
vanti) Carriola. 

— Carettèlla, Carrettella. 

— Carettee, Carrettiere. 

— CareUin (Per sabbia e mat- 
toni), Barello. 

— Carriagg (Militare). Carro da 
bagagli. 

— Caradór, Carrettiere. 

— Carètt, Caniccio. « Me. par 
ch'el sia ón poo carctt ». « E' mi 
sembra un po' caniccio ». 

Cara (T. tanciull.), Carezza. Fa 
cara, cara: Fare carezziue. (A 
bambino) « Fagh la cara al sciór»: 
« Fagli una carezza al signore ». 

Carabinna, Carabina. On cóìp 
de carabinna: Colpo di carabina. 

— Carabinada. Colpo di cara- 
bina. 

— Caxabinór, Carabiniere, a 
Milan i carabiner i ciàmen Cu 
traversa: A Milano i carabinieri 
hanno di soprannome: Cà Tra- 
versa. 

Caracco (D. Sp.), Fnillo. Nò 
vari ón caracco: Non valere un 
frutto. (Esci.) « Oh caracco ! » : 
« Affé dell'oca! » 

Caracò (In dis. D. Sp.), Giub- 
betto. (Fiore d'America) Caracò. 

Caracòll, Caracollo, (di cavallo) 
« El m'à dna ón caracòll terribi- 
le»: «Mi fece sotto uno scam- 
bietto terribile. » 

— Caracolla (Voltar del cavallo 
in tondo cambiando mano), Ca- 
racollare. 

Caradà (Specie di tabacco),' Ca- 
radà. Caradà fior e fóietta : Fiore 
e foglietta. 

Caraffa, Caraffa (1), Bicchierone. 



(t) Suono uguale, senso diverso. Ca- 
raffa in fior vuol dire vaso corpacciuto 
per fiori. 



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CAR 



-96- 



CAR 



« Oo bevuu óna caraffa de vin 
bianeh » : « Ho bevuto un gran 
bicchiere di vino bianco. » 

Garagnà (Piangere non a di- 
stesa). Piagnucolare, Frignare. 
« Lù el carogna per nagott » : « fi- 
gli ha le lagrime in tasca ». On 
fiam che caraana tutt ti dì: Un 
ragazzo che frigna da mattina a 
sera. (Pr.) Chi sprezza ama e chi 
catta sii caraana : Chi sprezza 
ama o chi biasima vuol comprare. 

— Caragnada, Frignata, (Pist.). 
« El g'à daa la sóa brava cara- 
gnada e pceu s'ciao » : « Ruppe 
a piangere per poco, poi bona 
notte». 

— Caragnadinna, Ona caragna- 
dinna la te /aria ben » : « Un po' di 
sfogo ti solleverebbe». 

— Caragnent, Piagnoloso. 

— Caragnón, Belone, Frignone. 
Caràmbola, Carambolo. « Giu- 

ghèm óna partida a carambola ? » 
« Giochiamo un carambolo noi 
due ?» 

— Carambola, Far carambolo. 
Caramèlla (Per confetto). Vedi 

Canimel. \ jLente che si porta 
sull'occhio) Caramella. 

Garampanna. N. fr. : Véggio 
carampanna : Vecchia squarquoia. 
(Sost.). « L'è ón fior d'óna caram- 
panna » : « È una gallina vecchia ». 

barascia, Vedi Car. 

Caratànt (Che ha parte in una 
speculazione), Caratante. 

Garàter, Carattere. « L'èón omm 
de gran carater » : È un uomo di 
gran carattere. Senza carater : E 
un uomo volubile. Sta o vèss in 
caratter: Stare od essere in ca 
rattere. Comedia de carater: Co- 
media di carattere. | (Per scri- 
vere e per stampare) « L'è scritta 
in bellis8im carater » : « È scritta 
in calligrafia ». I carater de stampa 
adess se distinguen in corp e nu- 
iner: I caratteri da stampa ora 
si distinguono in corpo e nu- 
mero. 

— Carateraac, Caratteraccio. 

— Caratteriiza (P. N.), Carat- 
terizzare. « Quell fa V è ossee de 
caratterizza ón omm » : « Quel trat- 
to basta a caratterizzare un omo ». 

Oaravanna (P. N.), Carovana. 
«Za nostra carovanna Ve rivada 
a Mossami » : « La nostra carova- 
na giunse a Massaua». | (Diporto 



in campagna) « Èvegnuu sii a l'alp 
óna carovanna de viUeggiant » : 
« Venne su all'Alpe una carovana 
di villeggianti ». | (Tirocinio) « Oo 
faa ancamì la mia brava carovan- 
na*:* Ho fatto anch' io la mia 
brava carovana ». 

Caxbón, Carbone. — dolz, fort, 
canellin, còcch, fóssil: Carbone 
dolce, forte, in cannelle, coke, 
fossile. Fa brasa el carhon: Ac- 
cendere il carbone. Carbon che 
s'ciovpa: Carbone che schizza. 
Robba de nota cónt el carbon 
bianeh: Cosa da farci un segno 
col carbone bianco. 

— Garbonee, Carbonaio. Négher 
come ón carbonee: Nero come un 
carbonaio o come un bracino. 

— Carbonara, Carbonaia. 

— Carbonèlla, Carbonella, (Per 
scaldini) Brace. 

— Carbonlnna, Carbonella. | 
(Disprez. di prete) On saech de 
carboninna (Volg.j: Il sor reve- 
rendo. 

Carbonaro (R. StX Carbonaro. 

Carbonzln. Vedi Lapis, Matita 
nera. 

Carcass, Carcassa. I carcass di 
polaster per fa bratud: Le car- 
casse di polli per far brodo, anche 
catriosso. || (Di donna) « La suro 
X l'è diventada propi ón carcass » : 
« La sora X è diventata proprio 
una carcassa». « A Voltri oo veduu 
sii la spiaggia el carcass d'ón ba- 
stiment naufragaa»: « A Voltri, 
sulla spiaggia, ho veduto la car- 
cassa d'una nave naufragata. » 

Career (Parte della nostra Are- 
na) , Carceri (Ant.). « Ptilvinar, 
podi e career cren tutt pien » : 
« Pulvinare, podio e carcen, tutti 
occupati. » 

— Carcéribus (In), In carcere. 
Cardéga (Volg.j. Vedi Cadréga. 
Gardenia, Credenza. La stanza 

della cardenza. (nelle grandi case): 
La credenza, j « Mètt quii bottili 
sulla cardenza opanadora » : « Met- 
ti quelle bottiglie sulla credenza ». 
Ì(ln chiesa pei battesimi) Cre- 
enza (1). 



(1) La credenza* in florent, è iolo di 
quando dioono metu i prelati. Nel Mo- 
roni trovo ohe la credenza o*è sempre per 
la messa, ma non è quella del rito ambro- 
siano pei battesimi. 



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CAB 



CAR 



— Cardanzln (Piccola credenza)» 
Credenzetta , Credenzina. (Per 
ischerzo alla balia) « Tira /(tura 
el tò cardenzin, che el fiotu el g'à 
famm » : « Dagli la poppa al barn- 
Dino che ha fame. » 

— Oardenzón, Credenzone (1), 
Grande credenza. 

Cardili, Cardine (P. N.). La giu- 
stizia l f è el carditi della soctetaa 
(Civ.): La giustizia è il cardine 
nella società. | (Spazzola da cap- 
pellaio) Cardo. 

Cardinal, Cardinale. « Chi so 
antenato fera cardinal » : « Un 
suo antenato fu cardinale » | (Spe- 
cie d'uccello) Cardinale. 

Cardón, Cardone, Gobbo. On 
piati de cardon al batter : Un piat- 
to di cardoni o di gobbi, al burro. 

— - Cardonln, Carduccio, Cardo- 
niello. 

Caregà (Volg.). Vedi Carica. 
Sempre viva nel popolo in queste 
frasi : « Voo a caregà di forestee » 
(vetturino ): « Vado a caricar dei 
forestieri ». Caregass de legna ver- 
da: Caricarsi di brighe, di lcgne 
verdi o di impegni oltre le forze. 
Caregass la coscienza, el stomegh: 
Caricarsi la coscienza, lo stoma- 
co. Caregà ón numerai loti: Ca- 
ricar un numero al lotto. Caregà 
la forno» di quadrei: Caricare o 
assestar la fornace de' mattoni. 
Caregà la rócca (in dis.): Inconoc- 
chiare. Caregaa come ón muli: 
Caricato al cu la (Soprassoma). 

Caregadura (Pop.). Vedi Cari- 
catura. Viva nel popolo per don- 
na leziosa e ridicola) ercolina 
(Prato), Caricatura (Firenze!. 

Careggia, Carreggiata. Sta in 
careggia: Stare in carreggiata, Se- 
guire la carreggiata. On càr striti 
de careggia: Un carro stretto di 
carreggiata. 

— Careggiagli, Carreggiabile. 
« La strada Ve careggiabilt » : « La 
strada è carreggiabile ? » 

Càregh (Volg.). Vedi Carich. (Vi- 
va nel popolo) Careph de coscien- 
za: Peso sulla coscienza, Carico 



fi) -Come eV credenzina ci poteva essere 
credenzona se questa roce non avesse In 
toccano aita significazione precisa e molto 
differente da gran credenza» Vedi cmtoi- 



di coscienza. (A briscola) Caregk : 
Carichi. 

Carensgia (Volg.). Vedi Careg- 
gia. 

Carestìa, Carestia. « In Europa 
al di de incava la carestia Ve pù 
possibil » : « In Europa oggigiorno 
la carestia non è più possibile ». 
(Fig.) Carestia de no tizi, de dance, 
de mari, de gèni: Carestia di no- 
tizie, di denari, di mariti, di ge- 
nii. (Pr.) La carestia la ven in bar- 
ca : Anno fungato, anno tribolato. 

Carézza, Carezza. Fa carezz: 
Far carezze. Carezz d 1 asen o de 
villan: Carezze asinine. | (Prezzo) 
Carezza.* Quell mercant Ve d'óna 
carezza spropositada » : « Quel mer- 
cante è di unacarezzaspropositata». 

— Carezzò!, Carezzevole. 

— Carezzà-ezzaa-ezzass, Carez- 
zare e Accarezzare. Carezzass la 
barba: Carezzarsi la barba.* QueU 
fictu lì r è staa tropp carezzaa » : 
« Quel ragazzo fu troppo accarez- 
zato». 

(terga (Volg.) Vedi Carica. 

Canada ( Condotto dell' acqua 
dalla gora alla ruota del mulino), 
Gorello, Doccia. 

Carlca-rlcaa-rlcaas , Caricare. 
(Oltre gli esempi dati in caregà 
dò onesti succiali alla, parlata ci- 
vile) Carica el s'eiòpp: Caricare 
il fucile, lo schioppo. Caricass de 
pagn: Caricarsi dì abiti. Carica 
la dose : Caricar la dose. Carica i 
tint, l'acccnt, la memoria, ecc.: Ca- 
ricar le tinte, l'accento, la memo- 
ria. « / Ulani todèsch dn caricaa 
tré volt el famoso quadraa delprin- 
cip Umbert » : « Gli Ulani austriaci 
caricarono tre volte il famoso qua- 
drato del — ». 

Càrica, Carica. Vèss in cariexi : 
Esser in carica. | Carica a la ba- 
ionetta (in dis.): Carica alla baio- 
netta. Carica de cavalleria: Ca- 
rica di cavalleria. « Te gh'ee miss 
troppa carica a sto s'eiopp »: «Gli 
hai messa troppa carica a questo 
schioppo. » 

— caricatura (P. V.), Carica- 
tura. Giornal de caricai ur : Idem. 

— Carich, Carico. (Per imposta) 
Carico. Testimòni a carich: Teste 
a carico. Fàghen carich : Far- 
gliene carico. Fàsscn carich : Far- 
sene carico. | (Gioco) Carico. 

— Caricaa, Caricato. Caricaa 



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CAR 



-100- 



CAR 



o caregaa come ón muli. Caricato 
come un mulo. . 

Carillon (d. Fr.), Canglione, (in 
disuso. Era un concerto di cam- 
pane nel medio evo) Soneria. O- 
rolòag a carlión : Oriolo cpn so- 
neria: Scàtola eoi - : Scatola ar- 
monica. _. A » 

Carimaa, Calamaio. Carta, pin- 
na e earimaa: Carta, penna e ca- 
lumato. | (Sotto gli occhi) Cala- 
mai, (Quasi in tutta Toscana) — 
Occniaie (Firenze) (Se invece di 
lividi sono gonfiori) Pesche agli 
occhi. ,__ . 

— Carimarada, (Un calamaio 
«V inchiostro pieno ) , Calamaiata. 
« El g'à tiraa dna carimarada » : 
« Gli gettò addosso un calamaio 
iV inchiostro. » 

Caxlmarera, Porta calamaio. 

Cartona, Fuliggine. On sacch de 
carisna: Un sacco di fuliggine. 
Ner come la carisna: Nero come 
la fuliggine. A 

Carltaa. Carità,. Oper de can- 
uta: Opere di canta. Caritaa del 
pròssim: Carità del prossimo. 
(Civ.) Filantropia. Suora de cari- 
taa : Suora di carità, | Cerca la 
caritaa: Chieder la elemosina. 
« Fàmm sta caritaa / »: «Fammi 
questa carità, dì...» (Lscl.) «Per 
caritaa ! » : « Per carità ! » Cari- 
taa pelosa : Idem. 

— Caritatèvol, Caritatevole. On 
omm caritatèvol: Un uomo cari- 
tatevole. ( lron. ) « Sperhnm eh ci 
sia caritatèvol o discreti » (a ora- 
tore) : « Speriamo che sia caritate- 
vole. » , 

Carlee. In disuso, tranne che 
nel proverbio: Fa duu corp in 
iVón carlee: Pigliar due colombi 
a una fava. , 

Carlo. Nome proprio nelle Ir. : 
FI sur Carlo (in dis.): I quattrini. 
Ai temp de Carlo V: Ai tempi di 
Carlo Quinto. Avènn faa pussce 
che Carlo in Francia: Averne 
fatte quante Carlo in Francia. 

— Carlònna (A la), A la Carlona. 
Carmln, Carminio. Color car- 

mìn : Colore carminio. 

Carna (Volg.), Vedi Carne e 
Carnagión. 

' Carnagión, Carnagione. De car- 
vagion scura: Scuro di carna- 
gione. « 1m g'à óna bella carna- 
gión » : « Ha bella carnagione ». 



Carne, Carne. — de manz r so- 
rianna, de porch : Carne mastra o 
di bue, di vacca, di maiale, —fre- 
sca, slegnida, salada, ecc. : — fre- 
sca, tigliosa o tirante (1), Bala- 
ta, ecc. L'ossa de la carne: Il 
tagliere. Mette* in carne : Rimet- 
tersi in carne. Nò save se l'è carne 
o pèss : Non sapere se sia carne o 
pesce. Paaà carne salada : Costar 
calato, rès* carne e ongia con 
vun: Essere carne e ugna con 
uno. Tra carne e péli: Tra carne 
e pelle. Vèss ón dìavol in carne e 
oss : Essere un diavolo in carne e 
in ossa. Vess minga carne ven- 
duda: Non essere carne venduta. 
Vess minga carne per i tò o per 
i so dent : Non essere carne o cio- 
cia per i suoi denti. Mètt sii la 
carne: Metter la carne al foco. 
« L'è pussee la giónta che la car- 
ne»:* Costa più il giunco che la 
carne. Carne morta : Carne morta. 
(Pr.) La carne attacch a Vòss Ve 
la pussee bonna: Carne accanto al- 
l'osso e terra accanto al sasso. 
«Semm tutti de carne »:« Siamo 
tutti di carne». Tra carne e on- 
gia mai de mezz: Tra carne e 
ugna nessun ci pugna. 

— Camàacia, Carnaocia. « Lu 
ghe pias la verdura ; a la carnà- 
scia ghe ne dà nagotl » : « A lui 
piace la verdura, la carne non gli 
si confà». 

— Carnlnna ( T. fanc. ). « Man- 
gia la pappa, che te daroo la car- 
ninna » : « Mangia la pappa, cari- 
no, che ti darò un poco di ciccia ». 

— Carnee, Carniera. Pien el 
carnee: La carniera piena. 

— Camuse (Ciò che resta di 
carnoso attaccato alle pelli da con- 
cia), Carniccio. 

— Caralvór (P. N.), Carnivoro. 
« El gatt l'è ón animai camivor, 
ma nun V emm obligaa a mangia 
anca ci pan » : « Idem. ». 

Camelia (Specie di fungo), Lin- 
gua. 

Carneval, Carnevale. Fa el car- 
neval: Fare il carnevale. Avegh 
parècc carnevai sui spali : Aver di 
molti carnevali addosso. 



(1) Pr. fiorenti Carne tirante fa buon 
fante. 



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CAR 



— 101 — 



CAR 



— Carnaralón, Carnevalone am- 
brosiano (1). 

Caroba (Frutto della caratonia), 
Carruba. 

Carobbl (Piazzale dove sbocca- 
no parecchie vie). Crocicchio. | 
(L<a trivella massima del bottaio) 
Cantera. 

Caroccee e CarooeU con tutti 
i derivati (Volg. Ant.). Vedi Ca 
rozzee e Carrozza. 

Careni (Il figlio più amato, il 
prediletto in famiglia o dalla mam- 
ma). Il beniamino. El carasu de 
la mamma: Il cucco. 

Carogna. Carogna. « La vostra 
multa V è otta carogna , che la va 
tutt'a piagh » : « La vostra mula è 
una carogna tutta piaghe e gui- 
daleschi ». « Quella carogna el s'è 
pientaa e el voreva pù andà né i- 
nanz , ne indree » : « Quella caro- 
gna s'è piantato e non vuol più an- 
dar né avftnti né addietro». 

— Carognetta (2). Carognuola. 
« Te me parti dna bella carogna- 
ta, con miei tò morde » : « Tu m'ài 
troppo della cacherosa con quel 
tuo damo ». Ona carognelta d'óna 
tosa cke la ghe vctur ben a nissun: 
Una carognuola di fanciulla, che 
non s'attacca ad alcuno.* Andemm, 
mangia, fa minga la carognetta » : 
« Via, mancia ; non mi fare la ler- 
nia ». « Prima Vera dna gran la- 
voradóra, ma adess la s'è buttada 
a fa la carognetta » : « Prima era 
una gran lavoratore, ma adesso, 
s'è buttata a fare la carogna ». 

Carollnna (Gioco al bigliardo), 
Carolina. 

Carotali (P. N.), Carolina ( No- 
me proprio di donna). 

Carotali ( Specie di torneo dei 
nostri tempi), Carosello. | Vedi 
anche Giostra. 

Caròttola, Carota. Seller e ca- 
ròltol: Sèdano e carote. | (Panza- 
na) « Ti te me inventet dna caròt- 
tola » : « Tu mi pianti una carota» 



(I) A Firenze c'è Invece Il carnevalino* 
per indicare )• funzioni religiose a cui 
traggono donne galanti • paini per dilet- 
to e pompa. 

(tf Credo impossibile il dire in quante 
occasioni e per qoantl motivi diverti , a 
Milano, ti osi dal popolo dar della care 
ometta a donne e a rafani. Dò Tarli esem- 
pli. 



Sta A quasi tutt el santo di a ca- 
scia carottol: Perdere tutta la san- 
ta giornata a far ciance. 

Carozsa, Carrozza. Mètt su car- 
rozza: Metter su carrozza. Andà 
in — : Andar in — . Dismètt de te» 
gnì carrozza: Smetter carrozza. 
Sciar de carrozza: Signore da car- 
rozza. — M. d. d.: Andà in car- 
rozza col timón dedrce: Andar in 
barca. Tira la carrozza cónt i bu- 
ftècch (Appr.): Tirar l'anima coi 
denti o tener carrozza e star vi- 
vere a stecchetto. Tctu ón viorin 
per dna carrozza : Pigliar lucciole 
per lanterne. (Pr.) Se pò minga 
andà in parodie in carrozza: In 
paradiso non ci si va in carrozzo. 

— Carouada, Carrozzata. Ona 
carrozzada de geni: Una carroz- 
zata di gente. 

— Carenatoli (di strada), Car- 
rozzabile. 

— Caronln, Carrozzino. 

— Carouòn, Carrozzone. 

— Carozxètta, Carrozzella. Car- 
rozzina, Carrozzuccia. 

— Carozzee, Carrozziere. 
Carpanèll (Sorta d'albero), Car- 
pinelle 

— Càrpen, Carpine. La gròtta 
di carpen: La grotta dei carpini. 
(Sorta di pesce) Carpione. 

Carplà-rplaa, Velaci. El frega 
el fa carpio, anca l'asce: Col fred- 
do intenso si vela anche l'aceto. 
« Me sónt sentii a carpià el ean- 
g'u » : « Mi sentii a far un tuffo il 
sangue o a rimescolare. » 

— Carpiadura, Velo. 

Carplona-plonaa-onaM (Accon- 
ciare con aceto certe vivande), 
Accarpionare e Carpionare. I (In- 
freddarsi) « Sónt carpionaa beli e 
ben » : « Ho preso una bella im- 
beccata ! » 

Caxpògn, Pottiniccio. « Invece 
d'óna menda t'ee faa ón carpogn »: 
« Invece d'una rìmendatura in f hi 
fatto costì un pottiniccio ». | Re- 
molàzz carpogn : Radico stopposa. 
fl « L'è tutt carpogn in faccia » : 
« È tutto tarmato in vino. » 

— Caxpognent. « A furia de 
poncignaìla, sta camita, l'è car- 
pognenta»: «e Camicia roppicci- 
cottata. » 

— Carpognadura (Come Car- 
pogn nel primo significato), Pot- 
tiniccio. 



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CAR 



— 108 — 



CAR 



— Carpognln (Tarmaticcio),But- 
terato. 

— Carpognón, Butterataccio. 
Carsenia (Grande confetto di 

varie forme e qualità), Crescen- 
za (1), Stiacciata. La carsenzadel 
primm di de l'ann: La focaccia 
ael capo d'anno. (Fig.) « Me sónt 
settaa sul cappell e l'oo faa di- 
venta óna carsenza o ón carsen- 
zin: Vedi Carscnzin. I (Specie di 
cacio) Carsenza de Lècch: Strac- 
chino. I La carsenza di avi: Il 
faro delle api. 

— Carsennn, Stiacciati na. « El 
s'è settaa sul cappell el n'àfaa ón 
carsenzin » : « Si pose a sedere sul 
cappello e ne fece una . stiaccia- 
timi». 

— Carsenzónna, Grande stiac- 
ciata. 

Carta, Carta. — bianca, Colora- 
do, per scriv, de invola: Carta 
bianca colorata, da scrivere, da 
far pacchi. Carta sugant o assor- 
bent : Carta su^a. — de diseqn, de 
musica, de lucida: Carta da di- 
segno, da musica, da lucidare. 
Carta de tapezzee, carta pegora, 
stamigna: — da tappezziere, car- 
tapecora, da impannata. Carta la- 
vorada, boi la da, de filtra: Carta 
lavorata, bollata, da filtrare, ecc. 
M. d. d. : Avègh carta bianca: 
Avere carta bianca. Carta canta 
e vilan dorma : Carta canta e vil- 
lan dorme. Opp. Quel eh' è scritto 
non si stringe. | (Alla trattoria) 
IKsnà a la carta: Pranzare alla — . 
| (Documenti) Carta de sicurézza : 
Attestato di bona condotta, Carta 
de sicurezza, Fa vede, i so cart: 
Mostrare gli attcstati. « Dccuggia 
mai i cart di alter » : « Non dar oc- 
chio alle carte altrui ». « Goo dna 
carta che canta » : « Ho ima carta 
che canta». « El contratt l'è in 
carta hollada e registraa » : « 11 
contratto è bollato e registrato ». 
| (Per giocare) / cart : Le carte. 
On mazz de cart: Un mazzo di 
carte. Dà fay.ura i — : Distribuir 
le carte. Mes'cià 1 cart : Mesco- 



li) Ancho a Flr. oggidì ti conosce In 
crescenza: cacio lombardo e la crescenza : 
specie di panettone. Ma nel linguaggio co- 
mune ha altri sensi : vestito a cresce»' 
tu* ecc. 



lare o scozzare — . (Fig.) Giugo 
tutt coss su óna carta : Giocar una 
carta o tutto su una carta. Tegnì 
sii i so cart: Non farsi scorgere. 
Mudass i cart: Voltarsi gli eventi. 
| (Valori) Carta moneda: Carta 
moneta.* Gh'è pù d'argent, né gira 
the carta » : « Non c'è più argento ; 
circola soltanto il biglietto ». | Ona 
carta de gugg : Carta di agni o di 
spilli. 

— Cartee, Cartolaio. « Va già 
dal cartee a compramm ón boget- 
tin de incoster » : « Va giù alla car- 
toleria e compera un barattolo di 
inchiostro ». 

— CartèU, Cartello. « Gh' e /àu- 
ra el cartell per fitta via i so stanz » : 
« C'è l'appigionarsi ». Cantante de 
cartèll: Cantante di cartello. 

— Cartèlla, Cartella. Cartella de 
rendita : Cartella di credito verso 
lo Stato. | (Di scolari) La cartella 
per andà a scòla: La cartella, Il 
cartolare de' libri e dei doveri. 
(Della tombola) Cartella. 

— Oartellamm (dell'ceuv). 

— OarteUòn, Cartellone. El car- 
tellon de la Scala: Il cartellone 
della Scala. (Della tombola) 11 
cartellone. 

— Cartera, Cartiera. Cartcra a 
vapor: Cartiera a vapore (Moglie 
del Cartee) Cartolaia. 

— Cartlnna. « El par óna car- 
tinna de Paris »: «Pare il figurino 
delle mode ». | Ona cartinna de 
guag: Una cartina di aghi o di 
spilli. 

— Cartón, Cartone. On carton 
de semenza de cavaler : Un cartone 
di seme di bachi. Omm de car- 
ton: Idem. 

— Cartonzin, Cartoncino. 
Caruga (Coleottero dannoso alle 

viti), Eruca. 

Carnap! , Torsolo. ( Fanciullo 
stento) Vedi Raspusc. 

Cas o Caso, Caso. « L'oo trovaa 
per caso » : « L' ho incontrato per 
caso ». « G' 00 minga faa cas » : 
« Non ci ho fatto caso ». « In tutt 
i cas o in del cas di cas»: « Iu 
ogni caso o nel caso dei casi ». 
Vess in cas de fa o de dì : Esser 
al caso di fare o di dire. A cas 
pensaa : A caso pensato. Pensata- 
mente. « Te see ón gran cas o 
casetta: Vedi Casètt. Andà mal. 
in ghier , ntimer e cas: Audar 



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CAS 



— 108 — 



CAS 



male in genere, numero e caso. 
« Caso mai.., » : « Idem ». 

— Casétt, Casette. 

t Caaa. Vedi Cà. (Casa, da gente 
civile, in ogni caso). 

— Caaament (Gruppo di case), 
Casamento. « Quii che se fa adèss 
in tutti casamenti: « Oggi si tanno 
casamenti non case ». 

Casacca, Casacca. Volta casac- 
ca : Voltar casacca. 

— Caaacchln, Giubettino. 
Caaalbuttàn (Nome di borgo), 

Casalbuttano. V. Fr. : Andà a Ca- 
satìruttan (in die.) : Essere appic- 
cato. 

Caaca-scaa (Civ. tranne che in 
quelle frasi anche popolari), « Nò 
ghe casca ón ber » : « Non gli ca- 
sca un soldo ». Oeut cascaa: Uova 
affogate ( Aff.) « Sont cascada (Aff.) 
(Vedi Boria' giò) e me sónt /oda 
mal » : « Sono caduta e mi son 
fatta male ». 

— Cascada, Cascata. La casca- 
da del A'iagara: La cascata del 
Niagara. | (Della cassetta dei coc- 
chi) Copertone di parata. | (Di 
cortinaggi) Finimenti. 

— Cascàmm (Rifiuto di seta la- 
vorata), Cascami. 

— Cascamort, Cascamorto. Fa 
el cascamort: fare il cascamorto. 

Casch (Elmo da pompiere) (P. N.), 
Caschetto. 

Caacia-aciaa-sclasfl, Cacciare (1), 
Stimolare, Ficcare, Mettere, ecc., 
Lù el càscia tutt quèll che ghe ca- 
pita in del cantón » : « Egli ficca in 
un cantùccio tutto quello che gli 
vien tra mano ». « (ascia dent ón 
ciod: Ficcar un chiodo in... Ca- 
seià famra : Scacciare. « Lit el se 
ràscia depertutt » : « Lui si caccia 
dappertutto». Cascia già: Ingoiare. 
Cascia sii: Garrire, Rampognare. 
Cascia via: Scacciare. Casciass in 
del eoo ón'idca, ón* asnada : Cac- 
ciarsi o ficcarsi una cosa o una 
fisima in testa. (Di fuoco) « Sto 
sealdin el cascia tropp » : « Questo 
scaldino rende troppo». (Di alberi) 
« El pèrsica el comincia a cascia » : 
« llpesco germoglia ». (Afiiiugersi) 
« Et s'è casciaa tant che l'à finii a 



(ì) La significazione a larga base del 
cacciare fior. * : andare a caccia. Si veda 
rome in dialetto ti presti a numerose va- 
riazioni. 



morì tisich » : « Tanto si accorò, 
che finì col morir tisico ». « Ma 
dove diavol el s'è casciaa sto bene- 
dètt fiotu t » : « Ma dove diamine 
s'è ficcato, questo benedetto ra- 
gazzo?». Cascia ball: Sballarle. 
(In senso innocente) « Sèmm staa 
là a cascia ball tutta sira » : « Sia- 
mo stati là a discorrere o a ciar- 
lare o a cianciare tutta sera » (Nel 
senso dato dal Cherub. ma ora in 
disuso) Fare parolette amorose. 
Cascia foyura dna spanna d'ctucc 
o d'occ : Vedi Oec. Cascia fmura 
i vaceh : Mandar le mucche a pa- 
scere. 

— Oaiciaball (Chi dà a inten- 
dere cose non vere) , Carotaio, 
Sballone. 

— Gasdaclod, Casdacuni. Ca- 
sctastacchett , Cascia vld (Varie 
specie di l'erri che servono a ad- 
dentrar chiodi, cunei o bullette 
nel legno), Cacciatoio, Cacciavite 

— Casciada, Cacciata (1). La 
casciada de Vann : La messe del- 
l'annata. La casciada di piant : 
Il germogliare degli alberi. | « Sta 
carabi mia l'è de gran casciada; la 
tira a mila e dusent » : « Questa 
carabina ha una gran portata ; co- 
glie a mille e dugento metri ». 

— Cascin (Chi guida i bracchi 
ad appostar la preda), Bracchiere. 

Cascmir (Panno assai fine), Ca- 
scimiro. 

Cascné (D. Fr.) (Fazzoletto da 
collo), Ciarpa. 

Casce (Contadino che fa cacio 
e burro nelle tenute del basso mi- 
lanese), Cassinaio. 

— Caséra (La stanza dove si col- 
locano le forme del cacio lodi gia- 
no nelle cascine), Caciaia. 

Caseg^iaa (Complesso di case 
formanti gruppo isolato). Caseg- 
giato. « La, dove un faa sii aneli 
gran caseggiaa » : « Là, dove han- 
no eretto quel grande caseggiato. » 
(V. rinrov.) Casamento. 

Casell, Casella. (Stanza dove i 
macellai ammazzavano le bestie 



(1) Cacciata in Fior, non hn nessuno dei 
slgnif. milanesi. Oltre al senso storico: 
bi cacciata del duca d'Alette, degli Ubcr- 
((', ere, ha quello dorivanfe dà mena e 
lo si usa nella frase : una cacciata (nirplio 
levata o cavata) di uxngue ; o per occa- 
si one qualunque. 



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CAS 



— 104 



CAS 



prima che ci fosse il macello pub- 
blico e dove ora tengono le loro 
carni). Cella. | (Casa di guardia 
sulle ferrovie) Casella. 

Casèlla, Casella. (Scomparti- 
mento) La casella de la posta : La 
casella delle lettere. 

Casèrma, Caserma. Torna in 
caserma a l'ora de l'appèll: Tor- 
nare in easerma all'ora dell'ap- 
pello. « £1 par de vess in d'óna 
caserma» (per l'odor di pipa): 
« Pare una carbonaia ! » 

— Casermagg (Ogni spettanza 
di caserma). / oggett de casermagg: 
Gli oggetti, i mobili delle caserme. 

— Casermer, Caseriniere. (Cu- 
stode della easerma). 

Casin, Casino. Kl casin di no- 
bil (a Milano; in dis.): Il casino 
Borghese (a Firenze). J ( La palla 
più piccola nel gioco di bigliardo) 
Fallino. | (Edifìcio dove stanno 1 
gabellieri) Gabbellino, Casina, Uf- 
ficio daziario. | Casin de campa- 
gna: Villino. 

Casina. Vedi sotto Casa e Co. 

Casón , Casone (1) , Cascina. 
(Stanze della cascina formate). 
« On cason el g" à generalment 
cinq'u stanz »: « Nella caseina cin- 
que stanze occorrono alla fabbri- 
cazione del cacio ». Vedi Vaséra. 

Casòtt, Casotto (2). Vasott del 
can: Casotto del cane. | Podè 
fass vede in d'ón casott : Essere 
un fenòmeno curioso | (Per uc- 
cellare) Capanno. 

Caspi, Pigiatura del vino. El 
caspi V e dólz: Il mosto è dolce. 
(Per ogni volta) « Ter col me lorc 
oo faa voti caspi » : « Ieri diedi 
otto strette di torchio ». 

— Càspia, Ammostare. Càspita! 
(Esclamaz. di maraviglia o d'im- 
pazienza). 

Cassa, Cassa. Cassa forta : Cas- 
sa forte. Ammanch de cassa : Vuo- 
to o diffalco di cassa. Andà a la 
cassa a scantd: Andar a riscuotere 
alla cassa. Liber de cassa: Libro 



ii) Casone é ea*a molto prande, ma non 
bella. Cascina -he rende pi» dappresso il 
nostro Cason è però tutto il complesso del 
fabbricato nella tenuta con alloggi e stal- 
le. Casati mil. e invece soltanto il com- 
plesso delle staiue. dove »i fabbricano e 
■i tenpono enei, burro e ricotte, eco. 

(2) razotto in Fior, corrisponde alla no- 
stra Garetta. 



di cassa. | Cassa de mori: Cassa 
da morto. Ona cassa de liber: IT- 
IMI cassa di libri, fl (Stani patii ri) 
Bassa cassa: Cassa delle minu- 
scole. (Speciale ad altri oggetti) 
Cassa di pagn sporch : — de panni 
sudici. — de, Vorològg: — dell'o- 
riolo. — de l'acqua : — dell'aequa. 
— d'ón pastizz : Crostati». — del 
pianofort: — del pianoforte — de 
Voce: Vedi Occ. fl (Stabilimenti 
pubblici) La Cassa de risparmi: 
La Cassa di risparmio. — de pre- 
videnza: — di previdenza. — di 
deposti e prèstiti: (.lassa di depo- 
siti e prestiti. Cassa de incarag- 
giament, arti e commercio: Ca*sa 
di incoraggiamento alle arti e al 
commercio. M. d. d. : Atutà via 
in d'ón bauli e torna in d'óna 
cassa: Vedi Bauli. Ave natica per 
la cassa: Non passar© neppur per 
la contracassa (1) o intisebiarni 
d'una cosa. Batt cassa: Doman- 
dar denari. P. E.: « Tuff i mo- 
ment l'è chi a ball cassa »: « Tutti 
i momenti è qui a chiedermi o a 
spillar quattrini. » Batt la gran 
cassa (Farsi la reclame): Battere 
la gran cassa. 

— Cassetta, Cassetta. La cas- 
setta del sai: L'alberello. Cassina 
del sale. Vedi anche Bùssola o 
Busserà. La cassetta di elemòsin: 
La cassetta delle elemosine. (De- 
gli impresari) « Mi guardi minga 
a l'arte, mi guardi alla cassetta » : 
« Io non bado all'arte, io bado 
alla cassetta ». Cassetta per spn- 
daghdent: Sputacchiera. Cassetta 
del feetigh : Cassettina. Cassetta 
de (a gabbia di usèi: Cassettina 
del panico. Cassetta del baromèlta : 
Cassetta del merciaiolo. Cassetta 
del dccrotcRur: Cassetta del lu- 
strascarpe. | Cassctt de fior: (sen- 
so proprio) : Cassette da fiori ; 
(senso ng.) Piedoni. Cassetta de la 
legna: Portalegna. 

— Cassett, Cassetto (2), Casset- 
ta. / cassctt del cumò: Le casset- 
te del cassettone. | (Sedile del coc- 



(1) La frase è quasi simile ; ma non pos- 
tare per la contracassa... de' cordoni in 
Hor. \uol dire invece: non pensare mini- 
mamente a una covi. 

(?) Il cassetto fiorentino corrispond* al 
nostro cauettin come Ù cassettone al nostro 
cumò. 



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CAS 



-105 — 



CAS 



ohiere) Cassetta. «El sta ben a cas- 
sett » : « Sta bene a cassetta ». El 
tasseti del tavolin : II cadetto del 
tavoliuo. 

— Caaaettin. Cassettino. «Elten 
i dante in d ón cassettin della cif- 
f onera » : « Tiene i quattrini nel , 
o in un cassettino dello stipo». 

— Caaietton, Cassettone, Cas- 
setta. | (Scompartimenti nel sof- 
fitto a palco) Cassettoni. 

— Cassar, Cassiere. El cassér 
de la Banca National: Il cassie- 
re della Banca N. 

— CaaBÓn, Cassone. Prèdica del 
casson: Predica del cassone. 

— Caasabanch, Cassapanca. 

— Ca Marion (Tribunale supre- 
mo), Cassazione. La Cort de Cas- 
sazion: La Corte di Cassazione. 

Cacala, Cassia. Cassia in canna : 
Cassia in canna o in bastoni. Cas- 
sia e tamarind: Cassia e tama- 
rindo. 

frUHrtnna. Cascina (1), Casolare. 
Casale. « Intorno a Mxlan gh'è tan- 
ti eassinn , dove se fa nò la for- 
nutggia » : « Intorno a Milano ci 
sono molte cascine dove non si 
fabbrica il cacio ». 

— Castina** (Aggregato di ca- 
scine). Cascinali. 

Castan, Castagno. Lègn, carbón 
de — : Legno, carbone di — . Co- 
lor castan: Colore castagnino. 

— Castanell, Castagnolo. 

— Cantanti, Castagneto. 

— Castagna, Castagna. Castegn 
pèst: Marroni o Castagne secche. 
— a lèss: Succiole , Ballotte. — a 
rosi: Bruciate o Frugiate. Casta- 
gna d' India o amara: Castagna 
d'India. Scannai castegn: Castrar- 
le. M. d. d. : Doprà la seiampa del 

r!f per tira /mura i castegn de 
bornie: Cavar le castagne dal 
fuoco colla zampa del gatto. | (Fo- 
co artificiale) Castagnola. 

— Caategnètt , Castagnette e 
Nacchere. 

— Castegnatt, Castagnacciaio. 

— Caategncrarat Piccola casta- 
gna. | (Fuoco artifiziato) Casta- 
gnola. 



(I) ▲ Pirone si legge Cascine sul fron- 
tispizio delle botteghe dove •! vende latte, 
berrò, itero, ecc. C'è le pasteggiata, alle 



Castelètt, Castelletto. Caslellett 
de carlee : Castelletto da cartolaio. 

— del lottiro3u: Registro del bot- 
teghino. — del ligadòr de liber: — 
del legatore. 

Castellina, Castellina (al gioco 
delle noci). 

Castèll. Castello. El eastell de 
Trezz: Il castello di Trezzo. Tra 
in castello: Empir il buzzo (Voljr.). 
Costei in aria: Cn stelli in aria 
(Il midollo del cocomero o angu- 
ria) il grumolo. El castell de Voro- 
logg : Cartella. El castell d'ón mo- 
r&n (ossatura delle rame) : Il pal- 
co d'un gelso. (Pr.) Costèi, a quii, 
e leon ghe n'è per tutt i cantori : 
Vedi Àquila. 

Castiga -Igaa-lgass. Castigare. 
Castiga ón fictu : Castigare un ra- 
gazzo. Castiga in la gola: Tener 
a stecchetto. Castiga la borsa : Ca- 
stigare la borsa. 

— Castlgamatt, Castigamatti. 

— Caatigh, Castigo. Mètt in ca- 
stigh : Mettere in castigo. Vèss ón 
castigh de Dio ! : Essere un ga- 
stigo di Dio ! Legnaci che pareven 
castigh de Dio ! : Legnate che pa- 
revano gastighi di Dio. 

Caitltaa, Castità. Fa vótde ca- 
stitaa : Far voto di castità. Al dì 
d'incosu la casti tari l'è in pocch 
onór: Al giorno d'oggi la castità 
non è apprezzata. 

Caitòr, Castoro. Cappèll de ca- 
stor (in disuso) : Cappello di ca- 
storo. 

Qastrà-straa, Castrare. — ón 
can, ón cavali, ón vitell : Castrare 
un cane, un cavallo, un manzo. 

— ón polàster : Accapponarlo. — 
ón porscéll : Sanarlo. Castra i ca- 
stegn: Castrare le castagne. Castra/ 
ón liber (dalla censura) Castrar 
un libro o meglio una commedia.. 
Cotelètt de castraa : Costoletta di 
castrato. 

Castradinna. N. fr. : « Dagh óna 
castradinna » : « Dagli una piocola 
castratura»». 

Catacomba (P. N.). Catacomba. 
« El sta in d' óna ca che la par 
óna — » : « Abita in certe stanze 
che sembrano catacombe ». 

Catafalco, Catafalco. « El catu- 
falch in giesa V era magni fich » : 
« Il catafalco in chiesa era ma- 
gnifico ». «El g' à in tèsta òn ca- 
tafalch d'òn cappclìótt eh' el par 



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CAT 



106 — 



CAT 



éna tór » : « Porta una tuba che 
sembra una torre ». 

Catalett, Cataletto e Bara. « L'è 
là distés sul catalett»: « È là sulla 
bara». Spuezà de catalett : Puzzar 
di-. 

Cataloga, Porre a catalogo. 
« G'oo daa de cataloga tutt quii 
fasdcói » : « Gli ho dato da porre a 
catalogo tutti que' fascicoli ». 

— CatàlOKh, Catalogo. Miss a 
catalogh: Messo a catalogo. 

Catanàl (P. N.) (Roba che in- 
gombra), Catanicchio (Pistoia) (l) t 
Catratreppola, Ciarpe. Tatù sii qui 
eatanai e porti sul sorte » : « Rac- 
cogli quelle ciarpe e portale in 
soffitta ». 

Cataplasma (P. N. D. Gr-L Ca- 
taplasma (2) Impiastro. « El g'à 
mtss sii ón cataplasma e V e gua- 
rii »:.« Con un empiastro è gua- 
rito. » 

Cataratta, Cateratta. « G 1 an 
faa Voperaztón de la cataratta ai 
occ » : « Gli fecero la operazione 
della cateratta. » 

Catastrin, Catasto. Catastrin cen- 
suari: Attestato del catasto. 

Catatonica (P.N.) per Catatom- 
ba. Vedi Catacomba. 

Catatòppla, Catapecchia. « El 
sta in d'óna catatoppia, cónt i scal 
de legn e la lòbbia » : « Dimora in 
una catapecchia colle scale e la 
ringhiera di legno ». 

Catedra, Cattedra. « G'àn dna 
la catedra de geografia e storia » : 
« Gli han data la cattedra di geo- 
grafia e storia». Monta in cate- 
dra: Montare in cattedra. 

Catedràl ( P. N. ) , Cattedrale. 
La nostra — : Il Duomo. Vedi 
dòmm. 

Catertnett (Lanuggine di certe 
piante), Pappi. 

Caterina* (Nome di donna), Ca- 
terina. (Pr.) Santa Caterinna por- 
ta el sacca de la farinna: Per 
santa Caterina la neve alla colli- 
na. Santa Caterinna de la randa : 
Ospizio de' gettatelli. 

— Caterinln. N. fr.: La stira 



(1) Dice tutt* altra cosa. Il catanicchio a 
Pistoia non è altro che un battone corto 
e grosso. 

(2/ Cataplasma, In toscana, lignifica an- 
che : per$ona vecchia, uggiosa, malaticcia. 



Caterinin di costaiamr (La Morte 
personificata): La Secca. 

Catlv, Cattivo. Fa ci cativ (di 
bambino): Esser cattivo. Càtir 
cóme la pesta: Esser una peste. 
Cónt i bonn o cónt i càHv : Colle 
buone o colle brusche, « Minga 
cativ o minga mal sto vinett » : 
« Questo vinetto non è cattivo ». 
(Pr.) / bón sòffrén per i càtiv (Ap- 
pross.) : All'ultimo son furbi i buo- 
ni e son minchioni i cattivi. 

— Cativasc-Cativon, Cattivac- 
elo. 

— Catlverla, Cattiveria. 

Catòppia, Catorbia (1), Casu- 
pola. « L'an miss in catòppia o 
m catói » : « L' hanno ficcato in 
catorbia ». « El sta in d'óna ca- 
tòppia a quint pian » : « Sta in un 
misero abituro a quinto piano ». 

Catramonada (D. G.) Voce in- 
certa, che significa una tal quale 
indisposizione dell'anima e del 
corpo , Malumore. « Incora a' oo 
adoss la catramonada » : « Oggi 
son mezzo e mezzo Oj>p. Ho fa 
zinghinaia « Lassa prtmma che 
me passa ón poo sta catramona- 
cia » : « Lascia che mi passi que- 
sto malessere, questo malumore, 
le paturae ». Romp la — : Rom- 
pere la malia. 

Catti Vedi Caspita. 

Cattai Cattadeddina. (Volg.). 

Catta, Colta. Insalata de prim- 
ma catta : Insalata di prima colta. 

Cattà-ttaa, Cogliere. Catta f mu- 
ra : Trascegliere. P. E. : « Oo cat- 
taa f atura propi ci pésa » : « Ho tra- 
scelto il peggiore. » Catta f acura 
ci bèli e ci bah : Trasce^lier il bel- 
lo e il bono. | (Rinvenire) «A nda- 
roo mi, in la folla, a cattali fceu- 
ra»:« Andrò io nella folla, a rin- 
tracciarlo ». | Catta ròs, figh, i 
galètt: Cogliere rose, fichi; sfra- 
scare i bozzoli e sbozzolare. J Cat- 
ta sii: Toccarne. Dà via dt catta 
sii : Minacciar altri e toccarne. 
(Raccogliere) Cada sii i mócc: Rac- 
cattar cicche. Catta vun in sui 
ccuv: Coglier in flagrante. « L'è hitt 
de catta/» : « È in coglia (2), È tut- 



ti) Catorbia è voce che t\ ode an^he a 
Fir. ma che lignifica soltanto carcere. An- 
che Catòppia milanese ha altro significato 
come dall'esempio. 

(t) Ho messo questa frase perchè quel 



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CAT 



to da godere ». Magióstrinna a- 
pènna eattada (Ondo di venditori 
Ambulanti): Fragole appena colte. 
VatteTa catta: Indovinalo grillo. 

— Catta diami N. fT.:«Dagh 
dna cattadtnna a quii figh » : « Co- 
gli quattro fichi». 

Catfcabrèga, Compagnia. « È ve- 
gnuu el Gtovann con sóa mite e 
tutta la eattabrega » : « È venuto 
il Giovanni con sua moglie e tut- 
ta la figliolanza». | (Confusione) 
« E succi* óna eattabrega che te 
eoo minga di »:« Accadde una ba- 
bilonia indicibile ». 

OattabùL Bolli bolli (Come eat- 
tabrega nel secondo significato). 

— Catta fi gh (Pertica con bosso- 
letto), Brocca. 

Gattòlega (Volg.). Vedi Cattoli- 
ca. Viva nella frase : Bàtt la cat- 
tolega (Volg.): Frecciare. 

Ca ttol ica ( Di chiesa e di reli- 
gione). Cattolica. 

— Cattolica (P. N.), Cattolico. 
Cattolich apostolica e roman: Idem. 

Càusa e Caoaa, Causa. « L'è staa 
lk la caosa de la mia rovinna » : 
* Per cagion sua fui rovinato ». 
Dà caoea, vinta a vun : Dar causa 
vinta a uno. | ( Lite ) Fa caósa : 
Intentar lite. Avocati di eoo* pere: 
Avvocato de* miei stivali o delle 
cause perse. Con eognizion de — : 
Idem. Caósa pia: Causa pia. 

Cantp Cauto. Bisogna andà caut 
in certi robb: In certe cose ci vuol 
cautela. | (Pegno) « Lu se n'ólg'à 
et càut in man el dà f atura na- 
gott » : « Se non ha il pegno in ma- 
no egli non snocciola». 

— Cauta -utaa-utau, Assicu- 
rarsi. 

Cavà-avaa-avass, Cavare. Ca- 
va el cappèU: Levarsi il cappello. 
Cara ón dent: Levarsi, Cavarsi 
un dente. « iTèpoduu cavaghf atu- 
ra nagott »:« Non gli s'è cavato 
di sotto nulla». Cavàghen: Ca- 
vargliene. « Se gh'en cava ón beli 
nirnt » : « Non se ne ricava un van- 
taggio al mondo ». | Cavàssela: Sga- 
bellarsela. Cavàssela con discréta 
infamia: Cavarsela con discreta 
infamia o pulito. Cavàssela cónt 



— 107 - CAV 

ón compliment: Passarsene con 
un complimento. Cava la mà- 
schera: Levarsi la maschera. I (Dei 
Setaioli) Accavigliare. (Pr.) Cavaa 
el dent cessaa et dolor : Cavato il 
dente cessato il duolo. 

— Cay, Cavo, Canale. El cav 
Maròcca: U canale Marocco. (Agg.) 
«El par pien ma de denter rè 
cav » : « Sembra colmo e dentro è 
cavo ». 

— Cava, Cava. Cava de fèr, de 
de dia man t f de zolfo, ecc. : Cava e 
miniera di ferro, di diamanti, di 
zolfo. Cava de sabbia: Cava di 
sabbia. Diamant de cava veggia: 
Diamante di cava vecchia. | (Di 
cavallo) Conche. | (Della scarpa) 
Fiosso. 

— Cavamaoo, Smacchiatore. 

— Cavabóadon. Vedi Tirabó~ 
scion. 

— Cavada. Cavata. Mètl ón ter- 
ren in cavada : Metter un podere 
in rendita. | (Musica) Ona bella ca- 
vada de vos: Una bella cavata di 
voce. | (Scherma) Cavata. 

— Cavadlnna, Cavatina. La ca- 
vadinna de la prima donna: Idem. 
| El s'è salvaa cont dna cavadin- 
na granosissima » ; « Si salvò con 
uno scappavia di spirito». 

— Cavadòra (Tavola su cui sta 
il renaiolo a cavar sabbia). 

Cavagli, Cavagno (1), Canestro 
e Canestra e Paniere. 'On cavagn 
de amv: Un paniere di ova. Al 
cavagn gh'è andaa aio el cuu: Al 
canestro è cascato il fondo o s'è 
sfondato. M. d. d. : Fass tatù per 
dove comincia i cavagn : Farsi pi- 
gliar pel sedere. 

— Cavagna. Ona gran cavagna 
d'uga : Una zana ricolma d' uva. 
M. d. d. : Vantet cavagna eh' el 
manie h l'è rolt (Appross.l: Lodati 
cesto che il manico hai nello. 

— CavagncBU, Canestrino, Bi- 
gnolo. Cavezza i so amv in del ca- 
vagnceu : Accomodare o arsi l'ova 
nel panierino. « Uà faa ón ceuv 
foeura del cavagna™, » : « Ei vuol 
morire ». 



coglia risponde in certo modo «1 catta : co- 
gliere ed anche perchè ehi fa la cogita me- 
riti precisamente che di lai et pene! es- 
sere tua de cattò. 



(1) Cavagno s Pirenxe è sinonimo di 
Cestone. A Pistole è cesta per fieno e polii. 
Il nostro cavagn col dne coperchi di qua 
e di là del mimico, non lo si vede quasi 
ponto a Firenze, nello steeso modo che a 
noi era ignota la bignola. La parola più 
eomnne è cesta. 



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CAV 



-108- 



CAV 



Oavalaria (Volg.). Vedi Caval- 
leria e derivati. 

Cavalca, Cavalcare. U impara 
a cavalca: Impara a cavalcare o a 
montar a cavallo. Cavalca a s'cen- 
na Motta o a scherma nuda: Ca- 
valcar a bisdosso. 

Cavali, Cavallo. Cavali de tir, 
de sèlla, a doppio uso, de bara 
o de stanga, de barca: Cavallo da 
tiro, da sella, da tiro e da sella, 
da carro, da carrettone, da bar- 
caioli. Cavali de corsa, de posta, 
de truppa, ecc. : Cavallo da corsa, 
da posta, da truppa. Andò o mon- 
ta a cavali: Montar a cavallo e 
cavalcare. Andò sul cavali de san 
Francesch : Andare sul cavallo di 
san Francesco. Avégh de man ón 
cavali: Condurre a mano un ca- 
vallo. Avèghen de fa leti ai cavai : 
Averne da far letto ai cavalli. 
Cred de vèss a cavali e vèss nanca 
a pè: Naufragare in porto. De- 
smontà de cavali : Scendere da — . 
Di sii sproposit de cavali: Dire 
spropositi da — . Fa bólgir de ca- 
vali : Far errori, cose, da cavallo. 
Fa ci cavali matt : Correre la ca- 
vallina. Féver o puraant de ca- 
vali: Febbre, purga da — . Mae- 
stra i cavai: Ammaestrare i ca- 
valli. Matt come ón cavali: Matto 
come un cavallo. Matt per i ca- 
vai: Cavallaio. Mètl la bria o 
la sella al cavali: Imbrigliare o 
insellare il cavallo. Nò vess né a 
pè né a cavali: Non essere né a 
piedi né a cavallo. Ongia de ca- 
vali: Zoccolo di — . On rozz d'ón 
cavali: Una rozza, una brenna. 

Vèss ci cavali del Ghinèlla : Esser 
l'asino o il cavallo del Gonnella. 

Vès< cavali de Ciocchin (in dis.). 
Vedi Oiochin (Alle corse) El ca- 
vali preferii : Il cavallo preferito. 
De la part di cavai (In carrozza) : 
Idem. Vèss ci so cavali rfe batta- 
glia: Essere il suo — di batta- 
glia. (M. aw.) A cavali: A ca- 
vallo. Cerca l'asen e vèssegh a ca- 
vali: Cercar l'asino ed esserci 
sopra. Sta a cavati al fòss : Star 
a cavallo del fosso. « Finalment 
adkss me par de vèss a cavali » : 
« Finalmente ora mi par proprio 
d'essere a cavallo ». Vèss semper 
a cavali al faeugh : Essere un co- 
vacenere. « Come el sta ben a ca- 
vali » : « Come sta bene a caval- 



lo. » | (Inforcatura) « SU calzón m'in 
strètt de cavali » : « Questi calzoni 
mi sono stretti all' inforcatura. » 
| ( Pezzette de' mestrui ) Cavali 
{ volg. ) : Panno del marchese. | 
(Specie di fortificazione d'una 
volta) Cavali de frisa: Idem. A 
fèr de cavali: A ferro di cavallo. 
(Pr.) Cavali de bonna bocca, bonna 
reussida: Buon cavallo non deve 
aver bocca troppo gentile. Chi nò 
pò batt el cavali batt la sèlla: Chi 
non può bastonar il cavallo ba- 
stona la sella. In mancanza de 
cavai se fa trotta i asen : In man- 
canza di cavalli gli asini trottano. 
Uocc del padrón l'ingrassa el ca- 
vali: L'occhio del padrone in- 
grassa il cavallo. Woccór zifofà 
se el cavali n'ol vanir bev: Quando 
il bue non vuol bere gli è inutile 
il fischiare. A cavali regalaa nò 
se guarda in bocca : A cavallo do- 
nato non si guarda in bocca. Di- 
volt el topicca anca el pit bón ca- 
vali: Casca anche il cavallo che 
ha pur quattro gambe. 

— Cavallant, Cavallaro. «JB ve- 
gnuu giò el cavalant » : « E ve- 
nuto il procaccio ». | FI cavallant 
del taljfttavol : Il cavallaro del ta- 
le fittaiuolo. 

— Cavallantin, Garzone del ca- 
vallaro. „ . 

— Cavallarixxa, Cavallerizza. 

— Cavalcatura, Cavalcatura. 
« Per andà su fin là gke vosur 
anca la spesa de la cavalcadura » : 
« Per montare lassù ci vuol la 
spesa della — ». 

— Cavalcavia, Cavalcavia. El 
cavalcavia de porta Genova, ecc. : 
Il cavalcavia di Porta Genova. 

— Cavalla. N. fr.: « Cinqu e cinqu 
des la cavalla V è nostra » : « Qua 
la mano, la vacca è nostra ». (Pr.) 
Quand la cavalla la dev eoppass 
se ghe va a mett el ciod propt in 
sul pass. Vedi Ciod: Chi ha a rom- 
persi il collo trova la strada al 
buio. 

— Cavallaio, Cavallott, Caval- 
lin, Cavallon, Cavallucciaccio,Pu- 
ledrotto. 

— Cavallon, Grosso cavallo. (A 
bambini ) « Guarda el cavalón » : 
« Guarda il cavallo ». Giugà al ca- 
valón : Giooare a cavalluccio. 

— Cavalcada, Cavalcata. « An- 
dèmm a fa óna cavalcada » : « An- 



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CAV 



— 100 



CAV 



diamo a far una —, 
» cavallo». I La cav< 
ca : La cavalcata storica. 

— Cavallett, Cavalletto. Lettiti 
svi cavallett: Lcttuccio su pan- 
chette o cavalietti. | (De' pittori) 
Cavalletto. « Finalment el me ri- 
tratt Ve ffiò del cavallett » : « Final- 
mente il mio ritratto è terminato ». 

Cavaler, Cavaliere (1), Baco da 
seta. « / *ò eavaler van al bosch, 
i me dormen ancamò » : « I suoi 
bachi vanno alla frasca, i miei 
dormono ancora la grossa ». Se- 
mensa de eavaler : Seme di bachi. 
« Se anca quest'ann me va mal i 
eavaler, geni a tèrra » : « Se anche 
quest'anno mi vanno male i bachi 
io son rovinato ». 

Cavaletta, Cavalletta. Fa dna 
cavalletta: Fare una cavalletta. 
« G 9 an faa la cavalletta de no- 
mina ón alter al post che ghe 
laccava a lù » : « Gli è stato fatta 
la cavalletta di nominar un altro 
al posto che doveva aver lui ». 
« El g'à faa la cavalletta con la 
contessa perchè el Va sposada lù, 
invece » : « Gli diede la gambata ; 
sposò lui la contessa invece del- 
l'altro ». 

Cavalier, Cavaliere. « L' an faa 
cavalier anca lù » : « L' han fatto 
cavaliere anche lui ». ( Per genti- 
luomo) « L'è ón vero cavalier » : « È 
un vero cavaliere. Cavalier del 
denl : Cavaliere del dente. (R. St.) 
Cavalier scrvenl : Cavalier serven- 
te. « Stasira eh' el mefaga lù de 
cavalier servente » : « Questa sera 
la mi faccia lei da cavalier ser- 
vente ». 

— Cavalieri!!, Giovine cavaliere. 

— Cavallerman (D. Fr.), Con 
troppa disinvoltura. 

Cavedagna. Capitagna. 

Cavéden. Vedi Carezzai. 

Cavell, Capello. Cavei negher, 
castan, biona. ross: Capelli neri, 
castani, biondi, rossi. Bisc, tiraa 
ingarbiaa: Ripresi, spresi, aggro- 
vigliati. In cavei (cioè senza co- 
pricapo): In capelli. Tira o tirass 
per i cavei: Tirare o tirarsi pe' 



(1) Id pattato «1 osò forte anohe a Fi- 
renze, negli tcrlttl chiamar cavaliere 11 
baco da eeta. Oggi cavaliere 4 tenuto per 
tatfaltro. 



capelli. Ona trèzsu de cavei: Una 
treccia di — . Tenue» % cavei: Tin- 
gersi i capelli. Avegh di affari fin 
desoravia di cavei: Aver faccende 
fin sopra i capelli. « El g'à natica 
sfrisaa ón Cavell » : « Non gli torse 
un capello ». Per i cinq'u cavei : 
Per un capello, cioè 11 lì. P. E.: 
Portalla fazura per i cinqui cavei: 
Salvarsi per miracolo o Essere a 
un capello di restarci. Róbb de fa 
drizza in eoo i cavèi: Cose da far 
arricciare i capelli in capo. Porta 
i cavèi fceura di occ: Portare la 
fronte alta. Avèqh pussee dèbit che 
cavèi: Avere più chiodi che peli 
in capo. Mèttesi man in di cavèi: 
Mettersi le mani ne' capelli. Vèss 
senza cavei o in piazza: Essere 
calvo. Slrappass i cavei per la rab- 
bia: Strapparsi i capelli dalla rab- 
bia. « Queu tutt bianch de cavei*: 
« Il canapone ». 

Cavèrna, Caverna Ona vós che 
la par la regna f atura da óna — ; 
Voce che par che esca da una ca- 
verna. 

Cavézza, Cavezza. « Mèttegh la 
bria al morcll, ma lassegh la ca- 
vezza » : « Mettigli la briglia al mo- 
rello, ma lasciagli la cavezza». 
(Fig.) Tegnigh a vun la cavezza: 
Tener uno a cavezza o in freno. 
Tragh la cavezza sul coli: Idem. 
Tra via la carezza: Strappare la 
cavezza. Dormì sulla cavezza : Ba- 
loccarsi. P. E. : « A furia de dor- 
mì su la cavezza Va perduu la 
bonna occasión » : « A furia di tra- 
souranza ha perduto il tratto». 

— Cavezzón, Cavezzone. Te- 
gnigh el cavezzón a vun : Vedi 
Carezza nello stesso significato. 

Cavezza- vezzaa-vezzasi , Asse- 
stare. « Cavezza ón poo quella còc- 
cia de can »( additando un letto 
Hciammanato ) : « Assetta un poco 
quel canile ». Cavezza i so ctuv in 
del cavaanoeu : Accomodare le ova 
nel paniere. 

Cavezz, Ravviato e Rotolo. On 
cavezz de fila: Un rotolo di tela. 

Cavezzada, Assetto, Lisciatura. 
« Dagh óna cavezzada al lelt » : 
« Fagli un po' di rigovernatura a 
quel letto». «Me doo óna, cavez- 
zada e vegni » : « Faccio un po' di 
lisciatura e sono da te ». 

Cavezzadinna, Un po' d' as- 



setto. 



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CAV 



110- 



CAV 



Carenai. (Pesce de' nostri la- 
ghi). Cavedine, Muggine (1). 

Cavlal (Uova di storione insa- 
late), Caviale. 

CavlOC, Cavicchio. «Mèttegh ón 
tanice che el starà sald » : « Metti- 
gli una caviglio che starà sodo ». 
un carice ingessaa in del tnur: 
Una caviglia o un ganghero in- 
gessato nel muro. « Tacca sii el tò 
cappèll a q u eli caviccc » : « Appendi 
il tuo cappello a quel piolo». || 
(Buona sorto sia nei gioco sia ne- 
gli affari) Avegh ón gran carice: 
Avere la lucertola a due code (in 
disuso). Var pussee el carice che 
la sapienza: Fortuna e dormi. 

Caviggla, Caviglia. Lacariggia 
del pè: Il malleolo o la noce del 
piede. I Come cavicchio vedi Carice. 

Cavfeglón, Sbucato (volg.), Gran 
fortunato. 

Cavlgglee, Cavigliatoio (2). (Ser- 
va che parla ) « FI vi tèli V era an- 
camò sul carigqee ».« Donca l'è sègn 
che V era appanna mazzaa » : « Il 
vitello stava ancora sul caviglia- 
toio ». « Dunque era fresco ». 

Cavlón ( Cno ha moltissimi ca- 
pelli), Capelluto (in disuso). | (Sol- 
dato di cavalleria colla criniera 
sulla cresta dell'elmo), Guardia 
del Re. (R. St.) I corion frances: 
I dragoni e i corazzieri di Napo- 
leone primo. 

Cavól. N. fr.: Nò rari ón càvol: 
Non valere un cavolo. 

Cavolflór. Vedi Bròccol. 

Cavol'latt, Crema. CaroV lati 
cont i biscòtt: Crema coi biscot- 
tini. CaroVlatt andaa del mal: Cre- 
ma impazzata o andata a male. 

CavTa, Capra. / caver vègnén a 
Milan in aprii: Le capre scendo- 
no a Milano a fin di aprilo. « Lù 
il qhe cor adree anca a óna carra 
selag'à ón pattèll in eoo » : « È un 
donnaiuolo; tira alla gonnella». 
« El par óna carra » (per la barba): 
« Pare una capra ». Salva la carra 
e i rerz: Salvare capra e cavoli. 
| (Macchina) Capra (3). 



(1) Muggine e pesce di mare. Però I vo- 
cabolari! toscani darebbero questa voce 
per cave zzai o cavèden. 

(2) A Firenze e voce da muratori, che 
©osi chiamano quel congegno di legni a 
guisa di trespolo, sul qualo fanno il ponte. 

(3) I dirionarii danno questa voce ma 
•©lo coro*» strumento di tintori e setaiuoli. 



— CavrlcBU, Capriolo. Salta co- 
me ón cavriatu: Saltare come un 
capriolo. 

uavrlada, Capra e Cavalletto. 
Cavriada a doppi fond: Cavalletto 
a doppia catena. 

— Cavrón, Caprone, Capro, Bec- 
co. 

Cau (Basso), Pene. Vis de cazz 
(Triv.) : Viso di cazzo. « Nò me ne, 
importa ón eazz » : « M'importa as- 
sai di queste fregne! » (bassissimo). 

Cazsayella ( Specie di falco no- 
to). Velia. 

uanlroula, Cazzarola. On po- 
làster in cuzzirccula : Un pollo in 
cazzarola. 

— Caxzirolin, Piccola cazzarola. 
Canonia, Cazza (1), Méstola. 

La cazzaeula di muradór : La me- 
stola de' muratori. | (Per vivan- 
da) Vedi Posciandra. 

Caxzott, Cazzotto. « El g'à daa 
fior de cazzott » : « Gli poggiò so- 
lennissimi cazzotti ». 

Cazzuu, Cazza, Méstolo. « Ciap- 
pa sto cazzuu e tira /aura óna 
volta sta galba in di tazzinn » ; 
« Piglia il mestolo e scodella una 
buona volta »(Fig.) Arcgh el caz- 
zuu per el mànich: Avere il me- 
stolo in mano. ^Irè manaiaa el 
giudizi cónt el cazzuu (in disuso) : 
Avere il cervello sopra la beretta. 
| (Della bocca de' bambini) Fa 
cazzuu (2): Far greppino o il te- 
gamino o il labbruccio a bavero. 
| (Di castagne non riuscite) Ghion- 
golo ( Arezzo ). « In quèll rise nò 
gh'era che óna costei/ninna e duu 
cazzuu » : « In quel riccio non tro- 
vai che una piccola castagna e due 
ghiongoli ». « St'ànn in di caslègn 
gh'è tanti cazzuu » :«t C'è molto va- 
nume ». 

— Gaziurón, Mestolone. 

— Cauurada, Mestolata. « El 
m'à daa óna cazzurada su la tè- 
sta » : « Mi diede una mestolata sul 



(t) E una et*cchiaia che serve ad usi di- 
vers 'da quelli del cazzuu. 

(2) In vario parti di Toscana si trovano 
frasi che esprimono questo atteggiarsi del 
labbro inferiore del bambino che sta per 
piangere: che ohe vett el maoon. Per esem- 
pio : Far la bocca biccia o (trincia — Pa- 
reggiar laboccaj e il Pistoiese: Far grep- 
pino. A Pirenie mi pare d'aver udito Far 
il labbro a bàvero e c'è Bocca piangente, 
ma non e il cazzuu. 



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CAZ 



— Ili — 



CEN 



capo ». Ona cazsurada de /asceti : 
Pieno una mestola di fagioli. 

— Caxxurln, Mestolino. 
Cg Vedi . 

Ce! N. fr. : Parla in perei: Vedi 
Pereè. 

Cécca, Cecca (Ih Francesca. Za 
suro Cecca di birUnghitt : La Bora 
Rosetta de' burattini. 

Ced-duu, Cedere. « L'à finii col 
ceti » : « Pini col cedere ». « Mi soni 
proni a ced, ma » : « Io sono pron- 
to a cedere, ma». | (Di edifici) 
« La volta la comincia a ced ; 
guarda i crèpp » : « La volta co- 
mincia a cedere ; ecco le crepe ». 
I « G'oo ceduu el me credit » : « Gli 
ho ceduto il mio credito ». « Te 
cedi el post » : « Ti cedo il posto ». 

Cédola, Cedola. Cedola oraria 
(Usata dai condutt. ferrov.): Ce- 
dola orario. (Obbligazione) « Oo 
distaccaci la cedola e oo ritiraa i 
fruii » : « Ho staccata la cedola e 
ho ritirati e riscossi i frutti». 

Cedra*, Cedrato, Cedro. Elpa- 
naidn còni i ughètt e cài cedraa : 
U panattone con zibibbo e pez- 
zetti di cedro. 

— Cedrateli de Firenze. Cedra- 
talo di Firenze. 

— Cedronéra, Citronaia. 
Celenra-ebraa. N. fr.: quasi in 

disuso : « Emm celebraa » : « Ab- 
biamo pranzato o desinato». 

Cembol, Cembolo (2), Pianoforte. 
La impara anca lee f come tutte, a 
mona el cembol » : « Anche lei, co- 
me tutte, impara a suonar il pia- 
no ». Cembol a eòa, veriieal seór- 
daa: Piano a coda, verticale, 
scordato. 

— Cembolln, Pianofortino (Non 
spinetta). 

Cent, Censo. «L'è onomm che 
g'à 6n discreti eens » : « E un uo- 
mo che ha discreto censo » : I/of- 
fkzi del Cene: L'ufficio del Censo. 



(1) Cecca In toscano è tatt'altra ©osa : è 
ama «p«ci« di corvo o gatta s Far cecca 
corrisponde al nostro Fa Crisi. Vedi CrisL 

(1) A Firente quatta toc* é aiata per 
dinotare qnel tambarello contornato di 
girelli di ottone e di tonagli, che al osa 
da eerte ballerine cantanti spagnole, ed 
eatra la ona frase pretta fiorentina che è : 
Andari eoi cemboìo in colombaia* e cioè 
a pubblicare I propri fatti che si dovreb- 
bero tenere segreti. Corrisponde al nostro 
Métte* in piatta. 



rPr.) Cà cassa, eens cessa, ecc.: 

— Cenàlment (P. N.), Censi- 
mento. « Quand dn faa el censi- 
ment di cà dn trotaa che...*: 
« Quando si fece il censimento 
delle case si trovò che... » 

— Censuari, Censuario. 

— Censi-ensll, Ccn*uare. L'è 
staa censii per tant : Fu censito o 
accensato per tanto. 

Oensór, Censore. Censor tea- 
tral : Censore teatrale. Censór de 
colleg: Censore della disciplina. 

— Censura, Censura. La cen- 
sura teatral: Idem. « Ma sècchem 
minga sempcr cent i tò censur 
(Aff.) Cónt i tò critich » : « Non 
importunarmi continuamente colle 
tue censure ». 

Cent, Cento. « L'è cent ann che 
nò se vedem » : « E un secolo che 
non ci vediamo ». Avègh el no- 
vantatueuv per cent de probabili- 
taa: A novantanove per cento. 
El cinq'u per cent : Il cinque per 
cento. El cent per vun : Il centu- 
plo. Fèsta che seta ogni cent' ann : 
Centenario. (Pr.). Vunna ne paga 
cent : Una ne paga cento. 

— Centenee. Centinaio. (Cento 
a un dipresso). « Ohe n'avaroo A 
ancamò ón centenee » : « Ne avrò 
ancora per un centinaio». Dalla 
terra a la lunna gh'è di centenee 
de million de mia : Dalla terra alla 
luna c'è una distanza di centinaia 
di milioni di miglia. 

— Centénna, Centinaio. « Sèmm 
rivaa a la centénna » : Siamo ar- 
rivati al centinaio ». « Quanti ne 
vanir t » « Ona centénna » : « Quanti 
ne desidera »? « Un cento non 
più ». « Dopo dna centénna de pass 
el trovarà el pani » : « Dopo un 
cento passi troverà il ponte ». 

Center (Volg.). Vedi Centro. 

Centfojul (Erba), Millefoglie. 

Centinbocca (Pesciolini di mare), 
Bianchetti. 

Centpee (Insetto notissimo) , 
Centogambe. 

Centro Centro. L'à colpii el ber- 
sàli propi in del centro » : « Colpì 
il bersaglio nel —, giusto mezzo ». 
Fctura del centro : Fuori del cen- 
tro o giù di mano. « Sónt andà a 
toèu eain del centro » : « Sono an- 
dato ad abitare nel centro ». Vèss 
in del so centro : Essere nel suo 



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CEN 



— 112 



CER 



centro o nella sua beva. Fa cen- 
tro: Far circolo. 

— Central, Centrale. « L'è ón sit 
eentrai » : « È un luogo centrale » 
(di canto) « La g'à bei i nòti cen- 
trai » : « Ha belle note centrali » 
(Sost.) La cassa o congregazion 
centrai: Idem. Za Centrai: La 
Centrale. 

— Centralina, Accentrare. La 
smania de centralizà: La smania 
di accentramento. 

— Centrallaailón (P. N.), Cen- 
tralizzazione. 

Cèpp Ceppo (1). (Pietre diverse) 
/ basament della casa in de cepp 
gentil: Gli imbasamenti della ca- 
sa sono di arenaria. | (G eneologia) 
El cepp de la casanna: Lo stipite, 
La schiatta del casato. | (Di albe- 
ro) Vedi Scepp. 

Céra, Cera. Avègh bèlla cera: 
Avere bona cera. Vèss già de ce- 
ra: Essere coloracelo o sparuto. 
Cera de imperatór : Cera da im- 
peratore. | (Accoglienza) Fa bon- 
na o bella cera a vun : Fare bona 
o bella cera a uno. Yar pussee 
ón piati 'de bonna cera che tutt i 
eompliment: Vale più un piatto 
di buon 'viso che tutte le cerimo- 
nie. | (Prodotti delle api) (Volg. 
ant.) Zila. Cera vergin : Cera ver- 
gine. Modella in cera: Modellare 
in cera. Avcgh bonna cera e coir- 
ti* stoppin. (Bisticcio): Esser co- 
me castagna, che è bella di fori 
e dentro ha la magagna. (Prov.) 
Chi votar ben a la tósa ghe fa 
cera a la mamma: Chi voi bene 
alla figliola fa vezzi alla madre 
Opp. Chi voi la figlia accarezzi la 
mamma. 

— Cerotta, Cerona.«-4 sta in cam- 
pagna tee faa óna cerotto stupen- 
da»: « A. star in campagna hai 
fatto una cerona ». 

— Cerón. N. Fr. Fa el cerón : 
Star grosso. 

— Cerca. Affabile. « Sto con co- 
me l'è cerós » : « Questo cane co- 
me è festoso ». 

— Cerln, Cerino (2), Buon viso. 



(1) Ceppo a Firenzi è mancia di Natale 
« il Natale stesso. 

(2) Cerino a Firenze significa ordigno sia 
per lisciar i • apelli, che per le scarpe. Ma 
significa pure stoppino per montar le scale 
al bolo. Se questo è grosso si chiama tor- 
cetto. 



Cerin mostós: Cerozza geniale. 
\ « Pizza el cerin » : « Accendi il 
cerino, (Lucca) Accendi il torcet- 
to ». (Firenze). 

Ceralacca (Per sigillare), Cera- 
lacca. (Volg.) Zita de Spagna. 

Cerca - ercaa - ercaas, Cercare. 
Cerca per tutt i cantón : Cercare 
qualche cosa per ogni buco. Cer- 
ca vun per mar e per terra : Cer- 
cer uno per mare e per terra. 
Cerca sii i mócc per terra : Rac- 
cattar le cicche. Andà a cerca sii 
(de frati mendicanti): Andar alla 
cerca (in dis.). Cerca rogna de 
gratta: Cercare Maria per Ra- 
venna, (non com.) Cercare di Fri- 
gnucoio, Cercarsele. Cercàss i di- 
sgrazi cónt el lanternin: Cercarsi 
le disgrazie col fuscellino. Cerca 
cinq'u rosud in d'ón cdr: Cercar 
funghi in Arno o meglio Cercare 
cinque piedi al montone. « Andà 
a cerca / » : « Non c'è di meglio ! » 
Cerca el pel in l'aeuv : Cercar il 
pelo nell'uovo. « Cerca se te see 
bón, e sappiemei di»: « Cerca se 
ti riesce poi sappiamelo dire ». 
« Andèmm minga a cerca chi Va 
rotta » : « Non andiamo a cercare 
chi ha torto ». « Too minga cer- 
caa mi»: « Io non ti son venuto 
dietro » (Pr.) : Chi cerea tramva : 
Chi cerca trova. 

— Cerea. Andà in eerta de vun : 
Andare in cerca di uno. Quand i 
fraa andaven alla cerea: Quando 
i frati potevano andare alla cerca. 

— Ceroott, Cercatore. Fraa cer- 
cott : Frate cercatore. (Di persona 
non di quel genere) Andà intorno 
a fa el cercott : Far il piluccone 
Opp. Mettersi a frecciare. 

Cèrega, Chierica. Avègh la ee- 
reqa senza vèss pret: Dare nella 
pelatina (basso). « El g'à la cère- 
ga»: «E sacerdote». 

— Cèregh. Chierico e Cherico. 
I ceregh del seminari: I cherici 
del seminario. 

— Cerechett, Chieriouzco. Ce- 
reghètt pweamoceheU: Caccola di 
San Pietro. 

— Ceregala (Branco di chierici 
o di seminaristi), Chierioheria, 
Chiericaglia. 

— Cereghln, Chierichino. | Duu 
ctuv in cereghin: Due ova al te- 
game. I (Di piccole poppe) Cere- 
ghia : Mammelline. 



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CER 



113- 



CER 



Cerlforàrl (Candellieri ne' ve- 
spri solenni), Ceruferarii. 

Cerniera (Mastiettatura gentile 
di stipi o calettine), Cerniera. 

Cerogen (P. N.) (Sorta di stea- 
rica) Cerògene. 

Ceròtt, Cerotto (1). 

— Cerottln, Cerottino. 

Cert e Certo, Lassa arida ci cert 
per Vineert: Lasciar il certo per 
l'incerto. « Quand te la diri mi 
Ve robba certa » : « Se te lo dico io 
puoi star sicuro ». | (Indetermina- 
tezza o spregio) « È *taa ehi òn 
eerto tal... f » : « C'è stato un certo 
Tizio o un certo tale f ». « U à 
dotuu genti eerti paroll » : « Ebbe a 
sentire certe parole ». « El g* ave- 
va óna eerta tnanera de parla » : 
« Aveva un certo modo di parla- 
re... ». (Aw.) « Te ghe vegnaree t » 
« Certo ! » : « Ci verrai !» « Sicura- 
mente». 

— Certifica, Certificare. «Podi 
certifica come testimonili che... » : 
« Posso cerificare come testimonio 
che... ». 

Certifica*, Certificato. El certi- 
ficaa de bènna condotta: H certi- 
ficato di buona condotta. 

Certosa (Monastero di Certosi- 
ni), Certosa. 

— Certoaln, Certosino. Riaòtt o 
friUada a la certorinna. Vedi Rir- 
sotl e friUada. 

Cerategli, Cerusico, Chirurgo. 
(Pr.) Dottor vègg e ceruseah g%o- 
vin : Medico vecchio e chirurgo 
giovine. 

Cernila, Chirurgia. 

Oervell-ella, Cervello. (In volg.) 
/ einivei e tcinivèUa. « El g'à faa 
ealtà i zinivèi» : « Gli fé schizzar 
le cervella ». On omm de gran cer- 
veU: Un uomo di gran cervello. 
o levatura. Avegh el eervell $6ra el 
eappeli : Avere il cervello sopra la 
berretta. Lambicca** el eervell: 
Beccarsi o stillarsi il cervello. 
M cU el eervell a partii : Mettere il 
cervello a partito. Cervell de gali 
o de pólaster o but: Cervello di 
gatta o di pollastra o fesso. Ouzzà 
el eervell: Dare spesa al cervello. 



(1) In Fior, quatta parola ha un senso 
che non ha in milanese. Vuol dire anche 
persona abitualmente malata, uggiosa a 
sé ed agli altri, ed anche di quadro 
saale e sesia alcun pregio. 



8 (Delle bestie) Frittura de eini- 
reìla o de cervella: Fritto di cer- 
vello, j (Della fronte) Vis* alt de 
eervell: Avere la fronte spaziosa. 

— Cervellotich , Cervellotico. 
Parla —: Discorso — . 

— Cervella*, Cervellata (1J. (Ve- 
scica di strutto). On paes dove se 
liga i sces eónt el cerceUaa: Un 
paese dove si legan le siepi colle 
salsiccie. Cervellaa de Monscia: 
Susina catalana. 

— Cesellarla (Volg.). Vedi Ccr- 
velleria. 

— Cervelleria, Pizzicheria. « Uà 
dervii óna cervelleria nceuva sul 
cantón de » : « Ha aperto una bella 
pizzicheria sul canto de'». 

— Cervellee, Pizzicagnolo. On 
cervellee de sdori: Salumaio. « Va 
già in del cervellee e compra cinq'u 
ghH de baslètta o de repubblica 
(volg.) (Appross.):«Vagiù dal piz- 
zicagnolo e fatti dare per cinque 
centesimi o per una palanca di 
repubblica» (Udito da un garzone 
muratore forse non fiorentino ). 
(Pr.) Frasch e palpee tn V aiuti 
del cervellee: Vedi Palpee. 

Cesada, Impalcato. 

Cesai (Ciò ohe si ritaglia delle 
monete nella lavorazione delle zec- 
che), Raffilatura. 

Cessa , Cessare. « È mai cessaa 
de piceuv tutt el temo della nostra 

Severa vacanza » : « Non cessò mai 
i piovere per tutto il tempo della 
nostra povera villeggiatura ». Ces- 
sa de pioeuv: Spiove o Resta di 
piovere. « Te preghi de cessa de im- 
portunamm » : «Ti prego di — o 
smettere dall'iroportunarmi ». 

Ceto (P. N.), Ceto. El basso ceto: 
11 basso ceto. (Pop.) El ceto di no- 
bil: Il ceto aristocratico, eco. 

Che, Che. (Il o la quale) « El ca- 
vali che t'ee compraa » : « Il cavallo 
che hai comperato ». « Ona robba 
che podi minga ditt » : « Una cosa 
che non ti posso dire». |(Del qua- 
le) « Ouest chi, l'è quell giovin che 
te n'hoo parlaa » : * Costui è quel 
giovine ohe ti ho parlato ». | ( A 
cui, al Quale) « Questa Ve la donna 
che te ghe devet dà aiuti » : « Que- 
sta è la donna che le devi dar a- 
iuto ». | (Da che) « Quanto temp 



fatto 



(1) Cervellata a Firenze è salriccia di 
cervello di porco e aromi. 

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CHI 



— IH — 



CHÌ 



l'è che nò te vedi » : « Quanto tem- 

{>o è che non ti vedo ! » | (Col qua- 
o ) « Te insegnaroo ón mèzzo che 
te podaret vegninn fceura cónt o- 
nor » : « Ti insegnerò un modo di 
uscirne con onore ». La cògoma 
che se fa ci caffè: Il briooo per 
fare il cattò. 9 (Nel quale) « Quest Ve 
ón vìcol che ghe passa mai nissun »: 
« Codesta è una viuzza che non 
ci o dove non passa mai nessuno ». 
| (In quale) « Viti savè in che man 
Ce andaa » : « Voglio saper in che 
mani è finita». | (A condizione) 
« Mi ghe perdonni con che el veda 
pìi » : « Io eli perdono con che mai 
più lo riveda ». | ( Molto ) « Ghe pa- 
reva de (tre faa già ón bèli che, a 
vèss rinssii a... » : « Gli pareva di 
aver già fatto assai a riuscire... » 
| (Negazione recisa) « Ma chef Ti 
te buiet ! » : « Che ! Neppur per so- 
gno!» D (Assentimento) « Alter 
che /»: «t Altro! » | (Altri modi) « O 
ch'el fuss masaraa o ch'el se sentiss 
mal, elfatt Ve cìte»: « O ch'egli fos- 
se ubbriaco o che si sentisse male 
davvero, il fatto è che... » O che 
sì, o che no: O che sì o che no. 
Pocch de che: Poco di che. « Vui 
savè el che, el come e el quando »: 
« Voglio sapere il che, il come, il 
«piando ». « Che sappia mi... no » : 
« No , eh' io mi sappia ». « £ cerca 
che te cerca, finalment Vèmm tro- 
raa » : « E cerca e cerca finalmente 
l'abbiamo trovato ». « Sto robb che 
chi » : « Questo coso che qui ». « Che 
se poila minga requià ón minuti? » : 
« Che non si possa riposare un mi- 
nuto?» (Nell'imperativo terze per- 
sone) « Ch' e] vaga fceura sùbtt de 
quèll'uss » : « La vada fuori subito 
da questa stanza». L'è ón gran 
che : Gli è un gran ohe. « Possibil 
che te siet minga bon de ptèrdet óna 
bonna volta ì » : « Possibile ohe tu 
non sia bono di perderti una buona 
volta ?» | (A confronto con) « Pos- 
sibil cJw, nò te siet bon che de pèr- 
dei in la folla ì » : « Possibile che 
tu non sia bono che di perderti 
nella folla ». 

Chi, Chi. (Colui che)« Chi Va 
ditt sta robba Ve ón gran asen » : 
« Chi ti disse codesto è un gran 
ciuco ». | (A chi) Oh' è qiiii che ghe 
pias i tòrt e gh'è quii che ghe pias 
pastizz: A chi piaccion le torte 
e a chi i pasticci. | (Alcuno ohe) 



« Te credei che ghe sia minga quèll 
che g'à già pensaa f » : « Credi for- 
se ohe non ci sia ohi già ci ha pen- 
sato?» | (Chiunque) « Vègna chi 
voeur » : «Venga ohi vole». | (Inter- 
rogante ) « Chi te séti ti? » : « Chi 
sei tu? » | (Altri modi) « A chi te gh'el 
diset mai! » : « A chi lo dici mai ». 
« Chi sa o chi sa mai / » : « Chi 
sa o chi sa mai! ». « Me Va ditt... 
nò soo chi » : « Me lo disse... non 
so chi». (Pr.) Chi cerca troeuva: 
Chi cerca trova. Chi vacur va- 
ga, chi nò vozur manda: Vedi 
Manda. 

Chi, Qui. « L'è chi ! » : « Eccolo ! » 
« Uè chi che te v ui » : « È qui che 
ti voglio ». « Sto liber che chi » : 
« Questo libro qui ». Chi dent, chi 
fozura, chi sii o sora, chi già, chi 
adree: Qui dentro, qui fuori, qui 
su o sopra qui o qua, giù, nei pa- 
raggi. Chi insci: Qui così. De chi 
fin chi: Di qua fin qua a dall' a 
alla zeta. De chi a là : Di qui co- 
là. P. E. : « El m'à piccaa ón sla- 
vión, che el m'à sbattuti de chi a 
là » : « Mi die una guanciata che 
balzai di qui colà ». « Ghe n'à tatti 
come chi » (mostrando il palmo del- 
la mano ) : « Ne ha tanti come sul 
palmo della mano ». De chi ón poo: 
Da qui a poco. De chi innanzi 
D'ora innanzi. « Pien finna a chi >» 
(toccandosi la gola):** Pieno fino 
agli occhi ». Chi gìV è sott cantin- 
na » : « Qui gatta ci cova ». Vèss 
pussee de là che de chi : Ehm: più 
di là che di qua. « Come l'è vera 
che soni chi » : « Come io sono qui ». 
« Dà chi a mi, intrigatoti! »:« Dal- 
lo a me , che sei buono a nulla ». 
| A chi ghe dis ì : A chi ci aspi- 
ra. « Me mot aria nanca de chi a 
lì » : « Non mi moverei neanche da 
qui a lì ». « Quèll che g'oo chi, g'oo 
chi » : « Quei che, ho nel cuore ho 
sulla lingua ». Tira in chi : Acco- 
stare. P. E.:« Tiret ónpoo in chi»: 
« Accostati un poco o Fatti un po' 
in qua ». « Mi soo che chi de vial- 
ter, se usa... » : « Io so che costà 
da voi altri si usa ». Tmn de chi 
per mètt de R: Levar le panche, 
metter le panche Opp. Turare un 
buco e far callaia. « ni se ricorda 
minga de chi ali»:* Non si ricor- 
da di qui a lì o dal naso alla boc- 
ca ». ( Pr. ) « Dopo i quaranta me 
dmur chi. medoeur fì»:«Daqua- 



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CHI 



-115- 



CHI 



rant'anni in là mi duol qui e mi 
ducila». 

Chicchera. Chicchera. Ona chic- 
chera de catfè.-Unsk chicchera o taz- 
sa di caffè. | (Sfoggio nel vestire) 
Andà in chicchera: Andar in ghin- 
gheri (1) o in lusso o in gala, Fa- 
re la coglia. « Oo reduu sul Cora 
el B, tuli in chicchera » : « Ho ve- 
duto sul Corso il sor B in coglia » 
(volg.L 

— Ghlccherón e Chlccheròtt, 
Chiecherona. El ehiccheron per el 
rajfc e panerà: La chiecherona per 
il caffè e latte. 

Chlchlngw, Chichingero e Al- 
chichinger. 

Chlfièr. Chiffele. « Chiffer cónt el 
butter»: « Chiffele col burro». « L'è 
lù che ha trovaa la storta di chif- 
fer »: « E lui che sa fare gli occhi 
alle pulci ». 

Chignon, Cuneo. On chignon 
de stracchiti: Un pezzetto di strac- 
chino. (Delle calze) Tassello. (Del- 
le piane de' falegnami) Bietta. 
(Degli scalpellini) Corriera. (Sorta 
d'innesto) A chignetu: A scudetto. 
(Ai calzoni ), Fondo. 

— Chlgnólln o Chlgnórin, Tas- 
selletto. On chignorin deformagg: 
Un tasselletto di formaggio. 

Chilo, Chilo. Fa el chuo : Fare 
il chilo o far Torà del papa. « Las- 
eetn fa sto poo de chilo, te pre- 
ghi » : « Ti prego, lasciami un po- 
co in pace ». I (Misura) On chilo 
de pan: Un chilo di pane. 

Cnlmm, Cumino. Pan cónt el 
chimm: Pane regalato col co- 
rnino. 

China, China. I/a muraia de la 
China : La muraglia della China. 
I (Corteccia di pianta medi e in.) 
China. 

— Chinili, (8olf. di china), Chi- 
nino. 

Chincaglier (P. N.) (Venditore di 
cose per galanteria), Chincagliere. 

— Chincaglieria (P. N.), Ghinea 
glieria e Chincaglie. « La scultura 
de adèss la sa de chincaglieria » : 
« Idem ». 

Chirieleison (P. NJ (Parte della 
messa ) , Chirie. « El pret V e al 



(i) Notisi la sfornatura Andà in chic- 
rherm poò aver sento non Ironico. Andar 
in ghingheri* fior, lo ha sempre, per 11 suo- 
no stesso della parola ghingheri. 



chirieleissvn » : « Il prete è al chi- 
ne ». 

ChlMMla, Chichessia. « Chi- 
se»8ia regnisi ghe sont minga » : 
« Chiunque venisse, foss'anone il 
re, non sono in casa ». « Sont bón 
de dighel in faccia a chisessia » : 
« Sono capace di dirlo sul viso a 
chichessia ». 

Chittà (D. Fr.), Rinunciare. 
« L'à chittaa el servizi » : « Si di- 
mise ». « L'an faa chitlà t se de nò 
el casciaven via » : « Lo indussero 
a rinunziare se no lo congeda- 
vano ». 

Chlviv, Chi viva. Dà el chiviv : 
Dar il chi vive. Sta sul chiviv : 
Stare all'erta. 

Clà (Invece del Scià volg.). « Ciò, 
ven chi »: « Orsù vieni qua ». « Cià 
la man o la zampa » : « Qua la 
mano o la zampa ». 

Clàccera, Chiacchera. Fàquat- 
ter ciàccer: Far quattro cniac- 
ehiere o un paio di ciarle. « Ghèmm 
avuu de fa di ciaccier » : « Ci sia- 
mo bisticciati». Dà di gran ciac- 
cier: Tenere a bada. Ghe vceur 
alter che di ciaccier: Fatti e non 
parole Opv. Le parole fan mer- 
cato e i denari pagano o anche 
le parole non s'infilano. L'è óna 
eiacciera beli' e bonna: Le son 
chiacchere — . In tutt ciaccier: Lo 
son parole. « El Luisin ci g'à óna 
eiacciera ch'el par ón arocatt » : 
« Gigi ha una parlantina che paro 
un'avvocato ». « Oh aitanti ciac- 
cier / » : « Oh guanto chiacchere ». 
« A ciaccier gk'è minga l'ugual » : 
« A chiacchere credo ne abbia am- 
mazzati parecchi ». « Se la va a 
ciaccier et g'à resón Ih » : « A chiac- 
chiere la ragione è sua». Gio vin 
e *ìt ciaccier: Vino dentro e sen- 
no fuora. 

Ciaff (Imitativa di cosa che cada 
nell'acqua), Ciaffe o Ciacche (1). 
Fa cijfciaff in l'acqua: Sguaz- 
zare nell'acqua. Fa cijf cutff in la 
patta: Sfangare o sguazzare nel 
fango. 

CUkffolètt (Ragazzo vivacissimo). 
Nabisso, (Nel contado) Frugolo, 
Demonietto e Diavoletto. 

Ciall, Sciocco. « Propi ón Hall 



(1) Ciacchi però è piustosto voce Imita- 
tiva del snono che si fa nello ichiacciur 
per esempio nna vescica piena d'aria. 



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CIA 



- 116- 



CIA 



ti l'è nò, ma ti It par » : « Un vero 
scimunito non lo è, ma lo sem- 
bra ». « El fa el ciall per nò pa- 
ga dazzi » : « Fa il gonzo o lo 
gnorri per non pagar gabella ». 
(Sfumature) Andemm fa minga el 
ciall, ti te net tutt » : « Via, non mi 
far lo gnorri, tu sai tutto». « An- 
demm eh' el faga minga el ciall, 
mi sont imneanada » : « Via , non 
mi faccia il lezioso, io sono im- 
pegnato» : « Andemm fa minga el 
ciall, parla ititi seri » ; « Via non mi 
faro lo sciocco o il gnorri, parla 
sul serio ». « Ah sì, che eialt, me 
ricordava pìi » : « Ah sì che stor- 
dito ! Me n'ero scordato. » 

— Clallón, Scioccone. 

— Cialonón, Scioccacelo. 

— CialUn, Scioccherello. 

— Clalada, Freddura. 

— Cialouscèll, Scioccherellone. 

— Cialismo (Nel bisticcio intra- 
ducibile : « £1 sò-cialismo : » : « La 
sua scimunitaggine ». 

Clama - maa - mass, Chiamare. 
Ciamà vun, dama sii, dama già : 
Chiamar uno, — su, — giù. Via- 
mà indree ; Richiamare. Manda 
a damò : Mandare per alcuno. 
damagli óna notizia a vun: Chie- 
dere a uno notizia. « G'oo eia maa 
al Signor la grada de la citta del 
me parer bambin: Ho chiesta al 
Signor la grazia che mi salvi il 
mio povero bimbo ». Ciamà per- 
dóni Chiedere perdono. « Coin el 
se damma lu ? » : « Lei come ha 
uome o Come si chiama lei ì » da- 
ma vun in questura, in pretura : 
Chiamar uno alla questura, in giu- 
dizio. « Vói guarda che te eiamtn » : 
« Bada, ti vogliono». \ (Gioco) Cia- 
mass faeura : Chiamarsi fuori. 
« Ques't sì ch'else damma canta»: 
«Questo si chiama cantare». El 
risoti el damma el rin; Il risotto 
richiede il vino. Ciamà pegn al 
camper: Vedi Camper. Ciamà i 
i dettar a vota: Chiamar gli elet- 
tori a votare. Ciamà la gent in 
pia— a: Chiamar la gente in piazza. 
Ciamà i coscritf u lu leea : Chia- 
mare, i coscritti alla leva. 

— Ciamada, Chiamata. La cia- 
mada di eoseritt : La chiamata dei 
coscritti. Ogni tant el g'à óna cia- 
mada in a uè ut uva : Ogiii tanto egli 
ha una chiamata dal Delegato. 
2s T ei libri) « (ìóo faa óna ciamada 



a pagina... »: « Vi ho messo una — 
o un richiamo a pagina... » 

Clànfer, Ciampico (1). Coso, Can- 
chero. « Ut ón danfer d'ón cor- 
tèli che taia nò » : « È una sferra 
di coltello che taglia come cuce ». 
On danfer d'óna saradura che 
va mal: Un canchero di chiavi- 
stello che non va. (Di moneta) 
« Quèst l'è minga ón f ranch l'è ón 
danfer » : « Quest' è gobbina, non 
una lini ». « Cos'oo de fann de 
sto danfer ?» : « È un ciampico di 
ragazzo, sempre impicciato, che 
non riuscirà mai ». 

— Cianfórlin, Ciampichino (1), 
Ninnolo. « Car el me cianfórlin 
d'ón hagai » : « Tu se' un nacche- 
rino ». « Oh che bèli cianfórlin 
d'ón orologg » : «e Che bel ninnolo 
d'oriolo ». 

Ciao e 8' ciao, Bón di, Addio. 
Ciao, obligato : Addio roba mia ! 
«e Senza nanea dimm duo can » : 
« Senza dire né addio uè al dia- 
volo ». ... E s'dao scùiri: E bona 
notte ! Se ghe n' è ben, se de nò 
s'eiao: Se ce n'è bene, se no ad- 
dio. 

Clappòtt, Chiappola (2) (Arezzo), 
« Oh che Iteli ciappoli d'ón fioeu ! » : 
« Che bel bamboccio !» fi « Porta 
da sti ciapott, che me infèseen » : 
« Levami d'intorno queste chiap- 
pole, che m'imbarazzano ». | (Me- 
dicine) « El tmu già doma di da- 
pott, che ghe guastai el stomegh » 
(in dis.) « Non fa che pigliar im- 
bratti che, ecc. ». 

— Ciapottin, Naccherino. (Di 
donnina) « L'è ón bèli ciapottin »: 
« È una bella trottoli uà ». On 
ciàppottin d'ón ficea: Un ciacche- 
rino di ragazzo. 

— Ciapótta, Briccicare. Ciapot- 
tà in l'acqua: Sguazzar nelrac- 
qua. | (Lavoracchiare) « El ahe 
ciapótta adree » : « Gli lavoracchia 



(1) Ciampico s'accosta nel suono a ciati - 
far e in qualche punto corrisponde a buono 
a nulla. Cosi ciampichino, diminutivo, ac- 
canto a cianfórlin* che però é tutt'altru 
• osa. 

iì) Chiappola la voce toscana che più 
si accosta pel suono a ciapott vive ad A- 
rezzo e significa pure bagattella * cosa da 
nulla. Ma e di Arezzo non di Firenze. In 
Sicilia c'è la voce cappotta* che ò una vi- 
vanda di tonnina e cipolle 



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intorno ». Ciapottass el stómegh ; 
Sciattarsi lo stomaco. 

— Glapóttarla, Bazzecola. « La 
trota tutt i so dance in ciapotta- 
rii » : « Ella spreca i suoi quat- 
trini in bagattelle o in cianciafru- 
seole ». (Atti da bambino) « El 
se perd a fagh adree certi ciapot- 
tarii, eh* ti fa ingessa »: « Si perde 
con lei in certe leziosaggini da 
far nausea ». 

— Glapottòn, Pottiniccio. 

Clappa, Chiappa. «El po' bat- 
te» i eiapp » (volg.) : « Può sputare 
la voglia ». Mena i eiapp : (volg.) : 
Sculettare o dimenar le mestole. 
CEuv in ciappà!: Ova sode. | (Di 
rasi) Andà in eiapp: Andar incoc- 
ci. | (Da stira torà) La ciappà : La 
cucchiaia. | (De* trippai) Trippa. 

CUppà-ppaa-ppass, Chiappare 
e Acchiappare. Ciappà su : Toc- 
carne. Ciappà sul fatt : Acchiap^- 
pare o Cogliere sul fatto. « El g*à 
tiraa ón som che se le ciappava 
guai ! » : « Gli tirò un ghiaiotto 
che se lo acchiappava o colpiva, 
guai ». « Se te exappi mi ! » : « Se 
t'acchiappo». Ciappà flaa, eoragg, 
gtut » : « Prender nato, pigliar co- 
raggio, {fusto. Ciappà el volo: 
Prender il volo. Ciappà cappell: 
Prender il cappello, Impermalirsi. 
Ciappà in parolla : Prender uno 
in parola. Ciappà la ciòcca : Pi- 
gliar la sbornia. Ciappà la porta 
(Andarsene) : Prendere la porta. 
Ciappà i fever: Pigliar le febbri. 
P. E. : « Ohe ciappà la féver a 
messdì » : « Gli piglia la febbre sul 
mezzodì». Ciappà sogn: Pigliar 
sonno. Ciappà temp : Prender tem- 
po. Ciappà l'occasión bonna: At- 
terrare l'occasione. Ciappà l'ac- 
qua : Prendere la pioggia. Ciappà 
tré lira per lesión : Prendere tre 
lire per lenone. « Tant quant ne 
ciappà i e spend » : « Quanti ne 
guadagna tanti ne spende ». Ciap- 
pà el visi de giugà o de fuma, ecc. : 
Pigliar il vizio del gioco o della 
pipa o del fumare. Ciappà vun per 
Valter : Prendere o scambiare uno 
colT altro. « Per chi el me ciappaf »i 
« Per chi mi piglia lei ? » Ciappà bon- 
na o eattiva piega : Prendere buo- 
na o cattiva piega. Ciappà de mi- 
ra : Prendere di mira. « Ciappémm 
come soni » : « Pigliatemi come so- 
no Opp. Sappiatevi soddisfare». 



« Ciàppela come te vceutt » : « Pi- 
gliala come ti piace ». « Tè, ciap- 
pà*: « O piglia ! » Oiugà a ciap- 
pole: Giocar a rincorrersi. Ciap- 
pà da ón sii a Valter : Pigliar da 
un luogo a l' altro. P. E. «La 
tempesta Va ciappaa da Monza a 
Erba » : « La gragnuola pigliò qua- 
si T intera Brianzri ». I ciappà 
ciappà (in disuso): I birri o i 
ciafteri. Vedi Branca. 

— Ciappàssela, Pigliarsela. 
Ciappassela con vun: Pigliarsela 
con uno. Ciappassela minga calda : 
Pigliarsela a quattro quattrini la 
calata. Ciappassela o riappalta 
come la ven: Prendersela conso- 
lata o come la viene. 

— Ciappaa, Chiappato. On usèll 
ciappaa de frèsch: Un presicelo. 
« &a ciappaa ci so malsoìit » : « Gli 
prese il solito male ». « Làssem sta. 
perchè soni ciappà » : « Lasciami 
tranquillo pere ne sono acchiap- 
pato (1), ho questo lavoro pres- 
santissimo ». / ciappaa : 1 sarti di 
bassa le^a. « Ohe sónt córs adree 
e V oo ciappà» : « Gli sono corso 
dietro e l'ho raggiunto ». « El g'à 
ciappaa afezion » : « Gli prese af- 
fezione ». | (Altri modi figurativi) 
«Bisogna savi ciappoli» :« Bisogna 
saperlo pigliare ». « Bisogna ciap- 
pà già de chi e pam volto a sini- 
stra » : « Pigli giù di qua poi la 
svolti a sinistra ». «e Ciappà sii ! » 
« Piglia ! ». « Te V ee voruu; adess 
ciappà ! » : « L'hai voluto ! Tuo 
danno ! » « Ciappen ón alter ! » : 
« Maccni (2J. Fatti in là ». Ciap- 
pà ch'el gh'e: E qui covato. Ti le 
séti inagnan, ma mi te me ciap- 
pet minga » : « Tu se' furbo, ma 
me non ingravidi» (volg.). Mal 
che se ciappà: Male contagioso. 
« L'è vun che ghe pias a ciappà » : 
« È uno che ama di aver il boc- 
cone o lo sbruffo ». Ciappà la lé- 
gor cónt el cdr : Vedi Lcgor. Oiu- 
gà a ciappass: Vedi Giaeugh. (Pr). 
Chi vceur tropp ciappà nagotl: Chi 
troppo vole nulla stringe. El pess 
el se ciappà per la gola /Perla gola 
si pigliano i pesci. Fra Dà-tia l'è 
semper foeura, fraa Ciappà V è 



(1) Questa voce a Fir. ita nel sento di 
malconcio o malandato. 

(2) Dò questo modo, che è un'allittera- 
zione di : ma che hai t 



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semper in convent (in dia.) (Ap- 
presa.) : Il pigliare e dolce il re- 
stituire è amaro. 

Clappa-dappa (In di», vivo solo 
fra monelli), Guardia di questura. 
Chiappini (in dis). | (Rutf'a-raffa) 
«Al scur, sul tavol dove giuaaven 
gh'è staa allora ón gran ciappa 
ciappa » : « Là, al buio, sul top- 
peto verde, ci fu un gran ruffa 
j'affa ». 

— Clappada, Chiappo. (Riscos- 
sione o guadagno) « Jncmù oo faa 
óna bonna ciappada » : « Oggi ho 
guadagnato assai ». (Iron.) « Che 
bèlla cxappada che te faa incam ! »: 
« Bel chiappo davvero quello d'og- 
gi !» | (Arresto) « Sta nott, al Ti- 
voli, i questuritt e % carabiner dn 
faa óna magnifica ciappada o re- 
dada » : Vedi Liaada. (Di caccia) 
« Al ròccól Irti ai fa oo faa óna 
ciappada de dusentquaranta dórd »: 
« Al paretaio, avant'ier l'altro, ho 
fatto un chiappo di dugento qua- 
ranta tordi ». Il (Cascar a rispon- 
dere una grossa ingenuità) « A h 
che ciappada ! » : « Che chianpe- 
rello ! » (Pistoia), fi « La ciappada la 
g'à faa indigestion » : « La seor- 

Sacciata di uova sode gli fece in- 
igestione » 

— Ciappamósch (Pianta), Chiap^- 

Famoscmi. | (Lenone) Tinnnanzi. 
(Arnese per acchiappar le mo- 
sche) Chiappamosehe. 

Ciappoli , Coccio (1). «e Cont ci 
màstich sepodaria tacca quel ciap- 
pcll a la marmitta » : « Col mastice 
hì potrebbe attaccare quel coccio 
alla zuppiera». Giugà ai ciappei: 
Far a ripiglino. Lacca in ciappei: 
Vedi Lacca. 

Clappln, Chiappino. Vedi Ciap- 
pa Ciappa. fl (Il diavolo). « Te an- 
dare tt a casa del ciappin » ( a ra- 
gazzo indocile): «Tu andrai a cà 
di Berlicche ». | (Di ragazzo vi- 
vacissimo e arguto) « L'è ón vero 
ciappin »:« È un demonietto». | 
Ciappin de l'txuv: Culaccino. 

Ciappoli (Malattia nelle gambe 
degli equini), Formella. 

Ciar, Chiaro. (Agg.) dar come 



fi) Corno quisi por antnnnm. noli' us > 
volpare f mirilo il \.-\s » intero di terra 
rotta. I.p, stoviglie di cucina povera sono 
i corei: e figliar » cocci poi significa im- 
jurrnaltt si. 



el dì: Chiaro come di giorno. « L'è 
darà come el *ó » : « Non fa una 
grinza ». L'è tanta ciaraf: Il mor- 
to è sulla bara! I e»tii de ciar: 
Vestito di chiaro. VÓ8, vin ciar: 
Voce, vino chiaro. « Sta faccenda 
V è minga eiara » : « Codesta fac- 
cenda non è liscia o Ci leggo po- 
co ». | (8ost.) Lume, Luce. Ciar de 
lunna: Lume di luna. Ciar fai»: 
Luce falsa. Ciar che inorbi»»: Lu- 
ce che abbaglia. 9 (Candeliere) 
Pizza el ciar: Accendere il lume. 
Porta el ciar: Reggere il oandel- 
liere. (Altri modi] Fass ciar: Farsi 
giorno o anche tarsi lume da sé. 
regni al ciar d' óna robba: Venir 
in — d'una cosa. Tra el ciar e 
scur: Tra il lusco e il brusco. Ve- 
anì ciar: Farsi giorno. « G'oo par- 
laa ciar » : « C4li ho parlato chiaro 
o fuor dei denti. » Ciar ciarisc (in 
dis.): Chiaro patente. I Ciar d'aeuv 
Chiaro d'ovo. Ciar d muv sbattuti 
per medegozz: Chiarata. 

— Clarescur, Chiaroscuro. « Me 
par che ghe sia ón poo de ciarescur 
incarti in famiglia, » : « Mi par che 
ci siano de' chiaroscuri in fami- 
glia». | (Nei disegni e dipinti) Quìi 
che dà i risali in i ciarescur: (Quel- 
li che dan risalto sono i chiaro- 
scuri. (Nella musica) / pian e i 
fori in qtiii che fa el ciarescur: 
Piani e torti danno il chiaroscuro. 

— Clara (La)JP. N.) ( Neolog. del- 
l' acquavite), La zozza (1) (volg.). 

— Clarlflca-flcaa, Chiarire. « sto 
oli el va ciarifìcaa » : « Quest' olio 
va chiarito ». | ( Per bere ) Vedi 
Ciarì. 

— Ciari-rii (Volg.), Chiarire (2), 
Cioncare. « Me par, se nò me sba- 
gli, che t'abbiet ciarii ón poo tropp»: 
« Se non erro tu hai alzato un po' 
troppo il gomito». 

— Ciarida ( Volg. ), Bevuta. « A 
tavola g'oo daa óna gran ciarida » : 
« A tavola ho fatto una bona beu- 
ta». 

— Claròtt, Chiaretto. Vin cia- 
rett: Chiaretto. 

— Clarèlla, Sputacchio. Fa cor 
a ciarell (triv.). P. E. : « Mi? Quell 



il) La zozza però è acquavite con me- 
scolanza ; pure in corto modo corrisponde 
al nuovo «ormine milanese volgare. 

(2) Chiarire ogptdt é però fuori d'uso e 
s igni fico : ubbriàcarti. 



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a/ SI foo cor a dardi/ » :« lo, 
quello laf Lo faccio correre a sor- 
nacchi ». | Nome d' un paese, n. 
fr. : Airi el diavól de la Ciarella 
(in di».): Vedi Diavol. 

Ciarlatali, Ciarlatano. « In piaz- 
za gh'era ón ciarlatati, che man- 
giava della stoppa pizza »: « In piaz- 
za vidi un ciarlatano ohe mangia- 
va stoppa accesa ». ( Fig. ) « Al dì 
d'incam gh' è la concorrenza di 
darlatan » : « Al giorno d'oggi o'è 
la concorrensa de'ciarlatam o de' 
cerretani o de'cantambanchi ». (M. 
pr.) Za bissa l'à morduu el ciar- 
laian: La biscia ha morso il ciar- 
latano. 

— Ciarlatani, Fare il ciarlatano. 
« El va intorno a ciarlatano »: 
« Andar in Tolta a far il pagliac- 
cio». 

— Ciarlataneria, Ciarlataneria. 

— Ciarla tanada , Ciarlatanata. 
« Mi me piascn minga i ciarlata- 
nad de la reclamm » : « A me non 
garbano le ciarlatanate della re- 
clame». 

Ciaxor (P. N.), Chiarore. (Luce 
incerta, ancorché viva) e Se vedeva 
de lantan ón gran ciaror; èmm pam 
savuu del gran famgh,chegh'èslaa»: 
« Si vedeva all' orizzonte un gran 
chiarore. Seppimo poi dell'incen- 
dio». 

— Clasmo (D. Fr.) (Chiaro di 
sole su parete bianca ohe offende 
la vista). Riflesso. « Come te ice a 
rèa con quell dormo f »:« Come 
fai a reggere con quel riflesso!» 

Class, Chiasso. « Naturalment, 
la robbal'à faaón ciass de nò dì»: 
« Naturalmente, la avventura fece 
un chiasso indiavolato l » On ciass 
del trenta pari: Un chiasso che 
mai o senza pari. 

Ciav, Chiave. Ciav f emina, ma- 
s'da, tnglesa, falsa : Chiave fem- 
mina, maschia, inglese, fslsa. Dà 
su o dà giòia ciav : Dar volta alla 
chiave. Sarà sott ciav: Rinchiu- 
dere a chiave. El bus de la dar : 
Il buco della chiave e anche la 
toppa. El mazz di ciav : Il mazzo 
delle chiavi El legn de la ciav : 11 
materozzolo. MeU la ciav sott a 
l'use: Sgomberare di soppiatto, 
alla chetichella. Tatù óna ciav de. 
valeh: Comperar un palchetto. | 
(Segnatuono in musica) Chiave. 
In Hat de viólin, de boss: In 



chiave di violino, di basso. | (Per 
accordar istrumenti) Chiave, fl 

ÌDei dentisti) Chiave all'inglese. 
(Per rinforzo di muri) Catena e 
chiave fl (Fig-) La trovaaswbit la 
ciav de quelvindóvinèU. tanto dif- 
fidi » : «Trovò subito la chiave di 
quel rebus per noi tanto oscuro ». 

— Clava (Serrare a chiave), 
Chiavare (Siena). « dava su Vuss »: 
« Chiudi l'uscio a chiave ». 

— divetta, Chiavetta (Del ro- 
binè) Gruccia, (Dell'orologio) Chia- 
vetta (Di certi strumenti a fiato) 
Chiavetta, (Della botte) Vin della 
ciavetta: Il prelibato e la ciavetta 
è chiamata zipolo. (Del canon della 
stua) Gruccia. (M. Pr.) Ona eia- 
vetta d' or la derva tutti i port : 
Chiave d'ora spalanca ogni ser- 
ratura. 

davo, Addio. (A bambino) « Fa 
ciato al sciar » : « Fa servo suo ». 

dbatoria (P. N.) Cibaria (1). Pac- 
chia. « Oh adèss settemes gxò a la 
dbatoria » : « Ora mettiamoci a 
tavola ». 

dee e dccln, Cicco (Lucca e 
Versilia) Cicciolo (2), Zinzino. 
« Dàmmen ón dee » : « Dammene 
un zinzino ». « El g'à nanca ón dee 
o ddn de giudizi » : « Non ha bri- 
ciolo di giudizio». | (Mezzo ub- 
briaco) « El me par ón poo dee 
l'omo » : « L'omo mi sembra altic- 
cio, se non erro». 

Cicca (P. N.) (Masticatura di ta- 
bacco) Cicca (3). « El g'à tiraa dna 
cicca in faccia » : « Gli avventò sul 
muso un biasciotto di cicca o di 
tabacoo». Mezza cicca: Idem. 

— deca, Masticar tabacco. « Lù 
se n'ol fumma el cicca » : « Egli se 
non fuma, mastica». I Rodersi. 
Guarda come el deca : Guarda co- 
me si rode. 



(1) Cibaria non rende il libatoria mila- 
nese. Cibaria e aggettivo di '«gge, in lin- 
gua, e in fiorentino esprime piuttosto 
quantità d'ogni genere di cibi ; ma non si 
usa come dbatoria da noi. 

(i) Cicciolo è pezzetto di carne di maiale 
rimasta dopo cb e se ne è carato lo strutto. 
Nondimeno c'è un modo di dire fiorentino 
ebe figuratamente esprime piccolissima 
quantità come dee ed è : dar un cicciolo 
per aver un porco. 

(3) La voce è perfettam. uguale, non 11 
senso. Circo in fior, é mozzicone di sigaro, 
e ckcaioli quelli ebe li van raccogliendo 
per le strade. 



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ere 



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eie 



Ciccia (P. N.), Ciccia. « La verdu- 
ra la ghe pia* nò ; Ih el vatur la cic- 
cia » : « La verdunt non gli va; egli 
vuole la ciccia. » ( Di donna grassoc- 
cia e avvenente) (hi bèli tocch de 
ciccia!: Un bel pezzo di ciccia o 
Belle ciocie. « Se toiaroo miee mi 
voraroo minga doma la ciccia, vo- 
raroo anca la dote » : « Se piglierò 
moglie non mi accontenterò della 
ciccia, ma vorrò anche la dote». 

— Ciocia, Bere. « El ciccia come 
ón Turch » : « E' beve come un 
Turco ». « Ohe pia 8 molto a ciccia »: 
« Gli piace succiar il bicchiere ». 

— Cicciada, Trincata. 

— Cicciadinna, Beutina. 

— Ciccianespol (P. N.) Succia- 
nespole. 

Ciociara, Chiaecherare.* Me soni 
pèrs via a cicciarà coni ón bagolón 
del luster » ; « M'indugiai a ciam- 
bolare con un gran ciaccione ». 
« Uà comindaa a cicciarà e come 
el so solit el le finiva pù » : « Co- 
minciò a cicalare e, secondo il so- 
lito, non la rifiniva più». (In sen- 
so bono ) « Bisogna che cìcciarem 
ón poo seriament, nun duu, de 
sta robba »:« Bisogna che discor- 
riamo un poco fra noi di codesto ». 
«Mi oo savuu che lee la va intorno 
a cicciarà mal, séra de mi » : « Ho 
saputo che ella va a cornaceli iare 
e a sparlare di me ». « Che la lana 
sta de cicciarà sora i fati di al- 
ter*:*. Smetta una volta di sfrin- 
guellare ». 

— Cicciarada, Chiacchierata. 
« Emm faa óna gran cicciarada 
mi e el Luis sul ministeri nasuv » : 
« Abbiamo o s'è fatta una lunga 
chiacchierata, fra me, e Luigi, sul 
nuovo ministero ». 

— Oicciaradinna, Chiacchiera- 
tina. 

— Cicciarament, Chiacoheric- 
cio. « Se sentiva sui scoi ón gran 
cicciarament » : « Si sentiva su per 
le scale un gran chiaccherio ». On 
cicciarament mai pù finii: Un cin- 
guettio interminabile. Cicciara- 
ment de 8abètt de lobbia ( volg. ) : 
Un cianaio. 

— Ciociare tta, Chiaccherino. 
« El vacur fa el cicciaretta » : « Vuol 
far il cicalino ». 

— Cicciarón, Chiacchorone o Ci- 
calone. « Tas cicciarón!*: « Smet- 
ti ciambolone che sei ». (Di chi 



non sa tener in so) « Otiarda >cn 
a dighel a quell cicciarón, se de 
nò di man el san lutti » : « Bada 
di non ti fidare a quello «veccio- 
ne, se no domani diventa cosa 
Bubblica ». Cicciarón de brssera : 
n boccalone. 

— Clcciarlnna, (Primo grado 
dell'ebrietà), Chiacchierila. « Te 
seret minga ciócch, ma te g'avevet 
ón poo de cicciarinna » : « Non 
dirò che tu fossi briaco, ma ave- 
vi un po' di chiacchierina. » Vedi 
Pondà. 

Ciccio (Nome che si dà special- 
mente a stornelli e merli dome- 
stici), Ciccio (1). Cuccò. « Ciccio 
te vosutt la camola? »: « Cuccoli- 
no.... Cucco mio! » 

Ciccion, Ciccione (2), Cucco. El 
ciccion de la mamma: Il Benia- 
mino, «e L'è ón pover ciccion, in- 
capace de mazza óna mosca »: 
« È un povero baggeo incapace 
di uccidere una mosca ». 

Clcciorà, Cioiorare (3), Far pissi 
pissi. « I spositi ciccioraven in d'ón 
canton de la sala, tegnendes i man 
in man » : « Gli sposini t'acevan 
pissi pissi in un cantuccio della 
sala, tenendosi per mano ». (Degli 
uccelli) Pigolare, Cinguettare. 

— Ciccioritt (Atti e discorsetti 
amorosi a bassa voce). Pispillo- 
ria. Fa i ciccioritt: Vedi de- 
clora. 

Ciooiorlanda (Gioco), Cicirlan- 
da. Oiugà a cicciorlanda chi do- 
manda: Giocare a cioirlanda. 

Giocolati, Cioccolata. Fa o sbatt 
el ciccolatt: Cuocere o frullare la 
cioccolata. Ciccolatt e panerà: I- 
dem. Ciccolatt e caffè: Chiaro scu- 
ro (Lucca), La Nera (Firenze) Ta- 
voìett de — : Panetti da cioociolata. 

— Ciccolattin (Picoolo disco m 
carta), Cioccolattino. 

— Ciccolattera, Cioccolattiera 
(Tanto il vaso che la moglie del 
ciccolatee). 

Cicero. N. Fr,: Cicero prò do- 
mo sua: Cicero prò domo sua. 



(1) Ciccio è sinonimo di ricciolo tatt'M- 
tra oota. È : pezzetto di lardo. 

(t) Ciccione a Fir. non lignifica che por- 
tona oon molta ciccia intorno. 

(3< C'è 11 «unno aguale non 11 tento. 
adorare toteano è quel rumore che fan- 
no i l'quidi pretto a dar il bollore. Voce 
lucchese ; a Firenze è : Grillettar*. 



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ere 



— 121- 



CIP 



— Oloeron (ehi fa da snida a 
forestieri). « Te faroo mi de cice- 
ro* per la eitiaa » : « Ti farò da 
cicerone nella città ». « Oo comprila 
ón Cieeron del §etteent ligaa in 
maroeehin » : « Ho comperato un 
Cicerone del settecento, legato in 
marocchino ». 

GleUardòn ( In dis. ) , Ciccialar- 
done (in disuso), Ghiottone. 

nirfnHtHwi (Meno ancora di Cic- 
m), Tantinino. « Damen doma ón 
cidminin, ehi su la penta de la 

{'oreelUnna »: « Dammene pur l'om- 
bra qui sulla punta della forchet- 
ta». 

Gldn, Cecino. « Oh che bel cicin 
eV ón fiam ! » : « Che bel cecino o 
Che caro Nino ! » « En vui doma 
ón ddn » :« Ne voglio solo un tan- 
tino o un lincino ». 

Cicisbeo (In dis.) (Amante di 
donna maritata), Cicisbeo. « Quell 
wutgrussi là, V e el cicisbeo de la 
contessa » : « Quello spilungone è 
il cicisbeo della contessa». 

(Hai, Cielo. — seren f nitrii, scur f 
con famra i stèli: Cielo sereno, 
nuvolo o annuvolato, buio, stel- 
lato. — hot a stèli: Uno stellato 
fitto, del róss: Cielo rosso. (Pr.) 
del róss o aequa o bóff: Aria ros- 
sa o piove o soffia. Tocca el del 
coni ón dit: Toccare il cielo col 
dito. I/è come vorè dà ón pugn 
in citi : £ come voler dare de' pu- 
gni in cielo. Porta tun ai sette 
eieH: Portare uno ai sette cieli. 
(Il mondo iperoosmico) « Kl niè 
pover angiól l'è volaa in del » : 
« Il mio novero angioletto è ito in 
cielo». Uria vendétta in del: Gri- 
dar vendetta al ooepetto di Dio. 
Di' su di robb che nò stan né in 
del né in terra: Dire cose che non 
stan né in cielo né in terra o fuori 
della messa. Ouard'el del ! : Guar- 
di il cielo o Dio tolga. Per amor 
del del/: Per amor del cielo. In 
nome del — ; In nome di Dio. On 
fulmin a — sereno: Un fulmine a 
— sereno. (PrJ Sentensa d'asen 
né va in del: Baglio d'asino non 
arriva al cielo. Oiel faa a pancott 
se nò piante incanì piami sta noti : 
Cielo a pecorelle acqua a catinel- 
le. | (La parte superiore di molte 
cose) El del de la earrossa, del 
leti, del forno, eoe.: Il cielo della 
carrozza, il cortinaggio, il oielo 



del forno. El del de la bocca : II 
palato. El terso cielo: Il terzo 
cielo. 

Giffon. Vedi Sdffon. 

Ciflls (P. N.j N. tr.: Fa dfiis: Far 
cecca. « Els'cxopp d m'à faa ciflis e 
la légor l'è scappada » : « Il fucile 
mi fé' cecca e la lepre scappò ». 

Ollan (Giovane ai statura niù 
alta di quel che la sua età richie- 
de, ma ohe può essere benissimo 
uè uno scioccone né un galeone, 
come lo definì il Cherubini), Bao- 
ohillone. « Quèll cilan d g'à di 
gamb ch'd fa ón mia ogni des 
pass » : « Quel bacchinone o bi- 

Shellone ha certe seste, ohe in 
ieoi passi è eapace di far una 
lega». 

— Ollanón (Termine ohe può es- 
ser applicato in molti oasi e a per- 
sone dissimili). «Adèss d g'^à sé- 
des ann e d s'è faa su ón dianoti, 
che se fel veaésset t'd conossei 
pu » : « Ora ha sedici anni e a' è 
fatto uno spilungone, che se tu lo 
vedessi non lo ravvisi più ». « Ma 
sta ón poo quieti, dlanon che te 
sec»; « Ma sta bono una volta, 
disutilaocio ». (E così via, con cen- 
to intenzioni e varietà). Chiurlo. 

— Cllanada, (Più ohe altro), Leg- 
gerezza. « Ma guarda de fa min- 
ga vunna di tò solit dlanaa» : « Ma 
bada di non commettere una delle 
tue sventataggini o corbellerie». 

— Ollapp (Cosa diversa dal Ci- 
lan quantunque della Btessa spe- 
cie), Citrullo. « Finissela de fa el 
dlapp con la serva » : « Finiscila di 
far il vagheggino alla serva ». « In- 
canì soni cuapp, dlapp; soni min- 
ga ben de tra insemma óna diu- 
rna» : « Oggi mi sento tanto grul- 
lo, che non son capace di accozzar 
due rime ». « Che dlapp de vun t »r 
« Che sciocco ! » 

— Ollappa, Pargoleggiare (colto). 

— OUappada, Baggianata. 

— OUappón, Scioccone. 

— CUappln, Soasimoddio, Scioc- 
cherello. 

OUlnder(P.N.) Cilindro. Cappell 
a dlinder o senapi, si dlinder: Cap- 

rllo a cilindro, tuba o staio (pop.). 
Tiraa a dlinder: Cilindrato. 

— OUlndrà, Cilindrare. 

— OUlndradura. Cilindratura. 

— OUindree, Cilindraio. 

— OUlndricn, Cilindrico. 



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CIL 



— 122 — 



CIN 



— Cllindrett, Cilindretto. 

— Cillndrón, Gran tuba. 

Olmasa (Modanatura per orna- 
mento architettonico) , Cimasa. 
Anche Scimasa. 

— Clmaaetta, Piccola cimasa. 
Clmbalis, N. ir.: Vèssandaain 

cimbalis: Essere o andar in cim- 
bali o in bernecche. 

Cimbarda(P. N.) (Amaca di legno 
sospesa sotto il piano del carret- 
tone detto bara per dormirvi il 
carrettiere o riporvi roba) (Ap- 
IH'oss.): Lettacelo. Grata (1). 

Oiment, Cimento. Tira a ei- 
ment: Provocare, Metter e ci- 
mento. 

— Clmenta-taa-tau, Cimenta- 
re. « E lù el g' avaria elfidegh de 
cimentasi con mi f » : « E lei avreb- 
be il fegato di cimentarsi o mi- 
surarsi con me ? » (A parole) « L'dn 
cimentaa e lù già boti de lira » : 
« L'han cimentato e lui giù botte 
da orbi ». 

Olnada, Zannata « In tutt ci- 
nad de benedì con V acqua santa » : 
« Le Bono inezie da darci la be- 
nedizione ». | (Scherzo poco bello) 
« JSl m'à faa óna cinada de cattiv 
gust » : « Mi fece una burla di cat- 
tivo gusto ». 

Clnaper (Composto di gesso e 
di mercurio), Cinabro. 

Olnchetlnfttn (P. N.) (Suonatri- 
ce magra e sparuta di chitarra 
o mandolino o anche donnetta ri- 
dicola), La aora Rosaura. 

Clnciapetta (P. NÒ (Pettegola, 
vana , leggerona) , Ciammengola 
(in dia.). « Cosso gh'entra, quella 
cineiapetta t de cascia ci nas in di 
noster robbf »: « Che c'entra quel- 
la pettegola, di voler mettere il 
naso nelle cose nostre ?» (Di don- 
na che vuol parere più che non 
sia) Spocchia. « La spuzza anea- 
mò de lavandin e la vceur fa la 
cinciapctla! » : « Sa di rigoverna- 
tura e vuol fare la spocchia ! » 

Clnclna88-cinaa (In dia.), Cin- 
cinnarsi. « La ghc mètt do ór al 
spece a cincinass » : « Ad azzi- 
niarsi, allo specchio, impiega due 
ore (2) ». 



(1) Mancando assolutamente in Toscana 
l'oggetto, manca anche il nome. 

(!J Da questa voce vecchia, è venuto II 
gingin (che è già tramontato anch'esso) 
per damerino j civettino. 



Clnqu, Cinque. / cinqu vii : Le 
cinque vie. Fa la regola del cinqu 
(con relativo gesto) : Gar leva 
eius, Sgraffignare (volg.). Per i 
cinqu cavH : Li li, a un pelo. Ga- 
ra fol de cinqu fatui: Un ceffone. 
Bastàgh a vun i so ci\iqu sold: 
Bastargli il cuore. « Y r a minga a 
cerca cinqu recud in d'ón car » : 
«Non entrare in codesti quattro 
soldi o non cercare il nodo nel 
giunco. ( Stringendosi la destra ) 
« Cinqu e cinqu des la cavalla l'è 
nostra» (in dia.) (Aivprosa.): Toc- 
chiamoci la mano. Il contratto e 
stretto. Marcia sul cinqn e desdott : 
Scialarla e vestire con sfarzo. Vèss 
al camp di cinqti pèrtica : Vedi 
Camp. Vèss come ctnqu dit in la 
man : Esser cosa da non mettersi 
in dubbio. Grand come ón rinati 
quattrin de formai, (vol^.): Alto 
quanto un soldo di cacio. « Chi 
te cerca sti cinqu soldi »: « Chi ti 
domanda di questi cinque sol- 
di ? » 

— Cinquanta (Indugiarei intor- 
no ad una risoluzione pur neces- 
aaria). Ninnolare, Lellare (volj?.). 
« Ch'cl stoga minga lì tant a cin- 
quanta » : « Non la stia lì troppo 
a ninnolare ». « A furia de cinquan- 
ta Ve riussii a nagott » : « A furia 
di balocca rei non e riuscito a nul- 
la». Cinquanta el prezzi : Stirac- 
chiare il prezzo. 

— ClnquanUn (Legume o biada 
che venga a maturanza in circa 
cinquanta giorni), Cinquantino (1), 
Formentonino. 

— Clnqulnna (Accozzo di cin- 
que numeri giocati a tombola o 
al lotto), Cinquina. 

Cinismo (P. N.), Ciniamo. « FI 
g'à ón cinismo che el ributta » : « fi- 
gli ha un ciniamo che atomaca ». 
(Per afrontatezza) « El g'à avuu el 
cinismo de rispondem che... » : « Eb- 
be la fronte di riapondermi che... » 

Cinta, Cinta. — del parco: La 
cinta del parco. | (Parte di abbi- 
gliamento) « Sta cinta la me streng 
tropp in vitto » : « Queata cintura 
mi atringe troppo ». 

— Clntà-ntaa, Cinger di muro. 
« Oo faa cinta tutt el brani » : « Ho 



1(1) Era a Flr. anche una moneta da cin- 
quanta centesimi ora fuori di cono. 



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CIN 



— las- 



cio 



fatto cinger di muro il verziere, 
il frutteto». 

— Cinto (P.N.) (Ordigno in ri- 
paro di ernia), Brachiere. Vedi 
anche Braghe*. 

Ciò (Uccello notturno), Chiù 
(pop.). Assiolo. 

(nòcca, Cioccia (1), Ubbriaohes- 
wi, Briaca e Sbornia (volg.). Cioc- 
ca de biro, de raeeagna: Sbornia di 
birra, di acquavite. Ciappà la cioc- 
ca: Ubbriaca rei e Pigliare la sbor- 
nia, la bertuccia, la balba, una 
cotta (pop.). « Ona ciocca che gh'è 
staa odo** tri* di » : « Una cotta, 
che gli durò indosso tre giorni ». 
« Elfàel disinvolt, ma ghe comin- 
cia la ciocca e la cicciarinna » : 
« Fa il disinvolto ma egli è già in 
pernecche e gli incomincia la chiac- 
chierina ». | N. fr. : Ona ciocca de 
UUt: Un tosso di pane. P. N. « L'è 
staa venduu ver una ciocca de lati »: 
« L'hanno abbacchiato o venduto 
per un tosso di pane ». Nò vari 
óna ciocca: Non valere un frullo. 

L( Campana al collo di mucca gui- 
i) Campanaccio. 

— Clóoch, Ubbriaco. Cionco (2). 
« L'è ciócch come ón bèè » : « È cot- 
to fradicio o come una monna » 
(volg.). «JSlme par ón poo ciócch » : 
«Mi sembra alticcio, anziché no». 
* Se pò minga di che ci eia ciócch, 
ma Ve molto alégher » : « Non lo si 

Suo chiamare ubbriaco, ma è inol- 
j allegro ». ( Pig. ) Vèss ciócch de 
sogn: Cascar di sonno. « Ma te sec 
ciócch o te coiònctt» : « Vaneggi o 
dici di bonof » Oióecàn de grappa: 
Trincone (3). 

— Clócchee e dòccattae, Ub- 
briacone, Briachella. 

— (bocchetta, Piccola o Leg- 
gera sbornia. « A la domenica Ih 
la eoa eiócchetta el le ciappa sent- 



ii) la fiorentino o'ili parola Ciocca ., 
ma, come è noto, Mprìmt latt'altro ordine 
di idée. 

(t) a Locca cionco èchi dalle gambe gli 
é Impedito di camminare uguale e diritto; 



Oli abbriaobi talvolta 
tono cionchi. 

(3) Trincone non rende menomamente 
Il mostro Cioccón de frappa ma l*bo messo 
perche trincar* esprima, pio che altro , il 
bere smodatamente altri liquidi , che non 
sfa vfno. A Ptreate non si vedono odi ra- 
do abbriaobi di acquavite. 



per » : « Alla domenica e' voi es- 
sere sempre brillo». 

Ciòcca (Fischietto da merli). 
Chiòccolo. Andà a caccia eónt et 
ciócch : Andar a Fistierella. | (Per 
piato ) « L'à mése già ón ciócch 
mai pù finii » : Vedi Stuaa. « La 
mése giù el ciócch a la Pretura »: 
« Gli appiccicò una querela, un 
piato ». 

— Oloochltt, Sonagliera, Sona- 
glieli. « Quell cagnotti che g'à el 
coli ón colarin coni i ciocchiti » : 
« Quel Gagnolo che tiene al collo 
un collare co' sonagli ». 

— Ciocca (Risuonar, di cose fes- 
se, alla percussione), Crocchiare. 
Ciocca de crèpp : Crocchiare, Croc- 
colare (Siena). (Fig.) (Di malato 
in pericolo) « El ciocca de crèpp »: 
« E' crocchia. » (Strepitare rim- 
proverando) « Oheu aiavol cos'el 
ciocca tant per età cialada ?» : « Eh 
quanto chiasso o strepito per una 
coglioneria! » | (Il fischiare col 
chioccolo e il canto stesso del 
merlo) Chioccolare. 

Ciócchln (St.) (Nome di persona 
incaricata in ilio tempore di am- 
mazzar quadrupedi degni di finir 
la vita e ai sotterrarne le carogne). 
Frasi ancora vive. Andà a fini 
in man del Ciocchin: Finir in 
mano del boia. Béstia de podè dà 
al Ciochin: Bestia da mandare in 
Sardigna. 

Ciòd, Chiodo (1). Ciod de giazz, 
de cavali, rotnan : Chiodo da diac- 
cio, da cavallo, romano. (M. d. d. 
senso proprio) « HI mangi arar an- 
ca i cioa» : « E' mangerebbe la 
sporta a Brandano ». « L'à nanca 
laeeaa i ciod in del mur » (Nello 
sgombero) « Non lasciò neppure i 
chiodi nel muro o ha levato per- 
fin il fumo alle candele ». Man- 

S'ass f atura anca i ciod de la cà: 
anelarsi fino all'ultimo scudo. 
SèccK come ón ciod: Secco come 
un chiodo o uno stoccafisso. (M. 
d. d. in senso traslato) fìalt el 
ciod: Battere il chiodo. Dì robba 
de ciod: Dir cose da chiodi. A- 
vègh la coscienza taccada su a ón 



(i) Forme diverte, quali»*, ter'nica in- 
somma da chiodaiuolo, vedi il solito Che- 
rubini, 11 quale però non ne registra la 
sesta parte. Io darò quelli solo che tutto 
il mondo conosce. 



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CIO 



124 — 



CIO 



eiòd: Aver data la coscienza a 
rimpedulare. « Iài quand la fissaa 
el eiod nò ohe mezzo ! » : « S'egli 
ha fìsso il chiodo non c'è più mo- 
do di dissuaderlo». Tacca su la 
messa a ón ciod: Appiccar la mes- 
sa all'arpione. (Pr.). Coni ón ciod 
se dc*ca*cia Valter: Un chiodo 
scaccia l'altro. Se el eiod l'incon- 
tra el dur el se storta : (Appross.): 
I teneri di calcagna facilmente 
mutano di parere. Quand hi ca- 
valla la dev zoppasti, ecc.: Vedi 
Cavalla. | (Invece di chiave) Dà 
su tant de eiod a Vuss: Metter la 
banda all'uscio e Metter il chiodo 
a una cosa, cioè assicurarla sta- 
bilmente. I (Invece di sigaro) « El 
g'à conlinoament el ciod in bocca » : 
« Ha sempre il sigaro in bocca ». 

— Ciodaria, Chioderia, e Chio- 
dame. 

— Clodiroeu, Chiodaiuolo. 

— Glodiroeula, Fucina da chiodi. 

— Clodera (Istrum. per chiodi), 
Chiovaia. 

— Clod-de-garofol, Chiodo di 
garofano. 

— Olodin, Agutello e Sigaro. 
« El g'à semper el ciodin in boc- 
ca»: « Ha sempre lo sigaro in 
bocca ». 

Clóff-clóff. N. fr.: I cióff cióff 
del valzer in spiga: Gli scosci 
del valzer petto a petto. 

Cióff (Onomatop. del rumore 
d' un piccolo tonfo nell' acqua). 
« L'à faa cioff e l'è andaa sott » : 
« Pece un tonfo e scomparve ». 

Clóla (Volg.) (Voce espressiva 
molto, e che corre spesso sulle 
labbra de' meneghini che amano 
mostrar disprezzo. È ben più che 
Hall come dice il Cherubini). Gran 
minchione, Ciolla (1). « Oh quell 
pover omm, come Ve ciolla!»: 
« Ah quel jóover omo quanto è 
baggeo ». (Parlando di se stesso) 
Malaccorto. « M\, a di la veritaa, 
sont 8taa óna ciolla. Avria dovuu 
accetta subit » : « Io, a dir il vero, 
fui un po' grullo, baggiano. Ogni 
lasciata è persa». 



(1) Questa voce è xiva a Flreme e al- 
l'isola d'Elba in due significati diversi. A 
Firenze o'e la frase : Essere come il cavallo 
del Ciolla, eco. All'Elba «i dire ciolla a 
donna ohe non ha cura della propria per- 
sona. 



— Clolatta, Ciolatton, Clolat- 
tonon (Re degli sciocchi). 

— Cioletta, Sciraunitello. Grul- 
lerello. 

— Clolada, Clolattada, ecc.. 
Minchioneria. 

— Clolà (Triv.), Gabbare. « El 
m'à ciolaa de pocch»: « M'à gab- 
bato in poco ». 

domina. Chioma. La ciomma 
di cavai: La criniera. Taiàgh la 
ciomma al poleder : Scrinare il 
puledro. 

Clòndol (Voce leggermente spre- 
giativa delle decorazioni), Cion- 
dolo. « O'an dna ón ciondol tant de 
fall tose » : « Gli diedero una croce 
per chiudergli la bocca». (Appesi 
all'anello della catenella dell oro- 
logio) Ciondoli. 

Clorlinna, Vinello. «Ah sto vin, 
cor el me ost. V è óna vera cior- 
linna » : « Codesto, caro il mio al- 
bergatore, a casa mia si chiama 
acquerello, non vino». Vedi Fot- 
tiggia. 

Clprocament (Volg. id.). Vedi 
Reciprocamen t. 

C1Ó8, Chioso (1), Chiuso, (Orto e 
verziere recinto da muro), Ri- 
cinto. On beli cios pien de magió- 
ster: Un orto chiuso e tutto a fra- 
gole. 

Cippa (Delle passere e dei pul- 
cini), Pigolare, « Sent come cippen 
i passanti, là sulla pianta » : « Sen- 
ti che pigolio, le passere là *ù 
quell'albero ! » | (Par mostra di 
brio) Sgallettare. « Viti mèttem ci 
vestii e el cappellin nocuv e andà 
al Cors a cippà ón poo » : « Mi 
voglio metter 11 vestito e il cap- 
pellino nuovi e andar alle Cascine 
a brillare o a spispolare o a far 
chiella (2) un poco. I M. d. d. : 
Cippen % merUf: Zucche fritte! 
Tu non l'avrai ! 

— Clppclpp (Voce imitante il pi- 
golio degli uccellini), Pissipissi. 

Clpcrlìmarlì, Canta merlo. 



(1) Chtoeo è parola oggi caduta in di- 
suso, ma che fu viva in Toscana invece di 
chi**#>. 

(Si Per lo più si dice aver delta chiella, 
ma io ho udito far della chiella , In Questo 
senso ed è spiegato oosì : Chiella deriva 
dalla domanda che fa 11 popolo vedendo 
comparir In pubblico qualche donna più 
delle altre ornata : Chi è ella t 



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CIP 



Ciprea* (Albero de' cimiteri), Ci- 

Clrca, Circa. « El gavarà circa 
rimise* ann o fl adree » : « Egli a- 
vrà a un circa ventisei anni o giù 
di 11. | (Intorno a) « Circa pmu a 
quèll che m'avii ditt... » : « Circa 
poi a quanto mi avete detto ». Cir- 
cuirti Arca: Idem. 

drcasf (Tessuto di lana a spine), 
f ircascc 

Circo (P. NJ (Anfiteatro in legno 
per spettacoh con cavalli). Circo 
equestre: Circo equestre. 

Cirool, Circolo. (Conversazione) 
Tegnì circol: Tenere conversa- 
zione. Fa circol: Fare circolo. 
■ Cerca la quadratura del circol : 
Cercare la quadratura del circolo. 
— eostituzional: — costituzionale. 

— Circolar, Circolare. «L'à 
mandaa intorno de» mila circo- 
lar col programma del giornal » : 
« Idem ». 

— Clrcolazión , Circolazione. 
« Quella cà ch'e borlaa giò l'à in- 
terroU la circolazion » : « Quella 
casa che è caduta ba interrotta 
la circolazione ». La circolazion 
del sang'u: La circolazione del 
eangue. 

— Circolandum (Ad) (Termine 
burocratico ma notissimo a tutti), 
Ad circulandura. 

Circonda (Colto) (Degli Ebrei), 
Circonciso . (In volgare idiota o 
scherzevolmente). Vedi Concia. 

Circondari, Circondario. Al cir- 
condari ghe »tà ón »ott prefètt: Ai 
circondarti è preposto un sotto- 
prefetto. 

Circonvallazión , Circonvalla- 
zione. Strada de circonvallazión: 
Strada di circonvallazione. 

dreoepètt, Circospetto.* Chi bi- 
sogna vèss molto circospett » : « Qui 
bisogna procedere con molta cau- 
tela o circospezione ». 

— Circospezión , Circospezione. 
« Troppa, troppa circospezión/ » : 
« Troppa — o troppi riguardi I » 

Circostanza, Circostanza. « Se 
dà la circostanza che » : « Si dà il 
caso che ». « /n «fa felice circostan- 
za del zoster matrimoni , mi... » : 
« In questa felice — o congiuntu- 
ra... » | ( Di giudizio ) Al reo g' dn 
acordaa i circostan* attenuant: Al 
reo hanno accordato le circostanze 
attenuanti. 



- 125 — CIR 

Clrcuì-cuii-culsa, Circondare. 
(Per fini loschi) « Él s'è circuii de 
bèi donnètt » : « Si circondò di bel- 
le donnine ». El minister V è cir- 
cuii continóament: Il ministro è 
assediato giorno e notte. 

ClroTun-clrca. Vedi Circa. 

Clrlbibì (Voce di gioco infanti- 
le), Ciribibi (1). 

Clrlblcòccola (P. N.), Ceppice- 
ne. N. fr. : « Se me gira la aribi- 
còccola... » : « Se mi gira il boccino 
o il cifotte » (volg.). 

Clrlbira (Persona senza carat- 
tere né dignità ) , Banderuola , 
Chiàppola (Arezzo), Frasca (se 
donna T). « Quell tò amis V è ón ci- 
ribira faa e finii » : « Quel tuo a- 
mico è un vero burattino ». « Nel- 
V ultima votazión el sur X el s'è 
mostraci ón poo ciribira » : « Nel- 
l'ultima votazione il signor X fece 
un pochino la ventarola». 

— Clrlblrada ( P. N.), Buratti- 
nata e in certi casi Chiappolata. 

Clrlci, Ciricì (Canto della capi- 
nera). 

Clsmoln (P. N.), Citta (Siena). 
« Uè óna bèlla cismoin » : « E una 
bella ragazzina ». « 1/ è la mia ci- 
smoin » : «E la mia sciupata»[yolg.). 

Cispa, Cispa (2), Cacca, Sterco. 
Dottor de la cispa: Dottor de'miei 
stivali. « El par semper ch'el g' ab- 
bia la cispa soWal nas» : «Ha sem- 
pre arricciato il naso ». 

— Clspós (P. N.) (Se negli oc- 
chi). Cispellino, Cisposo. 

Cisquitt (Giovincello soro), Cro- 
stino. «L'è ón cisquitt de vun » : 
« E un certo crostino ». « El ghe 
fa el cisquitt all'Adele » : « Fa il 
cascamorto coli' Adelina ». Anche 
Spincin. 

Cista (Far dieci a maccao). Cista. 

Cisto (Esclam. per non dir Cri- 
sto), Crispicina! (Arezzo), Catte- 
rina! 

Cisterna, Cisterna (3), Pozzo ne- 
ro. Voden la cisterna: Lavano il 
pozzo nero. Gh'è intopjma el con- 
dott de la — . È turato il condotto 
del pozzo nero. 



(1) Fu osato dal Ceccbl ne'iuoi proverbi 
ma non credo sfa nell'uso fiorentino. 

(2; E' propriamente l' umore che cola 
dagli oecbi. 

(3) Cisterna in Toscana è pozzo d'acqua 
piovana. 



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CIT 



— 126 — 



CIV 



Cltà-taa, Citare. Cita in giudizi: 
Citare in giudizio. Cita i testimo- 
ni: Citare i testimoni. | Cita ón 
vèrs de Dante: Citare un verso di 
Dante. 

— Citazion, Citazione. Ricev ónci 
citazion de la Questura: Ricevere 
una citazione dalla Questura. | 
On liber picii de citazion: Un li- 
bro pieno di citazioni. 

Cittaa, Città. La cittaa eterna 
(colto) : Roma. La cittaa di fior : 
Firenze. El palazz de cittaa: Il 
palazzo di città. Viv pussee in 
campagna che in cittaa: Abitare 
più in campagna che in città. Cit- 
taa alta e cittaa bassa : Città alta 
e città bassa. Ona cà che la par 
dna cittaa : Un casamento che pare 
una città. 

— Cittadin, Cittadino. Fass cit- 
tadin: Ridiventare cittadino. 

— Clttadlnna, Carrozza di città. 

— Cittadinanza, Cittadinanza. 
Domanda la —: Domandare la cit- 
tadinanza. | « Tutta la cittadi- 
nanza V à protestali » : « La città 
intera protestò ». 

Citto , Zitto. « E citto nen ! » : 
« Zitto e buci ! » Nò se seni ón at- 
to» : « Non s' ode o non si sente 
uno zitto, un alito ». « L'è voltaa 
via citto citta » : « Se la fumò zitto, 
zitto ». 

Ciuccio , Ciuco. « El g'à i orècc 
che paren quii d'ón ciuccio » : « Ha 
un par d'orecchie, che arieggiano 
quelle d'un miccio». «e Te see ón 
gran ciuccio vèh ! » : « Sei pur ciu- 
co, poverino ! » 

Ciumór (Malattia di cavalli). Ci- 
murro. 

Ciurmala, Ciurmaglia. « Là nò 
gh'è che de la ciurmaia » : « Là non 
c'è che la peggio ciurmaglia della 
citta ». 

Cius, Chiuso. Vedi Saraa sit. 

Clusa, Chiusa (1), Serra « Stec- 
conaia. Fa o desfà óna ciusa: Far 
o disfar una chiusa. A la ciusa del 
discara: Alla chiusa di un di- 
scorso. 

Cluson (Pietra da chiudere il 
l'orno), Chiusino. El ciuson del na- 



ti) Chiusa in Fior, riparo posticcio, e lo 
Ri usa anche por prigione. Mettere in chiu- 
sa. Anticamente però anche a Firenze ebbe 
il preciso senso milanese. 



villi de Paderno: Il Pignone di 
Paderno. 

Clvett. Vedi Sciguett e derivati. 

Civil, Civile. El codes cimi: Il 
codice civile. Casa, condizùm, ve- 
stii: Casa, condizione! vestito. | 
« L'è staa molto civil con mi » : 
« Con me fu molto civile ». I Co- 
stituiss parte civil : Costituirsi par- 
te civile. Coragg civil: Coraggio 
civile, Fa d'ón civil ón criminal : 
Vedi Scarpón. 

— Clvlltaa(P. N.l, Civiltà (colto). 
« Quii che nega et progress de la 
civiltaa, Ve segn che se guarden 
minga indree » : « Quelli che ne- 
gano il progresso della civiltà non 
si guardano mai indietro ». I (Buo- 
na educazione) Creanza 1 régol 
de civiltaa insegnen de mangia 
minga el pèss cont el cortell : Le 
regole delta — , bona creanza in- 
segnano a non tagliar il pesce col 
coltello. 

— Civilizza (P. N.), Civilizzare o 
Incivilire. 

Clacch (Soprascarpe), Caloscie. 
I (D. Fr.) (P.N.) La clacch: Vedi 
Portoghesi. 

'Clarinett, Clarinetto. L'ancia 
del clarinett : La linguetta del cla- 
rinetto. | (Fig.) « Sto sigher de 
Virginia l'è propi ón clarinett » : 
« Questo sigaro sfiata da ogni 
parte ». 

Class, Classe. De primma class: 
Di prima classe. « J/e ón asen de 
primma class » : « È un asino di 
prima classe ». | (Nelle scuole) 
« Adess Ve in terza class»: « Ora 
è in terza classe ». | (Leva) La 
class del 1894 : La classe del 1894. 
|| (Ferrovie) Primma , segonda, 
terza class: Prima, seconda terza 
classe. (Civ.) La class di nobil, di 
borghes : La — o ceto nobile, bor- 
ghese. 

Classiceli (P.N.), Classico. Iclas- 
sich: Gli autori classici o I clas- 
sici. (Esci, sorpresa) « A h questa 
l'è classica ! » : « Oh questa è — 
o barbina ! » 

Claùdlte. Vedi Parentesi. 

Clausola, Clausola (colto). Colla 
clausola de la nazion pref erida: 
Colla clausola della nazione pre- 
ferita. (Privati) « Q'oo miss la 
clausola de pode no... » : « Gli ho 
posto per clausola di non pote- 
re... ». 



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CIA 



— 127 — 



COA 



Clausura, Clausura. Monigh de 
clausura: Monache in clausura. 
Gh'è su la clausura : E proibito 
di agire, C'è clausura. 

Clavlcola (P. N.) Clavicola. « Uè 
borlaa già de cavali e ci s'è roti la 
clavicola » : « Cadde da cavallo e 
ai spezzo la clavicola ». 

Clerlcal (P. N.) Clericale. (Parti- 
giano de' preti). / clcricai poden 
minga onda a vola in di clezión poli- 
tic k:l clericali hanno proibizione di 
andar a votare nelle elezioni po- 
litiche. 

CUentella, Clientela. « Quell'av- 
vocati ci g'a óna fior de clientel- 
la » : « Quell'avvocato ha una clien- 
tela ricca ed estesa ». 

mirimi* ( p. N. ) f Clima. « Po- 
di minga assuefamm a quelclim- 
ma » : « Non posso avezzarmi a 
quel clima». 

Clubb (D. In.), Clubbe, Circolo. 
Al club se gioeuga fori: Al club 
si gioca forte. 

Co. N. fr. : Ce o Co, per non dir 
coglione. « Ohe n' è de ce o co a 
sto mond, ma come quell ! » : « Ce 
n'è de' minchioni al mondo, ma 
come quello... sfido a trovarlo ! » 

Còa. Coda. Coa del cavali, del 
bau, ecc.: Coda del cavallo, del 
bue, ecc. A la coa : In coda o alla 
coda. A eoa de rondin: A coda 
di rondine. P. E. : La marsinna 
a coa de rondin : La giubba a co- 
da di rondine. Avègh la coa bian- 
ca: Essere putta scodata. Avègh 
i can a la coa : Aver i cani dietro. 
Guarda con la coa de Voce : Guar- 
dare colla coda dell'occhio. Dà ci 
didin soli a la coa : Dar gambone. 
Lassàgh la coa: Esser preso al 
laccio. Mètt la coa in mèsz ai 
ganib: Mettere la coda fra le gam- 
be. « Guai a schisciaah ón poo la 
coa a quel permalos&n » .* « Guai a 
dirgli una parola torta ». (Di folla) 
Fa la coa: Par coda. Sonètt con 
la coa: Sonetto colla coda. La coa de, 
la cornetta: La coda della cometa. 

— Coatta (Segnetto sotto alle vo- 
cali), Codetta. | (Striscia di cuoio 
per dare il filo ai rasoi) Codetta. 
(Striscia di polvere per sparare i 
mortai senza pericolo) Striscia. 

— Coada, Colpo di coda. El leon 
coni óna coada el mazza ón omm : 
Il leone con un colpo di coda uc- 
cide un omo. 



— Coanell, Codino. 

— Coascia, Codaccia. 

— Coln. Vedi Covin. 

— Covin, Codino. El covin de la 
frusta: Lo sverzino. Rosi de co- 
vin: Arrosto di codino. (Di per- 
sona) L'èón famoso coin » Retro- 
grado) « E un famoso codino ». 
Coin de ratt (sigaro): Coda di 
topo. 

— Covinoli, Codinzolo. 

— Colnon, Gran coda. (Di pers.) 
« L'è ón coinon » : « E una coda 
numero uno». 

Cóbbl (Volg.). Cuccia. Andò al 
cobbi : Andare a cuccia, a letto. 

Cobbia, Coppia. Cobbia de ca- 
vai : Pariglia. Mètt in cobbia : Ap- 
parigliare. | (Di due persone ma- 
liziose ad una) « Poden fa cobbia»: 
« Sono una coppia e un paio ». (Di 
due sposi brutti) « Che bella cob- 
bia ! » : « Che bella coppia ! ». J 
(Correggie per levrieri e segugi) 
Guinzaglio. « Mòlcgh la cobbia che 
la legora l'è in pee» (ai segugi) 
« Sguinzaglia presto che la lepre 
e levata ». | (Carta) « Distend i cob- 
bi*:*. Metti le còpie sullo span- 
ditoio »': 

— Cobbletta. Ona cobbiètta de 
poni: Una pariglietta di poney. 

— Cobblà-bbiaa-bblass, Accop- 
piare. Dio i e mètt al mond e (ór 
se cobbicn: Dio li mette al mondo 
ed essi s'appaiano. « Cerca de cob- 
biam el saór » : « Procura di appa- 
rigliarmi il sauro ». y ( Dormire ) 
« El cobbia come ón sciocca »: « Dor- 
me come un ghiro». | (Del filo di 
seta sul nappo) Ben cobbiaa : Be- 
ne accoppiato. | Cobbia i saus: 
Metter il guinzaglio ai segugi. 

Coca (Arboscello del Perii), Co- 
ca. Elisir de coca: Elisir di coca. 

CÒCC (Volg.). Vedi Colt. Vivo n. 
fr. : « Uè còcc come ón conilli » (In- 
namorato) : « È cotto, stracotto ». 
« L'è tutt còcc » : « È contentissimo ». 

Coccarda, Coccarda. « Bèi temp 

rind óna coccarda de trii color 
ne f aseva salta tant'alt ! » : « Bei 
tempi quando la coccarda trico- 
lore ne metteva l'entusiasmo ad- 
dosso ». | (Quella da servitori) Pa- 
sticca (pop.). 
Coccètta, Cuccetta (1), Lettic- 



(1) Cuccia è propriamente il letto de* 



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eoe 



- 12S - 



eoe 



eiuolo. « Oo cumhiaa la mia bèlla 
rocce! ta (le nós in iVón Veti de fér » : 
« Ho barattato la mia bella cuc- 
cetta «li noce cou un letto di fer- 
ro ». I cocce! t del lèi! watrimonial: 
Le cuccette della stanza nuziale. 

— Coccetton (Lotto per una così 
detta pernotta e mezza), Letto ba- 
stardo. 

CÓCCh, Cocco (1). Kos de cocch: 
Noce di coeco. Cocco fresco (Clic 
si vende da ambulanti ) : Cocco 
fresco. I (Sostanza per ubbriaca! 
pesci) l>à el cocch : Ubhriacarc i 

fesci. i| Fonsg cocch : Còceora. jj 
Cilindretti antisolati per capelli) 
Quand i donn faseven su i cocch: 
Quando le donne usavano i luci- 
gnoletti e i rigontìi ne' capelli. U 
(Combustibile) Cocche o Coke. 

Còccia (11 letto del cane), Cuc- 
cia (2). « Va a la còccia » : « Va alla 
cuccia ». 

— Cócclà-occiaa, Cucciare.* dóc- 
cia lì » : « Cuccia lì ». 

Còcchiroeula (Estremità del fu- 
so dove si torce il filo), Cocca. 

Cocclnilia (Polvere colorante), 
Cocciniglia. 

Coelico (I). fr.), Papavero sel- 
vatico. 

Cèco, Cuculo, Chiù. El còca ti 
fa minga el nid: Il cuculo non 
nidilica. | Giugà al cócó : Vedi 
Giceugh. 

Còcò (Voce fanciullesca), Ovo, 
Cocco. 

Cocòtt (D. fr.) (P. N.), Donna 
galante'. « La Giuliétta la s y e mu- 
sa a fa la cocott » : « La Giulietta 
s ? è buttata a far la signora ». 

Còcóccia (In dis.), Cocuzza (8). 
« Quell Crovatt, in del 48, el vo- 
reva taiamm la cócócia » : « Quel 
Croato, nel 48, voleva farmi la 
cocuzza ». 

Coconètt, Cocconetto (In dis.). 
Vedi Giocagli. 

Cocorita (P. N.) (Specie di pic- 
colo papagallo), Cocorita. 



cani. Cuccetta il suo diminutivo. Cóccetta 
milanese <orri9ponde a piccolo letto, né 
più nf mono. 

(1) Cocco rh ; amano i bambini Tuovo. 

(2) In Toscana e anche il nome di un 
animaletto della specie delle faine. 

(3) Cocuzza! in fior, è anche esclama- 
zione, come in milanese sarebbe : Oh crib- 



Cocumer, Cetriolo. Cocumer in 
Vasee : Citrioli sotto aceto. (Ter- 
mine di sprezzo) « Te see ón co- 
cumcr »: « Sei un citrullo e anche 
un cetriolo ». 

— Cocumerada, Citrullaggine. 
« Tee faa ùwt cocumerada»: 
«Hai latto una citrulleria». 

Cód, Cote (Pietra per affilar 
rasoi). 

— Coda, Affilare. 

— Codata, Affilatura. 

— Codadinna, Un poco di affi- 
latura. 

— Codazz, Codazzo. « La g'à- 
teca adrec el so solit codazz » : « Si 
tirava dietro il solito codazzo ». 

Códega, Cotica (1), (La pelle del 
maiale ingrassato) Cotenna. Tépm 
giù la eòaega al porscèll : Scoten- 
nare il porco. Minestrón cónt i 
codegh : Minestrone alla milanese 
con cotenne di maiale. Lugane- 
ghin de codega : Salsicciolo di co- 
tenna. | (Dell'uomo, specialmente 
sul collo) Cotenna. | (Agricoltura) 
Cotica di terra e anche Cotenna 
e Piota. 

— Codeghetta (Legno), Stec- 
cone. 

— Codeghettina (Travicello) , 
Corrente. 

— Codeghin e Codegòtt, Cote- 
chino. 

Codegugn (In disuso, ma è ci- 
tato soltanto perchè ha preciso 
riscontro), Cotegugno (Veste da 
camera) (Lucca). 

Codesella (Tumore all' inguine), 
Gavocciolo. 

Codez (Volg. An.) Vedi Codiz. 

Codili (Nel gioco dell'ombrello), 
Codiglio. Dà codili: Vincer co- 
diglio. 

Codiz, Codice. — civil, crimi- 
nal, ecc. : Codice civile, criminale. 
| (Libro antico) Codice, mano- 
scritto. 

Codògn. Vedi Pomm. 

— Codognada, Cotognata. 
Cceuden (Poco usato per ciotto- 
lo), Cotano (Lucca). 

C<BUgh, Cuoco. (Pr.). Cmugk 
frances e cantinee todesch: Vedi 
Cantinee. El fceugh l'è Vaiutt del 
caeugh (Pr. fior.) : Il bon foco ono- 



(1) Cotica è parola data dalla Crusca, 
1 ma non é del linguaggio parlato. 



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eoo 



129 



COR 



rev il co co. Tropp coeugh guasten : 
I troppi cuochi guastali la cucina. 

— Coghètt (P. N.) (Il ragazzo 
della trattoria). Coghètt portem la 
colation » : « Ragazzo, portami la 
colazione ». 

Cceur, Cuore. « Va a compra ón 
poo de cepur per el rossignoeu» : 
« Va a comperare un i>ezzetto di 
cuore per l'usignuolo ». « Me batt el 
eceur» : « Mi l>ntte il cuore ». Pal- 
pitaziòn de eceur : Palpitazione 
di cuore. (Monile figurata) On 
omm de eaeur : Un uomo di cuore. 
Dolz de ca*ur : Dolce di cuore. 
Avègh òn cceur de milla lira : A- 
vere un cuor di leone o di Cesare. 
Are cceur a óna robba: Averne 
grande cura. Avègh cceur de dì, de 
fa...: Bastar il cuore di dire o di 
fare. Arègh el cceur eontent: Aver 
il cuore , contento, nello zucchero 
— impegnau : —impegnato. Andà 
al ea*ur óna robba: Idem. Coeur 
de scime* : Cuore di ghiaeeio. 
Frègg de man eald de cceur : 
Di cuore caldo. Cava el catur a 
vun : Cavar il cuore aitimi. Cont 
el ccrur in man : Col cuore in 
mano. Crèss el cceur: Gonfiarsi il 
cuore. Derrigh el cceur a vun: 
Aprirai tutto ad uno. « Chi podèss 
léggegh in del cceur » : « Chi gli po- 
tesse legger in cuore ». Véss bruti, 
ma de cceur : Esser brutto dav- 
vero davvero. « Cor el me cceur ! » 
I .(madre) : « Cuor mio , vita mia 
dolce». Manca el cceur: Cadere 
il cuore. Sentisti a andà gió el 
cceur : Struggersi di voglia. Quat- 
tasM el cceur : Stringersi il cuore. 
S'cioppà el catur: Scoppiar il cuo- 
re. Sentisi! a slarga et cceur : Sen- 
tirsi ad allargare il cuore. Andà 
via del cceur: Dimenticarsi. *\Cosse 
te dis el cceur?» : « Che presenti- 
mento hai ? ». « El cceur me le dise- 
rà* :« Il cuore me lo presagiva». 
« El dis insci ma in del so cceur el 
pensa tutt dteers » : « Diee così ma 
in cuor suo non ci crede ». Mètt 
el ea>ur in pas : Mettere il cuore 
in pace. Vegnì óna robba dal 
eceur : Venir dal cuore. (Pr.) 
Cceur eontent e strasc a l'ari: Chi 
si contenta gode. Opp. Cor con- 
tento e sacco al collo. Lontan di 
oee lontan dal cceur : Lontano da- 
gli occhi lontano dal — . Occ né 
ved cceur né dctur\ Quel che oc- 



chio non vede il cuor non crede, 
f Vèss el sett de cceur : Essere il co- 
modino. P. E. : « Ma per cassa me 
ciavpen mi ì Per el seti de cceur? » : 
«Ma per chi mi pigliano? Pel co- 
modino del vicinato ? » | (Carte da 
tresetti) Re, regine afoni de cceur: 
Re, regina, fante di cuori, ecc. 
(Oggetto) L'aitar di ca>nr d' ar- 
gent: L'altare de' cuori d'argento. 

— Coron, Gran cuore. « El g' à 
ón coron insci faa » : « Ha il cuore 
di Cesare ». 

— Corasc, Cuoraccio e anche 
Gran cuore. 

— Corin, Cuoricino. « Car el me 
beli corin » : « Nino mio, adorato». 

— Corinceu, Cuoricino. 

Coeus - cott - coeuses , Cuocere. 
Coen» in bianca, a bagn maria, 
in padèlla, ecc.: Cuocere in bian- 
co, a bagno maria, arrostir in pa- 
della. « E la mia coleletta? » « Va 
cocendo » : « E la mia costoletta ? » 
« Frigge ». Coeus i castègn. la cal- 
cinila, i quadrèi, l'or: Cuocere ea- 
stagne, calce, mattoni, oro. fl Coeu- 
ses: Consumarsi di rabbia, Sen- 
tirsi rodere o cuocere. «. Poter omm 
lù el se coeu* de dent » : « Poveret- 
to, e' si mangia l'anima ». « ÌMssél 
ccens in del so breend » : « Lascialo 
cuocere nel suo brodo ». Ctpuscs 
al foeugh: Crogiolarsi. « Incoen el 
sòl el coeus » : « Oggi il sole bru- 
cia ». Colt e stracott : Innamorato 
marcio. Vedi anche Cott, in alfa- 
beto. 

Còfen, Cofano (1), Corbello. FI 
cofen de la spòsa: Il corredo «li 
sposa. | (Specie di cassa da mor- 
to) Feretro. Bara ornata. 

Cógitór (Pop.), Coadiutór (Civ.), 
Coadiutore. 

CÓgnÓBS. Vedi Cónóss. 

Cògoma, Cuccuma (2), Bricco 
(D. Turco). Ijìi cògoma a Milan 
Ve propi esclusiva per el cajTc: Il 
bricco a Firenze è proprio il re- 
cipiente dove si fa o si cuoce il 
caffè. 

Colomber. Per non dire Coión. 

Colon (Voce volgarissima che le 



(1) Cofano in fior, non «"> elio solitola ° 
stipetto per riporvi lo ^ioif. 

i2) In lior. cuccuma ha un senso tìtru- 
rato, elio il milnnose non ha ; si^nificu «1»^- 
gno, l»ilo. E poi la cuccuma può esser an- 
che di terra. 

9 



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COI 



-130- 



COL 



persone ammodo schivano sem- 
pre), Coglione. (In senso proprio) 
Testicolo. Avvocati, dottar, polita 
dimècolonnl: Avvocato, dottore, 
poeta de'miei stivali. (Esci.) « Co- 
tonni ! » : « Coglioni !» « FA fteura 
di eoionni » : « Levati quattro pas- 
si da costì ». Fa de coion per nò 
paga dazzi : Fare il minchione per 
non pagar gabella. (Pr.) Chi è co- 
ion stàacàsóa: Chi è minchione 
suo danno. 

— Cotonaceli, Coglioncello. 

— Colonón, Gran minchione. 

— Colonna-nnaa-nass , Coglio- 
nare. « Lù el colonna semper ; se 
pò nò parla sul seri » : « Egli co- 
gliona sempre; non si può parlar 
sul serio con lui ». « Te coionet o 
te diset dawera ?» : « Mi coglioni o 
parli da senno ? » ( Per rinforzare ) 
« E se colonna minga/ » : « E non 
si cogliona ! » « El Ceser el studia, 
l'è vera, ma anche el Guido el co- 
lonna minga » : « Cesare studia , 
non dico di no, ma anche Guido 
non minchiona o non monda ne- 
spole. H (Corbellare e ingannare) 
« Son restaa coionaa»: «Restai co- 
glionato ». «e Quand l'è in compa- 
gnia tutti el coionen » : « In com- 
pagnia tutti lo mettono in coglio- 
nefla o è il coglione della veglia ». 
| (Moto di delicatezza popolare ) 
« Voraria petti minga famm co- 
lono, a dagh tropp pocch » : « Non 
vorrei poi farmi canzonare a dar- 
gli troppo poco». 

— Colonaggln, Coglionaggine. 
« L'à faa la famosa colonaggln 
de tirass Insemina la sòcera » : 
« Fece la famosa coglioneria di 
tirar con sé la suocera ». 

— Coionatori, Coglionatorio. 
« Coni quell so fa coionatori » : 
« Con quell'aria di metter tutto in 
coglionella ». 

— Colonadura, Coglionatura. 

— Cotonaceli, Coglioncello. «Che 
coionscell d'ón fia?u / »: « Coglion- 
cello d'un ragazzo! » 

Coin, Vedi sotto a Coa e Covin. 

Cotrln e Colritt, Cuoiazzuoli 
(Ritagli di cuoi che servono a le- 
tame). 

Colse (In dis.). N. fr.: San Mi- 
chee coìsc: San Michele alle cin- 
que vie o al crocicchio. 

Colà-olaa, Colare. Colà ci br&ud: 
Colare il brodo. « Ohe cola el 



no* » : « Gli cola il naso ». Vèss 
or colaa : Essere oro colato. « A- 
dèss capissi dove finlssen a colà 
tutt i aanee » : « Ora capisco in 
che colatoio se ne vanno tutti i 
quattrini ». 

— Colabrceud. Colabrodo. 

— Colada, Colata. Aria colada : 
Aria colata (doppio). 

— Coladór, Colatoio, Colatore. 
Colador de praa : Colatore. | Co- 
ladór de liquid: Colatoio. 

— Coladura, Colatura. / cola- 
dur de praa : Le colature. 

— Colar»u, Colatoio. (Ogni ar- 
nese che serve a colare detto an- 
che e più comunem. colin) ì Co- 
lino. 

Colazlón. Vedi Colezlon. 

Coldera (Volg.), Vedi Caldera. 
N. fr. de bugandai: la coldera 
della bugada: Il paiolo del bu- 
cato. 

Colèra, Colera. « Al temp del 
colera me ricordi che... »: « Ai tempo 
del colera mi ricordo che... ». Cas 
de colera: Casi di colera. 

— Colerós, Coleroso. Visita i 
coleros : Visitare i — . 

— Colerinna, Colerina. 
Colezlon, Asciolvere (in dis.), 

Colezioue. — a la fórscètt : Coa- 
zione in forchetta. Seconda cole- 
zlon: Seconda colezione. « In nau- 
ta ossee de fa colezion » : « Non mi 
tocca un dènte ». 

— Colezlonètta, Colazioncina e 
Colazionuccia. 

Coli, Sugo di carne. 

— Colin, Colatoio. 

Coli, Collo. Ciappà per el coli: 
Pigliare per il collo. Rompes el 
coli: Fiaccarsi il collo. « Ghe giu- 
ghi l'oss del coli » : « Gioco o scom- 
metto il nodo del collo » Tira el 
coli: Tirar il collo. Tira el coli a 
ón'dneda: Tirar il collo a un'ani- 
tra. Tiragh el coli a ón permèss 
de vacanza: Prolungare im per- 
messo di vacanza. Tra i brazz al 
coli : Gettar lo braccia al collo. 
Mètt el straforzln al coli de vun 
(in un contratto) Farla da stroz- 
zino, Pigliare per il colio uno. 
Rompeah el coli a la robba: Far 
un abbacchio, far liquidazione. 
Rompegh el coli a dna tosa: Affo- 
gare una ragazza. Tiragh el coli al 
lètt : Dar una ravviata in fretta 
al letto. Lassass vegnì coni l pè 



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COL 



— 131 — 



COL 



sul coli: Lasciarsi mettere i piedi 
sul collo. Slongà el coli (far aspet- 
tar il pranzo): Far allungare il 
collo. Sutt de eoli: Scarico di col- 
lo. El dedree del eoli: La collot- 
tola. Tòeeh de carne de coli: Car- 
ne pessima, Omo perverso. A sca- 
vèssacoU: A rompicollo. A rótta 
de eoli: A. fiacca collo. El coli del 
pè: Il collo del piede. Tra capp 
e eoli: Tra capo e collo. El eoli 
dei vettxi : La scollatura. El eoli 
de la camita: Scollatura. El eoli 
de rimetti Solino da collo. Vessa 
manti fina al coli: Essere coll'ac- 
qua fino al collo. Yèss pien de dè- 
bit finna al coli: Nei o coi debiti 
fino ai capelli. Straziato dai de- 
biti. Coli start: Collo torto. (De' 
fiaschi) Collo. I (Fardello di mer- 
ce) Collo. (Pr.) Dance e amicizia 
rompen el coli a la giustizia: Quat- 
trini e amicizia rompon le braccia 
alla giustizia. A tvìt gh'c ritnedi 
f epura che a Voss del coli: Tutto 
s'accomoda fuor che il nodo del 
collo. 

Colla, Colla. Colla forta, depèss, 
ecc.: Colla forte, di pesce. Carta 
con colla: Carta con colla. | ( Bi- 
liardo) Vèss* a colla: Essere at- 
taccato. Mètt a colla: Mettere a 
mattonella. 

Collanna, Collana. Ona collanna 
de brillant: Una collana di bril- 
lanti. (Per le bestie da tiro) Col- 
lana. Collare. 

Collarln, Collarino. Collare. (De' 

Sreti) Tra via el colìarin: Buttar 
collare, il collarino su un fico, 
Gabbare san Pietro. (Di certi fun- 
ghi) Anello. 

— Collar, Collare (Civ.) El col- 
lar de V Annónziada : 11 eoliare 
delF Annunziata. 

— Collaxón (In dis.) (Addetto 
alla dottrina cristiana). Òn colla- 
ron del Domm: Un baciapile. 

— Collaxlnna (In dis.), Gravai 
ta, Fazzoletto da collo. 

Collauda, Colland are (Non pop.), 
Collandà el bilanc : Approvare il 
bilancio. 

Collaziona, (Riscontrar scrittu- 
re), Collazionare. — ón liber su 
l'originai: Collazionar un libro 
sull'ori ginale. 

Colleg, Collegio. Mètt in eolleg : 
Mettere in collegio. | Colleg elet- 
toral: Collegio elettorale. Colleg 



di avocati: Collegio degli avvo- 
cati. El saero collegio : Il sacro 
collegio. 

— Collegial , Collegiale. Avcgh 
el fa de collegial : Aver l'aria da 
collegiale, di collegiale, sapere di 
collegio. Tribunal collegial: Tri- 
bunale collegiale. 

Collega. Collega. / collega d'of- 
fizi : I colleghi di ufficio. « 1 miei 
onorevoli collega » : « I miei o- 
norevoli colleghi ». (linguaggio di 
deputato). 

Còllera, Collera. Andà in colle- 
ra : Montar in bizza. «e Sèmm an- 
daa in collera e adèss se saludem 
pù»: « Ci siamo guastati e ora 
non ci salutiamo più ». Fa andà 
in collera : Fare ira. In alt de col- 
lera: In atto di collera. Tegnì 
collera: Serbare collera o broncio. 
« Andaroo minaa in collera per 
guest » : « Non ci guasteremo nep- 
pur per questo ». « Prèst la ohe 
salta e prest la ghe passa »: « Non 
gli riesce tener collera con nes- 
suno ». Collera tegnuda in del 
goss: Collera repressa. 

— Collètt, Colletto, Collare. El 
colteti del con : Il collare del cane. 

Colletta, Colletta. Ona colletta 
per i inondaa: Una colletta per 
gli inondati. 

Collinna. Collina. I collinn de 
la Brianza : I colli briansei. Co- 
sta da la collinna : Costa o Costi- 
na della collina. Infilerà de col- 
linn: Un seguito di colline. Le 
colline Pisane. | Vin de collinna: 
Vino di collina. Aria de mezza 
collinna: Aria di mezza collina. 

— Collinetta, Idem. 
Colmègna (La pai-te più alta de' 

tetti), Colmègna (Arezzo), Comi- 
gnolo. Rattón de colmègna : Topo 
tettatolo. Trav de colmègna : Tra- 
ve maestra. 

Colmo (Neologismo di sfacen- 
dati). Trova el colmo d'óna robba : 
Trovar il colmo. 

— Colocà-ocaa-ocass, Collocare. 
Trova de colocass : Trovar da col- 
locarsi. Colloca a riposo, iti aspet- 
tativa, a mezza pension : Collocar 
a riposo, in aspettativa, a mezza 
pensione. 

Cologà e derivati (Volg.) Vedi 
Colocà. 
ColOgn, [Volg. ) Vedi Colonia. 

— Colonia, Colonia. Acqua de 



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COL 



-182- 



COL 



Colonia : Acqua di Colemia. | La 
colonia de Massaua: Idem. 

Cotogna e derivati. (Volg.) Vedi 
Colonna. 

Colómba, Colomba. Vedi Pu- 
vión. Colombina (razzo con cui 
si dà fuoco ai fochi artinziali). 

Colombéra, Colombaia. Puvión 
de colomltéra : Piccione da colom- 
baia (domestico). | (Loggione) Pic- 
cionaia. 

Colonia!, Coloniale. Gèner co- 
loniai: Generi coloniali. 

Colonica , Colonica. Caia co- 
lonica: Idem. 

Colonna, Colonna. / colonn de 
san Ijorenz; Le colonne di san 
Lorenzo. (Fig.) « Uè la colonna de 
la cà » : « È la colonna di casa ». 
(Nelle scritture) ScHv in colonna : 
Scrivere in o a colonnino. Colon- 
na troncada de cimiteri: Colonna 
spezzata. Mezza colonna o pi la* ter. 
Mezza colonna. « Kl g' à i gamb 
che parcn dò colònn » : « Ha le 
gambe che paion due colonne. » 

— Colonnetta, Colonnetta. Co- 
lonnett de scuderia: Colonnini del- 
la scuderia. Colonnetta de strada : 
Colonnetta. / hosz de stampa in 
colonnetta: Colonnini di bozze. 

— Colonnaa, Colonnato. El co- 
lonnari de la aie sa de San Carlo : 
Il colonnato della chiesa di san 
Carlo. 

Colonèll, Colonello. — di fante- 
ria, cavalleria, ecc. 

Color , Colora. — sbiavaa : 
Smontato. | Mètt i color sulla ta- 
volozza: Idem. Color che va in bu- 
gada : Colore che regge alla li- 
sciva. Lassa già el color : Stiener- 
si. « La graaazion di color: Idem. 
| (Fig.) Diventa e fann de tutti i 
color: Diventar di mille colori e 
farne di tutti colori. Fagh ciappà 
color a dna pitanza: Far premier 
colore a una vivanda. — a un 
rost : Abbronzare l'arrosto. Dà 
color ai polpètt Saper colorir bene 
una eosn. Donna di pagn de co- 
lor: La luvatora. Fa bèli color: 
Far bella eiera. Smangiàss el co- 
lor: Perdere il colore, jj (In po- 
litica) « De che color rè miei tò 
amia ì » : « Di che colore e quel 
tuo amico \ » On omm che cambia 
spèsa de color : Omo che muta co- 
lore oi^iii illese. « U è ón deputaa 
senza color : È un deputato senza 



colora ». | Itrii color della bandera : 
I tre colori nazionali. « Mi soo 
nancu de che color el sia » : « Non 
l'ho mai veduto, non lo conosco ». 
«Non so neanche di che colore 
e' sin». 

— Coloraso, Coloraccio. 

— Colorin, Colorino (1), Colo- 
retto. 

— Colorùso, Coloruccio. « Sta- 
mattinna te gh'ee ón brutt colo- 
rusc » : « Stamattina hai coloruc- 
cio ». 

— Colorista, Colorista, Buon co- 
loritore. 

Colora, (Di corporatura gigan- 
tesca), Colosso. (Colto). £1 colos8 
de Rodi: Il colosso di Rodi. 

CÓlp, Colpo. « Se sent come di 
colp in del mur » : « Si odono co- 
me dei colpi nel muro ». (Guada- 
gno) Fa ón bèli colp : Fare un bel 
colpo. Colp maèster: Colpo da 
maestro. — de grazia, mortai: 
Colpo di grazia, colpo mortale. 
Andò in terra de colp : Andar in 
terra di picchio. De primm colp: 
Di primo colpo o acchito. Tutt 
in a'ón colp: Ad un tratto, Im- 
provvisamente. Tosugh la forza 
a ón cólp : Ammortirlo. A còlp si- 
cur: A colpo sicuro. FI ciappa 
colp per colp: Colpo, colpo. (Di 
riuscita) Fa colp: Far colpo. P. E.: 
« Vegnend denler la sciora Va ca- 
pii de fa colp » : « Entrando nel 
salone da ballo, capì di far colpo ». 
(Pittori) « In duu colp el ritratl V è 
finii » : « In due colpi il ritratto è 
terminato ». (Al bigliardo) Colp 
sott : Rientro. Colp sóra : Colpo 
liscio. Colp collega: — falso. (Ma- 
lore) On colp d'accident: Colpo 
apoplettico. (Al morale) « Quella 
disgrazia l'è stada per lù ón gran 
colp » : « Quella disgrazia fu ]>er 
lui un colpaccio ». « Colp d y occ » : 
Colpo d' occhio ». Colp de cent : 
Ventata o Colpo di vento. Colp 
de man: Colpo di mano. Colp de 
fortunna : Colpo di fortuna. 

— Colpettln, Colpcttino. « La 
ghe dà alla socca ón certo coloet- 
tin, con la man... »: « Ella sa tiare 
colla destra un certo colpetto alla 
gonna ». 



(1) Colorino in to5»*ana fi chiama unn 
specie di uva, che serve n dar color* al 
vino troppo chiaro. 



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COL 



— 18S — 



COM 



Colpa, Colpa. « J^r colpa tèa » : 
« Per colpa tua » . « La colpa l'è 
tutta tèa » : « La colpa è tutta 
sua ». Nò avéghen né colpa né pec- 
caa: Non avere né colpa né pec- 
cato (1). IH mea culpa, mca culpa: 
Dire mea culpa, mea culpa. But- 
ta tutt la colpa adozt a vun: Ver- 
gar la broda addosso a uno. (Pr.) : 
Nittun voraria mai vétt in colpa 
La colpa mori fanciulla. 

Colttr, Coltura. M étt a coltiv una 
brughera: Dissodare una sodaglia. 

Coltura, Coltura. (Tra sente ci- 
vile ) « L'è ón omm che g r à molta 
cottura » : « È un uomo di molta 
coltura ». | « El forment ci vcn via. 
nuzzee ben in la coltura, che né in 
la còdega f dizen i me paizan là 
f atura » : « Il grano attecchisce me- 
glio nella coltura a vicenda, che 
nel prato disfatto, dicono i miei 
contadini ». 

Colia (Voi*.). Vedi Calza. 

Collette (Volg.) Vedi Calzetta e 
altri derivati. 

Coma*, Comare (2), Levatrice. 
Manda a toèu la comaa: Mandare 
per la levatrice. « I/é dna vera co- 
maa; Ice la te ferma dcnertutt a 
tabella » : « Essa fa come rasino del 
pentolaio Opp. E una pettegola ». 
La comaa Banzonna (m die.) : La 
Secca. La comaa Sciampanna (in 
dia.): La Versiera. Maniconi el 
fiotu a cà de la comaa: Fare le 
sue cose nascostamente, alla mac- 
chia. 

— Comarà, Far la ciana. « U è 
andada a comarà tu per i uzt » 
(volg.):« E andata a riportar chiac- 
chiere ». 

— Comartnna, Madrina. «2/ è 
ztada la comarinna del Qigio a 
battezim » : « È stata la cornalina 
di Gigio». 

Comanda, Comandare. Coman- 
da a bacchétta : Comandare a bao- 



(1) Nò avègh ni colpa ni peccaa vale : 
essere innorentissimo, in tose In m lia- 
ne»* Ironicamente vuol anche dire: etter 
poco esperto. 

ti) Comare anche in qualche luogo di 
Toecana vuol dire levatrice; ma vuol an- 
che dire molte altre cose. A Manta Marit- 
tima, per esempio, ti chiama comare la 
fbbbre intermittente. A Pistola equivale a 
madrinna. A Pirenze : donna amica del 
vicinato. 



chetta. « G'oo comandaa ón para 
de tearp al calzolar » : « Ho ordi- 
nato un paio di scarpe al calzo- 
laio ». « Camerer / » « Comandi » : 
« Cameriere? » « Comandi ». ( Pr. ) 
Chi comanda paga : Idem, lo scot- 
to, i Comanda chi pò . ubidite chi 
dev: Comandi chi può. ubbidisca 
ohi .deve. Chi né za fa nò ta co- 
manda: Chi non sa faro non sa 
comandare. A comanda tàn fa 
tutti: Cosa facile é il comandare. 

— Comand, Comando. Fa i tò 
comand: Fare le ordinazioni. Vézz 
al tò comand: Stare a' suoi ordini 
o al suo comando. Ona teièra de 
bón comand: Una orizzontale (neo- 
logismo). JRobba de bón comand: 
Roba da strapazzo. I (Militare) El 
comand general: Il Comando ge- 
nerale. « O' dn daa el comand de 
Vezerdt » : « Oli diedero il coman- 
do dell'esercito». 

— Comandament , Comanda- 
mento. I comandament de la Cit- 
ta : I comandamenti della Chiesa. 

Comball (Parola usata dai mi- 
lanesi che villeggiano sul Lario), 
Barcone. 

Combina, Combinare, Concer- 
tare. « Emm combinaa de andà a 
Londra intémma » : « Ci siamo 
concertati, per andar a Londra 
assieme ». Combina ón affare : 
Combinar un affare. « Stt duu 
pézz combinen minga » : « Questi 
due pezzi non combinano assie- 
me ». 

— Comblnaxión, Combinazio- 
ne (1). « Se dà la combinazion 
che .. » : « Si dà la combinazione 
che ». « Se per combinazion te capi- 
tati tott'occ » : « Se per com bina- 
zione o caso, ti capita sottocchio ». 
« Oh che bella combinazion t » : 
« Oh che bell'incontro ». 

Combriccola, Combriccola (2). 
« An faa tra de lór la combriccola 
de lattamm fozura mi»: « Si die- 
dero l'intesa fra loro di esclu- 
dermi ». 

CombUBtión (In), In combustio- 
ne. « El n'à mttt tutti in combu- 
ttion » : « Ci mise tutti in orga- 
smo ». 



(I) Combinazione è voce riprovata. 

(?) Combriccola* in fior., è più propria- 
mente: Compagnia di gente malvagia. In 
milanese equivale a cospirazione. 



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COM 



-184- 



COM 



Combutt, (In dis.), Combutta 
(Volg.) Fa a eombutt: Mettere in 
combutta. « Serem in trii e emm 
faa Vuga a eombutt in la «tessa 
Unita o in d 1 dna tinna sólla»: 
« Eravamo in tre e abbiamo 
messo l'uva in combutta nello 
stesso tino ». 

Come, Come. On omm come 
se dev: Un omo ammodo. Come 
qualmente Come qualmente. A- 
aèss, come adèss, no: Ora, come 
ora, no. « Ti come ti » : « Tu come 
tu ». « Come sarant a dit » : « Co- 
me sarebbe a dire ? » Senza di né 
perché ne per comm: Senza dir 
né perchè, né come. « L'è ón omm 
come sesia*: « Un uomo dappoco 
o come si sia » : « — Tóa miee la 
te vceur ben t » « E come ! » : « Ti 
voi bene tua moglie ?» « E come ! » 
« Jj'è ón baloss f » « E come / » : 
<c È un birbante ?» « E di che tin- 
ta!» 

Come, Molto e Come. « Uè grand 
come » : « È molto grande ». « Da- 
me n tanto come » : «e Dammene 
assai , assai ». J « Ma come t » : 
« Ma come ? » 

Comed e derivati (Volg.). Vedi 
Comod. 

Comedia, Commedia. Comedia 
de caratter, de intruse, naturali- 
sta: Commedia di carattere, di 
intreccio, naturalista o verista. 
Comedia tutta de rid: Commedia 
buffa. Fa dò part in comedia: 
Par due parti in commedia. I « Ma 
questa l'è dna comedia béWe bon- 
na! » : « Ma questa è una bur- 
letta ! ». «Mi me piasen minga 
tanti comedi / » : « A me non piac- 
ciono questi oasimisdei o quest'3 
sguaiataggini ». (A ragazzi) « Slee 
fai poo quieti e nnilla de fa tanti 
commedi!»: «State boni e fini- 
tela di far tanto ruzzo ». 

— Gomedlant (In dis.). Vedi Co- 
mieh. Vivo, ma non comune, n. fr.: 
« L'è ón famoso comediant » : «e E- 
gli recita sempre la commedia in 
società ». 

— Comedietta. Commediola. 

— Comedlón, Commedione(Com- 
media di valore). 

— Comlch, Comico (Sost.[.« L'è 
ón braco co mieli » : « E un bravo 
comico». (Agg.)« Questa l'è comi- 
ca/»: « QueHta è comica davvero ! » 

Comenià (Volg.). Vedi Comincia. 



— Comenzln ( Il principio della 
calza), Avviatura. 

Comess, Commesso. Comess de 
negozi: Commesso di negozio, di 
studio. Ona volta gh era teommess 
de Polizia: Una volta c'erano i 
commessi di Polizia. Comess viag- 
giatór: Commesso viaggiatore. 

Comett-ettuu, Commettere.* L'è 
andaa a comett i mobil a Paris, 
mentre che,.» » : « Andò a commet- 
tere la mobilia a Parigi, mentre 
che ». « Oo commettuu ón vagón 
de uga de schiscià in casa » : « Ho 
commesso un vagone di uva da 
pigiar in casa ». 

— Comlttent, Committente. I 
spes a carich del comittent: Le spe- 
se a carico del committente. 

— Comisslón, Commissione. « El 
m'à daa la comission de... » : « Mi 
diede la commissione di ». | (Di 
persone) Commission d'inchièsta: 
Commissione d'inchiesta. 

— Comisslonari, Commissiona- 
rio. « L' è commissionari de case 
estere » : « È commissionario di ca- 
se estere». 

Cornétta, Cometa. L'ann de la 
cornetta: L'anno della cometa. La 
eòa de la cornetta: La coda della 
cometa. | (Gioco di ragazzi) Aqui- 
lone. « La mia eometta la va pus- 
see in alt de la tóa» :« Il mio a- 
quilone s' alza più del tuo ». La 
cornetta di re Màg: La stella co- 
meta de' Magi (pop.). 

Comevà, A modo. «e El g'à daa 
óna strapazzada cometa » : « Gli fe- 
ce una parrucca co' nocchi ». 

Gomitò (D. Fr.), Ammodo. « Uè 
ón omm molto comifò » : « E vera- 
mente un gentilomo». 

Comincia, Cominciare. « Comin- 
cia a piomc » : « Comincia a piove- 
re ». « Oo comineiaa ineaeu quel la- 
vora»: «Ho cominciato oggi quel 
lavoro ». Savè nò de che part co- 
mincia: Non sapere da che lato 
farsi. « Comincièmm a dì che » : 
« Cominciamo col dire che ». In 
nanca ossee de comincia (di quat- 
trini): Non bastano neppur per 
cominciare. Tutt el sta a comin- 
cia: Il peggio passo è quello del- 
l'uscio. « Ficeu, comincièmm min- 
ga, nén / » : « Ragazzi non ricomin- 
ciamo ». ( Pr. ) Chi comincia ben , 
l'è ben inviaa : Chi bene comincia 
è alla metà dell'opera. 



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COM 



-136- 



COM 



1, Commissario. Cam- 
minari straordinari: Commissa- 
rio straordinario, —de polizia, de 
questura, de guerra: Commissario 
di polizia, di guerra. 

ComltslóiL, Commissione. .Fa óna 
— .* Eseguire una commissione. 

Comifìv* (P. N.), Comitiva. « A- 
dree ai nòe gk'cra tutta la comi- 
Uva » : « In coda agli sposi e' era 
tutta la comitiva ». 

Oomm (Nome di città lombarda). 
N. fr.: Pan, savón de Comm: Pa- 
ne, sapone di Como. Doppi come 
i scigóU de Comm: Più doppio del- 
le cipolle. Vun a Bergóm e Valter 
a Comm: Uno a levante l'altro a 
ponente. 

Comò o Comò (D. Fr.), Comò (1), 
Cassettone. Comò con Valzaàa: 
Cassettone colla spera. Comò an- 
HcA: Canterale e Canterano. 

Comod (Sost) (Luogo per gli a- 
gi del corpo). Comodo o Cesso. | 
(Aggett.)«i/è ón omm molto co- 
mod* (Agiato): E un uomo molto 
comodo. On vestii comod: Un a- 
bito agiato. Robba che fa comod: 
Cosa che fa comodo. « Con tutt so 
comod»:* Con tutto suo comodo ». 
Tatuisela con comod: Pigliarsela 
consolata. (A chi si alza da sedere 
per deferenza)* Prego, ch'el stoga 
comod » : « Stia comodo ». | (In certi 
giochi di carte) La matta. P. E. : 
« Se me ven ci comod soni fotura » : 
« Se vien la matta ho vinto ». 

— Còmoda, Seggetta. 

— Comodada (di Polenta). Vedi 
Polenta. 

— Comodament, Comodamente. 
« £1 ghe sta comodament » : « Ci 
sta a tutt'agio». 

— Comodln (Nei teatri. Sipario 
di comodo), Comodino. |« Ma mi 
dorar oo eemper scusa de comodini»: 
« Oh sarò dunque sempre l' acco- 
moda? » 

— Comodà-odaa-odass, Acco- 
modare. « Ch'el se comoda » : « S'ac- 
comodi ». « Uè dna robba che me 
còmoda nagott » : « È una cosa che 
non mi accomoda punto punto ». 
« Quella cotuga la me còmoda sos- 
senn » : « Quella cuoca m'accomoda 
assai». | (Aggiustare) « Uoo como- 
daa su a la beli' e mèi»: «L'hoac- 



(1) Voce bollata. 



comodato alla meglio ». | (Trovar 
luogo) « Ccrcheroo mi de comodai 
póhd » : «Cercherò io di allogarli per 
bene ». « Se te còmoda l'è insci, se 
de nò bèffa » : « Se ti piace è oosì t 
se no sputa la voglia ». Comoda t 
so osuv in del cavagnosu: Vedi Ca- 
vagncsu. 

— Comodltaa, Comodità. Ona 
casa con tutt i so comoditaa: Una 
casa con tutte le comodità. Fa i 
robb con tutta comoditaa : Far le 
cose con tutto comodo. 

ComoBuv-moss-movuu-moBUves, 
Commovere. « Me sont sentida tut- 
ta a comctuv » : « Mi sono sentita 
tutta commossa ». « El se comoyuv 
per nagott » : « Si commove assai 
Facilmente». «L'era tant comoss 
che el piangeva » : « Era commos- 
so fino alle lacrime ». 

Comónque (P. N. aff.j. Comun- 
que. Comónque sia : Comunque 
sia. « Me lamenti no, comónque sia 
poceh content » : « Non mi lamento 
comunque sia poco contento ». 

Còmor (Volg.]. Vedi Colmo. Mi- 
sura cómor : Misurare più che 
giusto. 

Compaa , Compare , Padrino. 
Compaa de l'aneli: Testimonio di 
nozze. Compaa de V ai : L' amico 
Ciliegia. Compaa bosard: Che 
tiene il sacco. Mesta compaa (Volg): 
Rimaner, Restar compare e ctoè 
creditore senza speranza. 

Compagn, Compagno. Compagn 
de scòla, de reggiment: Compagno 
di scuola, commilitone o compa- 
gno di reggimento. | (Uguale) 
« Quest l'è precisament compagn de 
guest » : « Questo è perfettamente 
compagno o uguale a questo». 
«Fa compagn de mi, tira sii i 
spali » : « Fa come me, crolla le 
spalle ». « L'è ón omm che nò gh'è 
et compagn » : « È un omo che non 
ce n'è uno compagno o uguale». 
« In tutt compagn » : « Tutti com- 
pagni ! » | (Pr.) I cattiv compagn 
tiren a perdisuin : I cattivi com- 
pagni tirano a perdizione. | (Al 
giuoco) «Sèmm compagn mìe ti»: 
«Siamo compagni». 

— Compagna, Rivincita. « Adèss 
fèmm la compagna» : « Ora dam- 
mi la rivincita ». | « La compagna 
de la mia vita » : « La couHorte o 
anche compagna». 

— Compagnà-gnaa-gnass, Ac- 



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oompagnare. «L'oo compagnaa a 
spase » : « L' ho accompagnato al 
P&sseggio ».| (Accoppiare). Compa- 
gna i parpài di cavaUr : Appaiare 
le farfalle. Compagnass % color: 
Agguagliarsi le tinte. | (Al piano) 
«Mi cantar oo e lù el me compa- 
gnarà o acompagnarà » : « Io can- 
terò e lei mi accompagnerà ». Com- 
pagna via: Agguagliare. P. E. « In 
dove i duu tocch se unisstn gh'e ón 
bastUin; compagnel via con la 
pianna » : « Dove i due pezzi si 
connettono c'è rimasto un rialzo: 
agguagliali colla pialla ». | (Pr.) El 
Signor i e meli al mónd e lór te 
aeompagnen : Cristo fa le persone 
e poi le appaia. Mèi téli che mal 
acompagnaa: Meglio soli che mal 
accompagnati. 

Compagnament, Accompagna- 
mento. « G' an faa ti compagna- 
ment dal teater a tata » : « Oh fe- 
cero 1 accompagnamento dal tea- 
tro a casa ». ) (Musica) Accompa- 
gnamento. 

— Compagnadór, Accompagna- 
tore. Compagnador de piano: Ac- 
compagnatore di pianoforte. 

— Compagnia, Compagnia. Com- 
pagnia allegra, brutta , balorda : 
Compagnia allegra* scapigliata, 
del ponte a Rifredi. Compagnia 
de la téppa (Società di malfattori 
rinata da poco tempo a Milano ) : 
(Intraducibile). Compagnia de la- 
der: Brigata di ladri. On omm de 
compagnia : Buon compagnone. 
Tegnì compagnia: Tenere com- 
pagnia. € I me poter dante in an- 
daa a tegnì compagnia a quii al- 
ter, che oo perduti ti met pattaa » ; 
« I miei poveri quattrini andarono 
a raggiungere quelli perduti il me- 
se scorso ». « Za compagnia l't bel- 
la ma mi devi andà » : « La com- 
pagnia è bella ma io debbo levar- 
mi di qua ». | ( Militare ) Compa- 
gnia. La tètttma, la feconda, com- 
pagnia del tal rtggiment: La set- 
tima, la seconda compagnia del 
tal reggimento. | (Scopo religioso) 
La compagnia della Misericordia: 
La Compagnia della Misericordia 
(a Firenze, a Parma, eco.) || (Dram- 
matica) Compagnia comica : Com- 
pagnia comica. Mètt sii compagnia: 
Creare, riunire nuova compagnia. 

— Compagnletta, Comnagniuc- 
cia, Compagnietta in tutti i sensi. 



— Compagnlonna, Grande com- 
pagnia. « Quella dell' X Ve dna tom- 
pagnionna » : « Quella del capoco- 
mico X è una compagniona ». 

Gompanadegh (Volg.). Vedi Com- 
panatteh. 

Compari, Comparire. « Oh guar- 
da mò chi l'è che compari » : « Oh 
guarda chi compare ! » « Fati in- 
nana ti; mi vui minga comparì in 
ttó contraU » : « Fatti avanti tu ; 
in codesto contratto non ci voglio 
comparire». | Far bella mostra) 
Fare comparita. Comparì in giu- 
dizsi: Comparir in giudizio. la 
comparì bianch ti négher: Far ve- 
dere bianco per nero. 

— Compana, Comparsa. Com- 
parsa in tribunal: Comparsa in 
tribunale. | (Teatri) Comparsa. 
« El ciappa teetanta ghèi ( vote. ) 
per tira a fa la comparta » : « Pi- 
glia sessanta centesimi per sera a 
tare da comparsa». 

Compass, Compasso. Compost 
a muda: — a mutazioni. « El par- 
la cent ti compost » : « Parla col 
compasso ». Avègh ti compost in 
di occ: Avere il compasso negli 
occhi. 

— Compassa, Compassare. « Bi- 
sogna tenti come ti parla compas- 
taa » : « Bisogna sentirlo come sta 
lì a compassar le parole». 

— Compassln e Compassón, Pic- 
colo compasso e Sesta. 

— Compassala (Colpo dato col 
compasso e ferita prodotta). « El 
g'à daa óna compassada in la te- 
sta » : « Oli die col compasso nel 
capo». Dagh óna compassada a 
óna robba: Misurare col com- 
passo. 

Compasslòn, Compassione. Fa 
compastion ai tass: Par compas- 
sione alle pietre. Avègh compas- 
sión de vun : Sentir compassione 
di uno. « Te me fte compassióne : 
«Ti compatisco». | (Pr.) Uè mèi 

{a invidia the compastion : Meglio 
Tesser invidiato che compassio- 
nato. 

— Compatì, Compatire. Fass 
compatì : Farsi compatire. « El 
compatissi, poter omm! » : « La 
compatisco». Compati ss ...cipro- 
camtnl (id.): Compatirsi a vicenda 
o fare a compatirsi. | (Pr.) Biso- 
gna ave patii per saie compatì: 
Non conosce la pace e non la sti- 



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ma chi non ha provato la guerra 
prima o Bisogna avere sofferto per 
saper compatire gli altri. 
— Compatiment, Compatimento. 

— Compatibll , Compatibile. 
« Quand la robba la sia compati- 
bit còni i me sottana »:« Purché 
l'impresa sia compatibile co' miei 
mezzi». 

— Compatlbllment , Compati- 
bilmente. « CompatibUment coni i 
so fon » : « Compatibilmente alle 
sue forse». 

Compatrón e Compadron, Pa- 
drone insieme, Comproprietario. 

Compensà-enaaa-enzass, Com- 
pensare. «El m'à eompensaa de 
hot i me fadigh » : « M'ha compen- 
sato di tutte le fatiche ». — aann 
e spét: Compensare di danni e 
spese. 

— Compensazlón , Compensa- 
zione (Civ.). Sistema de — ; Idem. 

Compesè (Mangiar pane insie- 
me al companatico). « Vói, golo- 
sòn, competa » : « Golosaccio, di 
pane non ne mangi?» | (Spara- 
gnare) « Bisogna vede come ci com- 
pesa tutt tn rò»: « — come vive 
a stecchetto». 

Compètt, Competere. «Nóttàa 
compett con chi è pussee fort » : 
« Non voler competere con chi è 
più forte». 

Compi-mpli, Compire o Com- 
piere. Compì i ann: Compiergli 
anni. Cornai ci dover: Compir il 
dovere di scuola. 

— Complment, Compimento. Se 
pò minga avegh tutteoss in compù- 
ntene: Non si può aver tutto a 
perfezione. I compimenti I riem- 
pimenti. Per eompiment de l'ope- 
ra...: Per compimento dell'opera. 

Complang, Compiangere. «i\>- 
rera donna, V è de compiano » : 
« Povera donna è da compian- 
gere». 

Complasè-asuu-asess, Compia- 
cere. « Saria dispost a compiaseli 
se... » : « Sarei disposto a compia- 
cerlo se ». « Quand V è al spèec la 
te compias tutta » : « Ouand'è da- 
vanti allo specchio ella si com- 
piace tutta ». 

— Compiacenza (P. N.), Idem. 
«Ch'el g* abbia la -»: «Abbia 
la-». 

Complotta, Compieta. Sonàcom- 
piètla: Sonar a compieta. «L'à 



finii de dì compiett » : « Ha smesso 
di dir compiete ». (8'è spretato). 

Compiila (Volg. id.). Vedi Com- 
pita. 

Compita. Compitare. «El co- 
mincia adess a compita » : « Co- 
mincia a compitare». 

Compitami» (Volg.). Vedi Com- 
pleannus. 

Comploannus, Anniversario. In- 
cotti Veci compleanni de la mam- 
ma o della regina : Oggi è il com- 
pleanno della mamma, o della re- 
gina. 

Complèti, Complesso. « In com- 
piett sont minga * al contenti: 
«In complesso non sono malcon- 
tento ». I (Di persona) « I/c grand 
e compiett come ón granater » : 
« È alto e complesso come un gra- 
natiere ». « Sta facciada tutù in- 
semma l'è ón bèli compiett » : « Que- 
sta facciata tutta insieme è un 
bel complesso». 

— Complesslón, Complessione. 
« L'è decomplession deheada co- 
me»: «E di complessione molto 
delicata ». 

Completà-etaa-etaai, Comple- 
tare. « Per compietà la mia rac- 
colta me manca... » : « Per com- 
pletare la mia raccolta mi man- 
cano... ». 

— Compiett, Completo. El tramm 
l'è compiett: Il tramvai è com- 
pleto o pieno. 

s Compu-plii. Complire, Toccare, 
Spettare. Oh' e nitsun che ghe com- 
pìista de fall : Non e' è nessuno 
cui spetti per dovere di farlo. 

Complica-lcaa-lcaM, Complica- 
re. L'è ón affare compiicela : E una 
questione complicata. La comedia 
fa comincia a complicasi : La com- 
media comincia a intrecciarsi. 

Còmpliment, Complimento. An- 
dò a fa ito compiimene : Andar a 
fare 1 suoi convenevoli. Sta sui 
còmpliment: Stare sui convene- 
voli. I (Caso avverso) «E per gión- 
ta m'e capitan anca auell bèli còm- 
pliment » : « £ per ristoro mi ca- 
f)itò anche quella nespola. ! » | 
Congratulazioni) « T'en foo pro- 
pi i me còmpliment sincèr » : « Te 
ne faccio davvero la mia ralle- 
gratimi ». « Fagh i me còmpliment 
a la tóa signora » : « Fa i miei 
complimenti alla tua signora». 

— Complimenta, Complimenta- 



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re. « Lù V è tutt el dì sul compli- 
menta »: « Egli è tutto complimen- 
ti o sul complimentare)». 

— Complimentari, Complimen- 
tario. Cavalier complimentari: Ca- 
valiere complimentario. 

— Complimentos (P. N.), Com- 
plimentoso. « Dio, come Ve compli- 
mentos quelVomm » : « Aoff, com'è 
complimentoso quell'omo ! » 

Complòtti D. Fr.), Complotto (1), 
Combriccola. Complott politica : 
Cospirazione o Congiura. On com- 
plott de balo88: Cabala. « Anfaa 
on complott contro de ti » : « Han 
preparata una cabala contro di 

— Complotta. Cospirare. « Com~ 
plótten contro et ministero » : « Co- 
spirano oontro il governo ». (In 
senso innocente) «e Cosse Ve che 
complottee vialter duu A in d'ón 
eanton / » : « Non mi state a far il 
soppiattone lì in un canto». 

Componiment, Componimento. 

— t» vers , in prosa : — poetico , 
in prosa, f (Accordo). Vedi Agiu- 
stament. 

— Composislòn, Composizione. 

— musical: — musicale. | (Metal- 
li) Composizione. | (Stamp.) Idem. 

— Compònn, Comporre. (Tipo- 
grafìa) Componn a la lànga: Com- 
porre a distesa. | (Inventare scri- 
vendo) « L' è adree a componn ón 
sonèlt per el so onomastica » :•« Sta 
componendo un sonetto per l'o- 
nomastico di lei ». | ( Aggiustare ) 
« Cercaroo mi de componn sta fac- 
cenda » : « Cercherò di comporre... » 

— Compositói Compositore. 
Comporta - porta* - porta» , 

Comportare. Comporta minga tan- 
ta spèsa : Non importare o non ri- 
chiedere tanta spesa. 1 « N*oo com- 
portaa ossee da quell infamm » : 
« Ne ho sopportate o tollerate ab- 
bastanza da quell'infame». | (A- 
ver pazienza) « Ch'el comporta an- 
camo ón poo, che el mes che ven 
speri de pagali » : « Abbia ancora 
un poco di sofferenza , comporti , 
che il mese venturo spero di sod- 
disfarla ». | (Condotta) « A scòla el 
se comporta ben » : « A scuola si 
diporta bene ». 



(i) Bollnto e non registrato, quantunque 
ora in uso a Fir. rome voce importata dal- 
la Francia e dall'alta Italia. 



Composta, Composta (1). Ona 
composta de frutta : Una conserva 
di frutti. 

— Compostéra . Compostiera. 
(Ciotola da guazzi) Vaso da con- 
serve. 

— Composterla, Quantità di con- 
fezioni. 

Comprà-praa, Comperare. Com- 
pra a pronti, a Vingròss, al mi- 
nuti, a strasciamercaa : Comperar 
a pronti, all' ingrosso, in o ai det- 
taglio, a bassissimo prezzo. Com- 
pra a mèzza gamba: Comprar un 
sacco d'ossa. — a boti: — in bloc- 
co. — de fauravia : — di scarrie- 
ra. — gatta in sacch: — la gatta 
in sacco. — a credit: — a crai. 
(Fig.) Andà a comprass di fastidi: 
Raccattare i fastidii o cercarli col 
fuscellino. M. d. d. : Chi no* le co- 
noss né te compra » : « Chi non ti 
conosce ti comprerebbe Opp. Tu 
se' un furbo di tre cotte ». « Mi te 
lavendi come Voo comprada » : « Io 
te la vendo come l'ho comprata ». 
| Compra vun ( Cavar i calcetti 
altrui): Cattivarselo. (Docile per 
danaro) « Quell giornalista Ve com- 
praa » : « Quel giornalista s'è ven- 
duto. (Pr.) Semper compra e mai 
vend: Comprate e non vendete. 
El compra l'inségna a vend ( ap- 
pross.): Il fare insegna a fare. Il 
mangiare insegna a bere. Chi sprez- 
za vosur compra: Chi biasima vuol 
comprare. 

— Comprò (Volg.). Vedi Com- 
pradór, 

— Compradór (P. N.), Compra- 
tore. S'è minga preseti taa de com- 
pradór: Non si presentarono com- 
pratori. 

Comprond-mpres-endes (P. N.), 
Comprendere. «e El comprend nu- 
goli » : « Non comprende ». Vedi 
Capì. | Tutt compres : Tutto com- 
preso. Compre» tutt: Tutto com- 
preso e anche computato. 

Compromett-mess-mettei ( P. 
N. ) , Compromettere (2). « L'è ón 
mgscalzón che compromett i donnei 
« È un mascalzone che compro- 
mette le signore ». « Voo via per 



(1) Voce bollata. Si dovrebbe dire Con- 
serva o Confezione* ma non sono la itee- 
•issima cosa. 

(t) Voce bollata. Ma 1 Fiorentini la ti- 
tano a tutto pasto. 



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CON 



né eompromettem » : « Vo via per 
non mi compromettere Opp. Per 
non sbilanciarmi ». | (Far a fidan- 
za ) i « El se eompromett de famm 
quii broehèn per sabet / » : « La si 
compromette di farmi quegli sti- 
valetti per sabbatof » 

— Compromisi, Compromesso. 

— Compromessa (P. N.), Com- 

Sromessa. Donna compromessa: 
>onna — . 

Computa- taa-tass, Computare. 
« T*ee eomputaa la spesa del t... »: 
« Hai computata la spesa del ?... » 
Computa % ann di donn : Compu- 
tar gli anni delle donne. 

— Computista (P. N.), Compu- 
tista. 

— Computisteria (P. N.), Com- 
putisteria. 

Comun, Comune. / Comun d'I- 
talia passen i vott mila : I comuni 
d'Italia sono più di ottomila o ot- 
tomila e passa. Dighel al eonsol e 
al Comun : Dirlo al popolo, al co- 
mune e al contadino. (Pr.) Chi fa 
ben al Comun fa ben a nissun : 
( Appross.) (Al rovescio) Una cam- 
pana fa al Comune o Mal comune 
mezzo gaudio. Bobba del Comun 
robba de nissun : (Manca assolut.). 
ILctugh comun: Luogo comune. 
jEI sena comun: Il senso comune. 
DeUtt comun: Reato comune. 

Commina. « L'è una robba co- 
tnunna a tutti » : « La cosa è co- 
mune a tutti ». 

— Comnnlsslma (P. N.), Comu- 
nissima. 

— Comunal, Comunale. Praa, 
bósch, amministrazi&n comunal: 
Prato, bosco, amministrazione co- 
munale. Imposta comunal: Impo- 
sta comunale. 

— Comunltaa, Comunità. Co- 
munitaa reliqiosa: Comunità re- 
ligi isa. SavèU doma tre persomi: 
el eonsol. el Comun e la Comuni- 
taa: Vedi Comun. 

— Comunlórum (In) (In dis.), In 
comunella, In combutta. 

— Comunion, Comunione. Fa la 
primma comunion : Fare la prima 
comunione. Vèss ora de mèttela a 
la comunion : EH' è da marito or- 
mai. Fa tuli coss in comunion: 
Vedi Comuniorum. La comunion 
di beni: La comunione dei beni. 

Comnnlcaslòn, Comunicazione. 
06n e Cont, Con. Con H, con 



lu, ecc. : Con te, con lui, ecc. (A 
condizione che) Con che... : Con 
che. Conpù...: Quanto più. P. £.: 
« Con pu ghe vux ben lu el me di- 
sprezza » : « (guanto più gli voglio 
bene e' mi disprezza ». Con tant : 
Per quanto. P. E. : « Con tant che 
ghe rv oo ditt » : « Per quante gliene 
abbia dette » : « Taccaa con la 
spua: Appiccicato colla saliva. 
(Dello stesso avviso) « Mi sont con 
lu » : « Io sono con lei » : Cont i 
bonn : Colle buone. « L'à daa cont 
el eoo in del mur » : « Diede del 
capo nel muro ». « Ven con mi » : 
« Vieni con meco » (pop.). Avèghela 
su con vun: Avere astio con uno. 
Conca, Conca (1), Pila. A la 
conca a lava i piatt: Alla conca a 
rigovernare i piatti. | (Di canali) 
I conch del naviUi: I sostegni. Fa 
conca: Passare il sostegno. | (Di 
legnami che si curvano) Fa conca: 
Imbiocare, Imbarcare. (Pr.) Ergo 
donca, trii conchin fan óna conca 
(Appross.): E poi, e poi? La vacca 
fece i buoi. 

— Conche* (Uomo addetto ai 
sostegni dei nostri navigli), Cate- 
rattaio. 

— Conchin, Conchino. (De' sa- 
lumai) Zàngola. « L'à miss el mer- 
luzz a mrnui in del conchin » : « Ha 
messo in molle il baccalà nella 
zangola ». « Dagh ónvoo de baciac- 
ela al porscèll in del 'conchin » : 
« Dagli nel trogolo un po' di ri- 
governatura al maiale». 

Conoed-oncess o Conceduu, Con- 
cedere, «e Ch'el me conceda almen 
de podi vedella » : « La mi conceda 
almeno di poterla vedere». 

— Concesslón, Concessione. « El 
g'à avuu lu la concession de Vap- 
palt e el s'è faa milionari in pocch 
ann » : « Ebbe egli la concessione 
dell'appalto e s'è fatto milionario 
in pochi anni». 

— Concessionari (P. N.), Con- 
cessionario. 

Concentra - entraa - entrass , 
Concentrare. « A furia de concen- 
tra, se pò minga tira ón pètt, sen- 
za dovè andà a Bomma » ( volg. ) : 
« A furia di accentrare si è venuti 



(1) Conca* in fior, è propriam. un vaso 
grand*» di terni cotta per farvi il bucato, 
non già quella di legno per rigovernare 
stoviglie. 



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al punto da non poter respirare 
senza chiederne il permesso a Ro- 
ma». | Concentraa: Concentrato. 
( Assorto nelle proprie idee ) « L'è 
ón omm concentraci comi»: « È un 
omo assai concentrato». Tatnarind 
concentraa in del vuoto : Tamarin- 
do concentrato nel vuoto. 

— Concentrazlòn, Concentrazio- 
ne. (Civ.) La coneentrazion di pos- 
teri : Il concentramentò de'poteri. 

Concepi-oepli , Concepire. « Mi 
concepissi minga come ti te po- 
dei... » : « Io non concepisco come 
tu possa... » 

— Gonoètt, Concetto. In concett 
de sani: In concetto di santo. 

— Concezlon (P. N.). (Giorno a 
Maria Vergine), La Concezione. 

Concert, Concerto. « An faa el 
concert de » : « Fecero il concerto 
di ». | (Musica) « A la Scala ghc sa- 
rà Ori gran concert dove cantora 
Tamagno » : « Alla Scala si darà 
un gran concerto, che vi canterà 
Tamagno». Concert de campanti, 
Concerto di campane. 

— Concerta -rtaa-rtaaa.«^n con- 
certaa de » : «e Hanno concertato 
di ». Pèzz concertati: Pezzo — . 

— Concertili, Concertino. 

— Coneertón, Gran concerto. 
Conchln, Zangola. Vedi sotto a 

Conca. 

Condstor, Concistoro. « In con- 
cistoro dn ditt robba de fotugh d*l 
governo italian » : « Nel concistoro 
hanno dette cose di foco del go- 
verno italiano». 

Conclnd-oltu, Conchiudere. « J£ 
insci cos'avii conclusi » : « Dunque 
che cosa avete concluso? »« El fa, 
el lavora, ma el conclud mai na- 
gòtt » : « Lavora , s' arrabatta , ma 
non compiccia nulla o non approda 
mai a cosa alcuna». 

— Conclusion, Conclusione.«tfo- 
me la fèmm in conclusion t » : « In 
conclusione , come la facciamo ? » 
« Ma questi in conclusion de mattf»: 
« Ma queste le sono idee pazze e 
sconclusioni ». « L' è ón omm de 
conclusion » : «e È un uomo di con- 
to ». — senza conclusion : Uno 
sconclusionato. « O' oo nanca ón 
vestii de conclusion » : « Non ho un 
solo vestito ammodo». 

Concór-ncors, Concorrere. «I/à 
concors a la cattedra de... » : « Ha 
concorso alla cattedra di... » 



— Concerà, Concorso. « An apert 
o dervii ci .concors » : « Hanno a- 
perto il concorso ». « Gencralment 
% privaa che propònn di concors 
a prèmi tornen a mèltes in saccoc- 
cia i so dance » : « Generalmente i 
privati che iniziano concorsi tor- 
nano a rintascare i quattrini». 

— Concorrent, Concorrente. «A- 
€lès8 per ogni concors gh'è vint volt 
pussce concorrent de ouii che ghe 
dovario, vèss » : « Oggi in ogni con- 
corso ci sono assai più concorrenti 
del necessario». 

Concordami, Concordanza.«lfa 
chi ghe manca la concordanza* » : 
«Ma qui manca la concordanza ». 

Concordia, Idem. (P. N.). Uè 
mirabil la concordia di partii in 
Italia ! (iron.) : È mirabile la con- 
cordia uè' partiti in Italia. 

Condanna - dannai - d annimi , 
Condannare. « L'dn condannaa in 
vitta » : « L' hanno condannato in 
vita ». « El se condanna lù de per 
lù » : « Si accusa da sé ». Anda a 
visita i condannaa: Andar a visi- 
tare i condannati. Vèss condan- 
naa a fa... : Esser condannato a 
fare... 

Condi-ondll, Condire (1). Condì 
l'insalata : Condire l'insalata. Bón 
de condì la verzada (volg.): Roba 
unta e bisunta. 

— Condimenti, Condimento. « La 
sa de nagott; te ghe miss tropp 
pocch condimenl » : « Com' è scipi- 
ta,non gli hai messo condimento». 

Condiflcend-diflces, Condiscen- 
dere. « L'à finii a condiscend » : 
« Finì ad accondiscendere ». 

Condizion, Condizione. A eon- 
dizion che: A patto, condizione 
che. « Métti la condizion esplicita 
<&...»:« Pongo la condizione espli- 
cita di... » | (In comm. di sete) Pas- 
saa a la condizion: Passate alla 
condizione (lombard.). {(Segno di 
lutto) Il bruno. P. E. : Porta con- 
dizion: Vestire a bruno. Desmèlt 
la — : Levarsi il bruno. « El f a- 



(l) In toscano q netta parola ha decenti 
negati al dialetto. Condir* \uol dir mac- 
chiare altrui le vesti* tanto più se con un- 
tume : vnol dire appiccar contagio Nella 
frase meneghina bon de condi la verzada 
c'è qualche analogia eoi primo senio : ma 
ognun vede con quanta differenza in peg- 
gio per noi. 



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CON 



tteva la condizion sulla manica » : 
« Portava la fascia bruna sulla 
manica per duolo ». | Condizion 
sodai: Condizione sociale. 

Condiziona*, Condizionato. Sut- 
ta e ben eondizionada (di merce 
viaggiante ) : Asciutta e ben con- 
dizionata. « Sii spinazz.in ben con- 
dizionaa» (Indica non solo il con- 
dimento sufficiente ma il modo ) : 
« Questi spinaci sono bene confe- 
zionati ». 

Condótt. Vedi Condu e Médich. 

Condotta, Condotta. (A scuola) 
« El g'à avuu einqu in condotta, 
el viriseli/ » : « S'è preso un cinque 
in condotta , quello sbarazzino ». 
(De' medici) « Sont in condotta in 
d' ón paes de montagna » : « Sono 
in condotta in un paese di mon- 
tagna ». | ( Trasporto ) « Doma la 
condotta la costa milla lir » : « Sol- 
tanto la condotta costa mille lire». 
Condotta de cavai : Cavalli di con- 
dotta. 

— Condótteur. Conduttore. — 
de albergo: — di albergo. — de 
ferrovii: — di ferrovie. — de di- 
ligenza: — idem. 

— Condù-ndott-nduss, Condur- 
re. « El condus ( Aff. ) o el mènna 
dna ritta miserabil » : « Conduce 
una misera vita ». « Voo a condu 
a scola i fiotu e torni indree su- 
bit » : « Vado a condurre a scuola 
i bambini e torno subito ». 

Conèas. N. fr. : Aness e eonèss: 
Annesso e connesso. 

Confasi, Confarsi e Affarsi.«£t'a- 
ria ehi la me confà o la me se con- 
fà»:* Quest'aria mi si confa ». 

Conferenza, Conferenza e Col- 
loquio. « O'oo avuu con Ih una ten- 
ga conferenza » : « Ebbi un lungo 
abboccamento o feci con lui un 
lungo colloquio ». | (Al pubblico) 
È vegnuu de moda i conferens : 
Le conferenze son venute di mo- 
da. 

— Conferi-erll, Conferire. « L'a- 
ria de sto sit la me eonferiss pocch»: 
Vedi Confà. | (Trattar di affari) 
« Sont anaaa a conferì coni el Pre- 
feU » : « Sono stato a conferire col 
sor prefetto». 

Confennè-ermaa-ermass. Con- 
fermass semper de pò, ne o in la 
sóa idea: Confermarsi sempre più 
nella sua idea. (Pr.) Chi tot el con- 
ferma: Chi tace conferma. 



— Conferma (P. N.), Conferma. 
« El g'à mandaa la conferma de 
la investitura » : « Gli mandò la 
conferma del contratto d'affitto». 

Confessa -festa* -fessa**, Con- 
fessare. Andà a confessass: An- 
dare in chiesa o a confessione. 
« V à confessaa già tutt coss » : 
« Svesciò ogni cosa » (pop.). « Con- 
fessa che te scc staa tt » : « Con- 
fessa che sei stato tu... » : « Con- 
fessa ón debit: Confessar un de- 
bito. (Pr.) Peccaa confessaa Ve 
già mezz perdonaa : Peccato con- 
fessato è mezzo perdonato. 

— Confessor, Confessore. Con- 
fessor de mànega streccia o de ma- 
nega larga : Confessore di manica 
stretta o di manica larga. (Pr.) 
Né al dottor né al confessor biso- 
gna scóndegh nagott: A medico 
e ad avvocato non si tien nulla 
celato 

— Confesslón. Sott al sigili de 
confession: Sotto sigillo di con- 
fessione. 

— Confessionari, Confessionale. 
« Don Malachia l'è entraa adèss in 
confessionari» : « Don Malachia in 
questo punto entrò in confessio- 
nale ». 

Confetta, Confettare. 

— Confltnra, Confettura. Fa- 
bricant de — : Confettiere. 

Confida, Conciare. Confida i 
peli : Conciar le pelli, o le cuoia. 

— Confidarla, Concia. « Ve pa- 
drón d'una confinaria fatura del 
dadf che ghe rend sosènn » : « Ha 
una concia fuor di porta, che gli 
rende asnai». 

— Confidò, Conciatore e Con- 
ciamolo. « Lu Ve quell che ghe sta 
adree ai confida » : « Egli è cou- 
ciajuolo o sovraintendente ai con- 
ciatori ». 

Confldà-ldaa-ldasi , Confidare. 
« G'oo confidaa ogni me segrètt » : 
«Gli ho confidato ogni mio se- 
greto». Bisogna guarda ben con 
chi se se confida : Bada a cui t'af- 
fidi. 

— Oonfident, Confidente. «L'è 
ón omm tanto eonfident, che l'è 
ón peccaa a fàghela » : « Ingan- 
gannare chi si fida è tradimento ». 
f (Spia) Confident de Questura : 
Sofhone (volg). 

Confidenza, Confidenza. « Sónt 
minga in confidenza ossee » : 



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-142- 



CON 



« Non ci ho entratura ». Dà troppa 
confidenza: Dare altrui troppa 
confidenza o braccio. Toiuss trop- 
pa confidenza: Prendersi troppa 
confidenza o licenza. Tratta in — : 
Trattare con — . Vestii de confi- 
denza: Abito da mattino. « Vui 
fagh óna gran confidenza » : « Gli 
o le voglio far una gran confi- 
denza ». 

— Confi deliziai , Confidenziale. 
Còni ón fa confidenzial : Con aria 
confidenziale. 

Confln, Confine. « L'dn compa- 
gnaa al confin » : « Lo accompa- 

faarono al confine ». Viola i con- 
n (Civ.): Violare i confini. 
Confinà-lnaa-lnasi , Confinare. 
« El s' è confinaa in la eòa cam- 
pagna e el se mceuv pii » : « S'è con- 
finato in campagna e non si mo- 
ve più ». I « La mia casa la con- 
fina con la sóa » : « La mia casa 
confina colla sua». « L'dn confinaa 
in Sardegna » : « L'hanno confinato 
in Sardegna ». | (Cuocere vivande 
in modo che riescano penetrate dal 
condimento) Crogiolare. P. E. « Sii 
corniti in ben confinaa » : « Questi 
fagiolini son crogiolati per bene ». 
Letamm ben confinaa: Concime 
stagionato. ( Pr. ) La nev desem- 
brinna per trii mes la confinna: 
La neve di dicembre dura per tre 
boni mesi Opp. Quando nevica di 
settembre nove lune attende. 

— Conflnant, Confinante. Ino- 
ster conflnant: I nostri confinanti. 

Confisca, Confiscare. Confisca el 
contrabband: Confiscare merci di 
contrabbando. 

— Confisca, Confisca. La confi- 
sca di liber proibii: La confisca 
de' libri pornografici. 

Confiteor, Confiteor. « Sónt ar- 
rivaa al confiteor » : « Giunsi che 
il prete recitava il confiteor ». 

Confluì t Confluire. FI Tesin el 
confiuiss in del Po: Il Ticino con- 
fluisce nel Po. I (Per influire) « El 
par minga ma PAmbroeus l'à con- 
fina anca lu a famm ottegnì quell 
fìost » : « Non sembra ma anche 
'Ambrogio contribuì assai a far- 
mi ottenere quel posto ». 

Coni Ònd-nfue-nduu-ondea, Con- 
fondere. « Te me confondet i idei »: 
« Tu mi confondi le idee ». « Me 
sont confus e oo risposi mal a Ve- 
samm » : « Mi son confuso in mo- 



do, che all'esame ho risposto ma- 
le ». (Scambiare cose fra loro) « Ti 
adèss te confondet i dati » : « Ma 
tu ora confondi le date ». | (Metter 
in disordine} « L' à voruu mettegh 
man e el m'à confus tutti i cari » : 
« Ha voluto metterci mano e mi 
ha confuso tutte le carte ». « Lù 
adèss el me confonda: « La mi con- 
fonde, non merito tanto ». On cer- 
to són lontan e confus: Un certo 
suono lontano e confuso. 

— Confualón, Confusione. Con- 
fusion de liber, de dati, de idei: 
Confusione di libri, di date, di i- 
dee « Oh' era in piazza óna gran 
confusion de geni e de carrosz » : 
« C'era in piazza una gran confu- 
sione di gente e di carrozze ». 

— Confusionari (P. N.), Armeg- 
gione. « Basta che ghe metta i man 
quell confusionari,.. » : « Basta che 
ci metta le mani quell'— o quel dis- 
ordinato ». 

Conforma e Conforme, Confor- 
me. Conforma che la bali o che la 
ven: Secondo occorrenza Opp. Co- 
me la batte. « Qutst l'è minga con- 
forme a l'originai»:*. Codesto non 
e conforme». Per copia — : Per 
copia conforme. 

— Conformltaa, Conformità. De 
conformitaa : In conformità. « In 
sta conformitaa la pò minga on- 
da » : « In questa maniera non si 
va avanti». 

Conf ortadòr , Confortatore. El 
confortador di condannaa: Il con- 
fortatore. 

— Confortatori, Conforteria (In 
disuso ) « Quand ah' era la pènna 
de mort gh' era el confortatori » : 
« Idem ». 

Confraternita (P. N.). Confra- 
ternita. L' è temp de abolì anca 
tutti i confratèrnitt: E tempo di 
abolire le confraternite? 

Confronta-ontaa-ontasa , Con- 
frontare. Confronta i prezzi, l'o- 
rari , i testimoni: Confrontare i 
prezzi , l' orario, i testimoni. « In 
minga dò robb che se poda — » : 
« Non sono cose che si possano — ». 

— Confrónt, Confronto. In con- 
front de... : A confronto di... Oh'è 
nanca confront: Non c'è aggua- 
glio. Confront de tesHmonnt: Ri- 

Frova. ( Pr. ) / confront in odiós : 
confronti sono odiosi. 
Congeda-edaa edaia, Congeda- 



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143 — 



CON 



re. An eongedaa la class del 70: 
Hanno congedato la classe del 
settanta. 

— Conged, Congedo. In conged: 
In congedo. 

— Conjrae (Vol£.). Vedi Conged. 
N. fr.: Congee ihmitaa: — illimi- 
tato. 

Conglòntura, Congiuntura. 
« Phrd minga sta congiuntura » : 
« Non lasciar andare quest' occa- 
sione ». « De già che sèmm in sta 
congiuntura » : « E giacché siamo 
in questi 25 soldi ». Trova la con- 
giuntura bonna e reussigh: Tro- 
var la congiuntura, e riuscire. « Se 
dà la congiuntura che ci vitturin 
et tornava a cà vosud «... » : « Si dà 
il caso che il vetturale torna a ca- 
sa scarico e...» 

Congratulass-tulaa(P. N.),Con- 
gratularsi. « Me congratuli con lù 
de la »óa fortunetta » : « Mi ralle- 
gro con lei della Bua bona sorte ». 
« Me congratuli di bèi figur che 
te fétt » firon.) : « Mi congratulo 
delle belle figure che fai ». 

— Congratulazión. Congratula- 
zione. « Ohe foo i me congratula- 
ziòn » : « Le dò il mi rallegro ». 

Congregaziòn , Congregazione. 
La eongregazion de caritaa: La 
congregazione di carità. 

Congreu, Congresso. (Civ.) El 
eongress de Vienna, de Paria: Il 
congresso di Vienna, di Parigi. 

— drammatich, geografich, ecc.: 

— drammatico, ecc. 

Conilli, Coniglio. El casott o el 
eiansin o el cortin di conilli: La 
conigliera. | (Di uomo timidissi- 
mo) « L'è ón conilli » : « È un co- 
niglielo ». 

Conèss. Vedi Anèss. 

Conomla (Volg.). Vedi Econo- 
mia. 

Conóss-ossuu-ossess, Conosce- 
re. Cono*» vunafónd: Conoscere 
uno a fondo. « IPoo mai conossuu 
tant d'alter » : « Non ho mai cono- 
sciuto altri più di lui ». Conoss à 
volo: Beccare a volo. Conoss molto 
ben el so mestee: Conoscere assai 
bene il proprio mestiere. « M* an 
eonossuu e s'in profittaa » ; « Mi 
hanno annasato e ne approfitta- 
rono». «Quando mai voo conos- 
9u ! » : « Non t' avessi mai cono- 
sciuto ! » (Di magistrato) « Nèpa- 
renl, ni ami*; in uffizi el cono** 



ni**un » : « Non conosce o non rav- 
visa più alcuno ». Fa*8 cono** per 
quel che s* è » : « Darsi a conosce- 
re per quello s'è ». Nò cono** né 
leg ae fed: Non rispettare né 
legge né promessa. « Se conossem 
mascherinna ! » : « Mascherina ti 
conosco». (Di cose mutate) « Quell 
fondo Ve ridótt in m anera de co- 
no**el pù » : « Quel rodere è ri- 
mutato così che non si riconosce ». 
(Pr.) Prima de cono** vun bisogna 
mangiaah insèmma ón atee de sai: 
Prima di conoscere uno bisogna 
consumarci insieme un moggio di 
sale. Amor e tósa in dò robb che 
ae fa aubit conoaa: Vedi Amor. 
I omen ae conósaen a tavola e al 
giotugh: A tavola e a tavolino si 
conosce la gente. 

—Conoscenza, Conoscenza.* Són 
propi content de avefaa la aóa co- 
noscenza» : « Ho assai caro di aver 
fatta la sua conoscenza». 

— Conoscent, Conoscente. « Tuli 
i me conoscent » : «e Tutti i miei co- 
noscenti ». 

— Cognlt, Cognito. 

— Cognixión, Cognizione. Co- 
gnizion de causa: Idem. Avègh 
cognizion d'ón mestee : Esser pra- 
tico nell'arte. 

Conotaa, Connotati. Cambiagh 
a vun i conotaa: Sconciar la fac- 
cia a uno. / conotaa sul paaaa- 
port: I connotati sul passaporto. 

Conqualmente , Purché , Con 
questo. 

Conquibus, Conquibus, « Ven 
cónt i conquibus f ae de nò ma- 
gherà : « Vieni col conquibus se no 
niente roba. » 

Conquista, Conquista. Fa di 
conquisi (in amore) : Fare delle 
conquiste. On omm che sta sul fa 
di conomiat : Un omo che sta sulle 
conquiste o che tira alla gonnella. 

Conscia, Concia. Conscia de péli, 
del tabacch: Concia delle pelli o 
oonciume del tabacco. (Di vini) 
Confezione. (Delle vivande) Intin- 
to. El atuaa colla aóa conacia: Lo 
stracotto nel suo intinto. Polenta 
conacia: Polenda pasticciata. 

— Conscià , Conciare e Accon- 
ciare. Conscià i péli : Conciar pel- 
li. « Come te see consciaa! » : « {to- 
me sei conciato ! » Malconsciaa : 
Malconcio. Conscià per ij 'èst: Con- 
ciare per il dì delle feste. Con- 



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CON 



sciass su a la mei : Rassettarsi al- 
la meglio. Avègh el eoo a fa con- 
scia: Non super dove uno s'abbia 
il capo. « Spetta che ade** te consci 
mi »:« Ora t'accomodo io». Spet- 
ta a conscià i léce quand el pioìuv: 
Vedi Piosuv. ( Di vivande ) « SH 
tardon in consciaa polid » : « Que- 
sti gobbi, sono cucinati per bene ». 
(Al parrucchiere) « Ch'el me conscia 
ón poo la testa » : « La mi ravvii 
un poco il capo ». « L'era pien de 
palla; guarda come me sont con- 
ztiada » : « Mota fino alla caviglia ; 
guarda che panzana mi son fatta». 

— Oonsciadura (Non comune) , 
Acconciatura. Conciatura La con- 
seiadura di peli de dant l'è diffidi : 
La conciatura della pelle di dante 
è difficile. 

Conscienia (Volg. ). Vedi Co- 
scienza. 

Consegnà-egnaa-egnaM , Con- 
segnare. « Ch' el ghe conségna sta 
lettera » : « Gli o Le consegni que- 
sta lettera ». ( Celiando ) « El g'à 
consegnaa ón famoso s'giaffón » : 
«Gli appiccicò un famoso ceffone 
Opp. Gii girò un mostaccione o 
uno sciacquadenti». | (Costituirsi) 
<« FI s'è consegnaa a la Questura » : 
•« Si costituì alla Questura ». I (Mi- 
litare) Consegnaa in quarter: Con- 
segnato in quartiere. La truppa 
l'è consegnala: La truppa è con- 
segnata. 

— Conségna, Consegna. QueU 
che ricev la conségna: Il consegna- 
tario. « G'oo la consegna de lassa 
passa nissun » : « Ho la consegna 
ai non lasciar passare anima vi- 
va ». « Me V à daa a mi in conse- 
na»:* Me lo diede in consegna ». 

(Operazione di ingegneri lom- 
bardi) Inventario. Tceu su la con- 
ségna d'óna possession: Fare V in- 
ventario nella tenuta o nel podere. 
| (Militare) Ricev la consegna: Ri- 
cevere la consegna. (PrJ Dà i pe- 
qór in consegna al 16 ff : Pare il 
lupo pecoraio. 

Conseguenza, Conseguenza « Te 
podet minga imaginatt quanti con- 
seguenz Va portaa quella disgra- 
zia » : « Non puoi imaginare quante 
conseguenze apportò quella disgra- 
fia ». Rokka de conseguenza : Af- 
fare di importanza. « Ne ven de 
conseguenza che... » : « Ne deriva 
in conseguenza che ». El rèsi el 



ven de conseguenza: Il resto viene 
da sé. 

Consti (Volg. vecchio). Vedi 
Consili e derivati. N. fr. : Metaa 
consci e metaa dance: Dono di 
consiglio vai più che l'oro. 

Gomena, Consenso. « Ch' el me 
daga el so consens » : « Mi dia il 
suo — o assentimento ». | (Usanza 
di fidanzati) Andà a tatù su el con- 
sens: Andare a impalmarsi di- 
nanzi al prete. 

Conserva, Conserva. Conserva 
de ribes, de marènn, de brugn: 
Conserva di ribes, di amarene, di 
susine. | (Scatola per cose di pre- 
gio) Custodia. Conserva del cap- 
pèL di liber, di posad : Cappelliera 
e Busta. 

— Oonaervà-ervaa-ervma», Con- 
servare. / monument antich biso- 
gna conservai: I monumenti del 
nostro lontano passato e bene con- 
servarli. | (Di persone) « Come la se 
conserva ben quella donnetta/»: 
«Come si conserva bene quella 
donnina ! » Savè fa a conservass : 
Sapersi conservare. « Cerca de con- 
servati semper così bravo in scola »: 
« Cerca di conservarti sempre co- 
sì bravo alla scola». 

— Oonservator (un pò in dis.), 
Conservatore. (Chi professa idee 
politiche conservatrici degli ordini 
stabiliti). 

Conservatori, Conservatorio (1). 
Conservatori de musica : Conser- 
vatorio di musica. Alliev del —: 
Allievo del conservatorio di Mi- 
lano. 

Oonstderà-deraa-derass , Con- 
siderare. « Mi ghe lassi considera 
se conven » : « Le lascio conside- 
rare se conviene ». « Tutl ben con- 
sideraa l'è mèi fa insci » : « Tutto 
bene considerato è meglio fare 
così». Vèss consideraa come ón 
fuston de verz o come el struse di 
piati o come l'ultima ramda del 
cari Essere considerati quanto 
una ciabatta o quanto una ruota 
da carro. (Colle di Val d'Elsa) Lui 
e nulla è tutt'uno. «Luì Ma lù 
el se considera come ón gran- 
d'omm » : « Lui ? Egli si tiene un 



(1) A Fir. è così chiamato il luogo di 
ricovero per 1 poveri e un Istituto d'e- 
ducazione per fanciulle : Conaervatorio di 
Ripoli. 



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CON 



grand'omo». TuU cónsideraa...: 
Tutto considerato... 

— Oonsidfazlòn, Considerazio- 
ne. Perwnn de molla considerazione 
Persone tenute in molta conside- 
razione. « £lfoo, ma doma in con- 
mderasùm de la memoria de la 
mia poterà mamma » : « Lo farò, 
ma soltanto in considerazione 
della memoria della mia povera 

mammft ». 

CanaUl, Consiglio. Camera de 
eonsiU : Camera eli consiglio. Con- 
tili de guerra : Consiglio di guer- 
ra. | (Parere) «Damm on consili, 
coesa devifàt»:* Dammi un con- 
tiguo, cosa debbo fare!» Mtiaa 
dance e mtiaa consili: Dono di 
consiglio più vai che d' oro. (Pr.) 
Bobba fada, inulti i consili : Cosa 
fatta capo ha Opp. Dopo il fatto 
consiglio. 



— Consilià-liaa-llass, Consiglia- 
re. « I/e staa mal consiliaa » : « Fu 
mal consigliato ». « Soni andada a 
eonsiUamm dal me confessor » : 
« Andai a prendere consiglio dal 
mio confessore». 

— Consigliar, Consigliere. — 
d'oppili, de cassazion, de prefet- 
tura, delegaa: Consigliere di ap- 
pello, di cassazione, di prefettura; 
consigliere delegato. Consigliar 
eomunal: — comunale. 

Oonsist-sistii o sistuu. (A fi- 
gliolo cattivo) « In cossa V a con- 
mistuu o conststii luti sto ben, che 
te diset de avèmm voruu t » : « In 
che cosa consistette questo grande 
amore che tu dici d'avermi por- 
tato f » « Cossa causisi t » (pop.) : 
« Che monta o Che importa! Opp. 
Che c'entra?». Quesì ci constst 
nagotia (volg.): Questo non fa né 
punto né poco. « Lù ci fa contisi 
tutta la feUcitaa in del paccià » : 
« Egli mette o ripone ogni sua feli- 
cita nella pacchia ». 

— Oonslstent, Consistente. Dur 
e consistent: Duro e consistente. 

— Consistenza , Consistenza. 
Bobba de poca consistenza : Roba 
o cosa di poca consistenza. 

Consol, Console. El cónsol de la 
repubblica Argentinna: U conso- 
le della repubblica Argentina. 
Consol italian. a Berlin: Il con- 
sole italiano a' Berlino. El san 
doma in trU, ecc.: Vedi Savi. 

" Consolato. Tegnì i 



man sul eonsolaa: Star in pan- 
ciolle (pop.) o colle mani in mano 
o far il bel nulla consolato. 

— Consola, Consolare. (Fisica- 
mente) « Sta cordial ci me consolr- 
la ón poo ci stotnegh » : « Questo 
cordiale mi rialza lo stomaco». 
Sta arietta chi la consoUa: Que- 
sta brezzolina fa piacere, fl (Moral- 
mente) « El tentava de consola 
ottetto novera mader » : « Tentava 
di confortare quella povera ma- 
dre ». « Oo sentii che te séti staa 
pr ontosa. Me ne consoli » : « Ho 
sentito eh» t'han promosso. Me ne 
consolo »:«El g'a del stupid eh' ci 
consola » : « Ha dello scimunito che 
innamora ! » Consolo-cori (Grido 
de' venditori di sorbetti e coco- 
meri): Consola cori t al tocchi: Che 
colori, che sapori! Vedi Fochi 
romani. 

— Consolazlón , Consolazione. 
La consolasion di dantiaa (pen- 
sare a ohi età peggio) : La conso- 
lazione dei dannati. « Quell fiatu 
Ve la sóa unica consolasion »:« Quel 
figliolo é la Bua unica consolazio- 
ne». 

Consolida*, Consolidato. 

Consollnna (Nome dato una 
volta all' acqua fresca venduta in 
pubblico). Vedi Tremenda gelada. 
Viva ancora la parola n. Ir. : Vend 
consolinna: Lasciare a bocca dolce. 

Consóli f Sedia alla primo con- 
solo). 

Consoni, Consunto. Andò con- 
soni: Idem. Tisich coìisont: Ti- 
sico marcio. 

— Consonslon . Consunzione. 
Andò in consónzton: Andare in 
consunzione. 

Consòntlv, Consuntivo. Prcven- 
tiv e consuntiv: Preventivo e con- 
suntivo. 

Consorteria ( P. N. ) , Consorte- 
ria. « Nissun à mai savuu polid 
cosse lafuss la consorteria » : «Nes- 
suno ebbe mai a sapere appuntino 
che cosa fosse la consorteria ». 

Consoni, Consorzio. Consorzi 
di utenl: Consorzio degli utenti. 
Consorzi nazional: Consorzio na- 
zionale. 

— Coniortlv, Consorziale. Stra- 
da consortiva: Strada consorziale. 

Constata (D. Fr.), Constatare. 
Bobba de constata subii: Cosa da 
constatarsi subito. 



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CON 



Consnètt, Consueto. De eontuett 
(non comune) : Di solito. « Dopo 
ditnaa el va a fa el tò patteggili 
eontuett » : « Dopo pranzo va sem- 
pre a fare la sua passeggiatina ». 

Consult, Consulto. (Di medici) 
Consulto. (Di avvocati) Consulta- 
none legale. 

Consulta, Consulta. La consul- 
ta de Romina: La Consulta. 

— Consnltà-nltaa-nltass , Con- 
sultare. « Bisogna consulta el dot- 
tor»:* Bisogna consultare il me- 
dico ». « Me tont contultada polid 
e tenti de avègh la voeaziàn per 
fa la tuora de earitaa » : « Mi sono 
consultata bene e sento di aver la 
vocazione per fare la suora di ca- 
rità ». « ContuUcmm ónpoo el temp, 
te l'è el eat de andò in campagna»: 
«Consultiamo un poco il tempo 
se è il caso di anelar in campa- 
gna». 

CoiLSiimà-nmaa-nmass, Consu- 
mare. Contumà come la net al 
tal: Vedi Net. Consumata adree 
a vunna: Struggersi d'amore per 
una donna. | (Distruggere) « El con- 
tumaria anca i cioà de la cà»: 
«Consumerebbe il bene di sette 
chiese ». « In sta cà se eontumma 
troppa legna » : « In questa casa si 
spende troppo in legna ». « Tira 
via quell lader, ch'el eontumma la 
candela » : « Leva quel ladro dalla 
candela se no te la strugge tutta 
da una parte ». 

— Consnmm, Consumo. Dà la 
cera a contumm: Dare la cera a 
calo. Dazi contumm: Dazio con- 
sumo. « Per tò uto e contumm » : 
« Per suo consumo ». « Det lir al 
metf No. Me vaputtee in contumm 
de tearp » : « Dieci lire al mese? 
No. Consumo pia in scarpe». 

— Consumò (D. Fr.), Brodo ri- 
stretto. 

Cònt. Vedi Con. 

Cònt (Titolo di nobiltà), Conte. 
« L'è ttaa faa coni de minga tant »: 
« Fu creato conte da poco o È un 
conte di fresca data o tinto d' ieri 
o inverniciato di fresco. Coni di 
me papózz o de la bózzera o che 
nò cunta » : « Conte de' miei sti- 
vali , intarlato, che non conta ». 
On cònt come ghe n'è pocch: Un 
conte raro, 

— Contessa, Contili, Oontessln- 
na, ecc., Idem. 



— Conta» (In dis.). Vedi Contea,. 
Contea. 

Contegnlss-tegnnn, Contenersi. 
Savè fa a contegnitt: Aver con- 
tegno e sapere contenersi. « Sto 
vattèU el eonten cinquanta brent 
de vin » : « Questa botte contiene 
cinquanta brente di vino ». 

Oontempla-templaa , Contem- 
plare. « Te ttétt fi a contempla i 
tiellt » : « O che contempli le stel- 
le? » Contempla o nò contempla òn 
caso: — o no un caso. 

Content. Contento. Content co- 
me òn gn: Contento come una 
pasqua. « Son content de vett nat- 
tuu » : « Oggi sono felice ». Vett 
mai content: Essere di difficile 
contentatura. « Content Hi content 
tutti » : « Contento lui contenti tut- 
ti ». Bécch content : Becco conten- 
to o Becco agevole Opp. Marito 
dalle corna d'oro. Retta content 
de vun: Essere soddisfatto di uno. 
« Ciàmet content che...»:* Chiama- 
ti contento che... » (Pr.) A ttó mond 
gh'h nittun de content: In questo 
mondo nessuno c'è contento. Chi 
è content mocur: Nido fatto, gazza 
morta. 

— Contentà-entaa-entass, Con- 
tentare. Contentati de pocch: Con- 
tentarsi di poco. Se pò contentati: 
Contentiamoci dell' onesto. Se pò 
minga contenta tutt el mond: Non 
si può piacere a tutti quanti Opp. 
Non si può far a modo di tutti. 

— Contentezza , Contentezza. 
« De la contentezza ci legnerà pù 
né vin né acqua » : « Era tale la 
sua gioia che la camicia non gli 
tocoava il oulo » (plebeo). 

— Contentln , Contentino. (In 
teatro) « Faroo tona el contentin»: 
« Dirò al maestro di suonare il 
contentino ». | (Di caffè o ciocco- 
lata oltre l'orlo) Vantaggino e 
contentino. (Ironia) « Oltre al rctt 
gh' èmm avuu anca el contentin 
d'òna bonna piovuda » : Vedi Re- 
ciòcch. 

Contarla. (Pezzetti di. vetro a 
varii colori per ricami, ecc.), Con- 
terie. 

Continenza (Parato da sacer- 
dote celebrante), Continenza o U- 
merale. 

Contlnòv, Continuo, Contino vo. 
« Ah, quell mèrlo ! L'è continòv tutt 
el di... » : « Ah quel merlo ! Tutto 



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— 147- 



CON 



il giorno gli è un continuo can- 
tare Op%. E un continovo ! » Fé- 
ver continola: Febbre continua. 
Conttnòà-lnOYaa , Continuare. 
« Ch'el continoci pur» : « Continui 
pure ». « Se dovèssem continoà in 
sta numera in ses mes sariem a 
l'ossa » : « Se dovessimo continuar 
a spendere come ora in sei mesi 
saremmo al verde». 

— Continnaiiòn, Continuazione. 
On [opera in eontinuasión (di edi- 
tori): Un'opera in continuazione. 
« Soni curiosa de vede la continua- 
toti de QutU romane » : « Sono cu- 
riosa di vedere il seguito di... ». 

— Continóament , Continua- 
mente. 

Oontorar, (D. FrJ (P. N.) (Mi- 
suratore del gas), Contatore. 

Contornà-naa-nau, Contorna- 
re. Contornaa de diamant : Con- 
tornato di brillanti. (Di persone) 
« L'è semper contornaa de eerta 
geni !» : « E sempre contornato da 
certa gentaccia!» El papagrand 
contornaa de tutt i so nevóditt: 
L'avo contornato da tutti i suoi 
nipotini I (Intaglio) Contorna de 
dent : Sbalzare il legno dagli sfon- 
di. Contorna de fosura ; Sbalzare 
il legno dall'esterno dell'intaglio. 

Contorno, Contorno e Dintorno. 
« In sti contorni gh'è staa duu cas 
de colera»: nlii questi dintorni 
ci furono due oasi di colera ». On 
eappón eont el so contorno de ver- 
dura: Un cappone col suo con- 
torno di verdura. Scàtola eont ón 
contorna de diamant : Scatola con 
un — di brillanti. 

— Contorniate (Chi disegna a 
semplici contorni), Contornata. 

Contra (Volg.). Vedi Contro. 
Andd a la contra (volg.) : Andar 
incontro a uno. 

Contraband, Contrabbando. Fa 
quaieoss de contraband: Fare 
qualche cosa alla macchia. «La 
g'à avuu ànfUeu de contraband»: 
« Ebbe un figliolo di — Opp. di 
nascosto del marito». 

— Contrabander. Vedi Sfro- 
madór. 

Contraboffett, Contrammantice. 
« Tira già anca el contraboffett, 
che' piceuv » : « Cala il contram- 
mantice che piove ». 

Contraccambi, Contraccambio. 
« Dopo che oo faa tanto per lù 



g'oo avuu ón bèli contraccambi, se 
se votur / » : « Dopo tanti sagrinci 
ho avuto un bel contraccambio se 
si vuole ! ». 

Contraoc, Ingegno. El contracc 
de la saradura : L' ingegno della 
toppa come della chiave. 

Contrada, Contrada (1), Via. 
La contrada di Oréves, di Rati, ecc.: 
Via degli orefici, de' Ratti. Andà 
in la contrada di materasse : An- 
dare a letto. 

Contradetta, Viuzza. 

Contradania, Contradanza. — 
francesa, italiana: Contradanza 
francese, italiana. 

Contradi-adil e adett, adlse, 
Contraddire. «Lee nò Ve bonna 
che de contradì » : « Ella non fa 
che contraddire». 

— Contradlxlón, Contraddizio- 
ne*» ón snirit de contradizion : 
Essere spirito di contraddizione. 

Contradotà, Dare la con tradote 
o la sopraddote. Contradotà la 
sposa: Assegnar la sopraddote alla 
sposa. 

— Controdote, Controdote. Con- 
traddote e Sopraddote. « El spós 
el g'à fissaa... de controdote»: 
«Di sopraddote lo sposo le asse- 
segno tanto». 

Contraont (P. N.). « / duu con- 
traent dn stabilii de... » : « I due 
contraenti hanno stabilito o fis- 
sato di... ». 

Contrafà-aiaa-afass , Contraf- 
fare. « Bisogna vedèll a contrafà 
el... tal»;* Bisogna vederlo a con- 
traffare il tale». Ciav contrafada: 
Chiave falsa o controohiave. 

— Contrafaaión (P. N.), Con- 
traffazione. Condanna per contra- 
fazion: Condanna per contraffa- 
zione. 

Contraffort, Contrafforte. « Chi 
sott a sto vestii ghe vaur ón con- 
traffort » : «e Sotto qua ci vuole una 
fortezza ». 

Contralt, Contralto. « El sopran 
l'è bón, ma el contralt el var 
pocch » : « La donna che fa il so- 
prano è buona, ma il contralto 
vale pochino». 



fi) Anche a Firenze si dice contrada 
per via; non però quando essa porti il 
nome con se. La svolti nella seconda con- 
trada che troverà a sinistra e' è la via 
Tomabuoni. 



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CON 



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CON 



Contrattar, Contraltare. «El 
m'à faa el contrattar de la mia 
speculasión » : « Mi fece un ri- 
dosso o un contraltare ». « La ba- 
ronessa la fa de controllar a la 
marchesa » : « La baronessa fa da 
controstimolo o da riscontro alla 
marchesa ». 

Oontrantlport, Paravento. 

Contrapajlna , Contropagina. 
Pagina e contrapagina : Dritto e 
rovescio. 

Contrapass (Andatura speciale 
del cavallo), Portante, Àmbio, 
Contrapasso (1). Andà de contra- 
pass: Andare di trapasso. 

Oontrapel, Contrappelo. Fa el 
pel e el eontrapel : Far il pelo e il 
contrappelo. 

Contrapes, Contrappeso. Servì 
de contrapes: Servire da contrap- 
peso. El contrapes de quii che va 
su la corda: Il contrappcso de' 
funamboli. 

— Contrapesa, Contrappcsare. 
Contrapesà Tutti e el dann : Con- 
trappcsare Tutile e il danno. 

Contraponn-post. Contrappor- 
re. Duu f radei che in duu contra- 
post: Due fratelli, duo contrap- 
posti. 

Contrapónt, Contrappunto. Dà 
lezión de contrapónt: Dar lezioni 
di contrappunto. ( Fig. ) « Intanto 
lu el ine f aseva et — » : « Intanto 
lui mi teneva bordone». 

Contrappeli , Contrappello. « A 
mezzanott dn eia n ma già i soldaa 
in cort e dn faa el contrappeli » : 
« A mezzanotte ci fu una chiamati, 
ne' cameroni e si fece un contrap- 
pello ». 

Contrari , Contrario. « El papà 
l'è contrari al noster matrimoni »: 
« Il babbo è contrario al nostro 
matrimonio ». 

— Contrarlà-arlaa-ariau, Con- 
trariare. « El vosur minga vèss con- 
trarietà » : « Non voi essere contra- 
riato». 

— Contrarletaa , Contrarietà. 
« Se la savèss quanti contrarietaa » : 
« Se lei sapesse quante — o quanti 
ostacoli ». | « El g' à contrarietaa 
a... » : « Ha contrarietà per... ». 



. (1) Contrappasso è termine di veterina- 
ria in inn anche a Firenie , ma è anche 
termino <ll hallo fuori di uso, e fu anehe 
usato come pena del taglione. 



Contrarloevuda, Controricevu- 
ta. « Me sont faa fa la controri- 
cevuda » : « Ho voluto mi rilasciasse 
una controricevuta ». 

Contrarlsposta, Controrisposta. 
« Uà faa dna contrarisposta a V ar- 
tico! » : « Ha fatto la — all'articolo ». 

Contrasorlttura, Controscritta. 

Contraaiègn, Contrassegno. / 
contrassegn di congiurati: I con- 
trassegni dei congiurati. « El V a- 
veva portaa al torno coni ón con- 
trassegn »:« Lo aveva portato al- 
l'ospizio, con un contrassegno». 

Contraapallera, Controspalliera. 
(Spalliera di frutti di contro a 
un'altra). 

(tontraita-astaa-astaai , Con- 
trastare. « Ma perche sii semper 
soli a contrastai » : « Perchè siete 
sempre lì a contrastaro?» 

Contrastami)*, Controstampa- 
re. « Ch'I punse de vini fatui con- 
trastampaa ! » (Il proto al lavo- 
rante) : « Ci sono più di venti fo- 
gli contrastampati ». 

Contratemp, Contrattempo. 
« Capita di volt di contratemp 
che... » : « Capitano talvolta certi 
contrattempi che... » | (Scherma e 
musica) Contrattempo.* 

Contratt, Contratto. Stréng ón 
contratt: Stringere contratto. Coiir- 
tratt de matrimoni: Contratto di 
matrimonio. Vèss in contratt e in 
parolla: Essere in conti-atto. 

— Contrattà-aa , Contrattare. 
Contratta del gran,del tucchtr, della 
rendita: Contrattare grano, zuc- 
chero, rendita. «L'è ón beli con- 
tratta con /ti » : « Con lei o con lui 
è un bel contrattare». 

Còntrattòn, Contrattone. «L'à 
faa ón contrattoti » : « Ha fatto un 
contrattone ». 

Contraveder. Vedi Veder doppi. 

Contraverni-uu , Contravenire. 
Contravegnl al regolament muni- 
cipal e dovè paga multa : Trasgre- 
dire il regolamento municipale e 
dover pagare la multa. 

— Contraventor, Contravven- 
tore. 

— Contravenxlón, Contravven- 
zione. Mètt vun in eontravension : 
Mettere uno in contravvenzione 

Contravelen, Contravveleno. 
« Cont ón contravelen l'dn salva- 
da»:« L'hanno salvata col con- 
travveleno ». 



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Contribuì - bull , Contribuire. 
Tanti circoztanz dn contribuii 
a... ; Molte circostanze hanno con- 
buito a.... 

— Oontribuzión, Contribuzione. 
Mett a contribuzion : Mettere a 
contribuzione. / contribuzion di 
soci: Le contribuzioni do' soci. 

Contrlzlón. Contrizione. Att de 
contrizioni: Atto di contrizione. 

— Oontrll, Contrito. Contrii e 
umilino : Contrito e umiliato. 

Contro, Contro. Dà contro : Dar 
contro e contraddire. 

Controlà-laa-laos, Controllara. 
« Gh'è di gemizi nubblieh dove niz- 
zun ze insogna de controlla » : « Ci 
»ono delle amministrazioni pùbbli- 
che dove nessuno si sogna di con- 
trollare ». 

— Controlarla, Controlleria (Co- 
me termine burocratico), Control- 
lo. Controllavi a ghe n'è no: Non 
fanno controllo. 

— Controll, Controllo. 

— ControlOBur (D. Fr.), Control- 
lore 

Contrordin, Contrordine. È ar- 
rivati ti contrordin : È arrivato il 
contrordine. Ordin e contrordin 
conHnóament: Un'infinita di or- 
dini e di contrordini. 

Controicènna, Controscena. 
« El g'à óna bella — » : « Ha una 
bella — ». 

Contumacia, Contumacia. — de 
40 dì: — di 40 giorni. ( Giudizio ) 
« L'dn condannila in — » : « L'han- 
no condannato in — ». 

Conturba*, (D. Lat.) « Quando 
né ghe n'e quare conturbai mei »: 
« Quando non cen'è quare con- 
turbas me T ». 

— Oonttulón, Contusione. «L'era 
tutt pien de contuzion » : « Era tut- 
to pieno di contusioni ». 

Contatta*, Contutore. « L'è con- 
tutor di minor » : « E contutore 
de* minorenni ». 

Contartene, Contuttoché, Quan- 
tunque. 

Convalescent , Convalescente. 
Yèzz, torna convalezcent : Essere, 
tornare convalescente. L'ozpedaa 
di convalezcent : La sezione de' 
convalescenti. 

— Convalescenza, Convalescen- 
za. Convalezcenza diffidi, Unga: 
— difficile, lunga. Entra in — : 
Entrare in convalescenza. 



Convalida - ldaa , Convalidare. 
« O'dn convalidaci Vclezión de de- 
putaa ier» : « Ieri gli hanno con- 
validata alla Camera la sua ele- 
zione ». 

Contattquest, Contuttoquesto. 
« E tcontuttquezt zont zemper mezz 
amalaa » : « Con tutto questo sto 
sempre malescio ». 

Convegni - ognun , Convenire. 
« Se me convegnizz ! » : « Se mi con- 
venisse o se mi tornasse conto ». 
« Emm eonvegnuu de... » : « Ab- 
biamo convenuto di». 

— Convenlent, Conveniente. El 
prezzi V è convenient : Il prezzo è 
conveniente. « El saria convenient 
che te ghe parlazzet » : « Sarebbe 
conveniente che tu gli parlassi ». 

Oonvent, Convento. « L'è qutll 
che dà el convent » : « Il convento 
non passa altro o quel che passa 
il — ». (Pr.) La regola V è quella 
che manten el convent : Dove non 
c'è regola non c'è frati. Per ón 
fraa a minga de patì el convent : 
Per un cittadino non deve patir- 
ne il Comune. 

Convers, Converso. 

Conversaslón , Conversazione. 
Fa conversazion al caffè : Far con- 
versazione al caffè. (Ritrovo) An- 
dò, in converzazion : Andare a — . 
Tegnì converzazion: Tenere con- 
versazione. 

— Conversazlonetta, Conversa- 
zioncella. 

Oonverslón , Conversione. Fa 
óna converzion a dritta o a zini- 
ztra : Fare una conversione a de- 
stra o a sinistra. | La converzion 
de V Inominato w di Promezzi 
Sposi: La conversione dell'Inno- 
minato ne' Promessi Sposi. 

Converti-ertU-ertiss, Converti- 
re. Convertì i selvaggi alla nostra 
religión : Convertire gli infedeli al 
cattolicismo o i selvaggi alla no- 
stra religione. « Cerchen de con- 
vertimmo ma...*: « Cercano di con- 
vertirmi ma non... ». 

Convlv-vlvuu (Aff.), Convivere. 
« Emm convivuu insèmma tanti 
ann » (Più comune) Vivegh inzèm- 
ma: Vedi Yiv. 

— Convltòr, Convittore. / con" 
vittor e i esterni : I convittori e gli 
C8 terni. 

Convoca-ocaa-oca&s , Convoca- 
re. Convoca ci Parlament, el So* 



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CON 



-USO- 



coz 



nato, el Contili: Convocare il 
Parlamento, il Senato, il Consiglio. 

— Convocaslon , Convocazione. 
La convocazion di ereditar: La 
convocazione de' creditori. La con- 
vocazion di dettar: La convoca- 
zione degli elettori. Avvi» de se- 
conda t de tenta convocazion: Av- 
viso di seconda, di terza convo- 
cazione. 

Convdi, Convojo (Pir.). Vedi 
Convoli. 

Convoli, Convoglio. On convoli 
de sessanta vagon : Un convoglio 
di sessanta vagoni o vetture. Con- 
voli merci, mist : Convoglio mer- 
ci, misto. 

Convnlslón, Convulsione. « Oh* e 
ciappaa i so solit convulsione: « Gli 
presero le sue solite convulsioni ». 
Convulsion derid: Convulsione di 
riso. 

— Convoli, Convulso. Avègh el 

— Convulsionari Convulsiona- 
rio. 

— Convulslv, Convulsivo o Con- 
vulso (come aggettivo). 

Coo, Capo. Coo boss, bus, de 
matt: Sornione, Zucca vuota. Ca- 
po scarico o ameno. Coo d'or: 
Pompiere. A coo in già : A capo- 
fitto. Coo a coo: Testa a testa. A 
cooepee: Capopiede. Andà f au- 
ra dei coo: Uscir di mente. Avègh 
in del coo de fa, de di: Aver il 
capo a una cosa. Mangiagh in coo 
i fascsu a vun: Mangiargli la zup- 
pa in capo. « 800 nò dove dà del 
coo » : « Non so dove mi battere il 
capo ». Dà el coo in di mur : Bat- 
ter il capo nel muro. Mètt giò el 
coo: Mettersi lì di proposito. Fa 
gira el coo: Par girar il capo. P. 
E. : « Quella donna la ghefa gira 
ci eoo » : « Quella donna gli fa gi- 
rare il capo ». Mette* ón'taea falsa 
in del coo: Mettersi una cosa in 
capo. Mèttes ón' idea falsa in del 
cozzón: Mettersi un'ubbia* nel cep- 
picone. Pèrd el coo: Perder la te- 
sta. Rompescl coo in: Abbaccare 
continuamente. « Totutel f etura del 
coo » : « Levatelo dal capo ». Sbas- 
sa el coo: Chinare la testa. Tira 
la péli in coo: Agire da strozzi- 
no. Salta in coo de...: Saltar in 
capo di. Vèss robba de Irà via el 
coo: Cose da sbattezzarcisi. Vèss 
ón dolor de coo (di persona): Es- 



sere un dolore di capo. Avèghen 
fin desoraviadel coo: Averne fino 
agli occhi. Avègh alter per el coo: 
Aver altro pel capo. Cascia el coo 
sott a la debbia: Nascondersi sot- 
to le coperte. Vèss pien de dèbit 
finna ai coo : Esser pieno di chio- 
di fino agli occhi. Dà dna lavada 
de coo: Far una parrucca a uno. 
Vèss ón omm de coo: Essere testa 
quadra. De so eoo : Di sua testa. 
Scaldasi el eoo : Scaldarsi la testa. 
Al me poeeh eoo: A mio scarso 
giudizio o criterio. | (Principio o 
fine) De eoo del lètt : Da capo del 
letto. In coo de l'ascia : Il bandolo 
della ascia o matassa. In eoo del 
mond: In capo al mondo. In eoo 
de l'ann el se tretuva dna bella som- 
metta: A capo all'anno e' mette 
insieme di molte centinaia. | Ve- 
gn\ a coo (d'un fistolo): Venir a 
suppurazione. Vegninn a eoo: Ve- 
nirne a capo, Conseguire l'intento. 
Vegnì in coo óna robba: Avere 
un'idea. J (Setaioli) Coo de la seda: 
Capo del nlo di seta. ( Brianzole ) 
Coo d'argent: Trecciera. Le spa- 
dine d'argento. (Parrucchieri) Coo 
de montura, perrucch: Testa di 
legno o Testiera. (Crestaie) Coo de 
madamm: Testiera. Coo d*ài: Ca- 
po d' aglio. ( Pr. ) Tanti coo tanti 
pensa: Tante teste tanti cervelli. 
Chi nò g'à coo abbia gamb: Chi 
non ha testa abbia gambe. L'è 
mèi vèss coo de gaU che eoa de leon: 
Meglio esser capo di micio che 
coda di leone. Pesa pussee el coo 
che né el cuu (appross.): Pesa pia 
il giunco che la carne. Quand vun 
l'è deslippaa se boria gxò ón cópp 
del tècc et ghe va in coo : Se si met- 
te a far cappelli nascono gli uo- 
mini senza testa. Robba fada la 
g'à el coo: Cosa latta capo ha. 
— Oozzott, Testardo, Testa secca. 

— Gonon, Ceppicone e Masche- 
rone (quello di carnevale). 

— Conili, Testina. « L'è ón cóz- 
sin, ma... /»:« Egli è pieno d'in- 
gegno ». I cozziti : I riannodi. 

— Conada, Cozzata Capata (1). 
Dà dent óna eozzada: Dar una ca- 
pata. 



(1) Dar una capata o una capatina si- 
gili fica pure : Capitar per un momento in 
luogo pubblico e andartene ?*U : MèU den- 
ter el coo o el no*. 



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coz 



— 161 — 



COP 



.Cozzare* 
« 1/ è inuHl che staghen H a cos- 
zaem » : « E inutile ohe stiano 11 a 
cozzarsi». 

Cooperativa, (P. N.), Coopera- 
tiva. L' idea della societaa coope- 
rativa V è de poceh temp: L'idea 
della cooperazione è sorta da poco. 

CopaLN.fr.: Balsem de copài 
(in disuso): Balsamo di Copaive. 

Copti ( Agizett. di Vernie e di 
Gomma). Vedi Vernie e Gomma. 

Cópò (Specie di carrozza signo- 
rile), Cuppé. I copi di etrad fer- 
rod: I cupè delle ferrovie. Cupè 
depodè dormì: Sleeping car. 

Copella (Vasetto per cimentarvi 
metalli preziosi ). Argent o or 
de copella: Argento o oro di cop- 
pella. | Sta o podè minga età a 
coppella con vun: Reggere o non 
poter reggere al paragone con 
uno. 

— Copafflnna, Bottone di fino. 
Copellott, Scapellotto. Lù nò l'è 

b&n che de dà via di copellott » : 
« Egli non fa che dar dei capoc- 
cioni ». 

Coperta (P. N.), Coperta. « Mi 
guand viaggi per aequa me pias 
a eia véra coperta » : « Io quando 
viaggio per acqua amo stare so- 
pra coverta». I Servì de coperta 
(Aff.): Servire da copertina, vedi 
Coverta. 

Copertinna, Copertina. I an- 
nùnzi sulla copertinna del fasci- 
col: Oli annunci a pagamento sul- 
la copertina del fascicolo. 

Coperta, Coppetta. G'&n taceaa 
i eoppett stamatHnna : Oli hanno 
attaccate stamattina le coppette. 

Copia. Copia. Brutta copta : Mi- 
nuta o Brutta copia o Copia a su- 
dicio. | «N'à ttraa muta copi» 
(Di edizione) : « Ne tirò mille co- 
pie ». J « L'è ón Guercin o l'è dna 
copiar » : « È un Quercino o una 
copia f ». 

— Copladura (P. N.), Trascri- 
zione, Copiatura. « An spes cent 
f ranch de copiadura » : « Hanno 
speso cento lire di copiatura». 

— Copia -plaa- piasi, Copiare. 
« Oo trovaa de copia per viv » : 
« Per campare faccio il copista ». 
Toma a copia : Ricopiare. | Imi- 
tare) « La copia la Duse » : « Imi- 
ta la Duse. 1 autor di volt se co- 
pie* etnea accorge» : Talvolta gli 



autori fanno de' plagi senza av- 
vedersene. . 

— Coplalètter. Copialettere. (Li- 
bro) Guarda sul copiale tter: Guar- 
dar sul — . | (Macchinetta) IL co- 
pialettere. 

— Copiasela, Malacopia. 

— Copiasela, Copiar male. Vèss 
condannaa a dove copiascià tutt 
ci santo dì: Essere condannato a 
non far altro che copiare e co- 
piare tutto il santo giorno. 

— Ooplstarla, Copisteria. « Va 
dessóra in copistaria e... » : « Va in 
copisteria e... ». 

— Copista, Copista. Copista de 
musica: Copista di musica. 

Copdn (D. Fr.) (P. N.) (Che sta 
unito alle cartelle valori), Cedola, 
Stacco. I copon de la rendita : Le 
cedole delle cartelle di rendita. 

Cópp, Coppo (1), Tegola. Copp 
nostran, roman, ecc.: Tegolino, 
Tegola. Fa cópp : Far tegole. MèU 
su i cópp: Coprire il tetto. La 
fabbrica l'è finiaa ; né ghe cala che 
de mèlt su i copp: La fabbrica è ter- 
minata ora non resta ohe di co- 
prire. Stanza sott ai cópp : Soffit- 
ta , Abbaino. Stanza a primm 
pian, sott ai cópp (scherz. iron.) : 
Stanza a tetto. M. d. d. : Intén- 
desen come ón spexiee a fa cópp : 
Non intendersene. Danaa come ón 
cópp : Secco arrovellato, Dannato 
all'eccesso. Di cópp in già e di 
cópp in su : Dal tetto in giù e dal 
tetto in su. « L' à ciappaa el duu 
de copp » : « Se la svignò ». « 1/ è 
mori sott ai me cópp» (di servi- 
tore o mezzadro) : « E morto in 
casa mia». Dà ci duu de cópp a 
vun: Dare lo sfratto a uno. La 
forno* di cópp : Tegolaia. I/omm 
che fa i copp: Tegolaie | (Uno 
de' quattro semi delle carte di ta- 
rocco) Coppe (2). El re, la don- 
na, ecc., de copp : Re, donna, ecc., 
di coppe. El copp di ciccotaltee : 
il braciere. 

Coppera, Forma da tegoli. 



(1) Coppo a Pir. è sinonimo di vaso, 
non di tegolo. Por lo più il coppo é di 
Urrà ©otta, • serve a tenervi l'olio, come 
l'orcio. 

(I) Noto che cópp in questo etto de- 
riva da coppa* tasta e non tegolo. Alcuni 
a Milano chiamano cópp anche il seme di 
onori delle carte da tresette. 



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COP 



-Iffl- 



COR 



Oóppa, Coppa (1), Nuca. Fa 
céppa: Far collottola o cotenna. 
Coppa de mane: Coppa di bue. 
(8alame emiliano) Coppa. A tira i 
tatti della coppa fan «fervi la 
bocca : A tirar i capelli della col- 
lottola o della nuca la bocca si 
apre.. Chi Va in bocca Va apòe a 
la coppa (in disuso): La lingua 
batte dove il dente duole. 

Cop pà - a a-ai i , Accoppare. I co- 
nili se coppen davera, perche se 
gke dà sii la còppa: I conigli si 
accoppano. Cappate del lavora: 
Ammazzarsi al lavoro, Lavorare 
a stracca braccia. Vorè coppaee 
per riva a temp : Ammazzarsi per 
arrivar in tempo. Coppa vun de 
cor tetta: Ammazzare co' conve- 
nevoli. Vece de coppa: Vecchione. 
Vecchio cascatolo. Ave eoppaa % 
ceuv (in die.) : Aver fatta la frit- 
tata o la zuppa nel paniere. «El 
g'à daa dna pietoletiada e Va cop- 
paa » : « Gli diede una pistolettata 
e lo freddò ». « El g'à daa dna le- 
gnada tra capp e coli e ci Va cop- 
paa » : « Gli diede una legnata fra 
capo e collo e lo accoppò». « L'è 
dna montada che còppa: È una 
salita che ammazza. « El te lat- 
taria coppa primma de » : « E' si 
lascerebbe scorticare prima di...». 

— Coppacaval (Chi affatica i 
cavalli più delle loro forze), Am- 
mazzacavalli. 

— Coppin, Coppino (2), Collo. 
« El Va broncaa per el coppin » : 
« Lo pigliò o afferrò per il collo ». 
| (Misura in disuso) vedi Misu- 
rili. | (Parte del calice) Coppet- 
tino. 

— Ooppon, Scapellotto. 

— Oopponà fu, Dare scappel- 
lotti. 

Cor e Coro. Dedree del cor: Il 
poscoro. Canta in coro : Cantar in 
coro. 



fi) Coppa In Toscana ha Tarli (lignifi- 
cati dlfTerentissimi fra loro: la parte po- 
steriore del collo d'cesi anche coppa, da 
col accoppare. Poi pran bicchiere : Égli è 
uva coppa d'oro (Plr.). Nel «en«o dì nuca 
la si una anche per quella del maiale (Pi- 
«tola) ed è la soprassata di Firenze e an- 
che coppa. Coppa in Val di Chiana é poi 
una misura di caparita per le civaie. Cor- 
risponde alla Mezzetta di Firenze. 

IV Coppino a Pittoia è il Veggio fio- 
rentino. 



Oor-on o ooruu, oórec, Correre. 
Cor a furia o come òn ditperaa : 
Correre a furia. Còregh adree a 
vun: Correre dietro a uno. Co- 
ree adree: Rincorrersi. Oiugà a 
còrèe adree: Fare a cercarsi. « L'è 
tutl incanì che cori » : « Non si ri- 
fiata, Lasciatemi rifiatare». Cor 
tu o giò di tool: Scendere o salire 
le scale in fretta. Cor in aiuti : 
Accorrere in aiuto. Cor inane a 
avita : Mandare innanzi ad avvi- 
sare. Fa cor la geni: Chiamar 
gente, Far accorrere. Fa cor a 
pomm: Rincorrere uno a mele. 
Fa cor ci mèdich o la comaa: 
Mandare di fretta pel medico o 
per la levatrice. Mèttet a cor co- 
me òn lecchee : Cacciarsi a correre 
come un veltro. Mèttet a cor co- 
me et ghe andate adree i lader: 
Fuggire come se tenesse i bini 
dietro. | (Passar sopra) Latta cor: 
Lasciar correre. Latta cor (triv.) : 
Spetezzare. (Pr.) El dit ci tur do- 
tar, quel che nò te pò legni ee latta 
cor (basso) (Manca) '(Appross.): Il 
medico pietoso fa la piaga puzzo- 
lente. Sentieeela a cor giò per i 
spali: Sentirsela a correr giù per 
le reni. Vètt pueece de bòria che 
de fa cor: Vedi Bòrtà. Nò podè 
né cor né tolta : Non poter uscir 
di pupillo. A eant'Agneta cor la 
inserta per la ecieta : Vedi Agne- 
ea. La va minga a cor la va a 
riva a temp: Il segreto sta non 
nell'affrettarsi, ma nel cogliere il 
momento. Altro è correre altro è 
arrivare. | (Di moneta) Queeta la 
cor pu : Questa moneta non corre. 
(Spingere oltre su cosa rigida) « Fa 
cor qui anèi sul boston » : « Fa 
scorrere gli anelli sull'asta ». 

Cora. N. f r. : Bau la céra : Ve- 
di Frutta, Cora, còra (per chia- 
mar le galline) : Curre, curre. Billi. 
billi. 

Ooradèlla, Corazzuolo ( Massa 
Maritt.), Polmone, Pasto. Frittura 
de fidegh e coradeUa: Fritto di 
fegato e pasto. Busécca de cora- 
deUa. Vedi Butecca. 

Ooraffg, Coraggio. On omm de 
coragg : Cuore di leone. On omm 
senza —: Cuore di scricciolo. Co- 
ragg de milla lira : Intrepidezza, 
Coraggio di o da leone. Fa co- 
ragg: Far coraggio. Al tu per tu 
ee ved chi g'à coragg : A tu per 



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COR 



— 158 



COR 



tu ei vede chi ha più borra (pop.) 
«Se te gh'éU ci eoragg... » : « Se ti 
basta il cuore » : « El g' à avuu el 
eoragg de nega » : « Ha avuto la 
faccia di negare ». Perder» de eo- 
ragg: Perdersi d'animo, Sbigot- 
tirsi. « Bèli eoragg a tatuila eónt 
ón fiatu! » : « Bella prodezza a pi- 
gliarsela con un ragazzo !» : « Bi~ 
sognarà fan eoragg a fa età spesa 
se de no la me lassa pù sta»: 
« Bisognerà fare un pianto e un 
lamento e fare questa apesa se no 
la non mi lascia ben avere». Co- 
ragg cisti (non pop.): Coraggio 

— Coraggio*. Coraggioso. 

— Goraggloson, Intrepido. 

— Coragglosament, Coraggio- 
samente. 

Corali, Corallo. On gir de eorai 
{ vezzo ) : I coralli. San come ón 
corali : Sano come il corallo o co- 
me una lasca. On rid che passa 
minga i eorai: Un riso forzato 
Opp. Un riso che non si cuoce. | 
(Dei polli d'India) Coralli. Chi la- 
vora el corali: Corallaio. 

— Corallln, Corallino. 

— CoraUlnna ( Erba nota me- 
dicinale), Corallina. 

Coramm, Cuoio e Cuoia e Cuo- 
iame. Cent ci corami* se fai tatui 
di searp: Col cuoio si fan le suole 
delle scarpe. (Vita) « Lù intani ci 
gf à giontaa ci coramm » ( volg. ) : 
« Egli intanto ci lasciò le cuoia ». 
« Me premm ci coramm ! » (volg.): 
« Mi preme la cotenna ». Avcgh el 
eanaruss fodraa de coramm: A- 
vere la gola foderata di lamiera. 

— Coramèlla (Per affilare rasoi), 
Striscia. 

Goravò (Utensile da cartiera), 
Colino. 

Coraxzler, Corazziere. I eoras- 
sier del Re: Le cento guardie. 
Grand e gross come on eorauer: 
Idem. 

Gorbogllón (D. Fr.), Brodo ri- 
stretto o anche Brodo di pesce. 

Corda, Corda. On remiseli de 
eorda: Un gomitolo di corda. Searp 
de corda, scala de corda: Scarpe, 
seala di corda. On gir de corda: 
Una duglia. Fa sì ia eorda in gir: 
Addugliare. Lassass già cont óna 
eorda: Calarsi con una fune o Af- 
francarsi.(Fig.) Tegnì corda/Tene- 
re il sacco. Pala corda: Dare cor- 



da e la — . Tegnì vun sh la cor- 
da: Tener uno sulla corda. P. E.: 
« Tègnem minga tant sulla cor- 
da»:* Non mi tenere in agonia ». 
Tocca óna eorda o ón cantin: Toc- 
care un tasto. Vcss in corda o vess 
già de corda: Essere in corda , 
tare in corda o in registro. An- 
dò già de corda: Idem. (Di fiumi) 
Vcss in eorda: Essere in corda. 
(Funambulo) Ballcrin de corda: 
Saltatore di corda, Funambulo. 
(Gioco di ragazzi da poco in uso) 
Divertisi con la corda: Saltare la 
corda o Divertirsi alla corda. 

— Cordarla, Cordame. (Dove 
si fabbrica) Corderia. 

— Oordee, Funaiolo. 

— Cordètta, Funicella e Spago. 

— Gordon, Cordone. El cordon 
del campanin: Il cordone del cam- 
panello. Cordon militar (in disu- 
so, per non lasciar entrar in pae- 
se nei oasi di epidemia! : Cordone 
militare. El gran cordon de V A- 
nónziada: Il gran cordone del- 
l'Annunziata. Cordon elèttrieh f 8ot- 
tomarin: Cordone elettrico, sotto- 
marino. 

— Oordonaa, Cordonata. 

— Cordoniti!, Cordoncino. On 
cordonsin intorno a la cornis: Un 
cordoncino della cornice. 

Corda (Volg.). Vedi Acordà. 

Cordini (Bevanda che ristora), 
Cordiale. 

CordOTàn (Specie di pelle), Cor- 
dovano. (Parte dell'orecchio della 
bestia macellata) Ceppatello. 

Córegh, Cestino. « Métt ci fiatu 
in del coregh, che l'imparare a 
andò intorno lù de per lù » : « Met- 
ti il bambino nel cestino, che im- 
pari a andar ritto ». ( De' pulcini 
e colombi) Cestino. 

OorelatlT (Andà), Correlativo, 
Accordarsi nel parlare. « Ricordet 
de famm minga sfigura e de an- 
dà corelativ » : « Ricordati di non 
farmi sfigurare e di parlare corre- 
lativo o in correlazione con me ». 

Oorengla(Volg.). Vedi Coreggia. 

Coroni, Corrente. Andà adree 
a la corent: Andar dietro la cor- 
rente. | (Commercio) Cunt , pressi 
corent: Conto, prezzo corrente. 
Sta in corent : Stare in corrente o 
in giornata. I Caòbi corent : Nodo 
scorsoio. | I corent del (ice: Cor- 
renti o piane. \ « Uè ón omm co- 



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COR 



-154 — 



COR 



rent » : « È un uomo corrente ». 
Moneda eorent: Moneta corrente. 
« Adèss el bagài el comincia a scriv 
eorent » : « Ora il bambino comin- 
cia a scrivere corrente». Corren- 
ta (agg. di acqua): La corrente. 
« L'è staa portaa via da la coren- 
ta » : « Idem ». Corent d'aria : Un 
riscontro. P. E.: « Guarda che cor- 
rent in lingua greca l'è: reuma»: 
«Bada che in greco alla corrente 
ai dice reuma». 

— Corental (P. N.), Consentale 
(Servizio di ferrovia). 

— Corentèzsa, Correntezza. In 
di affari ohe vasur ón poo de cor- 
rentezza: Negli affari è necessaria 
la correntezza. 

— Corer , Corriere. El corer de 
Barlassinna, de Marian, ecc.: Il 
corriere di Barlassina, di Mariano. 

Corei pond, Corrispondere (volg.) 
Vedi Corispond. 

Coreztón, Correzione. Oh' è den- 
ter tropp correzion in quel mano- 
scritt : Ci sono troppe correzioni 
in quel manoscritto. Gà de co- 
rezion : Casa di correzione. 

— Corettór, Correttore. 

Oorlipond-sport, Corrisponde- 
re. Corrispond a l'aspettativa: 
Corrispondere a l'aspettativa. « Lu 
el ghe vceur ben ma Ice la ghe cor- 
rispond minga » : « Egli l'ama ma 
lei non eli corrisponde». 

— Corlspóndent, Corrisponden- 
te. Corispondent degiornai: Cor- 
rispondente di giornali. (Commer- 
cio! Corrispondente. (Società scien- 
ti!'.) Socio corrisponaent dell'Acca- 
demia di... : Socio corrispondente 
dell'Accademia dei... 

— Corlipondenia, Corrispon- 
denza. Tegnì la corrispondenza: 
Tenere la — . 

Corista, Corista. « L'è corista a 
la Scala » : « E corista alla Scala. 
(Istrum. per tonalità) Corista. 

Coriv, Corrivo. Bisogna minga 
oceu vèss tropp coriv in del crea: 
Non bisogna essere troppo cor- 
rivo a credere. 

Corlera, Maglia scappata. Tarn 
su o tira su óna corlera : Ripi- 
gliare un maglia scappata. 

Corna e Corno, Corno. Ciappà 
per i corni : Pigliare per le corna. 
Faa a corno : Fatto a corno. San 
come ón corno: Sano come una 
lasca. Scaldass i corni: Riscal- 



darsi. M. d. d. flg. : Bompes i cor- 
ni : Fiaccarsi le corna. « Me n'im- 
ponta ón corno » : « Idem ». Avègh 
vun sui corni: Avere uno sulle 
corna o sulla cuccuma. Vèss come 
corni e eros: Essere come il dia- 
volo e la croce. Fagh i eorni al 
mari o alla mite: Fare* le corna 
o le fusa al marito o alla moglie. 
(A un avventore) « Ch'el me foga 
minga i corni » : « La torni qui 
da me a provvedere». Métte» i 
corni in eoo : Mettersi le corna 
in capo. Vari on corno: Non 
valere un corno. Avègh dur i 
corni: Idem. Spetasciàgh i eorni 
a vun (volg.): Romper le corna 
a uno. P. E. : « Mi soni capass de 
rompegh o spetasciagh i corni»: 
« Sono capace di mandarlo colle 
corna rotte ». « Fàmm minga ve- 
ani i comi » : « Non mi far girar 
il oifotte ». « Cosse diavol gh'è ve- 
gnuu in di corni... » : « Cosa dia- 
mine gli saltò in capo... ». La qua- 
litaa ai corni: La cornatura (1). 
i" corni della lumaga: Idem. I 
corni de Cane: Idem. | (Stru- 
mento da fiato) Corno, corno da 
caccia, inglese. (Chi lo suona) « El 
primm corno de l'orchestra l'è 
amalaa » : « Idem ». | (Per calzar 
scarpe) Calzatoio o stecca di corno. 

— Cornada, Cornata. «El tòrci 
g'à daa óna cornada in del venter 
al fàmeì » : « Il toro diede una cor- 
nata nel ventre al mandriano ». 

— Cornetta, Cornetta. 

— Cornltt, Fagiolini. Fa ón piatt 
de corniti : Far un piatto di fagio- 
lini (Fig.) Far le fusa torte. 

Cornaggia. Cornacchia. El scor- 
bàtt l'è negher, la cornaggia l'è 
grisa : Il corvo è nero, la cornac- 
chia è bigia. | (Candelotti di ghiac- 
cio pendenti dalle gronde), Ghiac- 
cioli. | (Specie di cilecca ai ra- 
gazzi) Maggia cornaggia/: Gnaffe. 

Cornalorala (Pietra dura). Cor- 
niola. | (Specie d'erba) Grami- 
gna (2). 



(1) A Firenze la cornatura st estende a 
designare anche certe qualità morali, ma 
é volgare. Si dirà p. e. : Egli è della slesso 
cornatura di X e oioè la pensa ad un 
modo. 

(3) La parola gramigna in fior, dà luogo 
a certe frasi graziosissime le quali non 
hanno corrispondente in dialetto. Per escm- 



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COR 



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COR 



Cornare (Nome di paese). N. fr. : 
Andà a Comari (Avere le corna) : 
Andar a Corneto. Manda a Cor- 
nare: Mandar a Corneto. 

Cornis (1), Cornice. Var pussee 
lacornisdel, o, che el quader : Vale 

£iù la cornice del quadro. (Trasla- 
y) «Elga faa intorno óna gran 
cornis » : « Gli ha fatto intorno 
molta cornice ». 

— Cornlsaimn, Corniciame. 

— Cornista, Cornicione. 

— Cornista. Piccola cornice. 

— Oornlsètta, Cornicetta. 

— Corniseli (Strumento per in- 
saccar salame), Imbuto. 
^Cornra* Fagiolini. Vedi sotto 
Como. 

Corobbia (Beverone de' maiali), 
Rigovernatura, El carettin de la 
corobbia: Idem. 

— Corobbiatt (Chi fa la corte 
alle fantesche lavascodelle) (In di- 
suso), Fantaio. 

Corona, Coronare. Corona l'o- 
pera : Coronar l'opera. (Per altri 
sensi vadi Incorona). 

Coronatt (Chi fabbrica roearii), 
Coronaio. 

— Coronattà (Di ohi non fa che 
recitar rosarii), Sooronciare. « L'è 
U tutt el dì a coronattà » : « Sta 
tutto il giorno a scoronoiare ». 

Coronell (Volg.). Vedi Colonell. 

Coronin (Pasta dolce a ooron- 
dna), Ciambellina (2). 

Coronila, Corona (Civ.) / diritt 
de la Coronna: I diritti della Co- 
rona. Coronna fèrrea: Corona 
ferrea. Cavaliér eie la coronna 
d'Italia: Idem. | (Di pallottoline 
per rosario) Corona. Divott de la 
coronna: Cor/>nciaio. IH la co- 
ronna: Recitar il rosario. Dì adree 
la coronna di rati : Sfilar la co- 



Slo di chi cura ogni più ploeolo Ineomo- 
o o dolor* si dice E* sentirebbe «attere 
la grami gna* * d'un luogo disabitato Vi 



_ — la gramigna. 

(1) Al tempo del Cherubini comi* era 
asanehil* : El comit. Oggidì s*e fetta fem- 
minile alla toscana : La eorni». 

fi) n Cherub. ha chiocciolino , ohe è tut- 
f altra oosa. La ciambella ha, te non al- 
tro n buco come 11 nostro coronin. Noto 
però che ciambellina ha in fiorent. un al- 
tro significato speciale. Corrisponde a fbgn. 
Ciambellina alla nascosta lo dice II Tolgo 
pur sotterfugio. B d'uso. 



rona (1) Dire corna di uno. | (Fil- 
za di pallottoline per ingegneri). 
Corona (2) Per fa óna conségna 
bisogna lavora con la coronna: 
Vedi Conségna, | (Istituto) Santa 
Coronna: Santa Corona. Fassa 
per santa corona (in dia.): Pas- 
sare a uso. Lavora per santa co- 
rona : Lavorar per i frati. | (Com- 
posta di fiori naturali o artificiali 
•da posare sulla cassa da morto) 
Corona. « Sul cor del povev X 
gh'era óna montagna de coronn » : 
« Sul carro funebre del povero X 
c'era un monte di corone» — . 
(Sul capo a eposa novella) Coro- 
na nuziale. La coronna de spin 
de Gesù Crisi: La corona di spi- 



ne di Gesù Cristo. I (La parte 
„ degli ' ' 

na. I .__ . 

d'aglio. De castègn : Filza di oa- 



superiore dell'unghia degli equini) 
Corona. | Coronna d'ai: Resta 



stagne. Coronna del dent : Corona 
del dente. (Segno musicale) Co- 
rona. 

Ooroaiv, Corrosivo. Avelenaa da 
ón corosiv: Avvelenato da un cor- 
rosivo. 

Ooróss Specie d'anatra nota), 
Capirosso. 

Oòrossolón. Vedi Orossolón. 

Corp, Corpo. Bella de corp e 
brutta in faccia : Bella vita e fac- 
cia brutta. A corp votui : A corpo 
voto. Andà del corp: Andar di 
corpo. Mceuves el corp : Smuoversi 
il corpo o sciogliersi. Avègh el 
corp ubidient: Avere il beneficio 
del corpo. Corp a corp: Corpo a 
corpo, in corp e anima : In corpo 
ed anima. (Fig.J ifori con la nasuta 
in corp : Morire con la gina in 
corpo. Tamss in corp: Pigliarsi 
in corpo o anche Succiarsi. Lassa 
o petta in corp : Lasciare o met- 
tere in corpo. Méttegh tutt i sen- 
timent del corp: Metterci tutto il 
sentimento — . On corp senz'ani- 
ma: Un corpo senz'anima. Vèss 
come duu corp e ón' anima solla: 
Essere come due corpi e un'ani- 
ma sola. Vorè salta faeura l' ani- 



li) Sfilar la corona sarebbe pel suono 
addatto a tradurre la milanese Dì adree 
la coronna di ratt se dicesse tutto. Sfilar 
là corona è svesciare, palesare a fin di 
nuocere. 

(t) In Toscana non é conosciuto che da 
coloro i quali la videro usata dn ingegneri 
lombardi. 



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COR 



— 156 — 



COR 



ma del eorp : Aver un gran bat- 
tito di cuore per l'emozione (1). 
Mette» in eorp: Mettersi in corpo. 
Métte* in eorp quella tiritera : Suc- 
ciarsi quella tiritera. | (Vita del 
vestito) Corp a eoli: Accollato. 
Corp imbottii: Imbottito. A sto 
vestii bisogna fagh denter el eorp : 
A quest'abito bisogna rifar l' im- 
busto (in dis.) o la vita. | (Com- 
plesso) In eorp: In corpo. Fa 
lutt ón eorp: Ridurre tutto ad un 
corpo. Vend in eorp : Vender in 
corpo. Un eorp de eà: Un corpo 
di case. | (Militare) Andà al eorp : 
Presentarsi al reggimento. Corp 
de guardia: Corpo di guardia. 
Spirit de eorp : Spirito di corpo. 
(Densità; robustezza) On vin the 
g'à del eorp: Un vino che ha 
corpo. Coni el Liebig se ohe dà 
eorp al braeud : Con un po' di Lie- 
big gli si dà corpo al brodo. | (Ti- 
pografia) Caratter eorp metti?, 
eorp sètt, ecc.: Carattere corpo 
nove, corpo sette. (Mortorio)* O'an 
faa el eorp » (in disus.) : « Oli han 
fette le esequie. Corp de ball: 
Corpo di ballo. Corp sant: Corpi 
santi, Camperie.| (Esclam.U Corpo 
dell' uga! » : « Corpo sant'Arroste ! 
Corpo di mille bombe! » (in dis.) 

— Oorpaso, Corpaccio. « La g'à 
ón corpose minga bèli » : « Ha un 
corpaccio, punto bello ». 

— Oorpètt, Camiciola. 

— Corporaa. Vedi Incorporati. 

— Corporal, Corporale. Bisogn 
— : Bisogni ^corporali. 

— Oorporadura, Corporatura. 
On omm d'óna gran corporadu- 
ra: Un uomo di, ecc. 

— Corporation. Corporazione. 
I corporation reltgiós: Le corpo- 
razioni religiose. 

— Gorpusdomlnl, (Festa eooles.). 
Corpusdomini. El eorpusdomim 
Ve semper in giovedì : Il corpus- 
domini viene sempre in giovedì. 

Ooreat (Travetto), Corrente. 
Cunt eorent: Conto corrente. Sta 
in eorent. (Della stadera): Cor- 
rente. 

Oorett, Corretto. A ernia eoretta: 
Acqua corretta (2). « V à tegnuu 



(1) C'é in fior, la frase contrarla : Ri- 
mettere l'anima in corpo. 

(I) Bicchier d'acqua pura con qualche 
goccia di mistrà. I caffettieri fiorentini di- 



dna condotta molto — » ( Civ. ) : 
«Tenne una condotta correttis- 
sima ». 

Corettor, Correttore. Corettor de 
slamo : Correttore di stampe. « Se 
sbagli, ti famm de corettor » : « Se 
sbaglio tu fammi da correttore ». 

Gorexlonal, Correzionale. Tri- 
bunal — ; Tribunale correzionale, 

— Goreslón. Correzione. Cà de 
corezion : Vedi Cà. | « In di bozz 
el ghe fa denter tropo corezion : 
se pò minga fa la tntta » : « Nelle 
bozze fa troppe correzioni, non si 
può tirar innanzi cosi ». | « Quell 
flatu el seni poech i — » : « Quel ra- 
gazzo sente poco le — ». 

Còri, Corso. El Cors Venezia: 
Il Corso Venezia. (Passeggiata) 
« Incceu gh'era ón beli cors » : « Og- 
gi c'era un bel Corso ». | (Serie di 
lezioni) Chi cors de studi: Un 
corso di studi. (Stadii) El tifo Va 
faa el so cors : Il tifo ha fatto il 
suo corso. « I/e ón* òpera in cors 
de pubblieazión » : « E un'opera in 
corso di pubblicazione ». « El so 
stipendi Ve semper in cors*: « n 
suo stipendio è sempre in —, vi- 
gore ». (Mestrui) Avegh i so cors : 
Vedi Marches. (Partic. colto di 
Cor, Correre, il cui plebeo è Co- 
ruu) Vedi Cor, 

Corsa, Corsa, I cors de Vares 
alle Caseine: Le corse di Varese 
alle Cascine. Cors al tròtt: Corse 
al trotto. Cors di biciclètt: Corse 
delle biciclette. Cors di sedùeu: 
Corse di sedioli. | (Scappata in 
un luogo) «Fa óna eorsa lì a la 
Banca a cambia sto bigUett » : « Dà 
una corsa alla Banca a cambiare 
questo biglietto ». (Gita più lun/pi) 
« Oo faa óna corsa a Napoli » : 
«Ho fatto un corsa o una scap- 
pata a Napoli ». | (Rubacchiare in 
un'amministrazione) «El g' à faa 
denter la corsa o la tòmma » : « Vi 
fece man bassa», | (Tramway e 
omnibus e vapori) Ogni corsa de 
tramm la costa des ghei (volg.) : 
Ogni corsa del tram costa die- 
ci centesimi. « Quand V e che 
parte la corsa per Monza / » : « A 
che ora parte il vapore per Mon- 
za ?» A corsa e a trutta corsa : A 
corsa e di gran corsa. 



cono coffe cotto tchixto se l'avventore chie- 
de qualche goccia di rhum o di cognac 



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COR 



-157- 



COR 



Corset* (D. Fr.) (in di».), Far- 
setto, Cornetto (usato nel medio 
evo ora in perfetto disuso), Fa- 
scietta. Busto. « L'era in corseti e 
in sottanin » : « Era in farsettino e 
sottana ». 

Corsi? (Di carattere calligr. o 
anche tipograf.h Corrivo. Corsiv, 
tond e maiuscolett: Corsivo, ton- 
do e stampatello. 

Córt, Corte e Cortile (1). (Fa- 
miglia e palazzo del Re) La Corte. 
Andà a Cort : Andar a Corte. Dar- 
ma e geritilo mm de Cort : Dama e 
gentiluomo di Corto. La Cort Ve 
in lutto: La Corte è in grani- 
glia . Cort banditi a: Corte bandita. 
Ì (Spazio scoperto nelT interno 
elle case) Corto e Cortile. « El 
s'è buttaa giò in cort dal quart 
pian » : « Si buttò giù nella corte 
dal quarto piano». | (Mostrarsi 
assiduo presso donne) Fagh la 
cort alla tura B....: Fare la corte 
alla signora B... (Presso uomini) 
Fagh dna gran cort al minister: 
Fare una gran corte al ministro. 
« Quii duu li se fan la cort a vi- 
cenda » : « Quo' due si lisciano re- 
ciprocamente ». (Accompagnamen- 
to di nozze e di battesimi) Corteo 
e Codazzo. Oh* era adree la cort 
de la sposa in dodes carozz»; « In 
dodici carrozze c'era un gran co- 
dazzo di gente ». (Pr.) Se fa la cort 
a la mamma per la tósa: Si cor- 
teggia la madre per la figlia. 

— Cortili, Cortiletto. 

— Còltasela, Cortaccia. Ona 
cor lascia semper piènna de sa- 
bètl: Un cianaio. 

Oditeli, Coltello. CorteU de ta- 
vola, de cusinna, de caccia : Col- 
tello da tavola, coltello da cucina, 
da caccia. — De calzolar : Trin- 
cetto. — de ciccolattee: Spatola. 
— de f ornaste : Stecca. — de ma- 
cellar : Coltella. CorteU per dervì 
i ostrich: Coltellino per le ostri- 
che. CorteU a dò lamm : Coltello 
a due lame. — ferm in manich: 
Coltello in asta. — sar amane ah : 
Coltello a cricche. M. d. d. : Cor- 
teU che tata quel eh' el ghe ved : 
Coltello che taglia e cuce. Meli el 
eorleU a la gola : Metter ad uno il 
laccio alla gola. Avègh el corteU 



(1) Cortile è corte spaziosa e artistica, 
nei palassi. Corte è la cornane. 



per el manich: Tenera il coltello 
per il manico. Ona costa de cor- 
teli: Una eoHtola di lama. Qua- 
drei a corteU: Accoltellata. (Pr.) 
Amor de fradell amor de coriell 
(in dis.) : Pan di fratello, pan di 
coltello. 

— Cortellada. Coltellata. Quand 
l'è che se finirà in Italia de dà via 
di corteUadt : Quand' è che in Ita- 
lia si finirà coll'uso di far alle col- 
tellato t 

— Cortellaso, Coltellaccio. « El 
g' aveva in man óna vacca d'ón 
cortellasc » ( plebeo ) : « Teneva in 
mano un boia di coltellaccio, che ». 

— Cortellónna, Coltellona. 

— CorteU messali, Coltellotto. 

— Cortellee, Coltellinaio. 

Cortesia, Cortesia.* Ch'el me fo- 
ga la cortesia de » : « Mi faccia o 
la mi faccia cortesia di ». « El m'à 
faa cortesia in del prezzi » : « Mi 
fece agevolezza». Struppià de cor- 
tesii: Affogar uno nelle cortesie 
o viueere di cortesia. On omm che 
sa nanca dóve sta de cà la corte- 
sia : Uno screanzato. « La sóa cor- 
tesia, sciar » : « La sua cortesia, si- 
gnore». (Pr.) Cortesia de bócca la 
cÓ8tapòcch: Cortesia di bocca eo- 
sta poco. 

Corvè (D. Fr.), Comandata. « El 
m'à faa fa óna corvè del diavol»: 
« Mi fece fare una corvée o una 
fatica indiavolata ». ( Trattandosi 
di dover accompagnnre donne a 
casa ) « Stasira sont de corvè » : 
« Questa sera sono di comando ». 
« La padronna de casa la m'à im- 
posi la corvè de fa balla quella 
Srassón carampanna » : « La pa- 
rona di casa m'ha imposta la 
penitenza di far ballare quella 
spannerona ». ( Militare ) « L'è de 
corvè » : « È in servizio di fatica ». 

CÒBO (A la). Alla cuccia. P. E.: 
« Fido, va a la còse » : « Fido alla 
cuccia ». 

— Còscia o Còccia, Cucciare. 
« Còscia o còccia li » : « Cuccia là ». 

Coscienza , Coscienza. « El g' à 
la coscienza de vèss ón ualan- 
tomm»:« Ha la coscienza d'esser 
un galantomo ». Avègh la coscien- 
za spòrca : Aver la coda di paglia. 
Avègh la coscienza laccada a ón 
ciod: Non averne o avere perso 
la coscienza. Avègh ón quaicoss de 
bruti su la coscienza: Avere la co- 



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scienza sudici», inquieta... Andà 
già la coscienza: Avere molta fa- 
me. La vós de la coscienza: Il gri- 
do della coscienza. Caregass la co- 
scienza : Aggravarsi la coscienza. 
Carieh de coscienza: Scrupolo di 
coscienza. Dover de — ; Debito di 
— . Coscienza fada a calzetta: Co- 
scienza elastica. « In coscienza po- 
daria minga dill » : « Nonpotrei 
asserirlo in coscienza». Vess ón 
omm de coscienza: Esser un uo- 
mo di coscienza. Trass de coscien- 
za: Levarsi un peso di su la co- 
scienza. « Però gke vamr dna bèlla 
coscienza, a... » : « Però ci vuole un 
bel coraggio a... »« Ma dove te gh'ee 
la coscienza / » : « Ma dove tieni la 
coscienza? » Avègh dò coscienz: A- 
vere due — o due pesi e due mi- 
sure. 

Ooscrltt, Coscritto. Laciamada 
di coscritt: La chiamata de' co- 
scritti. I volontari in minga co- 
scritt: I volontari non sono co- 
scritti. 

— Coscrittoli. Coscrizione. Vèss 
in eoscrizion : Essere nella coscri- 
zione. Vèss famra de la eoscrizion: 
Esser fuori di coscrizione. Oiugà 
a la eoscrizion: Vedi Oioeugh. 

Cosi ( P. N.) , Così. « E così t » : 
« E così? » P. E.: « Te ohe see staat» 
« SÌ».«E cosìt » « Ci sei stato ? » 
« Sì ». « E così? » « La robba la sta 
così e così » : « Il fatto sta così e 
così». 

Cosmetica ( P. N. ) , Cosmetico, 
Ceretta. JEl cosmetica per tira su 
i barbi» : La ceretta per i baffi. 
Ona cannétta de eosmcHch: Can- 
nello di cosmetico. 

Cospetto! (In disuso), Cospetto! 
Cospetto ne ! 

Cosa, Coso. On certo eoss: Un 
certo coso. | (Invece di coesa) « A 
fa coss'è / » : « Per che cosa? » « HI 
s* è giugaa tutt coss o V à venduu 
tutt coss » : « S'è giocato o ha ven- 
duto tutto ». (Vedi sotto anche il 
plurale di Costa, Cosa). 

— Costa, Cosa. Vedi anche Rob- 
ba. Fa i so coss: Fare le sue de- 
vozioni (1). Andà a fa quella cos- 
so: Andar al cesso. On poo de 
quella cotta: Un poco di giudizio. 
Quella cassa de vess soli in cà o 



(1) Fare le sue con* tn fior, lo ti Appli' 
ea a fkr 1 propri Inferrai, faoo«nd«. 



amalaa o in bollétta: Quella ma- 
ledizione di essere solo in casa o 
ammalato o al verde. « Quand se 
dis i coss de sto tnond baiassi » : 
« Quando si dice le cose del mon- 
do briccone ». Tra i alter cose: 
Tra V altre cose... « Costa «cerna 
mi » : « Che ne so io ? » (Intercalare 
comuniss.) E ona cassa e ón' altra: 
E una cosa e l'altra. (Gioco) Tré 
eoss: Bazzica. 

— Cosso. N. fr.: « Cosse te vantf »: 
« Che tu vuoi !» « Cosse te sècchet. 
allora? » : « Perchè mi annoi in tal 
caso ?» « Coss* el var sta liberi » : 
« Quanto mi chiede di questo li- 
bro ?» « Coss'è f » : « Che dici ? » 

— Cossètta, Cosette. « O'oo diU 
mi dna cassetta in d' ón' oréggia , 
che.,, » : « Oli ho detto io una co- 
sina in un' orecchio che... » « Lee 
la fa i so cossett , che la par ona 
donnétta » : « Ella fa le sue cosine 
ammodo, che sembra una don- 
netta». 

Cossi (Aff. volg.). Vedi Insci 
(volg. schietto). 

Còssln, Cuscino. I cossin del 
leti: I guanciali. On sofà con duu 
cossin de part e part: Un sofà con 
due cuscini ai lati. (Se cilindrici) 
Tómboli. Cossin per chsì o per ri- 
cama : Tombolo o Guancialino. 
Cossin de scagn ( in disuso ) : Cu- 
scinetto. Cossin de piumma (Che 
serve a scemar l'attrito ) : Piumi- 
no, Cuscino. (Ecclesiastico) Él cos- 
sin del messal: Il cuscinetto. (A 
celiai) Cossin del manz: 
culaccio. 

— Cossinett, Cuscinetto, Guan- 
cialino. El eossinett de pontà i 
gugg: lì portaspilli. Cossinett d'o- 
dor: Guancialino profumato. I 
(Ferrovie} / cossinett di rotai: l 
Cuscinetti sullo traverse. 

— Cosslnón, Guancialone, Gran 
cuscino. 

Costa, Costa, Costola. «El s'è 
rott la tèrza eosta » : « Si ruppe la 
terza costola». Vèss de la costa 
d'Adamm : Vedi Adamm. « Ohe se 
pò cuntà i cast » : « Gli si possono 
contare le costole. Avègh semper 
vun ai cast: Aver uno continua- 
mente alle costole. « QueU'antipa- 
tich el me se sera miss ai cast e 
g'oo avuu de fa e de db a liòera- 
men » : « Queir uggioso mi si era 
appiccicato d'intorno e non sape- 



, (Ma- 
Mela di 



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cos 



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COS 



to più come sbarazzarmene ». 
Aiutt de eosta: Aiuto di costa. 
Strénges in di cost : Ristringersi 
nelle spèse. Dormì in eosta. Dor- 
mire sul fianco. (Macellai) Costa 
falsa : Costa falsa. (Specie di gob- 
do o.oardone) I cost: Le bietole. 
I (Salita) A méssa eosta della col- 
lina: A mezza costa del colle.. 
« Za strada V e tutta in eosta » . 
« La strada corre tutta sulla co- 
sta». (Muratori) Fa un mur in 
eosta : Un muro per coltello. Ona 
easta de cor teli: Una costa di col- 
tello. (Gioco delle bocce) «Dàgh 
in eosta»:* Pigliala da banda». 
(Di denari) Metti in costa : Accu- 
mulare. « Mi i spendi e lui e mett 
in eosta» t«Io li spendo e lui li 
mette in serbo ». 

— Costón, Costolone (1). / co- 
stón del canott : La costolatura del 
canotto. 

— CoatalOBUla. Costarella. « El 
seniee in pian el finiva, e lì co- 
minciava dna costaiosula » : « Il 
sentiero in piano terminava e co- 
minciava una piccola erta». 

— Coatetonra, Costoluta Ona 
eomtaioeura de animai: Una costo- 
lina di maiale. 

— Cotolétta, Costoletta. Cole- 
letta impanada, alla milanesa: Co- 
stoletta panata, alla milanese. Co- 
teletta alla graticola: Braciola o 
alla gratella. | (Pizzi o basette 
lunghe) Basettone. 

— Cotelettina, Costolettina. 

Costà, Costare. Costà car: Co- 
star caro. Costà carne salada: Co- 
stare salato. Costà i oee del eoo: 
Costar un occhio. « El viti anca 
s'el costosa ón milion » : « Lo vo- 
glio avesse a costarmi un milione ». 
« Sto lavora ehi el m' è costaa ses 
ann de studi » : « Questo lavoro 
mi costò sei anni di studio ». (Ma- 
cellai) Bianeh costaa: Lombata. 

— Coatte, Costoso, Caro. « Quel- 
Vapartament Ve tropp costos»: 
« Quell'appartamento è troppo ca- 
ro o anche dispendioso » . 

Costellila, Costana. (Piaga del- 
le bestie da soma) Guidalesco. 

Costanza, Costanza. «Elg'à a- 
vuu la costanza de.., » : « Ebbe la 



(f) Costolone, trn il volgo fior, significa : 
unico, rozw* vaiano; è con* etoUolone; 
ma tono termini dell* plebt. £ 



costanza di ». La costanza de l'a- 
mor: La costanza in amore. | Ti- 
la Costanza: Tela di Costanza. 
^— Coatant, Costante. « Guai a 
lù s f el fuss minga costant a vo- 
rèmm ben » : « Guai a lui se non 
fosse costante nel suo amore». 

— Costantement, Costantemen- 
te. « L'odiaroo costantement » : « Lo 
odierò fino alla morte ». 

Costaa (In disuso), Costei. 

— Cotta, Costui. 

— Costor, Costoro. 
Oosternazlón , Costernazione. 

« Quella povera famiglia l'è tutta 
in costernasion » : « Quella povera 
famiglia è immersa nella coster- 
nazione ». 

Costlpass-ipaa , Pigliarsi una 
imbeccata. Infreddare. « Soni co- 
stipaa » : « Sono infreddato». 

— Costipazlón, Costipazione, In- 
freddatura. Tatù su ona costipa- 
zión: Beccarsi un'infreddatura o 
una costipazione. (Volg. id. inve- 
ce di Costituzióni. 

Costitui-tuil-tulss , Costituire. 
I autoritaa costituii: Le autorità 
costituite. Costituì ón precedent: 
Costituire un precedente. (Pre- 
sentarsi) «El s'è costituii ai cara- 
biner » : « S'è costituito ai carabi- 
nieri». 

— ^Costitutt, Costituto. « In del 
primm costituti Va confessaa tutt 
eoss » : « Già nel primo costituto 
confessò ogni suo delitto ». 

— Costituzion , Costituzione. 
Quand el re Va daa la costituzion...: 
Quando il re diede lo Statuto... |j 
( Circostanza ) « Me trovavi de vèss 
in d'óna brutta costituzion» (in dis- 
uso) : « Mi trovo a mal partito ». 
| (Complessione fisica) « L'è de bo- 
nissima costituzion » : « È di eooel- 
leute costituzione». 

— Costituzlonal, Costituzionale. 
Circol cosHtuzional : Circolo co- 
stituzionale. 

Costreng (Volg.h Vedi Costring. 

Costrlng - ostrett , Costringere 
« Mi te costringi minga a sposali, 
ma... » : « Io non ti costringo a 
sposarlo, ma». «L'è staa costrett 
a accetta » : « Fu costretto ad ac- 
cettare». 

Costruì - strali o strutt, Co- 
struire. Costruì ón pont de/èr, ón 
stabiliment: — unjponte di ferro, 
uno stabilimento. Vedi Fabricà. 



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-ìeo — 



COT 



— Costnulón, Costruzione. « Sta 
pari Ve tutta de costruzion moder- 
na* : « Questa parte è tutta di 
moderna eostruzione». 

— Costruii. Costrutto. Cattagli 
el eo8trutt d'óna robba : Trovarci 
il — , bandolo. 

Costuma*, Costumato (1), Av- 
vezzo. «Son minga costumaa o 
assuefaa a ben l'amaro primma de 
dinià » : « Non sono avvezzo io a 
bevere l'amaro prima di pranzo ». 

— OoBtumm, .Costume (Civ.). 
Ogni paes g'à t sa costumiti : Ogni 
popolo ha le sue usanze. Fed de 
oón eostumm : Attestato di boni 
costumi. | (Abito per veglioni e 
feste mascherate in costume) « El 
g' aveva su ón eostumm a la Baf- 
f alila » : « Vestiva un costume al- 
la Raffaello » (2). 

Cót, Cote. Con la eót e pam con 
la coramèlla se ghe dà el fll al 
reso: Colla cote e eolia striscia si 
affila il rasoio. 

Cotenna (P. N.), Cotenna. La co- 
tenna del sang'u: I grumi del 
eangue. 

Cotixzà-tinaa-luass, Quotare, 
Tassare privatamente. « 2/ èmm 
giamo beu e eotizzaa anca lii » : 
« L' abbiamo già quotato anche 
lui ». « Ah vedi mi che ehi bisogna 
eotizass » : « M'accorgo che qui bi- 
sogna snocciolare ». 

Cotón, Cotone. Quèst VI minga 
tutta tanna: gh'e del eoton: Co- 
desto non è tutta lana, c'è del co- 
tone. Colon in fil : Cotone Alato. 
Tila eoton: Tela di cotone. «M 
g'à el eoton o el bombas in di 
oregg: Vedi Bombas. 

— Cotona, Accotonare (3), Ar- 
ricciare. Cotona i cavèi: Incre- 
spare i capelli. 

Cotòrno o Coturno, (4), Stivale, 
Vedi Strivall. 



(1) Costumato a Firenze significa sopra- 
tutto uomo di buoni costumi. 

(2) Costume alla Raffaello, od altro lo 
■i dire; ma* ri prontissimo, da chi vor- 
rebbe che i Fiorentini parlassero tempre 
come libri stampati. S'avrebbe a dire: 
Vestiva nrl costume de' tempi di Raf- 
faeli . 

{ò, Acrnttonarej propriamente è arric- 
ciar il. pelo ai panni. 

(4) E rimasta, ma come voce colta: cal- 
zar il coturno. 



Còti, Cotto. Coti a ròst. a less, 
a bagn maria, ecc. : Vedi Cams, 
Cott eh' ci se desfa in bocca: Stra- 
cotto. M. d. d. : Chi le vatur cotta 
e ehi le vmur cruda: A chi piace 
cotta e a ehi cruda. Nò voré dna 
robba né cruda ne cotta: Non la 
o lo voler più cotta né più cruda 
o né eotto né crudo. Contann su 
o fann de cott e de crud: Con- 
tarne o farne di tutti i colori Opp. 
Farne di quelle ohe non hanno 
né babbo ne mamma. | (Innamo- 
rato) Cott come ón agón: Cotto 
spolpato. | (Ubbriaco) Cott come 
ón bèe: Cotto come una monna, 
(triviale). | (Aggi un t. a vino) Vino 
cotto. | (Lavoro di muratura) La- 
var in cott : Lavoro di cotto. PJE. : 
« 1/ è de cott o de viv? »: «E di 
lavoro o di pietra?». 

Cótta, Cotta. La eotta delpret: 
La cotta. | Dur de eotta : Esser di 
cattiva cottoin (volg.). Dur de 
cotta: Duro di comprendonio. | 
(Certa quantità che si cuoce in 
forno o fornace) La cotta del pan: 
La cotta o fornata del pane. La 
cotta di quddrei : La cotta de' mat- 
toni. La cotta de cioccolati: La 
cotta di cioccolato. 

— Cottura, Dur de cottura : Di 
cattiva cottoia. El ris el vanir 
minga men de desdott minutt de 
bornia cottura : Il riso non richie- 
de meno di diciotto minuti di 
buona cottura. | (Innamor.) Vedi 
Cotta. 

— Cottisc. N. fr. : Cott Cottisc : 
Cotto stracotto. 

— Cottinna (Piccola cotta ne' va- 
ni significati). 

Cottarla (D. Fr.), Cotteria (1), 
Combriccola, Cricca, Consorteria, 
Brigata, Società, Compagnia. « L'è 
d'óna certa cotteria de geni, che 
g f à tutti ón istess pensa » : « Egli 
appartiene a una certa cotteria 
di gente che la pensano tutti ad 
un modo ». La cotteria del caffi 
tal: La compagnia del catte tale. 



(1) Cotteria è parola bollata, e no» la si 
trova no' ditionarll. Eppure bisogna con- 
venire ohe nessuna delle sei voci messe 
da me a riscontro e in sostituzione di quel 
gallicismo, ne rende la sfumatura tutta 
propria. Combriccola, Cricca e Consorteria 
dicono troppo. Brigata, Società e Compa- 
gnia non abbastanza. 



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COT 



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COV 



i (Onomat. della gal- 
lina ohe ha fatto l'ovo) Coccodè. 
Far eoUeodeseh: Far coccodè. 

Cottlm, (Lavoro dato a far a 
presso fermo), (P. N.). Cottimo. 
« Tutt sto latore ehi, l'è staa faa 
a coitimi : « Tutto codesto lavoro 
fa fatto a cottimo». Dà o.twu a 
eotHm : Dare o torre a cottimo. 

Coturni! e Coturno (Varie spe- 
cie di Pernici), Starna, eco. Vedi 
l'elenco saggio degli uccelli lom- 
bardi. 

Cora, Vedi Coa. 

Cova-Oovaa, Covare. Cova i esuv: 
Covare le ova. (Fig.) Cova el mal : 
Covare il male. Cova el fosugh: 
Covar la cenere. Cova rodi per 
*un . Covar rancore. M. d. d. : El 
temp el cova : Il tempo si mette a 
pioggia. (Di donna prossima a 
parto) Nicchiare (1). « L'è giust A 
eh'el eovai* : « E lì covato ! » 

— Covada, Covata. « È nassuu 
voi* poresitt da dna eovada eolla : 
« Da una chiocciata sola sono usci- 
ti otto pulcini ». I (Colpo di coda) 
Vedi Coada, 

Covare, Coperchio, Copricella, 
Copertola (Siena e Arezzo). El co- 
vere del ealdar : La copricella del- 
le pentola o del paiolo. Tom già 
«I eovere : Idem. « El pieeuv ; an- 
dèmm a eovere » : « Piove ; andia- 
mo al coperto». (Riflesso storico) 
«El eovere di Figin: Il portico 
de' Figini. I (Pr.) El diavol el fa 
i pignoli minga i eovere: Il dia- 
volo insegna a far le pentole, non 
i coperchi. 

— Covarceli, Coperchietto. On 
colerceli de legn: Vedi Spazzeeu. 
El coverteli o eovere del eamer: 
Vedi Taiee. 

— Coverclón (Gran coperchio o 
grande copricella). 

— Coverta, Coperta. La cover- 
ta del lèti, del cavali: La coperta 
del letto, del cavallo. La coverta 
di liber: La copertina. I (Sotter- 
fugio o pretesto) Ricopertura. « La 
tegneva quella vèggia come de co- 
verta » : « Teneva quella vecchia 
per ricoperta o copertella ». Sotl a 
la coverta de la beneficenza, boc- 
eonen che l'è on picee» : « Sotto la 



(1) Mcchiari a Colle significa pare pin- 
zar di cadavere e a Firenze : non rteol- 
t erti a far una ooea. 



ricoperta della beneficenza rubano 
che e un desio 1» 

— Ooverttnna, Copertina. La 
eopertinna eott a la sella: La co- 
pertina. OoverHnna nel senso di 
persona, Vedi Coverta, terso e- 
sempio. 

— Covertiroju (In die.), Coperta 
da bambini. Coltrioella. 

— Covertoli, (Specie di rete da 
uccelli), Copertone. 

Cossa-saa-saas. Cozzare (P. N.). 
« Le inùHlde età ha coesa con Hi»: 
« È inutile fare le cozzate con lui ». 

— Conada, Cozzata. Capata. Dà 
dna conada in del mur: Battere 
una capata nel muro. 

— CoiBln, Capino. « Adèss V à 
mése già poUd el so cezzin e el sé 
daa a studia» : « Ora s'è messo a 
studiare di buzzo buono ». (Di ra- 
gazzo e anche d'uomo di molto 
Ingegno) « Quell V è on cozsin , 
mah » : « È un granellin di pepe ». 

— Conón, Testone. « Mètt aio 
óna volta quell coszon » : « Mettiti 
una bona volta a studiare». (Gros- 
so capo da mascherarsi) Masche- 
rone. 

— Cossott, Testone. 

Ora era, (Imitativo del grac- 
chiare dei corvi), Cra Cra. 

Oraoo. Vedi (Meo. 

Crapa, Cranio. Crapa de mort : 
Teschio. Crapa pelada : Crocchia 
pelata (Pistoia), Zucca pelata. (Ti- 
ritera popolare) La crapa pelada 
la fa t tortèi ; ghe ne dà minga ai 
so /radei : i so /radei /an la lac- 
ciada e gh'en dan minqa a la cra- 
pa pelada: Zucca pelata fece i 
tortelli e non ne diede a' suoi fra- 
telli ; i suoi fratelli fecero la frit- 
tata e non ne diedero a zucca pe- 
lata. I (Cervello) « Tceutel /aeura 
óna oonna volta dalla crapa » : 
«Levatelo una buona volta dal 
ceppioone » (pop.). | (Uomo di gran- 
de ingegno) « Quel che fior de 
erappaf»: « Quello ; che talento 
sfondato ! » (Meretrice) « Uè óna 
crappa, ma propi de quii dèi vi- 
col»: «E una sgualdrina d'ultimo 
rango». 

— Grapètta, Testolina. « L'è óna 
bonna crapetta » : « E una testo- 
lina assestata ». | (Fondelli di bot- 
tone) Anima. 

— Grapln, Zucchino. 

— Grapón, Testone. 

11 



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CRA 



-162- 



ORE 



Grascia, Orasela, Patacche 
(Volg.). «El g' aveva el stomegh 
tutt pien de croscia » : « Aveva il 
petto coperto di decorazioni». 

Cravatta, Cravatta. In mar- 
sinna e cravatta bianca : In abito 
nero e cravatta bianca. Fabbrica 
de cravatt: Fabbrica di cravatte. 

— Cravattinna (Delle donne), 
Cravattài». Al coti dna cravat- 
tinna de garza: Al collo una ora- 
vatUna di velo. 

— Cróvattin (P. N.) (La parte 
posteriore del collo), Gavigna. 
Viappà vun per el erovatUn: Ag- 
ga vignarlo. 

— Cravattee (P. N.), Fabbrica- 
tore di cravatte, Cravattaio (1). 

Crea o Croia (Volg.). (Aggiun. 
a terra). Terra crea : Argilla, Cre- 
ta. On bossett in terra crea: Un 
bozzetto in creta. 

Grea-eaa-eaas, Creare. Dio V à 
creaa l'universo : Dio creò V uni- 
verso. Bisogna minga create sem- 
per di iUusion: Non Disogna crear- 
si continuamente delle illusioni. 

— Creator, Creatore. Andò o 
manda al creator : Andare o man- 
dare al creatore. Tostili Ve staa 
el creator del teater in dialèttpic- 
montes: Toselli fu il creatore del 
teatro in dialetto piemontese. 

— Creatura, Creatura. La mia 
creatura: La mia creaturina. (A 
bella persona) « Che bella creatu- 
turaf » : « Che bella creatura ! » 
(Compatirci.) « Povera creatura f »: 
« Poveraccio I » (Persona attacca- 
ta ad altra per riconoscenza) « L'è 
óna eòa creatura » : « È una sua 
creatura». 

— Greaturinna. Creaturina. (A 
bel bambino) « Che bella creatu- 
rinna / » : « Idem ». (A donnina bel- 
loccia) « L'è óna creaturinna me- 
nudra t che la podaria età inl'cta- 
saèrc xnsemma ai belee » : « E una 
donnina così piccina e graziosa, 
ohe potrebbe star a mostra nel 
mio soarabattolo ». 

Creanza, Creanza. Creanza de 
villan: Creanza da mercatino. 
Omm senza creanza : Uno screan- 
zato. (Pr.) Invida Ve creanza, ac- 
cetta V è petulanza (in dis.) ( Ap- 



(1) Cravattaio a Firenze vale anche 
atrottino. 



Sross.) : Chi va alla festa e non è 
ivitaxo torna a casa sconsolato. 
Cred , Credere. « Me Va /oda 
cred » : « Me la gabellò ». (Colto) 
« Mi credi in Dio e nelVimmorta- 
litaa de V anima » : « Io credo in 
Dio e nella immortalità dell' ani- 
ma ». « Cred o nò cred V è insci »: 
« Credere o non credere la e così ». 
Ona robba minga de cred / ; Cosa 
da non credersi ! « Lu nò el cred 
se nó'l ved » : « Idem ». « Se fa presi 
a cred, ma... » : « A credere si fa 
presto, ma.... » « El me cred, che 
g' oo natica ón quattrin in sac- 
coccia t » : « Crede lei che che non 
ho un solo centesimo in tasca ? » 
(Stimarsi) « LU el se cred ón ge- 
nio » : « Si crede d'essere un ge- 
nio». 

— Gredenxon, Credenzone. On 
bón — : On gran — . 

— Credit, Credito. Avègh bón, o 
catHv credit: Avere o non aver 
credito. Pèrd el credit : Perdere il 
credito. Fa pèrd el credit: Scre- 
ditare. Mèli a credit : Porre a 
credito. Scavud ón — : Riscuotere 
un — . Overazión de credit: Ope- 
razioni di credito. (Pr.) Chi né 
g'à dèbit nò g'à credit: Idem. 

— Credltór, Creditore. 

— ereditili, Piccolo credito, Cre- 
ditucoio. 

— Crediteli, Grosso credito. 
Ood — : Gran credito. 

— Credenzial, Credenziale. Ona 
credenzial su Londra: Una lettera 
di credito su Londra. 

Cremà-emaa (P. N.), Cremare. 
«I/o voruu vèss cremaa dopo mori »: 
« Volle esser cremato ; dal suo te- 
stamento ». 

— Cremaxión (P. N.), Crema- 
zione. Ia* cremasion la purifica: 
La cremazione purifica. 

— Crematori ( P. N. ) , Crema- 
toio, Crematorio. JEl crematori Ve 
nel cimiteri monumentai: Il cre- 
matoio è nel cimitero monumen- 
tale. 

Creme*, Cremisi. Boss cremes: 
Rosso cremisi. « L'è divenuta cre- 
mes in faccia » : « Arrossì fino nel 
bianco degli occhi». 

Cremma e Grémm, Crema.«<7*'e- 
ra tutta la crèmm , de.... Mi- 
lan » : « C'era tutta la crema di... 
Firenze ». Ona zuppa che Ut pa- 
reva óna cremma: Una zuppa ohe 



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CHE 



— 1«8 — 



CHE 



è una crema perfetta. Lati a la 
crèmm: Vedi Cavol'latt. 

Cremórtarter, Gremor di tarta- 
ro. Cremórtarter e magnesia: Cre- 
more e magnesia. 

Orto (D. T.) ( Specie di radice ; 

Sattata pel lesso), Crenere o Ra- 
ce. 

Crènna, Crena, Fessura. La 
erenna de la guggia de cuti: La 
cruna dell'ago. La erenna di eiapp: 
— delle natiche. 

— Grennln, Fessurino. 
Crennà (Volg.). Vedi Cieca e 

Róde». 

Cropa-paa-pa»*, Crepare. Cre- 
pa de la paura, de la rabbia, de 
dolor: Crepare di spavento, di 
rabbia, di dolore. Robb de crepa 
del ria: Cose da scoppiar dalle 
risa. Crepa de salut: Crepare di 
salute. M. d. d.: Se pò crepa d'ón 
sold: Mi lascerebbe morire piut- 
tosto che darmi denaro o Non fa- 
rebbe unprestito neanche a scop- 
piare. « Se n'ól disi, creppi » : « Se 
non parlo scoppio ». « V t voltaa 
sia tenga nanea dì crepa » : « Se 
n'è andato senza dire né addio, 
né arrivederci ». | ( Screpolare) 
Sta marmitta l'è crepada : Questa 
zuppiera è incrinata o fessa (1). 
« Me crèppa facura ci palmo ai 
man » : « Mi bi screpola il palmo 
delle mani ». M. d. d. : Crèpa ci 
strolog: Prima cieco poi indovino 
Opp. Prima l'annuncio poi il ma- 
lanno. « Creppa, s'cioppa e fa dna 
bella botta / » : « Che £i possa cre- 
pare ». « Se credi** de crcpa, guar- 
da/ »: « Se credessi di crepare! » 
(Pr.) A carcgall tropp ci s'eiòpp ci 
crepa: Chi troppo tira, la corda si 
spezza. E fa e fa, e patu se crep- 
pa: E fai e fai alla fine si muore. 
« Ch'el vosubbia crcpa t » (di chi 
fa cosa molto insolita in bene) : 
« E* vuol morire ! » 

— Crèpp ( Sost. ) , Crepa. On 
crepp in del mur : Una crepa. On 
crepp in la bottiglia: Crepatura, 
Incrinatura. Ve minga crepp: È 
saldo. M. d. d.: Sona de crepp 



(l) Fra incrinata e futa c'è una piccola 
differenza che manca al dialetto. Un vaso 
di terra eotta Incrinato può servire anco- 
ra ral fttoeo. Se è fesso bisogna batterlo 
al cocci. L'incrinato è superficiale. 



(di persona) : Crocchiare. (Specie 
di velo, (D. Fr.) Crespo. 

— Crepasela, Crepare. Crepa- 
scià del rid : Crepar dalle risa. 

— Crepali, Crepaccio. « Ch'era 
in terra certi crcpass che.., »: « C'e- 
rano nel terreno certi crepacci 
che... » (De 1 cavalli) Crepaccio , 
Rappe. 

— Crepada. N. fr.: « Finalmenl 
eljtfà dna óna bonna crepada » : 
« Finalmente quel... è crepato ». 

— Crepadlnna. N. fr. : Dagh dna 
bonna crcpadinna: Andarsene per 
sempre. 

— Crepadura, Crepatura. Cre- 
padura tn del mur, — in la peli: 
Crepature. 

— Crepadurlnna, Leggera cre- 
patura o crepa. 

— Crepin, Piccola crepa, Fes- 
surina. 

— Crepoli, Crepaccio. Oh' e 6n 
crcpon in del cadin: Nella cati- 
nella c'è una gran crepa. 

— Crepapansda (P. N.), Crepa- 
pelle. Mangia a crcpapanscta : 
Mangiar a crepapelle o a crepa- 
pancia. 

— Grepaeerar (P. N.), Crepa- 
cuore. Morì de crepacceur: Mori- 
re di crepacuore. 

— Crepaflaa, Crepapelle. Ree a 
crepafiaa: Bere a secchie. 

Crescendo (Civ. P. NJ, Cre- 
scendo. / crescendo de Rossini: 
I crescendo di Rossini. On cre- 
scendo de sproposit: Un crescendo 
di spropositi. 

— Crescenza (P. N.), Idem. El 
Po l'è in crescenza : Il Po è in — . 

— Crèsima, Cresima. Tegnì a 
cresima: Tenere a cresima. Dà la 
cresima senza vèss vèscov : Schiaf- 
feggiare altrui. 

— Creslmà-simaa , Cresimare. 
« RI l'à crcsimaa come va»: « Lo 
schiaffeggiò a dovere ». I « RI s'è 
crcsimaa pocch temp fa»: « 
cresimò quest'anno ». 



Si 



(Volg.)« Vedi Cresima. 

— Cresma (Volg.). Vedi Cre- 
sima. 

Cresp, Crespo. Faccia crespa: 
Viso raggrinzato, grinzoso o cre- 
spo. (Term. di comici) Crespo. 
« Damm ónpoo de cresp per famih 
i sciantiglion » : « Dammi un po' 
del tuo crespo per le basette o per 
farmi le basette ». 



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CRE 



164 — 



CftE 



Crespa-spaa-spaas, Increspare. 
Crespare. El laU buiù a lassali lì 
ón poo, el se crespa aesoravia: Il 
latte bollito subito si increspa o 
raggrinza alla superficie. FSr de 
crespa: Ferro da increspare. 

— Crespadnra, Increspatura. 
« Ohi ghe va daa ón poo de cre- 
spadura » : « Costì ci vole un po' 
di increspatura ». 

— Crespa, Crespa e Piega. Bi- 
sogna falla a creso : Bisogna cu- 
cirla a crespe. Faccia pienna de 
cresp : Faccia tutta a grinze. 

— Creapin, Ventaglio. On bèli 
crespiti de avori: Un bel venta- 
glio di avorio. Parafozugh faa a 
crespin: Parafuoco a ventaglio. 

I cann del crespin : Le stecche. I 
(Della carrozza) El bóffètt se pò 
nò tirali sii ; gh'è roti el crespiti : 

II mantice non lo si può alzare ; 
è spezzata la rosta. | (Sui poi ni) 
« La g'à i so bravi crespin de pari 
e pari » : « Ha sulle tempia le sue 
brave zampe di gallina». 

— Crespinoti, Piccolo ventaglio. 

— Crespinoli, Grande ventaglio. 
Grèss-essuu, Crescere. Cress a 

tutt cress : Crescere a vista d'oc- 
chio. Ave finii de cress : Aver fi- 
nito di crescere. Cress elfitt: Rin- 
carar il fitto. Cress de la lunna : 
Il crescere della luna. Cress in 
man: Crescere a occhiate Opp. 
Diventar grande. P. E. : « Quell 
lavora el me cress in man tutt i 
dì » : « Quel lavoro mi diventa 
grande ogni giorno più fra le ma- 
ni ». Cress el coeur : Gonfiarsi il 
cuore. « Tutta sta robba chi la 
cress » : « Tutta questa roba e d'a- 
vanzo ». Carne che cress : Carne 
crescente. « Sta pianticella chi in 
d'ón mes Ve cressuda des centime- 
tri » : « Questa pianticella in un 
mese è cresciuta aieci centimetri ». 
(Calze) Chi bisogna cress: Bisogna 
crescere. (Di cantante) « El cress 
ón me-zz tón » : « Cresce di mezzo 
tono *. 

— Crescent, Crescente. Carna 
crescent (Volg.): Carne crescente. 

— Cresdment (Pop.), Cresci- 
mento. El cresdment de la popo- 
la zio n : Il crescimento della popo- 
lazione. 

— Cresclnman. Vedi Oimugh. 
Crésta, Cresta. Con la cresta: 

Colla cresta. (Fig.) Alza la cresta: 



Alzare la cresta. Ona minUtt, con 
crest, jlWn e aranci : Un borbot- 
tino con creste, filoni e granelli. 

Oretta (Volg.). Vedi Credit. Vi- 
va n. fr. : Vena e compra a eret- 
ta: Vendere e comperare a cre- 
denza o a fido. Fa eretta: Far 
credenza o fido. 

Crià-aa-ass, Gridare. «La mam- 
ma la te criarà » : « La mamma ti 
sgriderà ». « Lassel cria e ti man- 
ata » : « Lascialo garrire e tu man- 
gia ». Cria i busecch: Brontolar il 
corpo. Cria la legna sul faeugh; Ci- 
golare o gemere 1 tizzi sul focolare. 
Cria vendétta in del : Gridar ven- 
detta in cielo. Pela la gaimia 
senza falla cria: Pelare la gallina 
o la gazza senza farla stridere. 
Ave criaa adree al lóff (in dis.) : 
Aver veduto il lupo Opp. Aver 
perduta la voce. 

— Crlada, Sgridata. « L' à daa 
faeura in d' óna gran criada e 
paRu el s' e guiettaa » : « Gli fece 
un gran rabbuffo poi si calmò ». 

— Ortadlnna, Sgridatina. « Quel- 
la criadinna la g' à faa ben » : 
« Quel rimbrotto, gli ha giovato ». 

Criatòr (Volg.J. Vedi Creator. 

Cribbi. Crivello. El cribbi de la 
molta: Il crivello della calcina. 
El cribbi del forment: Il vaglio. 
(Di veterano) « El so corp l'è co- 
inè ón eribbt » : « Il suo corpo è 
bucato come un vaglio ». Passa 
per i séti cribbi: Essere vagliato 
minutissimamente. Cribbi e se- 
dassi : Cocuzza? 

— Cribbià - bbiaa , Crivellare. 
Cribbio el forment : Vagliar il 
grano. Cribbià la sabbia ola mol- 
ta : Crivellare la sabbia o la cal- 
cina. (Fig.) Cribbiaa deferid. de 
cortellad, de varami: Crivellato 
come un vaglio. Ipianteren tutti 
cribbiaa da la tempesta : Gli alberi 
erano tutti crivellati dalla gragno- 
la o grandine. « El maester el m'à 
cribbtaa el componimela » : « Il 
maestro ini ha crivellato di segui 
il mio novero componimento ». « El 
vestii de tanna l'è cribbiaa dai di- 
moi » : « 11 vestito di lana ò — dal- 
le tarme ». 

— Crlbbtada, Vagliata, Staccia- 
ta. « Dagh óna cribbiada alla fa- 
rina » : « Dagli una stacciata alla 
farina ». « — a quella sabbia » : « — 
vagliata ». 



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CRI 



-165- 



CRI 



— Cribbladura, Stacciatura e 
Vagliatura a secónda della ma- 
teria. 

— Cribbio*, Vagliato, può essere 
anche Staccialo. 

— Cribiètt. Criblott, Crlbiuio 
(Piccoli crivelli e stacci). 

Cricca (P. N.), Cricca. La cricca 
del caffè... tal: La cricca del caf- 
fè... tale. | ( Serratura ) Cricca, 
(Lucca) Scrocco. | {Contrasto) (in 
dia.) « G'dn dna crtcca tra de ìór 
dnu » : « Fanno le picche fra loro 
due ». 

— Cricca, Zirlare. El dórd el 
cricca: Il tordo zirla. 

— Crlccadòr, Zirlo, Tordo can- 
taiolo. Schiamazzo. 

— Criccadòra (Il luogo dove 
stanno i cantatoli nelle frasco- 
naie). 

Cricch (Suono di vetro o di 

5 Diaccio che si rompe), Cricch. 
I. d. d.: Fa cricch: Acqua in 
bocca o buoi. (Di ciò ohe si chiude 
a molla) Cortell a cricch: Coltello 
a cricco. | (Specie di leva) (D. fr.) 
Marti nello. 

dico. N. fr.: Nò gh'è né crico, 
né croco: Né per Cristo, né per 
croste. 

Crichét ( P- N. ) ( Gioco inglese 
che non è altro cne il nostro Na- 
za (1). Vedi Oiceugh. 

Criminal , Criminale. El tribu- 
nal criminal: U tribunale crimi- 
nale. Fa di vèrs de criminal : Ur- 
lare come un'anima dannata. Fa 
ón criminal (in disuso) : Commet- 
tere un delitto. 

Crinolinn (P. N.j (Sottana di 
crini che può tornar di moda), Cri- 
nolina. « Te se ricordct quand i 
donn con la crinolinn pareven tan- 
ti ballon f*: «Ti ricordi quando 
le donne, co' cerchi sotto la gon- 
na, parevano tanti palloni aereo- 
statici ? » 

Orlai (P. N.), Crisi. La crisi mi- 
nistcrial, commercial, edilizia, ecc.: 
La crisi ministeriale, commercia- 
le, edilizia, ecc. La erisi de la ma- 
lattia: La crisi della malattia. « Se 
el supera sta crisi V è /mura de 
pericol » : « Se egli supera questa 
crisi è fuor di pericolo ». « A h se 



(1) Il Naxa è smodato. Eni necessario 
▼•bum dall'estero per rifarsi di moda. C'è 
del resto un gioco che si chiana Cricca. 



te savessetf St'ann oo passaa óna 
crisi tcrribil in di me affari » : « Ah 
se tu sapessi ! Quest'anno ebbi li- 
na crisi terribile negli affari». 

Grlst, Cristo. « El g' aveva sul cif- 
fon ón bèli Crist de avori » : «e Te- 
neva, sul comodino un bel Cristo 
di avorio». Onpover Crist/: Un 
miserabile. (Anche non tanto)«&ont 
ón poter Crist, che lavora da la 
maùinna a la sira » : « Sono un 
povero diavolo, che lavora da mat- 
tina a sera ». Sta in Crist: Stare 
in Cristi e cioè Star a segno. « NÒ 
gh'è Cristo de persuadèli» : « Non 
c'è Cristi da poterlo indurre ». An- 
dò in Crist: Montar in collera. 
(Del fucile) Fa crist: Par cecca. 
Pari ón Crist: Vedi Eccehomo. Nò 
avègh ón Crist d'ónghèll: Non s- 
ver il becco d'un quattrino. 

— Ortstón (Di persona della qua- 
le abbiamo a lamentarci), Disuti- 
laccio. « Quel Criston me Va f oda » : 
« Quel mariolo me l'à accoccata ». 

— Cristian, Cristiano. On bón 
Cristian: Un buon cristianaccio. 

Vestii, disnà, parla de Cristian: 
Vestito, desinare, parlar da cri- 
stiani. Ogni fedel Cristian: Ogni 
fedel cristiano. « Sont minga staa 
Cristian de... »: « Non fui capace o 
non ho trovato il verso di... » « Uè 
propi insci, come l'è vera che sónt 
Cristian battezzaa » : « La ò proprio 
così, da Cristian o». Ona robbapus- 
see de Cristian: Una cosa più cri- 
stiana o da cristiani. (Pr.) Chi a- 
ma i bèsti ama i Cristian : Chi non 
ama le bestie non ama neanche i 
cristiani. Perdona Ve de Cristian, 
desmentegà l'è de bestia (Appross.): 
Chi offende non dimentichi. 

— Cristiani ! (Esci.) Crimoli ! 

— Cristiani!! de lagni (in dis.): 
Crispicina ! 

Cristall, Cristallo. Cristall mo- 
laa: Cristallo arrotato. 

CristofOriA. Epifania e Cristo- 
foria, Idem. (Pr.) Cristo foria tutti 
i /est la menna via: L'epifania 
tutte le feste le porta via. 

Critega e derivati (Volg). Vedi 
Critica. 

Criteri, Criterio. On omm sen- 
za criteri: Un uomo senza cri- 
teri. « Mi domandi se gh'è del cri- 
teri a... » : « Io domando se e' è 
criterio a...» 

Critica, Critica. (Anche invece 



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CRO 



dire veramente di aver fatto co- 
lanone, ho mangiato un orliccio ». 

— Crostón, Crostone. « A furia 
de gratta m'è s'è formaa ón cro- 
stón »: « A furia di grattare mi si 
formò un crostone ». 

— Crortiliatt, Signore di quat- 
tro «olle. « El sur Pedert L f è ón 
crostinoti là di me pari » : « Il sor 
Pietro? È un padronella di lag- 
giù ». « L'è ón crostinoti, e el g'à 
de la boria come s'el fuse padrón 
de milla pèrtich » : « E un possi- 
dentuccio ed ha tanta boria come 
se fosse il padrone di mille per- 
tiche ». 

Crott, Grotta (1), Cantina. El 
crott del Nin : La Grotta del Ni- 
no. El vin del crott : Vino di can- 
tinelle. I (Malattia di uccelli, gal- 
line) Fa el crott : Portare 1 fra- 
sconi. P. E.: Elpassarin l'è malaa, 
ci fa el crott: Il passerino è amma- 
lato, porta i frasconi. (Di ragazzo) 
L'è ón poter crott: E un cria. 
« L'è semper li afa crott alfceuah »: 
« Sta sempre li al foco a chioc- 
ciare». 

— Crottin, Grottina e Screatel- 
lo, Stentino. 

Crovatt, Croato. Quand gh'era 
chi i Crovatt: Sotto gli Austriaci. 
Nègher come ón Crovatt: Nero 
come la gola del caminetto. 

GróvelL Vedi Crodell. 

Cruff (Volg. P. N.). Vedi Crud. 

Crud, Crudo. Crud, crudisc (in 
dis.) : Assolutamente crudo, Crudo 
crudello. Nud e crud: Nudo e 
crudo. Seda cruda: Seta greggia 
o cruda. Fèr f lati, pomm — : Ferro, 
latte, mela cruda. Cuntann o fann 
de cott e de crud: Contarne di 
ogni colore. Né cott né crud: Né 
cotto né crudo (2). « Lù tutt i so 
robb o crud o brusaa » : « Egli va 
sempre agli estremi ». (Mattoni) 
Lavora a crud: Lavorare in creta. 

Grudel e Crudele (3). « L'à faa 



(1) Grotta in florent. ha lo «town senso 
di Grotta milanese, poco meno, cioè, di 
ca\erna. Nel Cortonese però e in Val di 
Chiana la Grotta e preMaporo il noitro 
Crott. Soltanto non ò nel masso della mon- 
tagna. A Montepulciano e chiamato Can- 
tinelle. 

(2) La frase : né cotto né crudo è fioren- 
tlmima e in altri sensi. 

(3) Su quf«ta voce l Fior, fanno un le- 
pido bisticcio. Quando la carne e cruda 



8 - CRU 

óna mort crudele » : « Fece una 
morte crudele ». « L' è de cceur 
crudel el fa soffri óna povera be- 
stiacula in quella » : « E da cru- 
dele il martoriare o far soffrire in 
quel modo una povera bestiola ». 

— Crndelònna, Crudelaccia.(Tra 
amanti) « Te sétt óna crudelonna »: 
« Sei una crudelaccia ». 

— Crudeltà*. Crudeltà (1). La 
sarìa óna crudeltaa : Sarebbe una 
crudeltà. La crudeltaa de l'inverno 
passaa: La crudezza dell'inverno 
scorso. 

Crusca, Crusca, Sémola. El cas- 
són de la crusca : La madia della 
crusca. Bagn de acqua e crusca: 
Bagno di acqua e semola. Boffà 
via ón stee de crusca: Ansimare. 
Sta li a fa crusca : Stnr a spul- 
ciar il gatto (in dis.), Rimaner ra- 
gazza, Non trovar marito. Tra 
crusca in di occ: Vedi Occ. (Pr.) 
La farinna del diavol la va tutta 
in crusca: La farina del diavolo 
va tutta in crusca. 

— Cnuoada (Beverone), Semo- 
lata. 

— Cruschèll, Cruschcrello. Oiu- 
gà a cruschèll: Vedi Gictugh. 

— Cruschetta, Cruscherella. La 
cruschetta del eoo: La forfora. 

Cruxxià-xlaA-iiaas , Crucciare. 
« La seguita a cruzziass Ice e a 
cruzzià t alter » : « Ella continua 
a crucciarsi e a metter gli altri 
in croce ». « Sta minga li a cru- 
ziatt in quella manera » : « Non 
star ad affaticarti tanto ». « El 
s'è cruzziaa tant che l'è mori in 
« Si accorò in tal guisa, ohe ne 
morì». 

— Croni, Cruccio. Tatuss di 
cruzzi : Pigliarsi dei fastidii. « Oh 
che cruzzi che te see mai! » : « Oh 
come sei importuno, figliolo mio ! » 
« U è ón poter cruzzx » : « E un 
canchero ». 

— Cruziós. Cruccioso. 

Cu, Q. Vedi Q. (Per sedere) Ve- 
di Cuu. 

Cublanch, Culbianco. 

Cucagna, Cuccagna. El pai de 
la cucagna: Lo stilo o la pianta 



o tigliosa suol dirti : tu crudele ed io ti- 
ranno. 

(1) Crudeltà in fior, ha senso sempre 
grave, che il dialetto può uou avere, co- 
me si vede dell'esempio. 



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cuc 



-160- 



CUG 



della cuccagna. Fa eueagna : 
Sguazzare o fare baldoria. Questa 
Fé dna vera eueagna: Qust'è la 
terra promessa. Oh eke eueagna 
in, quella eà: Che cuccagna in 
quella casa. 1/ e fluida la euca- 
gma: La bassa è terminata. 

Gaocà-noeaa, Cuccare. « Te me 
eueehet minga »: « Tu non mi cuo- 
chi ». « Te m'ee eueeaa dna volta 
« batta » : « Me V hai fatta una 
volta e basta ». « Ah H te vorariet 
emeeàmmelaf » : « Ah tu me la 
vorresti accoccare f » « Ohe Va 
emeeada poHd, poUd»: « Glie l'ha 
Accoccata per bene ». 

— Cuoch, Cucco (1). Vece come 
ci eueeh: vecchio cucco. (Bui, 
ài eueeh .* Ovo non gallato, aglio 
vuoto. « QuelTomm A el dee vèee 
eueeh*:* Queir uomo dev'essere 
impotente ». 

Cuocutuohu , Chiccherioohi e 
Gheriglio. SI gali Va faa cueeu- 
rueuu: H gallo mandò un chio- 
ehericchi. | (La noce sgusciata) 
Gheriglio. 

— Oooò, Cuccù. Vedi Oiappa 
eh'el gh'è. 

OoglaJL Cucchiaio. Ougiaa d'ar- 
genta de Ugn, de pèUer, eee. : Cuc- 
chiaio d'argento, di legno, di prin- 
cisbecco. Pèrde* in d'ón cugiaa 
d'acqua: Affogare in un bicchier 
d'acqua. 

Cucchiaiata. « A 
el Va eorbU su tutt»: 

Idem». 

Cuglarera, Astuccio di cuc- 
chiai. 

— CoglarAn, Cucchiaione, Ra- 
matolo da suppa. On eugiarón de 
minestra: Una ramaiolata di mi- 



Cuglarln, Cucchiaino. — de caf- 
fè : — da o di caffè. « Daghen On 
eugiarin a la mattina e vun a la 
eira »:« Dagliene una cucohiaia- 
tina a mane e un'altra a sera ». 



dèU 



Cmcnaa, Cognato. Cugnaa, fra- 
HI del morì: Cognato da parte 



(1) Cucco in fior, ha molti sigatr. che il 
dialetto ha sotto altre tocL Uomo cuoco 
Boa é lHmpotente ma soJooeo. Cucco e 11 
cacalo. Onero • il figliolo più «muto da 
genitori. Vecchio cucco i nomo di molta 
«ta che voi fare 11 vagheggino. Kmr il 
eueeo dette véglia rari dire eeeer on po' 
limbello detta società. 



del marito. Cugnada, eorèlla de la 
mite : Cognata da parte della mo- 
glie. 

— Cngnadlnna. Cognatina. « El 
g'à dna bella cugnadinna gioyi- 
na » : « Ha una cognatina gio- 
vane ». 

Gugnou (Volg.). Vedi Chignctu. 

Comò, Cassettone. « Mett doni 
la biancheria in del cumò » : « Ri- 
poni la biancheria nel cassetto- 
ne ». I eaeeètt del cumò : Le cas- 
sette del canterano. On bel cumò 
eont i so alMod e la epeggiéra: Un 
bel cassettone co' suoi alsi e la 
spera. 

— Cnmoxin, Piccolo canterano 
o Cassettoncino. 

Cumquibus. Vedi Conquibus. 

Cuna, Cullare. « El Binnó el §e 
indormenta eenóel cunen » : « Bi- 
no, se non lo ninnano un poco, 
non piglia sonno ». « Ohe vosur 
alter che età A a fase cuna » : « Ci 
vuol altro che starsene dondolo- 
ni ». « Stasira g'oo minga bieogn 
eert de famm cuna » : « Stasera 
non ho certo bisogno di culla». 

— Cunètt, Arcuccio. « Te ohe 
mise el cunett al lettin del...}*: 
«Hai messo l'arcuocio alla culla 
del...!» 

Cunétta, Cunetta (Pistoia) (Fos- 
setta laterale delle strade), Ca- 
naletto, Gorello. « I rosud de la 
carrozza cren dent in la cunetta »: 
« Le ruote del legno erano entra- 
te nel canaletto di fianco alla 
strada». 

OunL Cuneo. «Mettegh ón ew- 
nt»T«Mettici una bietta». | (Ca- 
stagne secche) Vecchioni. Da Cu- 
neo ee g'à i euni pueeee bón : Da 
Cuneo si hanno gli anseri mi- 
gliori. 

Onnln. Alari (1). Capifuoco (Sie- 
na). « Mett el còceh in del eunin del 
frankUn » : « Metti il cocche nel 
fornello del f ranci in ». 

Canna, Culla. El Hosu in cunna: 
Il bimbo in culla. Baratta el flosu 
in la cunna : Scambiare la carte 
in mano. Faa a cunna : Fatto a 
culla. 

Cunt, Conto. A bón eunt : A buon 



(1) Oli alari corrispondono piuttosto al 
nostro brandinaa ohe al eunin. Fornèllo 
nella frase sta bene, ma poi per noi for- 
niti sarebbe altra cosa. 



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CUN 



— 170 — 



CUN 



conto. Per ogni bón cunt : Ad ogni 
boa conto. « A bón eunt, per ade**, 
stee ehi » : « Per ora, a bon conto, 
state qui». In fin di eunt: Infin 
de' conti. A eunt lóngh: A conto 
lungo. Al stréng di eunt : Al far 
dei conti. « Al stréng di eunt ve- 
darèmm » : « Ce ne avvedremo al 
far de' conti o al rendimento de' 
conti o al pareggio ». « El Va vo- 
ruu a tutt i eunt » : « Lo volle ad 
ogni costo». Dà in eunt: Dare a 
conto e in conto. Dà in eunt de 
dote : Dare in conto di dote. Dà 
in eunt de pagament: Dare un 
acconto o a conto. Domanda a 
eunt: Chiedere conto. Fa ben o 
fa mal i so eunt : Far bene o far 
male i conti. (Pr.) Chi fa el eunt 
senza Vost le fa dò volt : Chi fa i 
conti avanti roste gli convien farli 
due volte. Fa i eunt senza l'osi: 
Far i conti senza Toste. Avègh o 
trovagh dent el so eunt: Avere o 
trovarci il suo tornaconto. Trovagh 
o trovagh minga el eunt de fa... : 
Trovare o non — il verso di fare. 
Trovagh el eunt a dna robba: Rac- 
capezzare, Trovare il bandolo. 
Cerea el eunt de menuder: Cer- 
care il pel nell' uovo. Dà eunt di 
so azion : Render conto delle pro- 
prie azioni. Save el so eunt: Sa- 
pere il suo conto. Tegnì eunt: 
Tener conto. Tegnì de eunt: Te- 
ner di conto. Tegniss de eunt: 
Riguardarsi, Aver riguardo alla 
propria salute. / eunt de eà: I 
conti. — de la sarta, del eappel- 
lee, ecc.: I conti della sarta, del 
cappellaio. Cunt de speziee (esa- 
gerato) Conto da speziale. « Came- 
rer, el eunt* : « Cameriere, dammi 
il conto ». Fàgh el seunt al eunt : 
Far la tara al conto. Cunt avert : 
Conto aperto. Cunt liquid: Conto 
liquido. Cunt eorrent : Conto cor- 
rente. Fa andà dna... per cunt...: 
Mandar una... per conto di... A 
eunt me: A conto mio. « Nun duu 
emm de fa di gran eunt » : « Ho 
da fare di gran conti con voi! o 
Verrà giorno che faremo o aggiu- 
steremo i conti*. Foghi cuntaaoss 
a vun, o a óna robba, a ón'eredi- 
taa x a óna vincita al aic&ugh : Fa- 
re 1 conti addosso ad uno o a una 
cosa qualunque. « St'ann foo eunt 
de andà... » : « Quest' anno faccio 
conto di andare ». « Me n' an diti 



tanti sul tò eunt » : « Me n'han det- 
te molte sul tuo conto». 

— Cuntà e Cónta. Contare. Cun- 
tà dance, ball, sui did, ón'acca: 
Contar denari, piantar carote, con- 
tar sulle dita, non contar un'acca. 
Cuntà i ann ai donn : Contar gli 
anni alle donne. « Senza cuntà 
che » : « Senza contare ohe... » Cun- 
tà i ór e i minuti: Non veder 
l'ora. Cuntà per fèr rott: Contare 
quanto il due di "briscola. Cuntà i 
traviti: Contare i travicelli. On 
cónt che né cunta: Un conte che 
non conta. Cuntà sora óna per- 
sonno: Contare sopra una per- 
sona. « Donca cunta sii » : « Dun- 
que racconta ». « Te m'el cuntet a 
mi t » : « A me tu la conti ? ». « El 
ghe cunta finna i boecón » : « Gli 
conta i bocconi». 

— Cuntaball, Vendifrottole o 
Vendifumo. « Ma dàgh minga atra. 
QueU ft Ve ón famoso cuntabaU » : 
« Non gli dar ascolto. Egli è un 
famoso vendifrottole, (in Borsa) 
Egli è un imbroglione». 

— Cuntabll o Contatoli, Conta- 
bile. 

Cuntee, Imbroglio. «El m'à miss 
in d'ón bèli cuntee » : « M' ha cac- 
ciato in un beli' impiccio ». ( Pr. ) 
Nò se cunta ón eoo d'ai con cent 
cuntee (in dis.): Cento pensieri non 
pagano un debito. 

Cantera, Banco dei cambiamo- 
nete. Barnazz de euntera: Cuc- 
chiaia. 

Cùpola, Cupola. La cùpola del 
Domm: La cupola del Brunelle- 
soo, Duomo. Faa a cùpola: Fat- 
to a cupola. 

— Cupolónna, Cupolòtt, Cupo- 
lin, Grande cupola, Cupolotta, 
Cupolino. 

Cara, Cura (1), Parrocchia. « Mi 
torni a la mia cura » : « Torno al- 
la mia parrocchia». Curad'anim: 
Cura (T anime. | ( Di medici ) El 
dottor de la cura: Il medico cu- 
rante. L'è stada óna cura Unga: 
Fu una malattia lunga. (In casa) 
Avègh cura de la robba : Aver cu- 
ra «fella roba. Avègh cura d' óna 
robba: Aver cura d'una cosa. 

— Cura-uraa-uraM, Curare. Cu- 
ra i fimu : Custodir i bambini. — 



(1) ▲ Firenze è il luogo dovei ri purgano 
e si imbiancano i panni greggi: Lt Curi. 



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CUR 



-171 — 



CUR 



la casa, i mori, i porteti, ipégor: 
Custodire casa, morti, maiali, pe- 
core. « Sta peUsza l'è minga Biada 
curada e gtfè andaa detti i cdmol »: 
« Questa pelliccia non fu soggior- 
nata a dovere ed è intignata ». Cu- 
ra la morosa: Badare l'amante. 
Cura l'uga: Star a badatura. Quell 
che cura l'uga: La badatura. Cu- 
ra vun per aagh di bòli: Appostar 
ano per coglierlo o per picchiarlo. 
| (Medico) « Me soni faa cura dal 
primm medich della ciltaa » : « Mi 
aon fatto curare dal primo medico 
della città ». « Lu el cura i cialad 
e el lassa passa i roba gross » : « £- 
eli cura le inezie e trascura i ma- 
lanni scrii». 

— Curat, Curato. El curai de 
la parocchia: Curato della parec- 
chia. Curai de campagna: Curato 
di campagna. (Pr.) Come el curai de 
ZUavègna, chi ghe Va denter se le 
legna: Come la Genga, obi l'ha 
in tasca se lo tenga. 

— Coratèlla. Curatela. 
Curato (P. N.), Curasse. Una 

bottiglia de — : Un» bottiglia di —. 

Curetta, Scoiattolo piccolo. 

Curlói, Curioso. (Boat.) / Cu- 
riós: I curiosi. (Add.) « Son cu- 
rio* de savè come V è andada » : 
« Sono curioso di sapere come è 
finita ». « Oh che omm curiós ! » : 
« Che omo curioso ! » On liber cu- 
riós : Un libro curioso. « Ah que- 
sta rè propi curiósa » : « Ah questa 
è pur curiosa». Curiós come el 
dotar de venter: Più curioso d'u- 
na donna. 

— Curiosa, Curiosare, Bracare. 
« La sura Nina la vegnarà ehi a 
curiosa » : « La signora Nina ver- 
rà di eerto per bracare ». 

— Curloton, Curiosacelo. 

— Curiositaa, Curiosità. Tceuss 
dna curiositaa: Levarsi una cu- 
riosità. | / curiositaa de la gior- 
nada: Le curiosità della giornata. 

Carla (Id.). Vedi Curio. 

Carla-uria*, Carrare (in die), 
Bollare. « Sto pes ehi se no se pen- 
sa a curiali nissun le pò mètt a 
post » : « Se non si rulla questo 
peso non lo si mette a posto ». 

— Carlo, Rullo, Curro. El eurlo 
di macellar: Argano. Curio de 
ahisa per stritola la gera : Rullo 
dentato. 

— Curlètt, Verricello. (Per strin- 



se 

El ( 



ire le funi sul carico dei carri) 

l eurlett di feree : Deschetto. 

Cursór, Cursore. Vedi Usder. 

Curt, Corto. Curi de memoria 
o de ingègn: Di poca memoria o 
di scarso, di poco ingegno. Curt 
de vista : Di vista corta. A la pù 
eurta : Alla più corta. Tegnì curt 
vun: Tenere altrui corto. Yegnì 
ai curt : Per farla corta. « Sta 
corda ehi l'è troppa eurta, la ghe 
riva nò »: « Questa fune e corta; 
non arriva o non ci arriva ». I (La 
minore delle stecche del biguar- 
do) El curt : La corda. 

— Cartln, Cortino, Cortetto. El 
bagài l'è ón poo eurtin: 11 ragaz- 
zo è un po' cortetto o cortino. 

Cosà, Accusare. (Giuoco) Cusass 
famra: Accusarsi vincitore. Ousa 
la nàpola de... : Accusare la na- 
poletana di... Cusà per Incolpare 
Vedi Accusa. 

Casetta (Punteruolo del grano), 
Torchio. I Scoiattolo. 

Cusi-usii-usiss, Cucire. Cusìin 
Mancherà : Cucir di bianco. — a 
macchina: Cucire a macchina. 
Cusì de fin: A filo scempio. Cusì 
de gross: A filo doppio. Cusì ón 
vàs cónt el HI deferr: Risprangar 
un vaso rotto. Cusigh la bocca a 
vun : Cucir la bocca a uno. CusU 
a la macchina: Cucito ai fianchi 

— Cualdura, Cucitura. « Oh 1 è 
mollaa la eusidura » :,« S'è strap- 
pato nella cucitura ». « El eeru- 
segh el g' àfaa la eusidura de la 
fetida » : « Il chirurgo gli fece la 
cucitura della ferita». Andò a ca- 
vali de la eusidura di calzón: An- 
dare sul cavallo di san Francesco. 
Bebatt i eusidur : Ribattere le cu- 
citure. Senza eusidur : Senza cu- 
citura. 

— Gusldoretta, Spighetta, Cuci- 
torina. 

— Cusldorlniia, Un po' di cu- 
citura. 

— Cusldòra (Donna che lavora 
cucendo), Cucitora, Cucitrice (1). 

Cusin, Cugino. Primm, secónd 
eusin : Primo , secondo cugino. 



ÌI) C'è ohi vorrebbe ai diceste e Unto 
. l si aeri veste cucitrice Ma il Fitnf. os- 
nm che a Firen*e eh! dicesse cucitrici 
passerebbe per affettato, e ohe si dirà tem- 
pre cucitura, come stiratore, rimmda- 
tona* eoe. 



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CU8 



— 172 — 



CUU 



Cusin del mal pràtegh (volg. in 
dia.): Guastamestieri. 

— Cminada (P. N.), Coppia». 
Fa dna cusinada (Esprimere un 
biasimo contro persona assente 
in presenza di qualche parente o 
amico del biasimato) : Far una 
toppica. 

Carinà-lnaa, Cucinare (1). « Te 
seti fa a cusinàf » : « Sai fare la 
cucina? » « El ròst Ve già bèU e 
cusinaa » : « L'arrosto è già pronto 
o cotto ». 

— Cuslnnee, Cuciniere. Vedi 
Cceugh. 

— Ouslnin, Cucinino. 

— Cusinna, Cucina. Batteria de 
cusinna: Batteria di cucina. Sa- 
vi fa la eusinna : Essere buona 
cuoiniera. Pinól de eusinna e dc- 
còti de cantinna: Vedi Decott. 
Garzón de eusinna: Idem. | 
(Femm. di Cusin) « Mia eusinna »: 
« Mia cugina ». « El cusin de soa 
miee » : « Il cugino di sua moglie ». 
(Pr.) Cusinna e tavola in dna li- 
ma sorda: A grassa cucina, po- 
vertà vicina. 

CurtLonà e deriv. (Volg. id.).Ve- 
di Questiona. 

Custodi-odll, Custodire. « Tel 
doo a ti de custodi » : « Te lo con- 
segno da custodire ». El saria co- 
me vorc custodi ón saceh de pu- 
ree: E' sarebbe come guardare un 
sacco di topi. Ouardtnna ben cu- 
stodida: Prigione ben custodita. 

— Custodia, Custodia. Tegni in 
custodia: Tener in custodia. La 
custodia del cappell, de l'ombrella, 
del cibori , ecc. : La custodia del 
cappello o cappelliera, dell'ombrel- 
lo, del ciborio. 

— Oustod, Custode. Anqiol cu- 
stod : Angelo custode. « L'è andaa 
in presón in mèzz a duu angiol 
custod » : « Idem ». 

Cuu, Culo (In alcune frasi culi 
più ancora plebeo). Cuu faa a 
pomm: Sedere fatto a mela, —faa 



(1) (Strinare a Firenze si usa anche in 
due «emi che mancano a noi ; corrisponde 
al conscia e al ttagh adite. P. E. : Mi rac- 
comando; cucinata bene queda cota. Vedi 
Conscià e Sia adree. 



a per : — a pera. — grev: — gre- 
ve. — biott: — nudo. Dagk sott a 
cuu biott/: Lavorare a mazza 
stanga. Cuu a cuu: Dorso con- 
tro dorso. A cuu indree : A cu- 
lo indietro. Avcgh sporca el cuu: 
Aver la coda di paglia o esse- 
re in colpa Opp. Avere la ca- 
micia sudicia. Avcgh el cuu in su 
la faccia: Aver fatto cotenna. 
Avcgh el cuu sul velù (Al gioco) : 
Non temere rovesci. Ave mangiaa 
el cuu de la gainna: Non saper 
tenere un cocomero all'erta. Aveah 
in culi vun (bassiss.): Avere in 
culo uno. Avcgh ci cuu che fa 
pòmm pòmm : Fare il cui * 



ìappe (in die.) (1) o averne al culo 
quanto una palla di gallonzoli. 
Avègh ci cuu impesaa sul scagn : 
Inchiodato al tavolino. Avcgh tanti 
ann sul cuu: Avere molti anni 
sul buratto. On cuu gross come ón 
stee: Avere un culo come un vi- 
cinato. Boffagh in del cuu a vun: 
Soffiare nel culo a uno. Andò già 
ci cuu: Sfondarsi. Fa el cuu de 
gainna: Far la bocca d'ucchiello. 
Basa et cuu a la veggia (in dis.) : 
Pagare la gabella del noviziato. 
Volta cont el cuu in su : Capovol- 

fere. Fa regni ci cuu quader: 
tare al sizio. El cuu de la bot- 
tiglia: Culo della bottiglia, del 
fiasco, dell'orcio. Cuubianch (Uc- 
cello): Vedi Cubianch. Cuu de bie- 
cer (brillante falso) : Cui di bic- 
chiere. Cuu de saceh (via senza 
uscita) : Ronco. 

— Culada, Culata. « Oo daa óna 
eulada in terra » : « Ho battuto 
una culata». 

— Culatta, Culatta. Culatta del 
canon: Idem. \ — de manz: Cu- 
laccio, Mela di culaccio. 

— Calato. Culaccino. Culett de 
salamm: Culaccino di salame. 



(1) Mi sarebbe capitato spetto di fare 
questa dimostrazione filologica, ma mi 
tono indugiato a codesta frase dantesca. 
Tutte le frasi che pur erano in voga a suo 
tempo ma che furono usate dai clastici, 
come appunto codesta di Dante, il popolo 
le mise in disparte per non parer pedante. 
E e* è ancora chi vorrebbe -che si scrives- 
se secondo 1 trecentisti e i cinquecentisti ! 



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■173 — 



DA 



D, (auarta delTalf.). D si pronun- 
cia Dèe, Di. 

D',Di. Capitava mai el casd'ave- 
ghen tanti: Non m'accadrà più 
mai di averne tanti. D' ésseahen 
pò minga dass : Non può darai ohe 
ce ne sia. D'ogni part: Da ogni 
parte. D'invìi: Di invito. 

Dà-aa-aas. « El m'à daa quèll 
che me vegneva »:« Mi diede ciò che 
m' era dovuto ». Dà el eoo in di 
mur: Dar del capo nel muro. 
Dà el cuu per tèrra: Battere il 
culo in terra. Dà óna strapazzarla: 
Dar una lavata di capo. Da ón 
s'giaff: Girar un mostaccione (pop). 
« Sta penna la dà polid»: « Questa 
penna getta bene ». (Ed altri in- 
numerevoli modi, che si trove- 
ranno nei sostantivi). Dà óna fe- 
sta, dà la gambiraeula, dà scan- 
dal, ecc., ecc. 

Dà adoss : Dare addosso.* Dégh 
adoss a quèll canata » : « Saltategli 
addosso a quel briccone ». « El me 
dà temper odo** a mi » : « E mi dà 
sempre addosso ». « Qoo daa adoss 
a quell lavora e Voo finii »: « Ho 
lavorato tanto intorno a quel... che 
l'ho terminato ». 

Dà adree: Dar dietro. « Te 
raccomandi, dagh adree a quella 
copiadura » : Vedi Dà adoss nel 
terzo esempio. « Damm adree tutt 
el necessari » :« Fa ohe io abbia con 
me tutto il necessario ». Dagh adree 
a vun: Inseguirlo, Rincorrere. 

Dà a, al: Dare a, al. Dà al 
eoo, al denl, al pes : Vedi Coo, dent, 
pes, ecc. Dai al lader. Dalli al la- 
dro. Dàghen a vun tant che sia 
ossee: Picchiare uno tanto che 
basti. Dà a eretta o a credit: 
Prestare o a far credito. Dà a 
provava: Dar in prova. Dà a ba- 
lia : Dar a balia. Dà a lava, giu- 
ttà, tira in namv, ecc. : Idem. 

Dà anmò: Dar ancora. « El 
m'a pagaa e el m'à daa anmò ón 
f ranch de bonnaman » : « M'ha pa- 
gato e m'ha dato per munta una 
tira di buonamano ». « Me l'à daa 
anmò »:« Me l'ha restituito, rida- 



to». « El m'a daa anmò di bott » : 
« Mi ha battuto ancora ». 

Dà a tra: Dar retta. 

Dà chi : Dar qui. « Dà chi quell 
strasc » : « Porgimi quel cencio ». 
« Damm chi ón g matuseol » (com- 
positore tipografo che parla) ^Pas- 
sami un g maiuscolo ». 

Dà contra o contro : Dar con- 
tro. L'à daa contro ón paracar 
con la rosuda » : « Urtò in un pa- 
racarro colla ruota ». Lu cime dà 
semper contro » : « Egli mi con- 
traddice continuamente o ogni 
cosa». 

Dà del e de: Dare del e da. 
« Se dan del ti » : « Si danno del 
tu ». « El g'à daa dell' imbro- 
ión » : « Gli diede di o del bric- 
cone ». «El m' à daa del zuccher 
invece che del sol » : « Mi diede 
dello zucchero invece che del sa- 
le». Dà de fa: Dar da fare. Dà 
de tutt i Htoi : Dar di tutti i ti- 
toli. 

Dà dent: Dar dentro. Dà dent 
in quaicoss: Urtare in checches- 
sia. Dà dènt in vun: Abbattersi 
in uno. « U usurari el g'à daa dent 
di scarp discompagn in del mu- 
tuo » : « L'usuraio nel mutuo gli 
appioppò delle scarpe scompa- 
gnate invece di denaro ». Dà dent 
óna cozzaàa in d'ón spigol : Dare 
del capo in uno spigolo, Urtare 
col capo in — . Dagh dent a s' cep- 
pa cassuu: Lavorare a mazza e 
stanga. Dagh dent a mangia : Af- 
follarsi, Dar sotto a una vivanda 
Opp. Denti miei non è vergogna. 

Dà foeura : Dar fuori. « L'à 
daa famra ón liber»: «Ha pub- 
blicato o Ha messo fuori un libro». 
Dà fceura come ón strasciee o co- 
me on mail: Dar di fuori come un 
ossesso, Prorompere in vituperii. 
(fam.) Uscir da gangheri, (pop.) 
Dar nelle stoviglie. Fa dà famra : 
Far entrar in bestia. Dà fatura de 
matt: Straparlare. « In primavera 
el dà foeura » : « Quando viene pri- 
mavera lui impazza ». «M'è daa 
famra del color in faccia » : « Mi 



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DA 



-174- 



DA 



son dato in fuori delle bollicine di 
riscaldo». Dà fctura di dante.: 
Metter fori, sborsare, snocciolare 
dei quattrini. Dà /mura a zgar: 
Prorompere in grida. Dà f avara 
ón di/èìt: Mostrarsi un difetto. 
Dà fosura el compact o el complice: 
Palesare il compare o il com- 
plice. Dà f avara i cari : Dare lo 
carte. Per fa dà fosura vun : Per 
farlo dire. 

Da già: Dar giù. Dà già la 
polver. el caffè, i ari, el vin: Ve- 
di Potter. Caffè. Aria. Vin. Dà 
già la collera: Vedi Voliera. La 
rendita la dà già : La rendita è 
ribassata. Dà già i pretez: Dar 
giù le pretese. Dà gxò el prezzi : 
Scendere di prezzo, Rinvilire. 
Dà già la ciav: Dar Tolta alla 
chiave. — el eadenazz: Levare il 
paletto. Dà giò la «gonfiezza: Dis- 
enfiarsi. Dà giò la ciocca: Idem. 
El vazzèl el dà giò: La botte sce- 
ma. Dà giò de zcriv ; Dettare il 
compito. Dà giò el sòl : Tramon- 
tar U sole. Dà giò boU a l'orba: 
Distribuire botte alla cieca, da 
orbi. Dagh giò ai sere: Idem. 
I acqu de Vinondazión in daa giò: 
Le acque si sono ritirate di molto. 
Lazza dà giò la stracchezza: La- 
sciar passare la stanchezza. Dà 
giò la grazza : Diminuire la gras- 
sezza. Ohe dà giò la botta: Il corno 
in fronte gli scema. Ona volta 
Vera pien de zpirit, adezz Ve daa 
giò: Una volta era pieno di spi- 
rito, ora è rimpinoonito, mio be- 
ne (pop.). 

Dà inanz. «Dagh inanz ón 
poo cónt el car » : « Tirati avanti 
un poco col carro». 

Dà indent: Dar in dentro. 
« Sta riga chi la dà tropp in dent 
o in denter » : « Questa riga è trop- 
po in dentro ». 

Dà indree: Dar indietro. «Dagh 
indree a quii cavai » : « Dagli ad- 
dietro a que' cavalli ». Dà indree 
el rezt : Dare il resto. « Dàtnm in- 
dree quel liber cheVoo impreztaa»: 
« Restituiscimi quel libro ohe t'ho 

J>restato». Dà indree in del bev, 
n del mangia : Allentare il man- 
fiare e il bere e anche Dar ad- 
ietro nel bere e nel mangiare. 
« SV ann a scola invece de andà 
avanti Ve andaa indree» : « Que- 
st' anno alla scola, invece di an- 



dar avanti o progredire o ha dato 
o restò addietro». 

Dà in Voce : Dar nell' occhio. 

Dà in f avara : Dar infuori o 
fuora. « Sta mésola la dà tropp in 
fosura » : « Questa mensola viene 
troppo in fuori». 

Dà la: Darla. «Dagh là*: 
« Mandalo in là, Scostalo ». « Dagh 
là»: « Via ». 

Dà per: Mettere per. Dà per 
faa o per perduu quaieozz : Met- 
tere per fatta o per perduta una 
cosa. 

Dà zara: Dar sopra, Dare per 
giunta. « El macellar et g'à aaa 
zora i ranzai per el qatt » : « U 
macellaio per giunta gli diede gli 
avanzi per il gatto». 

Dà zott : Dar sotto. «Elg'à 
daa ón pugn zott el barbozz » : « Gli 
diede un sorgozzone o un pugno 
sotto al mento». | (Venir sotto) 
« On moment o V alter te me da- 
ree o vegnaree zott, e allora » : « I- 
dem». 

Dà zù : Dar su. Dà zù la ciav, 
el eadenazz, la stanga, elrampon: 
Girar la chiave, mettere il paletto 
o il catenaccio, la stanga, il con- 
trafforte. Da zu a parla tutt a ón 
tratt: Dare sulla voce, Prorom- 

?ere a parlare. Dà zù i valor in 
ìorza : I valori di Borsa aumen- 
tano. Dà zù de gionta (macoli.) : 
Dare la giunta. « Dagh zu anca ti 
a quel pez » : « Dagli sotto anche 
tu a quel peso». Dà zui nerv: 
Idem. « Damm zù quii quadrei » 
(muratore): « Buttami su quei 
mattoni ». Dà zù la voz che V era 
andada giò: Tornare la voce che 
era andata giù. Quella flnezira la 
dà zulla ztrada » : « Idem ». « Quel- 
la porta la dà sul giardin » : «Met- 
te — ». 

Dà via : Dar via. «Dà via tutt 
cozz per earitaa » : « Dà tutto ai 
poveri per carità ». Dà vìa di cat- 
tami : Far come i pifferi di mon- 
tagna. « Oo daa via finna i cam- 
pion » r « Ho venduto fin i cam- 

Eioni ». Dà via i cadregh in gieza : 
dispensar le sedie in chiesa. Dà 
via i biglietti Distribuire i bi- 
glietti. « Dan via tanti biaUett gra- 
tiz per podè imjneni et ieatér» : 
« Regalano molti biglietti per po- 
ter riempire il teatro ». «El pozt 
dn n'anmò de doli via » : « Il po- 



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DA 



— 175 — 



DAA 



sto non l'hanno ancora conferito». 
« Oh* era ón fatlorin in strada che 
data via d% manifest » : « C era 
nella strada un fattorino ohe di- 
stribuiva dei manifesti». Dà via 
anca la camita: Darebbe la ca- 
micia. (Altri modi senza avver- 



sa ». «Se dà el eoe che... » « Si dà '1, 
il caso ohe... » « Po dass ! » : « Può 
darsi ! » « E dagh e dagh, ghe sónt 
reussii » : « Dagli , dagli o dalle 
dalle o dagli, picchia, martella, oi 
Bon riuscito ». Bai, tira, messeda : 
Dagli, picchia e mena. Fa a tceu- 
mefe darmi: Fare a bambini. Dà 
d'intend : Dare a intendere. Dà a 
vede: Dar a vedere. Dà atra: Dà 
retta. Dàphela longa: Idem. Do- 
ghila oncia : Andar a seconda, Dar 
ragione. « Te la daroo mi » : « Te 
la darò ad intenderemo ». Daghela 
de nascondati: Sgattaiolare. «E 
daghela ! » : « E dagli ! » « Ma se 
pò dà?»:« Idem ». « El g' à daa 
(il cielo, il tempo) dna bonna pio- 
vudinna... » : « Idem». Doghi seceh 
e tapèlaghi menuder: Darle belle 
e zonfar sodo. A chi el ne dà a 
ehi el ne promett : A chi le dà e 
a chi le promette. Dagh a tutt 
dagh : Far di tutto, a tutta possa. 
(Pr.) (La terra dice) Damen che 
V en daroo. Dammene, che te lo 
renderò a più doppi. Dà ón colp 
al sere e vun al vassèll: Dar un 
colpo al cerchio e uno alla botte. 

— Dan, Darsi. « L'è minga omm 
de dass coi pret » : « Non è omo da 
mettersi co 1 preti ». Dass de tutt : 
Industriarsi, ingegnarsi. « Va mò 
a dass che » : « Si "dà il caso che ». 
« 1/ e dada » : « È finita ». 

— Disseti, Addarsene. «Mi me 
soni daa che... » : « Io me n' ad- 
diedi che..., o Mi accorsi che». 

— Dàghen, Gradir una cosa. 
« Mi gh'en doo propi nagott » : « A 
me non piace menomamente». 
Daghenpoeeh: Non esserne ghiotto. 

— Dassen. Darsele, Battersi. 

— Dal dai, Dalli dalli. Dai, vol- 
ta e messeda: Dagli picchia e ri- 
picchia. 

Da (Caso dell' ablativo) (l), Da. 



(1) D Cherubini non lo dà : • segna in 
tim il Ds meneghino ; con»* m anche a* 



Da ón moment a Valter: Da un 
momento all'altro. Da Monza a 
Milan gh'é des mia : Da Monza a 
Milano oi sono dieci miglia. « Da 
ón animai de quella sort gh f era 
de spettass nient de mei »: « Da un 
animale di quella fatta non c'era 
da aspettarsi nulla di meglio ». 
« El là faa arestà da dò guardi 
che passava » : « Lo fece pigliare 
da due guardie che passavano ». 
« El s' e buttati aio dal Domm » : 
« Si buttò giù dalDuomo ». « Ouar- 
det dai pòli fregg*\ « Guardati dal- 
le acque chete ». « L'è andaa dal 
capp d'offlzi e... »: «e Si presentò 
al capo ufficio e... » « L'è staa as- 
soluta dai lader »: « Fu aggredito 
dai ladri ». « Lù el se guarda dai 
donn »: « Egli si guarda dalle 
donne ». Da Erod a Pilatt: Da 
Erode a Pilato. 

Daa : Dado. Giugà ai daa : Gio- 
car ai dadi. | Ohe voeur el daa 
sott al perno de Vuss se Va de gira 
polii. Ci vuol il rallino sotto il 
Dilieo o pernio dell' uscio se deve 
girare per bene. (Pr.) Con doma 
ón daa se giugo minga: Con un 
dado solo non si gioca. 

Dàcord: D'accordo. « Shmm da- 
cord » : « Siamo d'accordo ». « El 
m'à daa mieli che serem dacord »: 
« Mi diede il convenuto ». Andà 
dacord come duu angiói: Andar 
d'accordo come due angioli. D'a- 
more drt«orrf:D 'amore e d'accordo. 
Mèttes dacord: Mettersi d'accordo. 

Daoouà, Adaquare. Dacquà i 
fior: Innaffiare i fiori, —strad: 
— le strade. — i pagn: — inu- 
midire i panni. Dacquà ón praa: 
Irrigare un prato. Dacquà el latt, 
el vin: Allungare con acqua o 
annacquare il latte o il vino. (Di 
pioggia)* « -te vegnuda e V à dac- 
quaa i strad » : « È caduta ed ha 
annaffiato le strado ». Dacquà giò: 
Annaffiare il pavimento. 

— Daoquada, Annacquata.* Dagh 
giò óna bonna dacquada » : « An- 
naffia costì per bene ». « È vegnuu 
òna bonna dacquada »: « Cadde 
una pioggia ristoratrice o È venuta 
una Duona annacquata». 



tuoi (empi non ci fossero state moltissime 
persone civili, ohe, parlando milanese* 
osavano il da* come oggidì, par favel- 
tando in dialetto. 



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DAC 



- 176 — 



DAM 



— Daoqnadlnna, Un pò di an- 
naffiatura o Pioggerella, Annaf- 
fiatola. 

— Daoquadór, Innaffiatoio o me- 
glio Annaffiatoio. La scigoUa del 
dacguador ( Palla bucata ) : Mela 
o cipolla. 

— Daoquadorin, Piccolo annaf- 
fiatoio. 

— Daoquadóra, Annacquatrioe. 
Fossa dacquadora (Nei prati mar- 
citoi): Fossa annacquatrioe. 

Dada (come part. ieram. passato 
di Dà). Vedi Dà. 

Dadriss, A, di, per diritto. Oh 
cozzin — : Una testina assestata. 
«L'è ónfiosu dadrizz»: «Un ragaz- 
zo assennato ». On partii dadrizz: 
Un buon partito. Pensalla dadrizz: 
Pensarla bene. Adèss ti parla da- 
drizz: Ora ella parla a dovere. 
(Pr.) Se l'è fada dadrizz pia» anca 
la crosta del pastizz (vecchio in 
disuso): Vedi Croata. 

Dafa, Vedi Defà. 

Dafamlnchè (disusato), A che 
farne? 

Dagn (Volg.J. Vedi Dann. Nei 
pr. vecchi : Ne pan né pagn nò 
fan mai dagn : Vedi Pan. Quand 
la mèrda la monta in scagn o che 
la spuzza o cìie la fa dagn: Vedi 
Merda. 

DaLDalli. Vedi Dà. Dai e re- 
dai: Dalli e dalli. Dai al lader: 
Dagli al ladro. E dai che V e ón 
sciatti: E dagli o E dagliela! « E 
dai e dai el la spuntaaa » : « Fai 
fai, ha voluto spuntarla ». 

Dalmàtega (Volg.). Vedi Dal- 
matica. 

Dalmatica (Tunica da sacerdote 
in ufficio). Dalmatica. 

Dama, Dama. Dama de Cori, 
d'onor. de compagnia: Idem. Da- 
ma del biscottiti (in disuso) (1) (Pa- 
trizie ohe visitavano gli infermi 
nello spedai maggiore e portavano 
loro de^biscottini): Visitatrici. Gran 
dama : Gran dama. « Come se 
capiss che V e dna dama » : « Co- 
me si vede ch'ell'ò gentildonna ! » 



(1) La fra?e potrà per isoberao e per 
ironia suonar ancora sulle nostre labbra: 
ma come un ricordo del passato. Ora le 
dame del biscottino sono visitatrici del- 
l' Otpedate. e c'o il cawi ohe portino an- 
cora dei biscottini ai malati, ma cerio 
non s'azzardano a mostrarsi troppo cleri- 
cali come una volta. 



li 1 



[Dolce) Boceon de dama: Bocca 

, dama. | Scacchiere. Giugà a 
dama: Vedi Giatugh. (Carta da 
gioco) La dama de fior, depicch, 
ecc. : La dama di fiori, di picche. 

Damaixa, Gran dama. Damazza 
del biscottin. Dama visitatrìce. « In 
metz a otiti damazz la contessinna 
nauta la pareva ón póresin in la 
stòppa » : « In mezzo a quelle no- 
bilone la povera oonteaaina fatta 
di fresco pareva un pulcino nella 
stoppa ». 

— Damlnna, Damma. « La par 
dna damino » : « Pare una da- 



— Dama, Damare. « Dama an- 
ca sta pedinna » : « Damare anche 
questa ». 

Damateli, Damasco. Ona bèlla 
coverta de damasch: Una bella 
coperta di damasco. Il popolo a 
Firenze dice Dommasco. 

— Damasca*. Damascato. Oti 
vestii de seda damascaa: Un ve- 
stito di seta damascato, Ona lam- 
ma de sciabola damascada: Una 
lama di sciabola damascata. Ona 
damascada vera de Turchia: Una 
damaschina. 

— Damaschili , Damaschetto 
(Drappo). 

Damerin( A ft.), Damerino. «J2 g'à 
senssanfann e el vanir fa aneamò 
el damerin o ci pive II »:«ìif\ sessan- 
tanni e vuol far aucora il da- 
merino ». 

Damlglanna, Damigiana. Dami- 
gianna vestida e damigianna min- 
ga vestida: Damigiana vestita e 
damigiana nuda. « Alter che ón 
fiaseh Va fa óna damigianna » : 
« Altro che un fiasco (con quella 
sua commedia); una vera dami- 
giana ». 

Danà-anaa, Dannare. Fa danà 
l'anima: Far dannar l'anima. 
« Guarda come el dana »: « Guar- 
da come si rode ». Anima dana- 
da: Anima dannata. « Te see da- 
naa, va salta la mura » (in dis.) 
( Appross. ) : « Sei disperato , va 
ad appiccarti ». 

— Danazlón, Dannazione. La 
danazion de V anima : I d e ni. 
« Quella donna V è la mia dana- 
zion » : « Quella donna è la mia 
dannazione ». 

— Dana e anche Danna, Stizza. 
« Che danna/ » : « Che rabbia ! » 



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DAN 



-177- 



DAN 



Dan-dan, (Onomatop. del suono 
delle compone) , Ton, ton. « Se 
Mentita di pari de X un don dan 
confinar eh'el strengieva el eceur »: 
«S'udiva dalle parti di X uno 
scampanio insistente che stringeva 
il cuore ». _ .„ . 

Danda, Dando (1), Oscillazione. 
Dà la danda : Cullare. Dà la dan- 
dà (in dis.) : Dare la berta. I (Sia 
per ironia o sul serio) « La g'a ona 
eerta danda in de Vanda » : « Ha 
un certo non «o ebe o un certo 
garbo nel portamento o nell'an- 
datura che... ». « Vói te vceu fi- 
ntila con quella danda del scagli »: 
« Ohe, vuoi smettere di dondo- 
larti in quel modo sulla sedia? » 

Bandaio, (Arnese de calzolaio), 
Lustrino. 

Dandinn (Striscie per reggere 1 
bambini che cominciano a cam- 
minare) Lacci (Pst,), Dande .(2), 
Cigne. Tegnigh i dandinn a min 
(Fig.): Avere imo in briglia o te- 
nergli le briglie; reggerlo, gui- 
darlo. « Oramai se jpo tceugh via 
i dandinn » : « Ormai gli può la- 
sciar le briglie sul collo ». 

Danee, Denaro. Aveghftór deda- 
nee : Avere fior di quattrini. Ciap- 
pà danee : Prender quattrini. Ca- 
vàgh f attira danee : Spillar denari 
da uno. Dà f aura di danee : Met- 
ter fuori de' — . Vèss focura con 
di danee: Aver fuori dei denari. 
Fa danee : Far quattrini. « El fa- 
ria danee su la peli d'ón piasucc » : 
« Farebbe denari sull'acqua ». Fa 
danee fai»: Far moneta falsa. Fa 
su i danee eont el paloU: Fare 
quattrini i palate. Nò pensa che 
a fa dan> e : Non badare ohe a 
far quatti ini o non pensare che al 
quattrino. Danee fa danee: Ric- 
chezza fa ricchezza. Danee come 
tèrra: Quattrini come terra, Fa 
danee dona robba: Far denari, 
vendendo checchessia... Fa salta 
i danee: Non badar a spendere o 
spendere allegramente. Guadagna 
dance a montón: Guadagnar de- 
nari a staia o come rena. Maneggia 
danee : Maneggiar danaro. Nò 
vèssegh danee che le paga : Essere 



li) Danda ò precisamente dandinna mi- 
lanese. 

(2) Dande dice il Petrocchi nel tuo di- 
zionario, e Toce che le ne xa. 



impagabile. Scazud o tocca i primm 
danee : Riscuotere o toccare i pri- 
mi quattrini. Pocch danee pocch 
sant Antoni (in dis.) : Per niente 
non canta il cieco. « Là nò se giu- 
go se nò gh' è di ben danee » : 
« Laggiù non si fa di noccioli ». 
Danee danna (in dis.) (manco) 
(Appross.): Chi non ha quattrini 
non abbia voglie Opp. La ric- 
chezza non fa felici. Vess el re de 
danee (Appross.): Dono di consi- 
glio vai più che d'oro. Tegnì lì i 
danee mort: Tener i denari nello 
scrigno. Danee viv : Denari che 
fruttano. Vess danee buttaa via: 
Esser — buttati vin. Metaa parer 
e metaa danee (Appross.) : Dono 
di consiglio vai più che d'oro. 
« Ecco chi ón sacch de danee (mo- 
strando cosa assai costosa)»: «I- 
dem ». Nodà in di danee: Sguaz- 
zar nei — . « Dance e mi stèmm 
minga ben insèmma » : « A mei 
denari scottano in tasca». (Pr.) 
Vónt i danee se fa tutt coss : Co' 
danari tutto si ottieue. Danee e 
santiiaa metaa de la metaa : Quat- 
trini e santità metà della metà. 
Danee de giozugh tègnen minqa 
losugh: Quattrini di gioco mettili 
in tasca ci stanno poco. Chi fa i 
danee adora i so danee: Chi fa i 
quattrini poi li sta a covare. Chi 
g 1 à dance fa danee, e chi nò g' à 
danee el pò fa scusa el cuti per 
candilee nn ais.): Chi danaro non 
ha non abbia voglie. Danee e mes- 
sizia rompen et coli a la giustizia : 
Quattrini e amicizia rompono le 
braccia alla giustizia. Danee e pecca 
l'è cattiv stima: Vedi Peccò. Da- 
nee paga e cavali trotta: Idem. 
Senza danee i pret canten minga : 
Per niente non canta il cieco. 
« Faseva mèi con quii danee a an- 
dà a cà de Voffelee » (in din.) : « Il 
denaro s' attacca alle mani ». 1 
ciacier in ciaccier e i danee in da- 
nee: Le ehiacchere non s'iufUano 
Opp. Idiscorsi non fan farina. Ido- 
nee g'an i al: I danari vanno e ven- 
gono. I danee g'an la pesa : Il de- 
naro s'attacca alle mani Opp. Chi 
ha i quattrini li tiene stretti. / 
danee in faa per spend : I denari 
vanno e vengono. / danee in ro- 
tond per podi birlà : I danai-i son 
fatti per spenderli o La roba va e 
viene. « I danee se trceuven minga 



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12 



DAN 



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DAN 



per stradai»: «Vorresti dunque 
che io andassi a rubare ? » / dante 
van a mute, ehi ghe n' a tropp e 
ehi n' è enee : Chi ne ha troppi e 
ohi ne ha troppo pochi. La liber- 
taa de fa e aesfà nò ah' è dante 
che le paga : Sanità e libertà vai- 

§on più di una città. L'è mèi spend 
ante in pan che in medesinn: 
Meglio è spendere in pane che in 
ricette. Miralo ben, miralo tutto, 
l'omm sema danee come l'è brutto : 
Uomo senza denari è un morto 
ohe cammina. Opp. Chi ha è, chi 
non ha nulla è nulla. | (Parte d'un 
tutto o misura, in disuso) Danaro. 
Vivo n. fr.: Paga, lir, sold e da- 
nte : Pagare fino all'ultimo cente- 
simo. | (Carte, Minchiate, da gio- 
co) Danee, spad, copp e boston: 
Denari, coppe, spade e bastoni. 

— Daneraao, Danaiaocio (in di- 
suso). Mesterasefà danerase: Me- 
Btier ignobile, grasso guadagno. 

Daneggià - ena*giaa - egfiaaa , 
Danneggiare. « Mi el m'à aaneg- 
aiaa minga in poeeh » : « Me, mi 
ha danneggiato assai ». « El se 
daneagia Hi de per lù » : « Si dan- 
neggia da sé ». Colletta per i da- 
neggiaa de l'innondazión : Collet- 
ta pei danneggiati dell' innonda- 
zione. La tempèsta V à danneg- 
gila... : La grandine ha danneg- 
giato. 

— Dann, Danno (Vedi anche 
Dagn Volg.). La tempèsta Va faa 
6n gran dann a l'uga: La gra- 
gnuola danneggiò assai le viti. 
« Mi oo soffcrt ón dann de pussee 
che cent mila lira » : « Io ne ebbi 
un danno per più di cento mila 
lire ». « Lii el falla mai in so 
dann » : « E' non falla mai in suo 
danno, meglio, in proprio danno ». 
L'è mei sta ai pnmm dann: Me- 
glio è perdere che straperdere. 
Jiefà o compensa i dann: Rifare 
o compensare i danni. « Gh'è toc- 
eaa de paga dann e spes » : « Gli 
toccò di rifar i danni e pagare le 
aperte ». Chi è minción so dann : 
Chi è minchione suo danno. E, 
ehi glie l'avrà a mal, so dann: 
Chi T ha per male se la cinga. 
(Pr.). Aprii ghe n' à trenta e se 
piorèss trentun fa dann a nessun: 
Vedi Aprii. (* (Filtratura) « Sta 
barca chi la fa dann » : « In que- 
sta barca l'acqua filtra ». El vas- 



sèllelfàdann: Il vino dalla botte 
trapela. 

Dannà-nnaa-nnass . Dannare. 
Fa danna l'anima: Idem. 

Dannailón, Dannazione. « A la- 
vora sta robba l'è óna — » : « A la- 
vorar in codesta melma l' è una 
dannazione ». 

Dani, Dante. Péli de dant : Pel- 
li di Dante, Scamoscio. 

Dantell (D. Fr.). Trina. 

Dapochlaia (In dia.), Dappocag- 
gine. 

Dapós. Vedi Após. 

Daquà. Vedi Dacquà. 

Darden (Specie di rondine), Dar- 
danelli 

Dàrsena , Darsena. La darsena 
de porta Tieines: La darsena a 
Porta Ticinese. « El g'à sul lagh 
óna villa con darsena » : « Ha sul 
lago una villa e la darsena». 

Darusc (In dia.), Ruvido. Daruse 
come óna sprèlla: Sgarbato come 
un villano. 

Darvi (Volg. id.). Vedi Dervì. 

Datà-ataa. Datare. Dataa de 
Romma: Colla data di Roma. Da- 
taa del primm agost: In data pri- 
mo agosto. L'è datada eoi giorno 
de l'impostadura (di lettera): Por- 
ta la data del giorno dell'impo- 
stazione. 

— Data, Data. In data del...: 

Ìn data del... L'è de antica data: 
£ di antica data. 

Datass (Volg.). Vedi Adattass. 

Dattol (Volg.). Vedi Datter. 

Datter, Dattero. (Pr.) Chi pian- 
ta datter nò mangia datter: Chi 
pianta dàttero, non mangia dat- 
teri. 

Davantagg, Davvantaggio.* Oo 
giamo ditt datantagg » : « Ho già 
parlato d'avvantaggio ». 

Davanti, Davanti. El davanti 
de la camisa: Idem. 

Dazi, Dazio. De ehi al dazi ghe 
sarà cinqìicent pass: Da qua alla 
porta ci saranno cinnuecento pas- 
si. Fceura del dazi : Fuori di por- 
ta. Ciappàel dazi: Fuggire. | A- 
vègh quuicoss o nagott de dazi : C'è 
nulla da gabella? Dazi consumm: 
Dazio di consumo. Fa de eoión 
per nò paga dazi : Fare lo gnorri 
per non pagar gabella. (Pr.) Tutt 
t paroll paghen minga dazi : Non 
tutte le parole pagano gabella. 

— Dazlà-zlaa, Daziare. « Ch'el 



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DAZ 



- 179- 



DEB 



nie dazia sti polaster » : « La mi ga- 
belli questi polli ». « Oh'è nient de 
dazia * » : « Ce nulla da daziare ? » 

— Daziee, Gabelliere , Guardia 
daziaria. « El daziee el m'à /ernia- 
ria»: « Il gabelliere mi fermò ». 

— Daslètt (iu die.), Il dazietto. 
De, Di.«X'émè<fetm»:«Emio». 

Bobba de strapazzi Roba di stra- 
pazzo. «L'è robba de mangiali » 
(s'intende co* baci) : « Idem ». | De, 
Da. « Uè tutt de god » : « Egli è tut- 
to da godere (1) ». « El divrnd min- 
ga de mi»:* Non dipende da me ». 
« FA sort de casa ai naeuv ór » : 
« Enee o »orte di o da casa alle 
nove ». « Nient de dazzi / » : « Nulla 
da daziare ? » | Dà de sbianca: Dar 
a imbianchire. Dà de pensa: Dar 
a pensare. « De lader chi ghe n' e 
nò» : « Ladri qui non ce n'è». Vèss 
de teater, de fèsta de ball: Essere 
di teatro, di festa da ballo. Baf- 

{aèU de Urbin: Raffaello da Ur- 
tino. 

r*, Dea. « L'è óna dea d'amor» : 
un occhio di sole ». « La mia 
dea » : « La mia adorata ». 

— Deessa, Deessa (in dis.), Dea. 
I dèi e i deess de l'Olimpo de car- 
ton (in certe operette): I dei e le 
dee dell'Olimpo. 

Debà (D. Fr.) (Giornale noto), 
I Debats, Debà. 

Debass, D'abbasso, Giù. « Ven 
debass » : « Vieni giù, Scendi giù ». 
« Stand debass el se ved mèi » : « Da 
basso lo si vede meglio ». I stanz 
debass in umid come: Le stanze 
d'abbasso o terrene, sono molto 
umide. « / vista che sta chi debass 
a second pian » : « I pigionali di 
sotto a noi ». 

Deben, Dabbene. On omm de- 
ben: Un uomo dabbene. 

Debet (Volg.). Vedi Debit. 

Debit, Debito. Debit séra dèbit : 
Idem. Vèss pien de debit: Aver 
più debiti che la lepre o Affogare 
nei debiti. « Lù el pienta debit de- 
perititi » : « Egli pianta chiodi dap- 
pertutto ». Tirass al coli ón debit: 
Accollarsi un debito. Nettass di 
debit: Estinguere ogui debito. Tra 
in debit: Addebitare, Porre a de- 
bito. Andà in debit : Riuscir de- 



ll) La frase è nuova a Firenze? Ma il 
fòdere nel «eneo di burlartene è vecchia. 



bitore. Mètt a debit: Mettere a de- 
bito. | El debit pubblich: Il debito 
pubblico. Debit de coscienza: De- 
bito di coscienza. « Lù Ve in debit 
vers de mi d'óna visita » : « Ella mi 
deve una visita ». « Uà pagaa an- 
ca lù el so debit » : « Anche lui pa- 
gò il tributo alla natura ». (Fr.) 
Chi né g'à debit l'è scior : Chi non 
ha debiti è ricco o è un signore. 
Chi paga i dèbit perd el crédit: 
Chi non ha debiti non ha credito. 
Errór nò paga debit: Sbaglio non 
paga debito. Per i debit se va pù 
m preson : Per debiti non si im- 
picca. 

— Debitin, Debituzzo. « El g f à 
intorno ón quai debitin de nagott»: 
« Ha qualche debituccio, ma di 
ben poca cosa ». 

Debitor, Debitore. Debitor mo- 
rós : Debitore moroso. « Mi te san 
debitor d' óna risposta, d* óna vi- 
sita, ecc. » : « Io ti sono debitore 
d'una risposta, d'una visita ». 

Dèbol, Debole. Vista, pois, vin, 
memoria— .-Vista, polso, vino, me- 
moria debole. El convalescent V è 
ancamò debol: 11 convalescente e 
ancora debole. Tocca vun in del 
so debol: Toccar uno nel debole. 
«e G' oo ón debol per quella crea- 
tura »: « Ci ho un debole per 
quella creatura ». 

Debolezza, Debolezza. Debolezza 
in di gamb : Debolezza di gambe. 
\ (Morale) « El g'à la debolezza de 
credes ón bell'omm » : « Ha la de- 
bolezza di credersi un bell'omo ». 
(Esclam.) « Debolezze ! » : « Debo- 
lezze ! » 

— Debolln, Debolino. « In del 
frances l'è ón poo debolin »: « Nel 
francese è deboluccio, il figliolo ». 

— Debolment, Debolmente. «Mi 
ghe disi debolment che Hi el fa 
mal a... » : « Le dico debolmente 
che lei fa male a... » 

Debón, Di buono. « Te diset de 
bon ì » « Parli da senno ì » « El s'è 
miss a studia de bon » : « S'è messo 
a studiare di buzzo bono ». « El 
g' à debon che V è onèst, ma l'è ón 
tarlucch » : « Ha di bono che è 
fidato, ma è grullo ». 

Deboscé (D. Fr.), Debosciato. 
« L'è ón deboscié de prima forza »: 
« È un debosciato o dissoluto di 
prima riga ». Villa de deboscié: 
Vita debosciata. 



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DEB 



-180- 



DEC 



DebOBC (D. Fr.), Deboscia(l), 
Scapigliatura (non com). Dass a 
la debosc: Correre la cavallina. 
Fa debo8C insàmma (in di».): Ac- 
cozzare i pentolini. 

Debutta-uttaa (D. Fr.), Debut- 
tare (Voce bollata), Esordire sulla 
scena. « L'à debtittaa l'ann vassaa 
al Dal Verme » : « Esordì V anno 
scorso sul teatro Dal Verme ». 
« Qnell deputaa Va debuttaa ma- 
loti»: « Quel deputato incominciò 
maluccio ». 

— Debuti, Debutto. « Stasira 
debuti de la stira A'»:« Stasera 
debutto della signorina X ». A san 
March gh'c el debutt de ón predi- 
catór gwvin: A San Marco de- 
butto di un «ovine predicatore. 

— Debuttant. Debuttante. Esor- 
diente. « Lag'à ci scagg: rè de- 
buttant » : « Ha timore ! È un esor- 
diente ! » 

Decade-caduu (P. N. Aff.j, De- 
cadere. « Adess nò se parla che 
del decade e de decadenza »:« Ora 
non si parla ebe del nostro deca- 
dere ». Famiglia decudnda : deca- 
duta. On nomi decaduti : Un no- 
bile ricaduto. 

Decalcomania (P. N. In dis.), 
Idem. 

Decalogh, Decalogo. I des co- 
mandament del decalogh: I dieci 
comandamenti del decalogo. 

Decampa - campaa , Decampa- 
re (2), Desistere. Decampa di so 
prete» : Desistere dalle sue pretese 
o Rinunciare alle pretese. « Mi de- 
ca m/n minga » : « Io non cedo Opp. 
Io non muto opinione ». 

Decan, Decano. El decan del 
capitol, del Domm: Il decano del 
capitolo, della cattedrale. El decan 
di aeocatt: Il decano degli avvo- 
cati. 

— Decanaa, Decanato (Civ.). 
El decanaa del Sacro Collegio : Il 
decanato del sacro Collegio. 

Decapp, Daccapo. « Tornèmm 
drapp » : « Torniamo da capo ». 
« Ohe, tórnem de capp t » : « Ohe 
là. la ricominciamo ? » De capp a 



(Il Parola bollata n. gran ragiono. In- 
tnfti il I'ptror.-hi che pur ha il debosciato 
f1-iru«;o fiorentino non inette il deboscin* 
ri o pur si sente «.p.sso. 

(2) Vi -ce sc'entitW-n nel solo significato 
di /-'ti/ e il caini-». 



fónd: Da cima a fondo. Armaa 
de capp ai pè: Vedi Capp. 

Decanta, Decantare. 

Decavè (Terni, di giocatori (D. 
Fr.), Macinato. 

Decenza (P. N.), Deoonza. «Ficcui 
ón poo de decenza, per Bacco ! » : 
« Ragazzi un poco di decenza per 
Bacco ! » Oabinètt de decenza: 
Idem. 

— Decent (P. N.), Decente. Ohe 
nient de pussee decent che ón bi- 
gliètt de cent (bisticcio) : Nulla di 
più decente d'un biglietto da cento. 

— Decentement (P. N.). « L' e 
minga scicch ma l'è vestii molto 
decentement »: « Non va in ghin- 
gheri ma veste decente ». 

Deche, Da che. « De che nò te 
vedi è success... » : « Dacché non 
t'ho più veduto è successo ». I Ves- 
segh ben pocch de che: Esserci 
ben poco di che. 

Decld-ecls-ecldeB, Decidere. CAI 
bisogna decid quell che se dev fa : 
Qui Disogna decidere sul da farsi. 
« El stanta a decides » : « Non si sa 
decidere ». | « JE7 decid sossènn de 
vess putlosl insci , che insci, o, 
cotti » : « Monta assai o Conta per 
molto che la cosa sia piuttosto 
così che così ! ». | On color decis: 
Un colore schietto o aperto. On 
omm molto decis in di so robb : Un 
uomo risoluto o deciso nelle sue 
cose. « L' è decis a tutt » : « È — 
o pronto a tutto ». 

Declalón, Decisione. On omm 
senza — : Un uomo senza deci- 
sione. La decision della causa: La 
decisione della lite. 

— Decisi?, Decisivo. « Al mo- 
ment decisiv el m'è maneaa sott »: 
« Al momento decisivo gli cascò 
l'asino ». « Va ben tutt, ma mi vo- 
raria sentì de lù óna parolla de- 
cisiva » : « Tutto va bene, ma io 
vorrei sentire da lei una parola 
decisiva ». 

Declinà-cllnaa, Declinare. De- 
clina vint volt el verb obbedire, f>er 
castigh: Declinare venti volte il 
verbo ubbidire, oer castigo. (Civ.) 
« Uà declinaa la candidatura » : 
« Declinò la candidatura ». 

— Declinazlón, Declinazione. 
La dcclinazion di verb : La decli- 
nazione «le* verbi. 

Decollazión, Decollazione. (Civ.) 
La decollazión de san Giocanti 



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DEC 



-181 — 



DED 



Battista: La decollazione di san 
Giovanni. 

Decora-oraa (P. N.), Decorare. 
Decora ónagiesa: Decorare una 
chiesa. «L'àn decorna de la eros 
di san M. eX.»: «L'hanno deco- 
rato della croce di san Maurizio 
e Lazzaro». 

— Decorazión , Decorazione. 
« L'era pien de deeorazion » : « Co- 
perto di decorazioni ». I La — d'ón 
teater per óna festa : La decora- 
zione d'un teatro per una festa. 

Decott, Decotto. Decott de mal- 
va, de tamarind, ecc.: Decotto di 
malva, di tamarindo, ecc. Ghe 
vanir alter che di decott : Panni- 
celli caldi ! (Pr.) Pinól de cusinna 
e decott de caulinna: Pillole di 
gallina e siroppo di cantina. 

— Decottln, Decottino. 

— Decozión, Decozione (Non 
coni.), Decotto. Vedi Decott. 

Decrèpet (Volg.). Vedi Decrepit. 

Decrèplt, Decrepito. Véce de- 
crepit : Vecchio decrepito. Societaa 
decrepita : Società — . 

Decretà-etaa-etasB, Decretare. 
« El re V à decretaa » : « Il re de- 
cretò ». « FI s' è decretaa Ih de 
per lù el titol de omm de gènni*: 
« Si arrogò da sé il titolo di omo 
di genio». 

— Decretili. Quattro righe di 
decreto. « Ghf è rivaa tra capp e 
coli ón decretin...»: «Gli arrivò 
un decretino tra capo e collo». 

— Decretón, Gran decreto. 

— Decreti, Decreto. Decreti de 
nomina: Decreto di nomina. De- 
creti ministerialt redi: Decreto 
ministeriale, reale. (Civ.) I decreti 
tle la proviaenza : I decreti della 
Provvidenza. 

Decrottoeur (D. Fr.), Lustrasti- 
vali, Lustrino. (Padre a figlio grul- 
lo) « El saria ben mei che te an- 
dasset a fa el decrotantr del po- 
pol » : « Sarebbe meglio che tu t'ac- 
conciassi a fare il lustrascarpe». 
La cassetta del decrotamr : La cas- 
setta del lustrascarpe. 

Decurta (in dis.), Decuria. Indi 
scoi del sècol passaa gh'era. i de- 
curi : Nelle scuole del secolo scor- 
so c'erano le — . 

— Decurión, Decurione (R. St.) 
I decurión d'&na volta in i consi- 
glier municipai de adèss : I decu- 
rioni del secolo scorso erano co- 



me i consiglieri comunali d'og- 
gidì. 

Dedè (in dis.), N. fr. : Fa noria 
dedè : Baloccarsi, Fare bambinate. 

Dededent (Volg.). Vedi Dent e 
Denter. 

DedefOfura (Volg.). Vedi Fatimi. 

Dettela (Volg.). Vedi De là. 

Dedeli (Volg.). Vedi De l). 

Dedenanz ( volg.). Vedi Dcnanz. 

Dedent, Dentro. De dent se sen- 
tiva a vosà: In casa si sentiva che 
s'abbaruffavano. De f aura Ve hell f 
ma dedent l'è mar se : La buccia è 
bella, ma il di dentro ò mezzo, o 
guasto. 

Dedeaóra (Volg.). Vedi Desóra. 

Dedesott (Volg.). Vedi Desott. 

Dedica - lcaa - lcasz, Dedicare. 
« L'à dedicaa el so liber a sóa ma- 
der » : « Dedicò il libro a sur. lan- 
dre ». | « El s'è dedicaa a la dram- 
matica » : « S'è dedicato alla dram- 
matica ». 

— Dedica, Dedica. (Scritto) On 
liber con la dedica a: Un libro 
eolla dedica a. (Atto) « FI g'à fan 
la dedica della romanza in mi be- 
moll » : « Le fece la dedica della 
romanza in mi bemolle». 

Dedù-edótt, Dedurre. Chi biso- 
gna dedù i spes del viagg : Qui bi- 
sogna dibattere o diffalcare, le 
spese del viaggio. | On esempi de- 
doti dalla storia romanna: Un 
esempio dedotto dalla storia ro- 
mana. 

— Deduzión, Deduzione. Dedu- 
zioni fad€i... : Deduzión fatta. 

Dearee (Come sostantivo), Di 
dietro. « Quella casa la g'à ón bèli 
dedree » : « Quella casa ha un bel 
di dietro ». i" gamb davanti e i 
gamb dedree: Le gambo davanti 
e le gambe — . Avègh vun in del 
dedree: Aver uno in quel servizio. 
« Dedree ! » ( jfrido de' monelli ai 
cocchieri ) : «Bada al di dietro » 
(Udita a Pisa). (Al bigliardo)«6 T iàj»- 
pela dedree » : « Dalle di ristorno ». 

— Dedrevla , Dietrovia. ( Modo 
usato nelle montagne piHtoiesi con 
Fuorivia ed altre parole poche ) 
Di dietro o Dietrovia. 

— Dedrizz. Vedi Dadrisz. 
Defà , Faccenda. « FI g' à el so 

bèli defà»:«È\n gran faccende ». 
Dà de fa: Dar da fare. « Cossa te 
vègnet chi defàì » : « Perchè \ ieui 
qua?» 



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DEF 



-182 — 



DEL 



Defeni (Volg.). Vedi Definì. 

Defesta, Le bone forte. Paga 
de fetta : Mandar o dar le bone — . 
« Zio. come, costa te me dee tt'ann 
per de festa? » : « Zio ohe regalo 
ini fai quest'anno per le feAte ? » 

Deficit, Deficit. S'è seopert ón 
deficit de cassa: S'è scoperto un 
deficit in cassa, I noster flnanz 
preteriteti ón deficit contino*: Le 
nostre finanze presentano un de- 
ficit perenne. 

Defila, Sfilare. « Oo vitt di qran 
soldaa a defila in la contrada » : 
« Ho veduto molta truppa a sfilar 
nella via ». 

Definì-lnli, Definire. 

Deglà, Di già. De già che...: 
Giacché. « Oh ci tara tic già ón 
ann che... » : « Sarà già passato un 
anno, dacché... » « Tee aegià o gia- 
mo finii? »:«Hai già finito ?»« Co- 
inè? I/è de già óra. de andà a fa- 
voto ?»:« Come ! È di già l'ora di 
andar a pranzo o di sedersi a ta- 
vola ? » 

Defluii (Volg.). Vedi Digiun. 

— Deglunà (Volg.). Vedi lati- 
Degn, Degno. « L' è nanca degn 

de bota la terra dove lu el mètt i 
pee » : « Non è degno di baciare la 
terra che l' altro calpesta ». « L' è 
nanca degn de lazzagh i tearp » : 
« Non è degno di legargli le scar- 
pe». 

Degnà-egnaa-egnats, Degnare. 
« El t'è nanca degnaa de rispon- 
dem » : « Non s' è degnato neppur 
di rispondermi ». « La m'à nanca 
degnaa d' ón* oggiada » : « Non la 
mi degnò d'un solo sguardo ». « Me 
degni minga »: « Non mi degno ». 

— Degnazlón, Degnazione.* CVi'eJ 
g' abbia la degnazion de damm a- 
trà ón minuti » : « Abbia la degna- 
zione di darmi retta o di ascoltar- 
mi un minuto». 

Degiada-aaaa-adaea , Degra- 
dare. 'Primma V dn degradaa e 
p&u l'dn fusillaa in la schérma » : 
« Prima lo hanno degradato , poi 
l'hanno fucilato nella schiena ». 

Dèi. Dello. La ciav del porteli : 
La chiave dello sportello. « U à 
ciappada in del gceubb » : « L' à 
avuta nel gobbo », Ona cortellada 
in del venter: Una cortellata nel 
ventre. 

Delegà-agaa, Delegare. « El mi- 



nitter Va delegaa duu professor 
per esamina i document » : « H mi- 
nistro ha delegato due professori 
all'esame dei documenti ». Delegaa 
de Questura: Delegato—. 

— Delegaslón, Delegazione. La 
Delegazion de Questura: La de- 
legazione di pubblica sicurezza. 

Delfin, Delfino. El Delfin V era 
el fiam del re de Francia: Il Del- 
fino era il figlio del re di Francia. 
| Intorno al bastiment gh* era di 
delfin : Intorno al bastimento guiz- 
zavano i delfini. 

Dellberà-beraa, Deliberare. 
(Civ.). El Consili municipal V à 
deliberaci de...: U Consiglio muni- 
cipale deliberò di. « All' asta la 
casa ohe V dn deliberada alù»: 
« All'incanto la casa fu deliberata 
o aggiudicata a lui ». 

Deliberatari, Deliberatario. 
« Deleberatari toni restaa mi con 
eentmila lir de spes » : « Rimasi 
io deliberatario pagando cento- 
mila lire ». 

Delicaa, Delicato. Omm delicaa: 
Omo delicato. Salut delicada: Sa- 
lute delicata. « L'è de pèll t de stò- 
megh, de nero, delicaa » : « Ha la 
pelle, lo stomaco, i nervi delicati ». 
Argoment delicaa: Argomento de- 
licato. 

Dellcadln, Delicatuocio. « Quell 
fioRu V e tanto delicadin » : « Quel 
ragazzo è tanto delicato ». 

Delicatezza (P. N.) , Delicatezza. 
« Pien de deiicatezz » : « Pieno di 
delicatezze. 

Deligenia e Diligenza (P. N.) t 
Diligenza. « In di so robb el ghe 
mètt óna gran diligenza » : « Nelle 
cose sue mette una molta © gran, 
diligenza ». | Dove va minga el 
vapor va aneamò la diligenza: 
Dove non va la ferrovia, trotta 
la diligenza. 

Delma (In die.), Delimare (Vo- 
leva dire rodere, consumare, ma 
è caduto). 

Delin, Delin. (Onomat. del suono 
d'un campanello) Dilin dilin. (Ai 
bambini) Oggin bèli, tò frodili, 
oregainna bèlla toa sorèlla, cam- 

Camn che fa delin delin. Occhino 
elio, suo fratello, ecc. 
Deliqui, Deliquio. Andà in de- 
liqui : Cadere in deliquio più co- 
mune Aver uno svenimento. 
Dellrà-iraa, Delirare. « Sianoti 



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DEL 



-183- 



DEM 



la delirava » : « Stanotte la pove- 
rina delirava ». « Ma ti ade** te 
deUrelf»: « Ma tu deliri o vaneggi». 
Delirant, Delirante. « L'dn missa 
in la sala di delirant » : « L' Anno 
messa nella sala dei deliranti ». 
« L'è delirant adree a quella... »: 
« È in delirio per quella... » 

— Deliri, Delirio. Andò in de- 
liri: Delirare. (Civ.) «Ma guest 
le ón deliri de esaltaa » : « Codesto 
è un delirio di niente esaltata». 
I « Quand Vdn viti Ve staa ón de- 
liri » : « Appena lo hanno visto fu 
un delirio». 

Delitt, Delitto. Confessa el de- 
lilt : Confessare il delitto. Corp 
del delitt : Corpo del delitto. « Me 
n'à faa ón delitt come se avèss 
mazzaa me pader » : « Me ne fece 
un delitto come se avessi ucciso 
mio padre ». 

Delizia, Delizia. On sit de de- 
lizia: Un luogo di delizia. La de- 
lizia de la casa : La delizia di casa. 
« Sto freschin V è óna delizia » : 
m Questo freseolino è una delizia ». 

— Delixietta (poco usato). Vedi 
Paradisin. 

— Dellziós, Delizioso. Yitta, sit t 
frutt, piati, sorbètt, ecc. delizios: 
Vita, luo^o, frutto, vivanda, sor- 
betto delizioso. 

Delsadess (Volg. id.). Vedi Dès- 
s'adess. 

Deluvi (Volg.). Vedi Diluvi. 

Demagogo, Idem. (Non pop.) (P. 
N.) Se pò vèss molto democratica 
e minga demagogo : Idem. 

Demeneman, Di mano in mano. 
« Demeneman che ariven fai resta 
servii » : « Di mano in mano che ar- 
rivano falli restar serviti o entrar 
in sala». 

Demertt, Demorito. « Ohe n' à 
faa ón gran demerit » : « Gliene 
fece un demerito grande ». « A 
scola el g'à avuu di pónt de de- 
merit » : « Ebbe de* punti di deme- 
rito a scola». 

Demezz, Di mezzo. Ona roblm de 
mezz: Una cosa mediocre o mez- 
za e mezza. Ciappà óna via de- 
mezz : Pigliare una via di mezzo. 
Piati de mezz: Piatto di mezzo. 
Fa el piati de mezz : Far il o la 
mezzana. 

Dominion (Volg.). V. Dimission. 

Democrategh (Volg.). Vedi De- 
mocratieh. 



Democratici!, Democratico. Go- 
verno democratich: Governo de- 
mocratico. Partii — : Partito de- 
mocratico. « El g'à di maner mol- 
to democratich » : « Ha delle ma- 
niere molto democratiche (e iron.) 
molto scortesi». 

Demoni, Demonio. J demoni de 
l'infèrno: Idem, l'ess ón demoni 
in carne e oss : Essere un demo- 
nio in carne ed ossa. / tentazión 
del demoni : Le tentazioni del de- 
monio. Salta sii come ón demoni: 
Saltar su come un demonio. 

— Demonlètt, Demonietto. 
« Quell ficeu Vèun vero demoniett » : 
« Quel ragazzo è un vero demo- 
nietto ». 

Denanz, Dinanzi. « Ohe sontpas- 
saa denanz » : « Gli pasnai innanzi 
o Lo dinanzai ».« Te me faa salta el 
denanz dedree» : « M'hai fatto da- 
re uno scossone o Mandare il core 
in bocca o M'hai fatto trasalire ». 
« Ma guarda che te ghe l'ee propi 
lì denanz» : « Ma guarda che l'hai 
proprio lì davanti ». « Denanz che 
te daga in man ancamò ón cor- 
tèli... » : « Prima ch'o ti disi ancora 
in mano un coltello... » Podè sta 
denanz a chisessia : Poter stare in 
paragone a chicchessia, (lu fatto 
d'onestà) « Gh'è nissun che ghe sta 
denanz » : « Nessuno lo sorpassa ». 
« Stoo denanz mi» : « Entro io 
mallevadore». Hi denanz d' óna 
casa, della carrozza, de la camita: 
Il dinanzi della casa, della car- 
rozza, il «lavanti della camicia. 

Denc (Volg.). Vedi Dent. 

Dencla(Volg.), Addentare. « Bi- 
sognava vedèll a dencià quell pomm 
tant el g' 'aveva famm » : « Bisogna- 
va vederlo taiito era affamato a 
addentar la mela ». 

— Denclada (Volg.), Dentata. 
« Ghe se red a nino sul nas la den- 
ciada ch'el g'à dna » : « Gli «i vede 
ancora sul naso la dentata che 
gli diede ». « Lassem dagli óna 
dentada a quel pomm » : «Lascia- 
mi dare un morso in quella mela ». 

— Denclatter , Dentacci. « El 
q'à di dencialter color de cicco- 
latt» : « Ha dei dentacci sudici». 

— Denclon (Volg.). Vedi Den- 
ton. (Di persona che che ha lunghi 
denti e in fuori) (Volg.) Dentone. 
On dencion d'ón omm : Un den- 
tone di uno. 



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DEN 



-184 



DEN 



- Dendtt (Volg.). Vedi Dentiti. 
Denomlnator(Tcrm. di aritmet.), 

Denominatore (Il numero che nel- 
le frazioni indica in quante parti 
è diviso l'intero). 

Denonxia-onxiaa-onxiaaa , De- 
nunziare. Denonzià la cà o dà la 
denunzia de spazza: Disdire la 
casa o mandare la disdetta. De- 
nunzia segrètament: Denunziare 
segretamente. Denonzià in boti: 
Dar disdetta in tronco. 

— Denónzla, Denunzia, Fa la 
*6a brava denonzià alla Questura : 
Far l?. sua brava denuncia alla 
Questura. Denonzià de flnida lo- 
eazión : Disdetta della casa. 

Denotà-notaa, Denotare. « Quèst 
el me denota che gh'è di guai per 
aria » : « Ciò denota che ci sono 
de' guai in vista». El barometro 
el denota o el segna beli temp : Il 
barometro segna bel tempo. 

Dent. Dente e Dentro. Spénta 
o Cascia i dent o i dentiti: Met- 
tere i denti. Avègh di ben dent: 
Avere buoni denti. Avègh i eleni 
tutt bus: Aver i denti bucati o 
cariati. Avègh la rabbia in di 
dent: Avere l'uggia ne' denti. Bal- 
la i dent : Dondolar i denti. Fa 
balla i dent (Mangiare) : Far bal- 
lare i denti. Cava i dent: Levar 
i denti. Ligà i dent : Allegar i den- 
ti. Muda i dent: Mutar i denti. 
Andàfmura i dent: Cadere i denti. 
« M'è andaa fetura tutt i — » : « Mi 
son cascati tutti i denti ». (Qua- 
lità diverse) Dent de lati: Vedi 
Dentin. I second dent : Fuori dai 
dentini. Dent canin, molar, og- 
giaa, de la sapienza: Denti ca- 
nini, molari, occhiali, del giudizio. 
(Condizione di essi) Dent san, 
guast, giazzmu, disugual, a re- 
tteli, cónt el caleinasz , remiss, 
/ranch Denti sani, guasti, diac- 
ci oli, ineguali, a sega, col tarta- 
ro, finti, forti. Bocca senza dent: 
Bocca sferrata. Dolor de dent: 
Dolor di denti. M. d. d.: Avègh 
i dent in gola (Specialm. di av- 
vocati) : Esser avidissimo. Fa ve- 
gnì V acqua ai dent : Far venire 
l'acquolina iu bocca. Mola el dent 
e mena i dent : Far sonare o bal- 
la ri» i denti. Mostra i dent: Mo- 
strar i denti. O ci dent o la ga- 
iias8n: O dente o ganascia Opp. 
O moca o pelle. Parla futura di 



dent : Parlare fuor de' denti. Ligà 
i dent : Allegare i — . Parla in di 
dent: Parlare fra' denti. SbaU i 
dent : Sbattere e battere i denti. 
P. E. : « Cessa quel vizi de sbatt i 
dent quant te manget » : « Sbatte- 
re ». « HI sbatterai dent del/règg »: 
« Battere ». Serizzà i denti : Arro- 
tare o scricchiolare i denti. Str 
i dent : Stringere i denti. Te* 
la lingua in di dent: Tener la lin- 
gua dentro o nei denti. Tiralla 
con i dent : Strappar la vita co' 
denti o tirarla coi denti. Toc- 
ca nanea &n dent : E' non gli 
tocca un dente. Robass el pan 
f avara di dent : Rubarsi il pane di 
nocca. Vèss minga carne per i sa 
dent : Non essere carne pe' suoi 
denti. Cavalier del dent: Cava- 
liere del dente. Paga duu occ.e 
ón dent: Vedi Oce. Dà al dent: 
Dar al dente. Pólver per i dent : 
Polvere per i denti, El spazzetin 
di dent : Lo spazzolino per i denti. 
El fér de cava i dent : Idem. (Pr.) 
Se el dent l'è gitasi bisogna cam- 
biagh el nomm (Appross.) : Il den- 
te va cavato quando duole. La 
lingua la boti dove che deeur el 
dent: La lingua batte dove il 
dente duole. | (Delle bestie) Dent 
de presa: Zanne. (Cavalli) Dent 
barbiroeu: Denti quadrati. Dent 
bus: Dente cariato. Dent de mezz: 
Denti molari. Dent de latt: Vedi 
Dentin. Dentón : — mascellari. Fa 
i dent: Mettere i denti. Lassa i 
primm dent: Uscir di dentini. I 
(Nel filo di coltelli o forbici, ecc.) 
Tacca. (Nelle ruote di macchine) 
Dente. I dent del pèltin : I denti 
del pettine. I dent d'ón restèll: 
Denti di rastrello. | (Scalpelli di 
piallatori) Dent de ean: Denti di 
cane. 

— Dentaa (Sporti di mattoni 
per porter rifabbr.), Addentel- 
lato. 

— Dentada, Dentata. « El g'à 
daa dna dentada rabbiósa » : « Gli 
diede un morso rabbioso ». 

— Dentadura, Dentatura. « La 
g'à óna supèrba dentadura*: « Ha 
una bellissima dentatura ». Detir- 
tadura riméssa: Dentiera. 

— Dentasc. Dentaccio. 

— Dentin, Dentino. (Vitelli) An- 
dà fozura di dentiti : Andar fuori 
di dentini. (Di persona) « Che bèi 



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DEN 



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DEN 



dentiti quella tósa » : « Che bei 
dentini ciucila fanciulla ». 

— Dentirau. Vedi Tettiravu. 

— Dentista, Dentista. Tutt % 
dentista foreste* vegnuu a Milan 
dn faafortunna: Tutti i dentisti 
stranieri venuti a Milano hanno 
fatto o fecero fortuna. 

— Dentón, Dentone. Dentoni de 
avocati: Idem. 

— Denterà, Dentiera. La g' à 
la denterà: Ha la dentiera. 

Dent o dentar, Dentro. Xndà 
dent : Entrare. Andò dent del do- 
si: Entrar in città. Andà dent: 
Andar in prigione. Andà dent e 
f apura col discórs : Annaspare. An- 
daah dent tanti brazza de pann in 
d'on vettii : Occorrere tanti metri 
di panno per un vestito. Andagh 
dent tanti dance per... : Volerci di 
molti quattrini per... Boria dent : 
Cadere in... Borlagh dent : Incap- 
pare. Borlagh dent finna al eoli : 
Caderci a capofitto. | Dà dent in 
quaicoss: Urtare in checchessia. 
Daghdenl: Lavorare. P. E. : Dagh 
dent a s'ceppacazzuu : Lavorare a 
mazza e stanga. « G' oo daa dent 
a quell lavora e Voo finii » : « Ci 
ho dato dentro a quel lavoro e 
Tho terminato ». Dà dent 6na rob- 
ba in d'ón eontratt: Appiccicare 
qualche cosa, in un contratto. 
« Dagh denler » (alle boccio) : « Ti- 
ra il rappezzo ». Dà in dent ón 
mal: Rientrare. | De dent: Den- 
tro o Internamente. De dent gh'è 
la magagna: Di dentro e' e la 
magagna. « Se sentiva de dent a 
battatà » : « Nella casa o nella ca- 
mera attigua si sentiva leticare ». 
Métte* dent : Mettersi in... Métte* 
dent coni i man e coni i pee : Met- 
tercisi coli' arco della schiena. 
Mette* dent in d'óna speculazión : 
Mettersi in una speculazione. Mèt- 
tegkell dent a vun (bassiss.) : Ac- 
coccarla a uno. MeUeqhel dent 
longh ón brazsa ( trivialità. ) o 
Metteghel dent a eoa de róndin 
(volgariss.): Trappolo re uno o an- 
rhe solo Spuntarla, Vincere. Vèss 
dent : Essere dentro. « Se pò? » 
« No : gh'è denter gent » : « Si può 
vederlo !» « No. C'è gente ». Vess 
dent o denter: Essére un min- 
chione. Yèss dent come ón bógher : 
Esser un pezzo d'asino. Yèss dent 
in tutt i societaa, in tutt i eotterii : 



Essere di tutte le società, di tutto 
le compagnie, di tutte le verzicole. 
Vèss dent a mceui: Essere in 

fuaio. Denter de incant, denter 
iman: Dcntr'oggi, dentro do- 
mani. Dent per dent : Di quando 
in quando. Stagh dent: Entraici. 
P. E. : « In sto vestii ghe stoo 
dent dò volt»: «— c'entro due 
volte ». Stagh minga denter (Non 
aver denaro sufficiente) : Non en- 
trarci. Dent o fccura: Dentro o 
fuori. Nò andà né denter ne l 'ava- 
ra : Non andar né dentro ne fuori. 
On dent e faeura de gent: Un via 
vai, un andirivieni di gente. | 
Torna dent: Ricadere. P. E.: 
« L'è tornaa dent in la funga per/ 
de primma » : « Ricadde nel fango 
peggio di prima ». Vèssegh dent 
ón o tutt (del tal): Somigliare a 
un tale o essere sputato. Yèssegh 
minga denter eoo : Essere cos^ 
sconsigliata. 

Denunzia (Volg.). Vedi />c- 
nónzia. 

Deograzias (in dis.). 

DeÓB. Vedi Deus. 

Depee. Vedi In pee. 

Depeneg (Volg.). Vedi Pittura 
con derivati. 

Deperdes (Volg.). Vedi Diperdes. 

Deperiment (P. N.). N. ir. : Tant 
ver el deperiment: Tanto per il 
lacero. 

Deperlee e Deperiti, Da sola o 
da solo. « De perlee a st\ ór fceura 
de cà ì » : « Sola a quest'ora fuori 
di casa ?» « El fiavu adèss el lassi 
andà a scola de per lù » : « Il ra- 
gazzo lo lascio andar alla scuola 
da solo ». 

Depenni e Deperti. N. fr. : « El 
m'à lassaa chi depermì come ón 
con » : « Mi lasciò qui solo come 
un cane ». « Sont bón anca de per 
mi » : « Son bono anche da solo ». 
« Come foo a tira inanz de per 
mi t » : « Come fo' a tirar avanti 
da me solo?» 

Deperlór, Da per loro (non coni.), 
Da soli. Che se difenaen lór de 
per lór : Si difendano da per loro. 
In là lór de per lór : Sono là soli t 
quasi abbandonati. I duu gemh 
comineien a andà de per lór : I 
due bambini cominciano a reg- 
gersi da soli. 

' Deponn-ponuu o epoBt, Depor- 
re. El caffè Va n'anmò de deponn 



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DEP 



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DEP 



(Civ.): Il caffè non è ancora po- 
sato. « Uè andaa a la Còri d'As- 
sise a deponn come testimoni » : 
« E andato alle Assise a deporre 
come testimonio ». « If è andaa a 
la cassa a deponn dna somma de 
dannee » : « Andò alla Cassa a far 
il deposito di una somma». 

Deport (Volg.). Vedi Diport e 
voci affini. 

Deportà-ortaa (P. N.), (Nel sen- 
so di relegato politico), Depor- 
tare. / dn deportaa in Sardegna: 
Li deportarono in Sardegna. (Nel- 
l'altro senso vedi Diportasi). 

— Deportazlón (P. N.) Depor- 
tazione. Dcportazión in Siberia: 
Deportazione in Siberia. 

Depóa (Volg.). Vedi Dapós. 

Deposet (Volg.). Vedi Deposit. 

Deposit, Deposito. « L'à faa ti 
so deposit al Tribunal » : « Fece 
regolare deposito al Tribunale». 
| «e Sto viti el in' à faa ón gran de- 
posit in del vassèll» : « Questo vi- 
no mi ba lasciato un gran depo- 
sito nella botte». El deposit del 
caffè buii, el se dama fónd : Il de- 
posito del catte bollito si chiama 
posatura. | El deposit de Nizza 
cavalleria nel 59 l'era a Pina- 
rozul: Il deposito di Nizza caval- 
eria, nel jj», era a Piuerolo. 

— Deposi tà-itaa , Depositare. 
(Di catte) « Lassel deposita »: Vedi 
Caffè. Deposita óna somma alla 
Banca, alla Cassa de Risparmi: 
Depositare una somma alla Ban- 
ca, alla Canna di Risparmio. 

— Depositari, Depositario. — 
d'ón gran segrètt : — di un gran 

egreto. 

— Depositarla, Deuosìteria. 

— DepoBizión, Deposizione. 
« Sónt andaa a la Questura a fa 
la mia deposizion » : « Sono stato 
alla Questura a fare la mia de- 
posizione ». 

Deprefondia (Id.). Vedi De- 

rofundis. 

Deprofundis (Il salmo per i 
morti). Deprofundis. 

Depù IV. N.), Da più (1), Spoc- 
chia. « Fa minga el depu che già 
l'è istess » : « Non mi lare lo o la 



(I) A modo di arpettivo, in fior, da più ., 
«lenifica n>ap-ioran/A e ha qualche cosa 
di comune mi milanese de pù Ma vedansl 
pli esempi. 



spocchia , che già è tutt' una ». 
Cont ón fa de depu ch'el consola : 
Con una aria spavalda che con- 
sola. | (Di più) « Te m'en dee de- 
pù de quii che me ven» : Vedi Pù. 

Deputà-utaa (P. N.), Deputare. 
« I/an deputaa a rappresenta la 
societaa all' inauguraxión de... » : 
« L' hanno deputato a rappresen- 
tare la società air inaugurazione 
di... » | (Quasi sostantivo) La Ca- 
mera di deputaa: La Camera dei 
deputati. El noster deputaa (del 
collegio): Il nostro deputato. (Di 
società) S'è presentaa al minister 
i deputaa della Camera de Com- 
mercio a fa di rimostrane : Si pre- 
sentarono al Ministro i deputati 
della Camera di Commercio a fare 
le loro rimostranze. 

— Deputazion , Deputazione. 
Aspira alla deputazion : Aspirare 
alla deputazione. Andò in depu- 
tazion: Andare in deputazione. In- 
canì arriva la deputazion de...: 
Oggi arriva la deputazione o la 

Dèrbita e Erpete (Civ.), Eroete. 
« El g'à una dèrbita in faccia » : 
« Ha un erpete al viso ». Dèrbita 
maligna, benigna : Erpete cattiva, 
benigna. 

Derelitt, Derelitto. « L'è ón po- 
ver derelitt dai genitor » : « E un 
povero derelitto da' genitori». 

Derenera, Lombaggine. «M*è 
vegnuu la derenera » : « Ho preso 
una lombaggine ». 

Derivà-ivaa, Derivare. Sta pa- 
rolla la deriva dal gréeh : Questa 
parola deriva dal greco. | (Ama- 
tori di velare in eanotto a orza) 
« Seguitem a deriva perchè gh'èmm 
poeta chiglia » : « Si deriva assai 
perchè il canotto ha poca chiglia ». 

Derla, Mallo. La derla de la noe: 
Il mallo della noce. 

— Derlà-erlaa. Smallare. Derlà 
i nós : Smallare le noci o Levar il 
mallo alle noci. 

Derocà (Volg.) e Diroooà-ocoaa 
(Civ.), Diroccare. Mezz—: Mezzo 
diroccato. 

Deroga, Derogare. « Mi deroghi 
ón corno de quell che hoo diU»; 
« Io non derogo un punto a quello 
che ho detto ». « L f è tant superò 
che el eredaria de deroga » : « E 
tanto superbo che crederebbe di 
abbassarsi ». 



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DER 



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DER 



Deròmpeafln dia.), Sciogliere le 
membra. Vedi Snoda. La bteieUlla 
la snoda el eorp: La bicicletta 
snoda le membra. 

Dersett, Diciasette. N. fr.: O 
per sètt o per dersètt: A qualun- 
que costo o prezzo di vendita. 

Derri-ervii-ervlsa, Aprire. Ber- 
vi el so cozur a vun: Aprir l'ani- 
mo a una persona. Demi i oee 
(Accorgersi) : Aprire gli occhi. 
Dervigh i oee a vun: Aprire gli 
occhi a uno. « Va a dervì l'ut* che 
dn sonaa » : « Va ad aprire che 
han suonato ». Bervi f atura: Spa- 
lancare. « Dermi faeura, tassella 
andò » : « Aprite le finestre ! » (sen- 
tendone delle grosse). Derviss f mur- 
ra el temp : Il cielo s'apre e s'allar- 
ga. Dermi f atura la stagióne Aprirsi 
la stagione. Derni in duu: Dimez- 
zare. Bervi dn vitèlL dn porscèll : 
Scannarli, spararli. Vervi ónteater, 
ónascozula, óna seduta, dn negozi: 
Aprire un teatro, una scuola, una 
seduta, una bottega. « Me s'è àcrvii 
el vortamoned e ooperduu i dante »: 
« Mi si è aperto il portamonete e 
ho perduto i denari ». « N' ài pò 
dervt bocca che n'dl disa dn'asna- 
da » : « Non può aprir bocca senza 
dire una sciocchezza ». « Ma se mi 
oo natica dervii bocca /»:« Ma se io 
non ho neanche aperto bocca! » 
Bervi la bocca e lassa che parla la 
disgrazia (in dis.) (Appross.): Co- 
me prete Stoppa apre la bocca e 
lascia parlar io spirito. (Pr.) Chi 
ben sarà ben derva (manca) (Ap- 
pross.): Chi ben comincia è alla 
metà dell'opera. 

Deruperi, Dirupo (1), Dirupa- 
mento (non usato nel linguaggio). 
« In miss al torrent gh'era e¥ de- 
ruperi lassaa dalla inondaaión » : 
« In mezzo al torrente si vedevano 
le macerie delle case portate via 
della piena ». 

Derogo (Volg. vecchio, in dis.). 
Vedi Daruse. 

Dernscà-uscaa-ii8oaM. Scaltre 
(poco usato), Spellare. Sbucciare. 
« G'oo deruseaa tutta la péli d'dna 
man » : « Mi sono sbucciata una 



(1) Deruperi eviden temente deriva dal 
dirupo. ila mentre questo in fior, significa 
luogo «roeeno « roecfoto* quello è ntato 
da noi come macerie dirupate. 



— Deruscadura, Sbucciatura, 
Scorticatura. « El Oigin el s'èfaa 
óna deruscadura al peschi » : « Gigi 
ha una sbucciatura nel piedino ». 

Dea (Particella che preposta a 
certi verbi serve a distruggerne il 
significato e a dir il contrario) 
(Volg). Vedi Dis. 

Dèa, Dieci. N. fr.: Dann des a 
andà ai dodes : Darne dieci ai do- 
dici. Quèll di des: Il decimo. Cinq'u 
e cinq'u des la cavalla l'è nostra 
(in dis.): Tocchiamoci la mano; 
contratto fatto. Cinq'u e cinq'u 
des ti la mèrda e mi i scires (pue- 
rile volg.) (Appross.) : Cinque aiu- 
tami e sei non m'abbandonare. 
Robbà des donanden quatter en 
resta ses ( in dis. ) : Rubar dieci 
e regalarne quattro restano sei. 
(Pr.) Chi fa a so mctud scampa 
des ann de pù : Chi opera a modo 
suo campa gli anni di Matusa- 
lemme. 

Desabilié (Volg.) e DlaablgUé 
(Civ.), Disabiliè. 

Desabltaa (Volg.) e Disabltaa 
(Civ.), Disabitato. 

Desabusà (Volg.). Vedi Abusa. 

Deaafitaa (volg.) e Diaafflttaa, 
Spigionato. 

Desagregaa. Disgregato. L'è dn 
appartament desagregaa affatt dai 
alter : E un appartamento separato 
totalmente dagli altri. 

Deaanlmà (Volg.) e blaanlmà 
(Civ.), Disanimare. 

Desaprovà (Volg.) e Dlsaprovà 
(Civ.), Disapprovare. 

Deaarmà(Volg.) eDiaarmà(Civ.), 
Disarmare. 

Desaal, Sciupone. « Te sétt dn 
gran desasi » : « Tu sei un arfa- 
satto ». « El s'è miss a fa el desasi »: 
« S'è dato a scorrere la cavallina ». 
(Applicato a donna) Cilandra (in 
di*.}, Baderla (Pist). 

— Deaaaión, anche Disutilaccio. 
On desasion compagn...!: Un disu- 
tilaccio compagno non si trova! 

Desasauefà (Volg.) e Disassuefa 
(Civ.), Svezzare. 

Desavla (Volg.) e Dlaavlà (Civ.), 
Sviare, Far perdere l'avviamento. 

Desballà-ballaa, Sballare. « In- 
eozu bisógna desballà la seda, el 
canóvj i stoffa ecc. » : « Oggi biso- 
gnerà sballare la seta, la canapa, 
le stoffe... » 

Desbandà-bandaa e Dlabandà. 



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DE8 



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DES 



(Fi* 
laat 



« El fictu el me par ón poo desban- 
daa »: « Il ragazzo mi pare un pò 
sviato ». 

Desbarca (Volg.) e Dlsbaroà 
(Civ.), Sbarcare. 

DesDasti-bastll (Parola usata da 
sartorelle). Bisógna desbastì quel 
vestii: Bisogna distare l'imbasti- 
tura di quel vestito. 

Desbatezzà (Volg.). Vedi Disba- 
tezzà. 

Desbelllnaa (In dis.). Vedi Mal- 
consciaa. 

Desblndà - sblndaa - sblndass , 
8beudare. Desbindà la f erida: 
Levare la bendatura. 

Desblrolaa, Scavigliato (non co- 
mune), Scassinare. On scagn de- 
sbiroUaa: Una sedia sganasciata. 
Fig.) « El va intorno tult desbiro- 
' \a »: « Cammina sconquassato ». 

Desbosclona (Volg.) e Dlsbo- 
sdonà (Civ.K Stappare. 

Desbottona (Volg.) e Dlsbotto- 
nà, Sbottonare. «El s'è disbotto- 
naa con mi»: « Si sbottonò con 
me e mi narrò... » 

Desbrlaa (Volg.) e Dlsbrlaa 
(Civ.). Sbrigliare. 

Desbrlgass, Strigarsi. « L'è mei 
che se la sbrighen tra de lór*: 
« Sara meglio che se la sbrighino 
fra loro ». 

Desbrodà. Vedi Sbroda. 

Desbrolà e Dlsbrolà, Sbro- 
gliare. 

Desbroncà - oncaa, Disbrucare 
(in dis.J, Potare. A desbroncà i 
frult vegnen pussee sacorii quii 
che resta: Le frutta che restano 
sulla pianta potata sono più sa- 
porite. 

Descadenà-enaa, Scatenare. « El 
pareva ón diavol deseadenaa » : 
« Pareva un demonio scatenato ». 

Descantà (Volg.) e Dlscantà- 
cantaa-oantass. N. fr. volg. : De- 
* canta i vèrmen : Scuotere il pel- 
liccione. Descantà dna tosa : Scal- 
trire una ragazza. « L'è ón fiaeu 
discantaa comè»:*E un ragazzo — ». 

Descappellà (Volg.) e Dlsoap- 
pellà (Civ.), Scappellare. 

Descapet (Volg.) -e Dlscaplt 
(Civ.), Discapito. 

Descaprlxslass (Volg.) e Dlsca- 
prlulau (Civ.), Scapricciarsi. 

Descarefà. Vedi Scarica. N. fr. 
pop. o di lavoratori i Descaregà i 
mceul : Levar la farina dalle ma- 



cine. Descaregà ón car r i qtia- 
drei, ecc., ecc. : Scaricare un. ba- 
roccio di mattoni, di legna, ecc. 

— Descaregaa. (Dei bramirti) 
« Oo descaregaa doma adèss » : « Ho 
scaricato or ora». 

— Desoaregh. (Dei bramisti) 
« Sont staa descareph tutt el dì»: 
« Son rimasto scarico tutto il san- 
to giorno». 

Descarnà - ioarnaa , Scarni» re. 
Per leva fmura l'óngia bisógna 
descarnà: Bisogna senrnire l'un- 
ghia incarnita. 

DesoarognaM-carognaa. «Fi- 
nalment el s' è descarognaa ile 
quella slandra » : « Finalmente si 
e scarognito di quella donnaccia ». 

— Descarognus lo stesso che 
Dcscarognass. 

Descarta (Volg.) e Dlscartà 

(Civ.), Scartare, Levnr dalla carta. 

Desca8Clà( Volg.). Vedi Cascia via. 

Descavlà-cavlaa (P. N.), Sca- 

Jngliare. « Nò, lassem sta, te m'ec 
utta descaviada » : « Sta bono, tu 
m'hai tutta arruffata». 

Descavicc (Volg.). Vedi Sfortu- 
na. « Ah l'è óngran descavicc che 
S* oo adoss » (Volg.) : « Ho gran 
indetta ». 

— Descavigglaa (Volg.). Vedi 
Discaviggiaa. 

Descendensa e Dlscendensa 
(Civ.). Discendenza. 

Dee centeslm. Vedi Pallancon. 

Des'cervelass (Volg.) eDls'cer- 
Yellass (Civ.), Discervellarsi. 

De scià (Volg.). Vedi De chi. 

Des'dodà (Volg.) e Dls'dodà 
(Civ.), Schiodare. N. fr. : Sta ròb- 
ba bisogna des'ciodalla : Bisogna 
venirne a capo. 

Descobblà e dlsoobblà (Civ.), 
Spaiare. 

Desoodegà. Vedi Scodegà. 

Descolla e Discolia (Civ.), Scol- 
lare. 

Desoolpass o Dlscolpass e Scol- 
pata, Scolparsi. 

Descolz. Vedi Scale. 

Descomed. Vedi Incomod. 

Descompagn o Scompagn,Scom- 

R aguato. N. fr. : On negozzi de 
arlafus e fibbi descompagn: Una 
botteguccia di articoli che non 
vanno. 
Descomponn. Vedi Scomponn. 
Desooncordla o Discordia (Civ.), 
Discordia. 



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DES 



— 189- 



DES 



Desconsacrà o Sconsacra (Civ.), 
Sconsacrare. 

Desconsclà, Sconciare. 

Descontent (In di».). Vedi Mal- 
content. 

Descontentà (Voi*.) e Sconten- 
ta e DlBContentà (Civ.), Sconten- 
tare. 

Descord (Volg.) e Dlscord (Civ.), 
Discorde. 

Descordass (Volg.). Vedi Di- 
me nticass. 

Descdr (Volg.). Vedi Distar. 

Descors (Volg.). Vedi Discors. 

DetcorslT (in dia.), Discorsivo 
(in di».). 

Descredita (Volg.) e Discredita. 
Vedi Scredita. 

Descreslòn (Volg.). Vedi Discre- 
zión. 

Descrisiòn, Descrizione. « Ben 
redèmni : famm la descrizioni de 
sto «ti » : « Bene vediamo ; fammi 
In descrizione di questo posto o 
luogo » (Civ.). La aescrizion de la 
battaglia de Waterloo in Vittor 
Ugo: La descrizione della batta- 
glia di Vaterloo ne' Miserabili. 

DescrlY - escritt , Descrivere. 
« Podaria minga descrivelt la bel- 
lézza de quii montagn » : « Non vi 
so o non vi potrei descrivere la 
bellezza di quei monti». 

Descrosta (Volg.). Vedi Scrosta. 

Descummla (in dis.), Snida, Sni- 
di: re. 

Descnsi - nsii (Volg.), Discusi, 
Sgrovigliare. N. fr.: Pari óna Ma- 
ria discusida: Vedi Maria. 

— Descnsidura (Volg.) e Scusi- 
dura (Civ.), Scucitura. « Te gh'ee 
òna scusidura in di calzón » : « C'è 
una scucitura ne' tuoi calzoni ». 

Desdi (Volg.). Vedi IHsdì. 

Dasdltta (Volg.). Vedi Disdétta. 

Desdobbia - obbiaa - obbiass , 
Sdoppiare. «Desdobbia el fil che 
Ve tropp gross » : « Sdoppia il filo 
che è grosso ». 

DesdottL Diciotto. Marcia sul 
cinq'u e aesdott : Vestire alla mo- 
da, andar galante, attilato. 

Desember, Dicembre. Desember 
Ve l'ultim mes de Vann : Dicem- 
bre è l'ultimo mese dell'anno. 

— Desembrln, Di dicembre. (Pr.) 
Someneri desemòrin el var nanca 
irti guattrin (in piazza Fontana ) : 
Dicembre piglia e non rende. 

Desenna, Diecina. L'è óna de- 



senna d'ami che... : Snra una die- 
cina d'anui che... . 

Desèr (D. Fr.), Deserre. Per des- 
sèr gh* era frutta e bombón : Per 
desscrre c'era frutta e dolci. In 
mézs gh'era ón bèli deser d'argent : 
In mezzo alla tavola c'era un bel 
trionfo — . 

Desert, Deserto. L'è ón sit as- 
serì com'è: E un luogo nssai de- 
serto. Predica al desert: Predicare 
ai porri o nel deserto. 

Desfà-esfaa - eBfàBS , Disfare. 
Desfà ón vestii, óna calzetta: Di- 
sfare un abito, una calza. Desfà 
ón bauli: Vuotare, Distare un 
baule. Desfà già o /ce ura: Spie- 
gare. Disfà ellett: Disfare, abbal- 
linarlo. Desfass d' óna robba: Dis- 
farsi d'una cosa. L' è cott desfaa : 
E cotto disfatto o slatto. Chi omvi 
che vaeur desfass perfapiesè: Un 
omo che si la in quattro o ohe si 
butta via per rendere servigio. 
Chi per che se dtsfa in bocca : 
Una pera che si spappola in 
bocca. (Stani p.) Desfà la compo- 
sizión, la forma: Scomporre Ir; 
forma. (Pr.) Fa e desfà V è tuli 
lavora : Fare e disfare è tutt' un 
lavorare. 

DesfasBà - fassaa , Sfasciare. 
«Des fossa f ce ura ón poo ci fiolin 
e lassel ravaiià » : « Levagli le fa- 
scie al bambino e lascialo zam- 
pettare un poco». 

Desferenzia (Volg.) e Differen- 
zia (Civ.). Differenziare. 

DeBfescìa-esclaa-esciasB, Sba- 
razzare. « Bisogna desf escià sta 
stanza de sti barlafus » : « Bisogna 
sbrattare questa stanza ». « Insom- 
ma te se desfèsciet o no/»: «Ti 
sbrighi dunque o no?» 

Desllbbia, Sfibbiare. 

Desflronass - onaa , Slembarsi . 
« Me sont voruu desfirotià » : « Mi 
sono mezzo slombato ». 

Desfodrà, Levar la fodera. — la 
sciabola : Sguainare — . — tutta la 
sóa scienza : Sfoderare tutta la 
sua scienza. 

DeBfortnnaa (Volg.). Vedi Di- 
sgraziaa. 

Desgaa glà-aggiaa-agglasB. « Co- 
me el s'è desgaggiaa fumura quell 
flceu » : « Come si è sueghittito 
quel ragazzo». 

— Des^aggladòn, Sveltissimo, 
Assai disinvolto. 



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DE8 



190- 



DES 



Desgarblss. Sgranchiarsi. 

Desgarb (Volg). Vedi Sgarb. 

Desgarbaa (Volg.). Vedi Dis- 
garbaa. 

Desffarblà (Volg.). Vedi Dis- 
garbià. 

Despluné (D. Fr.), Digiune (1), 
Colazione. 

Desgranà-anaa, Sgranare. 

Desgrassà-ssaA, Digrassare. — 
el brceud : — il brodo. « Bisogna 
dagh al degressavar el paltò per 
desgrassagh el baver » : « Bisogna 
dar al levamaeehie il paletò, che 
gli disgrassi il bavero». 

Desgrazia (Volg.). Vedi Dis- 
grazia. 

Desgroppi-ppli, Snodare. 

Desguarni, Sguarnire. 

Desffust (Volg.). Vedi Disgust (2). 

Deslderà-eraa, Desiderare. « Oo 
desideraa tant de vedètt » : « Ho 
tanto desiderato di vederti ». « El 
se fa desidera » : « Si fa desidera- 
re ». Ona ròbba che lassa deciderà 
sossenn : Una cosa ohe lascia molto 
a desiderare. « Sarà faa come el 
desidera lu » : « Sara fatto come 
desidera». (Pr.) Se ered volontera 
quel che se desidera : Ognuno cre- 
de quello ohe desidera. 

— Desideri, Desiderio. L' è ón 
pio desideri: È un pio desiderio. 

Deslst-Blstuu, Desistere. Desist 
da óna Ut : Desistere da una lite. 

Deslatta, Divezzare, Spoppare. 

Desllgà-lgaa-lgass, Slogare. 
Desligà i can: Sguinzagliare i 
cani. « Desliga el muli » : « Sloga il 
mulo ». On liber desligaa : Libro 
sciolto. 

Desllppa, Disdetta. « O'oo adoss 
la deslippa » : « Ci ho la disdetta 
o la sperpetua ». « Che deslippa / » : 
« Gran disdetta ! » 

— Desllppaa, Disgraziato. De- 
slippaa in tutt: Disgraziato in tut- 
to. Mestec—: Mestiere disgrazia- 
to. (Pr.) Chi nass disgraziaa l'è 
inutel... : Chi nasce colla sperpe- 
tua gli tempesta il pan nel forno. 



(1) InutiliKslma e da lasciarsi assoluta- 
mente. C era il bellissimo asciolvere fio- 
rentino, che ora «e n' e andato in disuso 
anch'esso pel francese digiune. 

(2) E rosi tutte le altre voci dal Che- 
rubini date col dei da desimbort a dn*o- 
ziòn che ora dalla gente non volgare %\ 
pronunciano col dis. 



Desmentegà (Volg.). Vedi Di- 
mentica. N. fr. o Pr. pop. : Per- 
dona Ve de Cristian, desmenlegà 
Ve de eiall (Appross.): Chi offende 
non dimentichi. « Vài l'à desmen- 
tegaa el eappell /» (a chi l'ha gran- 
dissimo). 

Desmett e Dismett-smlss, Smet- 
tere. Desmelt de lavora, de canta, 
defunta: Smettere di lavorare, di 
cantare, di fumare. — depictuv: 
Restar di piovere o spiovere. 

Desmobillaa , Smobiliato. Ap- 
partament desmobiUaa: Apparta- 
mento smobigliato. 

Desmontà e Diamontà, Smon- 
tare. — de cavali, de carrozza: 
Smontar da cavallo, di carrozza. 
-una scuffia: — una cuffia. 

Desmorbà - orbaa , Smorbare*. 
«El m'à desmorbaa la cà»:«Mi 
ha smorbata la casa ». 

Desnodà - odaa - odaas (P. N.), 
Snodare. La biciclétta la aesnoda 
i gamb: La bicicletta snoda le 
gambe. 

DesnttUY , Diciannove. « Ohe 
manca semper dcsnctuv e mèzz a 
fa vint sola» : « Non accozza il de- 
sinare colla cena o Gli manca sem- 
pre sette lire a far uno scudo». 

Desolaa, Desolato. « I à trovaci 
tutt desolaa per la mort de... » : « Li 
trovò tutti desolati per la morte 
di... » 

Desóra, Di sopra. « Ven desora »: 
« Vieni su ». Et lati l'è andaa de- 
sora o desoravia : Vedi Desoravia. 
« El sta desora de nun » : « Sta al 
piano di sopra al nostro». «El 
cred che ghe sia nissun al desora 
de lù » : « Non crede nessuno so- 
pra di sé». Confronta el — col 
aesott : Confrontare il — col di- 
sotto. 

— Desorapù. Per di più, Per 
giunta. «El Va xnsultaa e desorapù 
Ve andaa a calunniali a la Questu- 
ra»:* Gli disse atroci insulti e per 
giunta andò alla Questura a ca- 
lunniarlo ». « El Va maltrattaa e de 
sorapii el Va minga pagaa » : « Lo 
maltrattò e per giunta non lo pa- 
gò ». 

— Desoravia, Di sopra via. « In 
quella stanza in in tanti che stan 
vun desoravia a V alter » : « Sono 
tanti in quella camera che stanno 
ammonticchiati ». 

Desorla-orlaa, Disorlare. 



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DES 



-191 - 



DES 



Desosaà-ossaa, Disossare. De- 
sossà i cappón per fa galantinna: 
Disossar i capponi per fare ga- 
lantina. 

Desott. Di sotto. Andà al de- 
sott : Andar al disotto. « O'dn tro- 
vati la Biaderà coni ón pes de- 
sott » : « Gli trovarono la stadera 
impiombata di sotto ». Faghen de 
soù e doss : Fargliene d' ogni co- 
lore. Vess de sott de vun: Essere 
inferiore a uno. 

Desotterà-terraa. Disotterrare 
o Dissotterrare. « Uà fada desot- 
terà e porta a... » : « L'ha fatta dis- 
sotterrare e portare a... » 

Deepacchetta-ettaa , Spacchet- 
tare. « È rivaa ón vacch poetai , 
despaeehetemel / » : « È arrivato —, 
spacchettiamolo 1 » 

Deepareggià-eggiaa , Sparec- 
chiare. Despareggià la tavola: Spa- 
recchiar la tavola. 

Deapedì-edli-edìu, Disimpedire 
(india.), Sbrigare. Despedì la stan- 
za: Idem. 

Desperaa. Vedi Disperaa. 

Deapess, Spesso. Mangia poeeh 
e despess: Mangiar poco ma spesso. 

Despettenaa, Spettinato, Scar- 
migliato. 

Despontella-ellaa, Spuntellare. 

Despreal e Dispresl, Dispetto, 
Dispregio, Malestro, Sguerguenza. 
Fa di aispresi: Fare dei dispetti, 
dispregi e più com. spregi. « Lu 
8* et pò fa ón dispresi l'è tutt eòce » : 
« Quando può far un malestro o 
dispetto e' se ne ingegna ». | « Che 
me ne foga pù de sti dispresi » : 
« Non mi faccia mai più simile 



sguerguenza». IPer dispresi: A ru- 
ba. Andà via la 
dem. 



ba. Andà via la robba per — : I- 



Deequataas , Scoprirsi. « L* era 
sul lèti tutt desquattaa » : « Era là 
sul letto scompannato ». 

Desquillbrass , Squilibrare. 
« Quella spesa ti l'ha desquUibraa 
o el s'è desquUibraa con quella 
spesa » : « Quella spesa lo ha squi- 
librato ». 

Dearanghiu, Sgranchire. De- 
sranghiss i man, i gamb: Sgran- 
chire le mani, le gambe. 

Decresca ( Levar le lische a un 
pesce), Delincare. 

Desrescià, Distendere, Lisciare. 

Deal. N. fr. : « Dess, diseór ! » : 
« Ohibò ! Neanche per sogno ! » 



Desaadera , Or ora. « L' era ehi 
dessadess » : « Era qui or ora ».«/>«*- 
sadess vegnaroo con ti » : « Or ora 
sarò con te». 

Deuedà-edaa-edass , Destarsi. 
« Diman mattinna vui vess desse- 
daa ai cinqu ór*:* Domattina vo- 
glio essere destato alle cinque ». 
Tra indórment e dessedaa: In dor- 
miveglia. Sta dessedaa: Vegliare. 
( Pr. ) Dessedà minga el can che 
dorma: Non destar il cane che 
dorme. L'è ón ficeu dessedaa : È 
sveglio il ragazzo. 

Desseppellì-ellii, Disseppellire. 
« L'dn aesseppellii per sospètt ch'el 
fuss staa avvelenati » : Idem. 

Deslgillàe DisBizillà-illaa, Dis- 
sigillare. Dessigilla óna bottiglia: 
— o dare la stura a una bottiglia. 

DeBSÓra, Di sopra. « Marimuven 
dessora » : « Manetta vieni su». La 
stanza chi desora : La stanza di- 
sopra. 

Desorapù, Di soprappiù. « De 
sorapù el g'à daa » : « Di soprap- 
più lo picchiò ». 

Desora via, Di sopra. L'oli el sta 
dessoravia de V acqua : L' olio sta 
a galla. 

Deasotterà-eraa. YeAiDesatterà. 

— Dessotterament, Dissottera- 
mento. 

Dessù. N. fr. : Ciappà el dessù : 
Prender campo Opp. Pigliar rigo- 
glio. « Bisógna minga lassagli ciap- 
pà el dessù » : «Non bisogna lasciar- 
gli vincer la mano ». 

Destaccà e Distacca-accaa-ac- 
cass, Distaccare. Distacca i cavai: 
Distaccare i cavalli. « Me s' e di- 
staccaa ón botton » : « Mi si è stac- 
cato un bottone ». I (Milit.) Cara- 
biner distaccaci in Sardegna: Ca- 
rabiniere distaccato in Sardegna. 

— Di8taccament, Distaccamen- 
to. 

Desteccià-ecciaa, Levar il tetto. 

Dertemperà e Distemperà-e- 
raa. Stemperare. Destemperà l'in- 
cioda per fa l'insalata : Stemperar 
l'acciuga da metter nell'insalata. 

DeBtend eDlstend-enduu-endes, 
Distendere. Lóngh e distes : Lun- 
go e disteso. Dcstend faeura : Spie- 
gare. Distend i pagn del lavandee: 
Sciorinare i panni del bucato o la 
biancheria. Distend già : Disten- 
dere. (In certe industrio) Distend 
sul bancaa : Abbancare. | Disten- 



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DE8 



-192- 



DE8 



des giò: Stenderai. — sul leti: Sten- 
derai sul letto. 

— Destesa, Distesa. « El pioeuv 
a la distesa » : « Piovo alla diste- 
sa». Sonen a la destesa: Suonano 
li distesa (le campane). 

Destili, Destino. « Vera destiti/»: 
« Era destinato ». Andà al so de- 
stiti: Andar al suo destino. 

— DesUnà-naa, Destinare. « Oo 
destinaa de... » : « Ho destinato di ». 
« Sto aneli V ho destinaa «... » : 
« Questo anello l'ho assegnato a... » 
( Pr. ) Quèll eh' è destinaa è desti- 
naa : lì destino non muta sue leg- 
gi Opp. Era ordinato così. 

Desoligli e Distingu, Distìngue- 
re. « Distingui minga » : « Non ci 
vedo bene , Non efistinguo ». « A 
scola el se disling'u»: « A scuola si 
distingue ». 

Destlrass, Stirarsi. « El sbadiglia 
destirandes tutl » : « Sbadiglia sti- 
randosi tutto». 

Destitni-tull, Destituire. « L'&n 
destituii dal post de professor » : 
« L'hanno destituito da professo- 
re ». 

— DeBtItuxión , Destituzione. 
« Gh' e vegnnu el decréti de — » : 
« Gli arrivò il decreto di destitu- 
zione ». 

Destoou-Btolt-csuss, Distogliere. 
« L'an dislolt dall'idea de Ubu quel- 
la miee » : « Lo hanno distolto dal- 
l'idea di sposare quella ragazza». 

Destoppa-oppaa, Distoppare (in 
dis.), Sturare. Destoppà el bus del 
lavandin: Sturar il l'oro dell'ac- 
quaio. 

Destrlgà-lgaa-lgass, Distrigare. 
« Destrigheves vialter » : « Strigate- 
vela voi ». « L' è óra che te se de- 
striqhet ón poo » : « E ora che tu 
ti sbrighi». 

Destruffà (Volg.). Vedi Distrugg. 
N. fr. volg. : « Quèll per destrugà 
ròbba t'el doo a procura » : « Quel- 
lo per sciupare abiti te lo do a 
prova ». 

— Destrugón, Destrngadór, Di- 
struggitore. « L'è óngran destru- 
gón de restii » : « E un famoso 
sciuparoba ». 

Destuccà-uoeaa, Levare la sal- 
datura di stucco. 

DeBUbedi e Dlsubbedi, Disob- 
bidire e Disubbidire. Iflaeu tra*u- 
ven gust a disubbedì : I ragazzi 
godono a poter disubbidire. 



Deroni-unii, Disunire. « L'è lù 
che ha cereaa de desunii » : « È lui 
che tentò di disunirli ». 

— Desuniòn, Disunione. Mètt la 
desunión in famiglia: Metter la 
—.discordia in una casa. 

Desvari e Divari (Civ.), Di- 
vario. 

Desvèrg-ergluu-èrges. Distri- 
garsi. « L'è minga bón de desver- 
ges » : « Non è capace di stri- 
garsi ». 

DesYesti-estil-e8tlS8, Disvestire 
(in dis.), Svestire. Mèzz desvestii : 
Mezzo svestito. Giugà a vestiss e 
desvestiss: Vedi Gimugh, 

Desvldà-ldaa, Svitare. Desvidà 
óna macchina a tòcch tòech: Svi- 
tar una macchina pezzo per pezzo. 

Detali. Dettaglio. «Dammi de- 
tali del fatt » : « Dammi i dettagli 
del fatto ». Vend in detali : Ven- 
der al minuto. 

— Detagliant, Venditore al mi- 
nuto. 

— Detagllatament, Dettaglia- 
tamente. 

Detenuti, Detenuto. «L'è dete- 
nuti da ón ann » : « E in carcere 
preventivo da un anno ». 

Deteriorà-oraa-orass (P. N.), 
Deteriorare, Guastare. 

Detta-ettaa, Dettare. «Détta 
quell che devi seriv » : « Dettami 
ciò che debbo scrivere ». « 1/ è 
vun che pò detta »: « E' può leg- 
gere in cattedra ». «L'è vun che 
detta »: « Egli fa il sopracciò ». 

— Dettadora, Dettatura. SoU a 
dettatura: A dettatura. 

Dettali, Dettaglio. « L' à dati 
tutt i dettali del fati » : « Diede 
tutti i particolari del fatto ». 

Deventa e Diventà-entaa, Di- 
ventare. — ross : Diventar roseo, 
Arrossire. — matt: Ammattire 
Opp, Dar nelle girelle (volg.). — 
orb: Diventar cieco. Diventa ba- 
loss: Imbirbonire. Diventa stupid: 
Inciuchire e Ingnillire. Se diventa 
vègg: 8i diventa vecchi! 

Deus (P. N.),N. fr. civ.: Deus 
ex machina: Deus ex machina. 
N. fr. pop.: Deus meus (Quattri- 
ni): Idem. 

Devott e Divott , Devoto. Vis* 
devoti de santa Caterinna a la 
ramda: Essere cavaliere del den- 
te o Scroccar desinari. 

Devoslòn e Dlvoslón, Devozio- 



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DI 



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DI 



ne. Fa i so divozion : Far lo sue 
divozioni. Bomp la —: Rompere 
la — o il chitarrino. 

Di, Dei, Desìi, Di. El eoo di o- 
men : Il capo degli uomini. El eoo 
di donn: Il capo delle donne. El 
eoo di bagai : Il capo de' ragazzi. 

L« El ven di bagn »: « E' viene 
ù bagni ». « Ghe Vèmm toltf mu- 
ra di man » : « Glielo abbiamo 
strappato fuor dalle mani ».\Di volt 
capita che... : Alle volte succede 
che... « Vài dante alter ehe di eiae- 
eier » : « Voglio donari altro che 
chiacchiere ». « El g'à di gran pre- 
tes » : « Ha di grandi pretese ». In 
quella commedia gh'è di gran bei 
seènn: In quella commedia ci so- 
no di gran belle scene. 

Di, Dì, Giorno. A dì: Addì. Al 
di d'incam: Al giorno d'oggi. De 
di in dì: A giorni o Di giorno in 
giorno. « Un bèli dì capita ehe » : 
« Un bel giorno capita, che ». El 
di adree: Il giorno dopo. L' alter 
di : L'altro di. Ogni tanti dì: Ogni 
tanti giorni. De dì e de nott: Di 
giorno e di notte. Finalment ón 
beli dì...: Finalmente un bel dì... 
On di o Valter : Un giorno o l'al- 
tro. Sul fa del dì : Sul fare del 
giorno. Pari el dì del giudizzi: 
Parer il giorno del giudizio. Vede 
vù la lus del di : Non veder più 
la luce del giorno. « L'oo veauu 
vun de sii di passaa » : « Lo vidi 
un di questi giorni ». Tutt i dìen 
passa vun: Ogni dì va un dì. Dì 
de fetta, de lavò, de Natal, de di- 
giun: Giorno di festa, di lavoro, 
di Natale, di digiuno. « Ai me dì 
o temp » : « A' miei giorni ». Vèss 
robba de dì o de poeeh dì : La è 
cosa di giorni... « Quand V è ehe 
vegnarà guell dì ì » : « Quando ver- 
rà quel dì ? » Tutt i dì l'è minga 
festa: Tutti i giorni non è festa. 
Come dal dì a la nott: Come dal 
dì alla notte. Tutt el santo dì: 
Tutto il santo giorno. El vestii de 
tutt i d% : Il vestito da tutti i gior- 
ni. Faccia de tutt i dì/ (appross.): 
Viso che va a genio t che si vor- 
rebbe riveder ogni giorno. « Biòll 
com el dì ehe V è nassuu » : Vedi 
Biott. Dà i voti dì: Congedare un 
servitore o la serva. « Quèll ch'emm 
de fa f etnei ai noster di » : « Quel 
che s' ha a faro, facciamolo, una 
bona volta». TuU'i dì ehe Dio 



Va crea: Tutti i giorni ohe Dio 
ha ereati. Bon dì : Bon dì. El dì 
di poveritt : La giornata de' men- 
dicanti (il sabbato). El di de la 
Seriosuìa, de tutt i sani, de la 
mèrla, de san Bios : Vedi Zeriaeu- 
la, Sani, Mèrla, Bios. (Pr.) A la 
regata ghe rincrèss a morì perchè 
ne impara vunna tutt i dì : Quella 
vecchia non voi morire perchè ne 
impara una tutti i dì. Ogni dì ne 
passa vun : Ogni dì ne passa uno. 
Di, Dire. JH adree. N. fr.: Dì 
adree la eoronna di ratt: Dir ro- 
ba da chiodi. — di improperi : Co- 
prire di improperio «e Ghe n'à ditt 
adree tant che sia ossee » : « Gliene 
disse un sacco e una sporta». 

Dì attorno: Divulgare. « El va 
a dì attorno ehe mi..» : « Va di- 
cendo a tutti che io». Se dis at- 
torno che...: Si bucina che... 

Dì ben: Dir bene. Dì ben de 
vun: Dir bene di uno. « Oo sentii 
a dì ben moltissim de vù» : « Ho 
sentito dir bene assai di voi». 
« Disi ben » : « Dico bene ». « El 
giatugh el me dis mai ben » : «e Il 
gioco non mi dice mai bene». 
« Quell bindoli ross ci ghe dis ben 
sul cappellin» : « Quel nastro rosso 
le si addice o torna bene al 
cappellino ». Dì ben i so orazión: 
Sparecchiare per quattro. 

Dì de e De dì. N. fr. : Dì de 
sì o di de nò: Dir di sì o dir di 
no. « L'è andada a dì de sì»: «E 
andata a dir il gran sì ». « Digh de 
regni chi » : « Digli di venir qua ». 
Dì de sicur : Dir di sicuro. Dinn 
de tutt i color: Dime di tutti i 
colori. Fa dì mal de là : Far dire 
di sé. | Gh'è pocch o nient de dì : 
C'è poco o nulla da dire. « L' è 
minga de dì Om>. de dì a dì ch'el 
fuss ciócch » : «Non è a dirsi o da 
dire che fosse ubbriaco ». « Te di- 
si de sta attent » : « Ti dico di pre- 
star attenzione ». « Te par che fns- 
sen ròbb de diss t » : « Ti paion cose 
da dirsi ?» « Cos f el g' à de di de 
mi f»:« Che ha a dire di me ?» : 
Gh'è nient de dì: Non c'è che dire. 
« Me soni intes de dì che... » : « Mi 
son inteso di dire che ». Per moe-ud 
de dì.: Per modo di dire. « Disi de 
sì, nn ! » : « Eh sfido io ! » 

DI giò. N. fr. : Di giò tutt 
ross: Svesciare o Dir tutto. Di giò 
per giesa : Dirne o dire in chiesa. 

13 



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DIA 



- 194 — 



DIA 



Dighen già ne pocch né (ani .'.Sfi- 
lar la corona. 

Dì mingi»: Non dire.«ZH minga 
sii de eialad » : « Non dir trulle- 
rie ». El ghe di* minga : Non gli 
si addico o confa. « Mi diri minga 
che di volt, né convegno... » : «Io 
non dico ohe talvolta non con- 
venga... » « La me di* minga»: 
« Non la mi dico bene ». 

IH *ù. N. fr. : « Dì tu donca » : 
« Parla, narra ». Dì *ù la rava e 
la fava: Narrar per filo e per se- 
nio. «El recita come a dì tu la 
Tezión » : « Recita come se dicesso 
la lezione ». Dì su robba brodosa 
Broda e brodo lungo o Dir cose 
scipite. « Ade** dì sii ti » : « Or 
tocca a te ». 

Dì *ora. N. fr. : « Trova de dì 
*óra tutt co** : Trovar da ridire su 
tutto. J Altri M. d. d. : I/I òn 
gran dì! : È tutto dire ! Chi di* 
óna robba ehi ón' altra : Chi no 
dice una chi un'altra. Bobb de nò 
dì : Cose da non dirsi. « Sont per 
dì » : « Sto per dire ». « Vói diri» : 
« Ohe dico a voi ». I Digh (a un'a- 
sta) : Dire all'incanto. A dxUa do- 
ra o giusta: A dirla chiara o 
schietta. A dì *os*enn : . A far mol- 
to o a dir assai. A dighela in bon 
milane*: Idem. «Se *ent a dì in- 
torna che » : « Idem ». (Pr.) Dimm 
con chi te vee e te diroo chi te tee (1) : 
Dimmi con chi pratichi e ti dirò 
chi sei. Alter V è dì alter V è fa : 
Dal detto al fatto c'è un gran 
tratto. 

Dlacon, Diacono. 

Dladèxnxn ( Volg.). Vedi Diadema. 

— Diadema, Diadema. — de 
brillant: di brillanti. 

Diaframma, Idem. (Civ.) «El 
m f à solleticati el diaframma » : 
« Mi Bolletioò il diaframma ». 

Dlalètt, Dialetto. (Civ.) « El dia- 
teli de Firenze el podarà diventa 
la lingua unica de Italia t » : «e Il 
dialetto di Firenze potrà diven- 
tare la lingua unica italiana?» 

Dialogh, Dialogo. « Quella com- 
media la g'à ón bellissim dialogh » : 
« Quella commedia ha un dialogo 
bellissimo ». 

Dlamant, Diamante. Collana de 
brillant, diamant : Collana di dia- 



ti) Vee in reco de vétt per via della rima. 



manti. A pónta de diamant: A 
punta di diamante. | Edizión dia- 
mant: Edizione diamante. 

— Dlamantaa, Ornato di dia- 
manti. 

Dianna, Diana. Boti la dianna : 
Batter la diana. Pari la stélla 
dianna: Esser la stella Diana. 
« Oh per dianna / » : « Oh per dia- 
na ! » Dormì a la bella dianna : 
Dormire alla bella diana. 

Dlanxen, Diascolo. «Oh dian- 
zen ! » : « Oh guarda 1 » 

Dlaraa, Diarrea. « Che tepodès* 
vegnì la diarea » : « Idem ». 

Dlaaper, Diaspro. Diatper *an- 
guign: Diaspro sanguigno. 

Diavol, Diavolo. Andò al dia- 
vole Andar al diavolo. Andò eh' ci 
diavol el le porta: Andar come il 
vento o correre indiavolatamente o 
come se avesse i birri dietro. 
Avègh el diavol addo**: Avere il 
diavolo addosso. Avègh el diavol 
de la *óa: Avere il diavolo nel- 
l'ampolla. Avegh óna paura del 
diavol : Avere una paura indiavo- 
lata. « Come diavol pò ve** » : « Co- 
me diavolo può essere». Da** al 
diavol: Darsi al diavolo. El le 
trosuva nanca el diavol: Non lo 
trova neanche il diavolo. El dia- 
vol el g'à mi** la eòa : Il diavolo 
ci ha messo la coda. Fa el diavol 
a quatter: Far il diavolo a quat- 
tro Opp. Far una casa del diavolo. 
Fa vede el diavol in l' impolla: 
Far vedere la luna nel pozzo o il 
diavolo nell'ampolla. Fa la pari 
del diavol Jant.): Far la parte del 
diavolo. Fin come el tabar del 
diavol: II diavolo è sottile e fila 
grosso o Più furbo del diavolo. La- 
vora per el diavol : Far la zuppa 
nel paniere. Manda al diavol: 
Mandare al diavolo. On guai dia- 
vol gh'c sott : Gatta ci cova o an- 
che Qualche diavolo o' è sotto. 
Robba trada al diavol : Roba sciu- 
pata, andata al diavolo. Savenn 
vunna pu**ee del diavole Saperne 
un punto più del diavolo. Scappa 
come el diavol de V acqua santa: 
Scappar come un gatto frugato. 
Vèsseah el diavol in cà : Entra il 
diavolo in casa. Ve** ón bón dia- 
vol: Essere un buon diavolo o 
diavolaccio. Diavol tcntalòr: Dia- 
volo tentatore. L'è pccu minga 
fianca el diavoli: Non è poi il 



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DIA 



-195- 



DID 



diavolo affatto. Vèss ón gran dia- 
mi : E un vero diavolo. On poter 
diavol: Un povero diavolo. Vèss 
ón diavol seadenaa: Essere nna 
BActta macinata. « Per combina 
aneli' affare ghe vecur el diavol 
Opp. i savi e % tnatt »: «e Per com- 
binar quell'affare ho dovuto sca- 
tenar tutti i diavoli ». (Pr.) Chi 
g'à paura del diavol el fa nagolt 
(appross.): Il diavolo non letica 
mai solo. El diavol el fa i pigna U 
minga i eovèrc : Il diavolo insegna 
a far le pentole non i coperchi. 
El diavoì el fa la torta e % donn 
ghe la fan mangia : Le donne san- 
no un punto più del diavolo. El 
diavol tè minga insci bruti come 
el fan : Il diavolo non è poi brutto 
auanto lo si dipinge. La farinna 
del diavol la va in crusca : La fa- 
rina del diavolo va in crusca. 
On diavol descascia Valter: Un 
diavolo scaccia l' altro. « Eh dia- 
vol Ve possibili » (Esci.): « Eh dia- 
volo ! Possibile ? » 

— Diavolament, Diavolio e Dia- 
voleto. Fa ón gran diavolament: 
Fauno un gran diavoleto. | Gh'è 
ón diavolament de...: C è un sub- 
bisso o un diavolio di gente. 

— Dlavolasc, Diavolaccio. Vedi 
Diavol. 

— Diavoleri, Diavolio. Vedi 
Diavolament. 

— Diavoléti, Diavoletto e Dia- 
scolo, Diascoletto. On bagni, vero 
diavoleti : Un vero diavoletto. 

— Diavolott, Diavolone. I dia- 
volott %n faa con la menta : I dia- 
voloni son fatti con la menta. 

Dibis redlbls (Volg. id.). Vedi 
Ibis. 

Diciarla (Volg. ant.) e Diceria 
(Civ.), Diceria. 

mchlara-araa-araBS (P. N.), Di- 
chiarare. JCiv.) Dichiara la guèr- 
ra : Dichiarare la guerra. « L' à 
diehiaraa assolutament che... » : 
« Dichiarò assolutamente che... » 
(Gioco) Dichiarass fa>ura: Chia- 
marsi fori. 

— Dichlaraziòn (P. N.), Dichia- 
razione. « El g* à faa la sóa di- 
chiarazion » ( d'amore ) : « Le fece 
la su» dichiarazione ». 

Did, Dito. El did gross : Il pol- 
lice. El did sposin : L'anulare. El 
grassèll di did: Il polpastrello. 
i$act a mènna did : Saper a incuti 



dito. A dagh libertaa in d'ón dida 
s'en toeuien ón bratta : A dargli il 
dito prendo la mano. Cred de toc- 
ca et ciel coni el did: Credere o 
pensarsi di toccar il cielo con un o 
col dito. Fa canta i did: Schioc- 
car le mani. Fa i cunt sui did: 
Tener ogni cosa Bulle dita. Pode 
lecass i did: Potersene leccare lo 
dita. Ligassela al did: Legarsela 
al dito. Mordes el did: Mordersi 
il dito. Mopuv nanca ón did per 
auell....: Non voler muovere un 
dito per... Segnaa a did: Segnato 
a dito. «e S'el g'avess ón dida de 
cervèll » : « Se avesse due dita di 
cervello ». « Damm ón dida del tò 
vin » : « Dammi tre dita del tuo 
vino ». Se cunten sui did : Si con- 
tano sulle dita. Cuntà i vèrs sui 
did: Contar i versi sulle dita. 
« Mi 1 Te butti in terra con ón 
did, guarda / » : « Io con un di- 
to ti butto in terra ». Con duu 
delicatissim did: Con duo delica- 
tissime dita. 

— Dldaa, Ditale, Anello. « Mi 
se oo de cusì ghe vmur el didaa » : 
« Per cucire mi ci vuole l'nnello ». 

— Didada, Ditata. « El g'à dna 
óna didada in d r ón occ » : « Gli 
diede una didata in un occhio ». 

— Didaac, Ditaocio. 

— Didin, Ditino e Mignolo. Dà 
el didin sott a la eòa : Solleticare 
dove pizzica (per far parlare) o 
anche dar del dito sotto la coda 
(per adulare). H«Jfa **, pover po- 
pò ; tè el didin ! »: « Mettetegli un 
ditino in bocca ! » 

— Didinna (Gioco fanciull.), Ri- 
piglino. Giuga a — : Fare a ripi- 
glino. 

' Diebus (In) (P. N.) (D. Lat.). In 
diebus illis: Idem. 

Dles ira, Dienire. Canta el die- 
sira: Cantar il diesire. Fagh dì 
la diesira a vun (in dis.) : Far pen- 
tire uno amaramente. 

Diesis, Idem. Doppi diesis: Dop- 
pio diesis. 

Diètta, Dieta. Sta a dietta: Sta- 
re a dieta. Q « Ghe dan trii franeh 
de dietta »: « Gli danno una diaria 
di cimpie lire ». | (Civ.) La dietta 
de Roncaglia (N. st.) : La Dieta 
di ltnucaglin. La Dietta svizzera: 
Li Dieta svizzera. 

Dlfalcà (P. N.j, Defalcare. « Chi 
bisógna difalcà t spes » : « Qui bi- 



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DIF 



198- 



DIF 



sogna defalcare o detrarre le spe- 
se». 

Dlfend-fes-endes, Difendere. 
Pensa a di/end el pass (Civ.) : Pen- 
sare alla difesa della patria. Savè 
fa a difende*: SaDer difendersi. 
« Come van i affari t » « Peuh me 
difendi / » : « Come vanno gli af- 
fari ?» « Peuh, mi difendo ». 

Dlferentement,Differentemcnte. 

— Dlferenza, idem. Gh'è poc- 
ea — : Ci corre poca, Gh' è óna 
bèlla differenza : C' è molta diffe- 
renza Opp. C'è che ire. Differenz 
de Borea: Differenze di Borsa. 

Dlfertur (D. L.), Idem. Quod 
difertur non aufertur : Idem. 

Difesa, Idem. (Civ.) La difesa 
nazionat: La difesa uazionale. iStà 
sulla difesa: Star sulle difese. J La 
difesa dell' imputaa : La difesa 
dell'imputato. « U a eiappaa i so 
difes la in caffè » : «e Ha preso le 
sue difese là in caffè ». Métte* in 
difesa (scherma): Mettersi sulla 
difesa. 

Dlfètt, Difetto. « El g' à el di- 
felt de vèss permalós »: « Ha il di- 
fetto di èssere permaloso ». « In 
sia pann gh' è ón difett » : « In 
questo panno c'è un ditetto ». (Pr.) 
Tutti g an i so difett : Solo Dio è 
senza difetti. Bisógna compatì i 
difett di alter : Sopportiamo o Bi- 
sogna compatire i difetti degli 
altri se gli altri devono soppor- 
tar i nostri. Chi e in difett è m so- 
spètt: Chi è in difetto è in so- 
spetto. 

— Dlfettaa, Difettato. 

— Dlfettós, Difettoso. 

— Difettili, Difettón, Difettuo- 
eio, Magagna, Grosso difetto. 

Dlferi-eril (P. N.), Differire (1). 
« An diferii la partenza » : « Han 
differita la partenza ». 

Diflcoltaa, Difficoltà. Yinc tutt 
i diflcoltaa: Vincere tutte le dif- 
ficoltà. Fa nass di diflcoltaa: Far o 
Mettere delle difficoltà. Diflcoltaa 
de respir, de orinna : Difficoltà di 
respirare, di orinare. 

Dindi, Difficile. Materia diflcil 
de insegna: Materia difficile da 
iiiHctinnrsi. Vess dificil de conten- 
ta: Essere di difficile contenta- 



ti) Pifp-rirr «unifica nuche essere diffe- 
rì» lu: rtw» dive**. 



tura. Parla diflcil : Cercare il dif- 
cile. 

— DificUment, Difficilmente. 

— Dlllcllott, Difficiluccio. 

— Diflcoltaa. Difficoltà. Diflcol- 
taa de orina: Vedi Bitensión. Fa 
mila diflcoltaa: Idem. 

Dlfidà-ldaa, Diffidare. « Te difl- 
dariet de mi t » : « Diffideresti di 
me?»|«2/è staa difldaa de fa 
minga... » :« Fu diffidato di non... » 

— Dlfidaxlòn, Diffida. « Gh'è sui 
griornal la difldazion » : « C'è la dif- 
fida sul giornale ». 

Difldent, Diffidente. 

Difterite (P. N.), Idem. 

Digeri-eril, Digerire. « El dige- 
riss anca el fer o i sass » : « Dige- 
rirebbe il ferro o le pietre ». Cdtiv 
de digerì : Che si digerisce a sten- 
to. \Fig. ) « La digerissi nò Opp. 
Podi minga digerilla » : « Non la 
posso mandar già». 

— Dlgestion, Digestione. Guasta 
la digestion: Guastare la — . 

— Divertir, Digestivo. Elpomm 
dopo dtsnaa l'è — : La mela dopo 
pasto è — . 

Digital (P. N.), Digitale. — per 
el mal de cwur: — per il mal di 
cuore. 

Diglun, Digiuno. Bomp el di- 
ginn: Rompere il digiuno. Stàdi- 
giun fin che né sonna i campann : 
Far il digiuno delle campane. 

— Dlgiunà-unaa , Digiunare. 
Digiuna per forza: Assai digiuna 
chi mangia male. Digiuna alla 
moda di erètich: Far il digiuno 
del lupo. 

— Dlgiunator (P. N.), Digiuna- 
tore. Tanner l'è staa el primm 
digiunator: Fu Tanner il primo 
digiunato re. 

Dlffnitari(P.N.D.Fr.)Dignitario. 
Dilaziona (P. N.) f Protrarre, So- 
prassedere. 

— Dilazión (P. N.), Dilazione. 
« Oo minga poduu ottegnì óna di- 
lazión »: « Mi ha negato un soprat- 
tieni ». 

Dilettant, Dilettante. Ona com- 
pagnia de dilettant: Una compa- 
gnia di dilettanti. Dilettant de mi** 
sica: Dilettante di musica. 

— DilsttaSB, Dilettarsi. « El se 
dilètta de sta di ór soli ai me fl- 
nester » ( iron. femminile ) : « Si di- 
letta di star delle ore sotto le mio 
li net* Ire ». 



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D1L 



-107- 



DIO 



Dlllgent. Diligente. On scolar, 
ón fiwu diUgent : Uno scolaro, un 
ragazzo — 

— Diligenza, Idem (1). « In di 
so dover ti ohe mètt óna gran dir- 
ligenaa*:«Ne' suoi compiti met- 
te molta diligenza ». Fa tutt i di- 
Kgens ver... : Far ogni diligenza 
per. | Vettura (quasi in disJ. An 
a ssalt a a la diligenza del Spìnga: 
Hanno assalita la diligenza dello 
Spinga. 

DilUYl, Diluvio. El diluvi uni- 
versai: Il diluvio universale. « Tee 
sentH the diluvi sianoti / » : « Hai 
sentito ohe diluvio stanotte? » I On 
diluvi de forestee : Un diluvio di 
forestieri. — de par oli: — di pa- 
role. | A tàvola l'è ón diluvi: A 
tavola egli è un diluvio. 

Dlmentlcà-caa-casa (Civ.), Di- 
menticare. « DiménHchet minga » : 
«Non dimenticarti». 

Dlmètt-mèsa-ettes , Dimettere. 
« QueWimjriegaa el se vosur fa di- 
mett seelva avanti insci » : « Quel- 
la impiegato si farà dimettere se 
continuerà così ». On vestii dimess 
(civ.): Un abito dimesso. 

— Dlmlmtòn, Dimissione. « L' à 
daa i dimission de deputaa » : « Ha 
dato le sue dimissioni da depu- 
tato». 

Dinoto. Ncircsclamaz.:«iVr din- 
oto/»: «Per Diana!» 

Din din (Onomat. del suono del 
campanello), Din din. 

Dlnlngnarda , Se Dio guardi. 
« Dininguarda che mevegnèss min- 
ga in meni.., » : « Se Dio guardi 
non mi venisse in mente... » 

Dio, Dio. Andà de Dio o a quel 
Dio. P. E. : On vestii che va de 
Dio ! : Un vestito fatto a quel Dio. 
A cà de Dio: Lontanissimo. An- 
dò fina a cade Dio : Andar in Ca- 
licutte. A la bonna de Dio: Alla 
buona di messer Domineddio Opp. 
alla carlona. Andà f avara de la 
grazia di Dio: Andare in furia. 
P. E.: « L'anfaa andà — » : « L'han 
fatto gridar come una bestia ». De 
la parte de Dio?: In nome di Dio. 
« Che Dio me le manda bonna t » : 
« Prego che Dio ce la mandi bo- 



(1) A Firenze dicono : la par'una diti- 
gtnta di donna molto grassa. Corrisponde 
al nostro bontà. 



na ». « Ohe Dio te le renda » : « Dio 
te ne renda merito ». « Dio vo- 
rèM/»:«A Dio piacendo o Dio 
volesse! » Che Dio l'abbia in glo- 
ria: Idem. Dì ira de Dio: Dire 
ira di Dio peggio che Cose da chio- 
di. Fa i roba come Dio vanir: Pa- 
re le cose come Dio vuole o pi- 



castigo e 

Ona casa piènna de grazia de Dio: 
Una casa piena di grazia di Dio. 
Come V e vera Dio F: Com' è vero 
Dio. El le sa Dio ! : Lo sa Dio ! 
Dio sa,.. : Lascia. P. E. : « Disen 
che Vcra.ón avar. Dio sa cosse di- 
rien del... » : « Dicono ohe era tir- 
chio ! Lascia, che avrebbero detto 
di... » L'è quell che Dio fece: È 
pan unto. « Oh quanta grazia di 
Dio! » : « Idem ». Per amor di Dio!: 
Idem. Piatuv che Dio la manda: 
Piove a dirotto. Tutt i <tt che Dio 
à creaa: Tutti i giorni che Dio 
mette in terra. « Fa quell che Dio 
te ispira » : « Fa quel che Dio ti 
ispira ». « Prega ti tò Dio che... » : 
« Prega il tuo Dio ohe ». Dà V a- 
nima a Dio: Render 1' anima a 
Dio. Vèssegh del gran ben di Dio: 
Esserci ogni ben di Pio. L'è el 
Dio di galantomen : E il Dio de' 
galantuomini. La canta come ón 
Dio : Canta come un Dio. L'è co- 
me la misericordia de Dio : E co- 
me la misericordia di Dio. El did 
di Dio: Il dito di Dio. (Pr.j Dai 
amis me guarda Dio perchè ai ite- 
mi* mi guardo io: Dagli amici 
mi guardi Iddio , da' nemici mi 
guardo io. Nò casca foglia che Dio 
n' ól voglia : Non si move o non 
casca foglia che Dio non voglia. 

Diocesi (P. N.J), Idem. 

Dipartimene Dipartimento. (K. 
st. e geografico) I dipartiment de 
Francia, e del prim regno d'Ita- 
lia: I dipartimenti francesi e del 
primo regno d'Italia. 

Dipend, Dipendere. Quèst el di- 
pend de...: Questo dipende da... 
Quèst el dipend, che : Questo di- 
pende perchè... « Nò soo se el di- 
pend dall'aria o da... » : « Non so 
se viene dall'aria o da... ». 9 E l di- 
pend dal padron : Sta sotto al pa- 
drone. 

— Dlpendent, Dipendente. «e L'è 
ón so aipevdent » : « Idem ». 



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DIP 



-ìae- 



DIR 



Diperdss, Disperdersi (1), Di- 
strarsi. « Quand se studia insogna 
minga disperde* via conHnóa- 
ment come fee vialter bardassa » : 
«Quando si stadia non bisogna 
baloccarsi o tender di mia e dì là 
come fate voi altri bardassa». 

Diplomatica, Diplomatico. (Civ.) 
Corp diplomateti o Corpo diplo- 



Idem. (Pig.) «m/à el di- 
plomatico»: «Mi fa il diploma- 
tico». 

— Diplomazia (P. N.K Idem. 
Tratta con diplomazia : Trattare 
con diplomazia. 

— Diplomala, Diploma. Di- 
ploma de laurea, de maester, eoe. : 
Diploma di laurea, di maestro. 

Dlport, Diporto (2), Modo di 
portarsi, Condotta. «I so diporta 
a scola in bón» : « A scola si di- 
porta bene». 

— Diportasi - taa , Diportarsi 
(non cora.), Portarsi. « Con mi el 
s'è semper diportaa de gentilomm »: 
« Con me s'è sempre condotto co- 
me un gentiluomo ». 

Dlramà-amaa, Diramare. Dira- 
ma una circolar: Diramare una 
circolare. Là gh'è cinq'u o ses 
strad che se dirama : La ci sono 
cinque o sei strade che si dira- 
mano su per la montagna. 

Diretta, Idem. Imposta diretta: 
Idem. 

Direttór, Direttala, Direttore. — 
de scola, de giomaU d* óna ban- 
ca, ecc. : Direttore di scuola, di 
giornale, di banca. Direttór spi- 
ritual: Direttore spili tuale, Con- 
fessore. La sura dxrettris: La si- 
gnora direttrice. 

— Direzión, Direzione. (Camera) 
« L'à de vess andaa in dirczión » : 
« Dev'essere andato in direzione ». 
I (Carica) « G'dn affidaa la dire- 
zion di lavori » : « Gli hauno affi- 
dato la direzione de' lavori ». I (Av- 
viatura) « Bisogna andà in sta di- 
resion » : « Prendi per questa di- 
rezione ». 

— Dirig-igiuu-iges, Dirigere. 



fi) Dì^tfrftrrxij, in milanese si ti acuireb- 
be v'i MJ'^m. Orto rhr nel d'alette civile 
Hi udrà aii'-he (ìispt'nlcs , ma il rh'wrftes 
ria >• \ eminenti' mancar di attenzione. 

(2) /tijtorto in Fior, equivale a spasso, 
ricreazione : andare a diporto. 



Sapere condursi. « Te me dirigiu- 
réti i letter «...»:« Mi dirigerai le 
lettere a...» 

— Dlxteent (P. N.) f Direttore o 
Amministratore. El dirigent del 



teater: L'amministratore del tea- 
>tro. 

Dlrimpett (P. N.J, Dirimpetto. 

Dirocca* (P. li.). Diroccato. 
Ona cà mess diroccada : Una casa 
mezzo diroccata. 

Dlsapont (Aff.), Disappunto. 
« Quella robba de trovali minga in 
casa V e staa per mi ón gran d&- 
sapónt » : « Il non averlo trovato 
in casa mi fu gran disappunto ». 

Disastro (P. N. passata nell'uso 
comune). Per poech e minga suc- 
cess ón disastro : Idem. 

Dlsavogo, Sfogo. SI serv de di- 
savogo: Serve cu sfogo. 

Dlsbatezxass, Sbattezzarsi. GH'è 
de —: Io mi ci sbattezzerei. 

Dlsoantà-oantaa, Disincantare. 
Discanta i vermen: Scuotere la 
polvere di dosso. «L'c ón flam 
discari taa » : « È un ragazzo sve- 
gliato ». 

Discapit, Scapito. 

Di8cerniment , Discernimento. 
« Adèss te see vegnuu a Vetaa del 
discemimcnt » : « Ora tu se' venu- 
to all'età del discernimento ». 
«Lee la g' à minga el discemi- 
mcnt de capì » : « Ella non ha il 
discernimento di capire. 

Discesa, Discesa, Scesa, China. 
(Civ.) La discesa di barbari : La 
discesa dei barbari. | La discesa 
del ballon: La discesa del pallone. 
| La strada l'è tutta in discesa: La 
strada è una china lunga lunga. 

Dlsclplinna, Disciplina. La di- 
sciplinna in di soldaa: La disci- 
plina nell'esercito. Sala de disci- 
plina: Camera di disciplina. 

Discoi, Discolo. L'è diventaa ón 
discoi de prima forza : È divenuto 
un discolo di prima riga. 

Discòr, Discorrere. Discorrèm- 
men ph: Non se ne discorra più o 
Non trattiamo oltre. H ( Amore)* 0*u* 
volta glie discorrerà ma nahs se 
semm lassaa» : « Una volta le di- 
scorrevo ; ora ci siamo guastati ». 

— Discors, Discorso. « Che di- 
scors l'i quest ì » : « Che discorso e 
codesto f» Vcgnl in discors: Ve- 
nire in discorso. Dèmegh ón tài a 
sii discors: Diamo un taglio a 



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DIS 



— 199 — 



DIS 



codesti discorsi. « Uà f cui a la Ca- 
mera ci so primm discors » : « Pe- 
ce alla Camera il suo primo di- 
scordo ». « Poceh di scora, vegnemm 
al tandem » : « Poche parole ; ve- 
niamo al sodo ». 

— Discorsètt, Discorsetto. 

— Discorsoli, Discorsone. 
Discreti» Discreto. « L'è discreti 

in di prezzi » : « È discreto nei 
prezzi ». « U è staa ancamò di- 
scréti » : «Si mostrò piuttosto di- 
screto o E stato ancora discreto ». 

— Discrezion, Discrezione e Di- 
scretezza. Capì per discrezion: In- 
tendere per discrezione. « Ohe vozur 
ón poo de discrezion. per Dio ! » : 
« Discretezza se ce n'è ! » « El tira 
giò senza — » : « Si serve senza di- 
screzione». (Pr.) La discrezion Ve 
la mader di virtù : La discrezione 
è la madre degli asini (1), Chi non 
ha discrezione non merita rispetto. 

Disdetta (P. N.), Idem, Sperpe- 
tua. « G'oo adoss una gran disdet- 
ta»:* Ho gran disdetta o Mi dice 
la sperpetua». 

Wsdi(P. N.), Disdire. Dì e disdì: 
Dire e disdire. « Sto color el glie 
disdis minga » : « Non ci disdice 
punto questo colore». 

Disegna (P. N.) t Disegnare. 
« L'impara a disegna » : « Impara 
a disegnare». 

— Disegn, Disegno. Disegn a 
contorni: Disegno a contorni. 
Studia el disegn : Studiare il di- 
segno. 

Diserta, Disertare. Diserta cónt 
arma e bagali: Disertare con armi 
e bagaglio. 

Disertór. Disertore. 

Disertaiinò(Civ.) f Disseitazione. 
« L'à faa óna disertazion sòr a l'a- 
narchia » : « Fece una dissertazio- 
ne sull'anarchia». 

Disgarbaa, Sgarbato, Villano. 

Dlsgarbla-rbiaa-rbiass, Distri- 
care. Disgarbià i cavèi: Strigare 
1 capelli. — un'ascia defili — una 
matassa. 

— Disgarblada (P. N.), Distri- 
gata. — de cervell: Rivelazione (2). 

Disgrazia, Idem. Per disgrazia : 



(1) Questo proverbio, a Firenze, ci av- 
venne di adirlo in bocca di popolani e di 
(.ente civile. 

(2) Carlo Porta inventò la parola de- 
tgnrinada de cervèlli frue efflcaciMima. 



Idem. Andò in —: Cadere in — . 
(Pr.) I disgrazi in come i scires : 
Le disgrazie non vengono mai so- 
le Opp. La rovina non vuol mi- 
seria. « Peuhf La saria nanca óna 
gran disgrazia ! » : « Peuh non la 
sarebbe neanche una rovina». 

— Disgrazia*, Disgraziato. Chi 
poter — : Un povero — . 

— Dlsgraiiatamcnt, Disgrazia- 
tamente. 

Disgust, Disgusto, liobb che fa 
disgust : Cose ohe fanno disgusto. 
« La m r à daa tropp disgust » : 
« M'ha dato troppi — o dispiaceri ». 

Dlslmbors, Disimborso. « Sónt 
in — de tant » : « Sono in — di 
tanto ». 

Diflimpegn, Disimpegno. Trova 
ón — : Trovare un — . 

Dlslmpegnà - egnaa - egnass. 
Stanza disimpegnada : Camera li- 
bera. | Disimpegnass : Cavarsi da 
un impegno. 

DlBingann, Disinganno. L'è staa 
ón disingann terribil : È stato un 
disinganno terribile. L'ctaa di di- 
singann: L'età dei disinganni. 

— Disinganna, Disingannare. 
« Oo faa de tutt per disino anali » : 
«Ho fatto di tutto per disingan- 
narlo ». 

DislnterÒBS (P. N.K Disinteresse. 
Pien de disinteress: Pieno di disin- 
teresse. 

— Disinteressaa, Disinteressato. 
«e Podi parla perchè sont disinte- 
ressaa » : « Posso parlare perchè 
sono — ». 

Dlslnvolt, Disinvolto. «L'è ón 
gioviti disinvoli come » : « È un 
giovine assai disinvolto ». Ona 
donnétta fin tropp disinvolta: Una 
donnetta molto disinvolta. 

— Disinvoltura , Idem. « Che 
disinvoltura ! » : « Idem ». 

Dislalia , Dislacciare. Dislaz- 
zass f atura: Mettersi in liberta. 

Dlalenguà, Dileguare, Didiac- 
ciare e Dimoiare. El giazz ci di- 
ttlengua: li ghiaccio si liquefa. Se 
pattina pù; el dislengua: Non ai 
può più pattinare ; comincia a 
diacciare. jf Dislenmià adree del 
piesè : Destarsi pel gusto. 

Dislogà-ogaa-ogass , Dislogare 
e Slogare. « El s f è dislogaa óna 
man»:«S'c nlojjata una mano». 

— Dislogadura, Didogamcnto. 
Dlsnà-naa, Desinare. (Verbo) 



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DIS 



-aoo- 



DIS 



Soni andaa a disnà a V osteria : 
Pranzai alla trattorìa. (Sost.) I/o- 
ra del dima: L'ora del desinare e 
l'ora del pranzo. I/ost l'à mandaa 
su el disnà: L'oste ha mandato su 
il desinare. Prepara ti disnà: Am- 
manire il desinare. 

— Dlanarin, Dlsnarèll, Dlsna- 
rón, Desinari no e Pranzettino, 
Desinaretto e Pranzetto. Desina- 
rono e Banchetto. « Et iva daa ón 
disnarin sui mòli » : « Ci regalò 
d'un pranzetto appuntato ». 

Disoccupa*. (P. «.), Disoccupato. 
I/e terribil la questiòn di disoccu- 

ra: La questione de' disoccupati 
terribile. 

DiBordln, Disordine. Fa di dis- 
ordin: Far de' disordini. (Pr.) Di 
volt da ón disordin ven ón ordin: 
Da un ordine nasce un disordine 
e viceversa. 

— Disordina (P. N.J. Disordi- 
nare. « Lù Vordtna e et disordina 
senza dì nagott a nissun » : « Egli 
ordina e disordina senza dir verbo 
ad alcuno ». I « L'à voruu disor- 
dina e incoeu Ve malaa » : « Ha dis- 
ordinato e oggi è a letto ». 

Disossa, Disossare. 

— Dispacc, Dispaccio. — tele- 
graAch : — telegrafico. 

Dlipaxer, Disparere. « Oh'è tra 
lor duu ón gran disparer » : « C è 
fra loro due ungran disparere». 

Disparita* , Disparità. « Qh' è 
troppa disparitaa tra lor duu » : 
« Fra loro due o' è troppa dispa- 
rità». 

Dispari, Disparte. « M J dn lassaci 
in dispari » : « Mi hanno lasciato 
in disparte». 

Dispensa, Idem. La dispensa 
d'etaa: La dispensa di età. | / 
ciav de la dispensa: Le chiavi 
della dispensa. | La tal opera la 
ven fmura a dispens : La tal opera 
esce a dispense. 

— Dispensà-nsaa-nsass, Dispen- 
sare, vedi Dis trioni. 

— Dlspensln, Dispensina. 
Dlsper, Dispari. Pari e disper : 

Pari e catto o dispari. 

Disperà-eraa-eraas, Disperare. 
« L'era là che la se disperata » : 
« Si disperavi» ». Fa dispera la 
mamma: Far disperare sua ma- 
dre. | « El s'è disperaa » : « Perde 
ogni speranza». ( Disperaa: Sca- 
vezzacollo. « L'è ón disperaa de 



vun » : « È un disperato (1) o an- 
che un risicoso, uno scavezta- 
collo, un fusciarra, un arrischia- 
to, un caposcarico». 

Dlsperd-perduu o pars, Dis- 
perdere. « Se s ' in disptrs vun de 
ehi V alter de là » : « Si sono dis- 
persi uno di qua l' altro di là ». 
Disperde* via : Smarrirsi. 

Dispersa, Sconciatura. « La g'à 
avuu óna dispersa » : « Ha abor- 
tito ». 

Dispett. Dispetto. A dispett di 
sant : A dispetto de' santi. Vorè 
sta in parodie a dispett di sant: 
Non si sta in paradiso a dispetto 
de' santi. « El par che le faga per 
dispett » : « Pare ohe lo faccia per 
dispetto ». Robb che fa dispett: 
Cose che fanno dispetto. 

— Dispetto*, Dispettoso. « Come 
l'è dispettos quel stupid d'ón ficeu »: 
« Com'è dispettoso quello stupido 
di ragazzo ». 

Dlsplaoent, Dispiacente. « Sont 
propi dispiacent de sta robba»: 
« Sono proprio dispiacente di quan- 
to è successo ». 

— Dlspiasè, Dispiacere. Prova 
ón disptasè: Provar un dispiace- 
re. | (Verbo) « Me dispias che... » : 
« Mi dispiace che ». « El fa mo- 
stra che ghe dispiasa, ma invece 
l'è tutt còcc/»: « E' vende il sol 
di luglio, ma a me non la ficca ». 

Dlspolpaa, Spolpato. 

Dlsponlbll , Disponibile. Ona 
starna disponibil : Una camera di- 
sponibile. Tósa disponibil: Ra- 
gazza o fanciulla o signorina dispo- 
nibile. 

— Dlsponlbllltaa, Disponibili- 
tà. « Me fradell officiai Vàn miss 
in disponibilitaa » : « Mio fratello 
ufficinlc lo hanno messo in dispo- 
nibilità ». 

— Disponn-spost, Dispone. « Di- 
spoìtn pur de mi e di me servi tór 
in lóngh e in largh » : « Disponi 
di me e de' miei servitori in lungo 
e in largo ». Vèss minga dispost 
a fa óna robba : Non essere di- 
sposto a fare una cosa. (Pr.) L'omm 
el proponn e Dio el disponn : Lo- 



di Disperato in fior, vale (come par- 
tici p. di disperare) : preso dalla dupera- 
iioite, o a modo di sostantivo : perioda 
cìw non ha da vivere che farebbe il mila- 
nese : baltbtòu. 



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DIS 



— 201 — 



DIS 



ino propone e Dio dispone. San 
e dispost: Sano e disposto. 

— Disposinoli , Disposizione. 
« El g* à disposizum per Ut... tal 
robba » : « Ha disposizione per... » 
Disposizion de testament : Dispo- 
sizione testamentaria. « Sont a sóa 
disposizion »: « Sono a sua dispo- 
sizione ». | La disposizion d ón 
arenivi: La mettitura d'un ar- 
chivio. 

Dispotismo, Idem. El dispotismo 
n'ól gh* è pù che in liussta, par- 
land de V Europa: In tutta Eu- 
ropa non è rimasto dispotismo 
ehe nella santa Russia. 

— Dispòtici* , Dispotico. «e Son 
mi el padrón dispotica » : « Sono 
io il padrone dispotico ». Vedi an- 
che Spotieh. 

Dispregi, Vedi Despresi. 
Disputa, Idem. 

— Disputà-utaa, Disputare. 
Dissapòr, Dissapore. « Gh'è staa 

sì ón poo de dissapor tra mi e lù. 
ma peni... » : « Ci fu infatti del 
dissapore fra noi, ma... » 

Dissestà-staa-staSB, Dissestare. 
« Me sont dissestasi per salvali » : 
« Per salvarlo mi sono dissestato ». 

Disslpaa , Dissipato. «. L' è ón 
uissijpaa de prima forza » : « È un 
dissipato di primo ordine ». « Sta 
pussee attent, te see tropp — »: 
« Dà retta, sei troppo svagato ». 

DiSBUad-as-adeB , Dissuadere. 
« U&n dissuas de andà in Ame- 
rica »: « Lo hanno dissuaso di an- 
dare in America ». « El m'à con- 
sultaa, Voo dissuas »:« Mi consultò 
io l'ho sconsigliato ». 

Dista, Distare (1). « Quanto el 
dista el cogiti de la sponda » : 
« Quanto scosta il pallino dalla 
mattonella ? » 

Distaccà-acoaa-accass, Distac- 
care. Distacca i cavai: Staccar i 
divalli. « Se pò minga distaccali 
da quella donna, dal lètt della 
morta... » : « Non si può distac- 
carlo, ecc. ». 

Distanza, Idem. Distanza d'etaa: 
— d'età. Tegnì a — ; Tenere in 
distanza. 

Distand. Vedi in Destend. 

Distinta, Idem. La distinta di 



(I) Noi asiano la parola dista nella so- 
la frase e senso notato. In altri sensi di- 
ciamo Vèu distata o lontana ecc. 



prezzi: La distinta dei prezzi. | 
(Agg.) Ona personna — ; Idem. 

ìttstinzion. Distinzione. Onomm 
pien de distinzion : Un uomo pieno 
di garbo o un uomo a garbo, g 
Bisogna paru minga fa tropp — ; 
Non conviene far troppe distin- 
zioni. 

DlBtorna (P. N.), Distorna. Dà 
la distorna: Dare la disturna. 

DistrasB, Distrarsi. «e G' oo bi- 
sògn de distramm ón poo »: « Ho 
bisogno di svagarmi ». 

DiBtraslòn , Distrazione. « El 
patiss i — » : « Sotfre di — ». 

Dlstrug-utt , Distuggere. El 
fceugh el distrug i cà: Il foco di- 
strugge le case. « Qucll se ciamma 
distrug » : « Quello si chiama an- 
nientare ». « Come l'è distrutt quel 
poter omm » : « Come è magro o 
strutto o allampanato quel pover 
omo ». 

DiBturbà-urbaa-urbass, Distur- 
bare. « Disturbi ? » : « Disturbo ? » 
« G'oo disturbaa el stomieh »: « Ho 
lo stomaco disturbato ». 

— Dlsturb (l\ N.), Disturbo. 
Leva el — : Levare il disturbo. 

DÌ8Utll, Disutile. « L'è ón disu- 
nì faa e finii » : «È un disuti- 
laccio ». 

Ditta, Ditta. Ona bonna ditta/ 
(iron.): Una lieta spesa ! | A ditta 
de tutti: A detta di tutti. 

Diurnista, Idem. « L'è. diurnista 
a trii f ranch al dì » : « Fa il diur- 
nista a tre lire al giorno ». 

Diurno, Idem. Teater diurno: 
Teatro diurno. La diurna (mer- 
cede del diurnista) : Diaria. 

Diutil, Diario. El diutil ed ora- 
ri: Il diario coll'orario. 

Divan , Divano. « Bisogna fa 
coprì quel divan » : « Bisogna far 
ricoprire quel divano ». 

— Divanin, Piccolo divano. 
Divede (P. N.), Divedere (1). 

« El dava a divede, che... »: « Da- 
va o divedere o Mostrava di...» 

Divèrs, Diverso. Ghen'è dicevs: 
Ce n'ha parecchi o diversi. | « L'è 
óna robba ben diversa ! » : « E bene 
o assai diversa o ditìereute la co- 
sa ». 

— Dlversament, Diversamente. 



(1) Non credo che il Fnnfanl fibbia det- 
to bene col suo: Dar ad intendere ■ he e 
tutt'altro caso del Dar a diveder** ecc. 



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DIV 



20B- 



DO 



« Lù el le pensa molto diverta- 
ment » : « La pensa assai diversa- 
mente ». 

Diversità*, Diversità. « Che di- 
vertitaci ! » : « Che stacco ! » 

Dlverslv, Diversivo (1). Tant 
per dagh ón poo de divertir : Tan- 
to per dargli un poco di diversivo 
o di svago. 

— Dlverti-ertll-ertÌM, Diver- 
tire. « El t ' è divertii » : « Vi siete 
divertito!» « Chi l'è che t' è di- 
vertii a... » (iron.) : « Chi si è di- 
vertito a sciuparmi, ecc. ». Diver- 
tite ai spali de vun : Idem. 

— Divertimene Divertimento. 
« La musica V è tutt el tò diverti- 
men » : « La musica è il suo sva- 
go ». « Vùi taeumm ón poo de di- 
vertiment coni tta carampanna » : 
« Vo' pigliarmi un po' di gusto con 
questa vecchia ! » « Oh che bèli di- 
vertiment ! » : « Oh che testino ! » 

— Dlvertlmentón, Gran diver- 
timento. 

DiYld, Dividere. « Dividami , te 
nò te eaven i oee » : « Separia- 
moli se no si cavano gli occhi». 
An divit Vereditaa o el patrimoni: 
Hanno diviso l'eredità. 

— Dividendo, Idem. 

— Di vision, Divisione. 

Dlvln e Divino, Divino. La di- 
vina providenza : Idem. « Sto vi- 
nett ehi l'è divino » : « Codesto vi- 
netto è squisitissimo». 

— Divinamene Divinamente. 

— Divlnltaa, Divinità. « Sto vin 
Ve dna divinitela » : « Questo vino 
è un nettare ». 

Divora -oraa-orass, Divorare, 



voramm » : « Pareva che mi vo- 
li'H^e divorare». 

Divorzi, Divorzio. (Civ.) La leg 
sul divorzi : La leggo sul divorzio. 
Fu divorzi (pop.) : Vedi Spartite. 

Divisòri, Divisorio. Mur divi- 
sori : Idem. 

Divott. Vedi Devoti. 

Dizionari, Dizionario. « Cerea se 
gh' è la parola sul dizionari*: 
« Corca ne c'è sul dizionario ». 

— Dizionarlètt, Dizionarietto. 
— tasrabil : — tascabile. 

(1) Diwffl'ro in fior, è anche canale che 
servo h divergere l'a<*qv^ 



Dò. Vedi Duu. 

Doanna. Vedi Dogana e Dazi. 

Dobbia. Doppia. (Coperta del 
letto col lenzuolo) Andà sotl a- la 
dobbia: Andar a letto o Ficcarsi 
sotto le coperte. Fa sii la dobbia: 
Fare la rimboccatura. Fa sott la 
dobbia: Rincalzar il letto. (Pr.) 
Sott a la dobbia nò se quitta fa- 
me: Non si acquista fame sotto 
coltre. 

Dobblà-bblaa-bbiaas, Doppia- 
re (1), Piegare, Addoppiare. Dob- 
bia i eoo d' ón fil: Addoppiar i 
capi d' un filo. Dobbia ówassa : 
Piegare un'asse, una tavola. 

— Dobbladura, Addoppiatami. 

— Dobbiaas, Ripiegarsi, Addop- 
piare, Piegarsi. Pastai el se dob- 
bia minga: L'acciaio non si piega. 
Seagn de legn dobbiaa: Seaie di 
legno curvato. 

Dòbla, Doppia. Ona dobla de 
Genova (in dis.) : Una doppia di 
Genova. 

Doble (P. N.), Dublè. Ona col- 
lana de or doble : Una collana di 

— o di similoro. 

Doccia (P. N.), Doccia. Fa la 
doccia: Fare la doccia. « Quella 
/ras Ve stada per mi come dna 
doccia gelada sui coppin » : « Quel- 
la frase fu per me come una doc- 
cia gelata fra capo e collo ». 

Docll, Docile. On flceu, ón ca- 
vali dodi: Un ragazzo, un ca- 
vallo docile. 

— Docilitaa, Docilità. L'elefant 
l'è famoso per la sua docilitaa : 
L'elefante è famoso per la sua do- 
cilità. 

Doenmentà-entaa, Documenta- 
re. Adèts scrivend storia bisogna 

— tuttcott: Oggi scrivendo storia 
bisogna documentare tutto. 

— Document, Documento. 
Dódes, Dodici. Dà det poni ai 

dodet: Dare dieci punti pei do- 
dici. 

Dosala, Doglia. Detuia in d'óna 
«palla: Doglia in una spalla. 
Ùosui de partorì : Le doglie del 
parto. 

Dopglà-oggiaa, Docohiare. « L'à 
doggiaa óna bèlla tósa tutta tira » : 



(1) Doppiar? in fior, non significa più 
nitro che far allattare un agnello da due 
pecore quandi una, la madre, non ha ab- 
bastanza latte. 



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DOG 



-208- 



DOL 



« Adocchiò una bella ragazza e per 
tutta la sera le tenne gli occhi 
addosso ». 

— Dogglada, Occhiata. « El g'à 
daa óna doggtada e Va seorlii la 
ietta » : « Gii diede un'occhiata e 
crollò il capo». 

— Doggladlnna, Occhiatimi. 
Doió»7 Doglioso. 

Dolci Idem. *Ai dolci/* (ven- 
dit. amouL) : « Lupini dolci ! » 

Dóliètt, Vestaglia. « L'era in do- 
tictt » : « Èra in veste da camera». 

Dolor, Dolore. (Fisico) « G'oo 
ón dolor ehi de pari»: «Ho una 
doglia ani da parte». Dolor de eoo: 
Dolor ai capo. (Fig.) « Quel fioeu 
l'è ón dolor de eoo*: «Quel ra- 
gazzo o figliuolo è un sopracca- 
po». « L'è óti dolor de eoo quel 
flctu » : « Quel ragazzo è un dolor 
di capo ». « Dàgh minga a tóa ma- 
dtr sia dolor » : « Non gli dar a tua 
madre questo dolore». Morì de 
dolor: Morir dal dolore o di pas- 
sione. Pari la madonna di seti 
dolor : Parer la Madonna dei sette 
dolori. Graziò» come el dolor de 
venter: Grazioso come un'ortica. 
Ve** tutt in d'ón dolor : Con do- 
lori per tutto. (Pr.) Chi bèlla vmur 
pari, gran dolor botugna goffri 
fin dis.): Chi vuol comparire bella 
bisogna che s'apparecchi a sof- 
frire. Dolor de lesta o pan o mi- 
nestra: Doglia di testa vuol mi- 
nestra. 

— Dolorà-raa. Dolorare (in di- 
suso), Sentir dolore, Dolere. « El 
dolora tutt per i reumi* : « Si duol 
tutto per i reumi ». 

— Dolorasc, Dolorin e Dolorltt, 
Dolore acerbo, Doloretto e Dolo- 
rarci. 

— Dolores, Doloroso. On ope- 
razioni dolorosa: Un'operazione 
dolorosa. « L'è però dolorosa quel- 
la robba de...»: « È però doloro- 
so di trovarmi, eco... » 

Dolz, Dolce. El zuccher, fi mei, 
la regolizia, l'uga madura in dote: 
Lo zucchero, il miele, la- liquiri- 
zia, l'uva matura sono dolci. Vèss 
dolz de sang'u: Essere di indole 
dolce. Dolz de lavora (di legno) : 
Tenero a lavorarsi. Dote de sai 
(pop.) : Dolco di sale. On temp 
9utl e dote: Tempo asciutto o sec- 
co o dolce. J| / ve dolz :■ I piedi 
dolci o ciocci. LttQiia dolza: Le- 



gno dolci. Dolz e brusch : Agro- 
dolce. Terren dolz: Terreno pa- 
sticcio. | « L' à portaa in tavola 
el dolz »: « Portò in tavola il dol- 
ce ». I « Làssell dolz » (a cavallo): 
« Dagli la mano dolco ». 

— Dolce , Idem. Il dolce far 
niente: Idem. A bocca dolce: I- 
dem. Aprii dolce dormir: Idem. 

— Dolzln, Dolzuac, Dolcetto e 
Dolciume. 

Doma-omaa, Domare. Doma ón 
cavali : Domare un cavallo. Doma 
i lenzosu, i fazzolètt nacuv : Do- 
mare le lenzola, i fazzoletti novi. 
Doma ón para de staro : Domare 
un paio di scarpe. | Soltanto. 
Senonchè. N. fr. : « Se capiss do- 
ma a vedèll »: « Si capisce soltanto 
a guardarlo ». « Figuret ch'el m'à 
ciamaa mila lir ! » « Domàf»: 
« Figurati che m'ha chiesto mille 
lire di quel... » (E l'altro) « Po- 
verino ! » 

Domali, Domani. Doman Ve fe- 
sta: Domani e festa. Doman mat- 
tinna, doman sira : Domattina, 
domani sera. Doman voti: Do- 
mani o otto. De chi a doman ón 
quai sani provedarù : Cavami di 
oggi e mettimi in domani. « Sì ! 
Doman sul freseh / » : « Sì doma- 
ni, per il fresco o anche Doniai ! » 
Vede minga doman: Se non e 
o\i«\ e domani. 

Domanda, Idem. « Che dvmaìi- 
daf » : « die domanda! » Doman- 
da e risposta: Idem. Dà córs al- 
la — .* Dar corso alla — . Gh'è poca 
domanda del gèner : C'c poca ri- 
chiesta. .Fa là sóa brava domanda 
al papà: Fare la chiesta in isposa. 

— Domandà-ndaa , Domanda- 
re. Se domanda nanca : Se no 
domanda neanche o Non se ne 
domanda. ( Pr. ) Domanda V è 
lècit . rispond V è cortesia : Do- 
mandare è lecito e rispondere ò 
cortesia. 

Doménica, Idem. Rispetta la —: 
Rispettare la domenica. Domeni- 
ca quindes: Domenica a' quindi- 
ci. Kl vestii de la domenica o de 
la festa: Il vestito della dome- 
nica. 

Domestegh e Dcsmestegh. Vedi 
Domestieh. 

Domestich, Domestico. « Come 
l'è domestica sta tórtora ! » : « Co- 
m'è domestica questa colomba o 



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DOM 



-204- 



DON 



anche agevole». | Domcstich de 
cà: Servitore, Il domestico (1). 

Domicili, Domicilio. « El sta a 
Milan, ma el domicili ghe Va a 
Roma » : « Sta a Milano ma il do- 
micilio l'ha a Roma». Tratport 
a domicili : Trasporti a — . Domi- 
cili coatt: Domicilio coatto. 

— Domldllass (P. N.), Domici- 
liarsi. « U è andaa a domicilia** 
a Firenze » : « Si domiciliò a Fi- 
renze». 

Dominerà (Volg.). Vedi Domé- 
nica. 

Domini, Dominio. Domini util : 
Utile dominio. De domini pubblich: 
Di dominio pubblico. I dominni 
de la Coronna: I dominii della 
Corona. 

Dòmino, Idem. Oiugà al domi- 
no : Vedi Oiccugh. | « Al vealión 
l'era in domino rosa » : « Ai ve- 
glione era in domino rosa ». 

Dominai (dominali i16m),Domi- 
nus, Domino doininanzio (in dia.), 
Il padrone. Domimi* vobi*eum : 
Dominile vobisco. 

Domm, Duomo. Le la fabbrica 
del Domm / : È l'opera del domo. 
Vorèfà sta o Tira el domm in 
*an Salvador : Volere l' impossi- 
bile, Par di botti barili (pop.). Do- 
manda *e el domm l'è de vend : 
Vedi Vend. 

Don, Idem. Don Pool, Don A- 
le**ander: Don Paolo, Don A- 
lessandro. Don Chisciotte; Idem. 
| Dono. Ve** ón don di Dio ! : Es- 
ser un dono della Provvidenza. 
« El g'à el don di Dio de capi 
nagott » : « Ha il dono da Dio di 
non capir nulla Opp. Ha l'ottavo 
dono dctllo spirito santo ». | Fa el 
don don ì Pare il dinoccolato o il 
dondolone. 

Donà-onaa. Donare. « El ve*tii 
ncr el ghe dònna »: « 11 vestito 
nero le dona ». Ouell che nò podi 
ave va che t'el doni: Pare come 
papa Leone. 

— Donazlón, Donazione. Con- 
trae de — : Contratto di — . Do- 
nazion inlcr vivos : Idem. 

Donca, Dunque. « Donca coinè 



(1) li popolo fior, perft non usa questa 
vorp por servitore vecchio di casn, ma piut- 
tosto per servitore militar*: }A nostra or- 
dì nauta. 



lafèmmt »: « Dunque ohe si fa? » 
Ergo donca, trii corichiti fan óna 
conca : Dunque dunque non com- 
picci nulla. 

Donda-ondaa, Dondolare. « Me 
donda un dent » : « Mi dindella 
(Lucca) un dente, Mi tentenna» 
(Pir.j. « El ministeri me par ch'cl 
donda » : « Mi pare che il mini- 
stero traballi». « Sì, Ve giu*t lì 
che el donda » : « E lì covato ». 
Ciappa eh'el donda : Gnao. « Sto 
tavol el donda » : « Questo tavoli- 
no dondola». 

Donda, Dondola. Dagh la donda 
a la ecocca: Dare l'andata all'al- 
talena. 

Dondada, Dondolata, Dondola- 
mento, Tentennata. 

— Dondadlnna. Tentennatala. 

— Dondaxzl, Dondolone, Ten- 
tennone. « Oh l'è ehi el tur Don- 
dazzi » : « Eccolo qui il sor Ten- 
tenna». 

— Dondlnà, Ninnolare. 
Dondeohè, Idem (ohe significa 

aualunque sia il motivo o anche 
luogo). Dondechè: Per questa 
ragione. 

Donna, Idem. Donna de cà, de 
eoo, che cuti**, de color o di pagn 
de color, de grò**, de mond, de *er- 
vizzi, de *opre**à, che peUènna: 
Donna di casa, di ingegno, cuoi- 
torà, lavatore, di mezzo, di mondo, 
di servizio, stiratora, pettinatora. 
— che lavora in bianch: Cuoitora 
di bianco. Donna di pegn: — che 
va a far pegni. On pezz de donna: 
Un pezzo di donna. Donna coni i 
barbi*; con *ù i calzón: Donna 
collo basette ; in calzoni. — eman- 
cipada, medichéssa, avvocata, pro- 
fe*8ora: Donna emancipata, me- 
dichessa, avvocata, professora. 
Robb de donna, malatìii, lavora, 
vestii de donna: Robe e cose da 
donna, malattie, lavori, vesti da 
donna. Donna omm e omm don- 
na: Donna uomo e omo donna. 
Donna temvada che la par anmò 
giovina: Donna attempata che 
sembra una giovinetta. Donna gio- 
vina che la par giamo veggia: 
Donna che ha il vecchino. | (Ti- 
tolo nobile) Donna Laura, Mar- 
gherita, ecc.: Donna Laura, don- 
na Margherita, ecc. | (Carte* Don- 
na de pxech, de boston, ecc. : Donna 
di picche, di bastoni, ecc. (Mo- 



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DON 



-205- 



DOR 



glie) La mia donna (volg.): La 
mia mogliera. Il Prima donna: 
Prima donna. fPr.) Ai donn se 
pò* minga eredegh: Omo che giura 
e donna piangente non gli cre- 
dete niente. T donn in semper 
donn : Tutte lo donno sono a una. 
I donn ne san vunjia pussee del 
diavol : Le donne nanna un punto 
più del diavolo. Né donn ne Ma 
a lumm de eandila: Vedi Can- 
dila. Dò donn e ón' oeea fan ón 
mereaa: Idem. Donna giovino ar- 
reni a ón vece gh'è Jlceu finna siti 
lece : Marito vecchio e moglie gio- 
vane assai figlioli. 

— Donnaacia, Donnaccia. 

— Donnea, Donnaiolo. 

— Donnin, Donnina. 

— Donnetta. Idem. 

— Donnon, Donnone. 

— Donnotta, Idem. 

— Donnettlnna , Donnettina } 
Donnicciuola , Donniciolucoia , 
Donnaccia, Donnucola. 

Donzèlla, Donzella (1), Camerie- 
ra. Ona donzella Ve minga dna 
serva: Una cameriera non è la 
serva* (Come specchio in dis.). 

— Donsellant e Dozzlnant, Doz- 
zinante. 

Donzenna, Dozzina. JRobba de 
domenna: Roba da dozzina. Ona 
donzenna d'ceuv: Una dozzina d'o- 
v». Tegnì donzenna : Tener a doz- 
zina o a retta o a pensione. Quell 
che sia ehi in — : Il dozzinante. 

Dopo, Idem. Dopo el bruti ven 
el beli: Dopo il brutto viene il 
bello. Dopo disnaa : Dopo pranzo. 
Dopo diman: Dopo domani. 

IJóppl, Doppio. A trii, a quatler 
doppi: Idem. I Doppi come i scigoll: 
Più — dello cipolle. Partida dop- 
pia : Partita doppia. Doppi sens : 
I doppi sensi. —j)aga, razion: — 
paga, razione. | (Libreria) On dop- 
pi: vìi doppione. 

Dopplett (Al bigliardo), Dop- 
pietto. 

Doprà, Adoperare. « Vedi che chi 
bisógna doprà i man » : « Vedo che 
mi abbisogna o che son costretto 
di adoprafe le mani ». « Cossa te 
dopret ti...? » : « Che cosa pigli tu 
per... ? » (Pr.) Chi g' à pù giudizzi 



(i) Donzella è termine letterario ormai 
on pò* ridicolo per fanciulla, signorina, 
rogai ut, giovine, zitella. 



el le dopra: Chi ha più giudizio 
più n'aaopri. 

Dórd, Tordo. Orass come ón 
dord : Grasso come un tordo. An- 
de al ròecol a ciappà i — : Andar 
al paretaio a pigliar i tordi. 

— Dordà (Col fischietto), Zirlare. 

— Dordln, Tordino (1), Piccolo 
tordo. 

— Dordlnna, Pispola. « L'è óna 
dordinna» (di donna): «Non le 
si sente un osso, È tutta ciccia ». 

Dorè (D. Pr.), Idem. Scarpètt 
dorè : Scarpette dorecs. Dorè sur 
transc (sur tranohe) : Dorato sulla 
tondatura. 

Doremifà, Do re mi fa. 

Dori-ril, Dolere. Dori ón dent, 
el venter f el eoo : Doler un dento, 
la pancia, il capo. Dori ón poo : 
Dolicchiare e dofìccicare. (Pr.) Chi 
insci vaeur nient ghe dmur : Chi fa 
a suo modo non gli dole il capo. 

Dormì-mli, Dormire. Dormi de 
pè : Dormire da piede. — a la se- 
renna: Dormire al sereno. Dormì 
de eoo: — da capo. — come ón 
8ciocch : — sodo o come un ghiro. 
— de la quarta: — della grossa. 
Dormi sul soree: Avere udito 
grosso. — i so sogn quièti : — fra 
due guanciali. — senza Insògn de 
fass ninà: Non aver bisogno di 
culla. Podè minga dormi: Non po- 
ter chiuder occhio. Dormigh sóra 
a óna robba : Dormirci sopra. 
Dormi in s'eenna: Dormir su- 
pino. Mèli a dormì (Fig.): Metter 
a sedere. P. E. : « Quel minisler i 
à miss tucc a dormì i so an- 
leces8ór » : « Quel ministro li ha 
messi tutti a sedere». 

— Dormceus (I). Fr. Atf.), Pol- 
trona a sdraio. 

— Dormla, Son aiterò. Dà la 
dormia : Alloppiare;. 

— Dormlada e Dormida e Dor- 
mldinna, Dormita. Fa óna bella 
dormiada : Far una bella dor- 
mitona. Dagh óna dormidinna: 
Schiacciar un sonnellino. 

— Dormida, Dormita. (Dei ba- 
chi) Muta e Dormita. 

— Dormión, Dormiglione. Fa el 
dormion: Fare il dormiglione. 

— Dormlnpee, Il dormi. 
Dormitòri, Dormitorio. El dor- 



ili Tonlino e termine di veterin. o «i- 
gnil.ua coloro di mantello equino. 



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DOS 



-206- 



DRA 



mitori el ven dopo el refettòri: H 
— vien dopo il refettono. 

Dosa (Pop.). Vedi Dose. N. fr. 
volg. : Dàgh la sóa dota : Dare la 
sua dose. 

— Dosa (P. N.). Dosare. La bra- 
vura del cwugh la sta tutta in del 
dosa: La bravura del cuooo sta 
tutta nel dosare. 

Dosa, Dosso. Fann de sott e dos$ : 
Farne d'ogni colore. Tamss óna 
robba de don: Levarsi una cosa 
di dosso. | (Poggio) « Là sul doga 
el g' à là sóa casetta » : « Là sul 
poggio c'è il suo villino ». 

Dotà-otaa, Dotare. « Uà dotaa 
sóa tosa con vint milla /*>»:« Dotò 
sua figlia in venti mila lire ». 

— Itotai, Dotale. 

— Dotaslón e Dote, Dotazione 
e Dote. (Negli uffizi) Assegnamen- 
to. Dota scaduda (1) : Doto rica- 
duta. 

Dottor, Dottore, Medico. El sur 
dottor : Il medico. Dottor in lig : 
Dottore in legge. Vèss spedii dal 
dottor: Essere spedito dal medico. 
M. d. d. : « O'oo minga bisogn de 
dottor che me dottora » : « Non ho 
bisogno che tu mi faccia l'omo 
addosso ». Dottor di me sciatati : 
Dottore de' miei stivali. Dottor 
del pozz (in dia.) : Vedi Faccender. 
Dottor de Valenza che g'à la vésta 
longa e carta scensa: Dottor di 
Valenza con lunga toga e corta 
scienza. (Pr.) L'è mèiìm asen viv 
che ón dottor mort: £ meglio un 
asino vivo ohe un dottor morto. 

— Dottora, Addottorare. Vorè 
dottora su tutt : Sdottorar su tut- 
to o Far il Saccente. 

— Dottorón, Dottorone. 
Dotrinna (P. N.), Dottrina, (hi 

ommpien de dotrinna( Modo novo e 
colto) : Un omo pieno di dottrina. 
| Fa dotrinna: Catechizzare. 

— Dotrinètta, Scoletta, Dottri- 
netta. 

Dova, Doga. Gross de dova 
(Fig.):'Soro o Di grosso ingegno. 

Dóve, Idem. Dove se sia : Dove 
si «ia. « Ve dove l'è » (a ragazzi) : 
« h dove tocca». « Dove sereni 
mòf'»: « Dove eravamo rimasti?» 
« Dov'è ì » : « In che luogo % » 

Dovè, Dovere. « Oo dovuti... » : 



(1) Quella di beneficenza che, per essere 
morta la bencrteanda, torna alia cassa. 



« Mi bisognò Opp. Ho dovuto».* J? 
dovaria/agh ben » : « E' dovrebbe 
giovargli ». Cóme se det : Ammo- 
do. P. E. : « L' è ón giovin come 
se dev » : « E un giovine ammo- 
do ». Come se dev : Di santa ra- 
gione. P. E. : « FI g'à daa ón 
fracch come se det »: « Lo basto- 
nò di santa ragione ». | ( Sost. ) 
Dovere. A dover: A dovere. Fa 
el so dover (a ragazzi): Salutare, 
Far il suo dovere col signore. I 
me dover : I miei doveri. « Sava- 
roo pam el me dover »: « Saprò il 
mio dovere ». Fàss ón dover : Far- 
si un dovere. FI dover de scòla : 
Il dovere. 

Dragant, Addragante. 

Dragh, Drago. Lavora come ón 
dragh: Lavorare a mazza e stanga. 

Dragon, Dragone. In del 48 a 
Milan e staa faa ón reqgiment de 
dragon lombard : Nel 48 a Milano 
fu creato un reggimento di dra- 
goni lombardi. 

— Dragonna, Dragona. 

Dramma, Idem. Dramma e com- 
media: Idem. I El dramma l'era 
óna volta ón ottav de ónta : Idem. 

Drammatlch e Drammatica, I- 
dem. 

Draperla, Drapperia. 

Drapó (D. Fr.) (in dis.), Ban- 
diera, Stendardo. 

Drapp, Drappo. Drapp broceaa 
d'or: Drappo tessuto in oro. 

Dress, Tordo. La passada di —: 
La passata dei tordi. 

— Dressin. Tordo minore. 
Dritt e Dritto. Dritto, Destro, 

Accorto. « L' è dritto V omm ! » : 
« E scaltro ». 

Dritta, Destra. Andà per la sóa 
dritta : Andarsene po' fatti suoi. 
Dà la dritta: Cedere la diritta. 
Tegnì la sóa — : Non dare la man- 
ritta. 

— Dirittura, Idem. Andà in — : 
Andar in linea retta. | On omm 
pien d* driltura: Un omo pieno 
di avvedutezza. 

— Drizz, Diritto. Andà drizz 
(nello scrivere) : Regger la linea. 
Ara drizz : liigar diritto. — come 
la gamba d'ón can : Diritto come 
le gambe dei cani. Andà via drizz: 
Anelar diviato. Andà via drizz 
drizz : Camminar pari pari. « Ten 
drizz qucll cabarè» : « Tieni pari 
quel vassoio». Vèss minga sul 



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DRI 



-207- 



DUR 



so drizz: Aver lo limo a rovescio 
o anche Sentirsi poco bene. Dà 
la drizza in strada : Cedere la di- 
ritta. 

— Drlzsà-lzzaa, Drizzare o Ad- 
dirizzare. Drizza i gamb ai can : 
Drizzar le gambe ai cani. 

Droga, Idem. 

— Drogarla, Drogherie. 

— Droghe*. Droghiere. 
Dròllo (D. Fr.) (P. N.), Furbo. 

« Qucll l'è dròllo » : « Un furbac- 
cio ». 

— DroUarla, Accortezza. 
Droyà (Volg.). Vedi Doprà con 

voci derivate e sorelle. 

Dubl, Dubbio. Gh'è pu de dub- 
bi: Non c'è più dubbio. 

— Dubita - bltaa . Dubitare. 
« Nò te dubita » : « Non ti dubi- 
tare ». 

Ducca, Duca e Duchessa. Fa ti 
ducca: Far il grande. Al temp di 
ducca vice (in dia.): In ilio tem- 
pore. 

— Duchln, Duchino. 

— Duchesalnna, Duchessina. 
Dncnment (Volg.). Vedi Docu- 

ment. 

Duòli, Duello. Sfida a duell: 
Sfidare. Duell a primm o a ultim 
sag'u: Idem. 

Duètt. Duetto. El famoso duett 
de la Norma: Il celebre duetto 
della Norma. « Che bèli duett ! » 
(iron.) : « Oh che caro duettino » 
(di bambini che piangono). 

Dnpllcaa, Duplicato. On dupli- 
eoa: Un duplicato. 

— Duplo, Idem. In duplo : I- 
dera. 

Dur, Duro. El dur e el mòli: 
H duro e il molle. Dur come ón 
sass o come el mur : Duro come 
un macigno o come un corno. 
Dur de eoo, de péli, d'orèggia: 
Duro di testa, di pelle, di orec- 
chio. Dur de maner : Duro di 
modi, di modi aspri. Dur de cotta : 
Duro a cuocersi. On omm dur e 
vilan: Un duraccio. Dur de morì: 
Che stenta a morire. Dur de boc- 
ca, de trott (di cavallo): Duro di 
bocca, di trotto. L'è però dura: 
La è dura ! Sta dur : Star duro o 
alla dura. P. E. : « L'han pregna 
ma lu ci stava dur » : « Idem ». 
(Pr.) Dur con dur nò fa bón mur: 
Duro con duro non ra bon muro. 

— Durézza, Durezza. 1 



— Duron, Durezza. « Oh' è ve- 
gnuu ón duron dedree a Vorèg- 
giu » : « Gli ò venuto fuori un so- 
pronao dietro l'orecchia ». 

Durà-uraa, Durare. Uà insci 
de dura: Deve durare ancora un 
bel pezzo. Pusscc de dura óna 
robba la pò minga fa: O^ui cona 
dura quanto può. Se el beli temp 
el dura...: So il bello regge. 

— Durada, Durata. Vess de du- 
rada: Esser durevole. 

Dura*, Duracina. I pèrsich du- 
ras: Lo pesche duracine. 

Duicièu (D. Fr.) (P. N.), Sedia 
a braccioli. 

Duu e Dò, Due. A duu a duu: 
A duo a due. A dò a dò: A duo 
a due. Fa giò fl&u a duu a duu : 
Partorire gemelli più d'una volta. 
Andà in duu: Spezzarsi, Fa in 
duu : Spaccare, Dividero. Mangia 
duu boccón: Mangiar due bocco- 
ni. « T'oode dì dò paroll»: «T'ho 
a dir duo parole ». Fase in duu 
per riva a temp col lavora : Divi- 
dersi in duo per giunger in tempo. 
Tceu sii el duu de copp : Svignar- 
sela o Partire o Fuggire. Sta a duu 
pass : Star costì vicino. Andà a 
fa duu pass: Andare a far due 
passi. « Quii duu là, podarien có~ 
biass » : « Sono due che fanno il 
paio ». « Trarev via &n eoo se ghe 
n'avèss duu»: «C'è da sbattez- 
zarsi ». L'ann del duu el mes del 
mai: Domani inai. Come duu e 
duu fan quatter: Come due e due 
fan quattro. Vèss bón dò volt : Es- 
sere bono bono. Dàghela de dò: 
Menarla bona o Dare spago. Chi 
ne fa vunna ne fa dò : Chi fa una 
trappola ne fa cento. Fa de dò 
face: Esser uomo a due faccio. 
La va de dò, cont el balin : La va 
benone. Tegnì el pè in dò searp : 
Tener il piede in due staile. l'im- 
ita di dò : Una dello due. Rièsscgh 
a quella di dò: Alle due riuscire o 
spuntarla. (Pr.) Vun V è nissun, 
duu V è ón spass, trii V è ón fre- 
cas8: Vedi Vun. 

DuyIs (Ant. e in dis). N. fr.: 
« M'è duvis (l) »: « Credo, Mi sem- 
bra, Son d'avviso». 



(1) SI diceva ancho a Firenze Mi diviso. 
I provenzali anche dicono M'ei U'avìs. 



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-208 



EBR 



E 



E (Quinta lett. d'alf.), Eff. (Con- 
giunz.) « Oh* era el Pool e i so 
flauti » : « C'era Paolo e i suoi fi- 
glioli». (Invece di ebbene) «Te 
vovu che gè foga così? E mifaroo 
così » : « Vuoi si faccia così? Ebbe, 
farò così». (Colla forza dell'iuve- 
co) « Lór credeven tutti che elpar- 
tiss, elùel s'è nanca moss»: « Tutti 
credevano che partisse; lui, in- 
vece, non ha dato un passo ». (In- 
vece di ma) « E ehi Ve pceu Ih che 
rirla in sta matterà t » : « Ma chi 
lei, di grazia, che parla in tal 
modo?» (Pleonasmo per rinfor- 
zare) « S* era contomaa de Abis- 
sini, e ghe n' aveva denanz, e de- 
dree f e de part, e de séra e de 
sott » : « Ero attorniato da nemici 
e ne avevo dinanzi, di dietro, da 
lato, di sopra, di sotto ». Tutt e 
des, tutt e cent : Tutt'o dicci, tutt' e 
cento. 

Èben (Pop.), Ebano. On boston 
de eben eont ci pomm d'or: Una 
mazza di ebano col pomo d'oro. 

— Ebanista, Ebanista. 

Eben (P. N.(, Ebbene. (Come do- 
manda) « Eben t » : « E dunque ? » 
Vedi anche Ben: Ebbe (voi*.) 

Ebrèi, Ebreo. « L'è cattolich, ma 
Va sposaa ón' ebrea » : « È cattolico 
ma pigliò un'israelita ». (Al gioco) 
« Mi perdi a sto post ehi. Ghe dev 
vess mort ón ebrèi » : « A questo 

Sosto perdo continuamente; ci 
ève esser morto un ebreo». | 
« Quel mereant l'è ón vero ebrei»: 
« Quel mercante è un vero ebreo ». 
(Di cattolico) « L' è ón ebrei che 
va mai a messa » : « Gli è un bac- 
calà; non va mai in chiesa». 
Mes'cià i Ebrei eont i Samaritan 
(in dis.): Confondere idee o cose. 
(Pr.) I/ebrei n'ól dà dance se n f ól 
g'à pègn : L'usuraio non presta de- 
naro se non ha il pegno in mano. 

- Ebraich, Ebraico. « El parla 
ebraich » : « E' parla ebreo ». « El 
parla V ebraich » : « Parla ebrai- 
co ». 

— Ebreiada, Tratto da stroz- 
zino, Strozzatura. 



— Ebreión, Usuraiaccio. 

Eccetera (u. Lat.) (Col resto 
che si capisce), Eccetera. 

Ecceomo (Figura rappr. Cristo 
alla colonna). *El par ón ecce- 
omo » : « Sembra un eccehomo ». 

Ecclóm. ( Onomatopeaco dello 
starnuto). « Uà faa eceióm dò volt 
e ghe s' è s'eioppaa óna renna » : 
« Starnutò due volte e gli si rup- 
pe una vena». 

Ecco (Volg.). Vedi Eco. L' ecco 
della Simonetta: Idem. 

Ecco, Ecco. « Ecco chi el sur 
Giovami » : « Ecco il sor Giovan- 
ni ». « Ecco fatto / » : « Ecco fatto ». 
« Vui nò, vui nò e vui nò. Ecco ! »: 
« Non voglio, non voglio e non vo- 
glio ; ecco ! » (Iron.) «Ecco! Se hoo 
de di mi, la robba la saria tutt 
all'opposi » : « Ecco ! A dir il vero, 
la cosa sarebbe tutt' al rovescio ». 
(Ritrovamento) « Ecco lì, in dove 
l'è » : « Eccolo qov'è. Costì ». « Ec- 
co ehi»: « Ecco qui ». (M. pr.) Ecco 
fatto il becco alt: oca: Ecco fatto 
il becco all'oca. 

Eced (Passar la misura giusta), 
Eccedere, Trascendere. « Me par 
che te abbielt ecceduu in di ter- 
min » : « Mi pare ohe tu abbia tra- 
sceso ne' termini». 

— Ecedenza, Eccedenza. « Emm 
trovaa, in del bilanc, ón* eccedenza 
de 289 lir »:« Abbiamo trovato 
nel bilancio una eccedenza di 
289 lire». 

Eoelent o lente, Eccellente. 
« Sto caffè Ve eccellente » : « Questo 
caffè è eccellente». Vedi Togo. 

— Ecelensa, Eccellenza. Sóa Ece- 
lenza me fioeu : Sua eccellenza mio 
figlio. Vostra Ecelenza: Vostra ec- 
cellenza. 

— Ecelentement , Eccelente- 
nientc. 

Ecentrlch, Eccentrico. « L'è ón 
omm eccentrieh* (Civ.): «E un 
uomo eccentrico ». (In meccanica) 
P. E. : S' è rolt V ccentrich de la 
macchina: S*è spezzato l' eccen- 
trico della macchina. 

Eoepì, Contradiro, Porro ooco- 



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ECE 



— 209- 



ECO 



zioue. « M i g' oo nagott de eeepì t 
ma » : « Io non ho nulla da op- 
porre, ma». 

Scesa, Eccesso. Geléi a l'eccess : 
Eccessivamente geloso. Vegnì a 
di eecess : Venir a qualche eccesso 
o agli eccessi. A V ecce»*: All'ec- 
cesso. Passa da ón' eecess a l'alter : 
Andar da stremo a stremo. 

— Ecesiiv. Eccessivo. 

— Eccesaivament, Eccessiva- 
mente. 

Eoettaa-tnaa, Eccettuare. « Tut- 
ti quanti, eccettuaci doma lù » : 
« Tutti quanti, eccetto lei o lui ». 

— Eceslòn, Eccezione. I/avo- 
eatt Va faa i so bravi ecezion: 
L'avvocato fece le sue brave ec- 
cezioni. (In fatto di riputazione) 
Nò patì ecezion : Essere intemo- 
rato o maggiore di ogni eccezione. 
In via de eeezion : In via di ecce- 



zione. (Pr.) Tutt i regol gh'dn i so 
eeezion : Ogni regola ha le sue ec- 
cezioni o Non v'ò regola senza — . 



Eoetto, Eccetto. JBcetto che: Ec- 
cetto che. 

Ecidi (P. N.), Eccidio. Dogali Ve 
staa óiì, ecidi: Dogali fu un ecci- 
dio (s'intende il fatto di). 

Bcita-ltaa-itasi (Civ.), Eccitare. 
« Chi bisogna che me ecxta la fan- 
tasia coni dna bonna tazza de caf- 
fè»:* Qui bisogna eccitar la fan- 
tasia con una buona tazza di caf- 
fè ». « Calmet, te see tropp ecitaa» : 
« Calmati ; sei troppo — o troppo 
commosso «. 

— Ecltament, Eccitamento. 
« G'oo mandaa ón ecitament d'of- 
fizi » : « Gli ho spiccata un 'ec cita- 
toria d'ufficio ». 

Bclatt (D. Fr.), Chiasso. Fa 
eclatt: Par chiasso. On cappellin 
che fa tropp eclatt : Un cappellino 
troppo avvistato. 

Ecleslastlch, Ecclesiastico. 
Jj'asse eelesiastich : L'asse eccle- 
siftstico. I/abit —: L'abito — . 

Belisi , Ecclissi. — de sòl, de 
htnna. parzial, total, ecc.: — di 
sole, ai luna, parziale, totale, ecc. 

Eclissà-issaa-issasB (Civ.). «A 
la fèsta de casa V... la marehe- 
sinna la eclissava tutt i alter po- 
pòl » : « Alla festa o al ballo di 
casa V... la marchesina ecclissava 
tutte le altre damigelle ». I (Scom- 
parire) « El tal et s'è eclissaa » : 
« Il tale s'è ecclissato ». 



Eco (P. N.). L'eco de la Simo- 
nètta (1): L'eoo della Simonet- 
ta. Fa eco ai so paroll : Far eco 
alle sue parole. (Nell'organo delle 
chiese) Eco. 

Ecònom, Economo. FI sur eco- 
nom del colica: Il sor economo 
del collegio. (Pr.) Ona donna ecò- 
noma l'è ónafortunna in co: Don- 
na economa e fortuna in famiglia. 

— Economica, Economico. 

— Economa*, Economato. 

— Economia, Economia. L'eco- 
nomia politica (colto) : L'economia 
politica. Trattaa de economia so- 
cial: Trattato di economia socia- 
Io. (In senso comune, di rispar- 
mio) « S'in miss a fa economia » : 
« Si sono dati a far economia o a 
risparmiare ». 

— Economizza, Economizzare. 
Bisógna economizza el temp : Bi- 
sogna economizzare il tempo e al- 
l'inglese Il tempo è denaro. Eco- 
nomizza tropp : Trarre il sottile 
dal sottile. 

Ecran (D. Fr.) (Quadro a telaio 
di stoffa ohe si alza e si abbassa 
in un'intelaiatura da metter di- 
nanzi alle fiammate del caminet- 
to). Parafuoco. 

Ecupagg (Volg. id.). Vedi Equi- 

^ISoen (P. N.), Eden. Quella villa 
l'è ón vero eden : Quella villa è un 
vero eden. A l'Eden gh'è dna can- 
tante nceuva (luogo di spasso) : 
All' Eden o' è una nuova can- 
tante. 

Edicola (2) (P. N.) (Botteghino 
isolato da venditori di giornali), 
Chiosco. 

Edinca-ncaa (3) (P. N.). « Con 
quella sóa prèdica el m'à cdillcaa » : 
« Col suo sermone m'ha edificato ». 

— Edlflcant (P. N.), Edificante. 

— Edilizi, Edificio. « L' à faa 
su ón ediflzi eh' el par óna caser- 
ma » : « Fece costruir un edificio 
che sembra una caserma ». 

Edilizia (P. N.), Edilizia. 1/ As- 
sestar a l'edilizia: Il magistrato 



(1) Antica villa nel preti! di Milano. 

(I) Edicola In fior, é piuttosto Taber- 
nacolo j Cappella 3 Tempietto por itatue. 

(3; Nel ienso di costruir edifici è usato 
■olo da ehi vuol parlare il milaneso In 
punta di forchetta. 

14 



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EDI 



-210- 



EPE 



municipale che sovrintende all'e- 
dilizia. „ 

— Edilizi (P. N.), Edilizio. 
Editor, Editore. Anca i editor 

s'in miss a paga minga mal i au- 
tor : Anche gli editori italiani co- 
minciano a pagare discretamente 
gli autori. . 

— Edizlón, Edizione. Prtmma, 
ultima, futura de commèrcio : Pri- 
ma, ultima, fuori di commercio. 

— Edizionètta, Edizioncina. 
Editt (Ordine promulgato in ilio 

tempore da autorità), Editto, (og- 
gidì) Decreto. 

Edótt (P. N.), Informato. «L'oo 
edott de tutt coss » : « L' ho infor- 
mato di tutto (1) ». 

Educa, Educare. « El ficeu làs- 
semel educa de mi»: « Il figlio 
lascia che me lo educhi io ». « L'è 
ón omm molto ben educaa » : « E 
una persona molto bene educata 
o è un gentiluomo ». 

— Educanda, Educanda. 

— Educandaa (P. N.) (Affett.), 
Educatorio. 

— Educazion, Educazione. On 
omm senza educazion: Uno screan- 
zato. Casa de educazion: Educa- 
torio. 

Eòh? (P. N.) (Esclam. che chiede 
assentimento). « Eèh, te par t » : 
« Eh 1 Che ne dici ? » « Eèh / » : 
« Che cosa ? » 

Efemerid (Civ.), Effemeride. 

Efervescenza (I*. N.) (Ebolli T 
zione nella mescolanza di alcali 
ed acidi). Effervescenza. (Fig.) 
« Quella /ras l'à prodott in l'aula 
dna certa efervescenza » : « Quella 
frase produsse nell'aula una certa 
effervescenza ». 

Efètt, Effetto. L'oli de ricin l'à 
faa el so effett : L'olio di ricino 
ebbe il suo effetto. « Mi vui che 
el contratt el g' abbia effett » : « Vo- 
glio che il contratto abbia forza 
(Impressione di chi vede o sente) 
« Che bèli effett!»: « Che bell'ef- 
fetto! » I « Jjà imparaa che l'è inu- 
til scriv per el teater, se nò se 
pensa alt effett » : « Ha imparato 
essere cosa vana scrivere pel tea- 



(1) Edott mane* del verbo. Lo si direb- 
be sinonimo di ivfbrmaa e non è. Non »' 
direbbe : Lu L' è mal edott mn. li* l'è mal 
infonna/tj mentre però il dice: L'oo edott 
de tutt con- 



tro se non si pensa all'effetto ». 
Pr.). Nò ah' è effett senza causa: 
Non c'è effetto senza causa. | « Se 
el paga minga ghe sequestri tutt 
i so effett »: « Se non paga gli se- 
questro i suoi effetti ». Di effett su 
Paris e su Londra: Degli effetti 
su Parigi e su Londra. 

— Efettasc (P. N.), Effettaccio. 
« Quella commedia V è pienna de 
efettasc» : « Idem». 

— Efettón, Effettone. Fa ón ef- 
fetton : Far un effettone (famigl.). 

— Efettiv, Effettivo. Oreffettiv: 
Oro sonante. Adèss i reggiment 

S'àn n'anca duu terz del sa effettiv : 
ra i reggimenti hanno appena 
due terzi del loro effettivo. 

— Efettuà - tuaa - tuass, Effet- 
tuare. « S' el dovèss minga efet- 
tuass me disperarla » : « Se non 
dovesse effettuarsi mi dispererei ». 

Efettuabil (P. N.), Effettuabile. 
L'è ón'idea efettuaoile : E un'idea 
effettuabile. 

Effa, Effe. Can de Veffa : Becco 
coli' effe. Baron de Veffa : Barone 
coll'ene. 

Eligie (P. N.). Impiccaa in efigie: 
Impiccato in effigie. 

Enmera iCiv.) (Febbre che dura 
un giorno), Efimera. 

Egitt, Egitto. Che... d' Egitt! : 
Che... de' miei stivali o corbelli 
e anche d'Egitto. 

— Egizian, Egiziano. Caratter 
egizian: Idem. 

Ego (D. Lat.). « Ego som per- 
sonna prima» (lett.): «Io sono 
persona prima ». L'alter ego : L'al- 
ter ego. 

Egoismo, Egoismo. « L'è ón omm 
pien de egoismo » : « È un egoista 
da tre cotte ». 

— Egoista, Egoista. « L'è ón — 
che n'ól pensa che ai so comod » : 
« È un ser Accomoda ». 

— Egoistón Egoistaccio. 
Egreglament. Egregiamente. 

— Egregio, Egregio. 

Eghs, Ex. Eghs depuiaa: Ex 
deputato. 

Égual, Eguale. «Per mi l'è e- 
guaì » : « Per me fa lo stesso ». 

— Eguaglianza, Eguaglianza. 
« Guarda che sien tutt in egua- 

{tlianza » : « Guarda che sieno tutti 
n eguaglianza». 

Eh, Eh. « Eh che furia / » : « Eh 
che i'uria ». (Iininmarico) « Eh, W- 



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EHI 



-211- 



ELE 



sogna avègh pazienza » : « Eh, bi- 
sogna aver pazienza». (Dubbio) 
«2/è bella?»* Eh, così, così»:» E 
bella? » « Eh così, così ». ^ 

Ehi, Ehi (1). (Per negare) « Ehi, 
lù cime dà d'mtend di ball/* : « Eh 
no ; ella mi gonna ». « Uhi lu sciar, 
ch'el guarda che ghe pend già 6n 
ligamm » : « Signorino la badi ohe 
le pende giù un laccio». * Ehi, 
ch'el guarda come ci parla » : « Ehi 
la badi come parla». (Invece di 
sì) « Rieordet » « Ehi ! » : « Ricor- 
dati » « SI ». 

El, Il o Lo. EX cavali, el can : U 
cavallo, il cane. | « Lù l'è contcnt, 
ma mi el soni pussee delù»:« Ella 
è contenta, ma io lo sono più di 
lei ». « El sbragia, el sbragia ma el 
eonclud mai nagott » : « Egli grida 
assai e non conclude mai nulla». 
« Gh'Sl ì » : « C'è in casa ? » 

Elaboraa (Lavoro negli uffici), 
Elaborato. 

Elastici (Sostant., Tessuto con 

gomma). I papózz cónt i elastich: 
Hi stivaletti cogli elastici. / ela- 
lasHph per i calzètt di donn : — o 
le giarrettiere. (Aggett.) Coscien- 
ma, aria, paroll, brettèi elastich: 
Coscienza, aria, parole, straccali 
elastici. Gomma elastica: Idem. | (Il 
pagliericcio con molle) On lèti con 
l 'elastich : Un letto coll'elastico. 

Elbor (Volg.). Vedi AVber. 

Elefani, Elefante. « / mosch per 
lù diventen ele/ant » : « Fa di mo- 
sche elefanti». Dent de clefant: 
Denti di elefante. | Carla ele/ant: 
Marchigiana imperiale. 

Elegant, Elegante. « El s'è mess 
a fa Telegant » : « S' è dato a far 
l'elegante». On gabineUin molto 
elegant : Un gabinettino assai ele- 
gante. 

— Eleganza, Eleganza. « La g'à 
óna eleganza in di so moviment, 
che la innamora » : « Ha una — o 
leggiadria di mosse che innamora. 

Eleg-leggiuu (volg.) elett (civ.). 
Eleg i consigliet comunai : Eleg- 
gere i consiglieri comunali. « Emm 
elegiuu o elett el tal » : « Abbiamo 
eletto il tale». 

— Elezion, Elezione. / elezion 
generai: Le elezioni generali. | 



(i) L* ehi a Firenze non lo »! usa, che fi) Bollata dal Fanfonl; avvivare: 
verso persone di bassa condizione. sentii avvivato da quella musica. 



El spós de sóa elezion: — o di sua 
scelta. 

— Elettor, Elettore. La lista di 
elettor: Idem. 

Elegia (P. N.), Elegia. «e G'oo 
faa su V elegia e no parlemen d'al- 
ter »:« Gli feci l'elegia e non se ne 
parli d'altro ». 

Elelson (Aggiunto a Kirie) (D. 
Lat.), Eleisonne. 

Element (Vecchia distinzione 
delle essenze naturali), Elemento. 
B (Fig.) El auint element : —, i 
quattrini. | (Come ambiente) « Lu 
adess l'è %n del sa element » : « E 
nella sua beva».(Principii)i'primm. 
element del componn: 1 primi ele- 
menti del comporre. 

— Elementar. Elementare. Maè- 
8ter, scola — ; Maestro, scuola ele- 
mentare. 

Elencà-encaa (Metter in elenco 
su registro), Elencare. 

— Élench o Catalogo. 

Eletta (ohe dà diritto ad essere 
il primo a cominciare un gioco), 
Mano. Vedi anche Letta. 

Elettrica , Elettrico (Sostant.), 
Elettricità (Aggettivo]. El fil elet- 
trich : Il filo elettrico. Fluid, scossa, 
scintilla, corrente — : Fluido, scos- 
sa, scintilla, corrente elettrica. 

— Elettrizza (Civ.), Elettrizzare. 
(Fig.) « Me sont sentii a elettrizza 
da quella musica » : « Mi sentii 
tutto elettrizzato (1) da quella 
musica ». 

— Elettrlcltaa (P. N.), Elettri- 
cità. 

— Elettricismo (Civ.), Elettri- 
cismo. 

— Elettrlcament , Elettrica- 
mente. 

Elevazión (P. N.) (Il punto più 
solenne della messa), Elevazione. 

Elisi (Agg. di Campi). Andà ai 
campi Elisi: Andare agli Elisi o 
morire. 

Elisir, Elisir. L'elisir de lunga 
viltà: L'elisir di lunga vita. « Sto 
elisir el giusta el stomich » : « Co- 
desto elisir attona lo stomaco ». 

Ella (Decima lettera dell'alt'.), 
Elle. " 

Ellenista (P. N. Civ.), Ellenista 
o Grecista. 

Elmo, Elmo. « L'elmo di lancicr 



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ELV 



— 212 — 



EMI 



italioti l'è ti pussee bèli che ohe 
tto » : « L'elmo dei lancieri italiani 
è il più bello ohe oi sia ». 

Elvetegh (Volg.). Vedi Elvetich. 

Elvetica (Che trae nome e ap- 
partiene alla Svizzera). Elvetico. 

Emana (P. N.) (D. Lat.), Ema- 
nare. Emana ón deerèt: Emanare 
un decreto. 

Emanclpà-cipaa-cipasa (P. N.), 
Emancipare. Otta tósa emanct- 
pada: una ragazza emancipata. 

Embrión (Civ.) (Il primo prin- 
cipio d'una cosa o a'una idea), 
Embrione. Savè dna robba in em- 
brión: Saper una cosa in — o in 
ombra. 

Emblèma (P. N. Civ.), Emblema. 
El ffili Ve l'emblema de la puri- 
taa: Idem. 

Emenda (P. N.) (Il latino del 
maestro che corregge quello degli 
scolari) (in dis.), Emenda? 

— Emendament, Emendamento. 

— Emendau-ondaa (Poco co- 
mune) (Cambiar tenore di vita), 
Emendarsi. 

Emergent e Emergenza (Caso 
impensato), Emergenza. « È saltaa 
/aura un'emergenza nontva : Sal- 
tò fuori un nuovo emergente. (Per 
condizione o situazione) « In sta 
brutta emergenza, oo pensaa de » : 
« In questa Drutta emergenza ho 
pensato di... » 

— Emèrg (P. N. Civ.), Emer- 
gere. « L'a cominciati a emerg ai 
Assisi difendend ón assassin » : 
« Comincio a emergere alla Corte 
d' Assise difendendo un assas- 
sino ». 

Emetegh (Volg.). Vedi Emetica. 

Emetica (Mcaic. che produce 
vomito), Emetico. 

Emòtt, Emettere. Disen che tor- 
naran a emett di cavóritt: Si dice 
che il Governo tornerà a emettere 
biglietti da due Uro. «e Mi oo emess 
la mia opinion ; vialler fee pozu 
come ve par» : « Io ho esternato il 
mio parere ; voi altri poi fate quel 
che vi garba». 

Emicrania, Mal di capo. 

Emigra-igraa, Emigrare, Emi- 
grato. (Bisticcio di un Procura- 
tore) « I me padrón in a Paris 
e-mi-qrati » : « I miei signori sono 
a Parigi, ed io qui rubo». 

— Emigrazión, Emigrazione. 
Eminenza (Titolo ecclesiast. ) , 



Eminenza. I (Classif. soolast.) Emi- 
nenza. « Et Oigio el g'à avuu tutt 
eminenz » : « D Oigio ebbe i punti 
migliori ». 

Emissari, Emissario. « Oo rice- 
vuu el tò emissari » : « Ricevetti il 
tuo emissario». 

Emm, Emml (P. N.) (Modo di 
chiamare ouasi senza volersi far 
iscorgere), Hem hem. « Emm, emm, 
se veaeremm » : « Ci rivedremo, sta 
sicuro». 

Emma (Tredices. lettera d'alf.), 
Emme. Oatt de Vemma : Gatto so- 
riano. Donna de V emma (ant.) : 
Prostituta. « In la mia raccolta de 
moned g'oo ón sold de V emma » : 
« Nella raccolta di monete tengo 
un soldo colP emme ». (Pr.) / tré 
emm ghi dn ón poo tutti (1). 

Emorragia (P. N.) (Profluvio di 
sangue). Emorragia. 

Bmozión (P. N.), Emozione. 
« Quii paroll g' dn prodoit óna 
eerta emozion » : « Quelle parole gli 
han prodotta una certa emo- 
zione ». 

Empio (P. N.) (Soherz. di ohi ha 
mangiato assai). « Sono empio » : 
« Sono — o pieno ». 

Empirie* (P. N.) (Medico che 
cura per pratica), Empirico. 

Empori (Magazzeno «limerei va- 
rie), Emporio. (Città dove abbon- 
dano merci o d' ogni genere o di 
? enere speciale) Parma, óna volta, 
era V empori del formagg de 
granna: Parma fu un giorno l'em- 
porio del cacio parmigiano. 

Emnlailon, Emulazione. «L'è 
un fiosu pien de emulazion » : « È 
un ragazzo pieno di emulazione ». 

Emuldon (Bevanda di semi rin- 
frescanti), Emulsione. 

En (Particella ohe serve a desi- 
gnare ciò ohe fu premesso), Ne. 
« Cosse t'en disti t » : « Che ne di- 
ci ? » « T* en faroo fa ón para » : 
« Te ne farò fare un paio ». « Così 
gh'en fuss » : « Ce ne fosse ! » 

Enclclopedegh (Volg.). Vedi En- 
ciclopédie*,. 

Enciclopedia (Civ.) (Dottrina 
universale), Enciclopedia. 



(1) Manca. Approssimativi farebbero: 
Tutti noi mondo abbiamo del difetti. lire 
emm del prov. milanese significano : me- 
die h, matt e mudch ; medico, matto e mu- 
sicista. 



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ENC 



-213- 



ENT 



— Enciclopedici! (Civ.) (Che sa 
di tutto un pò o molto), Enciclo- 
pedico. 

Endegh (Volg.) e Indech (Civ.), 
Indaco. N. fr. volg. : Bianch en- 
degh: Bianco azzurrognolo. 

Endes (Uovo di marmo che si 
lascia nel covo delle galline), En- 
dice. 

Energia (P. N.), Energia. «L'è 
ón omm pten de energia » : « E un 
un uomo pieno di energia, Ener- 
gico». 

Energumen (p. n.) (Persona che 
trascende in atti e in parole in- 
furiate), Energumeno. « El pareva 
ón energumen » : « Pareva un e- 
nergumeno ». 

Enfasi, Enfasi. « El parlava eónt 
ón' enfasi tal, eh' el pareva ispi- 
raa » : « Parlava con tale enfasi 
da sembrare ispirato». 

Enigma (Civ.) (Cosa di difficile 
spiegazione), Enigma. « Quell'omm 
» per mi Ve ón enigma » : « Quel- 
l'uomo per me è un enimma». 

— Enigmatich, Enigmatico. 
Enna fòuattordioes. lett. d'alf.), 

Enne. El sur enna enna: N. N. 

Enologia (P. N.) (L'arte di fab- 
bricare il vino), Enologia. 

Enorme (Civ.) (Che è molto fuori 
dell'ordinario), Enorme. On pes 
enorme: Idem. 

— Enormitaa(poco usato), Enor- 
mità. 

Enter (Volg.). Vedi Tra. 

Entitaa, Entità. (Per impor- 
tanza) In robb de nissuna entitaa: 
Le son cose di nessuna entità. 

Entrà-ntraa, Entrrae. (Passar 
la soglia) « Che l'entra pur » : « En- 
tri pure». (Avere parte o ragione 
in oheohessia) « Lu el ghe entra 
minga in V ereditaci » : « Lei non 
c'entra nell'eredità». «Gos'elgh'cn- 
tra lù de vore mèttegh el noe t » : 
« Che c'entra lei da ficcarci il na- 
so f » « Coste ah' entra quèst f» : 
« Che ci ha a far questa cosa ? » | 
(Per comprendere) «Late entra ? » : 
« La ti entra % » « Mi vui minga 
entragh » : « Io voglio esserci per 
nulla ». I (In certi giochi: star solo 
contro due) «Entri a vunna o a 
dò » : « Entro a una (carta) o a 
due ». Entra in ball : Entrare in 
ballo. Entra in possèss : Entrare 
in possesso. 

- Entrada, Entrata. Tassa de 



entrada: Tassa di entratura. La 
bonna entrada: La ben'ontrata. 

L« Quella casa la g'à dna brut- 
ìsima entrada » : « Quella casa 
ha un'ontrataocia ». R « Sta màne- 
ga l'è ón poo strétta de entrada » : 
« Stretta di imboccatura ». R (Red- 
dito) « El viv de entrada » : « E' 
vive di rendita Opp. E' campa di 
entrata ». Ona piccola entrada: 
Una entratella. 

— Entradura, Entratura. (Inti- 
mità) « Lu ch'el g'à tanta entra- 
dura cont el Sinaech » : « Lei che 
ha tanta entratura col Sindaco... » 
Se paga ón' entradura e pceu el 
solitmensil: Si paga un'entratura 
poi la mensilità. 

— Bntrant, Entrante, Affabile. 
Entro (Gioco). Vedi Oiceugh. 
Entusiasma - asmaa - asmass 

(Civ.), Entusiasmare.« Quell dram- 
ma et m' à entusiasmaa » : « Quel 
dramma m'ha entusiasmato ». « El 
se entusiasma per nagott » : « E' 
s'entusiasma per poco ». 

— Entusiasmo (P. N.) . Entu- 
siasmo, «t Te se ricordet che entu- 
siasmo, quand'è vegnuu la notizia 
che...? » : « Ti ricordi che entusia- 
smo, quando si ricevette la noti- 
zia che...? » 

— Entusiasta (P. N. Civ.), En- 
tusiasta. Vèss entusiasta de Wa- 
gner: Essere entusiasta di Wa- 
gner. 

Epich (P. N. Civ.), Epico. On 
pohnma epich : Un poema epico. 

Epicureo (P. N. Civ.), Epicureo. 
« L'è ón famoso epicureo » : « È un 
famoso epicureo ». 

Epidemia (Civ.), Epidemia. « I 
varani queir ann aveven propi 
ciappaa el caratter de epidemia » : 
« Il vaiuolo quell'anno aveva as- 
sunto il carattere di epidemia ». 
(Pig.) I concert diventen ón' epide- 
mia (scherz.) : I concerti musicali 
diventano epidemia. 

— Epidemica, Epidemico. Mal 
epidemich: Male epidemico. 

Epifania , Epifania , Befania. 
(Popol. Fior.). (Pr.) L'epifania 
tutt i fèst i e porta via : L'epifa- 
nia tutte le feste le porta via. 

Episodi (P. N. Civ.), Episodio. 
« Sto quader el rappresenta ón'e- 
pisodi della guerra del 59 »: « Que- 
sto quadro rappresenta un episo- 
dio della guerra del 51) ». 



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EPI 



- 214- 



EQU 



Epistola, Epistola. Canta l'epi- 
stola : Cantar l'epistola. | (Scherzo 
invece di lettera) « El m'à man- 
dati ón' epistola mai pù fluida, e 
noiosa come el dolor de venler » : 
« Mi mandò un'epistola lunghissi- 
ma e noiosa come... un beretto da 
notte ». 

— Epistolari (P. N.) f Epistola- 
rio. Adess gh p è la mania di epi- 
stolari: Oggidì c'è la fregola do- 
fli epistolari. (Agg.) SUI epistolari: 
dem. 

Epitaffi (P. N.), Epitaffio. Bo- 
sard come ón epitaffi : Bugiardo 
come un epitaffio. 

Epltet (Civ.ÌL Epiteto. Il popolo 
dice : Titol o Termin. « El g'à daa 
certi epitet ón poo malcomod » : 
« Gli die certi epiteti punto belli ». 

Epoca. Epoca (1). A l'època di 
bigatt : Al tempo de' bachi da se- 
ta. Ona robba che farà època: 
Un fatto ohe farà epoca. 

Epulon, Epulone. El ricch Epu- 
lon: Il ricco Epulone. 

Equator (P. N.). Equatore. La 
linea de V equator (pop.) : La linea 
o l'equatore. 

Equaxión (P. N.), Equazione. 
— deprimm, segónd, terz grad, ecc.: 
Equazione di primo, secondo, ter- 
zo grado, ecc. 

Equestre (P. N.), Equestre. Com- 
pagnia equestra: — equestre. Or- 
din equestre: Ordine equestre o ca- 
valierato. Monument equestre : 
Monumento equestre. 

Equilibrà-libraa (P. N.), Equi- 
librare. Bisógna equilibra i spes 
cont i introit: Bisogna equilibra- 
re lo spese colle entrate. « L'è óna 
tèsta minga equilibrada » : « È un 
capo scarico o voto o squilibrato » 
(secondo i casi). 

— Equilibri, Equilibrio. Sta in 
equilibri: Staro in equilibrio. Pèrd 
l'equilibrio : Idem. La bravura di 
velocipedista la sta tutta in l'equi- 
librio: La scienza del ciclismo 
risiede nell'equilibrio. 

Equinozzl (Civ.), Equinozio. E- 
ouinozzi de primavera : Equinozio 
ai primavera (Invece di equivoco, 
pop.) È success ón cquinozzi : È 



(l) Ormai ninnato da moltissimi anche 
a Fir. imorc di tempo j anno j itayione , 

«re- 



stato un equinozio. Ciappà ón 

cquinozzi : Prendere un equinozio. 

Equlpagg, Equipaggio. « Ueauir- 

*gg Póo mandaa inanz a pi 



pagg loo mandaa xnanz a picco- 
la velocUaa » : « Ho spedito avanti 
l'equipaggio a piccola velocità». 
| (Carrozza signorile) Servizio. / 
eauipagg de Uort: Gli equipaggi 

— Equipaggia , Equipaggiare. 
« Con quii pocch che oo ctappaa 
del Peaer, me soni equipaggio^ ón 
poo, perchè s'era sbris come ón 
Jader » : « Con que' pochi quat- 
trini che ho presi da Pietro, mi 
sono rimpannucciato giacche mi 
trovavo scannato come un ladro ». 
| (Militare). Equipaggia ón eser- 
cii : Equipaggiare un esercito. 

Equitaa, Equità (P. N. Civ.). 
Giustizia e equitaa in minqa pre- 
cisament Vis tessa robba : Giustizia 
ed equità non sono precisamente 
la stessa cosa. 

— Equltativ, Equitativo. « G'oo 
daa el so equitativ e l'oo mandaa 
in pas » : « Gli diedi la sua con- 
grua parte e lo mandai in pace ». 

Equivalent, Equivalente. (Civ.) 
« S'el pò minga damm dance, eh' ci 
me daga l'equivalent in mercan- 
zia»: « Se non può darmi quat- 
trini, mi dia l'equivalente in mer- 
ci ». 

Equivoca (P. N. Aff.), Equivo- 
care. « L'è inutil che te cerchet 
de equivoca » : « Non tentar d'in- 
gannarmi ». 

— Equivoca, Equivoco. L'è staa 
ón eqnivoch: Fu un equivoco. 
« El g'à ón certo parla equivoeh 
che me còmoda pocch » : « Tiene 
un certo parlare equivoco che 
non m'accomoda ». 

Era, Era (1J, Aia. Bali el gran 
su Vera: Trebbiare il grano. 

Erada, Aiata. 

Erari, Erario. A spes de l'erari: 
A spese dell'erario. Pel me erari 
privaa: Del mio erario privato. 

— Erarial, Erariale. / tass era- 
rial: Le imposte erariali. 

Erata corige, Errata corrige. 
L' è impossibiì fa ón vocabolari 
senza errata corrige: È impossi- 



(1) Fra in Fior, ha tntt'altro «ìgniu- 
cato. Era cristiana o volgare, era mao- 
wttanaj ecc. I colti Posano anche a Mi- 
lano, ma come pretta parola italiana- 



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EBB 



-215- 



EKB 



bile far un vocabolario senza er- 
rata corrige. 

Erta, Erba. Le più note: — 
amara: Erba amara o voraioe. — 
ruga : Ruta. — bindellina : Nastro. 

— limonzinna: Cedrina. — di 
gatt: Maro. — banna: Finoechio. 

— brusca : Acetosella. — per i cài 
o baggianna : Erba san Giovanni. 

— che pizziga: Erba pepe. — di 
maa frottaa: Giohero. — de cinqu 
fatui: — Cinque foglie. — mete- 
ghetta: Vetturina. — rava: Nipi- 
tella. — savia: Salvia. — sécca: 
Secca, ecc. Su quella piazza ghe 
erèss l'erba: Su quella piazza ci 
inette l'erba. Tappee d'erba: Tap- 

Feti d'erba. Manda ón cavali a 
erba: Mandare un cavallo al 
verde. Dà Verba ruga a vun: 
Dargli lo sfratto o il cencio. Andà 
a fa erba: Andare a far erba. 
Vess in erba : Essere in erba. L'è 
ón progètt ancamò in erba: È un 
progetto ancora in erba. Fa d'ogni 
erbafass: Fare fascio d'ogni erba. 
Compra o vend in erba: Compe- 
rare o vendere in erba. Dottor in 
erba: Dottor in erba. Mangia ci 
fen in erba: Mangiarsi il guada- 
gno o il reddito in erba Opp. Bere 
l'uovo avanti che nasca. Conos- 
suu come l'erba bettonica: Cono- 
sciuto come la bettonica. Minestra 
eont i erb: Minestra colle erbe. 
Friltada eont i erb amar: Idem. 
Erb che ven lor de per lór: Erbe 
spontanee. Netta di erb: Diserbare. 
L'è proibii de pesta già l'erba del 
tappee verd: È vietato calpestare 
l'erba del tappeto verde. Taià 
Verba : Fare erba. « Quell Ve vun 
che ved Verba a nas de nott o che 
Ve ben de fagh i papózz ai mósch 
o che Va inventaa el fumm de 
ras » : « Quel signore là, è solito 
di far gli occhi alle pulci ». « El 
sent Verba a cress » (di uno che 
lift finissimo udito)»:«E' sente na- 
scer l'erba ». (M. d. d.) Spetta bò 
che erba cress: Aspetta cavallo 
che erba cresca. A mangia doma 
erba se diventa verd (appross.): 
L'erba non fa collottola. ìxissem 
la mia erba che me n'incaghi de 
la tóa merda : Il prato esige poco 
o nullo governo. (Pr.) Erba cruda 
e gamber còti lassai nò dormì tut- 
ta la noti (Appross.): Erba cruda 
e fave eotte si sta iur! tutta la 



notte. La mal erba l'è quella che 
cress pussee: La mal erba cresce 
rigogliosa o non more mai. El bus 
di erb ( volg. ) : L' ano , Il bossolo 
delle spezie (pop.). 

— Erbabicch (Volg.). Vedi Bar- 
babicch. 

— Erbadegh, Erboso. On Iceuyh 
erbadegh, adaquatori: Un prato 
erboso e irriguo. 

— Erbós, Erboso. 

— Erbagg e Erbai, Erbaggi. 
« Ghe doo fen e erbai » : «e Gli dò 
fieno e erbaggi ». 

— Erbètt, Erbuccie, Erboline. 
Minestra eont i erbett : Due erbine 
nel riso. 

— Erbascia, Erbaccia. 

— Erbettinna, Erbolina. 
Erbicocch (Volg.). Vedi Arbi- 

coech. 

Erbioeu (Volg.). Vedi Albimu. 

Erblón, Pisello. Andà i brugn 
in erbion: Imbozzacchire delle 
prugne. 

— Erbionin, Pisellino. 

Erborali, Erbolaio (in dis.), Er- 
bario. « El va per i montagn a cer- 
ca robba per el so erborari » : « E' 
va pe' monti a cercare piante ed 
erbe pel suo erbario». 

Erborinna. Erbolina, Prezzemo- 
lo. Jiis e erborinn: Riso e prez- 
zemolo. On sesin de erborinn, tre 
lira (detto a chi pretende molto 
con pochi quattrini ) : Nozze coi 
funghi. | (Del cacio di Gorgon- 
zola) Muffa. Erborinna salvaaega: 
Cicuta. 

Ercol, Ercole. (Civ.) Disen che 
Onfale Va faa diventa Ercole co- 
me ón cagnotti: Dicono che On- 
fale facente diventare Ercole un 
agnello. Fort come ón Ercol: For- 
te come Ercole o come Sansone. 

Ered , Erede. Ered necessari : 
Erede necessario, «//à lassaa ered 
VOspedal de tutta la sostanza » : 
« Lasciò all' Ospedale l' intera so- 
stanza ». 

Ereditaa, Eredita. Adì l'eredi- 
taa: Adire l'eredita. Accetta V— col 
benefizzi de l'inventari: Accettare 
l'eredità col beneficio dell' inven- 
tario. 

Eredità-itaa , Ereditare. « L' à 
ereditaa mezz milión » : « Ereditò 
mezzo milione ». 

— Ereditari, Ereditario. El di- 
ritt ereditari: 11 diritti» eredita- 



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ERE 



216- 



ERO 



rio. El princip ereditari : Il prin- 
cipe ereditario. Malattia —: Idem. 

— Ereditlnna (in dis.). Vedi Re- 
ditaroeula: Ereditiera. 

Eresia, Eresia (Civ.). Il popolo 
dice Besìa. L'eresia de Lutero l'è 
vegnuda dai indulgete: L'eresia 
di Lutero fu creata dallo indul- 
genze di Roma. « Adess t'ee ditt su 
una gran eresia » : « Ora hai detto 
una grande eresia ». Trova di ere- 
sii flnna in del pater: Trovar a 
ridire su ogni cosa. M ètt di eresii 
in del credo (appross. ): Entrarci 
come Pilato nel credo. 

— ErètiCh, Eretico (Civ.). L'in- 
quisisión la brusavaieretich: L'In- 
quisizione mandava gli eretici al 
rogo. Diventa erètieh: Farsi ere- 
tico. I « Su sto pònto te me trceuvet 
eretica » : « Questo o codesto non 
riuscirai a farmelo credere mai». 

Ergastól, Ergastolo. Condannaa 
a V ergastoli Condannato all'erga- 
stolo. « Casa mia con quella matta 
biraga l'è diventada ón ergastol » : 
« Casa mia con quella pazza da 
legare, ò diventata un ergastolo ». 

Ernia (Volg.). Vedi Ernia. Nel 

Sopolo: Ergna, téppa e laór: fi- 
era, borracina e alloro. (Per la 
capanna a Natale) Ona rovinna 
quattada de ergna: Ruderi coperti 
di edera. 

— ErgnóB (Volg.) e Ernlos (Civ.). 
Nei popolo come appartenente a 
edera: Ederaceo. 

Ergo donca, Dunque. « Ergo don- 
ea q oo resón mi » : « Dunque ho 
ragione io». Ergo donca trti con- 
ciliti fdn dna cotica : Dunque dun- 
que e non si viene mai a nulla. 

Erlada , Aiata. « On' eriada di 
me la sarà quaranta moeug de 
forment » ; « Ci vogliono quaranta 
moggia di grano per farne un'a- 
iata delle mio ». 

Erlges (P. N.), Erigersi. « Cos- 
se l'è sto vorè erxges lìt a giudcst» : 
« Cos'è questo voler erigersi giu- 
dice lui/» 

Erlason (1). Fr. in dis.), Ric- 
ciaia. 

Ermafrodita Ermafrodito (Col- 
to). In di piani ghc n'è tante de 
ermafroditi : Nelle mante c'è mol- 
te specie ermafrodite. 

EnneUn. Vedi Armellin. 

Ernia, Ernia. « El g'à ón' ernia 
e ghe tocca de porta ci cinto » : 



« Ha un'ernia e gli tocca di por- 
tare il cinto ». (Volg.) El braghee. 

Erod f Erode. Erode re V è staa 
l'autor de la famosa strage: Ero- 
de fu l'autore della famosa strage. 
Manda da Erod a Pilatt : Riman- 
dare da Erode a Pilato. 

Eroich, Eroico (Colto). / temp 
eroieh : I tempi eroici. A l'eroica 
(teatri): All'eroica. Uè staa on 
tratto eroich : Fu un tratto eroico. 
Rimedi eroieh: Rimedio eroico. 

Erpes, Erpice. Vèss ón erpes 
(in dis.): Essere un pentolone. 

— Erpesa, Erpicare. 

— Erpesslnna, Piccola erpice. 
Erpete (P. N.j. Vedi Derbita. 
Erra, Erra. Fa a erre. In forma 

di erre. 

Errór, Errore. « Rieonossi d'ave 
faa ón error » : « Riconosco d'a- 
ver fatto un errore ». « Te see in 
grand error»: « Sei in grand'erro- 
re». Salvo error/: Salvo errore. 
Scappa ón error o ón spropositi: 
Scappar qualche errore. (Pr.) Er- 
ror nò paga debit: Errore non fa 
pagamento. 

— Errórln, Erroraccio. 

— Errórasc (P. N.), Erroraccio. 

Erta, Erta (1). Sta a l'erta : Sta- 
re all'erta. All'erta stoo: All'er- 
ta sto. 

Ertegli, Grosso, Fitto. « Tócca 
come Ve ertegh sto vann » : « Tocca 
come ò fitto questo panno ». Er- 
tegh dò dida: Grosso due dita. 

Eructavlt (D. Lat.). N. fr. : Fa ón 
eruetavit: Vomitare. 

Esagerà-eraa-eraB8, Esagerare. 
« Ti adess te esàgeret »: « Tu esa- 
geri ». Bisogna pozu minqa esage- 
rass el mal denans a l'tmagina- 
zión: Non bisogna neanche poi 
esagerarsi i mali colla fantasia. 
« L 1 à esageraa in di termin » : 
« Ha abbondato ne' termini ». (A 
modo quasi di sostantivo) « Ti te 
see òn gran esageraa » : « Tu so' 
un abbondone ». 

— Eaageradór , Esageratore , 
Abbondone. 

— Esagerazlón, Esagerazione. 
Oh che esagerazion ! : Che esage- 
razioni ! Senza esagerazion : Senza 
esagerazione ! 



(1) Erta ò bella parola fior, che dinota 
luogo per cui ti sale. Corrisponde a «aiuta 
e a montada. 



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ESA 



— 217 — 



E8C 



Esala, Esalare (Per asola vedi 
Asola) (Civ.). « L' à esalaa ( af- 
fet.) ruttiti» sospir»: «Esalò l'ul- 
timo fiato ». | Andà a esalass ón 
poo: Andar a prendere una boc- 
cata d'aria. 

— Esalarteli, Esalazione (Civ.). 
Dal navilli ven sii eerti esalazión : 
Dal canale s'innalzano certi ef- 
iluvii. 

Esalta-altaa-altass , Esaltare. 
Certi editor esatteti t so autor: 
Certi editori esaltano i loro au- 
tori. 

— Esaltarteli, Esaltazione. « La 
g'à eerti esaUazion romantieh che 
fan ria* » : « Ha certe esaltazioni 
romantiche davvero ridicole ». 

Esamlnè-lnaa-lnass, Esamina- 
re. « Oo esaminaa quii eart » : « Ho 
esaminate quelle carte ». Andà a 
esamina** o a fass esamina: An- 
dar all'esame. 

— Esamlnadór , Esaminatore. 
« L'esaminadora ne saseva men de 
mi»: « L'esaminatrice ne sapeva 
meno di me ». 

— Esamm, Esame. I esamm di 
scolar: Gli esami degli scolari o 
degli studenti. Esamm de impu- 
iaa e de testimoni : Esame dell'im- 

Sutato o de* testimonii. Esamm 
e coscienza: Esame di coscienza. 
L* esamm d'óna proposta, d'ón bip- 
lane, d'ón stai de cassa : L'esame 
d'una proposta, d'un bilancio, di 
uno stato di cassa. 

— Baamln, Un poco di esame. 

Esattezza, Esattezza. L'esattez- 
za V è óna virtù, de re: La pun- 
tualità è una virtù da re. 

— Esatt. Esatto. Esatt in dipa- 
gament : Esatto ne' pagamenti. 

— Esattor. Vedi sott» Esig con 
parole sorelle. 

Eaaudi-udii, Esaudire. « Final- 
ment s&nt staa esaudii »: « Final- 
mente fui esaudito ». 

Esami - orli - uriss , Esaurire. 
« QueU' autor , V è propi esaurii » : 
« Quell'autore è veramente esau- 
rito ». 

Escandescenza (P. N.), Escan- 
descenza. Andà in — ; Dare in — . 

EBclamà-sclamaa (non pop. nei 
comuni), Esclamare. « Allora sen- 
za aeeorgem oo esclamaa: oh che 
asenf»: «Allora senza accorger- 
mi esclamai: oh che bestia! » 

— Esclamarteli, Esclamazione. 



Pónt d'esclamasion: Punto di e- 
solamazione. Tuli esclamazion inu- 
til: Tutte esclamazioni inutili! 

Esclud-clus-cludes, Escludere. 
« L' tin esclus o V e staa eselus » : 
«L'hanno escluso o fu escluso». 
« El s'è esclus (aff.) la strada de..\ » : 
« Si tolse il modo di... » Il popolo 
direbbe : «el s'è taiaa la strada ». 

— Esduslón, Esclusione. « Va 
ben, ma però pretendi chefaghev la 
esclusimi de quell'individov » : « Sta 
bene, ma impongo la esclusione di 
quei figuro ». 

— Escluslv, Esclusivo. «L'I 
tropp esclusiv quel tò amis » : 
« Quel tuo amico è troppo esclu- 
sivo ». 

— Esclusiva, Esclusiva. «Elvo- 
raria avègh lù l'esclusiva » : « Vor- 
rebbe avere la esclusiva o la pri- 
vativa ». 

— Esclnslvament , Esclusiva- 
mente. 

Esebi-ebii-ebiss, Esibire. « O'oo 
esibii » : « Ho fatto l'offerta ». « El 
s'è esibii de.., » : « S'è esibito di... » 
Esibì dì s'giaff a vun: Misurar 
gli schiaffi sul viso ad alcuno. 

— Eslblt (P. N.), Esibito. (Term. 
leg.) Oo presentaa l'esibii: Presen- 
tai 1'-. 

Ertblrtón, Esibizione. «El m'à 
faa ón' — » : « Mi fece un' — ». 

EBeguì-eguli, Eseguire. «Tee 
eseputi i me ordini» «Hai ese- 
guito i miei ordini ? » La sentenza 
l'è minga stada eseguida : La sen- 
tenza non fu eseguita. 

Esempi, Esempio. Per esempi... : 
Per esempio. Dà bón o cattiv esem- 
pi: Dare buono o mal esempio. | 
I esempi de la baila : Le fiabe o 1 
racconti della balia. 

— Esemplar, Esemplare. Esem- 
plar de ornaa, de architettura : — 
d'ornato, di architettura. (Copia) 
In biblioteca né ghe n' è che ón 
esemplar: Idem. 

Esenzlal, Esenziale. Quèst l'è 
Vesenzial: L'csenzialc è «mesto ! 

Esenzlón, Esenzione. Esenzion 
dai tass: Esenzione dalle tasse. — 
da la leva: Esenzione dalla mi- 
lizia. 

Esentuà-tuaa-tuass, Esentare. 
Esentuà dai esamm : Esentar da- 
gli esami. I esentuaa de la leva : 
Gli esentati dalla leva. 

Esèqui, Esequie. Fa i esèqui: 



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ERE 



218 — 



ESO 



Par le esequie. Canta i esequi ai 
mort j>er el so paes: Cnntar le 
esequie ai caduti per la patria. 

Esercltà-ltaa-ltasfl, Esercitare. 
Esercitass in la scherma: Eserci- 
tarsi alla scherma. (Professioni) 
Esercita l'avvocatura, la mede- 
sinna : Esercitar l'avvocatura, far 
il medico. 

— Esercizi, Esercizio. Sta in 
esercizi: Stare in esercizio. (Mu- 
sica) Fa i esercizi: Far gli eser- 
cizi sul piano, sul violino, ecc. I 
esercizi spiritual : Gli esercizii spi- 
rituali. / esercizi a fmiif/h: ti li 
esercizii a foco. L'esercizi d'óna 
bottega: L'esercizio d'una bottega. 

Eserci-ercli, Esercitare. Esercì 
ón negozi: Esercitare un negozio. 

— Esercent, Esercente. / eser- 
cent: Gli esercenti. 

Eslg-igluu, Esigere. «Mi esigi 
de ti ubbidienza e rxspett » : « Io esi- 
go da te obbedienza e rispetto ». 
I (Riscuotere) « Sónt anrfaa a la 
cassa a esip » : « Sono andato a la 
cassa a esigere (non pop.) o a ri- 
scuotere». Esig »odw/onon:Esigc- 
re una soddisfazione. 

— Esigenza, Esigenza. lesigenz 
de la giomada: Le esigenze del 
giorno d'oggi. | «Senti óna certa 
esigenza » : « Ho un pò d'appetito ». 
« Ho faa ón' — » : « Ho riscosso ». 

Esimes, Esimersi. Esimes de ac- 
cetta l'invit: Esimersi da un in- 
vito. Esimes de mangia de tna- 
gher: Esimersi dal mangiar di 
inagro. 

EfllBt-lfltuu, Esistere. « M i sa- 
veva nanca che V esistess » : « Non 
sapevo neppure che esistesse ». On 
birbón come Ih l'esist minga: Un 
birbone pari non esiste. 

Esit, Esito. Avègh ón esit me- 
schin (di lavoro d ramni.) : Avere 
poca fortuua: cadere. «La mia 
/accenda la g à avuu ben esit » : 
«La mia faccenda ebbebon esito ». 
| (Commercio) Ona mercanzia che 
g'a esit: Una mercanzia che ha 
spaccio o eaito o smercio. 

Esita-ltaa, Esitare. « Oo esitaa 
a risnond » : « Esitai a risponde- 
re ». | « L'à esitaa tutta la par- 
tida » : « Ha venduto tutta la par- 
tita di merce ». 

Esorbltant , Esorbitante. On 
orezzi esorbitant: Un prezzo esor- 
bita nte. 



Esorcista, Esorcista (in dis.) 
(Colto) (Chierico che ha ricevuto 
il terzo degli ordini minori), Esor- 
cista. 

Esordl-ordli, Esordire (1) (Civ.). 
« L'à esordii cónt óna strapazzala 
a tutt i so impiegaa » : « E»*ordì col 
far uua parrucca a tutti i suoi 
impiegati ». 

£808, Esoso (2), Sordido. « Come 
l'è esos quel spilorción porchf» 
jvolfj.) : « Come è sordido e spi- 
lorcio quel vecchio ». 

— Esosltaa, Sordidezza. « L' è 
d' ón' esosilaa che fa schivi » : « È 
d'una sordidezza da noa cre- 
dersi ». 

Esperiment, Esperimento (Civ.). 
Adcss la scienza la se basa tutta 
sii i esperiment : Ora la scienza si 
basa tutta sugli esperimenti. (Sco- 
la) Esperimento. 

— Esperimentà. Vedi Speri- 
menta. 

— Esperlmentln, Breve, piccolo 
esperimento. 

— Espert (P. N.), Esperto. 
Esponent, Esponente (Colto T. 

algeb.). L' esponent e el coejficient : 
L'esponente e il coefficiente. 

— Esponn-ost-one8 , Esporre. 
« Te fett cunt de esponn el tò qua- 
derf » : « Conti di esporre il tuo 
quadro ? » | Espost al sòl: Esposto 
al sole. 

— Esposizión, Esposizione. — 
de belle arti, universal, perma- 
nente ecc. : Esposizione di belle ar- 
ti, universale, permanente. | Casa 
cont óna bella esposizión : Casa 
che ha una bella esposizione Opv. 
Iti buon posto. ^ L'esposizion del 
S. S. : L'esposizione del Santissi- 
mo Sacramento. 

Espri (Ornamento del capo fem- 
minile). Pennino. 

Esprimm-spress-lmes , Espri- 
mere. « El s'è mal espress » : « Si 
e espresso male ». « Podi minga 
esnrimet la mia riconoscenza » : 
« Non posso esprimerti la mia gra- 
titudine ». 

— EsprÒ88 , Espresso. « O' oo 
mandaa ón espress » : « Gli mandai 



(i) Esordir» a Fir., da chi parla bene, 
è usato invece del barlmro debuttwe. Ve- 
di DebutUi. 

(2; Esoso a Fir. significa piuttosto ug- 
piov» e antipatico .illYcrcsso. 



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ESP 



— 219 — 



E8T 



un espresso ». (Come participio di 
JSsprxmm vedi Esprimm. 

— Espressamene Espressamen- 
te. « L'oo diti espressament » : « L'ho 
detto apposta ». «L'àfaafà espres- 
sament » : « L' a fatto a bella po- 
sta». On cafè faa espressament: 
Caffè fatto espressamente per lei. 

Espnlslon, Espulsione (P. N.). 
« 0' art ordinati V espulsion in di 
24 ór» : « Gli fu ordinata l'espul- 
sione dallo Stato entro lo 24 ore. ». 
| (Medicina) « El g'à /aura ón' e- 
spulsion » : « Ha un'espulsione cu- 
tanea». 

Ess. Vedi Vèss. (In certe frasi) 
« El podarav ess ón scior e inve- 
ce »:« Potrebbe essere ricco e in- 
vece ». 

Essa, Esse. Vedi 8. | (Che ne 
ha la forma) On'essa de pastafrol- 
la: Un'esse di pastafrolla. Faa a 
essa: Foggiato a esse. L'essa del 
barbozzo} : L'esse del barbozzale. 

Èsser, Essere. In bón èsser: In 
bon essere. In eattiv èsser: In cat- 
tivo essere. | ( Di persona ) « L' è 
ón èsser che mi ghe capissi dent 
nagòtt » : « È un essere che io non 
arrivo a capirlo bene ». 

B ss em a (P. N. Civ.). Essenza. 
Essenza de ros: La quintessenza 
di rose. Il popolo dice Estratt. 

Efltaa, Estate. In temp d'eslaa: 
In estate. / vestii d'eslaa : Gli a- 
biti, i panni d' estate. «L'è vestii 
d f estaa » : « E vestito da estate ». 
V estaa de san Martin : L' estate 
di san Martino dura tre giorni e 
un pocolino. Cent estaa minga ón 
inverno (pop.): Cento estati non 
un inverno. Ttdl V estaa quanto 
Ve staa lóngh: Un'està tata. 

Estasi Vedi sotto Èstes. 

Estàtegh (Volg.). Vedi Estatich. 

Estatich, Estatico. « L' è restaa 
lì estatich »: « Rimase estatico ». 

Estem (Volg.). Vedi Estim. 

Estim, Estimo. Paga tant de 
estim: Pagar tanto di estimo. 

Estèndes-enduu-estés , Esten- 
dersi. « El s'è catès o estèndati in 
di particolar » : « Si estese ne' par- 
ticolari ». « Vorarùt estèndevi cónt 
el me giardin»: «Vorrei esten- 
dermi col mio giardino ». 

— Estenslbil (poco usato) , E- 
stensibile. 

— Estenslón, EstenHione. « I so 
fondi in d'óna estension immen- 



sa»: « I suol poderi hanno una 
grandissima estensione ». 

— Estensór (In dis.), Gazzettie- 
re ora Redattore. 

Estenua*, Estenuato. « A furia 
de mangia nò, el s' è estenuaa » : 
« A furia di non mangiare s'è este- 
nuato ». 

Ester, Estero. Andà a Vèster: 
Andar a Testerò. (Di scolari) L' è 
di ester: È dogli esterni. 

Esteriór (P. Jtf.), Esteriore. 

— Esterlorltaa, Idem. 

E8teraà-ernaa-ernass , Ester- 
nare (1). « Mi a'oo esternaa la mia 
opinión*:*lo gli esternai o esposi o 
manifestai, la mia opinione ». « El 
m' à esternaa el so amor »: « Mi 
dichiarò il suo amore ». 

Èstes. Vedi Estasi. Andà in è- 
stes (pop.) : Andar in estasi. 

Estimaa, Censito. L'è el primm 
estimaa: È il primo censito. 

Estorslón (P. N. Art.). « L'à de 
ve commès8 di estorsion » : « Di- 
cono che abbia fatto delle estor- 
sioni » ( il pop. direbbe ) Di man- 
giami, 

Estrà-att, Estrarre. (Lotto) « L'à 
vengiuu el primm estratt » (volg.) : 
« Ha vinto il primo estratto ». (Gri- 
do di monelli venditori di poliz- 
zini dell'estrazione) Estratto per 
estratto: idem. 

— Estraiión, Estrazione. L'e- 
strazion del loti: L'estrazion del 
lotto. | Vèss de bassa estrazion : 
Essere di bassa o di vile estra- 
zione. (Matcm.) — della radis qua- 
dratiti : — della radice quadrata. 

Estremitaa, Estremità. « G'oo 
frèdd i estremitaa »: « Ho fredde 
le estremità ». Andà de ón' estre- 
mità a l'altra: Andare da un'e- 
stremità all'altra. « Qtiand sarónt 
propi a l'ultima estremitaa me ras- 
sei tnaroo »:« Quando sarò ridotto 
all'estrema miseria ini rassegnerò». 
« Tire ni minga a fa óna miai e- 
8trcmitaa » : « Non mi ridurre a 
far qualche sproposito ». 

Estremili, Estremo. Andà ai 
estremm: Andar all'estremo. Few 
ai estremm: Essere all'olio santo. 
(Pr.) I estremm se tocche a. : Gli 
estremi si toccano. « tic V acess 
minga daa atra saria nò a sti 



(1) Esternare è unn voce bnllntn. ma ri- 
sata e registrala anche dalla Crus< n. 



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EST 



-220- 



ETE 



estremm »: « Se non t'avessi dato 
retta non sarei a questi ferri ». 
(Pr.) Tutt i ettremm in catUv : Tut- 
ti gli estremi sono viziosi. 

— BatrcmamenV Estremamen- 
te. « M'è rincressuu estremament » : 
« Mi dispiacque estremamente ». 
« L* è poter estremament » : « È 
estremamente povero ». 

Estro» Estro. « Ohe ven eerti 
estri de matt » : « Gli pigliano certi 
estri da pazzo... » | «Eig'à de l'e- 
stro » : «Ha dell' estro ». Seeond 
V estro: Secondo l'estro. 

— Estròs, Estroso. « Se sa nò 
come ciappoli, tanto l'è estrosa; 
« Non si sa come pigliarlo ; è trop- 
po estroso ». 

Esuss JVolg.). Vedi Iesus. N. fr. 
volg. : Esuss, esuss magara gh'en 
fuss (appross.) : Gesù Gesù la roba 
non c'è più. Esuss, per i so poter 
mort (ringraz. d'aver ricevuto l'e- 
lemosina): Dio la rimeriti. 

Etaa, Età (Colto). L'etaa de la 
pietra: L'età della pietra. — del 
fèr, del bronz, ecc.: — del ferro, 
del bronzo. | Etaa de baqai : In- 
fanzia e Puerìzia. Etaa de flau : 
Fanciullezza. Etaa de aiovinett : 
Giovinezza o Pubertà. Etaa ma- 
dura: Età matura. Etaa atanza- 
da: Età avanzata o Tempo. P. E.: 
« De l'etaa che te see certi robb tan 
nò ben » : « Del tempo ohe tu sci 
certe cose... » Etaa minor e etaa 
maggior : Età minore e età mag- 
giore. On omm de mèzza etaa: 
Un omo di mezza età. Yèss in 
8uU'etaa Opp. d'óna certa etaa: Es- 
sere d'una certa età. « Che etaa 
el g'à sto bambin t »: « Che tempo 
ha questo bimbo ? » Bell' età ! : 
Bella età. 

Etasgèr (D. Fr.), Scanaletto, 
Soarabattolo. On'etasgère pien de 
belee e de memori: Uno «carabat- 
tole pieno di gingilli e di me- 
morie. 

Etcetera. Eccetera. 

Etegh (Volg.). Vedi Etich. 

Eterno-erna, Eterno. Ora eter- 
na, strada eterna : Ora, strada e- 
terna. El Pader Eterno : Il padre 
eterno. La titta — : La vita eter- 
na. « El m'à giuraa eterno amor » : 
« Mi giurò eterno amore ». (Pr.) 
Chi fabrioa d' intemo fabrica in 
eterno: Vedi Inverno. 

— Eternament, Eternamente. 



« Ohe V oo eternament ai cost » : 
« M'è eternamente alle costole ». 

— Eternità», Eternità (Colto). 
El penser de l eternità el spaven- 
ta: Il pensiero dell'eternità spa- 
venta. Andà o manda a V eterni- 
taa : Andare o mandare all' altro 
mondo. | El ghe mètt ón'cternitaa 
a tegni: Ci mette un'eternità a 
venire. On lavora che dura ón'c- 
ternitaa : Un lavoro che dura una 
eternità. Oh che eternitaa d' ón 
omm ! : Che omo eterno ! 

Etich, Etico. Vedi Tisich e 
Tócch. 

— Etisia, Etisia. 

Etichétta, Etichetta. Vestidain 
etichetta : In abito d'etichetta. Sta 
sull'etichetta (osservandone le re- 
gole) : Stare sull'etichetta. | (Car- 
tellini) I elichett di bottili in bó- 
sard come Giuda: Le etichette 
sulle bottiglie sono bugiarde. 

Ett, Ette. Senza nanca dì aneti: 
Senza dir un ette. Nò sfalsa ón 
ett : Non uscir d' un punto. Oh' è 
calaa ón ett che: Mancò un ette 
ohe. Nò tari ón ett : Non valere 
un ette. Nò gh' è de taccagh né 
de tiragh tia ón ett: Non c'è da 
levare né da aggiungere un ette. 

Evad, Evadere. (Civ.) Etad de 
presoti : Evadere da prigione o dal 
Bagno. 

— Evasión, Evasione (1), Esito. 
« El m'à minga toruu dà evasion»; 
« Non m'ha voluto dar una rispo- 
sta concludente ». « El a' à aaa 
evasion alla supplica* : «Ha mes- 
sa in spedizione la supplica». 

— Evasiv, Evasivo. Paroll eta- 
Ht: Parole evasive. Risposta eva- 
siva: Risposta evasiva. 

Evangeli, Evangelio, Vangelo. 
L'Evangéli de san Giotann: L'E- 
vangelio di san Giovanni. Vedi 
anche Vangeli. 

— Evangelista, Evangelista. I 
quatter — : I quattro — . 

Evenienza (P. N.), Evento. Per 
qualónque evenienza : Per qualun- 
que caso o evento. Pò capita ón'e- 
venienza... : Può accadere.... 

Evldent, Evidente. L'è ón fatt 
eoident: È un l'atto evidente. 

Evlva, Evviva. Adèss se usa pù 
a dì eviva a chi stranuda: Oggidì 



(I) Evasione in fior, non significa che 
fuga dal bagno penale. 



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EVI 



221- 



EUR 



è giù dì moda il dir evviva a chi 
starnuta. Eviva l'Italia/: Viva 
l'Italia! Eviva la boUttaf (ir.): Vi- 
va la stanga! 

— Evivazza, Evviva, evviva. 

Evoluzion, Evoluzione. (Colto) 
Semper evoluzion, mai rivoluzión: 
Sempre evoluzione, mai rivoluzio- 
ne. (Militari) « Sónt staa a vede i 
evoluzion di trupp in di gran ma- 



nover » : « Fui a vedere lo evolu- 
zioni delle truppe nelle grandi 
manovre ». (Politica) « Qucll depu- 
taci a pocch a pocch Va faa érta 
gran evoluzion xndree » : « Quel de- 
putato senza farsi scorgere fece 
una grande evoluzione all' indie- 
tro ». 

Eurlsma (Volg. id.). Vedi Aneu- 
risma. 



P (Sesta lett. dell'alt'.) (Si pro- 
nuncia in milanese Efjfa, Effe. Vedi 
anche Effa nei modi di dire. 

Fa (Musica), Fa. Dò, ré, mi, fa: 
Do, re, mi, fa. 

Fà-aa-ass, Fare. Fa a : Fare a. 
JFà a meni: Por mente. — a mèzz: 
— a mezzo. Fa a ehi i e dis pus- 
zte prose: Fare a chi dice più 
eresie. Fa ai pugn, ai sassad: Far 
a pugni, alle sassate. Fa a fèsse- 
la: Far a farsela o ad accoccar- 
sela. Savè con ehi s' à a che fa : 
Saper con cui s'abbia a ohe fare. 

Fa con: Faro con. Avègh a 
fa con di baloss : Aver a fare con 
Drioconi. — cont el bonf: — con 
un tomo ! Fa con de men : Farne 
a meno. Fa con molta cura: Fare 
con molta cura checchessia. 

Fa f atura: Cavare. N. fr. : 
« Del sé tabar se pò fann f atura ón 
sorta » : « Di questo tabarro se ne 
può cavar un soprabito ». Fatatu- 
ra i soldi : Snocciolare i quattrini 
e anche Spenderli senza rispar- 
mio. Falla f atura: Chiarire una 
partita e anche Azzuffarsi, Venir 
alle mani, Definir una contesa o 
questione. Fa fatura i castègn, 
t fasatu: Diricciare le castagne, 
sgusciar i fagioli. 

Fa ben : Far bene. Trova de 
fa ben: Trovar da lavorare, da 
guadagnare, da sbarcar il lunario. 
Za villa fa ben in terren magher : 
La vite alligna in terreno magro. 

Fa bèli: Esser bel tempo. N. 
ir.-. «El fa beli dl,lu»:« Idem ». 

Fa in : Fare in. N. fr. : Avègh 
a che fa in d'ón sit : Avere a fare 
in un luogo. Fa in seda o fa af- 
fari in seda, in banca, ecc. : Far 



affari in seta, in banca, ecc. Falla 
in di calzón: Farsela nei calzoni. 

Fa già. N. fr. : Fa giòia poi- 
ver, i ragner: Spolverare, Levar 
i rag nateli. Fa gtò seda, reff: In- 
cannare, Dipanare. Sta ti a fa 
aio reff: Vedi Crusca. Fa giò i 
busch, i mosch: Piaggiare e anche 
Batterò uno, Picchiare. Fa giò i 
rav : Affettar le rape. 

Fa sòtt. N. fr. : Fa sòtt a caz- 
zott : Far a darsele o far a pugni. 
Fa sòtt i débbi : Rincalzar il ben- 
zolo giro giro alle materasse. Fa 
sòtt et fetugh : Rattizzare il foco. 
Fèssela sòtt : Farla addosso. Far- 
sela ne' calzoni. Fàss sòtt in a'òn'a- 
sta: Mettere o comprare all'osta. 

Fa su. N. fr. : Fa su la nev : 
Spalare. Fa su el fen : Rammas- 
sare il fieno e anche (fig.) Far 
denaro, Raggruzzolare. Fa sii el 
lètt : Fare illetto. Fa su vun : In- 
gannarlo, Infinocchiarlo. Fa sii 
vun a òr azza de pann: Abbindo- 
larlo, Cucirlo a refe doppio. Fa su 
a busseréll (quasi in dis.) : Abbin- 
dolare, Menarlo pel naso. « Fa zìi 
i tò pagn e va » : « Raccogli i tuoi 
panni e vattene ». Fa su in d' ón 
scartozz: Accartocciare checches- 
sia. Fàss su in d'ón grópp : Rag- 
fomitolarsi. Fass su bèli grand: 
ngrandire. Fa su in del prezzi : 
Stranare uno. 

( Altri modi ) A ve bèli pari a 
fa: Avere un bel fare. Avègh el 
so bèli de fa : Averci da fare più 
che quello che morì di notte. A- 
vègh tutt' alter de fa: Aver altro 
che fare. Avègh nient a che fa: 
Non aver che fare con... Dà de' fa: 
Dar da fare. Oh'è staa de fa: C'è 



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FAA 



-222 - 



FAA 



stato da foro. « Cosse te vègnet chi 
de fa » : « Che vieni qui a fare! » 
« E fa che te fa Va finii a ciappà 
nagott » : « Fai, fai, finì con un pu- 
gno di mosche in mano ». Fa bèli 
dì a vèss... : Bella cosa è Tesser... 
Fa cald,fredd, brutt temp, la tuti- 
na: Far freddo, caldo, brutto tem- 
So, la luna. Sul fa del di: Sul far 
el giorno. (Fig.)« N'ól me fa riè 
freda né cald » : « Non mi fa né 
ealdo né freddo ». « Cosse te fa a 
«?»:«Che ti fa a te?»-Fà l'avo- 
cati , el speziee , ecc. : Far V avvo- 
cato, il farmacista. Fa legna, èrba, 
i vit, i sass y el vin: Far legna, 
erba, viti, sassi, vino. Fa de Ar- 
lecchin, de lócch, de tener: Fare 
l'arlecchino , lo gnorri , cantar il 
tenore. Fa el prcziós, ón avuv f mu- 
ra del cavagnceu: Far il prezioso, 
far un ovo fuori del paniere. Chi 
g'à de fa ghe pensa: Chi li ha fat- 
ti se li culli. « Cos'emm de faghen 
dent ì » : « Che vuoi che no fac- 
ciamo! » No gh'è de faghen: Non 
c'è modo. Fagh séra ón calmee o 
ón plaus: Entrare in pettegolate. 
Fagh séra i so calcol : Fare i suoi 
calcoli. Fann de sott e doss: Far- 
ne di tutti i colori, Farne quante 
Bertoldo in Francia. I^inn e nò 
fann l'è istess : Farne o uon farne 
tanto vale. Fann vunna di solit o 
di so : Farne una delle sue. Fann 
fin che s'è staff: Farne di pelle di 
becco o delle oige. Adèss l'è fada, 
gh'èpù rimedi: Ormai è fatta, 
non c'è rimedio. R Vorè fa, dì, 
bordegà: Dagli, picchia e mena. 
Vorè fa el bullo: Voler fare il 
gradalo, far il bravo, il gagliardo, 
lo spiritoso. Quell eh' emm de fa 
fèmel impressa: Quel che s' ha a 
fare facciamolo subito. Qucìl ch'è 
fan è faa : Ora quello cV ò fatto 
"è fatto. Quanti Ve fada l'è fada: 
Cosa fatta capo ha. Se la vèn fa- 
da : Se occorre. Nói fa che piang: 
Non fa che piangere. Se el fa tant 
de...: Se egli fa tanto di... Yèsscah 
de fa e de dì : C è che tare e che 
dire. Gh'è el so de fa de per tutt: 
Ce. da fare per tutti. Insci o Co- 
sì : come se fa ?: Dunque come la 
facciamo? A che gioco si gioca? 
« N'ól me fa uè el me fra » : « Non 
mi fi\ ne mi ficca ». Fa el ci ali : 
Far lo scimunito. Fa fa vun a 
nost macud: Far lare a modo no- 



stro. Avègh ónbeUfà, ma... Aver 
un bel fare. ma... « Onpoo de piltò 
stasira el farla minga malòtl : Un 

So di pastrano stasera non avreb- 
e i bachi. « Caro ti, eoo minga 
cosse fagh » : « Che vuo' tu che ci 
faccia io?» Né gh'è de faghen: 
Non c'è rimedio. Fa man bassa: 
Fare man bassa. Fa pè : Toccar 
il fondo. Fa sciscianna: Confon- 
dersi con... P. E.: Adèss el fa sci- 
scianna coni i bigott : Ora s'è an- 
dato a confondere co' torcicolli. 
Fa grassa: Far collottola e met- 
ter o far pancia. « Come se fa a 
vede ón matrigian de la tèa sort 
a cerca «ù / » : « Come si fa a ve- 
dere un pezzo di giovine par tuo 
a chieder la limosina?» Fa la 
pas: Far la pace o Rabbonacciarsi. 
Fa la lira: Piagnucolare. Fa adree 
la minee : Fare la baiata o V ab- 
baiata a uno. « Oh' ti faga lù dna 
robba pólida » : « Faccia lei una 
cosa ben fatta». Fa lì: Fa tu. 
Milan el fa pussee de quattercent 
mila abitant : Milano conta o fa 
ormai più di 400 mila abitanti. 
« Che ora el fa el tè orolog t » : 
« Che ora fai ? » Ses via ses fa 
trentases : Sei per sei fa trentasei. 
Fa minga mal: Compicciare. P. 
E. : L'è duu mes eh' el ven a bot- 
tega e el fa giamo minga malott : 
Son due mesi che è a bottega e 
già compiccia qualcosa. « Mi cont 
el sur Giovami me la foo nient 
del tutt » : « Col sor Giovanni io 
non me la laccio per nulla». FI 
me se fa mitiga: Non mi si fa. 
« L'àfàa tanti vcrmin » : « Ha fat- 
to mólti bachi ». Fa i forz : Fare 
la ginnastica. Fa i r'obb cont el 
cuu (basso) : Esser uno sciaman- 
none o Far le cose alla sciaman- 
nate. Fa óna robba cóme nient: 
Far una cosa come nulla. Fann 
pussee che ra vetta : Farne di tutti 
ì colori. « Guarda de nófatt mal*: 
«Bada a non farti male». (Iron.) 
Guarda a nò fatt mal: Bada a 
non ti sconciare ! L'è posu minga 
così stupid come te me V avevet 
faa: Non è poi così sciocco come 
me lo avevi fatto o descritto. Chi 
gh'è denter anca quel cìie Va faa: 
C'è dentro chi l'à fatto. « On ae- 
rident a Hi e a chi fa per Ih » : 
« Un canchero a lui è a chi è per 
lui ». Vèss faa insci o così : És- 



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PAA 



223 — 



PAB 



sr.rc della tale cornatura (pop.), 
Esser lutto così. Yèss lù che fa e 
desfa: È lui che dispone di tutto 
o che la e disfa o che ha facoltà 
di — e disfare. « Coss'oo de fàt» 
« CUtppa óna mosca e falla bal- 
la/»:* Che ho da fare ?» « Pi- 
glia una mosca e falla ballare ». (A 
bambino) Fa, fa settinna : Mettiti 
a sedere, bimbo. FI me trceuva e 
el fa... : Mi trova e fa (per dire). 
«t Quand foo quell che podi coss'oo 
de fa de pù ì » : « Se faccio quel 
che posso come potrei fare di 
più ? » La cavalla la g' à pocch a 
fa: La cavalla sta poco a sgra- 
varsi. « Mia miee V à faa ón 
mas' e » : « Mia moglie ha parto- 
rito un maschio». M' fin faa V o- 
rologg (pop.) : M'anno rubato l'o- 
riolo di tasca. Omm faa : Uomo 
fatto. On omm che fa per duu : 
Idem. Mèzz faa: Cotticcio. « L'è 
vegnuu a cà faa come ón lóder » : 
« Rincasò fatto come una monna » 
(volg.). Ben faa : Ben fatto. Faa 
già come se sia : Patto come si 
eia. « Te set ón porscèll faa e fi- 
nii » : « Sei un maiale fatto e fi- 
nito». Chi bugnon tanto faa: Un 
figliolo tanto fatto. Se oo de andà, 
tanto fa che vaga subit : Se deb- 
bo andarmene tanto fa ch'io par- 
ta subito. « Gh'oo faa denter Voss, 
Vorèggia, Vabitudin » : « Ci ho fat- 
to l'osso, l'orecchio, l'abitudine ». 
« Sta robba la mese fa no»: « Non 
me ne giova ». « Per mi la foo co- 
me bèli e persa » : « Per me la dò 
bell'e ita». Fa de Marta è de Mad- 
dalbnna : Idem. L'dn faa colonell 
de la territorial, l'dn faa deputaa: 
L'hanno fatto colonell o della ter- 
ritoriale, deputato. Duu mes fa : 
Due mesi fa o or sono. La f aseva 
la Duse stupendament : Contraf- 
faceva la Duse stupendamente. 
(Giochi) Fa el mazz, la biglia, fi- 
lott, ecc. : Vedi nei sostantivi. (Bòc- 
cio) Gh'è de faghen : C e da mi- 
surare. 

(Intercalare) Ma! Come se 
fà/t: Ma! Come si fkì Che fèti 
che fói : (Intere, i ut rad.) 

(Pr.) Con pù s'è, manch se fa 
(appross.): Gente assai fanno as- 
sai ma maugian troppo. Chi fai e 
lecca: Vedi Lecca. Quatid se pò 
nò fa come se vaur, se fa come se 
pò: Quando non si può fare ciò 



che si vorrebbe si fa come si può. 
La libertaa de fa e desfà nò gh' è 
dance che le possa paga : La fa- 
colta di fare e disfare è cosa 
grande o Chi fa a suo modo campa 
cent'anni. Fa e desfà l'è tutt la- 
vora : Par e disfare ò tutto un la- 
vorare. Chi nò fa ìió falla : Chi fa 
falla e chi non tTi non falla. Chi nò 
sa fa l'è mei ch'el lassa sta : Chi 
può faccia, chi non può faccia boc- 
caccia. El Signor el lassa fa, min- 
ga strafa: Dio lascia fare, non 
strafare. Chi g' à de fa ghe pensa, 
mi sónt nassuu : Chi ci ha a pen- 
sare ci pensi. Chi le fa le spetta : 
Chi la la la spetta. Ohi nò sa fa 
nò sa comanda : Chi non sa ob- 
bedire non sa comandare. Chi fa 
a so mazud scampa des ann de 
pù: Chi fa a modo suo campa 
cent'anni. El rid elfà bon sang'u: 
Il riso fa buon sangue. 

Fa : Fare (per contegno). Aria. 
Toc sii el fa de vun : Prendere il 
fare di uno. In su sto fa : Su que- 
sto andare. « Oo tentaa de imbo- 
niti ma lù semper con quii so fa 
de villanzon » : « Ho tentato di cal- 
marlo ma lui è sempre con le so- 
lite mossacele». 

Fa-biaogn (L' occorrente in un 
teatro per la rappresentaz.), Fa- 
bisogno. 

Fa bòn, Condimento. El bòn, 
fa bòn: Buono fa buono. 

Fabrian, Bel di Roma. (Pr.) Uè 
de gadan ciappà i mosch col fa- 
brian (appross.): Chi vuol il pe- 
sce si immolli. 

Fabrica, Fabbrica. Fa su óna 
fabrica : Edificare o Fabbricare. 
Mèttes in fabrica: Idem, fl (Offi- 
cina) Capp fabrica: Idem. Pari 
la fabrica del domm : È una fab- 
brica Opp. Gli è opera del Duo- 
mo. Fahrica de cappei, de pann, 
de vèi, ecc.: Fabbrica di cappelli, 
di veli, di panni. (Scherz.) La 
fabbrica dell' 'appetiti : La fabbrica 
dell'appetito. Mctt sii óna fabbrica 
de... : Impiantar una fabbrica di. 
Andà in fabrica : Andare in fab- 
brica. Joperari de la fabrica del... 
veder: Gli operai della vetreria. 

— Fabrica-lcaa-lcass, Fabbri- 
care. « El s' è miss a fabrica » : 
«S'è messo a fabbricare ». Torna 
a fabrica : Riedificare. Fabrica 
su la sabbia : Fabbricar sulla 



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FAC 



rena. | (Pig.) « Lù el se fabbrica 
sempre di illusióne: « E' si fab- 
brica continuamente delle dclu- 
Bioni ». (Pr.) Chi fubrica d'inverno 
fabrica in eterno : Vedi Inverno. 

— Fabrlcaa (Sostant.), Fabbri- 
cato o Edificio. 

' — Fabricatór , Fabbricatore. 
I fabrieator de scandai: Fabbri- 
catori di scandali. 

— Fabricaxión, Fabbricazione. 
I spes de fabricazion : Le spese di 
fabbricazione. 

— Fabricer, Fabbricere. « L' è 
fabricer del Domm » : « È fabbri- 
cere della cattedrale ». 

— Fabrlcerla (P. N.J , Opera. 
« Ch'él resta servti in fabrieeria » : 
« Resti servita in fabrieeria o nel- 
lo studio dell'opera ». 

— Fabrichètta, Fabbricbetta, 
Fabbricuccia. 

— Fabricón e Fabbrlconna. Quel 
fabrieon con centrini finester : Quel 
gran casamento con 120 finestre. 

Face, Fatto (Volg.). Vedi Fac- 
cenda. N. Ir. volg.: I face de cà; 
Le faccende di casa. « Voo a fa 
ón face»: «Vado a spander ac- 
qua ». (Pr.) El temp et fa i face: 
Col tempo maturano le nespole. 
La mattinna l'è la madcr di face : 
La mattina è propizia alle faccen- 
de di casa. 

Faccia, Faccia. Faccia brusca : 

— accigliata. — che dis nagott : 

— insignificante. — che terriss : 
Faccia tetra. — contro i tentazióni 
Mascherone da fogna. — crespa : 

— a grinze. — d'arpia: — di ar- 
pia. — de haloss: — proibita. — 
de basitt : Viso saporito. — de bo- 
nasc: — aperta. — de brngna, — 
de cuti de c<tn de caccia (wcherz.) : 

— schiacciata. — de Cain : — or- 
renda. — de can bolopnin: Muso 
di pòmero. — de capnzzi : — d'in- 
contro. — de forca : — d'assassi- 
no. — de frigna : — di lernia. — 
contenta : Kallcgratura. — de dan- 
naa: — di dannato. — de lunna 
piemia: — tonda come una luna. 

— de macacco : Faccia di scimmia. 

— de madonninna : — di madonni- 
na. — o muson de porscèll: Muso di 
porco. — de paradxs: Occhio di sole. 

— de pignatta o de padèlla tenda: 
Tinto come uno spazzacamino. — 
de primavera: — da primavera. 

— de scapusc: Viso binochino. — 



de 8trión: Viso da stregone. — de 
tira s'giaff : Brutto ceffo. — de tol- 
ta: Faccia tosta o di bronzo. — de 
tuli i dì : Malizioso. — d'itnbriagh : 

— da briacone. — de incantaa : 
Faccia stupida. — d'inconter: — 
che va a genio. — schiscia : — 
schiacchintn. — stravolta: Idem. 

— de beleratt : faccia da solletico. 

— d'ospedaa: — da miserere. — 
franca : — fresca. — gottica : — 
gotica. — 8bóggiada dai varami : 

— butterata. — malmostósa : — di 
bisbetico. — moscatella : — da ca- 
pricciosa. — long a: — allampa- 
nata. — nacuva: Viso novo. P. E. : 
« FI m'è minga dna faccia nosu- 
va»: «e Quella persona non m'è 
nova ». — prowida : — di posati 
lì. — sentimental: Idem. — since- 
ra : — aperta. — de eaeea : — an- 
tipatica. — de cam panna e mar- 
tell: — da ossesso. — de da ah la 
drizza : — che non persuade. — 
de fa paura: — da metter paura. 
Avcgh el cuti su la faccia: Ha il 
sedere nella faccia. Avègh o avègh 
minga faccia de fa, de ai... : Ave- 
re o non — la faccia di... « Beat- 
ta o viva la faccia del tal»: «e Vi- 
va la faccia del tale ». Cambia fac- 
cia : Mutar faccia. P. E. : Se... i 
robb cambiassen faccia...: Se le co- 
se mutassero faccia. Fa de dò fate 
e de tutt i face : Uomo a due fac- 
cio, un volta faccia. Fa eerti face : 
Fare certe smussature. Fissa in 
faccia : Fissare in viso. Dighel su 
la /accia : Dir le cose sulla faccia. 
Misura i pugn su la faccia : Venir 
coi pugni sul viso. Sarà l'uss in 
faceta : Chiudere l'uscio sulla fac- 
cia. « Quasi quasi me guardaven 
nanca in faccia »: « Quasi quasi 
non mi guardavano neanche in 
faccia ». ón vent, ón fredd che to- 
ta la faccia: Un vento che mozza 
il respiro, un freddo che mozza 
le dita. Trova la faccia de lègn : 
Trovare chiuso V uscio. Guarda 
in faccia a nissun: Non guardare 
in faccia a nessuno. Guardass in 
faccia vun con l'alter: Guardarsi 
in faccia l'un l'altro. Tanto de 
faccia: Un mostaccio tanto fatto. 

Volta faccia : Voltar faccia, fare 
un volta faccia. Voltagh la faccia 
a...: Voltare le spalle a... Volta 
via la faccia: Torcere il muso 
Opp. Far smussature. Vun che 



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FAC 



-226 — 



PAC 



inarca i face o flsonomista: Un 
flsonomista. « Per la sóa bella fac- 
cia / »: « Per la sua bella faccia f 
o il suo bel muso f » Taiass ci no» 
per insanguinass la faccia (Pr.) : 
Chi si taglia il naso si insanguina 
la bocca. Trovasi faccia a faccia : 
Trovarsi faccia a faccia o viso a 
viso con uno. 

— Facciasela, Facciaccia. Con 
quella facciasela de tromba: Con 
quel mascherone da fogna. 

— Faceta, Visino. Faecin mo- 
tto*: Visino gentile, gustoso. 

— Faccioni, Visino. Faceiam 
d'or: Visino adorato. — mosca- 
tèlle Visino capriccioso. Faccioni 
de Madonnine Visino da Ma- 
donna. 

— Faoclón, Faccione. « M , è toe- 
eaa a mi de fa el faecion » : « È 
toccato a me di far faccione o la 
facciaccia ». « El g' à ón faecion 
de lunna pienna »: « Un faccione 
che par una luna ». 

— Faccétta, Faccetta. Faccetta 
tavorida: Faccetta simpatica, gu- 
stosa. 

— Facdada, Facciata. De fac- 
ciada: Dirimpetto o Di faccia. La 
facdada del Domm: La facciata 
del Duomo. 

— Faccettà-ettaa, Affaccettare. 
Faeettà ón diamante Sfaccettare 
un diamante. 

Faccenda, Faccenda. « Son pien 
de faccenda'. «Affogo nelle fac- 
cende ». I/e dna faccenda seria : 
E una faccenda 'seria. « El par 
titquell che g' à tutt i f accenti » : 
« Egli è il Ser o il Dottor Fac- 
cenda ». « Cosse l'è sta faccenda t »: 
« Che faccenda è questa? » 

Faeeender. Faccendiere. « L' è 
faeeender alla pretura, al tribu- 
nal » :« È o Fa il faccendiere alla 
pretura, al tribunale ». El mini- 
ster el ricev pù i faeeender : Il mi- 
nistro non riceve più i faccen- 
dieri. 

— Faccitt, Facoendine. «La fa 
i so faccitt de eà, che la par dna 
donnétta o dna donna gronda » : 
« S'è avvezzata a fare le sue fao- 
oendole di casa, che pare una 
donnetta ». 

Facezia, Facezia (poco usato). 
« Lu nó'l g'à che di faceti»: « Lei 
ha sempre pronte delle facezie ». 

Pachili, Facchino. « Me tocca de 



fa el fachin » : « Mi tocca di fare 
il facchino». Viti de fachin: Vita 
da facchino. Fachin de sludi: 
Facchino di negozio. U credilaa 
del matt fachin (in die.) : Eredità 
illusoria. 

— Fachtoada, Facchinata. La 
saria óna fachinada senta sugli : 
Sarebbe una facchinata senza 
sugo. 

— Fachinagg, Facchinaggio. 
Spes de fachinagg : Spese di fac- 
chinaggio. « O' oo daa ón f ranch 
de anaa a bev per el facchinagg » : 
« Gli ho dato una lira per il suo 
facchinaggio ». 

— Fachinott, Un tozzotto. Oh 
fachinott d' óna tósa: Una giovine 
tozza, una tozzotta. 

— Fachlnaec , Facohinaccio, 
Stangone. 

Facil, Facile. On lavora facil : 
Un lavoro facile. « L' è facil che 
incteu mi passa de là » : « È facile 
che oggi io passi da te ». « Lu el 
fa i robb tutt facil » : « Egli fa le 
cose come tutte facili». Vèss ón 
omm facil de contenta o a ina- 
morass o a inrabiss: Persona di 
facile contentatura, facile a inna- 
morarsi, ad arrabbiarsi* Donna 
facil: Donna agevole. 

— Fadlità-itaa, Agevolare. « El 
g'à facilitaa la strada » : « Gli ha 
facilitata la strada». 

— Facilitaa, Facilità. «El dà 
via de l'asen con troppa facilitaa » : 
« Dà dell' asino con troppa facili- 
tà » : « In di presti oo semper tro- 
vaa óna gran facilitila » : « Nei 
prezzi io ho sempre trovate molte 
facilitazioni ». 

— Facllitón, Facilitone, Faci- 
lone (1). On faciliton de prima H- 
ga: Un facilone di prima riga o 
meglio Egli è di quelli che tro- 
vano tutto facile. 

— Facilmente Facilmente. Bobba 
che se pò fa facilment : Cosa che 
si può fare facilmente. «Facilr- 
men andaroo lunedì » : « Probabil- 
mente o facilmente oi andrò lu- 
nedi». 

FacUltazlón, Facilitazione. « El 
m'à faa óna gran facilitation » : 



(1) 11 Facilitone o facilone fior, tig niflca 
piuttosto un uomo che s'arrende subito 
all'altrui volontà. In dialetto manca, sen- 
za perifrasi. 

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FAC 



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PAG 



Mi fece tina grande facilitazione ». 
/ strad ferrad fan de spesa di fo- 
eUitosion: Le ferrovie fanno di 
sovente delle facilitazioni. 

Fa&noros, Facinoroso, Affan- 
none. (Civ.) L'è geni facinorosa: 
E gente facinorosa. « Come Ve fa- 
einoros » (pop.) : « Che affannone». 

Faeoltaa, Facoltà. La faeoltaa 
medica, matematica: La facoltà 
medica, matematica. « Mi g' oo 
minga la faeoltaa de... » : « Non è 
in facoltà mia di... » «FA manca 
de la faeoltaa de l'eloquenza, de 
la memoria » : « (ili manca la fa- 
coltà dell' eloquenza, eco ». « El 
g'à di gran faeoltaa » (ricchezze) : 
« Ha di molte facoltà ». 

— Facoltatlv, Facoltativo. El 
tódesch l'è faeoltativ in la tal scola : 
La lingua tedesca è facoltativa 
nella tale scuola. 

— Facoltós, Facoltoso. Omm fa- 
coltoso: Omo facoltoso. 

Facalmil, Facsimile. 

Factotum , Fattotum. « U è ci 
factotum de cà » : « È l'ognicosa di 
quella famiglia ». 

Fadlga, Fatica. Con gran fa- 
diga : Con o a gran fatica. Fa fa- 
diga : Faticare. « El fa fadiga 
a tira el fiaa » : « Stanta a tirar il 
fiato». Fa fadigh de bestia: Af- 
faticarsi come bestie, far fatiche 
da ciuchi. « El starà minga per la 
fadiga » : « Non è tale da rinun- 
ciarvi ». Fadigh traa via : Fatiche 
sprecate. Munck fadiga e pussce 
salut : La poca fatica è sana. Cre- 
pa de fadiga : Crepar dalla fa- 
tica. Scansa fadiga : Scansafati- 
che. Viv di so fadigh: Vivere 
delle buc braccia. « uh' ci me pa- 
ga i me fadigh » : « Io rivoglio le 
mie fatiche ». (Milit.) I omen de 
fadiga: Gli uomini da fatica. (Ma- 
latt. di cavalli) Galle. 

— F adirasela, Faticaccia. 

— Fadlgà-dlgaa, Faticare. « Uà 
finii de fadiga » : « Ha cessato an- 
che lui di — ». « Ghe sont reussii 
ma m' è toecaa de fadiaà ben » : 
« Ci son riuscito ma me tocca- 
to di arram pillarmi». 

— Fadigós, Faticoso. « Come l'è 
fndiqosa sta scaletta » : « Com'è fa- 
t icona questa scalétta». 

Faeton, Faeton. Ite Umbert el 
se red (tv sprss in faeton : Kc, Um- 
berto lo si vede sposso in faeton. 



Fagott, Fagotto. FàfagòU: Far 
fagotto. Fa sii fagott : Fare fa- 
gotto. « Fa su el tò fagott e va 
via » : « Fa il tuo fagotto e vatte- 
ne ». « Sto vestii el te fa ón poo de 
fagott in viltà » : « Questo vestito ti 
fa fagotto sul dorso ». (Fig.) Las- 
sa gio el fagott: Sgravarsi, De- 
5orre il — . (Pr.) El mestee depret 
fagott l'è de taeuss fastidi de na- 
gott: Vedi Mestee. | Strumento 
mus. da fiato) Fagotto. (Chi lo 
suona) Fagotto. P. E.: In orchèstra 
manca el fagott : In orchestra man- 
ca il fagotto. 

Fagottà-ttaa-ttass, Affagottare. 
Fagottà su: Abballinare. Fagot- 
tass su: Infagottarsi. «L'à fa- 
aottaa sii la sóa robba «...»:« Ab- 
Dallinò le sue robe e... » « L'è ve- 
stida mal, V è fagottada » : « È in- 
fagottata ». 

Fagottèll e Fagottellln e Fa- 
gotton, Fagottuccio, Fagotto ne. 
(Musica) Fagotto e Contrafagotto. 

— Fa$otterl. Un carico di fa- 
gotti. T estii che fa fagotteri : Ve- 
di Fagott. 

Falabrach (in dis.), Fantastico. 

Falbalà o Franala, Falpalà, 
Balzana. / falbalà se usen pù af- 
fati: I falpalà sono andati giù. 

Falò, Falce. (Civ.) La fàlc de 
la Mort : La falce della Morte. La 
falcd* taià l'erba: La falce fienaia. 
Taiaa già con la f ale: Fatto col- 
l'accetta. 

Falcètt, Falcetto. « El g'à daa 
còni el falcett e el V mazzaa » : 
« Gli menò un colpo col falcetto 
e lo freddò ». 

Falchètt, Falco. La gallinna la 
damma i poresilt perchè Va visi 
in alt el falchètt: La chioccia chia- 
ma a raccolta i pulcini, perchè ha 
veduto aliare il falco. « La g'à i 
occ de falchètt » : « Ha gli occhi 
di falco ». « Sui pois gh'è vegnuu 
i sgriff de falehett »: « Sulle tem- 
pia ha le zampe di gallina ». 

— Falchettón, Sparviere. 

— Falcón, Falcone. 'L'albergo 
del falcon : L'albergo del falcone. 

Falcidlà-ldiaa, Falcidiare (non 
com.), Tarare. « O' dn falcidiaa 
tutt quell che l'aveva gxà spesai 
« (ili fecero la falcidia di tutto 
ciò ch'egli aveva già speso ». 

— Falcidia, Falcidia. (Colto) 
L'era dna leg a favor di erca tropp 



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FAL 



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FAL 



eortana: Era una legge in favor© 

degli eredi troppo carichi di legati. 

Faldistori, Faldistorio, Faldi- 

BtOTO. 

Fall, Fallo. Commètt ón fall: 
Commetter© un fallo. « Tèe faa 
el fall, fa la penitenza»: «Chi 
l'ha fatta la rasciughi ». Melt ón 
pè in fall: Metter un piede in 
fallo. Tarn min in fall : Prender 
uno in cambio d'un altro. Senza 
fall : Senza fallo. In la stoffa gh'è 
denter trii fai: Nella stoffa ho 
trovato tra mende o anche sfal- 
dature. (Bigliardo) Dà ón fall: 
Fare lo sfallo. 

— Falla. Fallare. Falla la stra- 
da: Sbagliar la strada. — l'use: 
Sbagliar l'uscio. P. E. : « T'éefal- 
laa l'use ear el me fiatu » : « Pic- 
chia un altro uscio, figliolo caro ». 
— elprimm oggiam: Cominciar ma- 
le. Falla mai in so dann : Non 
sbagliar mai in suo danno. « El 
pò falla a scappa »: « Non gli re- 
sta che di fuggire ». « Se te spèttet 
che..., te poaet falla a creppà » 
(volg.): « Se tu speri che io... puoi 
ben crepare ». (Volg.) (A caccia) 
« El falla tutt i salvadegh » : « E» 
fallisce sempre ». (Gioco) « G'oo 
trii ass, falla cotur » : « Ho tre 
assi, falla cuori ». St'ann l'uga Ve 
fallada eompletament : L'uva que- 
st'anno è fallita completamente. 
(Pr.) Chi nò fa nò falla: Chi fa 
falla e chi non fa sfarfalla. Tutti 
shnm o vèmm soggèlt a falla: Tutti 
ei sbaglia Opp. Chi è uomo erra. 
Chi falla impressa fa la penitenza 
odasi: Chi tosto erra a bell'agio 
si pente. 

Falli-llii, Fallire. « Gh'è tocca a 
de fallì » : « Gli toccò di fallire ». 
Fallì cont el bolgiott o con la bor- 
sa in la sehènna : Fallire col sac- 
co o col morto in casa. Trass 
fallii: Dichiararsi fallito. Fallii 
marsc: Fallito marcio. 

— Falliment, Fallimento. In 
stai de falliment: In i a tato di fal- 
limento. Resta sott a ón falliment : 
Rimaner al fallimento. 

Falò, Falò. Per la fèsta del sant 
dn faa tanti falò sii la montagna : 
Per la festa del santo fecero molti 
falò Bulle cime de' monti. « Fa ón 
falò de qui cartàsc inulti » : « Fai 
un falò di tutta quella cartaccia 
inutile ». 



Faloppa, Faloppa. Fa faloppa : 
Far faloppa. « St'ann i me bigatt 
in andaa quasi tutt in faloppa » : 
« Sfanno 1 miei bachi mi diedero 
una quantità di faloppe ». 

Fala, Falso. Fals come Giudo: 
Bugiardaccio. Ciod, pass, porta, 
ciav, ecc.: Vedi i sostantivi. La- 
vora in sul fals : Lavorare in fal- 
so. On dar fals: Luce falsa. Famm 
falsa: Falso appetito. 

— Falsariga, Falsariga. FI sa 
minga seriv senza la falsariga: 
E' non sa scrivere senza la falsa- 
riga. 

— Falsati, Falsetto. Canta in 
falsett: Cantare in falsetto o in 
quilio. 

— Falsètta o Pallétta, Falsa- 
tura. La falsetto di ealzón: Serra 
di calzoni o Fiaschetta. | (Lega- 
tori di libri) Braca, Striscia di car- 
ta di rinforzo. 

— Falsètta (Legat. di libri), Im- 
brachettare. 

— Falaitaa, Falsità. 

Fama, (P. N.), Fama. (Pi-.) Fa- 
ma volai : Idem. « El g*à bonna 
fama »: « Ha bona rinomanza». 

Fambròs e Fàmbrós, Lampone. 
Fambròs de mes : Lamponi di Ca- 
gione. (Di vino) L'è óna f ombro- 
sa: E un rubino. Acqua, sorbètt 
de fàmbrós: Acqua, gelati di lam- 
poni. 

Famedio (P. N.), Famedio. 

Famòi, Famiglio (1), Cascinaio. 

Pamèla (Volg. in dia.). Vedi Fa- 
miglia. 

Famiglia, Famiglia. Ona fami- 
glia patrtarcal: lina famiglia pa- 
triarcale. Carich de famiglia: Ca- 
rico di figlioli. Fiatu de famiglia : 
Figlio di 'famiglia. Crèss la fami- 
glia: Crescere la famiglia. Dima 
xn famiglia: Pranzar in casa. La 
Sacra Famiglia: La Sacra Fa- 
miglia. | (Caoato) Armu de famì- 
glia: Lo Stemma di famiglia. Ova 
famiglia estinta : Una famiglia 
estinta o dispersa. (Pr.) I pagn 
sporch van lavaa in famiglia : l 
panni sudici vanno lavati in fa- 
miglia. 

— Famigllòtta, Famigliola. In 
quella famiglirtta bisogna vede co- 



ti) Simile il suono della voce, differon- 
tlssimo il sf:nso. Famiglio d Firenze signi- 
fica come chi dicesse : Birro. 



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FAM 



PAN 



me se ramren ben : In quella fami- 
gliola bisogna vedere come si vo- 
glion bene. 

— Famlglionna, Famigliona. 
Onafamiglionna vatriareal: Idem. 

— Famigliar, Famigliare. « L' è 
famigliar con tutti » : « E fami- 
gliare con tutti ». 

— Famigliaritaa, Familiarità. 
Troppa, troppa famigliaritaa : 
Troppa troppa — o confidenza. 

— Famigli ari min. Famiglia- 
rizzarsi (non pop.). Et gali Va co- 
mi nei aa a — : il micio ha inco- 
minciato a — . 

Famlncion , Gabbaminchioni. 
« Al g'à óna vèrgila de famincion 
eh' ci consolla » : « Egli ha certi 
modi da soppiattone che conso- 
la». 

— Famm, Fame. « G'oo famm » : 
«Ho fame». Avcgh ón poo de 
famm : Aver un po' di fame o ap- 
petito. Avègh óna gran famm o 
óna famm de né t dì o de sonador 
o delóff o de poetta o che ghc vali 
pn : Avere gran fame o una fame 
da lupo o per quattro o che non 
ci vedo lume o che la vedo. Morì 
de famm : Morir di fame. Patì la 
famm : Patire o soffrir la — . Las- 
sa vegnì longa la famm: Incan- 
tar la fame. Lóngh come la famm : 
Lungo come la fame. L' e pussee 
la gola che la famm o l'è •pussee 
grand l'ance ch'el batucc (Volg.) : 
Essere una golaccia. Vtss ón mori 
de famm o ón borlacatt : Essere 
un morto di fame. Vèss a Vordin 
con la famm: Aver fame. (Pr.) 
Amor, famm e toss prèti se fdn 
conoss: Amore e tosse non som 
cose che si possano nascondere. 
La famm la cascia el Uff f aura 
de. la tanna o di bosch: La fame 
caccia il lupo dal bosco. La famm 
la fa fa di nran robb: Il bisognino 
fa trottar la vecchia. La famm 
l'è tanto {/randa che l'amor el sta 
de banda (appross.): Chi campa 
a stento non fa all'amore. Qtiand 
se g'à famm tutt ci par bon : A 
chi ha fame è bono ogni pane. | 
(Ai bambini che non possono aver 
fame e chiedono) Te gh' ce fammi 
mangia ón scagn, ecc: Hai fame 
tira la coda al cane. | (Malattia 
del grano) Golpe. 

— Famos e Famoso, Famoso. 
El Boygia quell famóso assassin 



c'dn impieeaa : 11 Boggia quel fa- 
moso assassino ohe fu impiccato. 

Fanagottòn, Fanullone. Ve ss ón 
fanagotlon: Essere un Miche- 
laccio. 

Fanal-al (Lanterne ai lati di 
veicoli), Lampioni. « Pizza i fa- 
nai se de nò te pagaree la multa » : 
« Accendi i lampioni se non vuoi 
cadere in contravvenzione». 

Panategli (Volg.). Vedi Fana- 
tich. 

— Fanattch, Fanatico. « L'è fa- 
natich per la musica de Wagner » : 
« È fanatico per la musica di 
Wagner ». — de la Ristori : Idem. 

— Fanatismo, Fanatismo. L'Jn- 
guisizion V è stada ón fanatismo : 
L'inquisizione fu un fanatismo. 
| Quella cantante Va faa fanati- 
smo: Quella cantante destò — . 

— Fanattszà-lnaa. Fanatizza- 
re. I vubblich de adess se lassen 
fanatizza difTicilment: I pubblici 
d'oggidì difficilmente si lasciano 
fanatizzare. 

Fandonia, Fandonia. « Credegh 
minga, l'è óna fandonia » : « Non 
gli credere è una fandonia». 

Fanepgia, Manecchia. Vedi an- 
che Saloria. 

Fanella (Volg.). Vedi Flanella. 

Fanett, Fanello. 

Fanfaron (D. Fr.), Fanfarone. 
« Mi g'oo minga paura ve de quell 
fanfaron » : « lo , vedi , non ho 
paura di quel fanfarone ». 

Fanfaronata. Fanfaronata. « FI 
g'à di gran fanfaronad » : « Ha 
sempre delle fanfaronate bislac- 
che». 

Fanga, Fango. « L'è sprofondati 
con tutt e quatter i recua in la 
fanga » : « Sprofondò colle quattro 
ruote nel fango ». Fa via la fanga 
di calzón : Spazzolare il fango dai 
calzoni. Fanga tacchenta: Mo- 
taccia. Pesta fanga: Sfangare. 
Taeu sii la fanga: Infangarsi o 
Levar la mota. Tutt pien de fan- 
ga: Infangato fino ai capelli. 

— Fanghi, Fanghi. Andà ai 
fanghi : Andar ai fanghi (d' Ac- 
qui). Fa i fanghi : Far i fanghi. 

Fanfara (P. N.), Fanfara. È 
passaa adèss la fanfara della so- 
cietaa: Passò or ora la fanfara 
della società... An sonaa la fan- 
fara rcal: Hanno suonato la fan- 
fara reale. 



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PAN 



— 2» 



FAR 



Fanfulla (come Baia in dia.), 
Nome di giornale. 
Fani, Fante. (Gioco) Giugà a 

<ant, damma e re che stoppa: 
redi Oietugh. 

Fanteria ( Volg.). Vedi Fanteria. 
Fantasia, Fantasia. (Civ.) On 
romanzer che g* à dna bella fan- 
tasia : Un romanziere che ha una 
bella fantasia. Ferì la fantasia: 
Idem. Che razza d' óna fantasia / : 
Che strana fantasia ! Fantasia de 
matt: Fantasia matta. (Tipogr.) 
Caratter de fantasia: Caratteri 
di — . (Mercanti) Articói de fan- 
tasia : Articoli di — . (Musica) On 
pèz* de fantasia su la Sonnambó- 
la: Un pezzo di fantasia sulla 
Sonnambula. 

Fantasma, Fantasma. Disen che 
de nott se ved i fantasma in quel- 
la eà: Si buccina ohe di notte in 
quella casa compaiono i fantasmi o 
gli spettri. Pari ón fantasma : Pa- 
rer un fantasma. 

— Fantasmagoria , Fantasma- 
goria (1). Ona fantasmagoria de 
gent: Un andirivieni di gente. / 
fantasmagorii de la lanterna ma- 
gica: Le — della idem. 

Fantasista (Volg.). Vedi Fan- 
tastica e derivati. 

Fantastica, Fantasticare. « L'è 
semper lì a fantastica i so come- 
di»:* Sta sempre fantastica ndo 
sulle sue composizioni dramma- 
tiche ». 

— Fantastiche Fantastico. « Tut- 
ta robba fantastica eh' el se crea 
lù de per Ut » : « Tutte idee fanta- 
stiche che si crea da sé ». « L'è 
óna mèzza matta fantastica » : « È 
una fantasticona ». 

Fanteria. Fanteria. Soldaa de 
fanteria: Soldato di fanteria, o 
Fantaccino. 

Fantin, Fantino. Se Ve minga 
arrivaa primm l'è staa per colpa 
del fantxn: Se il cavallo non ar- 
rivò primo la colpa fu del fantino. 

Fantocc (P. N. entrata nel dia- 
letto dopo certe rappresentazioni 
di fantocci automatici di certo 
Helder), Fantoccio. 

Farabolan (In dis.), Parabolano. 



(1) Fantasmagoria In fior, è usato dalla 
pente civile e colta a significare anche le 
creazioni fantastiche di romani! , trage- 
die, ecc. 



Farabutt, Farabutto (1). « Mi 
vui minga avègh a che fa con quell 
farabutt » : « Non voglio aver a 
fare con quel farabutto». « L'è ón 
farabutt » : « E un disordinato ». 

— Farabuttà-buttaa , Disordi- 
nare. « Nó'l fa che farabnttà dòte 
el meU i man » : « Dove mette le 
mani e' non fa che disordinare ». 

— Faxabutton, Gran farabutto. 
« L'è ón farabutton de vun » : « È 
un disordinatacelo». 

Faraxgln, F ai-aggine, Farragi- 
ne. « O oo dna talfaraggin de robb 
de fà t che soo nò de che part vol- 
tamm » : « Ho un tal buscherio di 
faccende da sbrigare, che non »o 
da che parte farmi ». « In sul so 
tavol gh'è semper óna gran farag- 
gin de liber e cart » : « Sul suo ta- 
volino e' è sempre una gran fa- 
raggine di libri e di carte ». 

Faraon, Faraone. (Colto) I Fa- 
raon re d'Egitt: I Faraoni re del- 
l'Egitto. (GiocoJVedi Giceugh.(Fr.) 
Var pussee ón' aequa a sóa sta- 
gióni che né tutt i ricchezz del re 
Faraon (appross.): Pioggia di feb- 
braio empie il granaio, Ogui cosa 
a suo tempo. 

Faraonna. Vedi Oallinna. 

Faraòst, Ferragosto. Dà ci fa- 
raost: Dare la strenna di ferr.s- 
gosto. Andà a fa faraost : Andare 
u far il ferragosto. La pianta del 
faraost (Grande rama verdeggian- 
te che i muratori milanesi metton 
in alto delle fabbriche nel raeHe 
di agosto) (appross.) : Franoonata. 
( Per similit. a quella de' vinai 
tìor.). Frasca. 

— Faraostin, Un piccolo ferra- 
gosto. 

Fard. Fardo (2). « Oo faa vegnì 
de Moka ón fard de caffè propi 
scèff» : « Ho fatto venire 'da Moka 
un fardo di caffè di primissima 
qualità o numero uno ». 

— Faxdètt, Piccolo fardo. 
Farce (Volg.). Vedi Feree. 
Farfalla, Farfalla. Ona raccolta 

de far fall del Brasil: Una rac- 



(ii I a definizione che ne danno l dizio- 
nari! fior, è per avxentura un poco esa- 
gerata- In ogni modo da noi farabutt non 
è precisamente : Omo capace di m'alunquc 
basta azione. 

(2) Fardo manca ai dir." toscani. Ma 
pure è term. mercantile e fardello è poi 
il tuo diminutivo spiccicato. 



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FAR 



-290- 



FÀtt 



colta di farfalle del Brasile. (Fig.) 
« Quella donna l'è dna vera far- 
falla »:« Quella don uà è un 'far- 
fallino ». 

Farfoià (D. Sp.), Farfocchiare 
(Lucca), Cianciagli are. «Cos'el far- 
foià ì » : « Che ciangotta costui 1 » 
« El farfoia e se cupi ss nagott » : 
« Balbetta e non si cn pisce nulla ». 

Farfolada, Balbettamento. « El 
sìi'à faa sii dna farfoiada che oo 
cwim nagott » : « Mi fece un ar- 
ruffio di parole che non ci ho ca- 
pito un bel nulla». 

— Farfóión e Farfól, Cianciu- 
glione e Tartaglione. « Parer ba- 
f/ai ! L'è ón farfoion » : « Povero 
ragazzo ! È un cianciuglione ». 

Farin (dim. di Fa), Manierina. 
« lja g'à òn farin arazios che.., » : 
« Ha tanta manierina che... » 

Farinna, Farina. — bianca, 
a ialda, de segra, de fràina, de 
iain, d' armandol, de castèon, de 
patati, de linosa, ecc.: Farina di 
grano, di granoturco ? di segale : 
di grano saraceno, di lupini, di 
mandorle, di veccia, di castagne, 
di patate, di linseme. L'è tutta fa- 
rinna bornia de fa gnocch : È tut- 
ta fava. (Fig.) « Questa l'è minga 
farina del tal » : « Codesta o Que- 
sta non è farina del tale o del 
suo sacco ». (Pr.) Santa Caterinna 
porta el sacch de la farinna (ap- 
pross.) : Se annuvola sulla brina 
aspetta 1' aequa domattina. La 
farinna del aiavól la va tutta in 
crusca : La farina del diavolo non 
la pane. 

— Farinee (in dis.). Farinaiolo 
r Farinaio (dove si teneva la fa- 
rina dai nonni). Andà in farinna: 
Sfarinare. 

— Farinétta, Codetta, Tritello. 

— Farinon (Di fungo), Fari- 
naccio. 

— FarinÓS, Farinoso. « Stri pom m 
l'è farinos » : « Questa linda non 
ha sugo ». Tr/a farinosa o »io/i- 
nara : Idem. 

Farioeu (Specie di tabarro, in 
di>.t. Ferraiolo. 

Fariseo, Fariseo. Faccia de fa- 
risce : Viso da fariseo. 

Farnesia (Yolg. id.). Vedi Frc- 

ììfaìa. 

Farsa, Fnrsa (1). Dopo la com- 
(li Farsa in fior, ha un significato che 



media gh' è sia óna farsa de quii 
de quarant'ann fa : Dopo la com- 
media venne la farsa, ma di quelle 
che hanno tanto di barba. | In- 
triso (dei cuochi) La farsa per fa 
t mondeghilli: L'intriso per le 
polpette. 

» — Farsétto e FarsettliiiLa, Idem, 
Idem. Ona farsètta graziosa : Una 
graziosa farsètta. 
* Fanti (Specie di vivanda), Pol- 
pettone (in dis.). 

Fasan, Fagiano. Fasan o gali de 
montagna: Fagiano o gallo di 
montagna. — de la Chinna: della 
China. « Sto man* l'è ón vero fa- 
san » : « Questo lesso pare un fa- 
giano ». Froll come ón fasan: Frol- 
lo come un fagiano. 

— Faaanèlla, Fagianella e Gal- 
lina prataiola. 

— Faaanott, Fagianotto. « Oh 
che bèli fasanott d'on fiozu » : « Oh 
come è grassoccino quel bimbo ». 

Faacicol , Fascicolo. On' opera 
che venfocuraafascieoi: Un'opera 
che si pubblica a fascicoli. 

Fascicolòtt, Fascicoletto. 

FaaoBU, Fagiolo. Fasatu borio II, 
de l'acquila, quarantin, ecc.: — 
apponi, dall'occhio, colla buccia 
tenera. Jiis e fasatu: Riso e fagioli. 
Fa aio i fasozu : Sgusciare i fa- 
gioli. (Fig.) Insacca i fasoeu (ca- 
valcando) : Rinsaccarla. Mangia 
in eoo i fasatu a vun : Mangiare 
la torta in capo a uno. « El m'à 
daa ón fasam sott el barbozz » 
(volg.) : « Mi diede un sorgozzo- 
ne ». « Cosfte gh'è t S'cioppa i fa- 
soeu ? » : « Che c'è ! Cascan le vi- 
nacce al fondo? » (Granelli di galli) 
« In la minutta mèttegh di crèst, 
di filon e rìi fasatu f » : « Nel bor- 
bottino mettici creste e granelli ». 

— Fasorada, Fagiolata (1) (Piat- 
to di fagioli cotti), Mangiata. 

— Fasorin, Fagiolino (2). Chi fa- 
voriti cott in del padellin l'è rar 
el bramii : (nenia per ragazzi) (ap- 
pross.) Padre guardiano è cre- 
M'iuto un frate (canzoncina quan- 
do s'aggiunge acqua al hrodo). 



n Milano non e muto, chi da penti colta 
n ci \ ile. Vuol dire- cosa che finisca in una 
huffon.ita. 

Il; Figiolntn in Fior, significa pure : di- 
scorso o f rittura insulsa. 

(2; Fagiolini «ono a Fir. i nostri Cur- 
viti 



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FAS 



-281 



FAS 



— Faaoron, Grosso fagiolo. Vètt 
ón bon faaoron : Essere un bam- 
bocciotto. 

Fasi, Fascio. On fast de legna : 
Un — o una bracciata. Qnfass de 
legna: Un quintale di legna. An- 
da là come ón fase de squeU : Ca- 
der come corpo morto. «El V à 
tolt su in d'ón fast » : « Lo raccolse 
in un fascio». Fa de ogni erba 
fan: Fare d'orai erba fascio. (Ti- 
pogr.) « Tutt Vimpaginaa el m* è 
anaaa in fase » : « Tutta F impa- 
ginatura mi andò a fascio ». N. fr. 
dal latino : Per fase e per nefat : 
Per fas e per nefas. 

Fassa, Fascia. On flava in fat- 
ta: Un bambino in fascie. Ave 
eonottuu vun o vunna in fasta : 
Aver conosciuto uno o una fin da 
bambino. (Pr.) Bèli in — bruti in 
mazza: Idem. I (Strum. music.) 
I fass del vionn. del violaticeli: 
Le fascie del violino, del violon- 
cello. (Architettura) Fascie. ISott 
fasta: Sotto fascia. Manda ón 

Siornal, ón liber sott fossa: Man- 
ar un giornale, un libro sotto 
fascia. 

— Fasaà-aaaa, Fasciare. A fat- 
tali elpiang: A rifasciarlo piange. 
« Uè fattaa su per fast el bill vit- 
tin »: «E striminzito ».; 

— Faaaacóa, Fasciacoda. «A- 
àett che gh'è jni de moteh metteah 
i fatsaeoa ai cavai » : « Ora che 
non ci sono più mosche metti i 
fasciacoda ai cavalli ». 

— Fassadura, Fasciatura. «G'&n 
faa la fassadura a la 1 erida » : 
« Oli han fatto la fasciatura alla 
ferita». | (Peso) La fassadura de 
quell cdr de Ugna l'è de tant : Su 
quel carro stanno tanti quintali 
di legna. 

— Fasaasda, Fuoiaccia (1), Roz- 
za fascia 

— Passetta, Fascetta. « M porla 
la fossetta per fa el beli vitin » : 
« E 1 porta la fascetta o il busto per 
fare la vitina o il vitino o per com- 
parire smilzo ». In fossetta: In bu- 
sto. « La m' è comparsa davanti 
in fossetta » : « La mi comparve 
dinanzi in busto ». | (De' bozzoli) 



(1) La fuciaccia o Pinci accia è piuttosto 
quella sciarpa che i bambini portano in 
viso — ed è pare quella de* pubblici fun- 
zionari : la sciarpa. 



Oallètt con la fossetta: Bozzoli 
coli' incavo. | (De' legatori di li- 
bri) Brachetta. Bisogna fagh óna 
fossetta a sto volumm: Ci va mes- 
sa una brachetta. 

— Faasettera, Fascettaia. 

— Fassettinna, Fascettina. 

— Passera (Cerchio della for- 
ma fresca del cacio lodigiano), 
Cerchio. 

— Fassinna, Fascina, Fastello. 
Fassinn de pr estinte: Fascine da 
fornaio. Fa su i fassinn: Affa- 
stellare. Benedi con l'aspèrges de 
fassinna: Benedire uno col ma- 
nico della granata. Fassinna de 
Spagna™: U caminetto delle lu- 
certole. P. E. : Scaldast a la fas- 
sinna di Spagnosu: Scaldarsi al 
sole o al caminetto delle lucertole. 
(R. St.) A Porla Tósa i Milanes 
nel 48 se batteven mandand avanti 
di fassinn: .Nelle 5 giornate a 
Porta Vittoria si battevano man- 
dando avanti delle fascine. 

— Passinln, Fascinetta. « Se te 
vaeutt che la legna grossa la se 
pista mèltegh sott ón fassinin » : 
« Se vuoi che la legna grossa ^pi- 
gli foco o avvampi mettici sotto 
una fascinetta ». I fassinin per i 
bagoli: I mannelletti. 

— Fasalnott, Fascinotto. 
Faaión (D. Fr.). N. ir. : A la san 

fasson: Alla carlona. 

Fastidi, Fastidio. Dà fastidi: 
Dar fastidio o molestia. .Fa fa- 
stidi : Fare fastidio. « Doo fasti- 
dii»: «Scusi, le do fastidio?» 
Vèss l'omm di trentatrii fastidi: 
Uomo carico di fastidii. Fastidi 
fati in là: Fastidio fatt' in là. 
Manda via i fastidi : Scacciare la 
malinconia, ì pensieri. « Adèss sì 
che soni in d'ón bèli fastidi » : « O- 
ra sì che mi trovo in un bell'im- 
piccio! »« Tasutten minga de sii 
fastidi » : « Non pigliartene di co- 
desti fastidii ». « Con quell ciìHbi- 
ra lì, te ris'eiet de atègh di aran 
fastidi » : « Con quel gingillino 
tu risichi di trovarti male ». Dà 
fastidi a mangia se m per la stes- 
sa robba: Il mangiar nempre la 
stessa cosa dà — . Fastidi grass : 
Dispiaceri immaginare. legni 
grass in di fastidi : Ingrassare 
ne' dispiaceri. « Mi de a ti fa- 
stidi gne n'oo minga»: «Di co- 
desti fastidii o sopraccapi io non 



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PAS 



— 232 — 



FAT 



ne ho punto ». Yorenn minga de 
— ; Non voler sopraccapi. Tatù 
ón fastidi a vun: Levar una bri- 
ga a uno. (Pr.) Impara el mettee 
del pret Fagott. che Ve de Ubuss 
fastidi de nagott : Vedi Fagott. 1 
fastidi in quii che fa diventa gru: 
ì dolori abbreviano la vita. A 
morì se va f entra de tutt i fastidi : 
Chi muore esce da' guai o da ogni 
guaio. | (Svenimento) «Ala sdora 
gh' è vegnnu fastidi » (la came- 
riera) : « Alla signora ò venuto uno 
svenimento». « Me sont sentii a 
regni come ón poo de fastidi » : 
« M'è venuto un giramento di capo 
che non ti so dire ». 

— Fastidiós, Fastidioso. « Come 
te sétt fa gli dio 8 car el me ficeu » : 
« Oh figliolo mio quanto sei fa- 
stidioso ». 

Fatai, Fatale. « Quell colp el ah' e 
staa fatai»'. «Quel colpo gli è 
stato fatale ». 

— Fatalista, Fatalista. (Civ.) 
Xapoleon primm l'era fatalista: 
Napoleone primo era fatalista. 

— Fatalitaa, Fatalità. « Fata- 
litaa varnr che... » : « Fatalità vuo- 
le che...» (hia vera fatalitaa!: 
Una vera fatalità! 

Faticato, Affaticato. «Delpolin 
mangia semper el faticato o la 
parte faticata » : « Del dindo o tac- 
chino scegli sempre la parto affa- 
ticata ». 

Fatóv, Fatuo. (Di persona) 2/è 
ón poo fatoa ma Ve bonna: E un 
po' fatua ma bona. (Di pietanze) 
Minestra fatoa : Minestra scipita. 

Fatt e Fatto, Fatto. El fati so : 
TI fatto suo. Andà per i fatt so: 
Andarsene pe' fatti suoi. Dà el 
fatt so : Dar il fatto suo. Tra via 
el fatt so : Buttar via il fatto suo. 
Manda per i fatt so: Mandare pe' 
fatti suoi. Sa ce el fatt so: Sapere 
il fatto suo. Sicur del fatt so: I- 
deiu. Vèsti al fati : Essere al fatto 
o informato. Fa ón fatt de fatt: 
Risolversi all'improvviso. (Pi*.) A 
cerea el fatt sa se fa tor! a nisnun 
(appross.") : Chi cerca ciuci che 
non deve gli intraviene quel che 
non crede. A fa i fatt so se. sporca 
minga i man (nppross.) : Ognuno 
piu» 'tare della sua pasta gnocchi. 
Chi rinunzia al fatt so primma 
rh'rl mivnra. el merita sai eoppin 
óna mazzanra : Chi del suo si spo- 



desta dato gli sia un masso sulla 
testa. I fatt di alter: I fatti al- 
trui. Intrigass in di fatt di alter: 
Metter il naso nei fatti degli altri. 
La gent seria la cerca minga de 
save i fatt di alter : La gente se- 
ria non cerca i fatti degli altri. 
(Altri modi) A la fin di fatt : In 
fin de' fatti. Fatto sta che: Fatto 
sta che. Quèst V è ón fatt che... : 
È un fatto che. Vcgnimm ai — .* 
Veniamo alla conclusione. Onfatt 
atroce, terribil, ridicol f ecc.: Un 
fatto atroce, terribile, ridicolo. 
Catta sul fatt: Cogliere in fla- 
granti o sul fatto. Mett o vèss al 
fatt: Informare o essere informa- 
to. Onfatt de fatt: Cn fatto ar- 
rischiato o aiìche Via di fatto. 
Ditt e fatt: Detto fatto. (Pr.) / 
fatt in mas'c e i paroll in fem- 
min: I fatti son maschi e le pa- 
role femmine. ! (Dolce di sale) 
« Sta minestra V è fatta » : « Que- 
sta zuppa è sciocca ». « Come V è 
fatt quei giovin ! » : « Come è stu- 
pido o insipido quel giovine! » 
(Di filo) Coton, firiscll, seda, ftl 
fatt : Floscio. 

— Fatta, Fatta, Compito. « Te 
finii la fatta?»: «Hai finito il 
compito?» | Ona zucca de sta 
fatta: Una zucca di questa fatta. 
(hia f erida de sta fatta ( con re- 
lativo gesto): Una ferita cosi fat- 
ta. 

— Fattarèl, Fatterello. « Te 
cuntaroo ón fattarèl che m'è ca- 
pitaa »: « Ti conterò un bel ca- 
setta che m'è capitato ». / fatta- 
rei de cronaca: I fatterelli della 
cronaca. 

Fattezz, Fattezze. « La g'à di 
bèi fattezz » : « Ha belle fattezze ». 
Fattezz de paisanna : Fattezze da 
contadina. 

— Fattezzinn. Fattezzine. « Che 
car fattezsinn che g'à guella ham- 
hinna » : « Care fattezzine di quella 
bimba ». 

Fattibll, Fattibile. Se Ve fatti- 
Mi ! : Se è fattibile. 

Fattór, Fattore. El f attor de 
casa X: Il fattore di casa X. Con 
(niella faccia el par ón f attor: 
Con quella faccia pare un fattore. 
(Pr.) « Famm f attor trii agii e se 
faroo man et sarà me dagn » : 
'« Fammi fattoi* un anno e se «arò 
povero sarà mio danno ». (Arit- 



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FAT 



FAV 



met.) Fattore. Fattor délprodótt: 
Fattori del prodotto. 

— Fattoria, Fattorìa (1). La casa 
del fattor l'è la fattoria : In Lom- 
bardia ai chiama fattoria la casa 
del fattore. 

— Fattorin, Fattorino (2). « È 
vegnuu a trovamm ti fattor e ti 
fattorin » : « Venne a trovarmi il 
fattore con suo figlio ». 

Fattura, Fattura. Lavora a fat- 
tura : Lavorar a fatturo. | (Nota) 
« El m'à mandaa la fattura » : 
« Mi mandò o presentò la fattu- 
ra». (Sarti) / fattur: Raccomo- 
dature, Le fatture. El pioviti di 
fattur o tacconee : Raggiustatore. 
Caldera di fattur: Idem. 

— Fattura - uraa , Fatturare. 
Fattura el viti : Fatturare il vino. 

—Fatturai (Libro delle fatture), 
Copia fatture. 

— Fatturada (La lavoratura 
del falsare, fatturare, vini, ecc.). 

— Fatturant, Chi fattura vini, 
liquori, eco. 

— Fatturetta, Fatturina. Fat- 
turimi de pócch: Bricciche. 

Fatutt, Fattoto. Vèss el fatutt 
de vun: Essere il fftttoto ai al- 
cuno. 

Fava, Fava. Boffà sulla fava 
(in dis.) : Aver voce in capitolo. 
t'unta su la rava e la fava: Con- 
tare per filo e per segno. Vorè 
savè la rava e la fava : Voler sa- 
pere ogni cosa minutamente, dall'a 
alla zeta. Fava amerieanna : Fava 
americana. « Uà miss in la scatola 
liei tabacca la fava amerieanna »: 
« Mise nella scatola del tabacco 
la fava americana ». 

Favella, Favella. « El m'à levaa 
la favella » : « Dinanzi a lui ho 
perduta la lingua ». (Di bestiola) 
Nò gke manca che la favella o la 
parolìa: Non gli manca ohe la 
parola. 

Faro (Malattia nota), Favo, Ve- 
spaio. 

Favola, Favola. (Colto) I favol 
de Esopp: Le favole di Esopo. 
«t Uè diventaa la favola de Milan »: 
« È diventato la favola di Milano ». 



(1) Fattoria fa fior, ha tipificati assai 
più larghi E* l'amministrazione del o del 
poderi. 

(t) Fattorino Invece in fior, è ragazzo 
di bottega. 



— Favoletta, Favoletta. « Qué- 
sta Ve dna tóa favoletta, dì la ve- 
ritaa » : « Codesta fu una tua fa- 
voletta ; sputa o dì la verità ». 

Favor, Favore. « Famm el santo 
favor de andàfctura di pee »: « Fam- 
mi il santo favore di uscirmi di 
torno». Bigliett de favor (pee en- 
trar in teatro): Biglietto di fa- 
vore. Cambiai de favor : Cambiale 
di favore. Avèlla in favor (di sen- 
tenza) : Averla in favore. 

Favorevol, Favorevole. Temp, 
stagión, circostanz, personna, ecc., 
favorevol: Tempo, stagioni, cir- 
costanze, ecc., — . Ona giornada 
favorevol per viaggia : Una gior- 
nata bona per viaggiare. 

Favori-orli, Favorire. « Ch' el 
favorissa » : « Favorisca ». « Ohe 
rineressaria nò de favori a casa 
mia / » : « Se non le è di disturbo 
favorisca a casa mia! » El cavali 
favorii: Il cavallo favorito. Fa- 
vorii de la fortunna: Favorito 
dalla fortuna. 

Faslón, Fazione (P. N. Civ.). 
On pass pien defazion : Un paese 
lacerato dalle fazioni. I (Milit.) 
Vèss de fazion : Essere ai — o di 
sentinella. 

— Faslonarl (Milit.). Sentinella, 
« Se ved ph ci f azionari su V an- 
gol de la Zécca » : « Non si vede 

Siù la sentinella sull'angolo della 
lecca ». 

Faull (Volg.). Vedi Facil e vo- 
ci sorelle. 

Fauolètt, Fazzoletto. Fazzolett 
del coli (in dis.) : Fazzoletto da 
collo, Fazzolett de nas: Pezzuo- 
la (1), Fazzoletto da naso. Svena- 
tola el fazzolett per saludà de lon- 
tan: Sventolar il fazzoletto per 
salutar da lontano. 

— Faixolettada, Colpo dato col- 
la pezzuola. Ona fazzolettada de 
magióster: Una pezzuola piena di 
fragole. 

— Fauolettaac, Fazzolettaccio 
(Pezzuola di cotone molto grande). 

— Faixolettln e Fanòletton, 
Fazzolettino, Grande fazzoletto o 
pezzuola. 

Febrar, Febbraio. (Pr.) Oennar 
fa i póni, febrar i e romp (manca) 
(appross) : Gennaio ingenera, feb- 



(1) MoHcehino non Io si dice più da nes- 
suno a Firenze. 



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FED 



234- 



PEL 



hraio in tenera, marzo imboc- 
cia, eoo., Febbraietto corto e ma- 
ledetto. 

Fed, Fede. In bonna fed: In 
bona fede. On omtn de bonna fed: 
Un omo di bona fede. Vèss o vèss 
nò ón articol de fed : Essere o non 
essere articolo di fede. Bisogna fa 
ón att de fed per credei : Bisogna 
far atto di fede per crederlo. Faa 
con la fed de miserabilitaa : Fat- 
to a gran risparmio. Nò avègh né 
Ikg né fed: Non aver uè legge né 
fede. Tira a la fed (pop.) : Tirar 
alla fede. | (Attestato) Fed de na- 
scita: Fede di nascita. — de bón 
coBtumm: — di buoni costumi. 
(Pr.) Nò e Cristian chi nò q'à fed 
(in dis.): Non è cristiano cni non 



£ 



a — . 

— Fedasola (Molta e rozza fede), 
Fede cieca, viva. (Pr.) Var pussee 
ón poo de fedascia che tutt el lègn 
de fa barcaccia (appross.) : Ci vuol 
fede Opp. Ognuno ha la sua fede. 

— Fedel, Fedele, (hi compass 
fedel: Un compasso — o di esat- 
tezza. Ogni fedel mineion el le ve- 
deria : Ogni fedel minchione 1' a- 
vrebbe capita. 

— Fedelón, Fedelone. (Marito) 
« L'è ón famoso fedelon » : « È un 
famoso icdelone». 

— Fedeltaa, Fedeltà. La fedel- 
taa de certi can l'è proverbiai : La 
fedeltà di certi cani è proverbiale. 
Giura amor e fedeltaa : Giurare 
amore e fedeltà. 

— Fedlnna, Fedina (lj, Attesta- 
to. La fedinna criminal: L'atte- 
stato eliminale o di buona con- 
dotta. 

Fel, Fiele. On Cristian senza fel : 
Un omo che non ha punto fiele 
o dolce. 

Felice, Felice. Felice come ón 
tre lira : Felice come un papa. Fa 
felice vun : Far febee una persona. 
Felice notte.' : Felice notte. Feli- 
cenotte ai sonadór : Felice notte! 

Felicitai, Felicità, .Fa la feli- 
citaa d'ón alter: Fare la felicità 
d'un individuo. (Iron.) «e Oh che 
felicitaa ! » : « Oh che felicità ! » (A 
chi starnuta, in dis.) « Felicitaa ! » : 
« Salute ». 

— Feliclta-ltaa, (P. N.), Felici- 



(1) Fedina fiorent. corrisponde invece al 
nostro itiantiglion. 



tare. (Poco comune) « Sèmm an- 
daa a felicità i spós » : « Siamo iti 
a felicitare gli sposi». 

— Felicitatoli, (P. N.J, Felicita- 
zione. « Ghefoo i me felicilazion » : 
« Le faccio le mie — o congratu- 
lazioni ». 

Fellpp (Volg.). Vedi FUipp. N. 
Ir. : Paga el felipp : Pagare il te- 
statico. Dà ón felipp: Dar la 
solfa o uno schiatto. 

Felle (Volg.). Vedi Felice. (No- 
me proprio) El sur Felis : Il sor 
Felice. 

Felpa, Felpa. On vestii de felpa: 
Un abito di felpa. Guarniztón de 
felpa: Guarnizione di felpa. 

— Felpaa, Felpato. 

— Polpetta e Felpón. Felpetta 
e Felpa dal pelo più lungo. On 

fnèd de felpon: Uno scialle di 
èhm, dal pelo fitto. 

Fèlter, Feltro. Per fa i cappèi se 
dopra el felter : Per fabbricare i 
cappelli si adopera il feltro. I (Per 
cola da stillar liquidi) Feltrino, 
Feltrello. 

— Feltrà-eltraa, Feltrare. Fel- 
tra i pann : Sodare i panni per 
ridurli a feltro. 

— Feltrada, Feltrln, Feltron, 
Feltratura, Feltrino, Grosso feltro. 

Fèmena (Volg.). Vedi Fèmina. 

Fèmina, Femmina. La fèmina 
del leon le la leonéssa: La lem- 
mina del leone è la leonessa. Ciav 
fèmina: Chiave femmina. 

Fen, Fieno. — maggengh e — 
ostan: — maggese e agostino. — 
terzoeu e — auartiraiu: Idem. Bui 
elfen: Ribollir il — . Fa sii elfen: 
Raccogliere il fieno. (Fig.) la sii 
fen: Ammassar quattrini e anche 
Far sacco. Volta elfen: Rivoltar 
il fieno. (M. d. d. tip.) Fa o paia 
o fen (appross.): O di paglia o di 
fieno basta che il corpo sia pieno, 
Decidersi, Venire ad una con- 
clusione. Incontra ón car de fen: 
Imbatterai in una difficolta o in 
un ostacolo. Mangia el fen in 
èrba: Mangiar il grano in erba. 
« Ogni busca per lu V è ón càr de 
fen » : « D'ogni fuscello egli fa una 
trave ». 

— Fenada, Un ricolto di fieno. 
« St'an che bella fenada ! » : « Que- 
st'anno che bel raccolto di fieno ». 

FenclBC [Tra l'iufingardo, il tra- 
scurato, il freddoloso), lmpingrito, 



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FEN 



-285- 



FEB 



Raggrandito. On pigher el pò 
vètt timpaHeh ; ón fonate l'è odiót : 
lì pigro può essere simpatico ; l'in- 
fingardo è odioso. 

— Fenrtadón, Solenne infin- 
gardo, Infingardone. 

Fenean (D. Fr.), Fannullone. 
« Mi n'oo conottuu de fenean, ma 
come quèll / » : « Io ne ho cono- 
sciuti de' fannulloni, ma come 
quello, mai 1 » 

Feneatra "(Volg.). Vedi Finestra 
e Tod sorelle. 

Fani (Volg.). Vedi Finì, con de- 
rivati. 

Fenll, Fienile, Capannone-Fie- 
naia. « E brueaa elfenil, ma Vera 
attieuraa » : « E' bruciato il fie- 
nile, ma era assicurato ». L'ueèU 
del fenil: L'abbaino della fienaia. 
La butterà del — ; La tromba 
del — . 

Fenooo, Finocchio. On mattett 
def enoce: Una ciocca di finocchio. 
Elf enoce elfà pietà (pop.): Il fi- 
nocchio è diuretico. (Pr.) Erba 
bonna fa tenace: Ogni erba si 
conosce dal suo seme. 

— Fenoodtt, Confetti con fi- 
nocchio. 

Fenòznen, Fenomeno. (Colto) El 
fenomen de la r espirazióni: Il fe- 
nomeno della respirazione. « L'è 
on fenomen f » (pop.) : « È un caso 
strano, singolare ». 

— Fenomenal(P.N.),Fenomenale. 

Fèrro Fèr, Ferro. Cava del fèr: 
Miniera di —. Minerà de fhr: Mi- 
niera di — . Fèr crud, tgreg: — 
crudo. Fèr recott : — ribollito. Fèr 
lavoraa: — lavorato. Fèr polii: 
— pulito. Pont, strada de fèr: 
Ponte di ferro e strada ferrata o 
di ferro. (M. d. d. fig.) Vète o vèee 
minga de fèrr: Essere o non es- 
sere di — . Digerì anca el — : Di- 
gerire anca il — . Scaldate i fèr : 
Riscaldarsi. Vètt come l'or e el 
fèr: Esser come dall'oro al — . Fa 
óna carta de fèr: Far un contrat- 
to di —. La calamitici la tira el 
fèr: La calamita attrae il ferro. 
Pèrd ón fèr (di ragazza) : Far 
uno scappuccio. | (Ferramenta) 
El legnamm el cotta tant, e elfèr, 
che ghe va dent, tant: L'ossatura 
vale tanto e la ferratura tanto. 
Fèr a tee: Ferro a T. | (Utensili) 
I fèr del matte: I ferri del me- 
stiere. (Fig.) « Ah ghe vanir di al- 



pigi 
Fei 



ter fèr, cor el me fieni » : « Eh sì, 
ci vogliono altri pretesti o ragioni, 
figlio mio I » L Fèr d* *6prètt, de 
canettà, ecc. : Ferro da stirare, da 
spianare, da arroooettare. ecc. 
Fèr de manitcalch per i bottón de 
fetugh: Ferro da maniscalco po' 
bottoni di foco. Fèr per ferra i 
i cavai o Fèr de cavati: — di ca- 
vallo. Mudagh i fer a ón cavali : 
Rinohiodellarlo. Fèr de brasca 
(panattieri) : Attizzatoio. Fèr de 
cerutich: Ferri chirurgici. Fèr del 
' yoraa: Paraoenere o Capifoco 
vo in alcuni paesi). — de pa- 
jlioU: Le staccine. Ifèr di tend: 
erro da tende. Fèr roti: Sferre, 
Ferravecchio. Entragh nanea per 
fèr ròtt : Entrarci come il prezze- 
molo nelle polpette. Vorè natica 
óna robbaperfèr ròtt: Non voler 
d'una cosa, neanche gratis. Per 
fèr rott : Per la controcassa. Mètt 
in del cavagn del fèr rott: Mette- 
re nel dimenticatoio. Qtièll del fèr 
ròtt: Venditore di sferre. | (Ceppi) 
Condanna ai fèr in vitta (in dia.): 
Condannato in vita ai ferri. Cote- 
letta ai fèrt Bistecca. 

— Ferrà-erraa, Ferrare. Ferra 
ón cavali: Ferrare un cavallo. — 
cont i ciod de giazz : — a ghiaccio. 

!« Incava toni ferraa, g'oo cent 
ira in del bortxn » : « Oggi sono 
ferrato a diaccio ; ho cento lire in 
tasca ». 

— Ferrada, Ferrata, Inferriata. 
La ferrada di cantinn : L'infer- 
riata alle finestre. Ona ferrada de 
lègn: Un'inferriata di legno. Col 
mutón a la f erada: Dove si vede 
il sole a scacchi. 

— Ferradella, (Piccola leggera 
inferriata), Graticolato. 

— Ferradura, Ferratura. Tant 
in medetinn e tant in ferradura 
(di cavalli) : Tanto in rimedi i e 
tanto in ferratura. 

— Ferrament, Ferramenti o Fer- 
ramenta. 

— Ferrarèzia, Ferraveccia (1), 
Negoziante in ferramenta. Bot- 
tega de ferrarltza : Bottega di fer- 
rarecce, Magoneina] 

— Ferrazza e Ferrazzetta, I- 
dem. 



(I) Ferraveccia In florent. è piuttosto il 
complesso di lavori in ferro per oso ru- 
mie o domestioo. 



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FER 



-296- 



FER 



— Feree, Fabbro-ferraio. El 
Aceti che tira el mante* del feree : 
Il ragazzo che tira il mantice al 
fabbro. (Pr.) Dal feree nò tocca, 
dal speziee nò mètt in bocca: I- 
dem. | Fong feree: Fungo por- 
cino. 

— Ferrera, Ferriera. Mètt sii 
óna ferrerà: Metter su una fer- 
riera. (La moglie del fabbro fer- 
raio). 

— Ferrett, Ferruzzo, Ferretto. 

— Ferritt, Ferretti. 

Fera. Fiera. I fér in di pace 
van aio: Le nere scadono. Min- 
cionà la — .• Minchionar la fiera. 
Agonia de la fera: Lo scorcio 
della fiera. In sul bón de la fera : 
Nel più bello della fiera. Mercant 
in fera: Vedi Gimuph. Forestee 
che ven a la fera: Fieraiuolo. 

— FeraaclOBUla, Fieruccia, Fie- 
ruoola. «e L'è óna ferasclceula de 
pocch » : « È una fierucola ». 

Feri-erii-erlM, Ferire. « L'è re- 
staa ferii al brazz » : « Fu ferito 
nel braccio ». (Fig.) Ferì la fati- 
tasia: Ferire la fantasia. « Sta 
parolla la m'à ferii » : « Questa 
parola m'ha ferito o mi fece ma- 
raviglia ». Tra mort e ferii gh'è 
ni a» un : Tra morti e feriti non c'è 
rimasto alcuno o Un gran chiasso 
per una cosa da nulla. (Pr.) Mèi 
vèss ferii che mort : Meglio cento 
feriti che un morto. 

— Fetida, Ferita. Ona ferida 
de pocch: Una ferita da poco. 

Ferma, Ferma. « La mia ferma 
l'è de duu ann » (militare) : « La 
mia ferma è di due anni ». Can 
de ferma: Cane da fermo. La 
ferma di gabèll (in dis. - R. St.) : 
L'appalto delle gabelle d'in ilio 
tempore. 

Ferma -ermaa- erma**. « L'oo 
fermaa in strada e g'oo ditt... » : 
« L'ho fermato nella strada e gli 
ho detto... » ^ L'oo pregaa defer- 
mass » : « Lo pregai di fermarsi ». 
« Ch'el se ferma chi a fa peni- 
tenza » : « La si fermi a tare peni- 
tenza con noi ». « Ferma queu'an- 
tiport cont el tappeti »: « Ferma 
quell'uscio col ninnnino ». « Fer- 
ma, ferma ! » : « Ferma, Ferma ! ». 
« Udii fermaa ch'el scappava » : 
« L'unno chiappato o arrestato che 
fuggiva ». (Caccia) « Se te vedes- 
se t el ine bracch come el ferma /»: 



« Se tu vedessi il mio bracco come 
ferma o come punta». 

— Fermantlport, Marmino. (Ar- 
nese per tener aperto l' uscio) 
« Mèttegh el fermantiport o el 
tappèll » : « Metti il marmino al- 
l'uscio ». 

— Fermaeadènn, Fermacorde 
(Orologio). 

— Fermada, Fermata. El treno 
el fa óna fermada de vitti minuti 
a... : Il treno fa una fermata di 
venti minuti a... « Quand el leg, 
ogni tant el fa óna fermada » : 
« Quando legge, ogni tanto fa una 
fermata ». 

— Fermadlnna , Fermatina. 
« Fèmm chi óna fermadinna a 
bev óna staffa » : «'Facciamo qui 
una fermatina o posatina a berne 
una staffa ». 

— Fermai, Fermaglio. El fermai 
della campanna: Il lermagho della 
campana. 

— Fermament, Fermamente. 
« Mi credi fermament che.., » : 
« Credo fermamente che... » 

— Fermapè (Traversina di legno 
nelle rampe), Cordone. (Anche di 
pietra in strada ripida) Cordone. 

Ferment, Fermento (Colto) « In 
la societaa X, gh'è ón poo de fer- 
ment » : « Nella società X, c'è un 
po' di fermento ». « — gh'è mollo 
ferment » : « — c'è un bolli bolli ». 

— Fermenta -entaa. La birra 
l'è adree a fermenta: La birra 
sta fermentando. Vin fertnentaa : 
Vino ribollito. Birra fcrmentatla: 
Birra fermentata. 

— Fermentatoli, Fermentazio- 
ne. Za fermentazión de la pasta, 
della birra, dell'uga schisciada: 
La — della pasta, nella birra, del- 
l'uva pigiata. 

Fermer (D. Fr.), Appaltatore di 
gabelle (in dis.J. « Vun di so an- 
tenati l'è staa fermer del sol sott 
ai Spaaneeu » : « Uno de' suoi an- 
tenati tu appaltatore del sale sotto 
gli Spagnuoli ». 

Permessa, Fermezza. Chi omm 
che g'à de la fermezza: Un omo 
che na della fermezza. « Guarda 
che fermezza sta man ; come la 
trema minga ! » : « Guarda che 
fermezza questa mano. Come non 
trema ! » 

— Fermo , Fermo. ( Sost. ) « Sta 
noti i guardi de finanza dn faa 



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FEB -J 

ón fermo de tabacca » : « Questa 
notte i finanzieri hanno fatto un 
chiappo di tabacco ». (Agg.) 1/ o- 
rotogVe fermo : L'orologio è — . 
Fermo in di so opinion: Fermo 
nelle sue opinioni. (A ragazzo) 
« 8tà fermo ón minuti » : « Sta Do- 
no se puoi». 

Fernabucch, Fernanbuco, Ves- 
sino. 

Ferné (Sorta di liquore) (P. N.), 
Fernet. 

Fernesia (Volg.). Vedi Frenesia. 

Fora e Feìs, Morbillo e Rosolia. 
« Gh'è daa f etura i fere » : « Gli 
venne il morbillo ». Ifels taechen : 
Il morbillo è contagioso. 

Fertada (Volg.). Vedi FriUada. 

Fesa, Spicchio. Faa a fesa: 
Fatto a spicchi. La fesa de vilèll : 
Il culaccio o Spicchio di -vitella. 
Fesa d'ai : Spicchio di aglio. — de 
nós: — di noce. (Pr.) Ei camr di 
donn Ve afes: Il cuore delle don- 
ne è fatto a spicchi come il po- 
pone. 

— Fesin e Fesinceu, Spicchietto 
e Spiochiettino. 

Feseia, Ninnolino, Feccia. « Te 
see dna gran fèscia»: « Sei un 
ninnolone ». Ona feseia che- con- 
clud mai nagott:' 'Un cempenna. 
| Fèscia de Voli: Morchia. Feseia 
de vassèll : Feccia e Fondo. — del 
vin: Fondigliolo. 

— Feaclada e Fasciarla, Infin- 
gardaggine. « La fesciaria de quell 
JUbu Ve incredibil » : « La — di 
quel ragazzo è incredibile ». 

— Feadon e Fesdonon, Cem- 
pennone. 

Fessa, Sparato. Fessa (1). La 
fessa de la camisa: Lo sparato 
della camicia. 

— Fessili, Sparo. I fessiti del 
pedagn di carni* : Gli spari al basso 
della camicia. 

Fèsta, Festa. Festa de Pasqua, 
de Pentecoste ecc.: Festa di Pa- 
squa, di Pentecoste. Dà i bonn 
fest: Dare le bone feste. Dopo i 
fest: Dopo le — . — de preceti: -— 
di precetto. Vestii de la festa : Il 
vestito dalle — o l'abito domeni- 
cale. Conseiaa per Ji — : Conciato 
per il dì delle feste. | (Diverti- 
mento) Festa de ball: Festa da 



(1) Fessa come si sa noa é che par- 
ttdp. fMDD. pus. dt fknàerv. 



87- FE8 

ballo. Festa de ball in maschera : 
Festa da ballo con maschera. Fe- 
sta in costumm : Ballo in costume. 
(M. d. d.) De quell de la festa. P. 
E.: Vin de quèU de la festa: Vino, 
ma proprio di quello... Fagh fe- 
sta a vun: Far resta a uno. Fagh 
la festa a vun o a dna robba : Far 
la festa a uno o a checchessia, Uc- 
ciderlo o Rubare. Per compì la 
festa (fig.): Per finire la festa o 
per ristoro. Paga de festa : Dar o 
mandar le bone — . 8onà de festa : 
Sonar a festa, Scampanare. L'è 
minga semper festa/ : non è mica 
sempre festa ! Fa festa in di de 
lavo (volg.) : Far sciopero o anche 



lunediali». (Pr.) Chi lavora g'à 
dna camisa, chi fa festa ghe n'à 
dò: Chi lavora ha una camicia, 



obi non lavora ne ha due. Epi- 
fania tutt i fest i e porta via : E- 
pifania tutte le feste manda via. 
Passada la festa gabbato lo santo : 
Avuta la grazia, gabbato lo santo. 

— Festln-inna, Festino. On fe- 
stin tra de nun: Una festicciola 
fra di noi. Festin de muda (in 
die.): Bastrè, Ballo a pago, Ba- 
strenga (D. Fr.) in vai ai Chiana. 

— Festalcrara, Festicciola. Ve- 
di Festin. 

— Festón, Gran festa. Quella de 
casa V... l'è stada ón feston: I- 
dem. (Come veglione in dis.) Ve- 
di Vcglión. 

— Festival (P. N.), Festival, 
Festival in piazza: Idem. 

Fétt. N. fr.: Che fétt che fai: 
(Intere, intraduc). 

Fétta. Fetta. Ona fetta de mane: 
Fetta di manzo o targa (se è gros- 
sa). — de pan : Fetta di pane. 0- 
na fetta de melón, de per: Uno 
spicchio. — de mezz (maocell.): 
Mela di culaccio. Fetta de fidegh : 
Tagliola. Fa fceura i fett: Farne 
tante fette. I « Cascien pu de fett »: 
« Smetti dal piantar carote ». Ta- 
ià già a fett : Anettare. A furia 
de seiabolad i dn taiaa a fett: A 
furia di sciabolate ne han fatto 
ciccioli o li han tagliati a fette. 
(M. d. d.) Dàghen una fetta (1): 
Fuggire, Andarsene in fretta. « Mi 
gh'en doo óna fétta »: « Io me la 



(1) A Plr. c'è uaa frase consimile : dam- 
mene una fetta ohe si dice per celia a chi 
abbia le falde della giubba molto lunghe 



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ff 



PET 



fumo ». « Ciappa ila fetta/»: Vedi 
Cippelimerli sotto a Cippa. « La 
tempèsta la eiappaa ai fett de 
paes »: « La grandine venne a 
strisciate ». 

— Fattasela (Spreg. di fetta gra- 
ma), Fettone. 

— Pettinila, Fettolina. Trifol 
taiaa a fettinn: Tartufi tagliati a 
fettoline. Fettinn de vittell in ba- 
ita: Fettoline, Lonze di vitella 

i umido. 

Fettinoau. On fettinceu de pomm. 

de pan: Un tagiolino di mela, di 
pane. 

— Fettón. (M. d. d.) Mena el 
fetton: Faticare, lavorare a maz- 
za e stanga, Menar la lonza (in 
dis.), Dimenar le nespole. Sfan- 
gare. (Malattia dello zoccolo equi- 
no) Fettone (T. di maniscalchi). 

Parer, Febbre. — frédda, scar- 
lattinna, acuita, de lati, peltechial, 
terzanna e quartanna: Febbre 
fredda, scarlattina, acuta, puerpe- 
rale, petecchiale, terzana e quar- 
tana. Fever manginna: La con- 
suma. P. E.: «Él g'à la fever 
manginna, alter che ball» : « Egli 
ha in corpo la consuma». Chta fe- 
ver de cavali: Una febbre da leone 
oUn febbrone da cavallo. Avègh la 
fever adoss : Avere la febbre, Star 
con la febbre, Bon per la fever: 
Febbrifugo. Sentiss i sgrisór de 
fever: Sentir i brividi della feb- 
bre. I fever: Le febbri. «L'à ciajp- 
paa i fever de la mal'aria » : « Gli 
prese la febbre miasmatica o an- 
che al plurale le febbri miasma- 
tiche ». (Pr.) La fever bartolascia 
cont ón lègn la se descascia (ap- 
pross) : Avere la febbre del ciu- 
co o de' rosicchioli o del burro. Bi- 
sogna guarnà sempcr quaicoss per 
la fever (D. Fr.): Bisogna sempre 
serbarsi una pera per la sete. La 
fever continóa la mazza : La feb- 
bre continua ammazza l'uomo. 
La — quartanna i giovin i e ri- 
sanila e ai vece la ohe fa sona la 
ca m panna : La febbre terzana o 
quartana il vecchio ammazza e il 
giovine risana. 

— Feverascia, Feveretta, Fe- 
verón, Febbrettaccia, Febbretta, 
Febbrerella. Febbriciattola, Feb- 
brone e Febbrona. 

— FeveróB, Febbricoso (Non co- 
muue), Febbricitante. 



8- FEU 

Péud, Feudo. (Civ.) I/abolisMn 
di feud: L'abolizione de' feudi. 
(Scnerz.) « Ecco i me feudi» : « Ec- 
co i miei feudi». 

Feudatari, Feudatario. (Colto) I 
feudatari del medio evo: Idem. 
Feudatari de Novèghen: Signore 
di maggio. « El deputaa de chi, l'è 
lu el feudatari del paes » : « Il no- 
stro deputato è il feudatario del 
paese». 

Flaa, Fiato. Avègh el flaa euri: 
Mancar il fiato. Ciappà flaa : Ri- 
pigliar fiato. Fa bón el flaa: Fa- 
re buon àlito. L'è ón butta via el 
flaa : È fiato buttato ,via. Butta 
via el flaa: Sprecar il fiato. A 
perdita de flaa : A perdita di fiato. 
Mancameli t de flaa: Ansima e 
Asma, Fiato grosso e Fiataccinu 
(meno). Spuzzà el flaa: Puzzare 
il fiato. Tegnì el flaa : Trattenere 
il — . Tiraci flaa: Ansimare. (Fig.) 
« £1 m'à faa tira el flaa » : « Mi 
fece aspettar il denaro ». Tira 
l'ultimfiaa: Mandar l'ultimo fiato 
o respiro. Tira sii el fiaa di cal- 
cagli : Ansimar forte. Tutt in d'ón 
fiaa : In un fiato. / strument de 
fiaa: Strumenti a fiato. (M. d. d. 
fig.) Fa legnici fiaa: Allungare il 
collo a uno. Leva ehlaa : Mozzare 
il fiato o respiro. Taeu sii a fiaa : 
A respiro. (Pr.) Fin che oh' è fiaa 
gh'èvitta: Finché c'è nato, c'è 
speranza. (Malattia di equini) Bol- 
saggine. 

Fiacca, Fiaccona, Fiacca. « G'oo 
ddoss dna gran fiacca » : « Mi sento 
indosso la fiaccona o una gran svo- 
gliatila». Ciappalla con tutta fiac- 
ca o Batt la fiacca : Procedere 
colla più gran flemma, a due soldi 
la calata. Parla con tutta fiacca : 
Parlare con tutta fiacca o con 
tutta flemma. | (Sulla pelle) « Me 
so nt scottaa e m' è vegnuu su la 
fiacca » : « Mi son scottato e mi s'è 
levata la vescica o una cocciola ». 
« G'oo di fiacch soft a la pianta di 
pè » : « Ho delle bolle sotto la 
pianta de' piedi ». (Di donna) « L'è 
óna fiacca » : « È una fiaccona ». 

Fiaccaree (Volg. in dis.). Vedi 
Brumista. 

Fiacch, Fiacco. « Me senti fiacch, 
fiacch » : « Mi sento assai fiacco ». 
Fa i robb de — .• Far le cose da 
svogliato. El sur Orasi — : Un cen- 
cio molle. Lalt—: Latte anacquato. 



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FIA 



— Flacoón, Fiaecone. 



-28B- 



FIA 



Flaccher (in dia.), Fiaccherò. I 
brumtn dn abolii i fiaeher : I brum 
hanno abolito i fiaccheri. 

— Flaccherlsta (D. Fr.), Fiac- 
cheraio (in dia.). 

Fiada, Fiatare « LàttemAadà» : 
« Lasciami rifiatare ». Latta fiadà i 
cavai : Lasciar rifiatar le bestie. 
« FI fiada nauta » : « Non ri- 
nata ». | (Sfiatare) « Sto tigher el 
fiada de tutt i pari » : « Questo 
sigaro sfiata da ogni parte ». 

— Fiadada, Fiatata (1). «Làt- 
tem dagh óna fiadada» : «Lascia- 
mi rifiatar un minuto ». 

— Fladadlnna, Fiatatina. 
Fladó (Fessolino nel muro per 

lo scolo dell'acqua. T. di mura- 
tori), Colatore. 

Fiammenghlnna, Ciotola, Sco- 
della. Ona fiammenghinna de mi- 
nettra: Una scodella di minestra. 

Fiamma, Fiamma. A fetugh e 
fiamm: A fuoco e fiamma. Fa 
fiamma: Sfiammare e Sfiaccolare. 
(Fig.) Sentitt i fiamm a la faccia: 
Sentir le vampe al viso. « Coni i 
occ el buttata fiamm » : « Mandar 
fiamme dagli occhi ». | (Amante) 
La mia fiamma: La mia fiamma. 
| (Maniscalchi) « M'è toccaa de 
dovrà la fiamma » (salasso a' ca- 
valli) : « Idem ». 

— Flammada, Fiammata. «là 
buttaa tulfogoraa ci n'à faa óna 
fiammada » : « Li buttò sul cam- 
mino e ne fece una — o un falò ». 
Tarn tu óna fiammada: Prender 
una bona fiammata. 

— Flammadlnna e Fiamma- 
donna , Fiammatina, Gran fiam- 
mata. 

— Fiammant, Fiammante. Nosuv 
fiammant: Nuovo di zecca. 

— rianimasela , Fiammetta, 
Flammonna, Flammettlna, Fiam- 
mona, Fiammetta, Fiammolina. 

Flanch, Fianco. Con di gran 
fianeh o tema fianch: Con bei 
fianchi o senza fianchi. Slargati 
in di fianeh: Farsi posizione mi- 
gliore. Mèttct cónt t man in tu i 
fianeh: Metter le mani sui fian- 
chi. Voltatt in fianeh: Dormire 



(1) Fiatata e perciò anche Fiatatina 
corrispondono inrece alla nostra ta/Jtada. 
P. E. : Etcono certe fiatate da quella boc- 
ca, che...! 



per fianco. Cavali tenta fianch: 
Cavallo sgroppato, stretto ne'fian- 
ohi. (FigO SenHttela a ball in di 



Cavallo sgroppato, stretto ne'fian- 

(FigT) SenHttela a ball in di 

fianeh: Quando la fame dice dav- 



vero. « Ghc V oo conHnóament ai 
fianeh » : « Mi sta continuamente 
alle costole ». FI fianeh de la ca- 
sa: Il fianco della casa. 

— Flancon, Gran fianco. 

— Flanoonada, Fia neonata (1), 
Fiancata (Colpo forte nel fianco). 
« Oo tolt tu óna fianconada » :« Ho 
preso o toccato una fiancata ». 

— Fiancali, Fiancuto, Con gran 
fianchi. 

Fiandrinna (in dis.) e Bflan- 
drlnna. Vedi Stòffa. 

Flapp e Fiappo. Floscio, Fiap- 
po (Arezzo). « L'è óna natura /lap- 
pa»:* E di natura floscia ». « La 
S'à el ttomegh tropp flapp » : « Ha 
petto floscio floscio ». 

nasca, Fiasca. Ona fiacca de 
acid nitrich: Uno fiasca di acido 
nitrico. Dà ón pè in la fiacca: Ve- 
di Scggia. | (Lernin) « Làttela ttà 
quella fiacca » : « Lasciala bollir 
nel suo brodo quella smorfiosa ». 

— Fiascada, Smorfia. « Mi me 
piaten nò eti fiatead » : « A me non 
piacciono questi lezii ». 

— Fiasch, Fiasco. I fiatch tò- 
gnen duu hter e mtzz: I fiaschi 
tengono due litri e mezzo. Lcvagh 
Volt ai fiatch : Levar l'olio dai fia- 
schi. | (Teatro) La commedia Va 
faa fiatch: La commedia fece fia- 
sco. | ( Nel mondo ) «e Quel giovin 
H l'à faa fiatch con la popola » : 
« Quel giovine ba fatto nasco col- 
la signorina ».( Con donna libera) 
« Oo faa fiatch » : « Ho fatto cecca 
o fico ». 

— Fiaschetteria, Fiaschetteria. 
La fiatchetleria toscana: La fia- 
schetteria toscana. 

— Fiascheggia - eggiaa , Fia- 
soheggiare. « Quell'autor el teguita 
a fiancheggia che V t ón orror » : 
«Quell'autore continua afiascheg- 
giare che è una delizia ». 

— Fiaschètt, Fiaschetta. Onfia- 
echeU el ten trii quart de liter: Un 
fiaschetta contiene tre quarti dì 
litro. 

— Fiaschetta, Fiaschetta. La 
fiaschetta del rumm: La fiaschet- 



(i) Fiancoìiata è termine militare: spalU 
1 di baluardo. 



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PIA 



— 240 — 



FID 



ta del rum. La fiaschetta della pol- 
der: La fiaschetta o borraccia. 

— Flaacón, Fiascone. Onfiascon 
eh' ti par óna damigianna: Un 
fiasoone cha pare una damigiana. 
(Teatro) L'è staa ón fiascón ! : Fu 
un fiascone. 

Flaster, Figliastro. « L'à sposaci 
ón vèdov e Va trovaain casa duu 
flaster che la odien » : « Sposò un 
vedovo e trovò nella casa nova 
due figliastri che la odiano ». 

Fibbia, Fibbia. Scarp con la fib- 
bia: Scarpe colla fibbia. On ne- 
gozzi de fibhi descompagn : Un ne- 
goziuccio da ferravecchio o di 
Ferravecchi. I Vèss in fibbia : Tro- 
varsi in un n rutto guaio. « L'àn 
miss in filtbia » ( quasi gergo ) : 
« L'anno ficcato in prigione ». 

— Fibbiasaela, Svignarsela. « Se 
l'è fibbiadu senza dì creppa »: « Se 
ne andò alla francese o Partì senza 
salutare ». 

— Fibbiascia, Fibbietta, Fib- 
bión, Fibbiaccia, Fibbietta, Fib- 
biona e Fibbione. 

— FibbiaU (In dis.), Fibbiaio 
(in dis.). 

Ficanas, Ficcanaso, Mettibocca. 
« QtM ficeanas nò podi soffrili»: 
« Quel ficcanaso non lo posso sof- 
frire ». 

Ficc (Pop.). Vedi Fitt. N. fr. 
volg. : Tira sii el ficc : Tirai* su. 
P. E. : « Tira minga sii el ficc » : 
« Tira su e serba a Pasqua ». 

Ficca. N. fr.: Fa la ficca: Fare 
dispetto, Far le fiche (in dis.). 

ncca-ccaa-ccau, Ficcare. (Civ.) 
« Dove diavol el s'è ficcaa t » : « Do- 
ve diamine ò andato a ficcarsi?» 
« Lù el se ficca depertult »: « Egli 
si ficca per tutto ». 

— Ficcón, Piuolo. El ficcon dove 
sta ligaa ci vitellin: Il piuolo do- 
ve sta legato il vitello da latte. I 
Ch'era ón ficcon in la cadrega e... : 
C'era un piuolo nella sedia e... 

Fida-daa-dau, Fidare. « M e 
soli t fidaa de quèll baloss e.,.»: 
« Mi son fidato di quel briccone ». 
On amis fidaa: Un amico fidato. 
« Ohe fiaaria anca mia miee » 
(pop.): «Gli fiderei la mogliera» 
(pop.). (Pr.) Fidass V è ben e nò 
fidass l'è mei: Fidarsi è bene e 
non fidarsi è meglio. 

— Fidato invece di Fidaa. On 
sertitór, ón cnstod fidato: Un ser- 



vitore, un custode fidato. Personn 
fidate: Persone fidate. 

— Fidecommisa o Fldecommeu, 
Fidecommesso. I noster véce fa- 
seven i testament pien de fidecom- 
mess: I nostri vecchi facevano i 
testamenti pieni di fidecommessi. 

Fidegh, Fegato. Avègh guast el 
fidegh: Soffrire di fegato. Tccuss 
el fidegh : Guattirsi il fegato. 
« Gh'è minga pericol ch'el se scal- 
da el fidegh » : « Non c'è pericolo 
ch'e' si mangi un'ala di legato ». 
Yèss dolz de fidegh: Esser di ca- 
rattere dolce. Vess tutt cozur sen- 
za ón' ombra de fidegh : Essere 
tutto cuore senz'ombra di invidia. 
Frittura, salamm de fidegh: Frit- 
to, salame di fegato. Fidegh pien 
de natt: Fegato gangoloso. (Fig.) 
Avèghel in del fidegh, vun : Averlo 
caro moltissimo. Vess ón fidegh 
san: Essere un fegato o fegatac- 
cio. Avègh el fidegh, de...: Aver il 
fegato di... 

— Fideghin, Fegatino. Bis e fi- 
deghitt: Fegatini nella minestra. 
(Coraggio! « Te disi mi che quella 
tósa Ta g' à ón fideghin, ma...»: 
« Ti dico io che quella ragazza è 
un certo fegatino, ma... » 

— Fidegón, Grosso fegato. 
Fidelitt. Vermicelli. Minestra 

defidelitt: Vermicelli sul brodo. 

Fido, Fido. Fa fido: Dar a fido. 
Dà a fido : Dar a credenza. (No- 
me di cane) « Yen chi Fido » : «*- Vien 
qua Fido ». 

Fieri (D. Lat.). In fieri: In fieri. 
« El noster direttór tn fieri, chi el 
sarà? »: «Il nostro direttore in 
fieri chi sarà ? » 

Fiffa, Paura. On ommpien de 
fiffa .*Un paurosacoio. « El g' ave- 
va ón poo de fiffa »: « Gli venne 
il fischierello ». (Pr.) La fiffa la 
fa stravede: La battisoffia è cat- 
tiva consigliera. 

— Fiffón e Fiffonón, Paurosac- 
cio. « Come se fa a vess insci fif- 
fón t»: « Possibile ohe tu sia tanto 
vile!» 

Flgatèll, Fegatello. Ona bièlla 
piènna de figatèi: Una tegamata 
di fegatelli. (T. di spr.) On figa- 
teli de vun: Un crostino. 

Fieli o Fich, Fico. (Le più note 
quanta) — fioron, madamina, né- 
gher, verdoìin, dur. ecc.: — fio- 
roni o fiori, brogiotti, dottati, 



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PIG 



- 241- 



FIG 



neri, verdini, tortemi. (Condizione) 
— secch, con la gótta, che dcrva 
la bocca: — secchi, colla goccio- 
la, maturi o colla camicia di fur- 
fante. « U è diventatila ón figh 
sècch»: «La sora... s'è fatta un 
fico secco ». Nò vari ón figh secch : 
Non valere un fico secco. Filza 
de figh: Resta di fichi. Bari de 
figh: Barlozzo di fichi. Oandolitt 
de figh: Granelli di fico. Nò vari 
ón figh : Non valere un — . (M. d. d.) 
Salva la panscia per i figh: Ser- 
bar la pancia ai fichi. Catta in sul 



Iper- 

w „ „ ^J?**"" 

cere all'amico, spicchio, ecc. Vedi 
Ami*. I figh an de vèss lóngh de 
eoli e rott de peli: Il fico ama due 
cose: camicia di furfante e collo 
d'impiccato Opp. Il fico è preli- 
bato se di pitocco ha il saio, il 
collo di impiccato e il cui di ma- 
rinaio. Togn pela rogn, pela figh, 
capitani di formigh (Appross.) : 
Capitano Beppe o de' Ianzi (1). 
Figh d'India: Fico d'India. Yivee 
de figh: Ficaio (Siena), Vivaio di 
fieni (Fir.). 

— Fighee, Ficaio. In giardin 
g'oo ón fighee larghissim che me 
farà quaranta chili » .• « In giar- 
dino ci ho un ficaio che mi darà 
non meno di 40 chilogr. ». 

— Pignora. Vedi Fighee. 

— Fighètt e Fighettln e Flgon, 
Fichino. Ficone. f (Nasuccio) «L'è 
ón fighètt d'ón fiaeu » : « E un na- 
succio ». 

— Fiffón (Volg.) Fieone (per 
grosso fico), (T. dì spregio) Fi- 
coso, Ficone. (In dis. ma usato 
dal Lasca in un suo scritto) Ca- 
morro. 

Figura, Figura. Fa bèlla, brut- 
ta, bonna, eattiva figura : Fare 
bella, brutta, buona, cattiva figu- 
ra. Fa óna bella figura : Fare 
bella comparita. Fa la primma 
figura : Far la prima figura. Fi- 
aura gotica : Figura gotica. Rob- 
oa che fa figura : Ròba che fa 
comparita. Fa óna figura de eie- 
eolatee: Fare una figuraccia o una 



(1) Nelle frasi fior. : Capitano de* lonzi: 
Persona sudicia è che beve molto. La pre- 
tti del Capitano Beppe: Un guadagno da 
nulla. 



figura del Callotta. (Pr.) Incotu in 
figura do man in sepoltura : Oggi 
in figura domani in sepoltura, fl 
(Arti) Pittar de figura : Figurista. 
« / figur in sto quader tn minga 
a post » : « Le figure in questo di- 
pinto non hanno i piedi a segno ». 
Spegascià la figura: Percotere 
nel viso. Ritrai t in mèzza figura: 
Ritratto in mezza figura. | (Ballo) 
Figurante. In del ball nceuv gh'c 
tanti figur: Nel ballo novo ci sono 
molti figuranti. Mette» in figura : 
Mettersi in figura. I figur in del 
eottiglión: Le figure del cotiglio- 
ne. « V è chi dòma per figura » : 
« È qui di spolvero o a mostra 
o ci sta per figura». 

— Figurà-uraa-urass, Figurare. 
« Figuret che » : « Figurati che ». 
« Come la figura pólid quella ca- 
setta sulla montagna » : « Come fi- 
gura bene quella casetta sulla 
montagna ». 

Figurasela, Figuraccia. « L'àfaa 
óna figurasela» (brutta): «Fece 
una figuraccia». « El fa la sóa fi- 
gurasela » (Bella) : « Fa la sua com- 
parita ». 

— Figurètta, Fieuretta. 

— Flgurin, Figurino. El figu- 
rin di mod : Il figurino delle mo- 
de. Andà vestii come ón — .* Parer 
un — . 

— Figurista, Figurista. « L'è ón 
bravo figurista » : « E un bravo fi- 
gurista ». 

— Flguronna, Figurona. Vedi 
Figuraccia 2.° signif. 

— Figurinna, Figurina. Quèll di 
figurinn: Lo stucchinaio. Figu- 
rtnn de terra cotta : Figurine di 
terra cotta. 

— Figurott, Figuro (1). «La s'è 
inamorada de quèll figurott » : « Si 
è innamorata eli quel figuro ». 

FU, Filo. Fil purgaa, sbianeaa, 
tengiuUj tult ugual : Filo cotto, cu- 
rato, tinto, agguagliato. On'ascia 
de fil : Un'accia o una matassa di 
filo. Fa già fil: Dipanare. Trova 
el fil de l'ascia : Trovar il. ban- 
dolo. I In fil de mort : In fin di 
vita. Mèltes in fil : Rimettersi in 
arnese. — del aiscors : — del di- 



ti) Noto ohe figuro, In toscano, è ter- 
mine di grande disprezzo e significa an- 
che soggettacelo. Figurott non ha questa 
gravita. 

16 



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FIL 



-242- 



PIL 



scorso. | Dà ci Al a ón cor teli : Dar 
il filo a un coltello. Pèrd el fil del 
discors : Perdere il filo del discor- 
so. | Natica ón fil d* aria : Non 
spira filo d'aria. Vegneva fosura 
ón fil d'acqua: Ne scaturiva un 
filo d'acqua. On fil de fever: Un 
filo di febbre. Bidotl a un fil (per- 
sona dimagrita da male) : Ridotto 
a un filo. I Onfilde perla, de cu- 
rai, ecc.: Una filza o un filo di 
perle, di coralli. — de castègn: Re- 
sta di castagne. I (Stamp.) Linea. 
| Fil de fer: Filo di ferro. Fil 
d'or : Filo d'oro. — de Scozia : — 
di Scozia. I (Malattia di cavalli) 
FU mort: Setola, Filo morto. | 
Formagg che fila o che fa i fil : 
Formaggio che fa le fila. | Fil de 
vit: Filare di viti. 

— Fila. Fila. In fila: In fila. 
Mette* in fila: Mettersi in fila. 
Andà fosura de la fila : Uscir dalla 
fila. Una fila de carozz: Una sfi- 
lata di carrozze. Fila eie montagn, 
de piant, de vit, de stane, de ca- 
dresti: Fila di monti, di alberi, di 
vitigni o viti, di stanze o camere, 
di sedie. Ona fila tic botti: Una 
filza di bugie. — de sproposit: — 
di spropositi. | Palch de primma 
fila: Palco in primo ordine. 

— Fila-ilaa, Filare. Donna che 
fila: Filatora. Fila con la rócca: 
Sconocchiare, Filare la rocca. — 
la teda: Trarre seta. On discors 
filaa: Idem. (M. d. d.) Mi nó'l me 
fa né el me Ala ofira (pop.) : Non 
fa né ficca. Fa fila vun : Farlo fi- 
lare. Fila/: TelaJ (Del vino) Fi- 
lare. (Del cacio) Filare). (Del ra- 
gno) Filar la tela.. (Della lucerna) 
Filare. (Del baco) Filare. Volt dì 
filaa : Otto giorni di fila. Zucchcr 
— : Zuoohero filato. Fila el perfelt 
amor: Filar il perfetto amore. (Pr.) 
L'è pù ti temp che Berta filava: 
Idem. Vedi anche Gamisa. 

— Filacortèl, Affilacoltclli. 

— Filada, Filata (1), Rabbuffo, 
Ona filada de stanz: Una fila di 
stanze. « El g'à daa óna filada 
terribil: Idem. 

— Filadór, Filatore, Profilatoio. 
Filador de seda : Filatore di seta. 
(Orefici) Profilatoio. 

— FiladorèU, Trattorello. 



(1) Non cornane ; meglio in caso : Sfi- 
lata. 



— FUadura. Filatura. 

— Filagna (Di viti), Filare. 

— Filanda, Filanda. Ona filan- 
da de cent e passa fornèi o molin: 
Una filanda di cento e più naspi. 
Assistent de filanda: Assistente di 
filanda. I tosami de la filanda: 
Le ragazze della filanda. 

— Filande©, Trattore o Filan- 
daio e Filandiere. « L' e ón filan- 
der di primm » : « E un grosso fi- 
landiere ». 

— Fìlaor, Filaoro (1), Filatore 
di oro. 

Filapra, Fila. « G'dn miss di fi- 
laper su la piaga » : « Gli hanno 
messo delle filacce sulla piaga ». 
| Sgualdrinella. « FI s'è laccaa a 
quella filapra » : « S'attaccò a quel- 
la donnucciaccia ». 

— Fllaprent e Filaprón, Filac- 
cioso, Ciondolone. « Te vedet nò 
che te see filaprentf » : « Non vedi 
che il vestito ti casca a brandel- 
li?» 

Filarmonieh (Amico della mu- 
sica), Filarmonico. La societaa fi- 
larmonica: La società filarmonica. 

— Filarmonica e Fisarmonica, 
Filarmonica e Fisarmonica. « FI 
sonna la fisarmonica a man » : 
« Suona l'armonio ». 

Filastrocca , Filastrocca. « L'à 
ditt su óna filastrocca mai pù fl- 
uida » : « Recitò una tiritera cne 
non finiva più». 

Filatói, Filatoio. Filanda e fi- 
latói: Filanda e filatoio. (Macchi- 
na) Filatoio. Chi ten ón filatoi de 
seda: Filatoiaio (in dia.), Posses- 
sore d'un filatoio. 

— Filatolada, Da filatoio. Seda 
filatoiada: Seta lavorata. 

Filerà, Filatera. Infilerà: Alla 
fila. Filerà de stanz: Stilata di — . 
« M'c capitan óna filerà de fiffur » 
(In giooo) : « Mi capitò una sfilata 
di figure ». Filerà in del cotonifi- 
cio : Filatora del cotonificio. 

Filètt, Filetto. Avègh taiaa el 
filètt de la lingua: Avere sciolto 
lo scilinguagnolo. | (Macell.) Carne 
de filètt: Carne di filetto. | Mors e 
filètt: Morso e filetto. « Tègnel sul 
Ulett » (cavallo) : « Reggilo sul fi- 
letto ». | (Stampatori) « Mèttcgh ón 
filètt tra qui do righ che in minga 



(1) Filaoro è in disaio ma lo si disse. 

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PIL 



— 243 — 



PIL 



spaziaa » : « Metti una linea fra 
quelle due righe ». 

— Fllettón, Briglione. 

— Filetta (Sega a mano) , Gat- 
tuccio. Filetta gazza: Filetto, Gat- 
tuccio a punta. 

— Filetta, Filettare. Filetta ón 
vestii: Filettare uu abito o un ve- 
stito. Livrea filettada d'or : Livrea 
filettata d'oro. 

— Filettatura, Filettatura. 

FUI Nel dettato id. : Tali* pa- 
trie tali* fili : Talis pater, ecc. e 
nell'altro pretto latino: Tu quo- 
que AH mt: Idem. 

Fllldura , Fessura . Fessitura. 
Guarda detti de lafilidura: Guar- 
dare dal fessoli no. ( Pr. ) Aria de 
filidura tnènna Vomm in sepoltu- 
ra: Aria di finestra colpo di ba- 
lestra. 

— Filidurinna, Fessurina, Fes- 
sine 

Flllpp, Filippo. On filipp de pes : 
Una solenne risciacquata o lavata 
di capo. 

Flllgranna, Filigrana. Bóccol, 
braeeialèU , eollanna in filagran- 
na: Buccole, braccialetto, vezzo 
in — . 

— Filigranata, Idem. Carta fi- 
Ugranada: Carta filigranata. 

Filisteo (P. N. del linguaggio 
artistico), Filisteo. (Che non sa 
giudicare d'arte né che ha gusti 
artistici). 

Fllodrammatich, Filodramma- 
tico. El teater di filodrammatich 
o El FUodrammatich: Il teatro 
de' filodrammatici. On bravissim 
filodrammatieh: Un bravissimo 
filodrammatico. 

Filo. N. fr.: Sta in filo: Stare 
in decretis. Tegnì in filo (a se- 
gno): Tener in filo. 

Filón. Filone. Elfilon della cor- 
rente d f ón ftumm: Il filone del 
fiume. « Qìièìl l'è ón filon! » : «Quel- 
lo «> un furbaccio ». fl ( Miniera ) 
« Cerehen el filon » : « Cercano il 
filone ». 

Fllosef (Volg.). Vedi Filoso/. N. 
fr. volg. : « Fa piesè ven minga chi 
a famm el filose/ » : « Non mi ve- 
nire, ti prego, a far il filosofo ». 

— Filosofia, Filosofia. (Classe) 
Filbso'fia. 

— FllOSOf, Filosofo. (Colto) Ro- 
smini e Gioberti in staa duu bon 
filoso/: Rosmini e Gioberti furono 



due boni filosofi. ( Civ. ) « Oh mi 
sont filoso// » : « Io sono filosofo ». 

— Filoaofon, Gran filosofo, Fi- 
losofonc. (Iron. ) « Sent seni el fi- 
loso/on ! » : « Senti , senti il filoso- 
fone!» 

Fllosomla (Volg. id.). Vedi Fi- 
sonomia, 

Filott. N. fr. : Fa el filott ( al 
bigliardo) : Fare la fila ai mezzo, 
Far il filone. I ( Filo di corallo ) 
Filotto, Filo, Filza. 

Filza, Filza e Infilzata. Mètt in 
filza: Infilzare, Fare una filza. «L'à 
ditt su óna filza de sproposit » : 
« Disse una filza di spropositi ». 

— Filaetto, Filzetta. 

— Filicene Filzorin, Ciocca, 
Filzolina. On filzeeu de eavèi: U- 
na ciocca di capelli. Filzeeu de 
seda: Mattassina di seta. 

— Filzorin, Filzolina. 

Fin, Fine e Fino. A la fin... 
Finalmente. A o in, la fin di fatt : 
In fin di fatti o alla fin del gioco. 
In fin: In conclusione. In fin di 
fin: Alla fin fine. Vèss in fin d'ó- 
na robba : Esser in fine d'una co- 
sa. La vedaremm pceu in fin : La 
vedremo allo stringer dei nodi. 
Avèghen mai a fin: Non saperse- 
ne sbrigare. | Fa bonna o cattiva 
fin : Far bona o cattiva — . Idonn 
in la Un del mond : Le donne so- 
no il finimondo (Ne' due sensi bo- 
no e cattivo). Nò véssegh né prin- 
cipi né fin: Non esserci né prin- 
cipio ne fine. Fa óna robba a fin 
de ben: Fare una cosa a fin di 
bene. A ogni bón fin: Per ogni 
bon fine. Avègh ón segond fin: 
Avere un secondo fine. (Pr.) Tult 
cose g'à fin : Tutto a questo mon- 
do ha fine. | Fino. « Vài vede fin 
dove arriva la tóa...»: « Voglio 
vedere fin dove arriva la tua... » 
« Te vui ben fin a mai »: « Ti vo- 
glio un bene immenso ». Fin che 
ut dura: Fin che dura. | Fino 
Opp. sottile Pann fin, rtff ', or, 
ecc. : Panno , refe , oro fino. 
(Iron.) « Qtièll l'è fin! » : « Bel mi 
nerbo! Bravo Meo! » « L'è de quii 
fin»: «È dei lini». 8 Lavora de fin: 
Lavorare di fino. 

Fina (Zecca), Affinare metalli. 

— Flnador, Alti nato io. 
FinadÒ88 , Finora. « Grazia a 

Dio finadess de 8 ti robb... »: « Gra- 
zie a Dio fino ad ora di queste 



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FIN 



-244- 



PIN 



co»c... » « L'è staa ehi finadesa e 
V è voluta via in sto moment » : 
« Stette qui fino a un momento fa 
od è scantonato in questo punto». 
Final. Finale. La drammatica 
noeuva la vanir pù ti final d'effètt: 
La drammatica nuova abolì i fi- 
nali a effetto. 

— Finalón, Un finale drastico, 
o, di grande efletto. 

Flnalment , Finalmente. « Fi- 
lmimeli t óo poduu... »: « Final- 
mente ho potuto... » «e Oheu final- 
ment t'óo minga levaa la messa/ »: 
« Eh finalmente non t'ho offeso ». 

Flnamal, Molto. « El me pia» 
flnamai»: « Mi garba o piace 
molto ». 

Finanza, Finanza. El minister 
de Finttnza: Il ministro delle fi- 
nanze. Guardia de finanza: Fi- 
nanziere. | « I so finanz ghe per- 
metten minga de fa Quella spesa »: 
« Le sue rendite o finanze non gli 
permettono quella spese ». Rovi- 
naa in di finanz: Rovinato nelle 
finanze. 

— Finanziari, Finanziario. El 
stat finanziarli: Lo stato finan- 
ziario. — del paes, d'óna famiglia, 
d'ón Comun: — del paese, d una 
famiglia, del Comune. 

— Flnanzier, Finanziere. Inemu 
el mond Ve di ftnanzier: Oggi il 
mondo è de' finanzieri. I (Guardia 
di finanza) Finanziere. I finanzier 
dn faa ón fermo : I finanzieri han 
fatto un chiappo. 

Finca, Colonnino. « Quèst el va 
miss in la finca di spes »: « Que- 
sto va messo nel colonnino delle 
speso ». 

Finèstra, Finestra. — quadra, 
solita, ogival, a sesVacutt : — qua- 
dra, comune, ogivale, a Best' acu- 
to. Sta a la finestra: Stare alla 
finestra. « Mi star 60 alla finestra 
a vede come van i robb » : « Io sta- 
rò a vedere come si mettono le 
cose ». D'ón bus fa óna finestra : 
Vedi Scarpón. « Mangia sta mi- 
nestra o salta sta finestra » : « O 
mangiar questa minestra o saltar 
questa finestra». La finestra de la 
gaggia de cusì: La cruna dell'ago. 

— FinestroBU, Finestrino. « El 
'porti nar Uà miss el coofeeura del 
finestrmu del so bus, e...»: «Il 
portinaio t'eee capolino dallo spor- 
tello del suo sgabuzzino e... » 



— Flneetrón, Finestrone. I fi- 
nestron eoloraa del Domm »: « 1 
tìnestroni istoriati del Domo ». I 
finestron del dormitori di orbili: 
I finestroni del dormitorio dell'i- 
stituto de' ciechi. 

Finezza, Finezza. « Sto pann l'è 
d'óna finezza ^articolar »: « Que- 
sto panno è di una finezza singo- 
lare ». | « Ch'el me foga la finezza 
de... »: «Lami faccia la finezza o 
cortesia di ». | « In finezz che mi 
capissi minga » : « Le sono finezze 
che io non arrivo a comprender 
bene ». 

Flng, Fingere. « El fing de dor- 
mì*: « Finge di dormire ». « El 
par content ma el fing »: « Pare 
contento ma finge ». « Oo fingimi 
de »: « Ho finto o ho fatto vista di ». 
(Pr.) Chi nò sa fing nò sa regna: 
Chi non sa fingere non sa re- 
gnare. 

Fini-nii, Finire. Finì ón lavora: 
Finir, Terminare un lavoro. In 
sul finì de la giornada: Sullo 
scorcio del giorno. « Oo finii col 
dagli resón » : « Ho finito col dar- 
gli ragione ». « Viti ón poo vede 
come la va a finì sta borlanda»; 
« Vo un po' vedere dove l'andrà 
a finire codesta — ». « Dove dia- 
voi te vwnt andà afint?»: « Dove 
diamine vuoi andare a battere f » 
Fini mi al: Finir male. Fini f ent- 
ra: Disbrigare. Fintila fosura: 
Farla finita. Finii pù : Non la far 
più finita. L' è finida: E finita. 
« Finimmela, nen »: « Finiamola 
uua bona volta ». « Vói, finissela 
de fa la lira » : « Finiscila o 
Smétti quel frignare, friggere, pia- 
gnisteo ». Faa e finii : Fatto e fi- 
nito. | Fini vun: Finir uno (Uc- 
ciderlo). « El me finiss minga » : 
« Quell' omo non mi rifinisce ». 
« L'è ón baloss faa e finii » : « È 
un^birbante finito ». « L'è ón omm 
finii *: « È un omo finito ». 

Finiment, Finimento. Mètt o ca- 
va i finiment di cacai: Vestire o 
spogliare i cavalli. 

— Finitiva, Fine. «A lafinitiva 
sentili restali cont i man vaeui»: 
« In fin dei conti restammo con 
un pugno di mosche ». 

Fuma, Fino. « Finna a tant che 
le... » : « Fino a che tu... » Finna 
mai: Vedi in Fin. Finna fino- 
rum. P. E. : U è óna robba che 



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FIN 



— 245 — 



FIO 



9<i finn a finorum : È una faccen- 
da che. va all'infinito. 

Flnosomla (Volg. id.). Vedi Fi- 
sonomia, 

Flnt-into, Finto, On finto prin^- 
eipe: Idem. Ona rendita, ónado- 
nasión finta: Una vendita, una 
donazione finta. « Come l'è fint 

ftielVomm» : « Come e fìnto quel- 
omo ». 

Finta, Finta. « L'à faa finta de 
eedèmm nò » : « Fece finta di non 
vedermi ». (Scherma) Fiuta. (Sar- 
ti) Finta. In minga saccocc, in 
fint : Non sono mica tasche, sono 
tinte. 

Fintarla, Finteria e Fintaggine. 
« Chi Ve ehe non cónoss la Boa /in- 
tana t » : « Chi non conosce la *ua 
fintaggine ? o Quanto è impo- 
store ». 

Fintòn, Fintacelo. « Va vitt fin- 
toti, che te «te » : « Va via fin- 
taccio ». 

Fio, Fio. Paaà el fio: Pagar il 
fio. | (Paura) Fio fio: Vedi Spa- 
ghétti 

Fiocca, Fioccare. « È fioeeaa 
ttanott » : « Stanotte è fioccato ». 
« El comincia a fiocca » : « Coinin- 
«•ia a fioccare ». (Fig.) Fiocca di 
legnad : Fioccare ìe legnate. Fioc- 



di marengh: Fioccare maren- 
ghini. Fiocca giò i foreste* a mucc : 
Fioccar i forestieri. 

— Fiocca, Neve. (Pr.) La fiocca 
desembrina per trii mes la con- 
finna : La neve di dicembre dura 
tre mesi. Adree a la fiocca veti el 
bèli: Dopo la neve bou tempo. 

— Fiocch, Fiocco (1), Nappa. 
Fiocch de tenda, de co s sin, de cas- 
ta de mort: Nappa di tenda, di 
cuscino, di bara. Fiocch de la zi- 
pria: Piumino. El fiocch de la 
sciabola: Vedi Dragonna. Bom- 
ba» in fiocch: Cotone in fiocchi. 
(M. d. d.) Andà cónt i fiocch : An- 
dar co' fiocchi. | (Di cosa eccel- 
lente) Bada davanti. P. E.: On 
disnà, dna strapazzaci, óna festa 
coi fiocch: Un pranzo, un lavata di 
capo, una festa bada davanti, fl 
(Macellai) Ona pónta de pètt cónt 
el fiocch : Una punta di petto cic- 
ciosa. (Cavalli) / cavai de bara 
y'dn d% gran fiocch de pel in fin 



(1) Il /Cocco a Fir. è il nodo dtlla < 
ratta, dalla tcai-pe, ecc. : ata e galla 



de la aaniba: I cavalli de' grandi 
carri aa trasporto hanno de gro.*»- 
si fiocchi sulle nocche. | (Cuochi) 
Tira al fiocch % dar d'&uv : Far 
le chiare montate. 

FlOCChètt, Fiocchetto. I fiocchiti 
di alamar : Le nappine degli ala- 
mari. 

— Flocchettln, Fiocchettino e 
N appetti uà. 

— FioccOn, Fioccone. 

Fieni, Figliolo. Fioru legittim o 
iUegittim: Figlio legittimo o ille- 
gittimo. — adotti?, bastarti : — o- 
dottivo. bastardo. El fio3u mag- 
gior: Il primogenito. — nassitu 
dopo mort el papà : Figlio posru- 
stumo. « Car el me fiozu / » : « Fi- 
gliolo mio». Fimu unich: Figlio 
unico. Fiarn de primm, de secotid 
lett: Figliolo di primo, di secondo 
letto. Fiarn de famiglia: Figlio 
di famiglia. (M. d. d.) Cambia ci 
fiarn in la cunna: Cambiare le 
carte in mano. « Ma mi soni forse 
fiarn de la serva / » : « O io non son 
nessuno ? » « El fictu de me padcr 
el dis invece o el pensa » : « Il figlio 
di mio padre non dice cosi ». « El 
par natica fiatu de so pader» : 
« Non pare neanche figliolo di suo 

J>adre». Fiarn, che vun nò porta 
'alter: Tutti bambini. Fioca che 
ven via coma i cann de Vorghen : 
Avere de' figlioli scalati coinè le 
dita. Mantegnì el fiarn a cà de la 
comaa: Tener a balia o far una 
cosa, alla macchia. Xó acègh nr 
/ietti tic cognata : Essere scapolo e 



Essere figlio della fortuna. Vcsn 
fio3U de nissun : Esser figlio di 
nessuno. Fiozu che mangia in eoo 
i /asceti : Figli che mangiano la 
torta in capo al babbo. (Pr.) Chi 
g'a dijiam tuit i boccón in minga 
soeu : Chi ha figlioli tutti i boc- 
coni non sono suoi. Donna gio- 
vina arent a ón vece gh'è ftaw 
finna sul tèce (appross.)ri Quando 
nascono pulcini di gennaio ne va 

J>ochi a salvamento. 7/iVi'it in do- 
or de eoo: Chi ha figlioli ha duoli. 
« Mort mi è mort el pà di mefimu » : 
«Morto me, morti tutti». (Fig.) 
« Sèmm tutti fia*u di noster azión » : 
« Tutti siamo figli delle nostre azio- 
ni». Vorè insegna a sóa mader a 



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PIO 



246 



PIO 



fa fiati : Voler insegnar a* «atti 
a rampicare o alle aquile volare. 
A regola Hazu V e minga farinna 
de hitH: tfon è facile allevare ra- 
gazzi. (Nel sign. di fanciulli) Fiotu 
de ietta: Bambino di latte. De 
ficeu: Da ragazzo. « Ma questi in 
robb de ficeu » : « Codeste son cose 
da ragazzo». Ficeu e piti tceuien 
su tutt i fregiti: Ragazzi e polli 
non si trovan mai satolli oppure 
imbratta d la casa. Vèste o me i 
ficeu: damm el me belee: Vedi 
Belee. (M. d. d.) « Adèss te tee pù 
ón ficeu » : « Ora non sei più un 
ragazzo». On gironsili d'ón ficeu: 
Un soldo di cacio. Torna' a di- 
venta ficeu: Rimbambire o Rim- 
barabinire. « Car el me ficeu o ba- 
gài» : « Figliolo mio caro ». Vegnì 
sii insemina eie ficeu: Essere ri- 
levato insieme. 

— Piól, Figlio. (Nello esclama z.) 
« Fiòl d'óna negra / » : « Figlio di 
Drusiana ! » « Fiol d'ón ean » : « Fi- 

flio d'un cane, Figlio di quella! 
igli di bone donne ! » 

— Flola. N. fr. in dis. : Vèss ó- 
na o ón fiola ìnia: Essere putta 
scodata. 

— Flolà, Figliare. « Me n'à fio- 
laa seti in cinq'u ann » (pop.) : « Me 
ne tiglio sette in cinque anni ». | 
(Di grano) « In sta stagión el fioht 
minga » : « In questa stagione il 
grano non accestisce». 

— Flolada, Ragazzata e Bam- 
binata. Fa di fiotad : Fare bam- 
binate. 

— Plotoni* , Figliolanza. « El 
n'à avuti óna gran fxolanza » :« Eb- 
be numerosa figliolanza ». 

— Fiolarla, Ragazzaglia, Figlio- 
lame. 

— Flolón, Figliolone. On bèli 
fiolon: Un bel figliolone. (Esci.) 
« Ah fiolon d'òna vacca ! » ( triv. ) : 
« Ah figliolaccio d'un cane ». 

— Fiòlott, Figliolone. « Che bèli 
fiolott ! » : « Che bel figliolone ». 

* - Plolètt (P. N.), figlioletto, 
Rabaechiolo (Lucca). « Uè ón hon 
fiolett coinè»: « È un eccellente 
ragazzo ». 

— Fiolasc, Figliolaccio. « L'è ón 
hon fiolasc»: «È un bon figlio- 
laccio ». 

Piomba, Paravento e Scena. 
« Mètt la fiomba che me ren tropp 
reni »: « Metti il paravento che 



mi ripari lo spiffero o che c'è cor- 
rente d'aria o tropp'aria ». 

Fior, Fiore. Fior sempi e fior 
dóppi: Fiori scempii e fiori dop- 
pi!. Faaafior: Fatto a flore. Fior 
bianch (Scolo) : Fiori bianchi. Moti 
per i fior: Appassionato per i — . 
Fittor de fior: Pittore di fiori. 
Maxi de - : Mazzo di — . Fior de 

flèssa o de carta: Fiori artificiali, 
eia o carta. Fa fior : Fare i fiori. 
Catta i —: Cogliere fiori. (Fig.) 
« L'è ónfior de canata » : « E schiu- 
ma di furfante ». On fior de ga- 
lantomm: Idem. Fior de roboa : 
Fior di roba. — de calcinna, de 
zolfo, de cassiti, ecc.: Fior di cal- 
ce, di zolfo, polpa di cassia. « L'è 
ón fior d'ón omm »: « È un fior 
d'omo ». (PrJ On fior el fa minga 
primavera: Un fióre non fa ghir- 
landa. (Carte da gioco) Fiori. Uass 
de fior: L'asse di fiori. | A fior de 
tèrra o d'acqua : A fior di terra o 
d'acqua. « Jy è minga on fior de 
virtù »: « Non è uno stinco di 
santo ». 

Floraa, Fiorato, Dipinto a 
fiori o a fiorami. Maiolica fiora- 
da: Maiolica fiorata o a fiorami. 

— Fioramm, Fiorami. Carta, 
stoffa, tapezzaria a fioramm: Car- 
ta, stoffa, tapezzena a fiorami. 

— Flores e Plorerà, Fioraio 
(Venditore e coltiva t. di fiori). 

— Fioraia, Idem. Tosann e pa- 
rola vègnen de Firenze: Ragazze 
e parola ci vengono da Firenze. 

— Fiorerà, Portafiori. Ona fio- 
rerà piemia de camèlli : Un gran 
paniere pieno di camelie. 

— Florett (Piccolo fiore), Fio- 
retto. (Di certe frutta) Cera, Ru- 
giada. | (Del vino) Fiore. Ona 
bottiglia col fiorett : Una botti- 
glia col fiore. Zuccher fiorett : 
Fior di zucchero. | (Scherma) 
Fioretto. I (Cattolici) Fa ón fio- 
rett a la Madonna: Fioretto. 

— Fioretta (Musica), Far delle 
fioriture. La Patti la fioretta tropp: 
La Patti ha troppe fioriture. (Bal- 
lo) « La primma hallerinna la fio- 
retta come ón Dio »: « La prima 
ballerina sfioretta come un Dio ». 

— Fioretton. N. fr.: Fioretton 
de robba: Fiorettone (1), Fior di 



(1) Fiorettane per ironia è detta a Pi* 



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FIO 



-247 



FI8 



roba. Fioretto* de zueeher: Fior 
dì zucchero. 

Fiori-orli, Fiorire. Fiorì i 
oUv: Mignolare. Fiorì la calcitino 
sul mur: Sbullettare. (Pr.) Se sa- 
ran ro$ fioriran : Se son rose fio- 
riranno. 

— Florida, Fiorita. Biancheria 
florida: Bucato candido. | La flo- 
rida del persiche della brugna : La 
fioritura del pesco, del uruno. 

Florln, Fiorino. I fiorin au- 
striaca varen circa duu e vini : I 
fiorini austriaci valgono due lire 
e venti centesimi delle nostre. 

Fiora (Volg.). Vedi Adotta. 

Floron (Ada. di parecchie cose 
e animali). Vedi ai sostantivi. 

Flr (Volg.). Vedi FU. 

Firagn. Filone, Filare. Firagn 
de vii: Filare di viti. 

Firea, Filides, Felce. On lacugh 
pien de flres e de scovetta: Una 
sodaglia piena o sparsa di felci e 
di scope. 

Flriflss, Ghirigoro. « Per firma 
elfà ón firifissche nissun capiss » : 
« Firma con un gbirigogoro che 
nessuno legge ». 

FlrisòU, Filugello, Filaticcio. 
Calseli de firisell: Calze di fila- 
ticcio. Strusa de flrisell, FiriseU 
strusa: Bavella (in die.), Borra di 

— Flrlaella (in dis.), Stoffa di 
lino e bavella. 

— Flrisellin, Filatore di filatic- 
cio (Piazza Fontana). 

Flrlafórla, Trapano. « Per sbusà 
sto fer chi ghe vetur «/—»:« Per 
forar questo ferro ci vole il tra- 
pano ». 

Firma, Firma. « Mèttegh la tèa 
firma » : « Mettici la tua firma ». 
Per onor de firma : Per onore di 
firma. Leva la firma: Levar o 
protestare la firma. 

— Flxma-irmaa-lrmaM. Fir- 
mare. Firma la sòa condanna: 
Firmare la propria sentenza. Fir- 
maa Cavour o Jiicasoli: Firmato 
Cavour, Ricasoli. 

Firon, Filo. Elfiron de la Geen- 
na o sehenna : La spina dorsale. 
Scavezsagh ti firon: Sfilare uno. 
(Macell.) Schienale. « Fatt dà la 



stola la peggiore qualità di cenci scelti 
dalla massa, per la' cartiera. 



part del firon » : « Fatti dare un 
pezzo dello schienale». 

Fiscal. Fiscale. Diritt, avvocati 
fiscal: Diritto, avvocato fiscale. 

— Flaoalinà-lssaa , Fiscaleg- 
giare. « Per fiscaleggia V el duo a 
provava » : « Per fiscaleggiare te lo 
do a prova». 

— Flsch, Fisco. I resòn, i di- 
ritt del flsch : Le ragioni, i diritti 
del fisco o fiscali. 

Fls'cla-ls'claa, Fischiare. In di 
teater de geni polida te usa pù a 
fischia : Ne' teatri dove va gente 
ammodo non si usa più a fischiare. 

Fisciù, Fisciù. On bèli fisciù a 
mata: Un bel fisciù a maglia. 

— Flsdurln (P. N.) Fisciuino. 
Fisegh (Volg.). Vedi Fisich. N. 

r. volg.: Sta fisci' " " ~ 
Fiaich, Fisico. 



fr. volg.: Sta fisegh: Vedi Fresch. 



Fisonomia, Fisonomia. « El g'à 
óna fisonomia de bón » : « Egli ha 
una fisonomia di bono». Cambia 
la fisonomia a óna robba : Cam- 
biare la fisonomia a... 

— Fisonomista , Fisonomista. 
Vèss o nò vèss fisonomista: Es- 
sere o non essere fisonomista. On 
fisonomista de rid: Un fisonomi- 
sta de' miei stivali. 

Fl88, Fisso (Agg.) A giorno fiss: 
A giorno fisso. Aria fissa : Cor- 
rente d' aria. (Sost.) « Cos'el g'à 
de fiss cpiell'impiegaa t » : «e Quan- 
to na di fisso quell'impiegato?» 

* Fissa- Issa -issa*, Fissare. 
« L'à fissaa de andà via sabet » : 
« Ha fissato di partire gabbato ». 
« Fissèmm ón dì in la seltimanna » : 
« Fermiamo un giorno nella setti- 
mana ». « G'dn fissaa cent lira al 
mes » : « Gli han fissato cento lire 
al mese » : « Lù quand el se fissa 
guai ! » : « Quando egli si fìssa in 
un'idea, guai ! ». 

— Flssazlón, Fissazione « El g'à 
óna fissazion » : « Ha una fissa- 
zione o L'orso sogua pere ». « Lù 
8* ci comincia còni óna fissazion » : 
« Se gli entra un'ostinazione... nes- 
suno più lo riniove ». Fissa in 
faccia: Fissar in viso. 

Fistola, Fistola. « Gh'è vegnuu 
o Ghe s'è formaa óna fistola a 
Vano » : «.Gfi è venuta una fistola 
all'ano ». 

Flstuscla (Volg.). Vedi Fustu- 
scià. 

Fitt. Fitto. Elfitt deca: La pi- 



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FIT 



-248- 



FLA 



gione. Véss ónfitt de cà: Esser 
un aggravio. Fitt de terra: Af- 
fitto di podere. Tatuatiti: Pren- 
der a pigione o in affitto. Sparmì 
el fitt de eà: 8tar in prigione. Be- 
ata dent in del fitt: Perder il 
prezzo della pigione. Ei fitt nó'l 
tempesta : Del ritto non ne beccali 
le passere. | N. ir. : Che fitt che 
fai f : Che è che non è ? 

Fittavol, Fittaiolo, Affittuario. 
On fittavol de la Bassa: Un flt- 
taiuolo della bassa Lombardia. 
« G'oo i me fondi a fittavol e mi 
ha rovinati » : « Chi affitta sfitta ». 
(Pr.) Fittavoli de ris fittavol de 

riradis (in dia.) : La prima oliva 
oro. la seconda argento. Se ti 
ris l'è buttaa già, rtd el fittavol 
(Appross.) : Vino e ulive ; la To- 
scana non trema (1). 

— Fittavolón (P, N.), Grosso 
fittaiolo. 

— Fltta-ittaa, Affittare. « 0o 
trovaa defitta la stanza » : « Ho af- 
fittata la. stanza». Mètt fotura el 
cartell de fitta : Metter l'appigio- 
nasi. (Di donna) « L'è de fitta » : 
« È disponibile ». Ave fittaa via i 
mezzanitt : Avere 1' appigionasi 
alla testa. 

— Fittanxa, Locazione. Volta 
giò la fittanza : Rinnovar la loca- 
zione. 

— Flttaresza, Fattoria. (Poderi 
affittati a fittaiolo) Fa andà dna 
f ittartzza: Idem. 

Fiumm, Fiume « Disen che Mi- 
lan l'è sul fiumm Olonna»: « Di- 
cesi che Milano sia fondata sul 
fiume Olona » (Nessuno se ne av- 
vede). Fiumm giò de corda : Fiu- 
me gonfio, straripato. (Pr.) Tutti 
fiumm van al mar: Tutti i fiumi 
vanno al maro. (Fig.) « L'è ón 
fiumm de eloquènza » : « È un fiu- 
me di eloquenza ». | (Arte) I fiumm 
de l'Arco: Idem. 

Flacón (D. Fr.), Boccetta. On 
flaeon de acqua de Colonia»: 
Una boccetta di acqua di Co- 
lonia. 

Flagiolò (D. Fr.) (in dis.), Cla- 
rinetto. 

Pian (D. Fr.), Budino. On flan 
de spinazZj de pomm de terra : Un 
budino di spinaoci, di patate. 



(i) Udito a Firenze da un agricoltore. 



Flanella, Flanella. Ona eamisa 
de flanella: Una camicia di fla- 
nella. 

Flato e Piatto, Flato (non pop.). 
Rutto. On flato el se seni nò, et 
rctud el se sent : Il flato non si 
sente, il rutto sì. 

— FlattÓB Flatulento. 

— Flattosltaa, Flatulenza. 
Flaut, Flauto. Sonadór deflaut : 

Suonatore di flauto, Flautista. 

— Flautada, Flautata. Ona not- 
ta flautada: Una nota flautata. 
V6s —: Voce flautata. 

Flemma, Flemma, Pausa, Fa 
pèrd la flemma : Far scappare la 
flemma. « Te sétt óna flemma por- 
ca » (volg.): « Sei un infingaraao- 
cio ». « Guarda con che flemma la 
ven » : « Guarda con ohe pausa la 
so ne viene ». 

— Flemategh (Volg.). Vedi 
Flemmatiche 

— Flematich, Flemmatico, Pen- 
sone. « Che se pòda vèss flemma- 
tich capissi, ma così?»: «Flem- 
matico s'intende, ma a quel pun- 
to! » 

— Flemmaticón, Arciflemmati- 
co. « Cossa te podet spettati de 
quella flemmaticonna f » : « Cosa 
puoi aspettarti da quella flemma- 
ticona? » 

Flescen, (D. T.) (Legno da im- 
pialliciare). 

Flicch-flocch (Onomat. di lin- 

iiaggio ignoto). « El f aseva fliech 
„ loech e mi né capiva óna madon- 
na » (volg.) : « Barbugliava in mo- 
do che io non capivo un'acci- 
dente ». 

FliM (Pop.). Vedi Sfris. 

Flisza (in dis.). Vedi Freccia. 

Fliszon (in dis.). Vedi Stóccadór. 

Flaur (D. Fr.). N. tr. : Acqua 
de millfimur: Acqua di millefiori. 

Flora, Flora. (Colto) La fauna 
e la flora d' Italia: La fauna e la 
flora italiana. I Pari óna Flora: 
Parer la Dea ae' fiori. 

— Fióre. N. fr. : In flore : In 
fiore. Torna in fiore: Tornare in 
fiore e anche in auge. 

Floss (Volg.) e EIobc (Civ.), Flo- 
scio. Seda floscia: Seta floscia. 

Flotta, Flotta (Civ.). La flotta 
italiana adèss l'è vunna di mei: 
La flotta italiana è fra le migliori. 
1 Ona flotta de geni: Gente in 
frotta. 



gui 

flOi 



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PLU 



— 34» 



FOE 



Fluselà (In dia.). Frusciare. 

FlUM, Flusso. (Civ.) Finse e ri- 
Huss del mar: Flusso e riflusso 
'del mare. Flust e riflusso de geni: 
Un flusso e riflusso o un andar e 
venire di gente. I — de venter : 
Flusso. | (Gioco) F russi e Flussi. 

Flussion, Flussione Flussion in 
di dent : Flussione no' denti. 

— Flussionascla e Flnsstonòtta, 
Flussionaocia e Flussioucella. 

Fiuta, (Volg.J, Vedi Flaut. 

PÒ, Faggio. Regonditt de fò per 
la stua: Tondelli di — per la 
stufa. 

Fòchi. N. fr. dei vendi t. di co- 
comeri : « Fòchi romani al tóceh » : 
« Brucia Pistoia ! Che colori che 
sapori! » 

Fodra-odraa, Foderare. On vol- 
tò fodraa de seda: Un soprabito 
foderato di seta. Fodrà d'ass: 
Foderate di tavole o intavolato. 
(Fig.) Avègh i orègg fodraa de peli 
d'inguill o el eanaruzz fodraa de 
tolla: Avere gli orecchi foderati 
o la gola foderata di lamiera. 

Fodrètta, Fòdera. Fodrètta eónt 
el pisz : Federa colle trine. Cossin 
senza la sòa fodrètta: Guanciale 
senza federa. 

Fodrlnna (Inteleiatura d' un'im- 
posta), Anima. Mèli a post i fo- 
drinn d'ón parament: Incanalare 
l'anima d'un'imposta. 

Fojett (Pop.) e Foètt Frusti- 
no (1), Scudiscio. « La m'è com- 
parsa davanti in amazzòn eónt el 
foètt in man*: «La mi si pre- 
sentò in amazzone col frustino in 
mano ». (Qui è indicato). 

— Foettada, Scudisciata. Ona 
foettada travers a la faccia : Una 
scudisciata sul viso. 

— Foettà, Scudisciare. Foettà 
su: Scudisciare con forza. 

— Foetton e Foettln, Frustone 
(Grosso frustino), Scudiscione. 

Fonder, Fodero. FI fmuder de 
la sciabola: Il fodero della scia- 
bola. | Letto. Andà in del fetu- 
der (volg.J: Andar a dormire. 

— Fcradra. Fodera. La fmudra 
del vestii, del cappèll, ecc. : La fo- 



(1) Fruttino è meglio tenerlo per quella 
specie di giovine galante, che 11 nostro 
popolo chiana* ón peìaa o ànptvèU de la 
eaviggia. 



dera del vestito, del cappello, ecc. 
Tmu via o rimctt i fwwler : Le- 
vare e rimettere le fodere. La 
fmudra dell' ombrili: La sacchetta. 
(Fig.) Parla con la fmudra: Par- 
lare col ritornello. 

Foeugh, Fuoco. — de paia: Fo- 
co di paglia. « L'è staa ón fmugh 
de paia » : « E stato un foco di 

Saglia ». Pizza el foeugh : Accen- 
ere. Fa fmugh : Attizzar il foco. 
Fa foeugh: Accenderlo. Fa fmugh: 
Sparare. Fa sott fmugh: Ravvi- 
vare il foco. Fa su fmugh: Attiz- 
zare il foco. Fa su ón gran fmugh: 
Fare bon foco, gagliardo. Fmugh 
de la misetHcoraia: Un focherel- 
lino. Lingua de fmugh: Liugua 
di foco. Mètt a fmugh: Metter 
una cosa al foco. Pien de fmugh : 
Pieno di foco. Bomentà el foeagh : 
Coprir le bracie o il foco di ce- 
nere. Ruga sii el fmugh: Sbra- 
ciare il — . Smorza el fmugh: Spe- 
gnere il foco. Tacca et fmugh (For- 
naci): Metter foco alla o Accen- 
der